Tricardi, basta la parola! Chi ha visto Burdisso?

PREMIO PRINCIPE DEL GOL – Sotto gli occhi di Diego Milito, il Principe del Triplete, ecco il triplete da derby di Maurito Icardi, ribattezzato facilmente… Tricardi. Semplicemente stratosferico in una serata da incorniciare. Proprio Milito – nel 4-2 della stagione 2011-12 – era stato l’ultimo triplettista nerazzurro in una stracittadina. L’Inter che mette alle spalle la Juve e nel mirino il Napoli capolista (a proposito, che sabato sera, il prossimo…) deve molto al suo capitano e goleador. Paradossalmente “aiutato” dal forfait di Joao Mario che ha sviluppato ancor di più il gioco sulle fasce: cross dalla destra di Candreva, gol dell’1-0; cross dalla sinistra di Perisic, gol del 2-1. Glaciale dal dischetto.

PREMIO DIFESA GRUVIERA – La terza sconfitta consecutiva del Milan, la quarta in otto partite, con quella zona Champions già a 7 punti, deve far riflettere in casa rossonera. Nonostante il gran bel secondo tempo, la squadra di Montella continua a soffrire in difesa. Sono ben 13 i gol presi in queste prime 8 giornate. Due in più della scorsa stagione (quando non c’era Bonucci), tre in più del 2015-16 (quando non c’erano né Bonucci né Romagnoli). Gli 80 milioni spesi per Romagnoli (fortemente voluto all’epoca da Mihajlovic) e per Bonucci (espressamente richiesto l’estate scorsa da Montella) finora non sono stati un grande investimento…

PREMIO LA VENDETTA DELL’EX – A 34 anni suonati, Cyril Thereau si sta togliendo delle belle soddisfazioni. Liquidato troppo in fretta dall’Udinese, all’ora di pranzo ha consumato la sua vendetta (che, come si sa, è un piatto che si gusta freddo…). Doppietta rifilata a Gigi Delneri e un po’ di ossigeno per la classifica di una Fiorentina che vuole uscire dall’anonimato.

PREMIO CAMBI VINCENTI – Un applauso a Marco Giampaolo: la sua Sampdoria ha una partita in meno, tre punti in più del Milan e quattro rispetto proprio alla Fiorentina. Geniali le intuizioni dei cambi in corsa contro l’Atalanta, magari “concepiti” in coppia con quel Francesco Conti che è il miglior “secondo” del calcio italiano: dentro Caprari e Linetty per Ramirez e Verre. E il Doria, dopo il pari firmato da Zapata, trova le reti del 2-1 e del 3-1 proprio grazie ai nuovi entrati. Come si dice: colpi da maestro (della panchina).

PREMIO CHI L’HA VISTO? – Nico Burdisso ha 36 anni ma ancora un fisico bestiale, tanta esperienza e grandissima personalità. Che dopo 8 giornate, con 13 gol incassati dal Torino (due anche a Crotone), sia ancora a quota zero minuti giocati è davvero un mistero. Che giriamo volentieri a Sinisa Mihajlovic.

 

 

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Juve, frenata che fa rumore. Napoli da applausi

PREMIO RIMONTA – Sembrava tutto scritto dopo una ventina di minuti, dapplausiopo i gol di Bernardeschi e Higuain che avevano messo in discesa la sfida di Bergamo. Poi succede che la Juve si addormenta, l’Atalanta si risveglia, Buffon fa… il Berisha (errore simile al gol dello 0-1 per il 2-1 a firma Caldara futuro juventino…) e Cristante con un’inzuccata degna di un gran centravanti fissa il 2-2. Al di là di errori (Dybala fallisce dal dischetto il possibile 2-3) e polemiche (la Juve protesta per l’attivazione del Var in occasione di un gol annullato a Mandzukic; l’Atalanta risponde che la sbracciata di Lichsteiner su Gomez era da rosso e non da giallo; il Var non giudica benissimo sul tocco di Petagna, spalla e non braccio), la frenata bianconera fa notizia. Ed è la terza volta che la Juve di Allegri subisce una rimonta di due o più gol. Era successo nella scorsa stagione nella semifinale di Coppa Italia contro il Napoli (al San Paolo, da 1-2 a 3-2; rimonta indolore visto che all’andata i bianconeri avevano vinto 3-1) ed era successo a Monaco di Baviera contro il Bayern negli ottavi della Champions 2015-16 (da 0-2 a 2-2 con gol in pieno recupero di Mueller, rimonta tedesca completata nei tempi supplementari per il 4-2 finale con eliminazione bianconera)

PREMIO CALCIOSPETTACOLO – Continuiamo ad aggiornare le incredibili statistiche sulla potenza di fuoco del Napoli di Sarri: 25 gol nelle prime 7 giornate. Sempre a segno almeno tre volte a partita. Un “must” che sulla ruota del Napoli sarriano in campionato si è ripetuto 37 volte su un totale di 83 partite. A dimostrazione che il Napoli di Sarri – da questa giornata capolista solitario – diverte anzitutto lo spettatore neutrale c’è un’altra statistica ineressante: delle 109 partite dirette dal tecnico toscano (napoletano casuale di nascita) tra campionato e coppe solo cinque volte è uscito lo 0-0, il risultato preferito da chi ama… l’anticalcio.

