Il tris al Cuadrado e il quasi record di Mertens

PREMIO BOMBER OLIMPICI – La Roma rimane a 8 punti dalla Juve dopo la vittoria in rimonta sul Sassuolo. I numeri giallorossi all’Olimpico sono davvero strepitosi: 13 vittorie su 14 (come brucia il passo falso con il Napoli…), solo la Juve con 15 su 15 ha fatto meglio tra le mura amiche. E il record di gol casalinghi:40, quasi tre a partita. Due in più di quelli segnati dai bianconeri allo Juventus Stadium con una partita in più. Al netto della delusione europea con il Lione e delle dichiarazioni sempre pepate di Spalletti, una stagione da grande. Alla ripresa, sabato 1 aprile, all’Olimpico arriverà l’Empoli. E il giorno dopo ci sarà Napoli-Juventus…

PREMIO SALSA COLOMBIANA – A Marassi all’interno di Samp-Juve c’era il derby colombiano a ritmo di salsa tra Luis Muriel e Juan Cuadrado, il doriano più goleador e lo juventino più assistman. Alla fine l’ha spuntata Cuadrado, uno che segna poco ma firma sempre gol importanti. In questa stagione sono tre i sigilli di Cuadrado: gol a Lione in Champions, gol contro l’Inter e gol a Marassi. Un tris di 1-0 in sfide per nulla banali.

PREMIO TRAGUARDI AZZURRI – Il 3-2 con brivido finale del Napoli a Empoli regala profumo di record ai marcatori azzurri. Il Mertens che sbaglia il rigore e si fa perdonare con una punizione da urlo raggiunge quota 20 in campionato. Solo in Olanda, con 21 centri con il Psv nella stagione 2011-12, l’attaccante belga aveva fatto meglio. Insigne, grazie alla doppietta del Castellani, tocca quota 12 ed eguaglia il suo primato personale in fatto di gol in A stabilito proprio la scorsa stagione sempre con Sarri in panchina. Insomma, il Napoli delle grandi firme e dei record personali prende la rincorsa per un finale di stagione importante. Tra Coppa Italia e campionato.

PREMIO OBIETTIVO EUROPA – Il pareggio in casa del Toro frena le ambizioni Champions di un’Inter che comunque ha obiettivi importanti di qui alla fine del torneo. Dopo 29 giornate, questa Inter ha fatto meglio delle ultime cinque stagioni: con 55 punti ne ha uno in più rispetto allo scorso campionato e ben 17 in più rispetto a due stagioni fa. Dell’era post Mourinho solo nel 2010-11 (con in panchina Benitez poi sostituito da Leonardo) aveva più punti a questa altezza di torneo (57 contro 55). Terminò poi al secondo posto dietro al Milan scudettato di Allegri a quota 76. Ventidue punti sui 27 disponibili in questo rush finale sono comunque alla portata dell’Inter targata Pioli.

PREMIO PRIMA VOLTA – Quando giocava nel Colo Colo, con allenatore l’argentino Claudio Borghi (il primo acquisto del Milan era Berlusconi), Mati Fernandez segnava a raffica: 20 gol nell’anno d’oro 2006, quello dei due titoli vinti con il Cacique cileno, quello che gli valse il Pallone d’oro sudamericano. Poi lo sbarco in Europa, al Villarreal, lo spostamento da trequartista di offesa a centrocampista di ragionamento e una media gol che crolla a minimi termini. Vincenzino Montella ha imparato ad apprezzarne le qualità a Firenze e lo ha fortissimamente voluto a Milano. Dove però una serie incredibile di infortuni e ricadute ne hanno condizionato la stagione. Dopo il bel gol vincente contro il Genoa, il primo in maglia Milan, il cileno a 9 giornate dalla fine ha comunque l’opportunità di guadagnarsi la riconferma in rossonero. E di recuperare il tempo perduto.

 

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Juve, sveglia i tuoi (euro)bomber!

PREMIO EUROGOL – Negli anni Settanta si definivano così i grandi gol, figli delle tre coppe europee. Adesso sono, gli eurogol, quei gol pesanti dei suoi grandi cannonieri che la Juventus cerca anche in Champions. Occhio ai numeri. Higuain: 197 e 18; Mandzukic 150 e 11; Dybala 43 e 2. La prima cifra indica le reti segnate in A (Liga, Serie A, campionato croato e Bundesliga compresi; escluso il torneo di Primera Division con il River per il Pipita); la seconda indica quelli realizzati in Champions League. Il totale fa 390 contro 31. Uno sbilancio che va raddrizzato per regalare ai bianconeri concrete chances di vittoria anche in Europa. Dove anche nella vittoriosa gara d’andata a Oporto i gol dei tre grandi attaccanti non si sono visti (a segno Pjaça e Dani Alves).

