Perché Allegri è meglio di Conte

PREMIO MAN OF THE LADY – L’uomo della Signora si chiama Massimiliano Allegri. Ok, il “sestete” è a metà con Antonio Conte, ma la realtà è che solo grazie al tecnico livornese la Juve è tornata a darsi una dimensione internazionale vent’anni dopo il ciclo Lippi e quelle tre finali consecutive di Champions dal ’96 al ’98. I numeri dicono che il punteggio top della Juventus in campionato rimane quello del 2013-14: la tripla cifra, i 102 punti. Peccato però che per raggiungere quel traguardo tre anni fa Conte abbia trascurato un percorso europeo che poteva dare soddisfazioni. Invece, fuori subito dalla Champions (per mano del Galatasaray di Mancini, avessi detto…) e fuori anche dalla finale di Europa League che la Juventus avrebbe ospitato nel maggio 2014 dentro il suo gioiello di stadio. Invece Conte, all’epoca, privilegiò la tripla cifra in campionato a un possibile trionfo europeo. Una scelta che nessuno, a cominciare dal presidente Andrea Agnelli, gli ha mai perdonato.

PREMIO MINI-EUROPA – Il 3-0 rifilato al Bologna certifica il ritorno del Milan in Europa dopo tre anni di assenza. Montella, riconfermatissimo, ama i piedi buoni: ieri li ha riservati per il secondo tempo… Inserendo il suo pupillo Mati Fernandez al posto di uno spento Bertolacci. Risultato: assist al bacio del cileno (argentino di nascita per via del padre) per il primo gol di Deulofeu e cross per il tris di Lapadula. A proposito, l’ex bomber del Pescara nel primo tempo, sullo 0-0, si è mangiato un gol pazzesco che forse Blissett e Calloni (gli sciagurati bomber degli anni Ottanta e Settanta) avrebbero segnato a occhi chiusi. Ecco, per non far brutte figure in Europa, il Milan dovrebbe come minimo provvedere a incassare qualcosa dalla cessione di un Bacca deludente e blindare (ma in panchina…) un Lapadula che sembra proprio bomber di categoria (diciamo di Serie B). Belotti? Morata? Aubameyang? Uno dei tre sarebbe davvero il top. E sarebbe il segnale – con il prolungamento del contratto di Donnarumma – che la nuova proprietà cinese ha intenzione di fare le cose per bene…

PREMIO SERIE NERA – Una distrazione difensiva per il gol di Andreolli; il pasticcio di Hoedt; il tris di Eder. L’Inter all’Olimpico evita di battere un record storico. Solo nella stagione 1981-82 infatti i nerazzurri erano rimasti – esattamente come quest’anno – a secco di vittorie per otto partite di fila. La serie nera di Pioli & Vecchi contava però ben 6 sconfitte e solo 2 pareggi. Quella di 35 anni fa era composta da 5 pari e 3 sconfitte. Senza contare che quattro giorni dopo il 2-1 rifilato all’Avellino (rigore Prohaska e gol di Altobelli) l’Inter targata Bersellini conquistava contro il Torino la Coppa Italia. Con il tecnico di Borgotaro che sarebbe passato poche settimane dopo proprio a guidare i granata.

PREMIO TANGO D’ITALIA – Il nuovo ct argentino Jorge Sampaoli (buon allenatore ma persona discutibile, stando a sentire molti dell’ambiente) ha chiamato per i primi impegni amichevoli (a giugno in Australia contro il Brasile e a Singapore) tre protagonisti del nostro campionato. Il Papu Gomez ha risposto alla grande firmando il suo gol numero 15 in stagione; Paredes ha registrato in coppia con De Rossi il gioco della Roma vittoriosa in casa del Chievo. L’unico che non ha potuto dimostrare di meritare sul campo la convocazione è stato Maurito Icardi. Il capitano dell’Inter probabilmente salterà anche la sfida di domenica prossima a San Siro contro l’Udinese. Per poi presentarsi tirato a lucido (ma sarà vero?) per quella che potrebbe essere la sua prima partita da titolare con la Seleccion.

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E’ uno Spalletti d’argento, curva Nord da applausi

PREMIO FRENATA – Due punti in tre partite. Se l’EuroJuventus viaggia che è un piacere, in campionato la frenata bianconera fa rumore. Dal 2-2 di Bergamo alla sconfitta all’Olimpico con in mezzo l’1-1 nel derby acciuffato in extremis da Higuain. Segnali preoccupanti in vista del 3 giugno a Cardiff, proprio mentre il Real Madrid passeggia 4-1 sul Siviglia? Lo vedremo presto. Già da mercoledì quando la squadra di Allegri – sempre all’Olimpico ma contro la Lazio nella finale di coppa Italia – può mettere il suo primo mattone in chiave Triplete.

PREMIO MEDAGLIA D’ARGENTO – La Roma che vince si tiene stretta il secondo posto che vale la Champions diretta. Ma soprattutto accorcia le distanze dalla Juventus, la grande rivale di questi ultimi quattro campionati. Nel 2013-14 e nel 2014-15 i giallorossi guidati da Rudi Garcia arrivarono dietro alla Juve ma con uno scarto di ben 17 lunghezze. L’anno scorso il terzo posto a -11 dai bianconeri. Adesso le distanze si sono accorciate a soli 4 punti. Segno che – al di là del tormentone Totti e delle battaglie con parte della stampa romana, il lavoro di Luciano Spalletti è stato ottimo. Perlomeno in chiave campionato.

PREMIO GRANDE BELLEZZA – Il pokerissimo calato dal Napoli nella Torino granata rafforza la leadership azzurra in quanto a gol segnati: 86 (46 fuori e 40 in casa a parità di partite, 18 e 18). Una cifra pazzesca in assoluto, ancor più se si considera che Sarri ha perso il capocannoniere-record della scorsa stagione (Higuain, con i suoi 36 centri) e ha dovuto rinunciare per quattro mesi al suo naturale sostituto (Milik) inventandosi così il piccolo Mertens centravanti (con risultati lusinghieri). Questo per sottolineare ancora una volta i meriti del tecnico, che magari non starà simpatico a tutti, non vestirà griffato e non è tagliato per i salotti buoni. Ma che è tremendamente bravo.

PREMIO SALVEZZA MORALE – Sono 17 i punti conquistati dal Crotone nelle ultime 7 partite. Una media (quasi) da scudetto. Sapete quanti punti hanno conquistato nello stesso lasso di tempo le due milanesi? La miseria di 8: per la precisione 7 il Milan e 1 l’Inter. Fino a Chievo-Crotone, i calabresi avevano ottenuto solo 14 punti in 29 giornate. E vedevano la salvezza a -8 dall’Empoli. Adesso il divario si è ristretto a un solo punto (e a due dal Genoa). Bravo mister Nicola per la Grande Rincorsa. Ma un bravo va anche al presidente Vrenna e al diesse Peppe Ursino che hanno avuto il merito di insistere sull’allenatore senza avventati cambi di panchina.

PREMIO TIFO DA APPLAUSI – Un applauso alla Curva Nord dell’Inter. Qualcuno temeva incidenti per l’annunciata contestazione degli ultrà nerazzurri. Invece a Inter-Sassuolo hanno dato una lezione: striscioni duri ma civili, originale l’idea di “stendere un velo pietoso” sulla stagione 2016-17. Efficace l’abbandono di San Siro dopo 20 minuti di partita. Meno efficace la (presunta) reazione della squadra: battuta anche da un Sassuolo che non ha più nulla da chiudere alla sua stagione.

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Nostalgia Milan, confusione Inter: Cina, poca roba…

PREMIO GRANDE BELLEZZA – Quando la Roma gioca come a San Siro contro il Milan non bastano gli applausi. Ci prende un po’ di rabbia per l’idea di come sarebbe potuto essere più avvincente il campionato con una Roma più continua. Comunque facciamo i complimenti a Edin Dzeko: 37 gol stagionali, capocannoniere del torneo con 27. Mai così bomber in carriera.

PREMIO NOSTALGIA – Virdis,Van Basten, Papin, Weah, Bierhoff, Inzaghi, Shevchenko, Gilardino, Pato. Mettiamoci magari anche Borriello. Un festival di campioni e (più o meno) grandi giocatori si sono alternati nel cuore dell’attacco milanista negli ultimi trent’anni. Ecco, che il/i centravanti del Milan di oggi siano Gianluca Lapadula e Carlos Bacca, beh è proprio sintomatico del “mio Dio come siamo caduti in basso…”. D’altronde Lapadula conferma il perché fino a 25 anni abbia praticamente giocato sempre e solo in Serie C. E Bacca (31 gol in due anni in rossonero più 34 in due tornei di Liga al Siviglia) è l’emblema del bomber che vedi solo quando segna. Intanto il nuovo Milan cinese aspetta la prima vittoria: per adesso, 4 partite, 2 miseri punticini con l’alternanza pareggio-sconfitta-pareggio-sconfitta. Verranno tempi migliori. Già. Verranno?

PREMIO CONFUSION – Per chi ha da tempo superato gli “anta” (magari quelli con il 5 davanti…), Confusion rimane una delle canzoni di uno splendido album dellaEletric Light Orchestra, fine anni Settanta. Confusion però è anche la colonna sonora dell’Inter recente, quella che nelle ultime 7 partite è riuscita a raccogliere solo 2 punti sui 21 a disposizione. Pioli in pratica ha dilapidato il suo credito, costruito nelle precedenti partite a suon di gioco e risultati. Tutto d’un tratto, puf… Involuzione nel gioco, punti persi malamente e tesoretto dilapidato. La perdita di credibilità del tecnico che così bene aveva cominciato la sua avventura sulle ceneri olandesi di Frank De Boer si è fatta evidente anche a Marassi. Dove contro un Genoa messo se possibile peggio dei nerazzurri, l’Inter si è sfaldata. E anche il tecnico non ne è uscito benissimo. Togliere Icardi, goleador e capitano della squadra, quando sei chiamato a rimontare non si è rivelata una grande idea. E il rigore fallito da Candreva aumenta i rimpianti per una scelta discutibile. Sempre ricordando – peraltro – che anche Icardi aveva sbagliato contro il Cagliari un rigore “importante”.

PREMIO ZEMANLANDIA – Simone Inzaghi calciatore non ha mai avuto Zeman allenatore. Eppure l’influsso c’è e si vede. Due settimane fa il 6-2 al Palermo, ieri il 7-3 alla Sampdoria. Nella sua storia la Lazio ha vinto due volte lo scudetto (1974 e 2000, con Simone tra i protagonisti), ma mai era riuscita a segnare così tanto. Con 70 reti è ormai a un passo (uno solo…) dal record assoluto stabilito due stagioni fa, con Pioli in panchina: 71 gol che valsero il terzo posto, sprecato poi dalla sconfitta ai preliminari Champions con il Bayer Leverkusen qualche settimana dopo…

PREMIO GOL DA APPLAUSI – La 35esima giornata ha regalato prodezze da applausi. Punizione “alla Platini” proprio sotto gli occhi del francese per Ljajic nel derby torinese. Gol di Verdi e risposta di Pasqual all’incrocio nel divertente Empoli-Bologna. E poi il missile del bulgaro Tonev che tiene accese le speranze salvezza del Crotone. Insomma, alla fine lo spettacolo non manca nella nostra tanto bistrattata Serie A…

 

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Inter, troppe pippe e un Inzaghi da applausi

PREMIO BOLLICINE – Sempre un piacere vedere giocare il Napoli. Schemi offensivi spettacolari (e non è un caso che siano ben quattro i giocatori in doppia cifra), stagione comunque da applausi nonostante le eliminazioni in Champions e Coppa Italia. Adesso l’obiettivo è il secondo posto, la Champions diretta. E il Napoli – in tutta onestà – la meriterebbe.

PREMIO PIPPONI D’ORO – Due punti in sei partite, dunque su 18 disponibili. Ovvio che Stefano Pioli sia alla sbarra, sul banco degli imputati. Anche se le attenuanti non gli mancano. In primis, l’eccessiva sopravvalutazione della rosa nerazzurra. Che Nagatomo non sia presentabile non si scopre certo dall’errore che ha provocato il gol del Napoli. Che Banega e Joao Mario messi insieme non facciano un trequartista è ormai un fatto assodato. Insomma, parta pure il nuovo casting per l’allenatore dell’Inter 2017-18. Ma parta anche e soprattutto la caccia a giocatori davvero di qualità.

PREMIO POSSESSO PORTAIELLA – Nelle gare del pomeriggio incuriosiscono i dati sul possesso palla di Empoli, Udinese e Fiorentina: nettamente superiori a quelli di Sassuolo, Bologna e Palermo. Eppure le due formazioni toscane e quella friulana hanno perso con due o più gol di scarto. Incredibile poi lo score della sfida del Barbera: la Fiorentina di Paulo Sousa ha sfiorato il 76 per cento di possesso palla. Risultato negativo (con Palermo vittorioso 2-0) e prestazione imbarazzante tanto che il tecnico portoghese l’ha definita la peggior partita degli ultimi due anni della Fiorentina. Dimostrazione che nel calcio i numeri “all’americana”, tanto significativi appunto negli sport Usa (come football americano, baseball e basket), applicati al calcio lasciano davvero il tempo che trovano.

PREMIO POLVERI BAGNATE – Hanno portato davvero iella le paginate della scorsa settimana dedicate alla entusiasmante lotta per la classifica cannonieri con 6 giocatori a quota 20 e passa gol a contendersi il titolo. Nel dettaglio del lungo fine settimana di Serie A: Higuain a secco venerdì sera, Belotti in bianco sabato, Immobile ko alla vigilia del derby, Dzeko inguardabile. E nel posticipo al palo anche Icardi e Mertens

PREMIO OK IL MISTER E’ GIUSTO – Finalista di Coppa Italia (con Roma eliminata in semifinale), quarto in campionato, vincitore di un derby in campionato dopo 4 sconfitte di fila e 8 partite a secco (5 successi Roma e 3 pareggi). Simone Inzaghi – quarta scelta per la Lazio 2016-17 dopo i quasi accordi del presidente Claudio Lotito con Jorge Sampaoli, Cesare Prandelli e Marcelo Bielsa – sta completando una stagione da applausi. Per lui derby stravinto con il forfait all’ultimo momento di Ciro Immobile e almeno due scandalose decisioni arbitrali di Orsato (il rigore negato a Lukaku e quello regalato a Strootman). Ma se è vero che un allenatore non si deve giudicare solo dai risultati, per noi valga questo ricordo: campionato scorso, 35esima giornata, Sampdoria-Lazio. La Lazio gioca una partita eccellente, merita di vincere e invece perde 2-1 dopo essere andata in vantaggio (e con Candreva che sull’1-1 poi sbaglia un rigore). Ecco, in quel pomeriggio del 24 aprile 2016, nel nostro piccolo, avevamo capito che Simone Inzaghi aveva la stoffa per diventare un allenatore importante.

 

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E Allegri fa già tremare il Real

PREMIO PANCHINA D’ORO – Sarri ha messo nel salotto buono il premio ricevuto qualche settimana fa a Coverciano. Il prossimo spetta di diritto a Massimiliano Allegri (che l’ha già vinto, peraltro…). Panchina d’oro perché… Il sesto scudetto consecutivo è dietro l’angolo (tre sono di Conte, d’accordo), la semifinale di Champions è realtà, la finale e la coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo di Cardiff sono possibilità concrete. In tutto questo, Allegri cambia uomini e schemi con grande scioltezza sempre ottenendo grandi risultati. Come con il Genoa, quando ha rispolverato la difesa a tre, rilanciato Benatia e sugli esterni Lichtsteiner e Asamoah (facendo rifiatare Dani Alves e Alex Sandro), lasciato a casa a riposare Buffon sostituito da un Neto quasi inoperoso. E poi a dare un’ulteriore botta di autostima è arrivato il risultato del clasico del Bernabeu. Con il Barcellona che s’impone 3-2 sul Real Madrid. E dunque, per la proprietà transitiva, se la Juve ha eliminato 3-0 il Barça e i catalani hanno vinto in casa del Real…

PREMIO TORO SCATENATO – E’ un Torino che vola a +6 rispetto a quello della scorsa stagione. E’ un Torino che ha gli stessi punti – 48 – del campionato 2013-14, quello chiuso al settimo posto ma che valse ugualmente alla squadra di Ventura l’accesso all’Europa League per le inadempienze finanziarie del Parma. E’ insomma, il team guidato da Sinisa Mihajlovic, un Toro davvero scatenato. Che in casa del Chievo passa con autorità e personalità anche senza l’apporto del suo bomber Andrea Belotti, per una volta a secco. Questo Toro merita di essere supportato dal presidente Cairo per la prossima stagione: con un paio di ritocchi e rinviando all’estate del 2018 le cessioni eccellenti (Belotti su tutti) il Torino targato Mihajlovic può davvero battersi per un posto in Europa. Dove, con Ventura, i granata si erano fatti onore nell’edizione 2014-15 dell’Europa League andando a vincere in casa dell’Athletic Bilbao e arrivando agli ottavi di finale.

PREMIO COOPERATIVA (VERDE) DEL GOL – Ciro Immobile che sale a quota 20, Keita che con la sua tripletta arriva per la prima volta in doppia cifra. I “titoli” del 6-2 al Palermo vanno a loro due, ma la soddisfazione per Simone Inzaghi – al di là del quarto posto e dei 64 punti in classifica – è data soprattutto dal numero davvero altissimo di giocatori a segno. Ben 16. L’ultimo, il centrocampista classe ’95 Luca Crecco, cresciuto nel vivaio laziale (pilastro nella Primavera di Inzaghi) e lanciato in A quattro anni fa da Petkovic. Gol giovani, a Crecco e non solo: con una rete ci sono anche Lombardi (’95) e Murgia (’96) nonché il più esperto Cataldi (’94) oggi al Genoa. Senza dimenticare la giovane età di tre gioielli consolidati del calibro di Felipe Anderson (’93), Milinkovic Savic e Keita (entrambi ’95).

PREMIO CONSOLAZIONE – La tripletta più amara della sua carriera lascia qualche interrogativo sul futuro di Maurito Icardi. Con il tris a Firenze, l’argentino batte il suo record di segnature e sale a quota 24 in classifica cannonieri, pronto a giocarsi fino all’ultimo il trono del gol. Sperando che a livello di squadra al capitano nerazzurro possa andar meglio di quando – stagione 2014-15 – vinse il titolo di capocannoniere a pari merito con Luca Toni con 22 gol all’attivo. Perché in quella stagione l’Inter chiuse all’ottavo posto, fuori anche dall’Europa League. Quello che, a inizio campionato, era considerato l’obiettivo

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Il gambero Pioli e Belotti il “bocia”

PREMIO ATTACCO ATOMICO – Nella domenica in cui la Roma tocca i 103 gol in stagione, il Napoli stravittorioso all’Olimpico laziale rafforza la sua leadership offensiva: con 72 reti continua a essere il miglior attacco della Serie A. Callejon e il doppio Insigne blindano il terzo posto Champions. Lo scorso anno, alla 31esima giornata, la squadra di Sarri perdeva a Udine con le polemiche sull’espulsione di Higuain. E – pur con i gol del Pipita – aveva dopo 31 partite lo stesso numero di punti di oggi: 67. A dimostrazione del grandissimo  lavoro del tecnico azzurro.

PREMIO IL GAMBERO – Chi ha superato da tempo gli “anta” ricorderà una trasmissione radiofonica di grande successo, Il Gambero. Un concorrente partiva da un discreto gruzzolo che però si andava erodendo a ogni risposta sbagliata. Un po’ quello che sta succedendo a Stefano Pioli sulla panchina dell’Inter. Nelle prime 10 giornate, per lui 8 vittorie, un pareggio (il 2-2 nel derby d’esordio) e una sola sconfitta (a Napoli). Nelle ultime 9, su 27 punti disponibili, la sua Inter ne ha conquistati soltanto 13, frutto di 4 vittorie, un pareggio e 4 sconfitte (a ritroso: a Crotone, contro la Samp, contro la Roma e allo Juventus Stadium). E se alla 22esima giornata la Champions era lontana solo tre lunghezze, adesso il distacco dal Napoli si è fatto siderale (-12) e anche la zona Europa League è distante 4 lunghezze. Senza contare che – alla vigilia del derby di mezzodì del sabato di Pasqua – il Milan ha anche messo la freccia…

PREMIO BOMBER LINEA VERDE – Bocia, in dialetto bergamasco e più in generale lombardo, vuol dire ragazzino. Belotti – 23 anni – raggiunge con il gol di Cagliari il rivale Dzeko in testa alla classifica cannonieri. Tra i tanti obiettivi alla portata del bomber bergamasco di granata vestito c’è anche quello di conquistare il titolo di capocannoniere in età relativamente giovane. Negli ultimi 40 anni soltanto Paolo Rossi nel 1977-78 (a 22 anni ancora da compiere) era riuscito a conquistare lo scettro del gol in così tenera età.

PREMIO PIPITA D’EUROPA – Non saranno da record ma sono comunque numeri sontuosi quelli di Gonzalo Higuain in questa stagione 2016-17. E’ arrivato a quota 27 in stagione, 21 in campionato, tre in Champions e tre in Coppa Italia (tutti al Napoli…). Di doppietta (al San Paolo) in doppietta (allo Juventus Stadium contro il Chievo), speriamo che funzioni il vecchio detto “non c’è due senza tre”. Una bella doppietta al Barcellona ci starebbe alla perfezione. Anche per sfatare un tabù che vede il Pipita prepotente in campionato (0,68 di media gol in Serie A e 0,56 nella Liga) ma un po’ meno in Champions (appena lo 0,26).

 

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Orsato the best e un Diego nella storia…

PREMIO THE BEST – D’accordo, la partita tra Napoli e Juventus non ha presentato casi particolarmente spinosi. Ma l’arbitraggio di Daniele Orsato, per personalità, metro di giudizio equanime e tenuta atletica, è stata praticamente perfetta.

PREMIO CENTROCAMPISTI GOLEADOR – Higuain in campo solo a pigliar fischi; Callejon, Mertens e Insigne con la mira da rivedere. Insomma, gli attaccanti al San Paolo si sono visti poco. E la ribalta sotto porta se la sono presa due centrocampisti con grande senso del gol. Khedira ha firmato il suo quinto centro in questo campionato che sommato alle cinque reti del torneo scorso portano a 10 il suo bottino in (quasi) due anni alla Juventus. E pensare che nei suoi precedenti nove campionati (cinque al Real Madrid e quattro allo Stoccarda) di gol in tutto ne aveva segnati soltanto 20… Marek Hamsik invece tocca quota 11 (13 stagionali compresi i due di Champions), a -1 dal suo record personale (12 nel campionato 2009-10), primato stagionale comunque eguagliato (13 tra Serie A e coppe ne aveva segnati anche nell’annata 2010-11 e 2014-15). E adesso in tutto sono 111 con la maglia del Napoli. Diego Maradona ne aveva segnati 115 nei suoi sette anni sotto il Vesuvio.

PREMIO BOMBER PAPU – Infinito Papu Gomez, capitano, leader e goleador dell’Atalanta dei miracoli. La tripletta di Marassi (quasi trentaquattro anni fa a Genova ne aveva segnata una anche un certo Zico…) lo proietta a quota 14 nella classifica cannonieri. Negli ultimi 60 anni solo tre giocatori dell’Atalanta a fine stagione hanno fatto meglio dell’attuale numero 10 nerazzurro: Pippo Inzaghi che esattamente vent’anni fa vinse la classifica cannonieri; Cristiano Doni, con 16 reti nel torneo 2001-02; due volte German Denis, 16 gol nel 2011-12 e 15 nel 2012-13.

PREMIO GALLO CANTERINO – Continua a cantare il Gallo: due legni, un gol (regolare) annullato e il gol del 2-2 finale nella gara contro l’Udinese. Per Andrea Belotti si tratta del 23esimo centro in questo campionato. In maglia granata solo due giocatori hanno saputo fare meglio: l’argentino Beniamino Santos (27 reti nel 1949-50) e il mitico capitano del Grande Torino Valentino Mazzola (25 nel 1947-48 e 29, record, nel 1946-47). Contro l’Udinese il bomber bergamasco festeggiava la sua 100esima presenza in Serie A: 41 sono i gol segnati (tra Toro e Palermo) a questo step. Tra gli altri grandi bomber della recente storia granata, soltanto Ciccio Graziani aveva saputo far meglio: 47 reti in 100 partite tutte nel Toro. Pensate che il bomber principe della storia granata Paolino Pulici, il “gemello” di Graziani, dopo 100 presenze in A aveva messo a segno solo 24 gol.

PREMIO UN (ALTRO) DIEGO NELLA STORIA – Diego Falcinelli, anni 25, ha già segnato 9 gol con il Crotone. L’attaccante – che la A l’aveva già assaggiata lo scorso anno con il Sassuolo (2 reti in 26 partite) entra di diritto nella storia del club calabrese. Perché il 30 ottobre dell’anno scorso mise la firma sulla prima vittoria in A del Crotone (2-0 sempre al Chievo allo stadio Scida, dopo il rigore segnato da Trotta). E anche la domenica 2 aprile 2017 ha un peso particolare: prima vittoria esterna del Crotone in A, ancora contro il Chievo e con il gol del decisivo 1-2 ancora segnato dall’attaccante umbro. Che ha un nome molto “calcistico”, Diego, e un luogo di nascita – Marsciano, provincia di Perugia – che l’1 aprile 1954 ha dato i natali a un altro grande del calcio mondiale: Giancarlo Antognoni.

 

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Il tris al Cuadrado e il quasi record di Mertens

PREMIO BOMBER OLIMPICI – La Roma rimane a 8 punti dalla Juve dopo la vittoria in rimonta sul Sassuolo. I numeri giallorossi all’Olimpico sono davvero strepitosi: 13 vittorie su 14 (come brucia il passo falso con il Napoli…), solo la Juve con 15 su 15 ha fatto meglio tra le mura amiche. E il record di gol casalinghi:40, quasi tre a partita. Due in più di quelli segnati dai bianconeri allo Juventus Stadium con una partita in più. Al netto della delusione europea con il Lione e delle dichiarazioni sempre pepate di Spalletti, una stagione da grande. Alla ripresa, sabato 1 aprile, all’Olimpico arriverà l’Empoli. E il giorno dopo ci sarà Napoli-Juventus…

PREMIO SALSA COLOMBIANA – A Marassi all’interno di Samp-Juve c’era il derby colombiano a ritmo di salsa tra Luis Muriel e Juan Cuadrado, il doriano più goleador e lo juventino più assistman. Alla fine l’ha spuntata Cuadrado, uno che segna poco ma firma sempre gol importanti. In questa stagione sono tre i sigilli di Cuadrado: gol a Lione in Champions, gol contro l’Inter e gol a Marassi. Un tris di 1-0 in sfide per nulla banali.

PREMIO TRAGUARDI AZZURRI – Il 3-2 con brivido finale del Napoli a Empoli regala profumo di record ai marcatori azzurri. Il Mertens che sbaglia il rigore e si fa perdonare con una punizione da urlo raggiunge quota 20 in campionato. Solo in Olanda, con 21 centri con il Psv nella stagione 2011-12, l’attaccante belga aveva fatto meglio. Insigne, grazie alla doppietta del Castellani, tocca quota 12 ed eguaglia il suo primato personale in fatto di gol in A stabilito proprio la scorsa stagione sempre con Sarri in panchina. Insomma, il Napoli delle grandi firme e dei record personali prende la rincorsa per un finale di stagione importante. Tra Coppa Italia e campionato.

PREMIO OBIETTIVO EUROPA – Il pareggio in casa del Toro frena le ambizioni Champions di un’Inter che comunque ha obiettivi importanti di qui alla fine del torneo. Dopo 29 giornate, questa Inter ha fatto meglio delle ultime cinque stagioni: con 55 punti ne ha uno in più rispetto allo scorso campionato e ben 17 in più rispetto a due stagioni fa. Dell’era post Mourinho solo nel 2010-11 (con in panchina Benitez poi sostituito da Leonardo) aveva più punti a questa altezza di torneo (57 contro 55). Terminò poi al secondo posto dietro al Milan scudettato di Allegri a quota 76. Ventidue punti sui 27 disponibili in questo rush finale sono comunque alla portata dell’Inter targata Pioli.

PREMIO PRIMA VOLTA – Quando giocava nel Colo Colo, con allenatore l’argentino Claudio Borghi (il primo acquisto del Milan era Berlusconi), Mati Fernandez segnava a raffica: 20 gol nell’anno d’oro 2006, quello dei due titoli vinti con il Cacique cileno, quello che gli valse il Pallone d’oro sudamericano. Poi lo sbarco in Europa, al Villarreal, lo spostamento da trequartista di offesa a centrocampista di ragionamento e una media gol che crolla a minimi termini. Vincenzino Montella ha imparato ad apprezzarne le qualità a Firenze e lo ha fortissimamente voluto a Milano. Dove però una serie incredibile di infortuni e ricadute ne hanno condizionato la stagione. Dopo il bel gol vincente contro il Genoa, il primo in maglia Milan, il cileno a 9 giornate dalla fine ha comunque l’opportunità di guadagnarsi la riconferma in rossonero. E di recuperare il tempo perduto.

 

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Juve, sveglia i tuoi (euro)bomber!

PREMIO EUROGOL – Negli anni Settanta si definivano così i grandi gol, figli delle tre coppe europee. Adesso sono, gli eurogol, quei gol pesanti dei suoi grandi cannonieri che la Juventus cerca anche in Champions. Occhio ai numeri. Higuain: 197 e 18; Mandzukic 150 e 11; Dybala 43 e 2. La prima cifra indica le reti segnate in A (Liga, Serie A, campionato croato e Bundesliga compresi; escluso il torneo di Primera Division con il River per il Pipita); la seconda indica quelli realizzati in Champions League. Il totale fa 390 contro 31. Uno sbilancio che va raddrizzato per regalare ai bianconeri concrete chances di vittoria anche in Europa. Dove anche nella vittoriosa gara d’andata a Oporto i gol dei tre grandi attaccanti non si sono visti (a segno Pjaça e Dani Alves).

PREMIO GEMELLI DEL ROSARIO – Sono nati entrambi a Rosario. Sono entrambi tifosi del Newell’s Old Boys. Hanno segnato entrambi una tripletta nella gara contro l’Atalanta. Per Mauro Icardi quello di far gol è il suo mestiere. Ever Banega invece è specializzato in assist e una tripletta non l’aveva mai segnata in vita sua. Diciamo che sono comunque gol significativi sul piano personale e non solo per le speranze di rincorsa Champions dei nerazzurri. Icardi non ha mai segnato così tanto nella sua carriera (20 in 26 partite, media 0,77 a partita) e ha nel mirino il suo primato (22 centri) che nel 2014-15 gli valse il titolo di capocannoniere a pari merito con Toni. Banega raggiunge quota 6 ed è già il suo record: quello precedente, con 5 reti, lo aveva stabilito nella scorsa stagione con il Siviglia.

PREMIO LANTERNA BLUCERCHIATA – Luis Muriel ha illuminato per due volte la Genova blucerchiata. Un gol all’andata, nella sfida vinta 2-1(dopo, il momentaneo pareggio di Rigoni e lo sciagurato autogol di Izzo), e un gol – decisivo – al ritorno. Entrambi sotto la gradinata Sud, il feudo del tifo sampdoriano. Due derby su due in Serie A la Samp non li vinceva dal torneo 1959-60: 2-1 all’andata (reti di Mora, Abbadie per il Genoa e Ockwirck; 3-0 al ritorno, gol di Mora e doppietta di Nacka Skoglund). Insomma, il colombiano entra a gran diritto nella storia della Sampdoria. Intanto con il decimo gol ha toccato la doppia cifra, cosa che in carriera gli era successa solo una volta: quattro stagioni fa con l’Udinese, quando firmò 11 reti. Insomma, il record personale è proprio lì dietro l’angolo…

PREMIO PANCHINE ACERBE – Negli anni Ottanta e Novanta le intuizioni del presidente Silvio Berlusconi avevano fatto grande il Milan e più in generale il calcio italiano. Per nove anni sulla panchina rossonera si erano seduti Arrigo Sacchi (al suo esordio in A) e Fabio Capello (pure lui lanciato in A al posto di Liedholm da Berlusconi). Poi la felice parentesi Zaccheroni, la splendida e lunga storia d’amore con Carletto Ancelotti (due Champions in dote, tra gli altri trofei…) e la scelta di Allegri (cui si deve l’ultimo scudetto, quello del 2011). Da Allegri in poi – prima di arrivare al positivo Montella – la Real Casa Rossonera non ne ha più imbroccata una. Spacciando esordienti allo sbaraglio come grandi potenziali allenatori. Da Seedorf, di cui si sono perse le tracce, a un Pippo Inzaghi che ha dovuto umilmente ripartire dalla terza serie e che sta riportando in Serie B il Venezia, una sorta di Juve della Lega Pro in quanto a organizzazione e struttura societaria. E’ di queste ore l’esonero di Cristian Brocchi considerato un anno fa – più o meno di questi tempi – come il nuovo genio della panchina. Con il Brescia a un passo dalla retrocessione, Brocchi è stato esonerato e sostituito da Gigi Cagni (largo ai giovani!). A fine stagione aveva preso il posto tra mille strombazzamenti di Mihajlovic, che non aveva legato con il Presidente. Giusto in tempo per perderle quasi tutte compresa la finale di Coppa Italia.

