Icardi, Giampaolo e Difra: ccco l’oro della Serie A

PREMIO TESTINA D’ORO – Lui il piccolo fastidio al tendine rotuleo del ginocchio lo ha risolto così: segnando due gol di testa… Lui ovviamente è Maurito Icardi, bomber, capitano e bandiera dell’Inter. Un’Inter che corre sulla scia del Napoli capolista, un’Inter mai così Icardi-dipendente: dei 25 gol segnati dai nerazzurri di Spalletti, 13 (più della metà, dunque) portano la firma del 9 argentino.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Eusebio Di Francesco era partito tra lo scetticismo di parte della critica in questa sua avventura sulla panchina della Roma. Come se non fossero sufficienti le cinque stagioni alla guida del Sassuolo contraddistinte da una storica promozione e da quattro tranquille salvezze con l’appendice di una strepitosa qualificazione in Europa League. La vittoria nel derby di sabato avrà forse conquistato definitivamente gli ultimi scettici. Di sicuro impressiona che la sua Roma abbia appena un punto (e una partita…) in meno della Juventus campione in carica. Comparando la prima stagione sulla panchina giallorossa, poi, abbiamo scoperto un paio di dati interessanti: dopo 12 partite la Roma targata Di Francesco ha 12 punti in più della prima Roma di Spalletti (e 4 in più di quella dello Spalletti-2 della scorsa stagione), 5 punti in più della prima Roma capelliana e 8 in più della prima Roma griffata Zeman. Solo Rudi Garcia – grazie allo scoppiettante avvio del campionato 2013-14 – aveva dopo 12 partite collezionato più punti: 32 contro 30.

PREMIO MAGHI D’ABRUZZO – Di Francesco è nato a Pescara e proprio a Pescara nel 2010-11 ha allenato per la prima volta nel calcio dei grandi, in Serie B. Sempre in Abruzzo, a pochi chilometri di distanza, è cresciuto l’altro allenatore-rivelazione della stagione, Marco Giampaolo. Nato a Bellinzona, in Svizzera, ma vissuto fin da bambino a Giulianova. Insomma, oltre alla scuola toscana – che esprime il primo della classe Sarri, il plurititolato Allegri e Spalletti – si sta facendo strada nel calcio italiano la scuola abruzzese della panchina. Che aspetta il rilancio di un altro pescarese doc, il campione del mondo Massimo Oddo.

PREMIO GRUVIERA – Anno solare poco fortunato il 2017 per la difesa della Juventus. Per la terza volta in stagione la squadra di Allegri incassa tre gol (prima del 3-2 di Marassi c’erano stati il 3-0 in Champions al Camp Nou e il 3-2 all’Olimpico nella Supercoppa italiana), ma nella seconda parte di quella scorsa – e sempre dunque nel 2017 – altre tre volte la Juve aveva subito tre o più gol: 4-1 dal Real Madrid nell’infausta serata di Cardiff, 3-1 in campionato dalla Roma e 3-2 in Coppa Italia dal Napoli. Sei volte in totale. Troppe per quella che fino a qualche tempo fa era la Difesa – con la d maiuscola – del calcio italiano.

PREMIO DISCHETTI FATALI – Andrea Belotti si procura un calcio di rigore – assegnato grazie all’intervento dal Var dell’arbitro Massa – ma il tiro, debole e centrale, è respinto da Sorrentino. Un momentaccio per il Gallo granata, fresco reduce dall’eliminazione Mondiale e da due mesi a secco di gol. L’ultimo lo aveva segnato il 20 settembre nel successo per 3-2 del Toro a Udine. Poi l’infortunio e una forma ancora lontana da quella che lo aveva visto lo scorso anno grande protagonista con 28 reti tra campionato e coppa

 

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Il “gol” di Bonucci e la vendetta di Iago

PREMIO PANCHINA BLINDATA – La fatal Sassuolo con Vincenzo Montella non funziona. Da quando è al Milan, contro la squadra che provocò il licenziamento di Allegri quattro anni fa Montella ha vinto tre partite su tre. Due su due al Mapei Stadium. Ieri sera non una prestazione da urlo quella dei rossoneri ma una prova quadrata contro un Sassuolo che sembra comunque la brutta copia di quello targato Di Francesco. Tra l’1-0 di Romagnoli e il raddoppio di Suso uno strepitoso salvataggio di Bonucci “old style”, un intervento in scivolata su Missiroli che vale quanto un gol. Insomma, il Milan che torna a vincere lo fa nel segno dei due difensori più criticati in questi ultimi mesi. Il goleador Romagnoli e il “goleador” Bonucci.

