Douglas Costa, gigante “gaucho” all’ala

PREMIO ZERO A ZERO – Nella giornata degli 0-0 (cinque tra gli anticipi di sabato e le sei sfide domenicali), quello del derby ha regalato le emozioni maggiori. Contassero i legni, la Roma avrebbe vinto 2-0 (palo di Bruno Peres nel primo tempo, traversa di Dzeko nel finale), per l’impegno profuso sul campo entrambe le contendenti avrebbero meritato la vittoria. Invece un punto per uno forse non fa male a nessuno, di sicuro fa benissimo all’Inter che mantiene a un punto, e dalle due squadre capitoline, il distacco per la qualificazione Champions.

PREMIO ALA D’ORO – Douglas Costa non ha messo il nome nel tabellino marcatori di Juventus-Sampdoria e tra qualche anno magari nessuno si ricorderà che di quella sfida giocata a Torino il 15 aprile 2018 è stato l’assoluto mattatore, il match winner anche senza segnare. Perché dal suo piedino fatato da brasiliano “vero” sono partiti i tre assist per Mandzukic, Howedes e Khedira. Douglas Costa è “gaucho”, nato cioè nello stato di Rio Grande do Sul, ed è cresciuto nel Gremio, la stessa squadra dove esplose una ventina d’anni Ronaldinho. A 19 anni è emigrato in Europa, Ucraina prima e Bundesliga poi prima di passare, nell’estate scorsa, dal Bayern alla Juventus. Fino al momento del suo ingresso in campo, a due minuti dalla fine del primo tempo, Juve e Samp pareggiavano 0-0. Poi… tre gol targati DC e tre punti per uno scudetto bianconero che si fa sempre più vicino…

PREMIO PARATISSIMA – Non una partita indimenticabile, quella di San Siro. Uno 0-0 che probabilmente segna la fine del sogno Champions per i rossoneri e del sogno scudetto per gli azzurri. Il pareggio del Meazza passerà agli archivi solo per la strepitosa parata di Gigio Donnarumma su Milik sul silo della sirena. Una prodezza per il 99 milanista proprio nel giorno della sua 100 recita in Serie A che lo ha consacrato a baby prodigio assoluto del nostro calcio visto che nessuno, prima di lui, era arrivato così giovane alla tripla cifra. Gigio ha nel mirino ancora qualche piccolo record in stagione. Per esempio, quello delle partite con la porta inviolata (clean sheet usando un orribile e anche un po’ “pericoloso” inglesismo visto che c’è il rischio di confondere “sheet” con “shit”…): per ora ha eguagliato il precedente primato delle partite (12) con la porta chiusa stabilito nella scorsa stagione. Considerato che ci sono ancora 6 partite in programma, insomma, il record è a portata di… guantoni.

PREMIO GRANDE INCOMPRESO – Simone Verdi è un ex ragazzo. Il 12 luglio compirà 26 anni. Ieri ha firmato con una splendida punizione il suo ottavo gol stagionale (4 di destro e 4 di sinistro: lui è un vero ambidestro e lo dimostrò qualche mese fa con quella doppietta su punizione rifilata al Crotone usando i due piedi). E un bell’8 merita anche la sua stagione, la migliore da quando è professionista che lo ha visto a un passo dal trasferirsi al Napoli in gennaio con clamoroso gran rifiuto finale. Di sicuro meritano un voto inferiore i dirigenti del Milan e Gian Piero Ventura. Perché in rossonero – dove Verdi è cresciuto militando nelle giovanili dagli 11 ai 19 anni) – non è stato valorizzato: mai una presenza in A, solo due gettoni saltuari in Coppa Italia e soprattutto la colpevole perdita del controllo del suo cartellino. Ventura ha avuto Verdi in granata per un anno e mezzo, tra Serie B (con promozione) e Serie A: ebbene, l’ex ct gli ha regalato solo una partita intera in una stagione e mezza. Davvero pochino, considerando che nel frattempo l’eterna promessa di Broni di anni ne aveva 19 e 20…

PREMIO SUBENTRO – Ha preso il Genoa ultimo in classifica con la miseria di 6 punti in 12 partite. In 20 giornate ha trascinato il Grifone a quota 38 punti (cioè ne ha collezionati 32 in 20 gare…) regalandogli una salvezza cui manca solo l’aritmetica certezza. I tifosi lo adorano e sabato sera, dopo l’1-0 al Crotone, dalla Gradinata Nord (seguita poi da tutto lo stadio) è partito un coro che ha fatto emozionare Davide Ballardini. Eppure la sua conferma al Genoa non è del tutto scontata. E’ la terza volta che il tecnico romagnolo subentra in corsa in soccorso al Vecchio Grifone: nel 2018come nel 2013 e come nel 2011, tre salvezze. Ma al presidente Preziosi il Balla non piace fino in fondo. Sarebbe bello però che questa volta venisse data a Ballardini l’opportunità di lavorare a un progetto vero: con una squadra “disegnata” di concerto con la dirigenza e allenata sul campo e alla lavagna fin dal precampionato. Lo merita il tecnico e lo meritano i tifosi rossoblù.

