BUONI E CATTIVI, SEDICESIMA GIORNATA

I BUONI

BENITEZ – Se è vero che la vendetta è un piatto che si gusta freddo, il buon Rafa lascia decantare… Dopo più di tre anni ritrova sulla sua strada l’Inter e la polverizza con un poker che poteva anche essere un pokerissimo. Ma nel dopopartita si comporta da quel gran signore che è. Senza infierire.
VENTURA – Il Toro al settimo posto con 22 punti (e ne meritava senza esagerare 6 in più) è un miracolo fino ad ora sottovalutato dai media. Il mago di Cornigliano ha assemblato una squadra che è un piccolo gioiello e che dimostra di non essere Cerci-dipendente. Il Robben di Valmontone è a secco da cinque partite, ma il Torino vola che è un piacere. E l’Alessio – anche senza segnare – dispensa assist da applausi come quellodi tacco al volo per l’erroraccio da matita blu di Ciro Immobile novello sciagurato Egidio Calloni.
KLOSE – La Lazio veniva da un periodaccio: una sola vittoria nelle precedenti 10 partite. Il ritorno a tempo pieno del bomber tedesco disbriga senza affanni la pratica Livorno e salva la panchina a Petkovic. Vecchio e ammaccato, Miro è comunque imprescindibile per le fortune della Lazio.
TEVEZ – In alto i calici per la prima tripletta italiana di Carlitos l’Apache. Che schianta il Sassuolo e tiene alta la bandiera della Juve nel nostro campionato. In tutto adesso i gol dell’argentino sono 10 in A (più uno in Supercoppa). Diciamo che manca la lode…

I CATTIVI

TEVEZ – …Eccola la lode che manca, ecco l’altra faccia dell’Apache è quella persa e abulica in Europa. Dove Tevez non segna da quattro anni e mezzo, addirittura dai tempi del Manchester United. E dove lo score, tra Champions ed Europa League, piange: 39 presenze, 6 gol.
CONTE – “Mica dovevamo vincere la Champions”, ha alzato la voce il sabato pre-Sassuolo il tecnico bianconero. Magari, però, passare il turno in un girone con Copenhagen e Galatasaray sì… Si può dire? E si può dire che vincere una partita su sei equivale a un passo indietro rispetto alla scorsa stagione?
MAZZARRI – Ridurre una partita dove subisci 4 gol (e gli avversari sbagliano il quinto su rigore) a una sconfitta per demeriti “arbitrali” è l’ennesimo paradosso del nostro calcio. Diciamo – anche se questo tipo di paragoni non piace al tecnico nerazzurro – che lo scorso anno di questi tempi l’Inter aveva 6 punti in più. E che, restando nell’attualità, da quando Thohir è presidente la “sua” Inter non ha ancora vinto una partita in campionato (raccogliendo solo 3 punti sui 12 a disposizione). E che la difesa nerazzurra nelle ultime cinque gare (coppa Italia compresa) ha incassato la bellezza di 11 gol.
ZERO A ZERO – Gianni Brera diceva che era il risultato perfetto, gli spettatori di Catania-Verona e Parma-Cagliari forse hanno qualcosa da eccepire. Pensiamo per un attimo alla commercializzazione televisiva del calcio italiano all’estero: un appassionato, diciamo cinese, si siede in poltrona a Pechino per seguire un ricco sabato di calcio. La Premier gli regala uno scoppiettante Manchester City-Arsenal 6-3; la Liga gli offre le emozioni di un Real che pareggia 2-2 in doppia rimonta sul campo dell’Osasuna e le magie di Neymar. La Serie A? Il risultato… perfetto.

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