PREMIO CINISMO – Imbattuta e mai così “in quota” dopo 7 giornate come ai tempi di Hector Cuper (2002-03 seconda stagione del tecnico argentino, 19 punti allora come oggi; a fine campionato scudetto alla Juve e Inter seconda). La squadra di Spalletti non incanta ma vince a Benevento senza soffrir troppo. Vince e si scrolla di dosso anche l’Icardi-dipendenza: terza vittoria consecutiva senza la firma del capitano. Insomma, la strada che porta alla Champions è quella giusta. Domenica 15, dopo la sosta azzurra, una bella verifica: il derby.

PREMIO IL TRIS E’ SERVITO – Tre sconfitte in 7 partite. Non esattamente un bilancio trionfale per il nuovo Milan che ambisce a un posto in Champions oggi lontano già 4 punti (che potrebbero diventare 6 in caso di vittoria della Roma a Genova). Eppure tra il 4-1 rimediato all’Olimpico contro la Lazio e il 2-0 incassato a Marassi contro la Samp e lo 0-2 contro la Roma ci sono differenze che possono far sorridere (a denti stretti) i tifosi rossoneri. La squadra di Montella ha giocato per un’ora alla pari con la Roma, ha preso gol nel suo momento migliore e alla fine non ha sfigurato. Eppure, al di là del “gioco delle coppie” in avanti (contro i giallorossi meglio Andrè Silva di Kalinic) il dato che deve far riflettere riguarda la tenuta difensiva. Perché solo due volte in queste prime 7 giornate di campionato il Milan è riuscito a non prendere gol: nella prima a Crotone e a San Siro contro la Spal. E in Europa League – escludendo le improbabili e folcloristiche avversarie nei primi due preliminari – la retroguardia rossonere si è fatta “bucare” sia dall’Austria Vienna che dal Rijeka. Non esattamente il Real o il Barcellona…

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Sinisa il demagogo, meno proclami più lavoro

PREMIO FISCAL REFEREE – Il signor Giacomelli – fischietto di Juve-Toro – ha applicato alla lettera il regolamento sui due cartellini sventolati in poco meno di 25 minuti a Baselli. I falli in breve successione su Dybala e su Pjanic a stretto rigor di regolamento erano entrambi meritevoli del giallo. Ecco, magari in altre situazioni entra in ballo la famosA “regola 18”, quella del buonsenso che l’arbitro applica magari per una gestione “più ragionata” di una partita di un certo peso. Leggasi – in alternativa al secondo giallo – un pesante cazziatone all’autore di un fallo borderline già gravato di un’ammonizione nei primi minuti. In ogni caso per il Toro quella dell’espulsione in un derby sembra una maledizione: negli ultimi anni le polemiche espulsioni di Glik e Acquah hanno alzato i toni del derby. Ma il 4-0 della Juve non può e non deve spiegarsi solo o soprattutto con l’espulsione di Baselli.

PREMIO MISTER DEMAGOGIA – Sinisa Mihajlovic si è guadagnato appena arrivato in granata l’etichetta di Cuore Toro. Eppure qualcosa non ci convince. Non possono essere roboanti proclami nelle conferenze stampa a dare la misura della bontà di un tecnico. Il Toro-popolo e la Juve-padrona, se letti in un certo modo, appartengono al “luogocomunismo” spicciolo, alla demagogia da quattro soldi. Forse sarebbe meglio pensare a parlar di meno e a lavorare di più, sul campo e alla lavagna. Perché alla fine, negli sciagurati 90 minuti granata, il Toro non ha praticamente mai tirato una volta in porta. Ha subito il terzo gol su corner dove la fase difensiva non ha esattamente funzionato al meglio (eufemismo) e ha rischiato un’imbarcata storica, superiore al 4-0 finale. In tutto questo – stando alla testimonianza del bordocampista Premium Claudio Raimondi – il tecnico serbo non ha dato un’indicazione-una dalla panchina. Limitandosi a battibeccare in continuazione con il quarto uomo. Per una volta, a fine partita, Mihajlovic ci ha risparmiato sceneggiate come quella di mercoledì sera a Udine quando è entrato in campo per insultare e aggredire i suoi giocatori, colpevoli di aver lasciato campo e occasioni agli attaccanti friulani nelle ultime battute della partita. Un po’ sulla falsariga di quel derby genovese del febbraio 2014 quando espose al pubblico ludibrio il povero Regini, autore di un errore che avrebbe potuto compromettere una vittoria ormai archiviata. Ecco, diciamo che al Sinisa muscolare delle conferenze stampa e dei cazziatoni pubblici ai suoi giocatori preferiamo il mitico Gustavo Giagnoni, sciarpa & colbacco, che nei mitici anni Settanta al limite i calci nel sedere li dava agli avversari. Vero, Franco Causio?