 

Ringhio meglio di… Conte & Mazzarri

PREMIO FOLLETTO D’ORO – Matteo Politano, classe ’93, cresciuto nelle giovanili della Roma, è – come dicono i “gggiovani” – on fire. Nel giro di pochi giorni a segno contro il Napoli (con il Sassuolo raggiunto poi da Callejon) e a segno a San Siro contro il Milan (emiliani raggiunti poi dalla prodezza di Kalinic). Per la sgusciante aletta neroverde è il gol numero 5 in stagione, record eguagliato dei due campionati precedenti. L’oggetto del desiderio del mercato invernale del Napoli si sta imponendo come una delle migliori realtà offensive del nostro calcio. Sarri, insomma, ci aveva visto lungo nel volerlo in azzurro. E chissà che l’azzurro, quello della Nazionale, Politano non se lo vada a conquistare. Giriamo la nomination al prossimo ct (Roberto Mancini, tanto per fare un nome e un cognome)

PREMIO SINCERITA’ – Al di là dei meriti che sta acquisendo in panchina con il suo “nuovo” Milan, Rino Gattuso è da applausi perché è sempre schietto e sincero, anche davanti ai microfoni. Un salto all’indietro di qualche giorno: quando, dopo il derby, ha dichiarato in pratica che l’Inter avrebbe meritato di vincere ha fatto una cosa per nulla scontata. Riconoscere i meriti degli avversari, senza retropensieri e dinamiche pseudo-complottistiche, è atteggiamento da grande uomo di sport. Tanto per fare due nomi a caso, non abbiamo mai sentito pensieri e parole del genere da un Antonio Conte o da un Walter Mazzarri, per citare due allenatori non a caso. Loro, quando perdono, sono sempre alla caccia di un colpevole: l’arbitro, la sfiga cosmica, i propri giocatori, la pioggia (vedasi Inter-Verona, l’ultima recita nerazzurra di Mazzarri). E quando pareggiano la loro squadra meritava sempre di vincere…

PREMIO MUNDIAL – I grandi esclusi dell’Argentina, Paulo Dybala e Mauro Icardi, hanno vissuto un week end di campionato agli antipodi. Lo juventino con la sua tripletta a Benevento consolida i sogni scudetto dei bianconeri, l’ìnterista non trova il gol in casa del Torino e i nerazzurri frenano la loro corsa Champions. Il bilancio stagionale nel piccolo orticello del campionato italiano è lusinghiero per entrambi: Icardi, finora 24 gol, ha eguagliato il suo primato; Dybala, finora 21 reti, non aveva mai segnato tanto in Serie A. In realtà le loro esclusioni dalla Seleccion non devono scandalizzare più di tanto. Il ct argentino Jorge Sampaoli ha nel suo 3-4-2-1 un tridente offensivo titolare niente male, con Messi e Di Maria alle spalle di Sergio Aguero che, ricordiamolo, è almeno sulla carta il centravanti titolare, con Higuain sua prima alternativa. Del resto le gerarchie le fanno i numeri, non però dei campionati locali ma dei grandi tornei internazionali. Ricordiamo che l’ex genero di Maradona ha all’attivo nel suo palmares 52 gol nelle coppe europee. Dybala in Champions ne ha segnati solo 6 in tre edizioni e Icardi non ha mai giocato nel più importante trofeo continentale. Qualcosa vorrà pur dire…

PREMIO CONTINUITA’ – Da quando Mazzarri ha deciso di affidarsi in avanti alla creatività di Adem Lijajc sono arrivati lusinghieri risultati per il Toro. Che domenica nel lunch match ha battuto per la prima volta nell’era Cairo l’Inter inanellando la terza vittoria consecutiva. Farà pure arrabbiare i suoi allenatori il talento serbo. Rinunciarci a priori, però, è pratica autolesionistica. E per fortuna granata finalmente anche Mazzarri se ne è reso conto…

PREMIO BLACK OUT – Davvero povero di contenuti il derby genovese di sabato sera, bello solo sugli spalti per merito delle due gradinate. In campo viceversa si è visto davvero poco. Un peccato perché Giampaolo e Ballardini sono due grandi maestri di calcio. Per una volta però hanno fatto sciopero.

 

Albiol, bomber invernale / Icardi goleador 103 per 100

PREMIO BOMBER PER CASO – Raul Albiol è alla sua quinta stagione al Napoli. Difensore centrale affidabile ma non esattamente con il vizio del gol. Quello pesantissimo segnato di testa al Genoa è appena il terzo in Serie A su un totale di 152 gettoni di presenza, primo a portare in dote una vittoria. L’ultimo lo aveva segnato il 10 gennaio 2016 a Frosinone: aveva aperto le marcature in una sfida finita 5-1 per gli azzurri. Il primo lo aveva realizzato il 25 gennaio 2014 al San Paolo e aveva permesso al Napoli di pareggiare l’iniziale gol di Sardo in un Napoli-Chievo 1-1. Tutti gol “invernali”, come si evince dalle date. Nelle sue precedenti stagioni nella Liga, il roccioso difensore spagnolo aveva segnato 1 gol con il Real Madrid, 5 con il Valencia e 1 con il Getafe. In totale fanno 10, più 2 in Copa del Rey e 2 in Champions (entrambi nella fase a gironi: uno con il Valencia a casa dell’Olympiacos nel 2006-07, uno con il Real Madrid a Marsiglia nel 2009-10). Insomma, Sarri dopo i pali di Insigne nel primo tempo e di Mertens nella ripresa pensava forse a una partita stregata. Invece si porta a casa il sesto 1-0 stagionale e ringrazia, per l’occasione, il suo “bomber per caso”.