PREMIO GEMELLI DEL ROSARIO – Sono nati entrambi a Rosario. Sono entrambi tifosi del Newell’s Old Boys. Hanno segnato entrambi una tripletta nella gara contro l’Atalanta. Per Mauro Icardi quello di far gol è il suo mestiere. Ever Banega invece è specializzato in assist e una tripletta non l’aveva mai segnata in vita sua. Diciamo che sono comunque gol significativi sul piano personale e non solo per le speranze di rincorsa Champions dei nerazzurri. Icardi non ha mai segnato così tanto nella sua carriera (20 in 26 partite, media 0,77 a partita) e ha nel mirino il suo primato (22 centri) che nel 2014-15 gli valse il titolo di capocannoniere a pari merito con Toni. Banega raggiunge quota 6 ed è già il suo record: quello precedente, con 5 reti, lo aveva stabilito nella scorsa stagione con il Siviglia.

PREMIO LANTERNA BLUCERCHIATA – Luis Muriel ha illuminato per due volte la Genova blucerchiata. Un gol all’andata, nella sfida vinta 2-1(dopo, il momentaneo pareggio di Rigoni e lo sciagurato autogol di Izzo), e un gol – decisivo – al ritorno. Entrambi sotto la gradinata Sud, il feudo del tifo sampdoriano. Due derby su due in Serie A la Samp non li vinceva dal torneo 1959-60: 2-1 all’andata (reti di Mora, Abbadie per il Genoa e Ockwirck; 3-0 al ritorno, gol di Mora e doppietta di Nacka Skoglund). Insomma, il colombiano entra a gran diritto nella storia della Sampdoria. Intanto con il decimo gol ha toccato la doppia cifra, cosa che in carriera gli era successa solo una volta: quattro stagioni fa con l’Udinese, quando firmò 11 reti. Insomma, il record personale è proprio lì dietro l’angolo…

PREMIO PANCHINE ACERBE – Negli anni Ottanta e Novanta le intuizioni del presidente Silvio Berlusconi avevano fatto grande il Milan e più in generale il calcio italiano. Per nove anni sulla panchina rossonera si erano seduti Arrigo Sacchi (al suo esordio in A) e Fabio Capello (pure lui lanciato in A al posto di Liedholm da Berlusconi). Poi la felice parentesi Zaccheroni, la splendida e lunga storia d’amore con Carletto Ancelotti (due Champions in dote, tra gli altri trofei…) e la scelta di Allegri (cui si deve l’ultimo scudetto, quello del 2011). Da Allegri in poi – prima di arrivare al positivo Montella – la Real Casa Rossonera non ne ha più imbroccata una. Spacciando esordienti allo sbaraglio come grandi potenziali allenatori. Da Seedorf, di cui si sono perse le tracce, a un Pippo Inzaghi che ha dovuto umilmente ripartire dalla terza serie e che sta riportando in Serie B il Venezia, una sorta di Juve della Lega Pro in quanto a organizzazione e struttura societaria. E’ di queste ore l’esonero di Cristian Brocchi considerato un anno fa – più o meno di questi tempi – come il nuovo genio della panchina. Con il Brescia a un passo dalla retrocessione, Brocchi è stato esonerato e sostituito da Gigi Cagni (largo ai giovani!). A fine stagione aveva preso il posto tra mille strombazzamenti di Mihajlovic, che non aveva legato con il Presidente. Giusto in tempo per perderle quasi tutte compresa la finale di Coppa Italia.

PREMIO VAR SI’ O VAR NO – L’ennesima polemica giornata di campionato ha riproposto il dibattito sulla prossima introduzione del Var, video assistance referee, che dovrebbe (dovrebbe…) aiutare gli arbitri a dirimere i casi più controversi a partita in corso. Ecco, azionando il Var si scoprirebbe che il gol annullato a Nestorovski sullo 0-0 di Palermo-Roma era regolare (non c’è infatti il tocco di Alesaami e dunque il macedone era partito in posizione regolare sul lancio). Meno certezze invece il Var avrebbe dato sul tocco di mani di De Sciglio in Juve-Milan: era rigore? Sì, no, boh… Insomma, non illudiamoci. Anzi esultiamo: le discussioni del lunedì al bar sport proseguiranno come e più di prima.

 

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Belotti mette Toni nel mirino

PREMIO FACCIO TUTTO IO – Leonardo Bonucci, reduce da giorni burrascosi per il suo rapporto con il tecnico Allegri, firma nel bene e nel male il pareggio di Udine, il primo della Juventus dopo 26 giornate di vittorie (22) e sconfitte (4). Duvan Zapata lo brucia nello scatto, resiste al tentativo del 19 juventino di mandarlo fuori giri e impallina con il sinistro Buffon. Poi nel secondo tempo Leo si trasforma in attaccante: ci mette la testa sulla splendida punizione tagliata da Dybala e fissa l’1-1. E poi nel finale salva il pari con un grande intervento difensivo in scivolata. Insomma, 90 minuti intensi per Bonucci, nel male e nel bene.