 

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Pellegri, favola da libro Cuore per il nuovo Pruzzo

DYBALA, UN 10 ALLA TERZA – Dieci, anzi, 10: come numero di maglia, come voto in pagella per la tripletta del Mapei Stadium, come il numero delle sue marcature multiple da quando veste la maglia della Juventus. Tre (tutte doppiette) nella sua prima stagione in bianconero (2015-16); quattro (tutte doppiette) nell’annata scorsa con su tutte la doppietta allo Juventus Stadium contro il Barcellona nei quarti di Champions; tre in questo avvio di 2017-18, con la doppietta alla Lazio in Supercoppa e le due triplette in campionato di Marassi (Genoa-Juve 2-4) e in casa del Sassuolo (1-3). I numeri in casi come quello di Paulito Dybala detto la Joya valgono più di tante parole. I numeri dicono che da quando è alla Juventus il bomber cordobes (nel senso della provincia di Cordoba, Argentina) ha esultato 52 volte in 100 partite. Spesso deliziando la platea. E confermando la giustezza della decisione di assegnarli, per questa stagione, la maglia numero 10 che tra l’altro è stata di altri due grandi argentini: Carlitos Tevez in tempi recenti e il mancino Omar Sivori a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

MONTELLA E IL GIOCO DELLE TRE… PUNTE – Il fixing del centravanti è il gioco più di moda in casa Milan. Se non contiamo la domenica del rovinoso crollo dell’Olimpico laziale, nel giro di una ventina di giorni o poco più si sono segnalati: Patrick Cutrone con le reti a Crotone e contro il Cagliari delle prime due di campionato; Andrè Silva con la letale tripletta del Prater; Nikola Kalinic con la sua doppietta nella sua “prima” da milanista a San Siro (nella sua “prima” assoluta, due anni esatti fa, aveva servito di viola vestito una tripletta all’imbattuta Inter).

SARRI E L’ORCHESTRA DEI TRE TENORI – In attesa del risveglio di capitan Hamsik, l’ombra del Marekiaro delle sue precedenti stagioni napoletane, Maurizio Sarri si gode i concerti dei suoi tre tenori. Tornato – dopo le discutibili scelte ucraine di Champions – al tridente tradizionale, ne è stato ripagato alla grande. Nel 6-0 al Benevento c’è la tripla firma di Mertens e gli autografi di Insigne e Callejon. E’ solo la terza volta che Dries, Lorenzo e Josè Maria vanno a segno insieme in serie A. Era successo in passato sempre lontano dal San Paolo: nella scorsa stagione a Marassi (Samp-Napoli 2-4) e al Grande Torino (vittoria azzurra per 5-0). Il 6-0 del Napoli ci consegna invece un piccolo record personale di Sarri: il suo Napoli in queste prima quattro giornate ha sempre segnato almeno tre gol. In 18 occasioni il 3+ era uscito sulla ruota di Napoli nel torneo scorso e in altre 12 nel campionato 2015-16. Riassumendo e… sommando: in 80 partite di campionato alla guida del Napoli, la squadra di Sarri ha segnato 3 o più reti in ben 34 occasioni. Numeri stratosferici per certificare la grandezza dello stratega toscano (nato, per caso, a Napoli).

INTER E LE PARTENZE SPRINT – Da quando, stagione 1994-95, la vittoria vale tre punti solo in altre tre occasioni all’Inter era capitato di partire a razzo con 4 vittorie nelle prime 4 di campionato. Due stagioni fa con Roberto Mancini in panchina, nel campionato 2002-03 ai tempi di Hector Cuper e nel 1997-98 con Gigi Simoni allenatore. Curiosamente in nessuno dei tre precedenti l’Inter ha poi vinto lo scudetto. A proposito di scudetti, nelle due stagioni con Josè Mourinho in panchina l’Inter aveva sempre raccolto 10 punti nelle prime 4 giornate per “colpa” dei pareggi per 1-1 alla prima di campionato a Marassi contro la Samp di Marassi (1-1) e a San Siro contro il Bari di Ventura (1-1).