PREMIO BLACK OUT – L’attacco della Juve che si inceppa a Ferrara regala un inedito: mai infatti nella gestione Allegri la Juventus era rimasta a secco in casa di una neopromossa. Un pareggio che rischia di complicare la corsa al settimo scudetto consecutivo, 34esimo nella storia bianconera. Un’ennesima curiosità ci arriva dallo studio analitico della Juve del ciclo Allegri: soltanto undici volte su 143 partite i bianconeri in campionato sono rimasti a secco di reti, in quattro occasioni il black out è successo in Emilia. Prima dello 0-0 in casa Spal, nella stagione 2015-16 uno 0-0 a Bologna e una sconfitta 1-0 al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo; sconfitta 1-0 al Tardini nel 2014-15 contro il Parma.

PREMIO RABBIA ALBICELESTE – Un poker storico rifilato alla Samp di Viviano (il suo primo fuori casa; l’altro lo aveva segnato ai tempi della Samp al Pescara di Perin) prima di una settimana di… forzato riposo. E già, perché Maurito Icardi festeggerà a casa i suoi 103 gol in Serie A nonché il gol numero 100 in maglia nerazzurra mentre la “sua” Argentina sarà impegnata nelle due prestigiose amichevoli premondiali contro Italia e Spagna. Nella Seleccion ci saranno i suoi tre rivali: Sergio Aguero, il centravanti titolare nei pensieri del ct Sampaoli, Gonzalo Higuain e Lautaro Martinez, suo prossimo compagno in nerazzurro salvo una clamorosa cessione. Per ora il capitano interista parte svantaggiato nella corsa a un posto nei magnifici 23 che andranno in Russia. Ma a suon di gol non è detto che il “miracolo” non avvenga…

PREMIO CR7 – Dicono sia il “cocco” di Cristiano Ronaldo, appena arrivato al Milan qualcuno ha fatto accostamenti “blasfemi” a Marco Van Basten. Nel nostro piccolo, in questa rubrica, abbiamo sempre preso le difese di Andrè Silva, a nostro avviso il più completo dei tre centravanti a disposizione di Gattuso (e, prima, di Montella). Siamo quindi contenti per la sua esplosione. Due gol in campionato per AS9, due gol in zona Cesarini, due gol pesanti da 4 punti: splendido quello di testa nel Marassi rossoblù, da grande opportunista quello rifilato ieri al Chievo. Incombono le due partite più attese dalla tifoseria rossonera, quelle contro la Juventus e l’Inter. Ora l’attaccante portoghese lascia Milanello per le due amichevoli del suo Portogallo al fianco del suo amico CR7. Poi sarà pronto a mettere in difficoltà Gattuso per provare a partire finalmente titolare…

 

Milan, che Cantera! Inter grandi numeri

PREMIO CANTERA – C come Cutrone, Roma-Milan 0-1. C come Calabria: Roma-Milan 0-2. In definitiva, C come Cantera, il vivaio rossonero che è tornato a sfornare campioncini come a inizio anni Ottanta. Bomber Patrick, classe ’98, nativo di Como, tocca quota 14 (6 in campionato, 6 in Europa League, 2 in Coppa Italia con la chicca della rete decisiva nel derby da cui è partita la striscia positiva gattusiana) con quel mezzo colpo di tacco sull’assist di Suso. Davide, improvvisato cannoniere, classe ’96, nativo di Brescia, firma il suo primo centro in A su deliziosa imbeccata di Kalinic. Contro una Roma che si è presentata al kick off con un solo italiano (Pellegrini) che è rimasto l’unico dei 14 giocatori impiegati ieri da Di Francesco, ha dunque la meglio l’italianissimo Milan (sei potenziali azzurri tra gli 11 iniziali). Per i gol dei giovani e anche per le prove positive di Bonucci e Romagnoli. E domenica è già derby, con l’Inter a +7 sui rossoneri.

PREMIO PICCOLA-GRANDE INTER – Ok, il gioco ancora latita e i tre punti di sabato contro il Benevento sono forse l’unica buona notizia del sabato del villaggio nerazzurro. Ma c’è un dato che fa riflettere: questa “piccola” Inter (almeno relativamente agli ultimi tre mesi) ha comunque grandi numeri, merito evidentemente dell’avvio sprint della banda Spalletti. Perché dopo 26 giornate in tempi recenti solo nella stagione del Triplete l’Inter aveva raccolto più punti: 58 allora, 51 adesso. Un punto in più della stagione 2010-11, quella con Benitez e Leonardo in panchina, che vide alla fine i nerazzurri secondi alle spalle del Milan campione d’Italia.