PREMIO SCALATA BIANCONERA – E’ incredibile come la Juve sia riuscita – in una delle sue esibizioni più pallide contro l’avversario sulla carta più malleabile del campionato – a rosicchiare due punti su Napoli e Inter fermati rispettivamente dal Chievo a Verona e dal Torino a San Siro. In attesa del bel gioco Allegri, passato lo spavento per un primo tempo chiuso sullo 0-1, si coccola i gol del ritrovato Higuain e di un Cuadrado ispirato sottoporta come non mai. Il Pipita fa poker andando a segno per la quarta partita consecutiva dopo una rete in Juve-Spal 4-1, la doppietta in Milan-Juve 0-2 e il gol pesantissimo dell’1-1 bianconero a Lisbona contro lo Sporting. Il colombiano ha già segnato 3 gol in questo primo scorcio di stagione, tanti quanti ne aveva realizzati nell’intera annata 2016-17. Sono così 11 in totale i suoi gol “juventini”: di cui 5 decisivi. A partire dalla famosa zampata nel derby d’andata del 2015-16 vinto 2-1 sul Toro, passando – nella scorsa stagione – per Lione-Juve 0-1, Juve-Inter 1-0 e Samp-Juve 0-1. Fino a quello di testa in tuffo segnato al Benevento.

PREMIO VENGANZA – “Venganza” in spagnolo vuol dire “vendetta”. Luogo comune dice essere “un piatto che si gusta freddo”. In realtà Iago Falque la vendetta sportiva “contro” quel Luciano Spalletti che lo aveva “tagliato” a Roma nella primavera 2016 se l’era già goduta tiepida… Nello scorso campionato, 3-1 allo stadio Grande Torino dei granata sulla Roma spallettiana con doppietta firmata IF. A San Siro 1-1 tra Inter e Torino con la Grande Paura nerazzurra per il gol dell’iniziale vantaggio torinista. Siglato, guarda un po’, dall’esterno offensivo spagnolo che ancora evidentemente non ha ancora perdonato Spalletti per averlo fatto fuori dal progetto Roma 2016-17…

PREMIO ROMA DA TRASFERTA – Un anno in trasferta alla stragrande. Dodici vittorie in fila lontano dall’Olimpico, sette sotto la precedente gestione Spallet ti e cinque con Di Francesco in panchina. Era il 29 gennaio quando la Roma cadeva a Marassi in una partita rocambolesca condita da polemiche arbitrali: due volte in vantaggio e due volte raggiunta dalla Sampdoria, capace poi di chiudere e vincere la partita 3-2 grazie a un gol di Muriel. Da quel pomeriggio marassino, 12 trasferte e 12 vittorie. Con la curiosità di quella “partita in meno” che contraddistingue con un asterisco la classifica giallorossa. Una partita in meno, proprio quella di Genova e proprio contro la Sampdoria.

PREMIO NUOVO SARRI – Il calcio è proprio strano: tre anni fa di questi tempi Marco Giampaolo era un disoccupato, neanche tanto di lusso. Si era dimesso nel settembre del 2013 dalla panchina del Brescia rimanendo per un anno fermo. Fino a quando nel novembre 2014 la Cremonese del cavalier Arvedi lo chiamava in Lega Pro al capezzale della squadra grigiorossa in sostituzione di Mario Montorfano. E alla fine di quella stagione 2014-15 il tecnico abruzzese rescindeva il contratto. Per essere poi ingaggiato dall’Empoli tornando in A quattro anni dopo l’ultima negativa esperienza a Cesena (2011-12: 9 partite, zero vittorie, 6 sconfitte). Di lì l’escalation: brillante salvezza a Empoli, tranquillo campionato di centro classifica nella prima stagione alla Samp e, adesso, un torneo in zona Europa. Con la chicca di tre vittorie consecutive nel derby. Tanta roba. Applausi allo staff dirigenziale blucerchiato e allo staff tecnico-tattico che collabora con Giampaolo, in primis a Francesco Conti, storico “secondo” di Gigi Delneri e a nostro avviso il miglior “vice” del calcio italiano. Applausi e un’investitura – quella a erede di Maurizio Sarri – che non pare proprio un’esagerazione…

 

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Napoli e Juve attacchi bum bum, Andrè Silva è mobbing

PREMIO ATTACCHI BUM BUM – Se è avvincente la lotta in testa alla classifica – in attesa del risultato dell’Inter in posticipo a Verona – non lo è da meno quella per il primato di gol segnati. Alla doppietta della Juve a San Siro ha replicato il Napoli con il tris del San Paolo rifilato al Sassuolo. E così sono i due attacchi migliori del campionato: 33 per la squadra di Allegri, con 17 della premiata coppia in HD (11 Dybala e 6 Higuain), 32 per la squadra di Sarri, con 18 a firma del trio magico (10 Mertens, 5 Callejon, 3 Insigne).