LAZIO, PROFUMO TRICOLORE – Dieci punti in 4 partite, quarto posto subito a ridosso delle tre fuggitive. Vittoria sofferta quella di Marassi per la Lazio di Simone Inzaghi. Corsi e ricorsi: anche nella stagione 1999-2000, con Simone Inzaghi in campo e Sven Goran Eriksson in panchina, la Lazio era a quota 10 dopo le prime 4 giornate e sarebbe andata poi a vincere il 14 maggio 2000 il suo storico secondo scudetto.

IL TRIS DI PELLEGRI – La favola da libro Cuore: i gol di Pietro Pellegri (classe 2001) e le lacrime di papà Marco (team manager del Genoa, classe ’64: di qui il numero di maglia del figlio…). Quando il giovanissimo attaccante genovese aveva esordito in A aveva eguagliato il record del romanista anni Quaranta Amedeo Amadei. Poi, all’ultima giornata dello scorso campionato, il primo gol tra i grandi, all’Olimpico contro la Roma. Sconfitta 3-2. Come 3-2 per la Lazio è finita la sfida della sua prima doppietta. Insomma, il giovin Pietro segna ma non porta (per ora) punti. Epperò per il calcio italiano l’esplosione di chi a Genova è considerato l’erede di O Rei Roberto Pruzzo è una gran bella notizia…

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I tre tenori azzurri non steccano mai…

I TRE TENORI NON STECCANO – C’è azzurro e azzurro. Quello nazionale gli ha procurato fin qui più dispiaceri che gioie, quello partenopeo gli ha subito restituito il sorriso. Lorenzino Insigne a 5′ dalla fine ha provato a mettersi in proprio e firmare anche in prima persona la vittoria di Bologna. In ogni caso il 24 ha il merito del cross al bacio per il gol spacca-partita di Callejon. Poi è stata la volta di Mertens, rapace nel rubar palla a Pulgar e letale nel battere Mirante. Quindi Callejon ha servito a Zielinski il cioccolatino dello 0-3. Quei tre là davanti, insomma, continuano ad altissimi livelli. E pazienza se capitan Marek da un po’ di tempo a questa parte gira a vuoto ed è puntualmente richiamato in panchina da Sarri. C’è sempre un mercoledì di Champions alle porte per provare a svoltare…

SPALLETTI L’UOMO IN PIU’ – Non ha incantato, nel primo tempo ha concesso due palle gol a Paloschi. Ma ha vinto con merito. Ancora una volta grazie ai suoi due uomini migliori. Icardi si è scrollato di dosso le amarezze della Seleccion argentina e trasformando il calcio di rigore mantiene con Dybala la leadership nella classifica cannonieri. Perisic, fresco di rinnovo, ha legittimato la vittoria con un gol ad alto tasso spettacolare. Ma l’avvio sprint dei nerazzurri ha soprattutto un nome (Luciano) e uncognome (Spalletti). Maestro di calcio e grande gestore di spogliatoi, il tecnico è l’arma in più di questa Inter 2017-18. Che non avendo impegni europei può dedicare tutte le energie al campionato. Un dettaglio da non trascurare.

MILAN, CHE SCOPPOLA – Prima il diluvio su Roma, poi il diluvio sul Milan. Brusco risveglio per Montella e i suoi, chiamati al primo grande esame stagionale dopo un avvio fatto di tante vittorie ma anche di avversari non esattamente irresistibili (Csi Craiova e Shkendija in Europa League; Crotone e Cagliari in campionato). Insomma, il gioco si fa duro ma i duri rossoneri non cominciano a giocare. E così il duro per eccellenza, Leo Bonucci, è ancora lì in giro con Musacchio a cercare Immobile e SuperGigio Donnarumma, senza macchiarsi di colpe particolari, si china quattro volte in fondo alla porta. Scena da lui vissuta solo due volte in campionato: Milan-Roma 1-4 e Napoli-Milan 4-2, entrambe nella scorsa stagione.

B, COME BRAVO BENATIA – Ok la ritrovata coppia in HD, cioè i gol argentini della premiata coppia Higuain-Dybala. Ma la facile vittoria sul Chievo ha regalato alla Juve una nuova certezza: Benatia è tornato… lui. Si è rivisto cioè quel centrale insuperabile che dopo i tre anni di Udine aveva brillato nella Roma di Garcia per poi prendere il volo destinazione (Bayern) Monaco. Non un granchè la sua prima stagione in bianconero. Al limite della perfezione la sua prova di sabato. In una difesa orfana di Bonucci (fin qui in verità neppure troppo rimpianto…) e con Chiellini e Barzagli spesso e (mal)volentieri in infermeria, la ritrovata vena del franco-marocchino permette ad Allegri di dormire sonni tranquilli, a Howedes di inserirsi con calma negli schemi di gioco e nelle abitudini di vita italiane e a Rugani di riprendere quel percorso di crescita bruscamente interrotto in quello sciagurato pomeriggio di Marassi.