PREMIO CECCHINO D’ORO – Ha ancora 12 partite di campionato a disposizione per… migliorarsi. Ciro Immobile ha per ora già eguagliato – con 23 gol – il suo primato di reti in Serie A stabilito proprio con la maglia della Lazio nello scorso campionato. Per Super-Ciro 6 gol in 7 giorni: due nel posticipo di lunedì scorso contro il Verona, tre nella sfida di Europa League di giovedì contro la Steaua e uno, su rigore, ieri in casa del Sassuolo. In totale per Immobile sono 33 i centri stagionali (23 in A, 5 in Europa League, 2 in Coppa Italia e 2 in Supercoppa di Lega più uno in Nazionale nell’1-0 contro Israele). Il 28enne attaccante di Torre Annuziata è, come si dice, “on fire”. Peccato che a giugno l’Italia del pallone non sia protagonista ai Mondiali in Russia…

PREMIO COAST TO COAST – Otto pieno per Duvan Zapata, 8 come il voto per il gol contro l’Udinese (e siamo anche stati stretti…), 8 come il numero delle reti segnate in questo campionato dal colombiano, ormai a un passo (anzi, due…) dalla doppia cifra e da quel record di 10 gol appena nello scorso torneo con la maglia dell’Udinese, proprio l’avversaria di ieri a Marassi. Un gol epico, come tanti se ne sono visti nel nostro campionato in tempi recenti: Weah contro il Verona (1996-97), Adriano contro l’Udinese (2004-05), Tevez a Parma (2014-15) solo per ricordare i più famosi…

PREMIO PRIMA VOLTA – Prima doppietta in Serie A per Mattia Valoti, il centrocampista offensivo del Verona che ha matato il Toro di Mazzarri, ancora sotto choc per la sconfitta nel derby e sempre più distante da quella zona Europa League che era il conclamato obiettivo di inizio stagione. Mattia, 25 anni a settembre, è figlio d’arte di Aladino, lui pure centrocampista offensivo. I Valoti sono di Bergamo, Mattia è cresciuto nell’Albinoleffe prima di approdare alla Primavera del Milan, Aladino era cresciuto nel vivaio dell’Atalanta. La cosa curiosa è che Mattia – oggi idolo dei tifosi del Verona – è nato nella città rivale per eccellenza, Vicenza. Solo per una… contingenza calcistica: il passaggio di papà Aladino nell’estate ’91 dal Brescia al Vicenza, dove rimase tre stagioni. E dove, il 6 settembre 1993, è appunto nato Mattia.

 

 

 

Derby, solito Toro; Napoli, record… dimesso

PREMIO CAPOLISTA – Il Napoli che mantiene la testa della classifica e stabilisce un ennesimo record (mai nella sua storia aveva vinto 9 partite consecutive in Serie A) contro la Spal non ha brillato. Positivo l’avvio di partita, da applausi l’azione che ha portato al gol di Allan. Poi dopo il raddoppio giustamente annullato ad Hamsik per una ventina di minuti la squadra di Sarri è scomparsa. Senza rischiare troppo, d’accordo. Ma in casa contro la Spal si poteva e si doveva fare di più di uno striminzito 1-0…

PREMIO CONCRETEZZA – In piena emergenza attacco (fuori Mandzukic, ko dopo pochi minuti Higuain e ancora alla ricerca della miglior condizione Dybala), la Juve ha fatto suo il derby ottenendo – come si diceva una volta – il massimo risultato con il minimo sforzo. Allegri avrà una settimana piena, senza impegni extra campionato, per preparare la impegno casalingo contro l’Atalanta. E magari recuperare al meglio qualche pedina dello scacchiere bianconero.

PREMIO RIMONTA – Il Milan di Gattuso continua a vincere e a stupire. L’1-0 alla Samp proietta Jack Bonaventura a quota 5, tutti gol segnati nell’era Ringhio. Oltre ai meriti del numero 5 rossonero, contro un Doria un po’ appannato vogliamo segnalare due prestazioni da 7 pieno: la partita di Calabria (autore dell’assist vincente, come un paio di settimane fa in occasione dell’assist ancora a Bonaventura per il 2-1 sulla Lazio) e lo scampolo di Andrè Silva. Che è ancora alla ricerca del primo gol in campionato ma che – a nostro modesto avviso – è il miglior centravanti a disposizione di Gattuso. Meglio anche del tarantolato Cutrone, sicuramente più goleador ma meno completo e molto meno tecnico del portoghese.

PREMIO NULLITA’ – Sull’altra sponda del Po cambiano gli allenatori ma rimane una costante: il derby per il Toro nell’era Cairo è proprio stregato. Numeri da rabbrividire per l’imprenditore milanese da quando è diventato presidente del Torino: 18 sfide totali tra campionato e Coppa Italia, 15 sconfitte, 2 pareggi e una sola vittoria. Ottenuta con Ventura in panchina nella gara di ritorno del torneo 2014-15, un 2-1 rifilato a una Juve che peraltro aveva già saldamente in mano il campionato. “Ottima impressione, grande partita”, il virgolettato di Walter Mazzarri a fine partita. Forse dimentica, il tecnico granata, che il Torello visto domenica all’ora di pranzo non ha praticamente mai tirato in porta. E che lasciare per tutta la partita in panchina il giocatore con il maggior tasso tecnico (Lijaic) non è stata forse una mossa da… Seminatore d’oro.

