La Jo-perla e gli strafalcioni di Moggi

Foto IPP/Paolo Bona Milano 23/08/2015 Campionato di Calcio di Serie A 2015/2016 Inter-Atalanta nella foto stefan jovetic esulta dopo il gol del 1-0 Italy Photo Press - World CopyrightPREMIO MOTIVATORE – Si è accomodato in panchina con la sua bella bonza. In attesa di smaltire la pancetta e tornare a regalare magie al pubblico di Marassi, Antonio Cassano funziona come amuleto e motivatore. La sua Samp travolge il Carpi, quei due là davanti (Eder e Muriel) fanno doppietta. E adesso sono tutti cavoli di Walter Zenga. Che non può prescindere dall’italobrasiliano e dal colombiano e che deve trovare il modo di inserire Fantantonio senza sbilanciare troppo la squadra. Un’impresa da Seminatore d’oro (per i più giovani, il premio che una volta si assegnava al miglior allenatore della stagione).

PREMIO SERATA D’INFERNO – D’accordo che il Milan è altrimenti detto Diavolo. Ma il brasiliano Rodrigo Ely, prodotto del vivaio rossonero al suo debutto in A dopo tre stagioni a maturare in B (Reggina, Varese, Avellino), non dimenticherà tanto facilmente il suo disastroso esordio che lo porta dritto dritto all’Inferno. In 37 minuti si prende due gialli (entrambi per falli su Kalinic) e in mezzo alle due ammonizioni “buca” una chiusura regalando sempre a Kalinic un’occasionissima malamente sprecata dall’attaccante viola. Ad abbrustolire sulle metaforiche fiamme mandiamo anche il suo compare: Romagnoli avrà anche la numero 13 di Nesta e un tocco (almeno così dice lui) “alla Zidane”. Ma per ora, nella sua prima uscita di campionato con il Milan, si segnala solo per l’ingenuo rigore commesso su Ilicic.

PREMIO PERLA DA DIECI – Quando ormai non ci credeva neppure il più ottimista dei tifosi nerazzurri, una magia di Jovetic regala tre punti e la testa della classifica all’Inter. Proprio nella domenica in cui le sue grandi rivali (Juve, Milan e Napoli) perdono. Insomma, JoJo fa onore alla maglia numero 10 e alla scuola serba. Alla fine è proprio lui l’unico nuovo acquisto da applausi delle pretendenti allo scudetto. A Verona steccano Dzeko e Salah, allo Juventus Stadium deludono Mandzukic e Dybala, a Firenze combinano poco o niente Bacca e Luiz Adriano. Stevan no, lui non perdona.

PREMIO ASINO – Spesso la rubrica che Luciano Moggi tiene su Libero regala interessanti motivi di discussione. L’ultima, quella di sabato scorso, conteneva invece erroracci da matita blu. Qualche diavoletto malevolo si è intrufolato nei polpastrelli di don Luciano spingendolo a due strafalcioni grammaticali che neanche alle scuole (o magari squole?) elementari… Diciottesima riga del primo capoverso: un’inquinamento (proprio così, con l’apostrofo); seconda riga del quarto capoverso: un’incontro (proprio così, con l’apostrofo). Insomma questa volta, anche se con trascorsi discussi e discutibili, è senz’altro preferibile il dirigente al giornalista. Perchè quest’ultimo nell’occasione si è dimostrato un asino. Anzi, per dirla alla Moggi, un’asino…

 

 

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