 

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Perché Allegri è meglio di Conte

PREMIO MAN OF THE LADY – L’uomo della Signora si chiama Massimiliano Allegri. Ok, il “sestete” è a metà con Antonio Conte, ma la realtà è che solo grazie al tecnico livornese la Juve è tornata a darsi una dimensione internazionale vent’anni dopo il ciclo Lippi e quelle tre finali consecutive di Champions dal ’96 al ’98. I numeri dicono che il punteggio top della Juventus in campionato rimane quello del 2013-14: la tripla cifra, i 102 punti. Peccato però che per raggiungere quel traguardo tre anni fa Conte abbia trascurato un percorso europeo che poteva dare soddisfazioni. Invece, fuori subito dalla Champions (per mano del Galatasaray di Mancini, avessi detto…) e fuori anche dalla finale di Europa League che la Juventus avrebbe ospitato nel maggio 2014 dentro il suo gioiello di stadio. Invece Conte, all’epoca, privilegiò la tripla cifra in campionato a un possibile trionfo europeo. Una scelta che nessuno, a cominciare dal presidente Andrea Agnelli, gli ha mai perdonato.

PREMIO MINI-EUROPA – Il 3-0 rifilato al Bologna certifica il ritorno del Milan in Europa dopo tre anni di assenza. Montella, riconfermatissimo, ama i piedi buoni: ieri li ha riservati per il secondo tempo… Inserendo il suo pupillo Mati Fernandez al posto di uno spento Bertolacci. Risultato: assist al bacio del cileno (argentino di nascita per via del padre) per il primo gol di Deulofeu e cross per il tris di Lapadula. A proposito, l’ex bomber del Pescara nel primo tempo, sullo 0-0, si è mangiato un gol pazzesco che forse Blissett e Calloni (gli sciagurati bomber degli anni Ottanta e Settanta) avrebbero segnato a occhi chiusi. Ecco, per non far brutte figure in Europa, il Milan dovrebbe come minimo provvedere a incassare qualcosa dalla cessione di un Bacca deludente e blindare (ma in panchina…) un Lapadula che sembra proprio bomber di categoria (diciamo di Serie B). Belotti? Morata? Aubameyang? Uno dei tre sarebbe davvero il top. E sarebbe il segnale – con il prolungamento del contratto di Donnarumma – che la nuova proprietà cinese ha intenzione di fare le cose per bene…

PREMIO SERIE NERA – Una distrazione difensiva per il gol di Andreolli; il pasticcio di Hoedt; il tris di Eder. L’Inter all’Olimpico evita di battere un record storico. Solo nella stagione 1981-82 infatti i nerazzurri erano rimasti – esattamente come quest’anno – a secco di vittorie per otto partite di fila. La serie nera di Pioli & Vecchi contava però ben 6 sconfitte e solo 2 pareggi. Quella di 35 anni fa era composta da 5 pari e 3 sconfitte. Senza contare che quattro giorni dopo il 2-1 rifilato all’Avellino (rigore Prohaska e gol di Altobelli) l’Inter targata Bersellini conquistava contro il Torino la Coppa Italia. Con il tecnico di Borgotaro che sarebbe passato poche settimane dopo proprio a guidare i granata.

PREMIO TANGO D’ITALIA – Il nuovo ct argentino Jorge Sampaoli (buon allenatore ma persona discutibile, stando a sentire molti dell’ambiente) ha chiamato per i primi impegni amichevoli (a giugno in Australia contro il Brasile e a Singapore) tre protagonisti del nostro campionato. Il Papu Gomez ha risposto alla grande firmando il suo gol numero 15 in stagione; Paredes ha registrato in coppia con De Rossi il gioco della Roma vittoriosa in casa del Chievo. L’unico che non ha potuto dimostrare di meritare sul campo la convocazione è stato Maurito Icardi. Il capitano dell’Inter probabilmente salterà anche la sfida di domenica prossima a San Siro contro l’Udinese. Per poi presentarsi tirato a lucido (ma sarà vero?) per quella che potrebbe essere la sua prima partita da titolare con la Seleccion.

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E’ uno Spalletti d’argento, curva Nord da applausi

PREMIO FRENATA – Due punti in tre partite. Se l’EuroJuventus viaggia che è un piacere, in campionato la frenata bianconera fa rumore. Dal 2-2 di Bergamo alla sconfitta all’Olimpico con in mezzo l’1-1 nel derby acciuffato in extremis da Higuain. Segnali preoccupanti in vista del 3 giugno a Cardiff, proprio mentre il Real Madrid passeggia 4-1 sul Siviglia? Lo vedremo presto. Già da mercoledì quando la squadra di Allegri – sempre all’Olimpico ma contro la Lazio nella finale di coppa Italia – può mettere il suo primo mattone in chiave Triplete.