PREMIO MISTERO – L’allenatore è rimasto lo stesso, la rosa dei giocatori praticamente invariata (anzi, con un paio di ritocchi più che discreti come Lisandro Lopez e Rafinha): rinunciamo però a capire l’Inter dei due volti. Quella che dopo 15 partite era in testa alla classifica con 39 punti (media 2,6) e quella che nelle ultime 10 giornate ha raccolto solo 9 punti (media 0,9) rischiando (in attesa di Lazio-Verona) di rimanere ai margini della Champions che verrà. Misteri (più dolorosi che gaudiosi…) del calcio…

 

Pipita l’antipatico e un Ciuccio che vola

PREMIO LA GRANDE BELLEZZA – Avrà pure una rosa risicata, sarà pure tormentato dagli infortuni, avrà un allenatore decisamente migliore in panchina che davanti ai microfoni (sotto questo aspetto è un “lamentoso” insopportabile, alla pari dei Conte e dei Mazzarri) ma non ci sono dubbi che in quanto a gioco il Napoli sia la realtà più bella del nostro calcio. E che finora questo Ciuccio che vola meriti in pieno il primo posto con vista scudetto. A proposito, rispetto alle uniche due stagioni scudettate (1989-90 e 1986-87) il paragone per quanto riguarda punti e gol (fatti e subiti) è imbarazzante. Dopo 24 giornate, questo Napoli ha raccolto 63 punti (sui 72 disponibili…), alla stessa altezza e trasformando la vittoria d’antan in tre punti sono ben 13 i punti in più. Ancora più incredibile la differenza in quanto a reti segnate: in questa stagione sono 54, nelle due annate scudettate (con in campo un certo Maradona e, nel secondo titolo, anche un certo Careca…) dopo le prime 24 partite i gol erano stati soli 36…

PREMIO MISTER ANTIPATIA – Tutta la nostra solidarietà ai colleghi chiamati a intervistare, nei vari dopo-partita, Gonzalo Higuain. Grande goleador il Pipita, per carità. Ma non esattamente un mostro di simpatia. Anche venerdì sera a Firenze è stato scostante e piuttosto antipatico nei confronti, per esempio, del nostro Gianni Balzarini, giornalista appassionato e competente, sempre corretto, che segue la Juve sui campi da più di 25 anni. Se gli dici “finalmente ti sei sbloccato” ti guarda con aria da sufficienza. Se sottolinei “continua il tuo momento positivo”, ti squadra come se gli avessi appena insultato mamma e papà. Anche in campo, nei confronti dei compagni spesso “sfanculati” per errori negli appoggi o per averlo ignorato, lo spettacolo non è esattamente edificante. Diciamo, per rimanere in tema di Juve e di grandi attaccanti argentini, che Dybala ha per esempio tutto un altro atteggiamento in campo come davanti ai microfoni. Così come Tevez – pure nato e cresciuto in realtà molto più dure e complicate di quelle dell’agiata famiglia Higuain – è sempre stato molto più disponibile e professionale del Pipita nei confronti della stampa e, soprattutto, ha sempre saputo “fare gruppo” senza bisogno di mandare platealmente a stendere lo sventurato compagno di turno…

PREMIO BRIVIDO – Vittoria con il brivido quella della Roma nel posticipo. In quella che teoricamente è la partita più semplice del campionato (contro un Benevento reduce da 11 sconfitte su 11 trasferte) la squadra di Di Francesco si è un po’ complicata la vita. Il gol di Guilherme alla fine è stato solo un grande spavento. E adesso la lotta a tre per due posti in Champions, con Inter a 48, Roma a 47 e Lazio a 46, è appassionante tanto quanto quella per lo scudetto.

PREMIO DOPPIA SORPRESA – Nell’Inter che soffre e vince contro il Bologna primo gol italiano per l’ex Caen classe ’98 Yann Karamoh alla sua prima da titolare in campionato. Molto positiva anche la prova di Rafinha, innesto invernale passato forse un po’ troppo sotto silenzio per un’Inter che sognava il grande colpo Pastore. Di sicuro l’ex Barcellona può assicurare un contributo alla causa decisamente superiore di quello offerto in questo anno e mezzo in nerazzurro dal campione d’Europa (?!?) Joao Mario…

PREMIO MEDIA INGLESE – Cinque partite, 11 punti. Tre vittorie su tre in casa (con zero gol al passivo) e due pareggi in trasferta. Inperfetta media inglese, dunque, Walter Mazzarri adesso è atteso alla prova… del derby. Fatale (il derby di Coppa Italia) al suo predecessore Sinisa Mihajlovic come fatale era stato al tecnico serbo la stracittadina d’andata, persa 4-0 alla sesta giornata. Dopo che quel Toro nelle prime cinque di campionato aveva curiosamente collezionato lo stesso numero di punti (11) raccolto nel ritorno da Mazzarri affrontando gli stessi identici avversari.