PREMIO VAR SI’ O VAR NO – L’ennesima polemica giornata di campionato ha riproposto il dibattito sulla prossima introduzione del Var, video assistance referee, che dovrebbe (dovrebbe…) aiutare gli arbitri a dirimere i casi più controversi a partita in corso. Ecco, azionando il Var si scoprirebbe che il gol annullato a Nestorovski sullo 0-0 di Palermo-Roma era regolare (non c’è infatti il tocco di Alesaami e dunque il macedone era partito in posizione regolare sul lancio). Meno certezze invece il Var avrebbe dato sul tocco di mani di De Sciglio in Juve-Milan: era rigore? Sì, no, boh… Insomma, non illudiamoci. Anzi esultiamo: le discussioni del lunedì al bar sport proseguiranno come e più di prima.

 

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Belotti mette Toni nel mirino

PREMIO FACCIO TUTTO IO – Leonardo Bonucci, reduce da giorni burrascosi per il suo rapporto con il tecnico Allegri, firma nel bene e nel male il pareggio di Udine, il primo della Juventus dopo 26 giornate di vittorie (22) e sconfitte (4). Duvan Zapata lo brucia nello scatto, resiste al tentativo del 19 juventino di mandarlo fuori giri e impallina con il sinistro Buffon. Poi nel secondo tempo Leo si trasforma in attaccante: ci mette la testa sulla splendida punizione tagliata da Dybala e fissa l’1-1. E poi nel finale salva il pari con un grande intervento difensivo in scivolata. Insomma, 90 minuti intensi per Bonucci, nel male e nel bene.

PREMIO SUPERBOMBER – Che il Gallo canti tre volte ormai non è più solo un racconto del Vangelo. Belotti demolisce con la sua tripletta le ambizioni di salvezza della sua vecchia squadra, il Palermo, e adesso – a quota 22 reti – ha nel mirino qualche record prestigioso. Nell Serie A a girone unico solo due giocatori del Toro hanno segnato più gol di lui. Il mitico Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, con 29 reti nel 1946-47 e 25 nel 1947-48. E l’argentino Beniamino Santos, con 27 gol nel torneo 1949-50, il primo post Superga. In termini assoluti – ancora un po’ lontano il record assoluto di 36 centri stabilito l’anno scorso da Higuain con la maglia del Napoli – Andrea Belotti potrebbe provare a centrare il primato di gol di un italiano: 31, detenuto in coabitazione da Luca Toni (Fiorentina 2005-06) e dai compianti Felice Borel (Juventus 1933-34) e Giuseppe Meazza (Ambrosiana-Inter 1929-30) quando però la Serie A era a 18 squadre.

PREMIO VITTORIA A TRE TESTE – Perisic con la sua doppietta, Banega con l’assist al bacio per il gol dello 0-1 del croato e la splendida punizione dello 0-2, Icardi con il rigore che gli fa finire il digiuno esterno e con un assist e mezzo (per le reti di Perisic e Gagliardini). Tre punti con tre grandi protagonisti insomma per l’Inter di Pioli in quel di Cagliari. Un’Inter che mantiene così il Milan alle sue spalle e tiene nel mirino, a 6 punti, quel terzo posto che vale la Champions nella prossima stagione.

PREMIO ALZATI E SEGNA – Nella Genova rossoblucerchiata ormai sta diventando un’abitudine: cambio e il sostituto la butta dentro. In questo senso lo specialista è senz’altro il ceco Patrik Schick, classe ’96: ha segnato fin qui 7 gol in campionato di cui ben 6 da subentrante. Ultimo esempio, sabato scorso quando il mancino ha messo il sigillo finale alla sfida tra Sampdoria e Pescara chiudendola sul 3-1. Anche nel Genoa, da quando Mandorlini ha sostituito Juric in panchina, i cambi sono diventati vincenti sempre sotto il segno di Oliver Ntcham. Contro il Bologna il centrocampista francese classe ’96 aveva segnato nelle battute finali il gol dell’1-1. A Empoli ha aperto le marcature con un gran destro da fuori nella partita vinta 2-0 dal Grifone. Due gol peraltro splendidi. Come le intuizioni, in panca, di mister Mandorlini.

 

 

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