Sosa, regia da applausi; Pioli, cambi da Mago

PREMIO REGIA – Dopo aver cambiato la partita in casa Lazio, meritato premio della titolarità al Principito Josè Sosa (con Locatelli relegato 90 minuti in panchina). L’argentino ex pupillo di Veron all’Estudiantes dà sostanza al gioco del Milan. Regia illuminata, corsa e personalità. Si guadagna con mestiere la punizione da cui nasce il primo gol, punizione poi perfettamente eseguita con palla pennellata sulla testa di Kucka. Conquista palla rubandola a Borja Valero dando il via all’azione che porta Deulofeu al raddoppio. Così come era stato merito di Sosa il bellissimo gol di Suso all’Olimpico, con un altro pallone conquistato al limite dell’area. Insomma, in attesa che il giovane Locatelli ritrovi se stesso, il Milan ha trovato un centrocampista di sicuro affidamento.

PREMIO MARADONA – La blasfemia è doppia. Perché come Diego nessuno mai. E perché la magia del Bentegodi, come quasi tutti i gol di Lorenzo Insigne, è di destro. Epperò – gasato dalla prodezza del Bernabeu che tiene in partita il Napoli anche nel ritorno degli ottavi di Champions – Lorenzino si conferma Magnifico. In questo campionato aveva zero gol dopo le prime 12 giornate; ne ha segnati 8 nelle successive 13. E adesso intravede la doppia cifra e potrebbe superare il suo primato personale, stabilito nello scorso torneo con 12 centri. Da queste colonne – dopo la spettacolare doppietta a San Siro del 4 ottobre 2015, 0-4 al Milan – avevamo lanciato la proposta: perché non rimettere in gioco la “10” azzurra e assegnarla all’unico napoletano presente in rosa? Quasi un anno e mezzo dopo non abbiamo cambiato idea. E il primo a esserne felice – probabilmente – sarebbe lo stesso Dieguito.

PREMIO MAGO HELENIO – Helenio Herrera, alias il Mago, ha fatto dalla panchina le fortune dell’Inter di Moratti padre. Personaggio istrionico, polemico e provocatore. Un po’ il contrario di Stefano Pioli. Che però sta “magheggiando” al meglio alla guida dell’Inter. Nella (brutta) partita di Bologna decide al minuto 75 un doppio cambio: fuori Candreva e Palacio, dentro Gabigol e Banega. Sei minuti dopo, il nuovo entrato Banega con un illuminato tocco profondo serve in area D’Ambrosio che prolunga palla per l’accorrente (nuovo entrato) Gabigol: gol(Gabi), 0-1, partita vinta e tre preziosissimi punti in chiave Champions portati a casa a una settimana da Inter-Roma. Insomma, due cambi “magici” che mantengono i nerazzurri in zona Europa e fanno sognare un terzo posto che – solo un paio di mesi fa – sembrava una chimera.

PREMIO ARBITRO OCCHIALI – Essere “vicini all’azione” per un arbitro normalmente è un pregio. Essere così vicini all’azione e non accorgersi del calcione di Eder a Dzemaili è se possibile un’aggravante. Qualcuno discute sul fatto che il piede del centrocampista rossoblù fosse sulla linea o appena fuori. Mazzoleni – purtroppo – questo dubbio lo ha risolto nel peggiore dei modi…

PREMIO EURODYBALA –  Due gol (da urlo quello su punizione), un palo e un assist al bacio per Higuain. E in totale – dopo il “venerdì grasso” contro il suo ex Palermo – siamo arrivati in doppia cifra stagionale (7 in campionato, 1 in Champions e due in Coppa Italia). Lo scorso anno Paulo Dybala aveva festeggiato 23 volte in bianconero (19 in campionato, 1 in Champions, 2 in Coppa Italia e 1 in Supercoppa di Lega). Ecco, a leggere le cifre – che spesso sono “aride” ma che quasi sempre regalano spunti interessanti – si nota la “distonia” tra il rendimento della Joya “a uso interno” e quello in campo internazionale. Con la maglia della Juve l’ex Palermo ha una media esatta di 1 gol ogni due gare di campionato (26 reti in 52 partite). Decisamente più pallido il bilancio europeo: 11 gettoni in Champions e la miseria di 2 golletti. Uno a Zagabria in questa edizione e uno allo Stadium contro il Bayern nel 2-2, andata degli ottavi. Urge inversione di tendenza se davvero Dybala vuole candidarsi al ruolo di successore di Leo Messi.

 

 

 

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Higuain e Belotti, che numeri! Pioli, che bravo!