Juve che orrore, Inter versione gambero, una Samp da applausi

PREMIO LANTERNA MAGICA – Un primo tempo da manuale del calcio, quello della Samp all’Olimpico. Con la possibile beffa sventata dalla prodezza di Viviano sul rigore di Florenzi. Poi, nella ripresa, il Doria è stato meno bello ma più pratico. E il gol di Zapata regala un altro scalpo pesante in questa stagione. Che ha fin qui visto la squadra di Giampaolo battere 3-2 la Juventus e 2-0 il Milan a Marassi e perdere a testa altissima al San Paolo dopo essere stata due volte in vantaggio sul Napoli. Adesso, finalmente, ecco la grande impresa fuori casa. Nel mercato estivo la Samp aveva perso in un sol colpo il pilastro della difesa (Skriniar), il trequartista titolare (Bruno Fernandes), un bomber come Muriel (11 gol per lui nello scorso campionato) e il gioiellino dell’attacco (Schick). Risultato: dopo 22 giornate, la Samp edizione 2017-18 ha ben 10 punti in più di quella del 2016-17. E gran parte del merito sta lì, in panchina…

PREMIO TRASH – Per carità, il marketing ha le sue esigenze. Ma la maglia sfoggiata dalla Juventus al Bentegodi sabato sera è proprio da… zona retrocessione. Un verdone militare orribile, per certi versi simile a quell’altro scempio “camuflage” del Napoli di un paio di anni fa. Lo diciamo forte e chiaro: siamo per la tradizione. Ma ci sono anche alternative esteticamente belle: per rimanere alla Juve, la seconda gialla con inserti blu è splendida, quelle del passato di colore nero e finanche rosa avevano un loro perché e anche un richiamo alla storia. Quella di sabato, proprio no. Bocciata senza attenuanti.

PREMIO IL GAMBERO – Cosa sia successo in casa Inter dal 4 dicembre in avanti è difficile da spiegare. La sera di domenica 3, dopo il perentorio 5-0 al Chievo, la squadra di Spalletti si godeva il primato solitario in classifica con un +7 sulla quinta posizione (di una Lazio che aveva però una partita da recuperare). Poi, il passo del gambero. Tra campionato e coppa Italia nelle ultime nove zero vittorie con l’eliminazione in coppa nel derby e uno score in campionato povero assai: 7 giornate, 5 punti conquistati sui 21 disponibili. Napoli e Juve sugli ultimi 21 punti ne hanno perso per strada soltanto due. Solo 4 i gol segnati dai nerazzurri in questa striscia negativa di 9 gare, due con Icardi, uno con Vecino e uno, a Ferrara, su autogol. Sono arrivati due rinforzi (Lisandro Lopez e Rafinha) e Spalletti spera di abbracciarne un terzo, il più importante (Pastore). La situazione è ad alto rischio Champions. E per fortuna gli odiati cugini hanno battuto la Lazio…

PREMIO MALEDIZIONE SAN SIRO – Ancora una volta San Siro milanista è stregato per la Lazio. E quell’autogol di Paolo Maldini del settembre 1989 (ultima vittoria biancoceleste in campionato al Meazza) lo rivedremo più e più volte al prossimo giro… Per la prima volta in stagione il Milan batte una big. Dopo il gol di schiena di Bonucci contro il Crotone, ecco quello più malandrino di Cutrone, sfuggito anche all’occhio tecnologico (ma in questa domenica un po’ troppo assopito…) del Var. Insomma, alla maledizione di San Siro si somma quello del Var, strumento poco gradito dalle parti di Formello…

PREMIO MARA… MERTENS – Al netto degli errori arbitrali umani e tecnologici (poteva starci il rigore pro Bologna per il mani di Koulibaly, è parso eccessivo quello fischiato per la leggera trattenuta di Masina su Callejon), il Napoli del controsorpasso in vetta alla classifica si gode di nuovo un Mertens in versione Dieguito. Con la sua doppietta al Bologna il belga ha fatto… 13 e il destro a giro che ha fissato il risultato sul 3-1 è un gioiello da far vedere e rivedere nelle scuole-calcio.

 

 

La “garra” di Vecino e il portafortuna Mertens

PREMIO GARRA – Garra vuol dire grinta. E’ il marchio distintivo del calcio uruguayo. Matias Vecino, uruguaiano in Italia ormai da cinque anni, ne è stato splendido interprete nella serata di San Siro. Senza giocare una partita indimenticabile, Vecino ha messo la sua firma sul pareggio evitando all’Inter una sconfitta che avrebbe avuto contraccolpi psicologici letali sul futuro della stagione nerazzurra. Matias, peraltro, sembra avere un conto aperto con la Roma: secondo gol interista e secondo gol ai giallorossi, castigati anche nella sfida d’andata all’Olimpico vinta 3-1.

PREMIO FARAONE – In quello che è stato il suo stadio, in quello che è un po’ il suo derby personale, torna a brillare a San Siro la stella del Faraone. El Shaarawy segna un gol di pregevole fattura e nel primo tempo fa impazzire Santon. Poi finisce la benzina, ma il calcio italiano può esultare: a 25 anni non è troppo tardi per provare a ritornare protagonista anche in azzurro.

