Sosa, regia da applausi; Pioli, cambi da Mago

PREMIO REGIA – Dopo aver cambiato la partita in casa Lazio, meritato premio della titolarità al Principito Josè Sosa (con Locatelli relegato 90 minuti in panchina). L’argentino ex pupillo di Veron all’Estudiantes dà sostanza al gioco del Milan. Regia illuminata, corsa e personalità. Si guadagna con mestiere la punizione da cui nasce il primo gol, punizione poi perfettamente eseguita con palla pennellata sulla testa di Kucka. Conquista palla rubandola a Borja Valero dando il via all’azione che porta Deulofeu al raddoppio. Così come era stato merito di Sosa il bellissimo gol di Suso all’Olimpico, con un altro pallone conquistato al limite dell’area. Insomma, in attesa che il giovane Locatelli ritrovi se stesso, il Milan ha trovato un centrocampista di sicuro affidamento.

PREMIO MARADONA – La blasfemia è doppia. Perché come Diego nessuno mai. E perché la magia del Bentegodi, come quasi tutti i gol di Lorenzo Insigne, è di destro. Epperò – gasato dalla prodezza del Bernabeu che tiene in partita il Napoli anche nel ritorno degli ottavi di Champions – Lorenzino si conferma Magnifico. In questo campionato aveva zero gol dopo le prime 12 giornate; ne ha segnati 8 nelle successive 13. E adesso intravede la doppia cifra e potrebbe superare il suo primato personale, stabilito nello scorso torneo con 12 centri. Da queste colonne – dopo la spettacolare doppietta a San Siro del 4 ottobre 2015, 0-4 al Milan – avevamo lanciato la proposta: perché non rimettere in gioco la “10” azzurra e assegnarla all’unico napoletano presente in rosa? Quasi un anno e mezzo dopo non abbiamo cambiato idea. E il primo a esserne felice – probabilmente – sarebbe lo stesso Dieguito.

PREMIO MAGO HELENIO – Helenio Herrera, alias il Mago, ha fatto dalla panchina le fortune dell’Inter di Moratti padre. Personaggio istrionico, polemico e provocatore. Un po’ il contrario di Stefano Pioli. Che però sta “magheggiando” al meglio alla guida dell’Inter. Nella (brutta) partita di Bologna decide al minuto 75 un doppio cambio: fuori Candreva e Palacio, dentro Gabigol e Banega. Sei minuti dopo, il nuovo entrato Banega con un illuminato tocco profondo serve in area D’Ambrosio che prolunga palla per l’accorrente (nuovo entrato) Gabigol: gol(Gabi), 0-1, partita vinta e tre preziosissimi punti in chiave Champions portati a casa a una settimana da Inter-Roma. Insomma, due cambi “magici” che mantengono i nerazzurri in zona Europa e fanno sognare un terzo posto che – solo un paio di mesi fa – sembrava una chimera.

PREMIO ARBITRO OCCHIALI – Essere “vicini all’azione” per un arbitro normalmente è un pregio. Essere così vicini all’azione e non accorgersi del calcione di Eder a Dzemaili è se possibile un’aggravante. Qualcuno discute sul fatto che il piede del centrocampista rossoblù fosse sulla linea o appena fuori. Mazzoleni – purtroppo – questo dubbio lo ha risolto nel peggiore dei modi…

PREMIO EURODYBALA –  Due gol (da urlo quello su punizione), un palo e un assist al bacio per Higuain. E in totale – dopo il “venerdì grasso” contro il suo ex Palermo – siamo arrivati in doppia cifra stagionale (7 in campionato, 1 in Champions e due in Coppa Italia). Lo scorso anno Paulo Dybala aveva festeggiato 23 volte in bianconero (19 in campionato, 1 in Champions, 2 in Coppa Italia e 1 in Supercoppa di Lega). Ecco, a leggere le cifre – che spesso sono “aride” ma che quasi sempre regalano spunti interessanti – si nota la “distonia” tra il rendimento della Joya “a uso interno” e quello in campo internazionale. Con la maglia della Juve l’ex Palermo ha una media esatta di 1 gol ogni due gare di campionato (26 reti in 52 partite). Decisamente più pallido il bilancio europeo: 11 gettoni in Champions e la miseria di 2 golletti. Uno a Zagabria in questa edizione e uno allo Stadium contro il Bayern nel 2-2, andata degli ottavi. Urge inversione di tendenza se davvero Dybala vuole candidarsi al ruolo di successore di Leo Messi.

 

 

 

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