Insigne merita la 10 di Dieguito

PREMIO MARADONA – Un assist e due gol. La partita perfetta per Lorenzo Insigne. Peccato per quel numero 24 sulla schiena… Ora è chiaro ed evidente che di Diego Maradona ce n’è uno e (non ce ne voglia Messi) non ce ne saranno altri per chissà quanto tempo. Ma sarebbe bello che il Napoli liberasse la maglia numero 10 ritirata in onore di Dieguito. E la consegnasse allo scugnizzo di Grumo Nevano. La cui valorizzazione è uno dei tanti meriti di Sarri. Che dopo le critiche proprio di Maradona, che non lo riteneva all’altezza del Napoli, non ha più sbagliato un colpo.

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sinisa Mihajlovic è un tipo onesto e sincero. Onestamente e sinceramente a questo punto è il primo colpevole dell’ennesima catastrofica stagione del Milan. Hai voglia a prendersela, come ha fatto a inizio stagione, con i giocatori. Il mea culpa – come da dichiarazioni tv di post Milan-Napoli – è il minimo…

PREMIO VIOLA DI GIOIA – Paulo Sousa sabato l’aveva detto: è bello che a Firenze si sogni lo scudetto. La classifica lo ribadisce: la Fiorentina in testa da sola è un omaggio al bel calcio e alle idee illuminate. Tipo quella della famiglia Della Valle e di Pradè di andare a Basilea a prendere il portoghese per affidargli l’eredità della panchina di Montella.

PREMIO OK L’ATTACCO E’ GIUSTO – Su 15 gol tra campionato e coppe, i quattro attaccanti della Juventus ne hanno segnati 11: 4 Dybala, 3 Morata, 2 Mandzukic, 2 Zaza. Insomma, una coop di terza linea che non fa rimpiangere più di tanto le frecce avvelenate dell’Apache Tevez. Il problema semmai è in mezzo, da quel centrocampo che in passato garantiva vagonate di gol. Insomma: Pirlo e Vidal non ci sono più, Pogba non è (ancora) ai suoi livelli e Khedira è fresco di infortunio. E comunque il tedesco là in mezzo pesa. Non tanto e non solo per il gol a partita già chiusa contro il Bologna, ma per esperienza e personalità. Non è un caso: con lui in campo 2-0 al Siviglia e 3-1 al Bologna. Allegri respira e i tifosi ritrovano un po’ di orgoglio gobbo.

PREMIO SCIAGURATO JOAQUIN – Classe ’94, classe da vendere, personalità, due piedi che il buon Fuffo Bernardini definirebbe “buoni” (soprattutto il destro). Ebbene, Joaquin Correa – il 21enne trequartista argentino arrivato a gennaio dall’Estudiantes su suggerimento del presidente Juan Sebastian Veron – ricorderà a lungo quell’occasionissima che si è divorato sotto la gradinata Nord: sinistro su Handanovic e poi, al secondo tentativo, sinistro a un paio di metri dal palo. Una prodezza balistica al contrario che raramente si vede sui campi di calcio e che raramente vede protagonisti giocatori talentuosi quale effettivamente è il numero 10 blucerchiato. Ma il calcio dà rivincite, Zenga dà fiducia a questo ragazzo e in futuro lo sciagurato Joaquin (plagio del soprannome breriano dato a Egidio Calloni, bomber milanista mangiagol di fine anni Settanta) saprà rifarsi. Con gli interessi.

PREMIO TESTADURA – Il gol pareggio interista a firma Perisic in Samp-Inter 1-1 è soprattutto merito di capitan Icardi. Per carità, bella la spaccata del croato, ma l’insistenza di Maurito – bravo nel controllar palla, nel tirare e nell’inventare l’assist sulla ribattuta – va premiata e sottolineata. Perchè è vero che il capocannoniere dello scorso campionato (22 gol, a pari merito con il vecchio Toni) fino adesso non ha incantato (solo 2 reti; un terzo di quelle realizzate da Eder, la metà di quelle firmate da Paloschi), ma è anche vero che quei pochi palloni che gli capitano il signor Nara sa capitalizzarli al meglio: e se non segna, fa segnare…

PREMIO TRECCIA NERA, TRECCIA VERA – Due stagioni f a, nell’anno I dell’era Garcia, per qualcuno era il nono re di Roma (chiamandosi, l’ottavo, Francesco Totti). Poi, l’annata così così del 2014-15 e l’inizio di questa (se possibile ancor peggio) avevano fatto cambiare idea ai tifosi giallorossi. Che hanno preso a fischiare senza pietà Gervinho. Che però, attenzione, sta tornando quello di un tempo: golletto al Carpi, doppietta a Palermo. E così a Roma possono ritirar fuori dagli armadi quei simpatici cappellini con trecce incorporate che tanto ricordano quelli ispirati a Ruud Gullit nella Milano rossonera di fine anni Ottanta.

PREMIO RIECCOLO – Il grande giornalista-scrittore Indro Montanelli (per me, numero uno) aveva ribattezzato Rieccolo il senatore Amintore Fanfani, democristiano in voga negli anni Sessanta (ma anche nei Settanta e negli Ottanta…). Quando tutti lo davano per morto (politicamente), zac: spuntava e sorprendeva tutti con un nuovo prestigioso incarico. Totò Di Natale non aveva ancora segnato in questo campionato e tutti lo davano per finito. Invece, zac: ecco un gol di rapina. Non bello, lui che ci ha abituato a prodezze strepitose, ma utile alla conta. Adesso sono 208, a otto dal quarto posto di Meazza e Altafini, a 17 dal terzo di Gunnar Nordahl. Chapeau. E pazienza per quei

PREMIO BUONO IL PRIMO (TIRO) – Udinese, Chievo, Frosinone, Bologna. Thereau, Hetemaj, Blanchard, Mounier. Quattro partite casalinghe della Juve in campionato e bianconeri infilati al primo tiro in porta degli avversari. A questo punto, per lo Juventus Stadium versione campionato ci vorrebbe una benedizione speciale. Gigi Buffon di sicuro gradirebbe…

 


 

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