PREMIO MEDAGLIA D’ARGENTO – La Roma che vince si tiene stretta il secondo posto che vale la Champions diretta. Ma soprattutto accorcia le distanze dalla Juventus, la grande rivale di questi ultimi quattro campionati. Nel 2013-14 e nel 2014-15 i giallorossi guidati da Rudi Garcia arrivarono dietro alla Juve ma con uno scarto di ben 17 lunghezze. L’anno scorso il terzo posto a -11 dai bianconeri. Adesso le distanze si sono accorciate a soli 4 punti. Segno che – al di là del tormentone Totti e delle battaglie con parte della stampa romana, il lavoro di Luciano Spalletti è stato ottimo. Perlomeno in chiave campionato.

PREMIO GRANDE BELLEZZA – Il pokerissimo calato dal Napoli nella Torino granata rafforza la leadership azzurra in quanto a gol segnati: 86 (46 fuori e 40 in casa a parità di partite, 18 e 18). Una cifra pazzesca in assoluto, ancor più se si considera che Sarri ha perso il capocannoniere-record della scorsa stagione (Higuain, con i suoi 36 centri) e ha dovuto rinunciare per quattro mesi al suo naturale sostituto (Milik) inventandosi così il piccolo Mertens centravanti (con risultati lusinghieri). Questo per sottolineare ancora una volta i meriti del tecnico, che magari non starà simpatico a tutti, non vestirà griffato e non è tagliato per i salotti buoni. Ma che è tremendamente bravo.

PREMIO SALVEZZA MORALE – Sono 17 i punti conquistati dal Crotone nelle ultime 7 partite. Una media (quasi) da scudetto. Sapete quanti punti hanno conquistato nello stesso lasso di tempo le due milanesi? La miseria di 8: per la precisione 7 il Milan e 1 l’Inter. Fino a Chievo-Crotone, i calabresi avevano ottenuto solo 14 punti in 29 giornate. E vedevano la salvezza a -8 dall’Empoli. Adesso il divario si è ristretto a un solo punto (e a due dal Genoa). Bravo mister Nicola per la Grande Rincorsa. Ma un bravo va anche al presidente Vrenna e al diesse Peppe Ursino che hanno avuto il merito di insistere sull’allenatore senza avventati cambi di panchina.

PREMIO TIFO DA APPLAUSI – Un applauso alla Curva Nord dell’Inter. Qualcuno temeva incidenti per l’annunciata contestazione degli ultrà nerazzurri. Invece a Inter-Sassuolo hanno dato una lezione: striscioni duri ma civili, originale l’idea di “stendere un velo pietoso” sulla stagione 2016-17. Efficace l’abbandono di San Siro dopo 20 minuti di partita. Meno efficace la (presunta) reazione della squadra: battuta anche da un Sassuolo che non ha più nulla da chiudere alla sua stagione.

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Nostalgia Milan, confusione Inter: Cina, poca roba…

PREMIO GRANDE BELLEZZA – Quando la Roma gioca come a San Siro contro il Milan non bastano gli applausi. Ci prende un po’ di rabbia per l’idea di come sarebbe potuto essere più avvincente il campionato con una Roma più continua. Comunque facciamo i complimenti a Edin Dzeko: 37 gol stagionali, capocannoniere del torneo con 27. Mai così bomber in carriera.

PREMIO NOSTALGIA – Virdis,Van Basten, Papin, Weah, Bierhoff, Inzaghi, Shevchenko, Gilardino, Pato. Mettiamoci magari anche Borriello. Un festival di campioni e (più o meno) grandi giocatori si sono alternati nel cuore dell’attacco milanista negli ultimi trent’anni. Ecco, che il/i centravanti del Milan di oggi siano Gianluca Lapadula e Carlos Bacca, beh è proprio sintomatico del “mio Dio come siamo caduti in basso…”. D’altronde Lapadula conferma il perché fino a 25 anni abbia praticamente giocato sempre e solo in Serie C. E Bacca (31 gol in due anni in rossonero più 34 in due tornei di Liga al Siviglia) è l’emblema del bomber che vedi solo quando segna. Intanto il nuovo Milan cinese aspetta la prima vittoria: per adesso, 4 partite, 2 miseri punticini con l’alternanza pareggio-sconfitta-pareggio-sconfitta. Verranno tempi migliori. Già. Verranno?