PREMIO ASSISTMAN – Può il capocannoniere del campionato essere anche uno dei migliori assistman dela Serie A? Può, se si chiama Ciro Immobile. Al Vigorito di Benevento entra in 4 dei 5 gol della sempre più sorprendente Lazio. Regala di testa il pallone per lo 0-1 di Bastos, si mette in proprio per lo 0-2, dà a Marusic la palla dello 0-3 e offre a Nani la palla del definitivo 1-4. Tre assist, un gol. Ciro Immobile infinito. Sperando che si tenga da parte qualche magia anche per il doppio confronto azzurro-mondiale contro la Svezia…

PREMIO PIPITA TRIPLA CIFRA – 101 in Serie A, 107 nella Liga. Juventus, Napoli, Real Madrid: gol come se piovesse, 208 in tutto nei due campionati, una carriera da bomber vero. Micidiale per il “torneo local”, un po’ meno quando gli orizzonti si allargano e le frontiere cadono: eh già, perché la media gol scende quando dai campionati si passa alle coppe europee. Dallo 0,66 della Serie A e dallo 0,56 della Liga spagnola si precipita allo 0,27 della Champions League in virtù di 19 gol in 70 partite. Nel dettaglio: 8 reti in 48 gettoni di presenza con la maglia del Real, 5 in 7 con il Napoli (numeri piccoli che alzano però la media), 6 gol in 15 partite con la Juventus. Linea… allo stadio Alvalade di Lisbona.

PREMIO MOBBING – Nelle settimane scorse avevamo sentito Montella accostare spesso Andrè Silva a Van Basten. Ok, quelle del tecnico erano risposte a domande che contenevano quel paragone magari un po’ troppo ardito. Ma la realtà dei fatti consegna un Andrè Silva molto ai margini del Milan montelliano, almeno per quel che riguarda la Serie A: in 11 giornate di campionato solo tre presenze da titolare (tutte a San Siro: contro Spal, Roma e nel derby). Ok l’esplosione in estate di Cutrone, ok l’arrivo da Firenze di Kalinic, fortemente voluto dall’allenatore. Ma il portoghese (6 centri in Europa League) meriterebbe a nostro avviso più considerazione. Ha fisico, tecnica ed esperienza giusti per diventare padrone “effettivo” di quella maglia numero 9 che pure veste. Non ha ancora lasciato il segno in campionato, verissimo. Ma il palo colpito nel derby, per esempio, rimane un numero di alta classe, da campione vero. Vorremmo sommessamente ricordare che AS9 è titolarissimo del Portogallo campione d’Europa in carica dove fa coppia con Cristiano Ronaldo e dove ha numeri importanti (11 reti in 17 partite). E che nella scorsa stagione è stato protagonista con il Porto: 16 gol in campionato e 5 in Champions League. Ecco, che il portoghese non possa trovare spazio e continuità in questo Milan fin qui men che modesto è un quesito che giriamo volentieri allo staff tecnico rossonero…

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I brutti numeri del Gambero Milan

PREMIO SET… SPUNTATO – Fa impressione vedere una Juve che vince 6-2 (giocando tre quarti di gara peraltro con l’uomo in meno) senza l’apporto nel tabellino marcatori degli attaccanti. Un clamoroso autogol, la rete del ritrovato Rugani, la firma allo scadere di Pjanic e soprattutto la tripletta di Sami Khedira. Che in carriera non aveva mai fatto un tris. E che in bianconero neppure aveva mai segnato una doppietta. Primi centri stagionali per il centrocampista tedesco, spesso bloccato da guai fisici assortiti, che con la Juventus è arrivato a quota 13 (tutti in campionato) e che in carriera aveva firmato solo due marcature multiple, entrambe in Bundesliga, sempre con la maglia dello Stoccarda: nell’ottobre 2006 contro lo Schalke 04 (3-0) e nel dicembre 2008 contro il Bayern Monaco (2-2).

PREMIO IL GAMBERO – Chi ha passato gli anta (meglio, i cinquanta) ricorderà una fortunata trasmissione radiofonica, Il Gambero, condotta da tra gli altri da Enzo Tortora e Franco Nebbia. Il Gambero 2017-18 per ora veste il rossonero. Una campagna acquisti faraonica per avere in sole 9 giornate ben 6 punti in meno rispetto allo scorso campionato. Dal Montella-1 al Montella-2 insomma il bilancio è imbarazzante: oltre al deficit in fatto di punti, il paragone propone 4 gol segnati in meno e 2 incassati in più. E non è un dettaglio che l’anno scorso di questi tempi, alla nona giornata, i rossoneri battevano 1-0 la Juventus portandosi addirittura a due punti dalla vetta. Manuel Locatelli, eroe di quella vittoria targata 22 ottobre 2016, è adesso riserva delle riserve. E il futuro di questo Milan – al di là del “brodino” del pareggio contro il Genoa giocando in inferiorità numerica per più di un’ora – è tutt’altro che roseo…

PREMIO CIRO IL GRANDE – L’ambiziosa Aquila laziale vola sulle ali di Ciro il Grande. Per lui 17 gol stagionali (come il numero che porta sulle spalle: 13 in campionato, 2 in Europa League e 2 in Supercoppa di Lega). Per la cronaca l’anno scorso di questi tempi Dzeko, allora e a fine campionato capocannoniere, ne aveva segnati il 50 per cento in meno (8) e due anni fa Gonzalo Higuain, allora al Napoli, dopo 9 giornate era ancora a quota 7 (a pari merito con Eder) in quella stagione chiusa poi con il record delle 36 reti.