PREMIO MISTER CENTO – Allegri festeggia a Cagliari – dove esordì in A da allenatore – la 100esima presenza in campionato sulla panchina della Juventus. In queste 100 panchine (che gli hanno fruttato due scudetti e ipotecato un terzo) ha raccolto 235 punti vincendo 75 partite. Numeri pazzeschi, se si considera che altri grandi guru della panca bianconera sono tutti alle sue spalle. Nelle prime 100 gare di A alla guida della Juve infatti Conte ne aveva vinto “solo” 70, Lippi 59 e Trapattoni 55 (quando però la vittoria di punti ne valeva due). Un ruolino di marca da applausi, come quello di Gonzalo Higuain. Che aggiorna il suo incredibile score: con la doppietta del Sant’Elia il Pipita raggiunge i 21 gol stagionali in maglia Juve. E in campionato siamo a quota 89 in “sole” 128 presenze.

PREMIO RIGENERATORE – Sono davvero tanti i meriti di Stefano Pioli, che dal suo arrivo ha rilanciato l’Inter in corsa per l’Europa. La trasformazione di Kondogbia, il veloce inserimento di Gagliardini, la valorizzazione di Joao Mario. Una duttiilità tattica che gli fa onore. Non ultimo, tra i meriti, la… resurrezione di Eder. Giusto un anno fa di questi tempi era arrivato in nerazzurro proveniente dalla Samp con 12 gol all’attivo nel girone d’andata. Nell’Inter avrebbe chiuso il ritorno con un misero golletto. Il sigillo dell’italobrasiliano che ha messo in discesa la sfida contro l’Empoli certifica che Eder è tornato. E che – grazie a lui – le assenze di Icardi e Perisic si sono sentite di meno…

PREMIO GALLO DA RECORD – In poco più di mezzo campionato Andrea Belotti ha già segnato quasi quanto nei suoi due precedenti tornei di A: è già a quota 17 il Gallo granata, che nello scorso campionato aveva segnato 12 reti e nella sua prima stagione in A con il Palermo si era fermato a 6. Insomma, i gol di Belotti fanno bello un Toro orribile in difesa e che rischia di accontentarsi di un anonimo piazzamento nella parte sinistra della classifica. A distanza siderale dall’Atalanta vera rivelazione del campionato. Meno lontani, da Belotti, i bomber record del Torino: forse è irraggiungibile il mitico Valentino Mazzola che segnò 29 gol nel torneo 1946-47. Ma Ciro Immobile (22 reti nel 2013-14) è alla portata. Come i Gemelli del gol degli anni Settanta: Ciccio Graziani segnò 21 gol nel 1976-77, Paolino Pulici raggiunse la stessa cifra nel campionato precedente, quello dello scudetto. A onor del vero – a quei tempi – il campionato era a 16 squadre, con 8 giornate in meno…

 

 

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Montella, torna… in campo!

PREMIO SALSA VINCENTE – Ci si aspettava una sfida a ritmo di tango, a deciderla è stata la salsa colombiana. Spettacolare il gol di Cuadrado che decide un bel derby d’Italia che la Juve merita di vincere tanto quanto l’Inter avrebbe meritato di pareggiare. Poco tango, almeno quello con il numero 9: sufficiente Higuain, insufficiente – anche per le poche palle giocabili – Icardi. Ma a tenere alta la bandiera “albiceleste” sotto gli occhi del ct Edgardo Bauza ci pensa la Joya Paulo Dybala con due prelibatezze per palati fini. Nel primo tempo, sullo 0-0, da applausi la sforbiciata parata d’istinto da Handanovic e soprattutto il tiro a giro che scheggia l’incrocio dei pali. La striscia di vittorie bianconere allo Juventus Stadium si allunga a 28, la serie di successi in campionato dell’Inter si ferma a 7. Ma gli applausi questa volta sono per tutti. Anche per un Rizzoli che – al di là del burrascoso finale – ha sbagliato davvero poco.

PREMIO AEROPLANINO-2 IL RITORNO – Diciamo la verità: di due centravanti Carlos Bacca e Gianluca Lapadula forse ne fanno… mezzo. Avulso dal gioco e abulico il colombiano; estremamente limitato (la corsa e l’impegno nel calcio non bastano…) il torinese di madre peruviana. In totale hanno segnato 12 gol (8 Bacca e 4 Lapadula) ma senza mai dare l’impressione di poter giocare degnamente in quel posto che fu di Van Basten, Weah, Bierhoff, Shevchenko e Inzaghi. Ma anche il Torres rossonero – al confronto di questi due – è un fenomeno. Orbene: Vincenzo Montella, classe ’74, dà l’idea di essere ancora fisicamente in forma. Perché non prova una volta a fare il player-manager? Peggio di sicuro non farebbe. E ancora, tornando vagamente seri: siam sicuri che il 19enne Patrick Cutrone, centravanti della Primavera, farebbe peggio del Bacca attuale e di Lapadula?