PREMIO SUPERBOMBER – Che il Gallo canti tre volte ormai non è più solo un racconto del Vangelo. Belotti demolisce con la sua tripletta le ambizioni di salvezza della sua vecchia squadra, il Palermo, e adesso – a quota 22 reti – ha nel mirino qualche record prestigioso. Nell Serie A a girone unico solo due giocatori del Toro hanno segnato più gol di lui. Il mitico Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, con 29 reti nel 1946-47 e 25 nel 1947-48. E l’argentino Beniamino Santos, con 27 gol nel torneo 1949-50, il primo post Superga. In termini assoluti – ancora un po’ lontano il record assoluto di 36 centri stabilito l’anno scorso da Higuain con la maglia del Napoli – Andrea Belotti potrebbe provare a centrare il primato di gol di un italiano: 31, detenuto in coabitazione da Luca Toni (Fiorentina 2005-06) e dai compianti Felice Borel (Juventus 1933-34) e Giuseppe Meazza (Ambrosiana-Inter 1929-30) quando però la Serie A era a 18 squadre.

PREMIO VITTORIA A TRE TESTE – Perisic con la sua doppietta, Banega con l’assist al bacio per il gol dello 0-1 del croato e la splendida punizione dello 0-2, Icardi con il rigore che gli fa finire il digiuno esterno e con un assist e mezzo (per le reti di Perisic e Gagliardini). Tre punti con tre grandi protagonisti insomma per l’Inter di Pioli in quel di Cagliari. Un’Inter che mantiene così il Milan alle sue spalle e tiene nel mirino, a 6 punti, quel terzo posto che vale la Champions nella prossima stagione.

PREMIO ALZATI E SEGNA – Nella Genova rossoblucerchiata ormai sta diventando un’abitudine: cambio e il sostituto la butta dentro. In questo senso lo specialista è senz’altro il ceco Patrik Schick, classe ’96: ha segnato fin qui 7 gol in campionato di cui ben 6 da subentrante. Ultimo esempio, sabato scorso quando il mancino ha messo il sigillo finale alla sfida tra Sampdoria e Pescara chiudendola sul 3-1. Anche nel Genoa, da quando Mandorlini ha sostituito Juric in panchina, i cambi sono diventati vincenti sempre sotto il segno di Oliver Ntcham. Contro il Bologna il centrocampista francese classe ’96 aveva segnato nelle battute finali il gol dell’1-1. A Empoli ha aperto le marcature con un gran destro da fuori nella partita vinta 2-0 dal Grifone. Due gol peraltro splendidi. Come le intuizioni, in panca, di mister Mandorlini.

 

 

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Nerazzurro mancato il Ninja castigaInter

PREMIO (QUASI) EX VENDICATIVO – Radja Nainggolan – con la sua splendida doppietta il match winner di Inter-Roma 1-3 – pochi lo ricordano ma è un interista mancato. Nel novembre 2013 tutti davano per scontato il suo passaggio all’Inter nel mercato del gennaio successivo: trasferimento suggestivo in un’Inter dalla proprietà indonesiana di un calciatore belga di chiare origini indonesiane. Invece Thohir e la dirigenza nerazzurra all’epoca tergiversarono e il blitz della Roma presso il Cagliari fu vincente. In tutti i sensi. Con il Ninja a segno già quattro volte contro quelli che potevano essere i suoi colori: prima della doppietta di ieri sera, a segno nel pareggio per 1-1 della scorsa stagione all’Olimpico e a San Siro nel successo nerazzurro per 2-1 a San Siro nel 2014-15.

PREMIO MANETTE – Paolo Tagliavento arbitrò sette anni fa di questi tempi (20 febbraio 2010) la famosa sfida tra Inter e Sampdoria che fece esplodere in panchina Josè Mourinho. Lo Special One chiese le manette. Ieri sera, molto più semplicemente, l’Inter avrebbe meritato un rigore netto sullo 0-2 (fallo di Strootman su Eder) e probabilmente avrebbe meritato la punizione in partenza dell’azione che ha portato al raddoppio di Nainggolan (fallo del medesimo su Gagliardini). Detto questo, la Roma ha giocato meglio dell’Inter legittimando la sua vittoria. Ma – piacendo o meno a uno Spalletti molto polemico nel postpartita – gli errori dell’arbitro hanno sicuramente penalizzato i nerazzurri. Senza scomodare di nuovo le manette di mourinhana memoria.

PREMIO PANTERE GRIGIE – E il vecchietto dove lo metto? cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. In Serie A i vecchietti dove li metti rendono. E segnano. Gol pesanti. Fabio Quagliarella all’ultimo respiro regala un punto d’oro alla Sampdoria e smorza l’inseguimento all’Empoli e alla salvezza. Marco Borriello firma il gol vittoria del Cagliari a Crotone e mette in cassaforte la scommessa con un altro bomber, Bobo Vieri, che in estate lo aveva stuzzicato. “Fanne 15 e ti pago le prossime vacanze”, la provocazione di Bobone. Detto e (quasi) fatto. Nel senso che la quota è già stata centrata conteggiando anche la Coppa Italia. Se invece si deve rimanere in ambito campionato, Borriello (che di gol ne ha segnati 11) è appena a -4. Con 12 partite ancora da giocare.