PREMIO OCCHIO DI LINCE – In piena dittatura Var, applausi a Davide Massa che senza esitazioni e aiuti tecnologici pesca in castagna la simulazione di Cancelo punendo il portoghese con il cartellino giallo. Davvero maldestro il tentativo di procurarsi il rigore cercando l’aggancio con il piede di Fazio.

PREMIO TALISMANO – Non segnava da una vita, Dries Mertens: 910 minuti di astinenza, ultimo gol quasi tre mesi fa il 29 ottobre 2017 in Napoli-Sassuolo 3-1. Sale a quota 11 il bomber belga d’azzurro vestito che decide la sfida di Bergamo con l’Atalanta. E la curiosità è che quando segna lui il Napoli vince sempre: 11 gol per un totale di 8 vittorie. Anche la scaramanzia vuole la sua parte…

PREMIO PROVVIDENZA – Con una tripletta ha disintegrato la Fiorentina stabilendo così il suo nuovo record personale di gol in Serie A: 15, e mancano ancora 18 partite a partire dal recupero di mercoledì a Marassi contro la Roma. Fabio Quagliarella insomma è come il buon vino: invecchiando migliora. Il suo primato precedente era di 13 reti e lo aveva stabilito con tre maglie diverse: Torino 2014-15, Udinese 2008-09 e Sampdoria 2006-07. Non poniamo limiti alla Provvidenza: quota 20 è più che a portata di piede. E alzi la mano chi non pensa che il buon Fabio un golletto nel doppio confronto contro la Svezia l’avrebbe messo dentro…

PREMIO SUPERFRANCK – Tre anni fa di questi tempi l’Atalanta lo tesserava per la sua squadra Primavera. L’anno scorso, di questi tempi, il suo strapotere fisico e i suoi gol in maglia nerazzurra avevano aperto un’asta tra Roma e Chelsea. Nel giugno scorso, poi, il passaggio un po’ a sorpresa al Milan. La sua doppietta a Cagliari lo porta a raggiungere quota 10 gol in Serie A con due “prime volte” in maglia rossonera: la prima doppietta e il primo gol su azione. Per trovare la precedente doppietta in A bisogna risalire all’agosto 2016, giorno del suo esordio nel nostro massimo campionato. Quel giorno però la prodezza non portò punti: l’Atalanta infatti perse 2-3 in casa contro la Lazio.

PREMIO FANTOZZI – Il tuffo di Gigio Donnarumma sul tiro di Barella non appartiene al manuale del perfetto portiere. Uno quotato addirittura in tripla cifra (da una stampa nostrana forse un po’ troppo benevola…) non dovrebbe macchiarsi di simili errori. E se di errori quest’anno il numero 99 rossonero ne ha commessi parecchi, non ricordiamo prodezze tali da regalare punti alla sua squadra come dovrebbe essere nelle corde di un super portiere. Insomma, aridatece il vero Donnarumma. O, in alternativa, quell’Antonio splendido protagonista nel derby di Coppa Italia.

PREMIO TRIS DA RECORD – La vittoria di Verona è la quinta in trasferta per il Crotone in Serie A: due in questo campionato e tre in quello scorso. Mai però la squadra calabrese aveva vinto fuori casa con tre gol di scarto. Insomma, il 3-0 del Bentegodi è un piccolo record della gestione Zenga per un Crotone che – finisse oggi il campionato – sarebbe ancora una volta in salvo.

 

Paulo piedi d’oro e un applauso a Caceres

PREMIO PIEDI D’ORO – Quando sembrava in difficoltà, raggiunta dal Verona sul punteggio e in affanno contro un’Hellas che pareva addirittura cercare il colpaccio, ecco i colpi del campione. Doppietta con il suo piede “sbagliato”, il destro, e con scarpette d’oro nuove di zecca, marca “tre strisce”, al posto di quegli anonimi scarpini neri no logo per beghe (evidentemente adesso risolte) con lo sponsor. La Joya, il Gioiello della Juve in giallo, chiude l’andata a quota 14 gol: tre in più che in tutto il campionato scorso, appena cinque in meno del torneo 2015-16, quello del suo record (19 reti). A proposito della sfida del Bentegodi: applausi all’uruguagio Martin Cáceres, che da ex segna e festeggia come si deve, con un’esultanza sfrenata ma non offensiva. Da applausi, in un calcio sempre più preda di buonismi stucchevoli.

PREMIO MALE MA NON MALISSIMO – Era cominciato bene dicembre per l’Inter, con quel 5-0 di domenica 3 al Chievo. Poi lo stop and go di Coppa con il Pordenone e la successiva eliminazione nel derby dei quarti di finale e, in campionato, appena 2 punti sui 12 disponibili nelle ultime 4 giornate. Inter in frenata, dunque, ma i 41 punti la blindano al quarto posto anche in caso di successo della Lazio sull’Udinese nel recupero che si giocherà il 24 gennaio. Passato dicembre, appunto, gennaio è alle porte. E gennaio è il mese del mercato, non solo della Befana e dei Re Magi che dispensano doni e anche un po’ di carbone. Spalletti ha bisogno di puntellare la sua creatura per evitare il bis del crollo dell’Inter manciniana di due anni fa. Che nell’ultima dell’anno (2015) contro la Lazio a San Siro perse testa (espulsione di Felipe Melo) e partita. Stavolta il punticino, con Var-brivido finale, ci sta eccome…