PREMIO TRICOLORE – Clamoroso al Mazza, per parafrasare il radiofonico “clamoroso al Cibali” di una cinquantina di anni fa. Nel nostro calcio così malato di esterofilia, al via di Spal-Sassuolo c’erano 19 italiani su 22: unici stranieri, il finlandese Vaisanen e il brasiliano Felipe tra i ferraresi e il ghanese Duncan tra i neroverdi. Poi i tecnici Semplici e Bucchi hanno provveduto a tre cambi a testa, tutti “nostrani”, e così su 28 calciatori impiegati 25 sono italiani (compreso Alfred Gomis, nato in realtà in Senegal ma con doppia cittadinanza e opzione calcistica per l’azzurro).

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Tricardi, basta la parola! Chi ha visto Burdisso?

PREMIO PRINCIPE DEL GOL – Sotto gli occhi di Diego Milito, il Principe del Triplete, ecco il triplete da derby di Maurito Icardi, ribattezzato facilmente… Tricardi. Semplicemente stratosferico in una serata da incorniciare. Proprio Milito – nel 4-2 della stagione 2011-12 – era stato l’ultimo triplettista nerazzurro in una stracittadina. L’Inter che mette alle spalle la Juve e nel mirino il Napoli capolista (a proposito, che sabato sera, il prossimo…) deve molto al suo capitano e goleador. Paradossalmente “aiutato” dal forfait di Joao Mario che ha sviluppato ancor di più il gioco sulle fasce: cross dalla destra di Candreva, gol dell’1-0; cross dalla sinistra di Perisic, gol del 2-1. Glaciale dal dischetto.

PREMIO DIFESA GRUVIERA – La terza sconfitta consecutiva del Milan, la quarta in otto partite, con quella zona Champions già a 7 punti, deve far riflettere in casa rossonera. Nonostante il gran bel secondo tempo, la squadra di Montella continua a soffrire in difesa. Sono ben 13 i gol presi in queste prime 8 giornate. Due in più della scorsa stagione (quando non c’era Bonucci), tre in più del 2015-16 (quando non c’erano né Bonucci né Romagnoli). Gli 80 milioni spesi per Romagnoli (fortemente voluto all’epoca da Mihajlovic) e per Bonucci (espressamente richiesto l’estate scorsa da Montella) finora non sono stati un grande investimento…

PREMIO LA VENDETTA DELL’EX – A 34 anni suonati, Cyril Thereau si sta togliendo delle belle soddisfazioni. Liquidato troppo in fretta dall’Udinese, all’ora di pranzo ha consumato la sua vendetta (che, come si sa, è un piatto che si gusta freddo…). Doppietta rifilata a Gigi Delneri e un po’ di ossigeno per la classifica di una Fiorentina che vuole uscire dall’anonimato.

PREMIO CAMBI VINCENTI – Un applauso a Marco Giampaolo: la sua Sampdoria ha una partita in meno, tre punti in più del Milan e quattro rispetto proprio alla Fiorentina. Geniali le intuizioni dei cambi in corsa contro l’Atalanta, magari “concepiti” in coppia con quel Francesco Conti che è il miglior “secondo” del calcio italiano: dentro Caprari e Linetty per Ramirez e Verre. E il Doria, dopo il pari firmato da Zapata, trova le reti del 2-1 e del 3-1 proprio grazie ai nuovi entrati. Come si dice: colpi da maestro (della panchina).

PREMIO CHI L’HA VISTO? – Nico Burdisso ha 36 anni ma ancora un fisico bestiale, tanta esperienza e grandissima personalità. Che dopo 8 giornate, con 13 gol incassati dal Torino (due anche a Crotone), sia ancora a quota zero minuti giocati è davvero un mistero. Che giriamo volentieri a Sinisa Mihajlovic.