PREMIO MISTER DA APPLAUSI – Proprio quando cominciava a salire il mugugno genovese colorato di blucerchiato, Marco Giampaolo ha smentito tutti: critica, tifosi e un presidente Ferrero che sarà pure simpatico ma non dà l’impressione di essere un grande intenditore di calcio. Due scalpi eccellenti: Roma a Marassi e Milan a San Siro. Sei punti pesanti per allungare sul Genoa (adesso a -5) e svoltare nella parte sinistra, quella nobile, della classifica. Giampaolo è un grande allenatore coadiuvato dal “numero uno dei numeri due”, quel Francesco Conti cresciuto all’ombra di Delneri e appunto – secondo la nostra opinione – il miglior “secondo” del campionato. Applausi alla Samp dunque. E ai suoi tanti giovani stranieri portati in blucerchiato dalla premiata coppia Osti & Pradè.

PREMIO TESTINA D’ORO – C’erano una volta i Bierhoff e i Vieri. I Toni e i Batistuta. I Serena e gli Altobelli. E prima ancora i Pruzzo e i Graziani. Prima della guerra un uruguaiano, Hector Puricelli, si era guadagnato il soprannome di Testina d’oro per la grande abilità nel gioco aereo. La Testina d’oro 2017 va a Marco Parolo, che di mestiere non fa l’attaccante ma che a Pescara ha festeggiato la sua prima (e forse unica…) quaterna. Con ben tre gol segnati di testa. Una prodezza davvero straordinaria che merita applausi a scena aperta. Con l’appendice di una tirata d’orecchi alla iper distratta difesa del Pescara…

PREMIO I 4 TENORI – Da una goleada all’altra. Dal 2-6 dell’Adriatico all’1-7 del Dall’Ara. Con il doppio hat trick (tripletta, per parlare come si mangia…) di Hamsik e Mertens e il gol di Lorenzino Insigne. Non ha segnato, anzi, si è guadagnato un cartellino rosso dopo aver provocato pure un calcio di rigore, Josè Maria Callejon che comunque aveva dato il via alla goleada con lo splendido assist per il colpo di testa in tuffo di capitan Marek. In quattro hanno segnato 40 gol, tutti e quattro possono ambire a ritoccare i loro record personali in fatto di segnature in campionato. Un ulteriore stimolo per provare a rincorrere la Juve capolista.

 

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Pioli? Meglio di Mourinho!

PREMIO RIMPIANTO – Occasione d’oro gettata al vento da un Napoli spento fermato al San Paolo dal Palermo penultimo in classifica. Dai miracoli di Posavec alla paperissima del portierino croato. Passato in pochi secondi dall’altare alla polvere e poi di nuovo assurto sull’altare con parate che hanno salvato l’1-1 rosanero. Un Posavec che peraltro anche all’andata aveva regalato due gol al Napoli, a Callejon e Hamsik.

PREMIO SPECIAL ONE – Pioli? Meglio di Mourinho! Ok, andiamoci piano, l’uomo del Triplete una decina di anni fa ha dato vita a qualcosa di straordinario. Ma il risultato del confronto non deve apparire blasfemo né paradossale. E’ semplicemente “figlio” dei numeri che, come si sa, non sono un’opinione. Alla guida dell’Inter dal 2008 al 2010 Mourinho Josè da Setúbal ha raccolto 166 punti in 76 gare di campionato alla media di 2,18 punti a partita. Finora Pioli Stefano da Parma ne ha messi insieme 25 in 10 incontri alla media tonda tonda di 2,50 a partita. Fatti (anzi, numeri), non parole.

PREMIO IL GAMBERO – Domenica 4 dicembre, dopo la faticosa vittoria nel lunch match contro il Crotone, il Milan cullava sogni di Champions: secondo posto con 32 punti a pari merito con la Roma, 4 in più del terzetto degli inseguitori Napoli, Lazio e Atalanta, ben 11 lunghezze di vantaggio sull’Inter. Poi un bel Natale festeggiato con la Supercoppa di Doha. Meno di due mesi dopo, la situazione di classifica dei rossoneri si è fatta preoccupante, la Coppa Italia è un capitolo chiuso e l’Europa, anche quella piccola dell’Europa League, pare tornata un miraggio. Da quel Milan-Crotone 2-1, 6 partite di campionato, 18 punti in palio e solo 5 portati a casa. Tre sconfitte, due pareggi e una sola vittoria (a due minuti dal gong, contro il Cagliari a San Siro). Il fattore C che tanto aveva aiutato Montella nel girone d’andata è svanito, Donnarumma è un “umano” e pure lui fa errori, Locatelli non è più quello dei gol pesanti contro Sassuolo e Juve ma anche quello della folle espulsione in Coppa Italia a Torino e di palloni malamente e sanguinosamente persi. Bacca è il solito (non pervenuto se non segna; e segna pochino…), Lapadula non è Van Basten (e si sapeva) ma neppure Paloschi e Petagna, tanto per scegliere due virgulti cresciuti nelle giovanili e sbolognati velocemente. Dal lunch match di domenica 4 dicembre a quello (contro la Samp) di domenica 5 febbraio. Per capire se quella del Milan è crisi passeggera o crisi profonda.