PREMIO POLEMICHE DI RIGORE – All’andata il Sassuolo era stato “rapinato” a San Siro: 4-3 per il Milan con rigore fasullo contro per simulazione di Niang e clamoroso rigore a favore negato per fallo di Donnarumma su Politano. Al ritorno al Mapei Stadium, a parte l’esecuzione maldestra e scorretta di Bacca, c’era un altro netto penalty di Paletta per gli emiliani che dal dischetto avevano fatto cilecca sullo 0-0 con Berardi. Da Guida a Calvarese, dall’andata al ritorno insomma poco è cambiato. E dire che Montella alla vigilia aveva pure avuto la faccia tosta di lamentarsi per l’andazzo arbitrale nella stagione rossonera… Dietro alla lavagna anche Pairetto (fischietto figlio d’arte) che colpevolmente accoglie l’indicazione del suo assistente di porta assegnando così un rigore misterioso alla Lazio che decide la sfida dell’Olimpico contro l’Udinese.

 

 

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Sosa, regia da applausi; Pioli, cambi da Mago

PREMIO REGIA – Dopo aver cambiato la partita in casa Lazio, meritato premio della titolarità al Principito Josè Sosa (con Locatelli relegato 90 minuti in panchina). L’argentino ex pupillo di Veron all’Estudiantes dà sostanza al gioco del Milan. Regia illuminata, corsa e personalità. Si guadagna con mestiere la punizione da cui nasce il primo gol, punizione poi perfettamente eseguita con palla pennellata sulla testa di Kucka. Conquista palla rubandola a Borja Valero dando il via all’azione che porta Deulofeu al raddoppio. Così come era stato merito di Sosa il bellissimo gol di Suso all’Olimpico, con un altro pallone conquistato al limite dell’area. Insomma, in attesa che il giovane Locatelli ritrovi se stesso, il Milan ha trovato un centrocampista di sicuro affidamento.

PREMIO MARADONA – La blasfemia è doppia. Perché come Diego nessuno mai. E perché la magia del Bentegodi, come quasi tutti i gol di Lorenzo Insigne, è di destro. Epperò – gasato dalla prodezza del Bernabeu che tiene in partita il Napoli anche nel ritorno degli ottavi di Champions – Lorenzino si conferma Magnifico. In questo campionato aveva zero gol dopo le prime 12 giornate; ne ha segnati 8 nelle successive 13. E adesso intravede la doppia cifra e potrebbe superare il suo primato personale, stabilito nello scorso torneo con 12 centri. Da queste colonne – dopo la spettacolare doppietta a San Siro del 4 ottobre 2015, 0-4 al Milan – avevamo lanciato la proposta: perché non rimettere in gioco la “10” azzurra e assegnarla all’unico napoletano presente in rosa? Quasi un anno e mezzo dopo non abbiamo cambiato idea. E il primo a esserne felice – probabilmente – sarebbe lo stesso Dieguito.

PREMIO MAGO HELENIO – Helenio Herrera, alias il Mago, ha fatto dalla panchina le fortune dell’Inter di Moratti padre. Personaggio istrionico, polemico e provocatore. Un po’ il contrario di Stefano Pioli. Che però sta “magheggiando” al meglio alla guida dell’Inter. Nella (brutta) partita di Bologna decide al minuto 75 un doppio cambio: fuori Candreva e Palacio, dentro Gabigol e Banega. Sei minuti dopo, il nuovo entrato Banega con un illuminato tocco profondo serve in area D’Ambrosio che prolunga palla per l’accorrente (nuovo entrato) Gabigol: gol(Gabi), 0-1, partita vinta e tre preziosissimi punti in chiave Champions portati a casa a una settimana da Inter-Roma. Insomma, due cambi “magici” che mantengono i nerazzurri in zona Europa e fanno sognare un terzo posto che – solo un paio di mesi fa – sembrava una chimera.

PREMIO ARBITRO OCCHIALI – Essere “vicini all’azione” per un arbitro normalmente è un pregio. Essere così vicini all’azione e non accorgersi del calcione di Eder a Dzemaili è se possibile un’aggravante. Qualcuno discute sul fatto che il piede del centrocampista rossoblù fosse sulla linea o appena fuori. Mazzoleni – purtroppo – questo dubbio lo ha risolto nel peggiore dei modi…

PREMIO EURODYBALA –  Due gol (da urlo quello su punizione), un palo e un assist al bacio per Higuain. E in totale – dopo il “venerdì grasso” contro il suo ex Palermo – siamo arrivati in doppia cifra stagionale (7 in campionato, 1 in Champions e due in Coppa Italia). Lo scorso anno Paulo Dybala aveva festeggiato 23 volte in bianconero (19 in campionato, 1 in Champions, 2 in Coppa Italia e 1 in Supercoppa di Lega). Ecco, a leggere le cifre – che spesso sono “aride” ma che quasi sempre regalano spunti interessanti – si nota la “distonia” tra il rendimento della Joya “a uso interno” e quello in campo internazionale. Con la maglia della Juve l’ex Palermo ha una media esatta di 1 gol ogni due gare di campionato (26 reti in 52 partite). Decisamente più pallido il bilancio europeo: 11 gettoni in Champions e la miseria di 2 golletti. Uno a Zagabria in questa edizione e uno allo Stadium contro il Bayern nel 2-2, andata degli ottavi. Urge inversione di tendenza se davvero Dybala vuole candidarsi al ruolo di successore di Leo Messi.