 

 

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Juve, frenata che fa rumore. Napoli da applausi

PREMIO RIMONTA – Sembrava tutto scritto dopo una ventina di minuti, dapplausiopo i gol di Bernardeschi e Higuain che avevano messo in discesa la sfida di Bergamo. Poi succede che la Juve si addormenta, l’Atalanta si risveglia, Buffon fa… il Berisha (errore simile al gol dello 0-1 per il 2-1 a firma Caldara futuro juventino…) e Cristante con un’inzuccata degna di un gran centravanti fissa il 2-2. Al di là di errori (Dybala fallisce dal dischetto il possibile 2-3) e polemiche (la Juve protesta per l’attivazione del Var in occasione di un gol annullato a Mandzukic; l’Atalanta risponde che la sbracciata di Lichsteiner su Gomez era da rosso e non da giallo; il Var non giudica benissimo sul tocco di Petagna, spalla e non braccio), la frenata bianconera fa notizia. Ed è la terza volta che la Juve di Allegri subisce una rimonta di due o più gol. Era successo nella scorsa stagione nella semifinale di Coppa Italia contro il Napoli (al San Paolo, da 1-2 a 3-2; rimonta indolore visto che all’andata i bianconeri avevano vinto 3-1) ed era successo a Monaco di Baviera contro il Bayern negli ottavi della Champions 2015-16 (da 0-2 a 2-2 con gol in pieno recupero di Mueller, rimonta tedesca completata nei tempi supplementari per il 4-2 finale con eliminazione bianconera)

PREMIO CALCIOSPETTACOLO – Continuiamo ad aggiornare le incredibili statistiche sulla potenza di fuoco del Napoli di Sarri: 25 gol nelle prime 7 giornate. Sempre a segno almeno tre volte a partita. Un “must” che sulla ruota del Napoli sarriano in campionato si è ripetuto 37 volte su un totale di 83 partite. A dimostrazione che il Napoli di Sarri – da questa giornata capolista solitario – diverte anzitutto lo spettatore neutrale c’è un’altra statistica ineressante: delle 109 partite dirette dal tecnico toscano (napoletano casuale di nascita) tra campionato e coppe solo cinque volte è uscito lo 0-0, il risultato preferito da chi ama… l’anticalcio.

PREMIO CINISMO – Imbattuta e mai così “in quota” dopo 7 giornate come ai tempi di Hector Cuper (2002-03 seconda stagione del tecnico argentino, 19 punti allora come oggi; a fine campionato scudetto alla Juve e Inter seconda). La squadra di Spalletti non incanta ma vince a Benevento senza soffrir troppo. Vince e si scrolla di dosso anche l’Icardi-dipendenza: terza vittoria consecutiva senza la firma del capitano. Insomma, la strada che porta alla Champions è quella giusta. Domenica 15, dopo la sosta azzurra, una bella verifica: il derby.

PREMIO IL TRIS E’ SERVITO – Tre sconfitte in 7 partite. Non esattamente un bilancio trionfale per il nuovo Milan che ambisce a un posto in Champions oggi lontano già 4 punti (che potrebbero diventare 6 in caso di vittoria della Roma a Genova). Eppure tra il 4-1 rimediato all’Olimpico contro la Lazio e il 2-0 incassato a Marassi contro la Samp e lo 0-2 contro la Roma ci sono differenze che possono far sorridere (a denti stretti) i tifosi rossoneri. La squadra di Montella ha giocato per un’ora alla pari con la Roma, ha preso gol nel suo momento migliore e alla fine non ha sfigurato. Eppure, al di là del “gioco delle coppie” in avanti (contro i giallorossi meglio Andrè Silva di Kalinic) il dato che deve far riflettere riguarda la tenuta difensiva. Perché solo due volte in queste prime 7 giornate di campionato il Milan è riuscito a non prendere gol: nella prima a Crotone e a San Siro contro la Spal. E in Europa League – escludendo le improbabili e folcloristiche avversarie nei primi due preliminari – la retroguardia rossonere si è fatta “bucare” sia dall’Austria Vienna che dal Rijeka. Non esattamente il Real o il Barcellona…

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Sinisa il demagogo, meno proclami più lavoro

PREMIO FISCAL REFEREE – Il signor Giacomelli – fischietto di Juve-Toro – ha applicato alla lettera il regolamento sui due cartellini sventolati in poco meno di 25 minuti a Baselli. I falli in breve successione su Dybala e su Pjanic a stretto rigor di regolamento erano entrambi meritevoli del giallo. Ecco, magari in altre situazioni entra in ballo la famosA “regola 18”, quella del buonsenso che l’arbitro applica magari per una gestione “più ragionata” di una partita di un certo peso. Leggasi – in alternativa al secondo giallo – un pesante cazziatone all’autore di un fallo borderline già gravato di un’ammonizione nei primi minuti. In ogni caso per il Toro quella dell’espulsione in un derby sembra una maledizione: negli ultimi anni le polemiche espulsioni di Glik e Acquah hanno alzato i toni del derby. Ma il 4-0 della Juve non può e non deve spiegarsi solo o soprattutto con l’espulsione di Baselli.

