I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca.

IMMOBILE – Ventidue gol senza rigori (l’unico che ha tirato lo ha sbagliato…), corona di capocanonniere e meritato viaggio in Brasile tra i magnifici 23 mundialisti di Prandelli. E dire che veniva da una stagione opaca, con poche reti (5) e tante incomprensioni con la tifoseria genoana. Ha saputo riscattarsi, conquistando la stima dei tifosi del Toro che nonostante l’amarezza per la perdita in extremis del treno Europa League possono festeggiare 38 anni dopo Ciccio Graziani un altro re del gol in maglia granata.

DONADONI – Profilo basso (fin troppo), poche parole e tanti fatti da buon bergamasco. L’EuroParma porta soprattutto la sua firma: bravo tatticamente (4-3-3 e all’occorrenza 3-5-2, sempre però con grande spirito offensivo), grande nel gestire campioni “difficili” (da Cassano ad Amauri) e nel rilanciare giocatori che sembravano finiti (da Biabiany a Schelotto). Il suo fiore all’occhiello i 6-punti-6 strappati al Milan. Che, chissà perchè, non lo ha mai preso seriamente in considerazione.

BERARDI – Talento immenso, con il difetto della discontinuità. Ma essendo un classe ’94 può ancora migliorare sotto questo aspetto. Di sicuro ha grande personalità e alla fine i suoi 16 gol spiegano i perchè della sorprendente salvezza di un Sassuolo guidato con mano felice in panchina da Di Francesco. Che di Berardi è un po’ il papà calcistico: bastone e carota per crescere meglio.

PERIN – Al Mondiale sarà il terzo portiere ma questo 22enne dal ciuffo sbarazzino e dalla straordinaria personalità di Mondiali ne farà altri giocandosi con l’ancor più giovane Scuffet (classe ’96) il futuro tra i pali azzurri. Il Genoa in classifica si è piazzato al 13esimo posto. Ma la difesa rossoblù (che non è che abbia grandi campioni…) ha subito 50 gol: solo altre otto squadre hanno fatto meglio. E Perin in questo ha tanti meriti.

I CATTIVI

HONDA – Il fallimento del Milan, che dopo 16 anni rimane ai margini dell’Europa del calcio, ha gli occhi a mandorla di questo fantasista che nulla ha fatto nei suoi mesi in rossonero per giustificare la fama che ha in Patria e l’ingaggio che è riuscito a strappare. Giocherà il Mondiale, il ct del Giappone Zaccheroni crede in lui. Noi crediamo che un Nakata con la pancia avrebbe fatto meglio di lui in questo Milan.

HAMSIK – Dopo tante stagioni da protagonista ha abbassato la cresta. Chissà, con il Marekiaro dei tempi migliori forse il Napoli avrebbe potuto lottare addirittura per lo scudetto. Invece al di là dei pochi gol segnati (7, suo minimo storico), lo slovacco è incappato nella sua peggior stagione italiana. Abulico, anche sfortunato e perseguitato da infortuni. Il capitano dev’essere il primo acquisto del Napoli 2014-15.

MAZZARRI – La sua Inter, è vero, fa meglio di quella di Stramaccioni: 60 punti contro 54. Ma considerato che non aveva distrazioni europee di sorta e che comunque il mercato aveva regalato a Mazzarri in estate Icardi e Campagnaro e a gennaio Hernanes non è certo una stagione da ricordare. Uno stiracchiato quinto posto e una precoce eliminazione in Coppa Italia contro l’Udinese il bilancio stagionale. E soprattutto poche belle partite da ricordare e un gioco quasi sempre noioso e prevedibile. Si riparte dalla sconfitta nel derby di ritorno e dai fischi nell’ultima casalinga contro la Lazio. Per l’anno prossimo basta alibi arbitrali e di bilancio…

MATRI – Un misero golletto nel Milan e 4 con la maglia della Fiorentina. Stagione da dimenticare per quello che molti considerano il bomber “più bello che bravo” del nostro campionato. Perde il treno per il Mondiale dopo non essersi mai inserito nel Milan e dopo non essere riuscito a sostituire al meglio Mario Gomez e Pepito Rossi. Insomma, le occasioni non gli sono mancate. Le ha soltanto perse.

BIANCHI – La retrocessione del Bologna nel Cinquantenario dell’ultimo scudetto ha tanti colpevoli. Dalla sciagurata dirigenza alla guida tecnica di Pioli prima e Ballardini poi. Diciamo che Rolandone ci ha messo del suo segnando la miseria di 3 gol. Di lui in questa stagione si ricorda soltanto la doppietta della vittoria contro il Napoli. Troppo poco per salvarsi.

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