 

 

 

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Higuain e Belotti, che numeri! Pioli, che bravo!

PREMIO MISTER CENTO – Allegri festeggia a Cagliari – dove esordì in A da allenatore – la 100esima presenza in campionato sulla panchina della Juventus. In queste 100 panchine (che gli hanno fruttato due scudetti e ipotecato un terzo) ha raccolto 235 punti vincendo 75 partite. Numeri pazzeschi, se si considera che altri grandi guru della panca bianconera sono tutti alle sue spalle. Nelle prime 100 gare di A alla guida della Juve infatti Conte ne aveva vinto “solo” 70, Lippi 59 e Trapattoni 55 (quando però la vittoria di punti ne valeva due). Un ruolino di marca da applausi, come quello di Gonzalo Higuain. Che aggiorna il suo incredibile score: con la doppietta del Sant’Elia il Pipita raggiunge i 21 gol stagionali in maglia Juve. E in campionato siamo a quota 89 in “sole” 128 presenze.

PREMIO RIGENERATORE – Sono davvero tanti i meriti di Stefano Pioli, che dal suo arrivo ha rilanciato l’Inter in corsa per l’Europa. La trasformazione di Kondogbia, il veloce inserimento di Gagliardini, la valorizzazione di Joao Mario. Una duttiilità tattica che gli fa onore. Non ultimo, tra i meriti, la… resurrezione di Eder. Giusto un anno fa di questi tempi era arrivato in nerazzurro proveniente dalla Samp con 12 gol all’attivo nel girone d’andata. Nell’Inter avrebbe chiuso il ritorno con un misero golletto. Il sigillo dell’italobrasiliano che ha messo in discesa la sfida contro l’Empoli certifica che Eder è tornato. E che – grazie a lui – le assenze di Icardi e Perisic si sono sentite di meno…

PREMIO GALLO DA RECORD – In poco più di mezzo campionato Andrea Belotti ha già segnato quasi quanto nei suoi due precedenti tornei di A: è già a quota 17 il Gallo granata, che nello scorso campionato aveva segnato 12 reti e nella sua prima stagione in A con il Palermo si era fermato a 6. Insomma, i gol di Belotti fanno bello un Toro orribile in difesa e che rischia di accontentarsi di un anonimo piazzamento nella parte sinistra della classifica. A distanza siderale dall’Atalanta vera rivelazione del campionato. Meno lontani, da Belotti, i bomber record del Torino: forse è irraggiungibile il mitico Valentino Mazzola che segnò 29 gol nel torneo 1946-47. Ma Ciro Immobile (22 reti nel 2013-14) è alla portata. Come i Gemelli del gol degli anni Settanta: Ciccio Graziani segnò 21 gol nel 1976-77, Paolino Pulici raggiunse la stessa cifra nel campionato precedente, quello dello scudetto. A onor del vero – a quei tempi – il campionato era a 16 squadre, con 8 giornate in meno…

 

 

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Montella, torna… in campo!

PREMIO SALSA VINCENTE – Ci si aspettava una sfida a ritmo di tango, a deciderla è stata la salsa colombiana. Spettacolare il gol di Cuadrado che decide un bel derby d’Italia che la Juve merita di vincere tanto quanto l’Inter avrebbe meritato di pareggiare. Poco tango, almeno quello con il numero 9: sufficiente Higuain, insufficiente – anche per le poche palle giocabili – Icardi. Ma a tenere alta la bandiera “albiceleste” sotto gli occhi del ct Edgardo Bauza ci pensa la Joya Paulo Dybala con due prelibatezze per palati fini. Nel primo tempo, sullo 0-0, da applausi la sforbiciata parata d’istinto da Handanovic e soprattutto il tiro a giro che scheggia l’incrocio dei pali. La striscia di vittorie bianconere allo Juventus Stadium si allunga a 28, la serie di successi in campionato dell’Inter si ferma a 7. Ma gli applausi questa volta sono per tutti. Anche per un Rizzoli che – al di là del burrascoso finale – ha sbagliato davvero poco.

PREMIO AEROPLANINO-2 IL RITORNO – Diciamo la verità: di due centravanti Carlos Bacca e Gianluca Lapadula forse ne fanno… mezzo. Avulso dal gioco e abulico il colombiano; estremamente limitato (la corsa e l’impegno nel calcio non bastano…) il torinese di madre peruviana. In totale hanno segnato 12 gol (8 Bacca e 4 Lapadula) ma senza mai dare l’impressione di poter giocare degnamente in quel posto che fu di Van Basten, Weah, Bierhoff, Shevchenko e Inzaghi. Ma anche il Torres rossonero – al confronto di questi due – è un fenomeno. Orbene: Vincenzo Montella, classe ’74, dà l’idea di essere ancora fisicamente in forma. Perché non prova una volta a fare il player-manager? Peggio di sicuro non farebbe. E ancora, tornando vagamente seri: siam sicuri che il 19enne Patrick Cutrone, centravanti della Primavera, farebbe peggio del Bacca attuale e di Lapadula?

PREMIO MISTER DA APPLAUSI – Proprio quando cominciava a salire il mugugno genovese colorato di blucerchiato, Marco Giampaolo ha smentito tutti: critica, tifosi e un presidente Ferrero che sarà pure simpatico ma non dà l’impressione di essere un grande intenditore di calcio. Due scalpi eccellenti: Roma a Marassi e Milan a San Siro. Sei punti pesanti per allungare sul Genoa (adesso a -5) e svoltare nella parte sinistra, quella nobile, della classifica. Giampaolo è un grande allenatore coadiuvato dal “numero uno dei numeri due”, quel Francesco Conti cresciuto all’ombra di Delneri e appunto – secondo la nostra opinione – il miglior “secondo” del campionato. Applausi alla Samp dunque. E ai suoi tanti giovani stranieri portati in blucerchiato dalla premiata coppia Osti & Pradè.

PREMIO TESTINA D’ORO – C’erano una volta i Bierhoff e i Vieri. I Toni e i Batistuta. I Serena e gli Altobelli. E prima ancora i Pruzzo e i Graziani. Prima della guerra un uruguaiano, Hector Puricelli, si era guadagnato il soprannome di Testina d’oro per la grande abilità nel gioco aereo. La Testina d’oro 2017 va a Marco Parolo, che di mestiere non fa l’attaccante ma che a Pescara ha festeggiato la sua prima (e forse unica…) quaterna. Con ben tre gol segnati di testa. Una prodezza davvero straordinaria che merita applausi a scena aperta. Con l’appendice di una tirata d’orecchi alla iper distratta difesa del Pescara…

PREMIO I 4 TENORI – Da una goleada all’altra. Dal 2-6 dell’Adriatico all’1-7 del Dall’Ara. Con il doppio hat trick (tripletta, per parlare come si mangia…) di Hamsik e Mertens e il gol di Lorenzino Insigne. Non ha segnato, anzi, si è guadagnato un cartellino rosso dopo aver provocato pure un calcio di rigore, Josè Maria Callejon che comunque aveva dato il via alla goleada con lo splendido assist per il colpo di testa in tuffo di capitan Marek. In quattro hanno segnato 40 gol, tutti e quattro possono ambire a ritoccare i loro record personali in fatto di segnature in campionato. Un ulteriore stimolo per provare a rincorrere la Juve capolista.

 

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Pioli? Meglio di Mourinho!

PREMIO RIMPIANTO – Occasione d’oro gettata al vento da un Napoli spento fermato al San Paolo dal Palermo penultimo in classifica. Dai miracoli di Posavec alla paperissima del portierino croato. Passato in pochi secondi dall’altare alla polvere e poi di nuovo assurto sull’altare con parate che hanno salvato l’1-1 rosanero. Un Posavec che peraltro anche all’andata aveva regalato due gol al Napoli, a Callejon e Hamsik.

PREMIO SPECIAL ONE – Pioli? Meglio di Mourinho! Ok, andiamoci piano, l’uomo del Triplete una decina di anni fa ha dato vita a qualcosa di straordinario. Ma il risultato del confronto non deve apparire blasfemo né paradossale. E’ semplicemente “figlio” dei numeri che, come si sa, non sono un’opinione. Alla guida dell’Inter dal 2008 al 2010 Mourinho Josè da Setúbal ha raccolto 166 punti in 76 gare di campionato alla media di 2,18 punti a partita. Finora Pioli Stefano da Parma ne ha messi insieme 25 in 10 incontri alla media tonda tonda di 2,50 a partita. Fatti (anzi, numeri), non parole.

PREMIO IL GAMBERO – Domenica 4 dicembre, dopo la faticosa vittoria nel lunch match contro il Crotone, il Milan cullava sogni di Champions: secondo posto con 32 punti a pari merito con la Roma, 4 in più del terzetto degli inseguitori Napoli, Lazio e Atalanta, ben 11 lunghezze di vantaggio sull’Inter. Poi un bel Natale festeggiato con la Supercoppa di Doha. Meno di due mesi dopo, la situazione di classifica dei rossoneri si è fatta preoccupante, la Coppa Italia è un capitolo chiuso e l’Europa, anche quella piccola dell’Europa League, pare tornata un miraggio. Da quel Milan-Crotone 2-1, 6 partite di campionato, 18 punti in palio e solo 5 portati a casa. Tre sconfitte, due pareggi e una sola vittoria (a due minuti dal gong, contro il Cagliari a San Siro). Il fattore C che tanto aveva aiutato Montella nel girone d’andata è svanito, Donnarumma è un “umano” e pure lui fa errori, Locatelli non è più quello dei gol pesanti contro Sassuolo e Juve ma anche quello della folle espulsione in Coppa Italia a Torino e di palloni malamente e sanguinosamente persi. Bacca è il solito (non pervenuto se non segna; e segna pochino…), Lapadula non è Van Basten (e si sapeva) ma neppure Paloschi e Petagna, tanto per scegliere due virgulti cresciuti nelle giovanili e sbolognati velocemente. Dal lunch match di domenica 4 dicembre a quello (contro la Samp) di domenica 5 febbraio. Per capire se quella del Milan è crisi passeggera o crisi profonda.