PREMIO MISTER DEMAGOGIA – Sinisa Mihajlovic si è guadagnato appena arrivato in granata l’etichetta di Cuore Toro. Eppure qualcosa non ci convince. Non possono essere roboanti proclami nelle conferenze stampa a dare la misura della bontà di un tecnico. Il Toro-popolo e la Juve-padrona, se letti in un certo modo, appartengono al “luogocomunismo” spicciolo, alla demagogia da quattro soldi. Forse sarebbe meglio pensare a parlar di meno e a lavorare di più, sul campo e alla lavagna. Perché alla fine, negli sciagurati 90 minuti granata, il Toro non ha praticamente mai tirato una volta in porta. Ha subito il terzo gol su corner dove la fase difensiva non ha esattamente funzionato al meglio (eufemismo) e ha rischiato un’imbarcata storica, superiore al 4-0 finale. In tutto questo – stando alla testimonianza del bordocampista Premium Claudio Raimondi – il tecnico serbo non ha dato un’indicazione-una dalla panchina. Limitandosi a battibeccare in continuazione con il quarto uomo. Per una volta, a fine partita, Mihajlovic ci ha risparmiato sceneggiate come quella di mercoledì sera a Udine quando è entrato in campo per insultare e aggredire i suoi giocatori, colpevoli di aver lasciato campo e occasioni agli attaccanti friulani nelle ultime battute della partita. Un po’ sulla falsariga di quel derby genovese del febbraio 2014 quando espose al pubblico ludibrio il povero Regini, autore di un errore che avrebbe potuto compromettere una vittoria ormai archiviata. Ecco, diciamo che al Sinisa muscolare delle conferenze stampa e dei cazziatoni pubblici ai suoi giocatori preferiamo il mitico Gustavo Giagnoni, sciarpa & colbacco, che nei mitici anni Settanta al limite i calci nel sedere li dava agli avversari. Vero, Franco Causio?

 

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Pellegri, favola da libro Cuore per il nuovo Pruzzo

DYBALA, UN 10 ALLA TERZA – Dieci, anzi, 10: come numero di maglia, come voto in pagella per la tripletta del Mapei Stadium, come il numero delle sue marcature multiple da quando veste la maglia della Juventus. Tre (tutte doppiette) nella sua prima stagione in bianconero (2015-16); quattro (tutte doppiette) nell’annata scorsa con su tutte la doppietta allo Juventus Stadium contro il Barcellona nei quarti di Champions; tre in questo avvio di 2017-18, con la doppietta alla Lazio in Supercoppa e le due triplette in campionato di Marassi (Genoa-Juve 2-4) e in casa del Sassuolo (1-3). I numeri in casi come quello di Paulito Dybala detto la Joya valgono più di tante parole. I numeri dicono che da quando è alla Juventus il bomber cordobes (nel senso della provincia di Cordoba, Argentina) ha esultato 52 volte in 100 partite. Spesso deliziando la platea. E confermando la giustezza della decisione di assegnarli, per questa stagione, la maglia numero 10 che tra l’altro è stata di altri due grandi argentini: Carlitos Tevez in tempi recenti e il mancino Omar Sivori a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

MONTELLA E IL GIOCO DELLE TRE… PUNTE – Il fixing del centravanti è il gioco più di moda in casa Milan. Se non contiamo la domenica del rovinoso crollo dell’Olimpico laziale, nel giro di una ventina di giorni o poco più si sono segnalati: Patrick Cutrone con le reti a Crotone e contro il Cagliari delle prime due di campionato; Andrè Silva con la letale tripletta del Prater; Nikola Kalinic con la sua doppietta nella sua “prima” da milanista a San Siro (nella sua “prima” assoluta, due anni esatti fa, aveva servito di viola vestito una tripletta all’imbattuta Inter).

SARRI E L’ORCHESTRA DEI TRE TENORI – In attesa del risveglio di capitan Hamsik, l’ombra del Marekiaro delle sue precedenti stagioni napoletane, Maurizio Sarri si gode i concerti dei suoi tre tenori. Tornato – dopo le discutibili scelte ucraine di Champions – al tridente tradizionale, ne è stato ripagato alla grande. Nel 6-0 al Benevento c’è la tripla firma di Mertens e gli autografi di Insigne e Callejon. E’ solo la terza volta che Dries, Lorenzo e Josè Maria vanno a segno insieme in serie A. Era successo in passato sempre lontano dal San Paolo: nella scorsa stagione a Marassi (Samp-Napoli 2-4) e al Grande Torino (vittoria azzurra per 5-0). Il 6-0 del Napoli ci consegna invece un piccolo record personale di Sarri: il suo Napoli in queste prima quattro giornate ha sempre segnato almeno tre gol. In 18 occasioni il 3+ era uscito sulla ruota di Napoli nel torneo scorso e in altre 12 nel campionato 2015-16. Riassumendo e… sommando: in 80 partite di campionato alla guida del Napoli, la squadra di Sarri ha segnato 3 o più reti in ben 34 occasioni. Numeri stratosferici per certificare la grandezza dello stratega toscano (nato, per caso, a Napoli).