PREMIO CONFUSION – Per chi ha da tempo superato gli “anta” (magari quelli con il 5 davanti…), Confusion rimane una delle canzoni di uno splendido album dellaEletric Light Orchestra, fine anni Settanta. Confusion però è anche la colonna sonora dell’Inter recente, quella che nelle ultime 7 partite è riuscita a raccogliere solo 2 punti sui 21 a disposizione. Pioli in pratica ha dilapidato il suo credito, costruito nelle precedenti partite a suon di gioco e risultati. Tutto d’un tratto, puf… Involuzione nel gioco, punti persi malamente e tesoretto dilapidato. La perdita di credibilità del tecnico che così bene aveva cominciato la sua avventura sulle ceneri olandesi di Frank De Boer si è fatta evidente anche a Marassi. Dove contro un Genoa messo se possibile peggio dei nerazzurri, l’Inter si è sfaldata. E anche il tecnico non ne è uscito benissimo. Togliere Icardi, goleador e capitano della squadra, quando sei chiamato a rimontare non si è rivelata una grande idea. E il rigore fallito da Candreva aumenta i rimpianti per una scelta discutibile. Sempre ricordando – peraltro – che anche Icardi aveva sbagliato contro il Cagliari un rigore “importante”.

PREMIO ZEMANLANDIA – Simone Inzaghi calciatore non ha mai avuto Zeman allenatore. Eppure l’influsso c’è e si vede. Due settimane fa il 6-2 al Palermo, ieri il 7-3 alla Sampdoria. Nella sua storia la Lazio ha vinto due volte lo scudetto (1974 e 2000, con Simone tra i protagonisti), ma mai era riuscita a segnare così tanto. Con 70 reti è ormai a un passo (uno solo…) dal record assoluto stabilito due stagioni fa, con Pioli in panchina: 71 gol che valsero il terzo posto, sprecato poi dalla sconfitta ai preliminari Champions con il Bayer Leverkusen qualche settimana dopo…

PREMIO GOL DA APPLAUSI – La 35esima giornata ha regalato prodezze da applausi. Punizione “alla Platini” proprio sotto gli occhi del francese per Ljajic nel derby torinese. Gol di Verdi e risposta di Pasqual all’incrocio nel divertente Empoli-Bologna. E poi il missile del bulgaro Tonev che tiene accese le speranze salvezza del Crotone. Insomma, alla fine lo spettacolo non manca nella nostra tanto bistrattata Serie A…

 

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Inter, troppe pippe e un Inzaghi da applausi

PREMIO BOLLICINE – Sempre un piacere vedere giocare il Napoli. Schemi offensivi spettacolari (e non è un caso che siano ben quattro i giocatori in doppia cifra), stagione comunque da applausi nonostante le eliminazioni in Champions e Coppa Italia. Adesso l’obiettivo è il secondo posto, la Champions diretta. E il Napoli – in tutta onestà – la meriterebbe.

PREMIO PIPPONI D’ORO – Due punti in sei partite, dunque su 18 disponibili. Ovvio che Stefano Pioli sia alla sbarra, sul banco degli imputati. Anche se le attenuanti non gli mancano. In primis, l’eccessiva sopravvalutazione della rosa nerazzurra. Che Nagatomo non sia presentabile non si scopre certo dall’errore che ha provocato il gol del Napoli. Che Banega e Joao Mario messi insieme non facciano un trequartista è ormai un fatto assodato. Insomma, parta pure il nuovo casting per l’allenatore dell’Inter 2017-18. Ma parta anche e soprattutto la caccia a giocatori davvero di qualità.

PREMIO POSSESSO PORTAIELLA – Nelle gare del pomeriggio incuriosiscono i dati sul possesso palla di Empoli, Udinese e Fiorentina: nettamente superiori a quelli di Sassuolo, Bologna e Palermo. Eppure le due formazioni toscane e quella friulana hanno perso con due o più gol di scarto. Incredibile poi lo score della sfida del Barbera: la Fiorentina di Paulo Sousa ha sfiorato il 76 per cento di possesso palla. Risultato negativo (con Palermo vittorioso 2-0) e prestazione imbarazzante tanto che il tecnico portoghese l’ha definita la peggior partita degli ultimi due anni della Fiorentina. Dimostrazione che nel calcio i numeri “all’americana”, tanto significativi appunto negli sport Usa (come football americano, baseball e basket), applicati al calcio lasciano davvero il tempo che trovano.

PREMIO POLVERI BAGNATE – Hanno portato davvero iella le paginate della scorsa settimana dedicate alla entusiasmante lotta per la classifica cannonieri con 6 giocatori a quota 20 e passa gol a contendersi il titolo. Nel dettaglio del lungo fine settimana di Serie A: Higuain a secco venerdì sera, Belotti in bianco sabato, Immobile ko alla vigilia del derby, Dzeko inguardabile. E nel posticipo al palo anche Icardi e Mertens

