La carica dei 201 gol del Pipita e quel Gerson inguardabile…

PREMIO GOLAZO – Sradica palla dai piedi di De Rossi (il re degli incontristi), fa sedere letteralmente Manolas, si passa il pallone dal destro al sinistro e fulmina Szczesny. Poche parole e spazio ai numeri per il Pipita (e non a quelli della bilancia…): gol numero 201 in campionato (tra Primera Division, Liga e Serie A); doppia cifra raggiunta; missione-Roma compiuta. E adesso sotto con la Supercoppa. Quel trofeo che nel dicembre 2014 il Pipita portò da Doha a Napoli con doppietta e rigore trasformato.

PREMIO MOSSA TATTICA (INCOMPRENSIBILE) – Se l’azzecchi e vinci sei un campione, se non ci prendi e perdi sei un coglione. L’antico detto fa al caso – con tutto il rispetto, sia chiaro – di Luciano Spalletti. Che nel ballottaggio Salah-El Shaarawy sceglie tra la sorpresa generale il brasiliano Gerson. Prontamente sostituito dall’egiziano a inizio secondo tempo. La mossa dello Juventus Stadium non ha funzionato anche se – ovviamente – non è che la Roma abbia perso a Torino per colpa di Gerson e di Spalletti. Più che altro ci si chiede in che condizioni psicofisiche possa trovarsi l’ex Faraone di Savona se – con il suo quasi connazionale ancora non al cento per cento – non riesce a ritagliarsi spazio in avanti se non nei venti minuti finali. Nella scorsa stagione Elsha era stato decisivo per il grande rush finale della Roma spallettiana. Quest’anno evidentemente qualcosa si è rotto tra l’italo-egiziano e il bravo tecnico di Certaldo. Diciamo che nel finale – con dentro Salah, El Shaarawy, Perotti e Dzeko – la Roma ha messo un po’ paura alla Signora.

PREMIO POLVERI BAGNATE – E’ bastato che la dea bendata (attenzione, non la Dea…) abbia girato le spalle al Diavolo che il Milan ha riposto in un cassetto le sue ambizioni di poter recitare la parte di anti-Juve. Vincenzo Montella – la nota più lieta dei rossoneri stagione 2016-17 – non si era in realtà illuso più di tanto. E adesso – dopo due partite a secco di gol – si comincia a fare i conti con un attacco non propriamente atomico. A fronte di un (momentaneo) terzo posto, il Milan ha segnato solo 27 reti in 17 partite (una in meno dello scorso campionato con l’ingiustamente vituperato Mihajlovic in panchina; una in più del torneo 2014-15 con il giustamente vituperato Inzaghi alla guida). Nessun rossonero figura nelle zone alte della classifica cannonieri. Lapadula – encomiabile per impegno – si è confermato attaccante di modesta levatura; Bacca ha confermato la sua preoccupante involuzione che lo ha fatto scivolare al ruolo di quinto attaccante della nazionale colombiana; Niang è la controfigura del giocatore visto nei primi due mesi; il solo Suso non può sfornare magie mancine ogni partita. Insomma, un Milan con il mal di gol che avrebbe bisogno di un’Aspirina 2000 per provare a contendere con successo la Supercoppa di Lega alla Juventus.

PREMIO PICCOLO IBRA – Walter Sabatini lo aveva strappato giovanissimo all’Empoli. Aveva 18 anni Mchelidze – match winner con una doppietta nel 2-0 dell’Empoli sul Cagliari – quando approdò al Palermo. Il diesse vedeva in lui un possibile nuovo Ibrahimovic. “Neppure lui sa quanto è forte”, sosteneva dalle parti di Mondello il dirigente dalla vista lunghissima. Ebbene, il georgiano ha fatto di tutto per smentire il suo mentore. Solo un misero golletto in due anni in rosanero. E neppure il ritorno a casa (Empoli) ha rappresentato una svolta se è vero (come è vero) che in sei stagioni (quattro di B e due di A) aveva segnato soltanto 11 reti, playout e playoff compresi. Chissà che la doppietta rifilata a Storari – la seconda in A (la prima, nel maggio 2015 non aveva portato punti: Inter-Empoli 4-3) – non possa rappresentare la svolta per l’Ibra georgiano… Che in fin dei conti ha ancora “solo” 26 anni.

 

 

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