PREMIO VENDETTA – Alla guida del Sassuolo – stagione 2007-08 – Massimiliano Allegri ha trascorso una stagione indimenticabile. Storica promozione in B per i neroverdi e doppio salto per il mister livornese dalla C1 (allora si chiamava così) alla sua prima panchina in A, a Cagliari. Quando lo allenava Allegri, il Sassuolo non giocava ancora a Reggio Emilia ma nel piccolo stadio “Enzo Ricci”. E il tecnico bianconero prima dello 0-2 di ieri non aveva mai vinto al Mapei Stadium con un bilancio terrificante: sconfitta 4-3 nel gennaio 2014 alla guida del Milan con conseguente licenziamento; poi sulla panchina della Juventus 1-1 nel 2014-15 e 1-0 con punizione vincente di Sansone nello scorso torneo. Higuain e Khedira hanno servito la vendetta sul piatto dell’allenatore juventino. E pazienza se Dybala, al momento del cambio, non gli ha dato la mano. Allegri, siamo certi, se ne farà una ragione…

PREMIO LANTERNA MAGICA – Il 2017 era iniziato davvero male per le due genovesi. Fatte fuori da Lazio (Genoa) e Roma (Sampdoria) in Coppa Italia e mai vittoriose in campionato. Sei partite: 2 pareggi (casalinghi e deludenti, il Genoa contro il Crotone e la Samp contro l’Empoli) e ben 4 sconfitte. Ieri il grande riscatto contro due squadre in ottima salute. Il Doria rifila ai giallorossi i primi gol dell’anno nuovo interrompendo la striscia di 4 vittorie consecutive degli Spalletti’s boys. Il Genoa coglie un 3-3 al Franchi con qualche “aiutino” ma con la costanza di chi non molla mai. E la Lanterna ricomincia a brillare.

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Il coraggio di Allegri e la censura degli striscioni

PREMIO RADDOPPIO – Edin Dzeko decide la sfida contro il Cagliari e… raddoppia. A questo punto della stagione, praticamente a metà, ha già segnato 20 reti, il doppio del bottino raccolto nell’annata scorsa. Sono 14 in campionato, 5 in Europa League e 1 in Coppa Italia; nel 2015-16 ne aveva firmati 8 in A e 2 in Champions. Insomma, un centravanti rigenerato rispetto all’ombra del grande bomber di Wolsfburg e Manchester City visto “pascolare” nella stagione scorsa.

PREMIO REMUNTADA – Continua la scalata dell’Inter di Stefano Pioli. Sesta vittoria consecutiva (in campionato non succedeva dalla stagione 2012-13, con Stramaccioni al timone nerazzurro), ottava contando anche i successi in Europa League e Coppa Italia. Sorpasso sul Milan. Mentre prosegue il digiuno esterno di capitan Icardi, ecco il primo gol fuori casa di Joao Mario che aveva segnato la sua unica rete nella sconfitta interna contro il Cagliari. Con De Boer l’Inter aveva chiuso all’11esimo posto a -13 dalla vetta e a -8 dalla zona Champions. Adesso i nerazzurri sono quinti a -9 dalla Juve capolista (che ha una partita in meno) ma a -5 dal terzo posto. Insomma, remuntada continua.

PREMIO AMMAZZADIAVOLO – Lorenzino Insigne si esalta a San Siro. O meglio, nel San Siro a tinte rossonere. Dove oltre la prodezza che ha messo in discesa la sfida di sabato sera aveva realizzato una doppietta (con gol da urlo) nello 0-4 dello scorso campionato. Per lui poi altri due gol contro il Milan al San Paolo. Lorenzo dunque torna Magnifico proprio a chiudere la settimana maradoniana. Con il Napoli di Sarri che per mezzora ha dato lezione di grande calcio. E adesso il Real Madrid fa un po’ meno (giusto un pochino…) paura.

PREMIO CORAGGIO – In un certo modo Massimiliano Allegri lo aveva preannunciato nella conferenza stampa della vigilia: la Juve iper offensiva vista contro la Lazio (dentro le tre punte pure più Cuadrado e con Pjanic sulla mediana) è stata una Super Juve. Cuii è bastato un quarto d’ora per chiudere la pratica Lazio. Un 2-0 più che all’inglese come si diceva una volta all’argentina… E con l’HD che, rispettando l’ordine delle marcature, si è trasformato in DH.

PREMIO TABU’ – In Coppa Italia, nel 2009, la Lazio di Lotito aveva eliminato la Juventus con una doppia vittoria in semifinale, preludio del trionfo finale. Ma in campionato la statistica dei confronti tra Juve e Lazio da quando – estate 2004 – Claudio Lotito è diventato presidente della società biancoceleste è a senso unico: 24 partite, 18 vittorie bianconere, 6 pareggi e zero successi laziali. E anche domenica nel lunch match la Lazio – che è grande con le piccole – si è confermata piccola con le grandi. E inesistente contro la Juve.