PREMIO VENDETTA – Alla guida del Sassuolo – stagione 2007-08 – Massimiliano Allegri ha trascorso una stagione indimenticabile. Storica promozione in B per i neroverdi e doppio salto per il mister livornese dalla C1 (allora si chiamava così) alla sua prima panchina in A, a Cagliari. Quando lo allenava Allegri, il Sassuolo non giocava ancora a Reggio Emilia ma nel piccolo stadio “Enzo Ricci”. E il tecnico bianconero prima dello 0-2 di ieri non aveva mai vinto al Mapei Stadium con un bilancio terrificante: sconfitta 4-3 nel gennaio 2014 alla guida del Milan con conseguente licenziamento; poi sulla panchina della Juventus 1-1 nel 2014-15 e 1-0 con punizione vincente di Sansone nello scorso torneo. Higuain e Khedira hanno servito la vendetta sul piatto dell’allenatore juventino. E pazienza se Dybala, al momento del cambio, non gli ha dato la mano. Allegri, siamo certi, se ne farà una ragione…

PREMIO LANTERNA MAGICA – Il 2017 era iniziato davvero male per le due genovesi. Fatte fuori da Lazio (Genoa) e Roma (Sampdoria) in Coppa Italia e mai vittoriose in campionato. Sei partite: 2 pareggi (casalinghi e deludenti, il Genoa contro il Crotone e la Samp contro l’Empoli) e ben 4 sconfitte. Ieri il grande riscatto contro due squadre in ottima salute. Il Doria rifila ai giallorossi i primi gol dell’anno nuovo interrompendo la striscia di 4 vittorie consecutive degli Spalletti’s boys. Il Genoa coglie un 3-3 al Franchi con qualche “aiutino” ma con la costanza di chi non molla mai. E la Lanterna ricomincia a brillare.

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Il coraggio di Allegri e la censura degli striscioni

PREMIO RADDOPPIO – Edin Dzeko decide la sfida contro il Cagliari e… raddoppia. A questo punto della stagione, praticamente a metà, ha già segnato 20 reti, il doppio del bottino raccolto nell’annata scorsa. Sono 14 in campionato, 5 in Europa League e 1 in Coppa Italia; nel 2015-16 ne aveva firmati 8 in A e 2 in Champions. Insomma, un centravanti rigenerato rispetto all’ombra del grande bomber di Wolsfburg e Manchester City visto “pascolare” nella stagione scorsa.

PREMIO REMUNTADA – Continua la scalata dell’Inter di Stefano Pioli. Sesta vittoria consecutiva (in campionato non succedeva dalla stagione 2012-13, con Stramaccioni al timone nerazzurro), ottava contando anche i successi in Europa League e Coppa Italia. Sorpasso sul Milan. Mentre prosegue il digiuno esterno di capitan Icardi, ecco il primo gol fuori casa di Joao Mario che aveva segnato la sua unica rete nella sconfitta interna contro il Cagliari. Con De Boer l’Inter aveva chiuso all’11esimo posto a -13 dalla vetta e a -8 dalla zona Champions. Adesso i nerazzurri sono quinti a -9 dalla Juve capolista (che ha una partita in meno) ma a -5 dal terzo posto. Insomma, remuntada continua.

PREMIO AMMAZZADIAVOLO – Lorenzino Insigne si esalta a San Siro. O meglio, nel San Siro a tinte rossonere. Dove oltre la prodezza che ha messo in discesa la sfida di sabato sera aveva realizzato una doppietta (con gol da urlo) nello 0-4 dello scorso campionato. Per lui poi altri due gol contro il Milan al San Paolo. Lorenzo dunque torna Magnifico proprio a chiudere la settimana maradoniana. Con il Napoli di Sarri che per mezzora ha dato lezione di grande calcio. E adesso il Real Madrid fa un po’ meno (giusto un pochino…) paura.

PREMIO CORAGGIO – In un certo modo Massimiliano Allegri lo aveva preannunciato nella conferenza stampa della vigilia: la Juve iper offensiva vista contro la Lazio (dentro le tre punte pure più Cuadrado e con Pjanic sulla mediana) è stata una Super Juve. Cuii è bastato un quarto d’ora per chiudere la pratica Lazio. Un 2-0 più che all’inglese come si diceva una volta all’argentina… E con l’HD che, rispettando l’ordine delle marcature, si è trasformato in DH.

PREMIO TABU’ – In Coppa Italia, nel 2009, la Lazio di Lotito aveva eliminato la Juventus con una doppia vittoria in semifinale, preludio del trionfo finale. Ma in campionato la statistica dei confronti tra Juve e Lazio da quando – estate 2004 – Claudio Lotito è diventato presidente della società biancoceleste è a senso unico: 24 partite, 18 vittorie bianconere, 6 pareggi e zero successi laziali. E anche domenica nel lunch match la Lazio – che è grande con le piccole – si è confermata piccola con le grandi. E inesistente contro la Juve.