PREMIO OK IL MISTER E’ GIUSTO – Finalista di Coppa Italia (con Roma eliminata in semifinale), quarto in campionato, vincitore di un derby in campionato dopo 4 sconfitte di fila e 8 partite a secco (5 successi Roma e 3 pareggi). Simone Inzaghi – quarta scelta per la Lazio 2016-17 dopo i quasi accordi del presidente Claudio Lotito con Jorge Sampaoli, Cesare Prandelli e Marcelo Bielsa – sta completando una stagione da applausi. Per lui derby stravinto con il forfait all’ultimo momento di Ciro Immobile e almeno due scandalose decisioni arbitrali di Orsato (il rigore negato a Lukaku e quello regalato a Strootman). Ma se è vero che un allenatore non si deve giudicare solo dai risultati, per noi valga questo ricordo: campionato scorso, 35esima giornata, Sampdoria-Lazio. La Lazio gioca una partita eccellente, merita di vincere e invece perde 2-1 dopo essere andata in vantaggio (e con Candreva che sull’1-1 poi sbaglia un rigore). Ecco, in quel pomeriggio del 24 aprile 2016, nel nostro piccolo, avevamo capito che Simone Inzaghi aveva la stoffa per diventare un allenatore importante.

 

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E Allegri fa già tremare il Real

PREMIO PANCHINA D’ORO – Sarri ha messo nel salotto buono il premio ricevuto qualche settimana fa a Coverciano. Il prossimo spetta di diritto a Massimiliano Allegri (che l’ha già vinto, peraltro…). Panchina d’oro perché… Il sesto scudetto consecutivo è dietro l’angolo (tre sono di Conte, d’accordo), la semifinale di Champions è realtà, la finale e la coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo di Cardiff sono possibilità concrete. In tutto questo, Allegri cambia uomini e schemi con grande scioltezza sempre ottenendo grandi risultati. Come con il Genoa, quando ha rispolverato la difesa a tre, rilanciato Benatia e sugli esterni Lichtsteiner e Asamoah (facendo rifiatare Dani Alves e Alex Sandro), lasciato a casa a riposare Buffon sostituito da un Neto quasi inoperoso. E poi a dare un’ulteriore botta di autostima è arrivato il risultato del clasico del Bernabeu. Con il Barcellona che s’impone 3-2 sul Real Madrid. E dunque, per la proprietà transitiva, se la Juve ha eliminato 3-0 il Barça e i catalani hanno vinto in casa del Real…

PREMIO TORO SCATENATO – E’ un Torino che vola a +6 rispetto a quello della scorsa stagione. E’ un Torino che ha gli stessi punti – 48 – del campionato 2013-14, quello chiuso al settimo posto ma che valse ugualmente alla squadra di Ventura l’accesso all’Europa League per le inadempienze finanziarie del Parma. E’ insomma, il team guidato da Sinisa Mihajlovic, un Toro davvero scatenato. Che in casa del Chievo passa con autorità e personalità anche senza l’apporto del suo bomber Andrea Belotti, per una volta a secco. Questo Toro merita di essere supportato dal presidente Cairo per la prossima stagione: con un paio di ritocchi e rinviando all’estate del 2018 le cessioni eccellenti (Belotti su tutti) il Torino targato Mihajlovic può davvero battersi per un posto in Europa. Dove, con Ventura, i granata si erano fatti onore nell’edizione 2014-15 dell’Europa League andando a vincere in casa dell’Athletic Bilbao e arrivando agli ottavi di finale.

PREMIO COOPERATIVA (VERDE) DEL GOL – Ciro Immobile che sale a quota 20, Keita che con la sua tripletta arriva per la prima volta in doppia cifra. I “titoli” del 6-2 al Palermo vanno a loro due, ma la soddisfazione per Simone Inzaghi – al di là del quarto posto e dei 64 punti in classifica – è data soprattutto dal numero davvero altissimo di giocatori a segno. Ben 16. L’ultimo, il centrocampista classe ’95 Luca Crecco, cresciuto nel vivaio laziale (pilastro nella Primavera di Inzaghi) e lanciato in A quattro anni fa da Petkovic. Gol giovani, a Crecco e non solo: con una rete ci sono anche Lombardi (’95) e Murgia (’96) nonché il più esperto Cataldi (’94) oggi al Genoa. Senza dimenticare la giovane età di tre gioielli consolidati del calibro di Felipe Anderson (’93), Milinkovic Savic e Keita (entrambi ’95).

PREMIO CONSOLAZIONE – La tripletta più amara della sua carriera lascia qualche interrogativo sul futuro di Maurito Icardi. Con il tris a Firenze, l’argentino batte il suo record di segnature e sale a quota 24 in classifica cannonieri, pronto a giocarsi fino all’ultimo il trono del gol. Sperando che a livello di squadra al capitano nerazzurro possa andar meglio di quando – stagione 2014-15 – vinse il titolo di capocannoniere a pari merito con Luca Toni con 22 gol all’attivo. Perché in quella stagione l’Inter chiuse all’ottavo posto, fuori anche dall’Europa League. Quello che, a inizio campionato, era considerato l’obiettivo

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