INTER E LE PARTENZE SPRINT – Da quando, stagione 1994-95, la vittoria vale tre punti solo in altre tre occasioni all’Inter era capitato di partire a razzo con 4 vittorie nelle prime 4 di campionato. Due stagioni fa con Roberto Mancini in panchina, nel campionato 2002-03 ai tempi di Hector Cuper e nel 1997-98 con Gigi Simoni allenatore. Curiosamente in nessuno dei tre precedenti l’Inter ha poi vinto lo scudetto. A proposito di scudetti, nelle due stagioni con Josè Mourinho in panchina l’Inter aveva sempre raccolto 10 punti nelle prime 4 giornate per “colpa” dei pareggi per 1-1 alla prima di campionato a Marassi contro la Samp di Marassi (1-1) e a San Siro contro il Bari di Ventura (1-1).

LAZIO, PROFUMO TRICOLORE – Dieci punti in 4 partite, quarto posto subito a ridosso delle tre fuggitive. Vittoria sofferta quella di Marassi per la Lazio di Simone Inzaghi. Corsi e ricorsi: anche nella stagione 1999-2000, con Simone Inzaghi in campo e Sven Goran Eriksson in panchina, la Lazio era a quota 10 dopo le prime 4 giornate e sarebbe andata poi a vincere il 14 maggio 2000 il suo storico secondo scudetto.

IL TRIS DI PELLEGRI – La favola da libro Cuore: i gol di Pietro Pellegri (classe 2001) e le lacrime di papà Marco (team manager del Genoa, classe ’64: di qui il numero di maglia del figlio…). Quando il giovanissimo attaccante genovese aveva esordito in A aveva eguagliato il record del romanista anni Quaranta Amedeo Amadei. Poi, all’ultima giornata dello scorso campionato, il primo gol tra i grandi, all’Olimpico contro la Roma. Sconfitta 3-2. Come 3-2 per la Lazio è finita la sfida della sua prima doppietta. Insomma, il giovin Pietro segna ma non porta (per ora) punti. Epperò per il calcio italiano l’esplosione di chi a Genova è considerato l’erede di O Rei Roberto Pruzzo è una gran bella notizia…

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I tre tenori azzurri non steccano mai…

I TRE TENORI NON STECCANO – C’è azzurro e azzurro. Quello nazionale gli ha procurato fin qui più dispiaceri che gioie, quello partenopeo gli ha subito restituito il sorriso. Lorenzino Insigne a 5′ dalla fine ha provato a mettersi in proprio e firmare anche in prima persona la vittoria di Bologna. In ogni caso il 24 ha il merito del cross al bacio per il gol spacca-partita di Callejon. Poi è stata la volta di Mertens, rapace nel rubar palla a Pulgar e letale nel battere Mirante. Quindi Callejon ha servito a Zielinski il cioccolatino dello 0-3. Quei tre là davanti, insomma, continuano ad altissimi livelli. E pazienza se capitan Marek da un po’ di tempo a questa parte gira a vuoto ed è puntualmente richiamato in panchina da Sarri. C’è sempre un mercoledì di Champions alle porte per provare a svoltare…

SPALLETTI L’UOMO IN PIU’ – Non ha incantato, nel primo tempo ha concesso due palle gol a Paloschi. Ma ha vinto con merito. Ancora una volta grazie ai suoi due uomini migliori. Icardi si è scrollato di dosso le amarezze della Seleccion argentina e trasformando il calcio di rigore mantiene con Dybala la leadership nella classifica cannonieri. Perisic, fresco di rinnovo, ha legittimato la vittoria con un gol ad alto tasso spettacolare. Ma l’avvio sprint dei nerazzurri ha soprattutto un nome (Luciano) e uncognome (Spalletti). Maestro di calcio e grande gestore di spogliatoi, il tecnico è l’arma in più di questa Inter 2017-18. Che non avendo impegni europei può dedicare tutte le energie al campionato. Un dettaglio da non trascurare.

MILAN, CHE SCOPPOLA – Prima il diluvio su Roma, poi il diluvio sul Milan. Brusco risveglio per Montella e i suoi, chiamati al primo grande esame stagionale dopo un avvio fatto di tante vittorie ma anche di avversari non esattamente irresistibili (Csi Craiova e Shkendija in Europa League; Crotone e Cagliari in campionato). Insomma, il gioco si fa duro ma i duri rossoneri non cominciano a giocare. E così il duro per eccellenza, Leo Bonucci, è ancora lì in giro con Musacchio a cercare Immobile e SuperGigio Donnarumma, senza macchiarsi di colpe particolari, si china quattro volte in fondo alla porta. Scena da lui vissuta solo due volte in campionato: Milan-Roma 1-4 e Napoli-Milan 4-2, entrambe nella scorsa stagione.

B, COME BRAVO BENATIA – Ok la ritrovata coppia in HD, cioè i gol argentini della premiata coppia Higuain-Dybala. Ma la facile vittoria sul Chievo ha regalato alla Juve una nuova certezza: Benatia è tornato… lui. Si è rivisto cioè quel centrale insuperabile che dopo i tre anni di Udine aveva brillato nella Roma di Garcia per poi prendere il volo destinazione (Bayern) Monaco. Non un granchè la sua prima stagione in bianconero. Al limite della perfezione la sua prova di sabato. In una difesa orfana di Bonucci (fin qui in verità neppure troppo rimpianto…) e con Chiellini e Barzagli spesso e (mal)volentieri in infermeria, la ritrovata vena del franco-marocchino permette ad Allegri di dormire sonni tranquilli, a Howedes di inserirsi con calma negli schemi di gioco e nelle abitudini di vita italiane e a Rugani di riprendere quel percorso di crescita bruscamente interrotto in quello sciagurato pomeriggio di Marassi.

 

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Perché Allegri è meglio di Conte

PREMIO MAN OF THE LADY – L’uomo della Signora si chiama Massimiliano Allegri. Ok, il “sestete” è a metà con Antonio Conte, ma la realtà è che solo grazie al tecnico livornese la Juve è tornata a darsi una dimensione internazionale vent’anni dopo il ciclo Lippi e quelle tre finali consecutive di Champions dal ’96 al ’98. I numeri dicono che il punteggio top della Juventus in campionato rimane quello del 2013-14: la tripla cifra, i 102 punti. Peccato però che per raggiungere quel traguardo tre anni fa Conte abbia trascurato un percorso europeo che poteva dare soddisfazioni. Invece, fuori subito dalla Champions (per mano del Galatasaray di Mancini, avessi detto…) e fuori anche dalla finale di Europa League che la Juventus avrebbe ospitato nel maggio 2014 dentro il suo gioiello di stadio. Invece Conte, all’epoca, privilegiò la tripla cifra in campionato a un possibile trionfo europeo. Una scelta che nessuno, a cominciare dal presidente Andrea Agnelli, gli ha mai perdonato.

PREMIO MINI-EUROPA – Il 3-0 rifilato al Bologna certifica il ritorno del Milan in Europa dopo tre anni di assenza. Montella, riconfermatissimo, ama i piedi buoni: ieri li ha riservati per il secondo tempo… Inserendo il suo pupillo Mati Fernandez al posto di uno spento Bertolacci. Risultato: assist al bacio del cileno (argentino di nascita per via del padre) per il primo gol di Deulofeu e cross per il tris di Lapadula. A proposito, l’ex bomber del Pescara nel primo tempo, sullo 0-0, si è mangiato un gol pazzesco che forse Blissett e Calloni (gli sciagurati bomber degli anni Ottanta e Settanta) avrebbero segnato a occhi chiusi. Ecco, per non far brutte figure in Europa, il Milan dovrebbe come minimo provvedere a incassare qualcosa dalla cessione di un Bacca deludente e blindare (ma in panchina…) un Lapadula che sembra proprio bomber di categoria (diciamo di Serie B). Belotti? Morata? Aubameyang? Uno dei tre sarebbe davvero il top. E sarebbe il segnale – con il prolungamento del contratto di Donnarumma – che la nuova proprietà cinese ha intenzione di fare le cose per bene…

PREMIO SERIE NERA – Una distrazione difensiva per il gol di Andreolli; il pasticcio di Hoedt; il tris di Eder. L’Inter all’Olimpico evita di battere un record storico. Solo nella stagione 1981-82 infatti i nerazzurri erano rimasti – esattamente come quest’anno – a secco di vittorie per otto partite di fila. La serie nera di Pioli & Vecchi contava però ben 6 sconfitte e solo 2 pareggi. Quella di 35 anni fa era composta da 5 pari e 3 sconfitte. Senza contare che quattro giorni dopo il 2-1 rifilato all’Avellino (rigore Prohaska e gol di Altobelli) l’Inter targata Bersellini conquistava contro il Torino la Coppa Italia. Con il tecnico di Borgotaro che sarebbe passato poche settimane dopo proprio a guidare i granata.

PREMIO TANGO D’ITALIA – Il nuovo ct argentino Jorge Sampaoli (buon allenatore ma persona discutibile, stando a sentire molti dell’ambiente) ha chiamato per i primi impegni amichevoli (a giugno in Australia contro il Brasile e a Singapore) tre protagonisti del nostro campionato. Il Papu Gomez ha risposto alla grande firmando il suo gol numero 15 in stagione; Paredes ha registrato in coppia con De Rossi il gioco della Roma vittoriosa in casa del Chievo. L’unico che non ha potuto dimostrare di meritare sul campo la convocazione è stato Maurito Icardi. Il capitano dell’Inter probabilmente salterà anche la sfida di domenica prossima a San Siro contro l’Udinese. Per poi presentarsi tirato a lucido (ma sarà vero?) per quella che potrebbe essere la sua prima partita da titolare con la Seleccion.

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