L’operaio Moretti e il malinconico crepuscolo di Palacio

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sarà decisiva la sfida di Coppa Italia di martedì sera a San Siro contro la Lazio (in palio, con partita secca, l’accesso alla semifinale) ma è un dato di fatto che l’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sia ormai al capolinea. Idee poche e confuse. Ciuffo che da sbarazzino si è trasformato in malinconico. Non basta essere stati un grande goleador per diventare un grande allenatore. O almeno non nella modalità Superpippo: due stagioni nelle giovanili (Allievi prima e Primavera poi) prima del grande (troppo grande…) salto. Ancelotti, per fare un nome caro ai tifosi rossoneri, aveva prima fatto gavetta come secondo di Sacchi a Usa ’94, poi ottenuto una storica promozione in A con la Reggiana e quindi allenato con buoni risultati il Parma due anni e (tra mille contestazioni) la Juve per due stagioni e mezza. Prima di sostituire Terim e dare il via al ciclo magico culminato in rossonero con la vittoria di due Chasmpions League (2003 e 2007).
PREMIO MONSIEUR FOOTBALL – Non ci sono più parole nè aggettivi per descrivere le prodezze di Paul Pogba. Autore contro il Chievo di un gol strepitoso prima di provocare il raddoppio di Lichsteiner grazie a un suo tiro non trattenuto da Bizzarri. Semplicemente fenomenale.
PREMIO MALINCONIA – Rodrigo Palacio ha – già da prima del Mondiale – problemi fisici di difficile soluzione. Stringe i denti e lotta, l’argentino, ma l’apporto alla causa interista è davvero poca cosa. San Siro mugugna, i gol scarseggiano e la sensazione ormai è quella di un grande giocatore al capolinea della carriera.
PREMIO CLASSE OPERAIA IN PARADISO – Emiliano Moretti, 34 anni, professione difensore, è il classico giocatore che fa la gioia di ogni allenatore. Professionista scrupoloso, dove lo metti sta senza creare problemi o sollevare polemiche. Nella sua carriera fatta di quasi 250 presenze in Serie A il gol a San Siro, che 26 anni dopo ha restituito un Toro vittorioso in casa Inter, è decisamente il top. E ci regala una curiosità: quando vede nerazzurro Moretti si scatena, Ha segnato infatti solo 4 reti in A: uno al Catania nello scorso campionato, due all’Inter e uno all’Atalanta.
PREMIO MISTER SOTTOVALUTATO – Sarà perchè dimostra di più dei suoi 48 anni. Sarà perchè, come da calciatore, ama il basso profilo. Fatto sta che Stefano Pioli non sembra godere di buona stampa. Eppure questo è il 12esimo anno che allena tra A e B e tolto il suo debutto nella massima serie (Parma 2006-07) e la scorsa stagione a Bologna ha sempre fatto più che bene. Dimostrando in questa annata laziale di non soffrire neppure la piazza importante con grande pressione mediatica.

PREMIO PAZIENZA DI GIOBBE – Una quindicina di anni fa Javier Saviola detto El Conejo (il Coniglio) era considerato in Argentina l’erede di Maradona. Patente affibbiata ad almeno una decina di attaccanti prima dell’esplosione di Messi a metà della prima decade del Duemila. Dal River Plate al Barcellona per finire adesso all’Hellas Verona, Saviolita ha battuto tanti campi dei più quotati campionati europei. Segnando caterve di gol e imponendosi come professionista serio e affidabile. Mandorlini gli aveva finora dato pochissimo spazio fino, lui non ha mai alzato la voce facendosi sempre trovare pronto negli scampoli di gara concessigli dal tecnico. Contro l’Atalanta invece l’allenatore gialloblù ha deciso di andare contro le sue convinzioni schierandolo come seconda punta al fianco di Toni. E il paziente Saviola lo ha ripagato con un gol (da tre punti) e una prestazione coi fiocchi.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *