Quattro scoppole per la Signora…

PREMIO HORROR-JUVE – Nove trasferte, 4 sconfitte: 2-1 a San Siro-Inter, 1-0 a San Siro-Milan, 3-1 a Marassi-Genoa, 2-1 a Firenze. Tanta roba, in senso negativo per una Juve che – in questa stagione – ha già perso per strada un trofeo, quella Supercoppa lasciata a Doha e al Milan. Più che il risultato preoccupa il gioco e l’atteggiamento: nella prima mezzora per larghi tratti tutti gli undici bianconeri in campo erano rintanati nella propria metà campo. Qualcuno ironizza: Juve formato Champions. In realtà quest’anno la dimensione europea fa meglio alla Signora che le gite (italiane) fuori porta…

PREMIO QUALITA’ – Gioca bene e vince con merito. Applausi alla Fiorentina e applausi a Paulo Sousa che Radiomercato dà come prossimo allenatore della Juventus in casodi divorzio bianconero da Allegri. Finora la Viola non aveva entusiasmato. Questo 2-1 rilancia le ambizioni europee di Bernardeschi e compagni e riappacifica la tifoseria con un allenatore da quelle parti mai troppo amato.

PREMIO BUONSENSO – Probabilmente Stefano Pioli non entrerà nella top 10 degli allenatori di tutti i tempi stilata, in rigoroso ordine alfabetico, dalla Fifa. Ci sono due miti della panchina interista (il Mago Helenio Herrera e lo Special One Josè Mourinho) e c’è un tifoso interista che ha poi trionfato sull’altra sponda del Naviglio (Arrigo Sacchi). Di sicuro però Pioli sta conquistando – con la forza del lavoro e della serietà – il cuore dei tifosi nerazzurri. Cinque vittorie consecutive sono una bella soddisfazione. La prova contro il Chievo un grande esempio dell’applicazione in campo delle idee e delle disposizioni tattiche made in Appiano Gentile. E occhio, non stiamo solo facendo un discorso “risultatista”: anche nel primo tempo, chiuso sotto 0-1, l’Inter aveva giocato bene non meritando assolutamente lo svantaggio. Icardi e Perisic, i soliti noti, portano la firma sul ribaltone da tre punti completato poi dal redivivo Eder. Ma la rinascita di Kondogbia e la bella prova di personalità di Gagliardini, nel cuore del gioco, sono tutte farina del sacco parmigiano di Stefano Pioli.

PREMIO COERENZA – Un plauso all’Associazione Club Genoani. Che dopo lo scempio di Cagliari ha deciso di rimborsare il costo del biglietto dello stadio ai tifosi rossoblù presenti in Sardegna, “unici e veri protagonisti della trasferta che dopo essersi sobbarcati ore e ore di viaggio e relativi costi, hanno dovuto essere testimoni dello scempio che si è visto in campo.” Il virgolettato è della medesima ACG e merita un applauso. I toni sono civilissimi, nel resto del comunicato non ci sono volgarità o minacce. Ecco, magari sarebbe bello che la società di Preziosi intervenisse… in sostituzione dell’Associazione Club Genoani. E provvedesse direttamente al risarcimento… Magari chiedendo un obolo anche a giocatori e tecnico…

PREMIO BOMBER A DUE VOLTI – L’esperienza di Edin Dzeko in Italia è simile a un giro sulle montagne russe. Arriva come campione, diventa un bidone dopo la sua prima stagione, ridiventa campione dopo lo scoppiettante girone d’andata e precipita ancora nella polvere soprattutto dopo gli obbrobri tecnici mostrati a Udine. Rigore alle stelle che sta facendo impazzire il web e clamorosa occasione da gol dilapidata per chiudere la partita. Ecco, nello specifico sarebbe bene ricordare che il bosniaco è un buon attaccante (non un campione, non un bidone) che ha dato e può ancora dare molto alla causa giallorossa. Spalletti lo sa e sa sicuramente come gestirlo. L’ambiente romano – con l’etere sempre pronto a esaltare o deprimere – è complicato. Ma Dzeko ha le spalle larghe.

 

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Juve, prima volta in HD a Torino

PREMIO JUVE IN HD – Per la prima volta l’HD bianconero va in onda allo Juventus Stadium. Mai in passato infatti Gonzalo Higuain e Paulo Dybala erano andati a segno insieme a Torino. Le due precedenti partite con gol in coppia degli argentini vedevano la Juve in trasferta e anche in quelle occasioni si era trattato di vittorie comode: 3-0 in ottobre a Empoli e 4-0 a fine settembre a Zagabria.

PREMIO OK LA DIFESA E’ GIUSTA – Il Milan non brilla, segna poco ma è lì a ridosso delle grandi. Per un Bacca che si sblocca, Montella però probabilmente sarà stracontento della tenuta difensiva. Per la settima volta infatti i rossoneri non subiscono gol; lo scorso anno, nel girone d’andata, Mihajlovic era riuscito a blindare la difesa solo tre volte su 19 partite. Numeri incoraggianti che confermano la crescita di Romagnoli nel cuore del pacchetto arretrato, l’affidabilità di Paletta (magari “brutto” ma efficace) e la maturazione tra i pali di Gigio Donnarumma.

PREMIO IL POKER E’ SERVITO – D’accordo, le partite sono pochine (soltanto 7), ma i punti (16) sorridono a Stefano Pioli la cui media-punti in campionato è quasi da… record del post-Triplete. Il tecnico parmigiano è infatti a 2,28, solo Leonardo dopo Mourinho aveva fatto meglio (53 punti in 23 gare, media 2,30). Le quattro vittorie consecutive nerazzurre tengono l’Inter a ridosso della zona Europa. E la doppietta di Ivan Perisic consente al croato di mettere nel mirino già dalla prossima giornata il suo record personale in Italia: 7 nella scorsa stagione, adesso a metà campionato Perisic è già a quota 6.

PREMIO OBIETTIVO DOPPIA CIFRA – Alejandro Gomez detto El Papu ha firmato ieri una doppietta da centravanti vero, sinistro e destro dal cuore dell’area di rigore. Il capitano e numero 10 atalantino chiude così l’andata a quota 5 gol. La proiezione per il girone di ritorno potrebbe fargli per la prima volta in carriera raggiungere la doppia cifra. Il record personale rimangono le 8 reti segnate con il Catania nella stagione 2012-13. Quella che gli permise di tentare l’avventura (poco fortunata) nel calcio ucraino prima di tornare in Italia e vestire con grande profitto il nerazzurro atalantino.

PREMIO GOL PESANTI – Il gol che ha regalato al Napoli due punti pesantissimi nell’anticipo di sabato contro il Genoa costituisce uno strepitoso battesimo in azzurro per Lorenzo Tonelli. Il difensore toscano – prima di bagnare con la rete il suo esordio con il Napoli – aveva comunque già segnato altre 7 reti in Serie A nelle due stagioni con l’Empoli. E tutte – curiosamente – in partite che hanno fruttato punti alla sua squadra.

PREMIO FORZA MATTIA – Mattia Perin sperava di aver mandato in archivio un 2016 decisamente sfortunato. L’infortunio al crociato del ginocchio destro di aprile, con fortuito impatto con il compagno di squadra Munoz, aveva fatto perdere al numero uno genoano l’Europeo di Francia. Questo volta il problema riguarda il ginocchio sinistro. Se a questi seri problemi alle ginocchia si aggiunge il grave infortunio alla spalla rimediato da Perin nella seconda metà della stagione 2014-15, si evince che Mattia avrebbe proprio bisogno di una… benedizione speciale.

 

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La carica dei 201 gol del Pipita e quel Gerson inguardabile…

PREMIO GOLAZO – Sradica palla dai piedi di De Rossi (il re degli incontristi), fa sedere letteralmente Manolas, si passa il pallone dal destro al sinistro e fulmina Szczesny. Poche parole e spazio ai numeri per il Pipita (e non a quelli della bilancia…): gol numero 201 in campionato (tra Primera Division, Liga e Serie A); doppia cifra raggiunta; missione-Roma compiuta. E adesso sotto con la Supercoppa. Quel trofeo che nel dicembre 2014 il Pipita portò da Doha a Napoli con doppietta e rigore trasformato.

PREMIO MOSSA TATTICA (INCOMPRENSIBILE) – Se l’azzecchi e vinci sei un campione, se non ci prendi e perdi sei un coglione. L’antico detto fa al caso – con tutto il rispetto, sia chiaro – di Luciano Spalletti. Che nel ballottaggio Salah-El Shaarawy sceglie tra la sorpresa generale il brasiliano Gerson. Prontamente sostituito dall’egiziano a inizio secondo tempo. La mossa dello Juventus Stadium non ha funzionato anche se – ovviamente – non è che la Roma abbia perso a Torino per colpa di Gerson e di Spalletti. Più che altro ci si chiede in che condizioni psicofisiche possa trovarsi l’ex Faraone di Savona se – con il suo quasi connazionale ancora non al cento per cento – non riesce a ritagliarsi spazio in avanti se non nei venti minuti finali. Nella scorsa stagione Elsha era stato decisivo per il grande rush finale della Roma spallettiana. Quest’anno evidentemente qualcosa si è rotto tra l’italo-egiziano e il bravo tecnico di Certaldo. Diciamo che nel finale – con dentro Salah, El Shaarawy, Perotti e Dzeko – la Roma ha messo un po’ paura alla Signora.

PREMIO POLVERI BAGNATE – E’ bastato che la dea bendata (attenzione, non la Dea…) abbia girato le spalle al Diavolo che il Milan ha riposto in un cassetto le sue ambizioni di poter recitare la parte di anti-Juve. Vincenzo Montella – la nota più lieta dei rossoneri stagione 2016-17 – non si era in realtà illuso più di tanto. E adesso – dopo due partite a secco di gol – si comincia a fare i conti con un attacco non propriamente atomico. A fronte di un (momentaneo) terzo posto, il Milan ha segnato solo 27 reti in 17 partite (una in meno dello scorso campionato con l’ingiustamente vituperato Mihajlovic in panchina; una in più del torneo 2014-15 con il giustamente vituperato Inzaghi alla guida). Nessun rossonero figura nelle zone alte della classifica cannonieri. Lapadula – encomiabile per impegno – si è confermato attaccante di modesta levatura; Bacca ha confermato la sua preoccupante involuzione che lo ha fatto scivolare al ruolo di quinto attaccante della nazionale colombiana; Niang è la controfigura del giocatore visto nei primi due mesi; il solo Suso non può sfornare magie mancine ogni partita. Insomma, un Milan con il mal di gol che avrebbe bisogno di un’Aspirina 2000 per provare a contendere con successo la Supercoppa di Lega alla Juventus.

PREMIO PICCOLO IBRA – Walter Sabatini lo aveva strappato giovanissimo all’Empoli. Aveva 18 anni Mchelidze – match winner con una doppietta nel 2-0 dell’Empoli sul Cagliari – quando approdò al Palermo. Il diesse vedeva in lui un possibile nuovo Ibrahimovic. “Neppure lui sa quanto è forte”, sosteneva dalle parti di Mondello il dirigente dalla vista lunghissima. Ebbene, il georgiano ha fatto di tutto per smentire il suo mentore. Solo un misero golletto in due anni in rosanero. E neppure il ritorno a casa (Empoli) ha rappresentato una svolta se è vero (come è vero) che in sei stagioni (quattro di B e due di A) aveva segnato soltanto 11 reti, playout e playoff compresi. Chissà che la doppietta rifilata a Storari – la seconda in A (la prima, nel maggio 2015 non aveva portato punti: Inter-Empoli 4-3) – non possa rappresentare la svolta per l’Ibra georgiano… Che in fin dei conti ha ancora “solo” 26 anni.

 

 

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Un Lapadula piccolo piccolo…

PREMIO ANTI-JUVE – Senza incantare, la Roma batte con merito il Milan e si candida come antagonista alla Juve capolista. In attesa dell’esame scudetto di sabato a Torino, la squadra di Spalletti si gode il secondo posto in solitario e si coccola un Nainggolan “fantasista di fatica” sempre più al centro del progetto di gioco spallettiano.

PREMIO PICCOLO DIAVOLO – Il Milan visto all’Olimpico non può far paura alla Juventus e salvo miracoli difficilmente potrà centrare l’obiettivo Champions. All’esame di una grande squadra, per esempio, Lapadula ha steccato clamorosamente. Dando ragione a chi sottolineava come i suoi 4 gol fossero stati realizzati nell’ordine a Palermo, Empoli (due) e Crotone.

PREMIO RIECCOLO – Nikola Kalinic piega il Sassuolo, fa doppietta e si prende un bell’8 in pagella, 8 come il numero di gol realizzati in questo campionato (primi due stagionali peraltro al Franchi). Non male, soprattutto considerato come aveva cominciato il torneo…

PREMIO UOMO DERBY – River Plate, Real Madrid e Juventus. Il Pipita Higuain è abituato ai “clasicos” e quasi sempre lascia il segno. Boca Juniors, Atletico Madrid e, da domenica pomeriggio, il Torino ne sanno qualcosa. Perché Higuain è un vero e proprio uomo-derby: ne ha giocati 11 segnando 9 gol. Due al Boca, cinque all’Atletico e due al Toro. Insomma, il dibattito sull’attaccante argentino si è spostato dai numeri indicati dalla bilancia a quelli dei gol segnati. Il terreno preferito da mister 94 milioni…

PREMIO PRIMA VOLTA – Marco Parolo si è iscritto sabato sera alla cooperativa del gol laziale. E’ infatti il 14esimo marcatore della Lazio in questo campionato. E per lui aspettare la 16esima giornata per sbloccarsi è stato proprio un lungo digiuno. Perché in A nei precedenti 6 campionati il centrocampista lombardo di reti ne aveva segnati 30, alla media di 5 a torneo.

PREMIO CENTENARIO – Sergio Pellissier, anni 37, ha fatto 100. Il bomber valdostano festeggia la tripla cifra nella vittoria del Chievo a Palermo firmando così il suo secondo gol stagionale. Pellissier, cresciuto nelle giovanili del Torino, gioca e segna nel Chievo dalla stagione 2002-03. La rete segnata a Posavec ne certifica l’ingresso nel club dei centenari che in A annovera – tra i giocatori in attività – solo Totti (a quota 250), Gilardino e Cassano.

PREMIO PERLA NERA – Molti, fors’anche per la rima, ritengono Fofana l’erede di Pogba. Altri accostano il centrocampista dell’Udinese classe ’95 a Yaya Tourè. Al netto dei paragoni comunque il francese si sta imponendo come uno dei migliori giovani talenti della Serie A. Lo splendido gol di Bergamo e l’assistenza per il 3-1 finale di Thereau sono giocate da aspirante campione. Al resto ci penserà Gigi Delneri, un vero maestro nell’arte di crescere e consacrare giovani talenti.