PREMIO CECCHINO – Torna a vincere la Samp dopo la “crisetta” che – nel post sbornia del 3-2 alla Juve – aveva portato solo un punto in 5 partite. Vince ancora una volta grazie ai gol del suo capitano e goleador, Fabio Quagliarella. L’infallibile cecchino doriano sale così a quota 120 in Serie A (a sole due lunghezze da un certo Ibrahimovic…), è il 40esimo centro nella massima divisione con la maglia blucerchiata e in questo mezzo campionato l’attaccante campano è già a quota 12, lo stesso numero di reti realizzate nell’intero torneo scorso. Quaglia è a un solo gol dal suo primato personale stabilito in tre occasioni: 13 reti nel 2006-07 con la Samp, nel 2008-09con l’Udinese e nel 2014-15 con il Toro. Insomma, il record è dietro l’angolo…

PREMIO 100 E LODE – Centesima partita in rossonero per Gigio Donnarumma, gettone numero 87 in Serie A. Anche a Firenze il portierino-portierone milanista ha incassato gol (in 19 partite di questo girone d’andata solo in cinque occasioni – di cui tre a San Siro – il numero 99 ha mantenuto la porta inviolata: a Crotone, contro la Spal, il Genoa, in casa del Sassuolo e contro il Torino) ma due strepitosi interventi nel primo tempo certificano forse l’uscita dal tunnel della crisi: a fine primo tempo quando, prima con un’uscita coraggiosa e tempestiva su Simeone e poi su tiro di Gil Dias, ha compiuto due prodezze degne della sua fama e del suo lauto stipendio.

PREMIO ALLELUJA – Natale è passato da poco, Pasqua è lontana. Ma la Resurrrezione del Benevento, alla sua prima vittoria in Serie A al 19esimo tentativo, merita applausi e spazio. Massimo Coda, 29 anni, attaccante, al suo primo centro stagionale di gol in A ne aveva già segnati due quando – nella stagione 2014-15 – vestiva la maglia del Parma: uno, inutile, ai fini del risultato in Parma-Genoa 1-2 e uno, alla fine decisivo, proprio contro il Chievo: al Bentegodi, vittoria 3-2 degli emiliani con doppietta di Antonio Cassano. In quella drammatica stagione peraltro il Parma fallì e retrocesse per poi ripartire addirittura dalla Serie D.

 

Il record del Milan e il muro di Juve e Roma

PREMIO FATAL VERONA PARTE 3 – D’accordo, il tracollo del Milan al Bentegodi questa volta non è costato lo scudetto come ai tempi di Rocco-Rivera e Sacchi-Van Basten. Di sicuro però il 3-0 del Verona ha fatto perdere la faccia a un Milan piccolo piccolo, dove Gattuso sembra essere il meno colpevole. Mai nella sua storia, pur in uno stadio così “maledetto”, il Diavolo aveva perso con tre gol di scarto a Verona. Un piccolo record da aggiungere a una stagione fin qui men che modesta…

PREMIO PICCOLA MILANO – Una volta Milàn (nel senso di città…) l’era gràn Milan. In questa 17esima giornata si è consumata, sabato, la prima sconfitta dell’Inter e domenica all’ora di pranzo il crollo del Milan. Fatale il Triveneto per i rossonerazzurri. Per la Lega Lombarda del pallone ci pensa l’Atalanta a salvare l’onore con lo scoppiettante 3-3 in posticipo contro la Lazio.

PREMIO DOPPIO BUNKER – Sabato sera sotto l’albero scarteremo la sempre fascinosa sfida tra Juventus e Roma. C’è qualcosa che accomuna il momento delle due squadre: la loro grande solidità difensiva. I bianconeri, dopo il 3-2 rimediato a Marassi contro la Sampdoria, hanno inanellato 6 partite consecutive tra campionato e Champions con la porta inviolata (clean sheet, come oggi dicono quelli bravi…) e in pochi si sono accorti che nelle ultime tre in porta ha giocato Szczesny e non Buffon. I giallorossi – che hanno tre punti in meno della Juve con però la sfida di Marassi con la Samp da recuperare – hanno chiuso 9 delle 16 gare di questo campionato senza prendere gol.

PREMIO PUNTE SPUNTATE – Non è un gran momento per i grandi bomber della Serie A: a parte Icardi, si registrano in ordine sparso il black out di Dzeko che non segna dalla settima giornata, la crisi esistenziale di Dybala e lo stop di Immobile, espulso lunedì scorso e assente a Bergamo. Ma preoccupante è anche il digiuno di Dries Mertens, arrivato a 576 minuti: contro il Chievo aveva sparato su Sorrentino la più facile delle palle gol, sabato a Torino ha gettato alle stelle un’altra clamorosa occasione. Il Napoli di Sarri è riuscito nel controsorpasso sull’Inter anche senza i gol delle punte di ruolo. Ma se si vuol dar corpo al sogno scudetto urge l’apporto di Mertens, Callejon (a secco da 564 minuti) e di Insigne, appena rientrato dopo l’infortunio.