PREMIO CENSURA – Tante tifoserie, quasi tutte, hanno esposto nel week-end striscioni di solidarietà nei confronti delle popolazioni del Centro Italia colpite dal combinato disposto di terremoto e nevicate mai così copiose e tragiche. Per primi ci avevano provato alcuni tifosi doriani romani nella sfida di Coppa Italia di giovedì all’Olimpico. Il loro striscione – Fratelli del Centro Italia non mollate – è stato rimbalzato ai cancelli dello stadio, anzi è addirittura stato sequestrato in quanto non autorizzato. Beh, complimenti vivissimi per la poca sensibilità e la grande ottusità a chi (Questura? Osservatorio?) è riuscito in questa stupidissima impresa… Far peggio è proprio difficile.

 

 

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Quattro scoppole per la Signora…

PREMIO HORROR-JUVE – Nove trasferte, 4 sconfitte: 2-1 a San Siro-Inter, 1-0 a San Siro-Milan, 3-1 a Marassi-Genoa, 2-1 a Firenze. Tanta roba, in senso negativo per una Juve che – in questa stagione – ha già perso per strada un trofeo, quella Supercoppa lasciata a Doha e al Milan. Più che il risultato preoccupa il gioco e l’atteggiamento: nella prima mezzora per larghi tratti tutti gli undici bianconeri in campo erano rintanati nella propria metà campo. Qualcuno ironizza: Juve formato Champions. In realtà quest’anno la dimensione europea fa meglio alla Signora che le gite (italiane) fuori porta…

PREMIO QUALITA’ – Gioca bene e vince con merito. Applausi alla Fiorentina e applausi a Paulo Sousa che Radiomercato dà come prossimo allenatore della Juventus in casodi divorzio bianconero da Allegri. Finora la Viola non aveva entusiasmato. Questo 2-1 rilancia le ambizioni europee di Bernardeschi e compagni e riappacifica la tifoseria con un allenatore da quelle parti mai troppo amato.

PREMIO BUONSENSO – Probabilmente Stefano Pioli non entrerà nella top 10 degli allenatori di tutti i tempi stilata, in rigoroso ordine alfabetico, dalla Fifa. Ci sono due miti della panchina interista (il Mago Helenio Herrera e lo Special One Josè Mourinho) e c’è un tifoso interista che ha poi trionfato sull’altra sponda del Naviglio (Arrigo Sacchi). Di sicuro però Pioli sta conquistando – con la forza del lavoro e della serietà – il cuore dei tifosi nerazzurri. Cinque vittorie consecutive sono una bella soddisfazione. La prova contro il Chievo un grande esempio dell’applicazione in campo delle idee e delle disposizioni tattiche made in Appiano Gentile. E occhio, non stiamo solo facendo un discorso “risultatista”: anche nel primo tempo, chiuso sotto 0-1, l’Inter aveva giocato bene non meritando assolutamente lo svantaggio. Icardi e Perisic, i soliti noti, portano la firma sul ribaltone da tre punti completato poi dal redivivo Eder. Ma la rinascita di Kondogbia e la bella prova di personalità di Gagliardini, nel cuore del gioco, sono tutte farina del sacco parmigiano di Stefano Pioli.

PREMIO COERENZA – Un plauso all’Associazione Club Genoani. Che dopo lo scempio di Cagliari ha deciso di rimborsare il costo del biglietto dello stadio ai tifosi rossoblù presenti in Sardegna, “unici e veri protagonisti della trasferta che dopo essersi sobbarcati ore e ore di viaggio e relativi costi, hanno dovuto essere testimoni dello scempio che si è visto in campo.” Il virgolettato è della medesima ACG e merita un applauso. I toni sono civilissimi, nel resto del comunicato non ci sono volgarità o minacce. Ecco, magari sarebbe bello che la società di Preziosi intervenisse… in sostituzione dell’Associazione Club Genoani. E provvedesse direttamente al risarcimento… Magari chiedendo un obolo anche a giocatori e tecnico…

PREMIO BOMBER A DUE VOLTI – L’esperienza di Edin Dzeko in Italia è simile a un giro sulle montagne russe. Arriva come campione, diventa un bidone dopo la sua prima stagione, ridiventa campione dopo lo scoppiettante girone d’andata e precipita ancora nella polvere soprattutto dopo gli obbrobri tecnici mostrati a Udine. Rigore alle stelle che sta facendo impazzire il web e clamorosa occasione da gol dilapidata per chiudere la partita. Ecco, nello specifico sarebbe bene ricordare che il bosniaco è un buon attaccante (non un campione, non un bidone) che ha dato e può ancora dare molto alla causa giallorossa. Spalletti lo sa e sa sicuramente come gestirlo. L’ambiente romano – con l’etere sempre pronto a esaltare o deprimere – è complicato. Ma Dzeko ha le spalle larghe.