 

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Conte-Lippi vs Allegri-Capello

PREMIO PROFUMO D’EUROPA – Senza entusiasmare, soffrendo terribilmente e vincendo in rimonta il Milan tiene la scia della Juve. E lunedì prossimo sfiderà la Roma per la patente di antagonista-doc dei bianconeri in chiave lotta per lo scudetto. A proposito di scudetto, 32 punti dopo 15 giornate in casa Milan non si vedevano dalla stagione 2010-11: allenatore Massimiliano Allegri, allora il Milan – ed era proprio il 4 dicembre 2010, Milan-Brescia 3-0 – di punti ne aveva uno in più, 33. E a fine campionato rossoneri scudettati per la 18esima volta nella loro storia…

PREMIO SLALOM PARALLELO – L’Italcalcio festeggia (dopo il trionfo del Leicester) il primo posto in Premierleague del Chelsea. E tanti tifosi juventini continuano a essere indecisi tra l’amore per il vecchio vate e quello per il condottiero livornese. Sicuramente un tratto accomuna Conte al suo antico maestro Marcello Lippi e Allegri a un altro ex tecnico bianconero, Fabio Capello. Come Lippi, Conte è abituato a ripartire da piazze dove è oggettivamente difficile far peggio. Prese la Juve dopo il disastroso settimo posto della stagione 2010-11; assunse la guida della Nazionale sulle ceneri del Mondiale brasiliano; ha preso il timone del Chelsea dopo che – per la prima volta dopo tanti anni – i Blues erano rimasti fuori dall’Europa. In questo senso assomiglia molto al Lippi delle sue due esperienze juventine (post Trapattoni nel ’95 e post Ancelotti nel 2001), dove vinse lo scudetto al primo colpo. Così come Conte nella primavera 2012. E magari, chissà, tra qualche mese a Londra… A Capello toccò, a inizio anni Novanta, la pesantissima eredità sacchiana al Milan e a metà della prima decade del Nuovo Millennio il pesante fardello lippiano in bianconero. Compiti assolti alla grande. Come successo poi ad Allegri una volta chiusosi il ciclo Ancelotti (con la comunque positiva appendice di Leonardo nel 2009-10) e dopo i tre vittoriosi anni di Conte alla Juve.

PREMIO DERBY DI CENTROCAMPO – Tutti che aspettano che Dzeko faccia 13 (in fatto di gol) o che Perotti firmi il suo primo gol su azione. E invece nel derby romano ecco spuntare i gol dei centrocampisti giallorossi: secondi centri stagionali per Strootman e Nainggolan. Per una Roma che non vinceva un derby con i gol di due centrocampisti dalla stagione 2005-06: 2-0 anche allora, con reti di Taddei e Aquilani.

PREMIO SPRINT – La miniserie di 5 partite utili consecutive, frutto di tre vittorie e due pareggi, frutta alla Sampdoria la parte sinistra della classifica dove si sta una meraviglia. Giusto premio al lavoro di mister Giampaolo e del suo staff (su tutti il vice Francesco Conti, l’assistant coach migliore del calcio italiano). E anche alla felice scelta societaria (più di Osti che del presidente Ferrero, in realtà…) di dar fiducia al tecnico abruzzese nel momento più delicato della stagione: alla vigilia del derby, quando i doriani avevano 8 punti in 8 partite ma soprattutto venivano da una striscia negativa di 6 partite senza vittoria (con 2 punti su 18 a disposizione). Il gol di Muriel e l’autorete di Izzo hanno invertito la tendenza e fatto volare la Samp nelle zone nobili.

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Inter, ok la strada è giusta

PREMIO SINDROME RIPRESA – I tre punti contro la Fiorentina indicano una ripresa dell’Inter: primo successo della gestione Pioli, balzo all’ottavo posto che non sarà l’obiettivo della stagione ma che vuol comunque dire stare nell’ipotetica parte sinistra della classifica. Di sinistro, in questo momento nerazzurro, c’è sempre e comunque la gestione dei secondi tempi. In Israele l’Inter aveva giocato uno splendido primo tempo per poi naufragare nella ripresa con conseguente eliminazione dall’Europa League. Contro la Viola la squadra di Pioli ha giocato da 7 i primi 45 minuti e da 5 stiracchiato la ripresa. Insomma, dalle parte della Pinetina c’è ancora molto da lavorare. Ma la strada indicata da Pioli sembra proprio quella giusta.

PREMIO RINUNCIA – Il tiro di collo destro di Callejon che si stampa sul palo a trenta secondi dal fischio finale certifica la rinuncia definitiva del Napoli al sogno scudetto. Otto punti di distacco dalla Juventus con altre quattro squadre davanti dicono questo. Certo, Higuain non c’è più e Milik non è ancora tornato. Però non può spiegarsi tutto con l’assenza del centravanti-centravanti. Sarri, che è un maestro di tattica, deve ad esempio spiegare il cattivo funzionamento dei sincronismi difensivi. Non si può e non si deve, in parole povere, incassare un gol come quello di Defrel che è valso al Sassuolo l’1-1. E’ il maestro in confusione o gli allievi troppo disattenti? Insomma, in vista delle sfide di venerdì a San Siro in casa Inter e soprattutto di quella decisiva di martedì allo stadio Da Luz di Lisbona contro il Benfica, si deve provare a far meglio anche in fase difensiva…

PREMIO SINCERITA’ – Colonna sonora a scelta: Arisa o Cocciante per noi pari sono. Le dichiarazioni più sincere del weekend della 14esima giornata sono firmate Max Allegri & Edin Dzeko. Il tecnico bianconero incrociando Mazzoleni a proposito del clamoroso penalty negato a Mandzukic per fallo di Ocampos a fine prime tempo pare gli abbia detto: “arbitro, il rigore era netto però ha fatto bene a non fischiarcelo, per come stavamo giocando non ce lo meritavamo.” Più ufficiale la dichiarazione – rilasciata ai microfoni di Premium Sport – di Dzeko nel post Roma-Pescara dopo la sua doppietta: “il derby? Se giochiamo così non lo vinciamo di sicuro.”

PREMIO FIESTA COMPLETA – Che domenica, domenica 27 novembre 2016. Una data da ricordare per la famiglia calcistica Simeone. L’Atletico di papà Diego vince 3-0 a Pamplona contro l’Osasuna e si gode il solitario quarto posto. Il Genoa di Giovanni Paolo batte 3-1 la Juventus e il Cholito esalta Marassi con la sua doppietta. La Reserva (paragonabile alla nostra Primavera) del River Plate vince 2-1 contro l’Huracan grazie a un gol di Gianluca Simeone (come Giovanni lui pure attaccante, classe ’98). Un fantastico tris sull’asse Italia-Spagna-Argentina. Le tre patrie calcistiche del Cholo, sbarcato in Italia (a Pisa) poche settimane dopo i Mondiali ’90 per fare la storia. Prima in campo e poi in panchina.

PREMIO TACCO 100 – Marco Sau, classe ’87, sardo di nascita, di cognome e di estrazione calcistica, si è affacciato piuttosto tardi in Serie A, alla soglia dei 25 anni. Con l’amata casacca rossoblù ha festeggiato giusto domenica scorsa la 100esima gara nella massima divisione. Con un gol pesante e da applausi: uno strepitoso colpo di tacco che ha regalato al Cagliari un’importante vittoria contro l’Udinese e al capitano una grande soddisfazione proprio davanti al suo pubblico.

PREMIO OK IL CAMBIO E’ GIUSTO – Bruno Fernandes, il talentuoso centrocampista offensivo portoghese classe ’94, ha segnato a Crotone la sua terza rete stagionale permettendo alla Sampdoria di pareggiare una gara che i blucerchiati avrebbero pure meritato di vincere. Davvero curioso il fatto che tutte e tre le reti stagionali di Fernandes siano arrivate subentrando dalla panchina. A Cagliari gol inutile visto che la Samp aveva perso, a Marassi contro il Palermo un suo tiro da fuori aveva regalato il pari (e salvato la panchina a Giampaolo), a Crotone il gol del bomber dei panchinari ha fruttato un altro punticino.

 

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Le prime volte di Suso e Pioli

PREMIO PRIMA VOLTA 1 – Due prime volte per Suso: non aveva mai segnato a San Siro e non aveva mai realizzato una doppietta in maglia rossonera. Ieri si è tolto la doppia soddisfazione anche se allo spagnolo rimane l’amarezza per quel gol di Perisic che ha un po’ offuscato le sue prodezze. Insomma, meglio era andata all’andaluso nel derby genovese: una sua doppietta dopo l’iniziale gol di Pavoletti aveva fruttato il 3-0 al Genoa nella stracittadina dell’8 maggio scorso.

PREMIO PRIMA VOLTA 2 – Esordio assoluto sulla panchina nerazzurra di Pioli, primo gol interista di Candreva e primo gol di Perisic nel derby. Anche in casa, insomma, Inter ci sono prime volte da festeggiare. E un pareggio in “zona Cesarini” in un derby vale quasi quanto una vittoria…

PREMIO FIDUCIA RIPAGATA – Due mesi fa esatti, dopo lo 0-1 interno contro il Palermo, l’Atalanta (3 punti nelle prime 5 giornate) aveva dietro in classifica solo il Crotone. In altre piazze sarebbe sicuramente saltata la panchina e anche chi scrive – lo confessiamo – aveva fatto un paio di ragionamenti del tipo: Gasperini ogni volta che mette il naso fuori da Genova fa dei disastri, come successo a Milano sponda Inter e a Palermo… Ebbene: 7 vittorie e un pareggio, 22 punti nelle ultime 8 giornate hanno completamente cancellato i cattivi pensieri. Questa Atalanta è la vera rivelazione del campionato. Onore al merito al presidente Percassi per la fiducia (ampiamente ripagata) concessa a Gasperini in tempi non sospetti…

PREMIO COOPERATIVA DEL GOL – A secco Ciro Immobile e Keita Balde, nel 3-1 della Lazio contro il Genoa dopo la splendida rete di Felipe Anderson (seconda stagionale) hanno firmato i primi gol in questo torneo il capitano Biglia su rigore e il difensore Wallace. Così il totale dei marcatori laziali sale a 13: una vera e propria cooperativa che esalta ancor di più l’ottimo lavoro di Simone Inzaghi.

PREMIO CENTENARIO – Nell’incredibile rimonta della Samp da 0-2 a 3-2 contro il Sassuolo la prima pietra l’ha messa Fabio Quagliarella. Firmando la rete della riscossa che per lui è anche la 100esima in Serie A. Complimenti a Quaglia-gol e una curiosità: ai tempi del suo primo gol in A (21 dicembre 2005, Ascoli-Treviso 1-0) l’allenatore è sempre lo stesso: Marco Giampaolo. Che in verità ad Ascoli – non avendo ancora ottenuto il patentino di prima categoria – era affiancato da Massimo Silva.

PREMIO MISTER CONFUSIONE – Giovanni Galeone, maestro di calcio e nello specifico maestro di Allegri, ha rilasciato sabato una interessante intervista al bravissimo Emanuele Gamba di Repubblica. Forse tradito dai vari ritorni a Pescara (dove è stato ben quattro volte), il tecnico napoletano di nascita ma friulano di adozione fa un po’ di confusione quando afferma: “Vincemmo la B e poi centrammo l’unica salvezza nella storia di Pescara. Mai allenato gente così forte: Allegri, Pagano, Bivi, Massara e due difensori, Dicara e Righetti, migliori di chiunque giochi oggi.” In verità l’unica salvezza del Pescara in A è sì roba di Galeone ma risale al 1987-88, quando non c’erano Allegri, Bivi, Massara e neppure Dicara. C’erano – con Pagano e Righetti – campioni del calibro di Junior e Sliskovic. Nel 1992-93 invece, con Allegri, Bivi e Massara in attacco, Galeone fu esonerato alla 24esima giornata e il Pescara a fine campionato retrocesse classificandosi addirittura all’ultimo posto.

PREMIO ATTACCO ATOMICO – D’accordo, Higuain fin qui non ha incantato, gli infortuni di Dybala e Pjaça stanno penalizzando l’attacco della Juve, Roma e Torino hanno segnato di più (rispettivamente 30 e 29 reti). Ma i numeri offensivi bianconeri, almeno in campionato, sono lusinghieri soprattutto se paragonati a quelli della scorsa stagione. Con quella famosa partenza ad handicap, la Juve dopo 13 giornate aveva realizzato l’anno scorso solo 17 gol. Adesso – con i tre rifilati al malcapitato Pescara – siamo già a quota 28.

PREMIO TOH CHI SI RIVEDE – Più di 7 mesi, 223 giorni in totale, 17 giornate: i numeri del digiuno di Lorenzo Insigne sono stati spazzati via dalla sua doppietta a Udine in versione “falso nueve”: adesso il talentuoso fantasista napoletano deve ritrovare la via del gol anche in Europa. In Champions ha segnato solo due gol in 12 presenze ma l’ultimo è vecchio di tre anni: lo segnò a Dortmund nella sconfitta per 3-1 contro il Borussia che in pratica decise la clamorosa e ingiusta eliminazione di un Napoli capace di fare 12 punti nelle sei sfide della fase a gironi in un “gruppo della morte” con Borussia appunto, Arsenal e Olympique Marsiglia.

 

 

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Cairo e la vittoria dei tifosi granata

PREMIO ASSISTMAN – Segna Icardi e vince l’Inter. Fin qui niente di strano. Anche se in realtà stavolta il tocco del capitano (con Handanovic l’unico vero top player nerazzurro) si è visto – più che in occasione dell’esecuzione dal dischetto che è valsa il 2-0 o della rete del 3-0 – nella splendida apertura-assist per il gol di Perisic che a una manciata di minuti dalla fine ha messo in discesa una partita difficilissima. L’asse Icardi-Perisic funziona che è una meraviglia: ricordare, per credere, la splendida assistenza del capitano nerazzurro per la testa del croato nella vittoriosa sfida contro la Juventus del 18 settembre scorso. Una cinquantina di giorni fa, sembra un secolo…

PREMIO COW BOY – Urbano Cairo che cavalca il gigantesco Toro di cartapesta sotto la curva Maratona nel pre della sfida contro il Cagliari è la foto del momento positivo dei granata. Il presidente negli anni scorsi ha subito durissime contestazioni e adesso può prendersi le sue rivincite. Senza dimenticare però che proprio l’affetto dei tifosi lo ha spinto a costruire finalmente un Toro Vero. Quei tifosi che lo invitavano a non prendere più vecchi tromboni magari a parametro zero (un esempio per tutti: Recoba) ma a dare fiducia sul mercato a giovani di prospettiva (tre esempi per tutti, la B4: Baselli, Benassi, Belotti e Boyè). Quei tifosi che invitavano la società a puntare sui giovani del vivaio (un esempio per tutti: Barreca). Quei tifosi che hanno “costretto” Cairo a puntare sulla ricostruzione del caro vecchio Filadelfia (grazie anche ai contributi di Comune, Provincia e Regione). Poi, per carità, il pres ci ha messo anche del suo: scegliendo per esempio, dopo Ventura, un allenatore come Mihajlovic, una sorta di Giagnoni 2.0. Per i più giovani: Gustavo Giagnoni era il tecnico del Torino 1971-72 vincitore dello scudetto “morale” di quella stagione, colui che cominciò a plasmare il tremendismo granata anni Settanta sublimato poi con lo scudetto della squadra di Gigi Radice nel torneo 1975-76.

PREMIO FANTASTICO TRIS – Miralem Pjanic risponde da campione proprio nel suo momento più delicato. Un gol da applausi, un’esecuzione perfetta su calcio da fermo. Prima rete fuori casa in campionato con la Juve e primo gol decisivo per il bosniaco che finora aveva giocato senza convincere troppo davanti alla difesa, dietro le punte o da interno. Se il gol del Bentegodi vale tre punti (in realtà al netto del “peso” due, perché senza la sua prodezza Chievo-Juve sarebbe finita 1-1), quelli segnati nel 4-1 alla Samp e nel 3-1 al Sassuolo erano stati solo “di contorno”.

PREMIO MAGICO TACCO – Con Carlos Bacca in piena crisi, ci pensa Gianluca Lapadula a firmare con un gran colpo di tacco la vittoria del Milan a Palermo che consolida i rossoneri in zona Champions. In verità Lapadula non aveva troppo convinto le volte che era stato chiamato a giocare, dall’inizio o a partita in corso. Chissà che questo supergol non dia la spinta giusta a questo 26enne che – grazie alla mamma peruviana – potrebbe decidere di vestire un giorno la maglia con la banda rossa del Perù. E che – pochi lo ricordano – faceva coppia con Gregoire Defrel nella Primavera del Parma 2009-10 allenata da Tiziano De Patre.

PREMIO GIOVANE DEA – Non finisce più di stupire l’Atalanta targata Gasperini: 22 punti, uno in più del Napoli e 5 in più dell’Inter, tanto per gradire. E tanti giovani (anche italiani) in rampa di lancio. In casa del Sassuolo dopo il gol (in fuorigioco) di Papu Gomez ecco la testata di giustezza del difensore centrale Mattia Caldara, classe ’94, già a segno a Pescara, e il gol da bomber vero del laterale di centrocampo Andrea Conti, anche lui classe ’94, al primo centro stagionale ma al terzo in Serie A: lo scorso campionato ne segnò due, ma al Bentegodi contro il Verona e in casa contro la Fiorentina arrivarono due sconfitte…

 

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Rocchi da 8 ma nessuno se ne accorge…

PREMIO CONFUSIONE TOTALE – L’Inter che ha sfiorato nel finale il pari a Marassi preoccupa soprattutto per l’approccio a certe partite. A Genova, nel primo tempo, la Samp aveva creato almeno 4 occasioni da gol prima di passare in vantaggio con Quagliarella. Colpa, soprattutto, di un centrocampo lento, poco ispirato in fase di creazione e zero reattivo quando non in possesso palla. I 14 punti sui 33 disponibili e quella posizione sulla parte destra della classifica impongono riflessioni…

PREMIO NOIA MORTALE – Siamo onesti: il primo tempo di Juventus-Napoli, la sfida tra le migliori squadre del nostro calcio, le uniche due targate Champions, è stato di una noia mortale, quasi ai livelli della Corazzata Potiomkin di fantozziana memoria. Beh, se questo è il calcio che vogliamo e dobbiamo esportare magari per guadagnare euro dai mercati televisivi asiatici urgono correttivi…

PREMIO CALIMERO – “E’ un’ingiustizia, però… solo perché sono piccolo e nero…” Gli “over anta” ricorderanno bene le lamentele di Calimero negli spot di Carosello anni Settanta. Ebbene, la divisa degli arbitri da tempo non è più nera (si va dal giallo all’azzurro passando per verde e arancione) ma una qual certa discriminazione sulla categoria rimane da parte di critica e pubblico. Un esempio: il signor Gianluca Rocchi da Firenze e tutta la sua squadra sono protagonisti di una partita perfetta a Torino. Non una partita qualsiasi: il super scontro al vertice Juventus-Napoli. Decisioni tutte azzeccate, insomma una prestazione che sotto l’aspetto tecnico e sotto quello disciplinare rasenta la perfezione, con chiamate puntuali anche da parte degli assistenti Filippo Meli e Alessandro Costanzo in occasione di situazioni sul filo del fuorigioco davvero difficili. Eppure sulle pagine dei tre quotidiani sportivi spuntano soltanto un 7 (Corriere dello Sport) e due 6,5 (Gazzetta e Tuttosport). Va se possibile peggio sui grandi quotidiani generalisti: Rocchi prende 7 da La Stampa, 6,5 da Repubblica e addirittura un 5,5 (?!?) dal Corriere della Sera. La squadra moviolara di Premium (nello specifico Andrea De Marco) affibbia a Rocchi un 7 dagli schermi domenicali di XXL. Ebbene, un bell’8 a Rocchi e alla sua squadra glielo rifiliamo noi, dalla colonne di “Bravi e Cattivi”. Anzi, nell’occasione di “Bravi-Bravissimi”…