PREMIO CENSURA – Tante tifoserie, quasi tutte, hanno esposto nel week-end striscioni di solidarietà nei confronti delle popolazioni del Centro Italia colpite dal combinato disposto di terremoto e nevicate mai così copiose e tragiche. Per primi ci avevano provato alcuni tifosi doriani romani nella sfida di Coppa Italia di giovedì all’Olimpico. Il loro striscione – Fratelli del Centro Italia non mollate – è stato rimbalzato ai cancelli dello stadio, anzi è addirittura stato sequestrato in quanto non autorizzato. Beh, complimenti vivissimi per la poca sensibilità e la grande ottusità a chi (Questura? Osservatorio?) è riuscito in questa stupidissima impresa… Far peggio è proprio difficile.

 

 

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Quattro scoppole per la Signora…

PREMIO HORROR-JUVE – Nove trasferte, 4 sconfitte: 2-1 a San Siro-Inter, 1-0 a San Siro-Milan, 3-1 a Marassi-Genoa, 2-1 a Firenze. Tanta roba, in senso negativo per una Juve che – in questa stagione – ha già perso per strada un trofeo, quella Supercoppa lasciata a Doha e al Milan. Più che il risultato preoccupa il gioco e l’atteggiamento: nella prima mezzora per larghi tratti tutti gli undici bianconeri in campo erano rintanati nella propria metà campo. Qualcuno ironizza: Juve formato Champions. In realtà quest’anno la dimensione europea fa meglio alla Signora che le gite (italiane) fuori porta…

PREMIO QUALITA’ – Gioca bene e vince con merito. Applausi alla Fiorentina e applausi a Paulo Sousa che Radiomercato dà come prossimo allenatore della Juventus in casodi divorzio bianconero da Allegri. Finora la Viola non aveva entusiasmato. Questo 2-1 rilancia le ambizioni europee di Bernardeschi e compagni e riappacifica la tifoseria con un allenatore da quelle parti mai troppo amato.

PREMIO BUONSENSO – Probabilmente Stefano Pioli non entrerà nella top 10 degli allenatori di tutti i tempi stilata, in rigoroso ordine alfabetico, dalla Fifa. Ci sono due miti della panchina interista (il Mago Helenio Herrera e lo Special One Josè Mourinho) e c’è un tifoso interista che ha poi trionfato sull’altra sponda del Naviglio (Arrigo Sacchi). Di sicuro però Pioli sta conquistando – con la forza del lavoro e della serietà – il cuore dei tifosi nerazzurri. Cinque vittorie consecutive sono una bella soddisfazione. La prova contro il Chievo un grande esempio dell’applicazione in campo delle idee e delle disposizioni tattiche made in Appiano Gentile. E occhio, non stiamo solo facendo un discorso “risultatista”: anche nel primo tempo, chiuso sotto 0-1, l’Inter aveva giocato bene non meritando assolutamente lo svantaggio. Icardi e Perisic, i soliti noti, portano la firma sul ribaltone da tre punti completato poi dal redivivo Eder. Ma la rinascita di Kondogbia e la bella prova di personalità di Gagliardini, nel cuore del gioco, sono tutte farina del sacco parmigiano di Stefano Pioli.

PREMIO COERENZA – Un plauso all’Associazione Club Genoani. Che dopo lo scempio di Cagliari ha deciso di rimborsare il costo del biglietto dello stadio ai tifosi rossoblù presenti in Sardegna, “unici e veri protagonisti della trasferta che dopo essersi sobbarcati ore e ore di viaggio e relativi costi, hanno dovuto essere testimoni dello scempio che si è visto in campo.” Il virgolettato è della medesima ACG e merita un applauso. I toni sono civilissimi, nel resto del comunicato non ci sono volgarità o minacce. Ecco, magari sarebbe bello che la società di Preziosi intervenisse… in sostituzione dell’Associazione Club Genoani. E provvedesse direttamente al risarcimento… Magari chiedendo un obolo anche a giocatori e tecnico…

PREMIO BOMBER A DUE VOLTI – L’esperienza di Edin Dzeko in Italia è simile a un giro sulle montagne russe. Arriva come campione, diventa un bidone dopo la sua prima stagione, ridiventa campione dopo lo scoppiettante girone d’andata e precipita ancora nella polvere soprattutto dopo gli obbrobri tecnici mostrati a Udine. Rigore alle stelle che sta facendo impazzire il web e clamorosa occasione da gol dilapidata per chiudere la partita. Ecco, nello specifico sarebbe bene ricordare che il bosniaco è un buon attaccante (non un campione, non un bidone) che ha dato e può ancora dare molto alla causa giallorossa. Spalletti lo sa e sa sicuramente come gestirlo. L’ambiente romano – con l’etere sempre pronto a esaltare o deprimere – è complicato. Ma Dzeko ha le spalle larghe.

 

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