 

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Juve, prima volta in HD a Torino

PREMIO JUVE IN HD – Per la prima volta l’HD bianconero va in onda allo Juventus Stadium. Mai in passato infatti Gonzalo Higuain e Paulo Dybala erano andati a segno insieme a Torino. Le due precedenti partite con gol in coppia degli argentini vedevano la Juve in trasferta e anche in quelle occasioni si era trattato di vittorie comode: 3-0 in ottobre a Empoli e 4-0 a fine settembre a Zagabria.

PREMIO OK LA DIFESA E’ GIUSTA – Il Milan non brilla, segna poco ma è lì a ridosso delle grandi. Per un Bacca che si sblocca, Montella però probabilmente sarà stracontento della tenuta difensiva. Per la settima volta infatti i rossoneri non subiscono gol; lo scorso anno, nel girone d’andata, Mihajlovic era riuscito a blindare la difesa solo tre volte su 19 partite. Numeri incoraggianti che confermano la crescita di Romagnoli nel cuore del pacchetto arretrato, l’affidabilità di Paletta (magari “brutto” ma efficace) e la maturazione tra i pali di Gigio Donnarumma.

PREMIO IL POKER E’ SERVITO – D’accordo, le partite sono pochine (soltanto 7), ma i punti (16) sorridono a Stefano Pioli la cui media-punti in campionato è quasi da… record del post-Triplete. Il tecnico parmigiano è infatti a 2,28, solo Leonardo dopo Mourinho aveva fatto meglio (53 punti in 23 gare, media 2,30). Le quattro vittorie consecutive nerazzurre tengono l’Inter a ridosso della zona Europa. E la doppietta di Ivan Perisic consente al croato di mettere nel mirino già dalla prossima giornata il suo record personale in Italia: 7 nella scorsa stagione, adesso a metà campionato Perisic è già a quota 6.

PREMIO OBIETTIVO DOPPIA CIFRA – Alejandro Gomez detto El Papu ha firmato ieri una doppietta da centravanti vero, sinistro e destro dal cuore dell’area di rigore. Il capitano e numero 10 atalantino chiude così l’andata a quota 5 gol. La proiezione per il girone di ritorno potrebbe fargli per la prima volta in carriera raggiungere la doppia cifra. Il record personale rimangono le 8 reti segnate con il Catania nella stagione 2012-13. Quella che gli permise di tentare l’avventura (poco fortunata) nel calcio ucraino prima di tornare in Italia e vestire con grande profitto il nerazzurro atalantino.

PREMIO GOL PESANTI – Il gol che ha regalato al Napoli due punti pesantissimi nell’anticipo di sabato contro il Genoa costituisce uno strepitoso battesimo in azzurro per Lorenzo Tonelli. Il difensore toscano – prima di bagnare con la rete il suo esordio con il Napoli – aveva comunque già segnato altre 7 reti in Serie A nelle due stagioni con l’Empoli. E tutte – curiosamente – in partite che hanno fruttato punti alla sua squadra.

PREMIO FORZA MATTIA – Mattia Perin sperava di aver mandato in archivio un 2016 decisamente sfortunato. L’infortunio al crociato del ginocchio destro di aprile, con fortuito impatto con il compagno di squadra Munoz, aveva fatto perdere al numero uno genoano l’Europeo di Francia. Questo volta il problema riguarda il ginocchio sinistro. Se a questi seri problemi alle ginocchia si aggiunge il grave infortunio alla spalla rimediato da Perin nella seconda metà della stagione 2014-15, si evince che Mattia avrebbe proprio bisogno di una… benedizione speciale.

 

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La carica dei 201 gol del Pipita e quel Gerson inguardabile…

PREMIO GOLAZO – Sradica palla dai piedi di De Rossi (il re degli incontristi), fa sedere letteralmente Manolas, si passa il pallone dal destro al sinistro e fulmina Szczesny. Poche parole e spazio ai numeri per il Pipita (e non a quelli della bilancia…): gol numero 201 in campionato (tra Primera Division, Liga e Serie A); doppia cifra raggiunta; missione-Roma compiuta. E adesso sotto con la Supercoppa. Quel trofeo che nel dicembre 2014 il Pipita portò da Doha a Napoli con doppietta e rigore trasformato.

PREMIO MOSSA TATTICA (INCOMPRENSIBILE) – Se l’azzecchi e vinci sei un campione, se non ci prendi e perdi sei un coglione. L’antico detto fa al caso – con tutto il rispetto, sia chiaro – di Luciano Spalletti. Che nel ballottaggio Salah-El Shaarawy sceglie tra la sorpresa generale il brasiliano Gerson. Prontamente sostituito dall’egiziano a inizio secondo tempo. La mossa dello Juventus Stadium non ha funzionato anche se – ovviamente – non è che la Roma abbia perso a Torino per colpa di Gerson e di Spalletti. Più che altro ci si chiede in che condizioni psicofisiche possa trovarsi l’ex Faraone di Savona se – con il suo quasi connazionale ancora non al cento per cento – non riesce a ritagliarsi spazio in avanti se non nei venti minuti finali. Nella scorsa stagione Elsha era stato decisivo per il grande rush finale della Roma spallettiana. Quest’anno evidentemente qualcosa si è rotto tra l’italo-egiziano e il bravo tecnico di Certaldo. Diciamo che nel finale – con dentro Salah, El Shaarawy, Perotti e Dzeko – la Roma ha messo un po’ paura alla Signora.