PREMIO MAGO GASP – Dopo gli stenti delle prime giornate (e per onestà si iscriviamo alla lista degli improvvidi critici…), molti dicevano, pensavano e scrivevano pressappoco così di Giampiero Gasperini: “Ecco, appena mette il naso fuori da Genova è un disastro. Male all’Inter, male al Palermo, male adesso all’Atalanta. Insomma, Gasperini sembra funzionare solo in rossoblù, con Preziosi che a ogni mercato gli smonta il giocattolo vendendo i migliori e lui che fa i miracoli. Ma lontano dal Genoa…” Eccoci smentiti: lontano dal Genoa, alla guida dell’Atalanta, Mago Gasp ha raccolto 19 punti in 11 giornate. A parità di partite giocate, uno in meno del Napoli e ben cinque in più dell’Inter. Così, tanto per gradire…

PREMIO CALABRIA IN FESTA – Cos’hanno in comune i “gemelli del gol” crotonesi Trotta & Falcinelli (a segno con un gol a testa dopo il litigio del primo tempo per la battuta del rigore poi trasformato dall’ex attaccante dell’Avellino) con due glorie del calcio calabrese come Davide Possanzini e Angelo Mammì? L’aver scritto una pagina d’oro nella storia del calcio calabrese. Possanzini nel torneo 1999-2000 firmò la prima vittoria della Reggina in A in casa del Bologna (0-1, terza giornata); Mammì (alla 16esima, allora corrispondente alla prima di ritorno) nel torneo 1971-72 sigillò il primo successo del Catanzaro (e in assoluto di una squadra calabrese) nella massima divisione a danno addirittura della Juventus. Curioso poi che sia Trotta che Falcinelli non siano di proprietà del Crotone ma in prestito dal Sassuolo. Comunque: 30 ottobre, nel 1960 nacque un certo Diego Maradona, nel 2016 il Crotone ha festeggiato all’11esima giornata la sua prima volta con vittoria in Serie A.

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Roma & Toro, tridenti atomici

PREMIO ATTACCO ATOMICO – In nove giornate è andata in bianco solo a Firenze. La Roma si rimette sulla scia della Juve in attesa dello scontro diretto e tocca/supera quota 20. Non male, 23 centri in 9 giornate. Esprime il capocannoniere – Dzeko salito a quota 8 – e una bella varietà di altri cannonieri: Salah è a quota 5, Perotti – infallibile dal dischetto – a 3, Totti  a 2 (entrambi su rigore), El Shaarawy a 2. Unica nota stonata l’assenza dal tabellino dei marcatori di Radja Nainggolan, uno che di gol in A ne ha già segnati 20 ma che quest’anno non si è ancora sbloccato.

PREMIO TRIDENTE – A proposito di gol, solo la Roma ha segnato più del Torino (23 a 19): un Toro che può vantare un tridente (peraltro a forti tinte giallorosse) di primissima qualità: ben 13 delle 19 reti realizzate dai granata arrivano dal trio meraviglia Ljajic-Belotti-Iago Falque. Da destra a sinistra, 3 il serbo, 5 il Gallo e 5 lo spagnolo. A conferma che con il 4-3-3 in fase offensiva Sinisa Mihajlovic è un maestro.

PREMIO ULTIMA SPIAGGIA – Il disastroso primo tempo di Bergamo, le tre sconfitte consecutive in campionato, il misero punticino raccolto sugli ultimi 12 a disposizione: insomma, l’Inter che dopo la vittoria di Empoli era terza a -2 dalla Juve (battuta con merito appena la settimana precedente a San Siro) adesso si ritrova con sole cinque squadre alle spalle, a -10 dai bianconeri e a -8 dalla zona Champions. De Boer fa tenerezza con quell’itagnol che regala ai microfoni e meriterebbe migliori fortune. Intanto gli tocca giocarsi la panchina mercoledì sera contro il Torino. Un Toro peraltro che ha fatto bottino pieno nelle ultime due sfide con i nerazzurri a San Siro.

PREMIO FORZA CALABRIA – Ispira simpatia il Crotone, terza squadra calabrese ad affacciarsi in Serie A, ancora a secco di vittorie a quasi un quarto di cammino. I paragoni con le “prime volte” di Reggina e Catanzaro sono dolceamari: la Reggina nella stagione 1999-2000 riuscì a salvarsi agevolmente vincendo la prima in A alla terza giornata (Bologna-Reggina 0-1 a firma Possanzini); il Catanzaro nel 1971-72 retrocesse e dovette aspettare la 16esima giornata (prima di ritorno) per festeggiare la prima vittoria nella massima divisione. Ma fu un successo storico: 1-0 alla Juventus con gol di Mammì.

 

 

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