Biglia, leader da big. Un Melo da tagliare

PREMIO OSCAR DELLA REGIA – Ok, quella della Lazio in casa Inter passerà alla storia come una vittoria targata Candreva. Epperò noi di Buoniecattivi vogliamo andare controcorrente. E assegniamo la palma del migliore della sfida di San Siro a Lucas Biglia. Regista sontuoso (nonchè capitano; fascia strappata proprio a Candreva a inizio stagione) della Lazio e della Seleccion argentina. Uno che ha raggiunto la piena maturazione e che meriterebbe – non ce ne vogliano i tifosi biancocelesti – scenari da Champions. Anzi, è davvero incredibile che le tre grandi potenze del nostro calcio non gli abbiano mai messo gli occhi addosso. Vedere il malinconico Milan dei nostri giorni sotto la regia (?) di Montolivo o di De Jong fa tristezza. Pensare che Mancini debba ricorrere davanti alla difesa alla coppia Melo-Medel dopo il (per ora) fallito inserimento di Kondogbia fa davvero strano. Così come la Juve – perso Pirlo – ha perso una buona occasione per non snaturare un Marchisio che il regista lo fa all’occorrenza ma senza “sentirlo” un granchè. Ecco, Lucas Biglia farebbe girare alla perfezione il gioco delle tre grandi con le maglie a strisce. Perchè ha sale in zucca e la bacchetta magica nei piedi.

PREMIO HORROR – In ritardo sulla chiusura del primo gol laziale. In assurdo raptus in occasione del rigore procurato su Milinkovic-Savic. In imperdonabile trance agonistica quando sferra a Biglia un calcio tra collo, spalla e orecchio per l’espulsione finale. Tre-obbrobri-tre. Felipe Melo insomma è tornato. E’ tornato quello che ai Mondiali sudafricani del 2010 aveva causato l’eliminazione della Seleçao nei quarti contro l’Olanda: deviazione alle spalle di Julio Cesar per il pareggio orange dopo il vantaggio di Robinho e – a 17 minuti dalla fine – sconsiderata espulsione per un’entrataccia su Robben. Allora Melo aveva 27 anni e giocava nella Juve. Che dopo averlo sbolognato al Galatasaray ha cominciato (sarà un caso?) a vincere.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Una decina di anni fa era un giovanissimo allenatore emergente senza patentino che salvava Ascoli e Cagliari in Serie A offrendo bel gioco e irreprensibile fase difensiva. Poi – sfiorata secondo vari rumors mercatari la panchina della Juventus – Marco Giampaolo aveva preso l’autostrada dell’involuzione. Esoneri in serie (Siena, Catania e Cesena in A, Brescia in B) e una ripartenza neppure troppo gloriosa in Lega Pro, con la Cremonese: subentro a Montorfano ma neppure i playoff. Ripescato dalla lungimirante dirigenza dell’Empoli, rieccolo Giampaolo. Uno da panchina d’oro.

PREMIO LIBRO CUORE – Alessandro Florenzi detto Flore, quello del super-golazo al Barcellona, ha messo in discesa con un gol tutta rabbia la sfida della Roma contro il Genoa. Andando poi ad abbracciare – in una scenetta da libro Cuore – il suo allenatore e mentore Rudi Garcia. Che dopo giorni di bufera può sedersi a tavola la sera del 24 e tagliarsi la fetta di panettone. Magari pensando a evitare, contro il Real Madrid, la figuraccia rimediata al Camp Nou.

PREMIO LA PRIMA VOLTA – Josip Ilicic ha chiuso con un sinistro magico all’incrocio dei pali la pratica Chievo. Fiorentina sul 2-0, Fiorentina che sale a braccetto con il Napoli a quota 35, a -1 dalla vetta nerazzurra. Per il talentuoso centrocampista sloveno si tratta del settimo gol stagionale, primo però su azione: finora infatti Ilicic aveva fatto centro solo dal dischetto. Con le 10 reti del croato Ilicic, Paulo Sousa ha i suoi buoni motivi(cic) per lasciar fuori Pepito Rossi…

 

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