PREMIO POLVERI BAGNATE – E’ bastato che la dea bendata (attenzione, non la Dea…) abbia girato le spalle al Diavolo che il Milan ha riposto in un cassetto le sue ambizioni di poter recitare la parte di anti-Juve. Vincenzo Montella – la nota più lieta dei rossoneri stagione 2016-17 – non si era in realtà illuso più di tanto. E adesso – dopo due partite a secco di gol – si comincia a fare i conti con un attacco non propriamente atomico. A fronte di un (momentaneo) terzo posto, il Milan ha segnato solo 27 reti in 17 partite (una in meno dello scorso campionato con l’ingiustamente vituperato Mihajlovic in panchina; una in più del torneo 2014-15 con il giustamente vituperato Inzaghi alla guida). Nessun rossonero figura nelle zone alte della classifica cannonieri. Lapadula – encomiabile per impegno – si è confermato attaccante di modesta levatura; Bacca ha confermato la sua preoccupante involuzione che lo ha fatto scivolare al ruolo di quinto attaccante della nazionale colombiana; Niang è la controfigura del giocatore visto nei primi due mesi; il solo Suso non può sfornare magie mancine ogni partita. Insomma, un Milan con il mal di gol che avrebbe bisogno di un’Aspirina 2000 per provare a contendere con successo la Supercoppa di Lega alla Juventus.

PREMIO PICCOLO IBRA – Walter Sabatini lo aveva strappato giovanissimo all’Empoli. Aveva 18 anni Mchelidze – match winner con una doppietta nel 2-0 dell’Empoli sul Cagliari – quando approdò al Palermo. Il diesse vedeva in lui un possibile nuovo Ibrahimovic. “Neppure lui sa quanto è forte”, sosteneva dalle parti di Mondello il dirigente dalla vista lunghissima. Ebbene, il georgiano ha fatto di tutto per smentire il suo mentore. Solo un misero golletto in due anni in rosanero. E neppure il ritorno a casa (Empoli) ha rappresentato una svolta se è vero (come è vero) che in sei stagioni (quattro di B e due di A) aveva segnato soltanto 11 reti, playout e playoff compresi. Chissà che la doppietta rifilata a Storari – la seconda in A (la prima, nel maggio 2015 non aveva portato punti: Inter-Empoli 4-3) – non possa rappresentare la svolta per l’Ibra georgiano… Che in fin dei conti ha ancora “solo” 26 anni.

 

 

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Un Lapadula piccolo piccolo…

PREMIO ANTI-JUVE – Senza incantare, la Roma batte con merito il Milan e si candida come antagonista alla Juve capolista. In attesa dell’esame scudetto di sabato a Torino, la squadra di Spalletti si gode il secondo posto in solitario e si coccola un Nainggolan “fantasista di fatica” sempre più al centro del progetto di gioco spallettiano.

PREMIO PICCOLO DIAVOLO – Il Milan visto all’Olimpico non può far paura alla Juventus e salvo miracoli difficilmente potrà centrare l’obiettivo Champions. All’esame di una grande squadra, per esempio, Lapadula ha steccato clamorosamente. Dando ragione a chi sottolineava come i suoi 4 gol fossero stati realizzati nell’ordine a Palermo, Empoli (due) e Crotone.

PREMIO RIECCOLO – Nikola Kalinic piega il Sassuolo, fa doppietta e si prende un bell’8 in pagella, 8 come il numero di gol realizzati in questo campionato (primi due stagionali peraltro al Franchi). Non male, soprattutto considerato come aveva cominciato il torneo…

PREMIO UOMO DERBY – River Plate, Real Madrid e Juventus. Il Pipita Higuain è abituato ai “clasicos” e quasi sempre lascia il segno. Boca Juniors, Atletico Madrid e, da domenica pomeriggio, il Torino ne sanno qualcosa. Perché Higuain è un vero e proprio uomo-derby: ne ha giocati 11 segnando 9 gol. Due al Boca, cinque all’Atletico e due al Toro. Insomma, il dibattito sull’attaccante argentino si è spostato dai numeri indicati dalla bilancia a quelli dei gol segnati. Il terreno preferito da mister 94 milioni…

PREMIO PRIMA VOLTA – Marco Parolo si è iscritto sabato sera alla cooperativa del gol laziale. E’ infatti il 14esimo marcatore della Lazio in questo campionato. E per lui aspettare la 16esima giornata per sbloccarsi è stato proprio un lungo digiuno. Perché in A nei precedenti 6 campionati il centrocampista lombardo di reti ne aveva segnati 30, alla media di 5 a torneo.

PREMIO CENTENARIO – Sergio Pellissier, anni 37, ha fatto 100. Il bomber valdostano festeggia la tripla cifra nella vittoria del Chievo a Palermo firmando così il suo secondo gol stagionale. Pellissier, cresciuto nelle giovanili del Torino, gioca e segna nel Chievo dalla stagione 2002-03. La rete segnata a Posavec ne certifica l’ingresso nel club dei centenari che in A annovera – tra i giocatori in attività – solo Totti (a quota 250), Gilardino e Cassano.

PREMIO PERLA NERA – Molti, fors’anche per la rima, ritengono Fofana l’erede di Pogba. Altri accostano il centrocampista dell’Udinese classe ’95 a Yaya Tourè. Al netto dei paragoni comunque il francese si sta imponendo come uno dei migliori giovani talenti della Serie A. Lo splendido gol di Bergamo e l’assistenza per il 3-1 finale di Thereau sono giocate da aspirante campione. Al resto ci penserà Gigi Delneri, un vero maestro nell’arte di crescere e consacrare giovani talenti.

 

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Conte-Lippi vs Allegri-Capello

PREMIO PROFUMO D’EUROPA – Senza entusiasmare, soffrendo terribilmente e vincendo in rimonta il Milan tiene la scia della Juve. E lunedì prossimo sfiderà la Roma per la patente di antagonista-doc dei bianconeri in chiave lotta per lo scudetto. A proposito di scudetto, 32 punti dopo 15 giornate in casa Milan non si vedevano dalla stagione 2010-11: allenatore Massimiliano Allegri, allora il Milan – ed era proprio il 4 dicembre 2010, Milan-Brescia 3-0 – di punti ne aveva uno in più, 33. E a fine campionato rossoneri scudettati per la 18esima volta nella loro storia…

PREMIO SLALOM PARALLELO – L’Italcalcio festeggia (dopo il trionfo del Leicester) il primo posto in Premierleague del Chelsea. E tanti tifosi juventini continuano a essere indecisi tra l’amore per il vecchio vate e quello per il condottiero livornese. Sicuramente un tratto accomuna Conte al suo antico maestro Marcello Lippi e Allegri a un altro ex tecnico bianconero, Fabio Capello. Come Lippi, Conte è abituato a ripartire da piazze dove è oggettivamente difficile far peggio. Prese la Juve dopo il disastroso settimo posto della stagione 2010-11; assunse la guida della Nazionale sulle ceneri del Mondiale brasiliano; ha preso il timone del Chelsea dopo che – per la prima volta dopo tanti anni – i Blues erano rimasti fuori dall’Europa. In questo senso assomiglia molto al Lippi delle sue due esperienze juventine (post Trapattoni nel ’95 e post Ancelotti nel 2001), dove vinse lo scudetto al primo colpo. Così come Conte nella primavera 2012. E magari, chissà, tra qualche mese a Londra… A Capello toccò, a inizio anni Novanta, la pesantissima eredità sacchiana al Milan e a metà della prima decade del Nuovo Millennio il pesante fardello lippiano in bianconero. Compiti assolti alla grande. Come successo poi ad Allegri una volta chiusosi il ciclo Ancelotti (con la comunque positiva appendice di Leonardo nel 2009-10) e dopo i tre vittoriosi anni di Conte alla Juve.

PREMIO DERBY DI CENTROCAMPO – Tutti che aspettano che Dzeko faccia 13 (in fatto di gol) o che Perotti firmi il suo primo gol su azione. E invece nel derby romano ecco spuntare i gol dei centrocampisti giallorossi: secondi centri stagionali per Strootman e Nainggolan. Per una Roma che non vinceva un derby con i gol di due centrocampisti dalla stagione 2005-06: 2-0 anche allora, con reti di Taddei e Aquilani.

PREMIO SPRINT – La miniserie di 5 partite utili consecutive, frutto di tre vittorie e due pareggi, frutta alla Sampdoria la parte sinistra della classifica dove si sta una meraviglia. Giusto premio al lavoro di mister Giampaolo e del suo staff (su tutti il vice Francesco Conti, l’assistant coach migliore del calcio italiano). E anche alla felice scelta societaria (più di Osti che del presidente Ferrero, in realtà…) di dar fiducia al tecnico abruzzese nel momento più delicato della stagione: alla vigilia del derby, quando i doriani avevano 8 punti in 8 partite ma soprattutto venivano da una striscia negativa di 6 partite senza vittoria (con 2 punti su 18 a disposizione). Il gol di Muriel e l’autorete di Izzo hanno invertito la tendenza e fatto volare la Samp nelle zone nobili.

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