E Allegri fa già tremare il Real

PREMIO PANCHINA D’ORO – Sarri ha messo nel salotto buono il premio ricevuto qualche settimana fa a Coverciano. Il prossimo spetta di diritto a Massimiliano Allegri (che l’ha già vinto, peraltro…). Panchina d’oro perché… Il sesto scudetto consecutivo è dietro l’angolo (tre sono di Conte, d’accordo), la semifinale di Champions è realtà, la finale e la coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo di Cardiff sono possibilità concrete. In tutto questo, Allegri cambia uomini e schemi con grande scioltezza sempre ottenendo grandi risultati. Come con il Genoa, quando ha rispolverato la difesa a tre, rilanciato Benatia e sugli esterni Lichtsteiner e Asamoah (facendo rifiatare Dani Alves e Alex Sandro), lasciato a casa a riposare Buffon sostituito da un Neto quasi inoperoso. E poi a dare un’ulteriore botta di autostima è arrivato il risultato del clasico del Bernabeu. Con il Barcellona che s’impone 3-2 sul Real Madrid. E dunque, per la proprietà transitiva, se la Juve ha eliminato 3-0 il Barça e i catalani hanno vinto in casa del Real…

PREMIO TORO SCATENATO – E’ un Torino che vola a +6 rispetto a quello della scorsa stagione. E’ un Torino che ha gli stessi punti – 48 – del campionato 2013-14, quello chiuso al settimo posto ma che valse ugualmente alla squadra di Ventura l’accesso all’Europa League per le inadempienze finanziarie del Parma. E’ insomma, il team guidato da Sinisa Mihajlovic, un Toro davvero scatenato. Che in casa del Chievo passa con autorità e personalità anche senza l’apporto del suo bomber Andrea Belotti, per una volta a secco. Questo Toro merita di essere supportato dal presidente Cairo per la prossima stagione: con un paio di ritocchi e rinviando all’estate del 2018 le cessioni eccellenti (Belotti su tutti) il Torino targato Mihajlovic può davvero battersi per un posto in Europa. Dove, con Ventura, i granata si erano fatti onore nell’edizione 2014-15 dell’Europa League andando a vincere in casa dell’Athletic Bilbao e arrivando agli ottavi di finale.

PREMIO COOPERATIVA (VERDE) DEL GOL – Ciro Immobile che sale a quota 20, Keita che con la sua tripletta arriva per la prima volta in doppia cifra. I “titoli” del 6-2 al Palermo vanno a loro due, ma la soddisfazione per Simone Inzaghi – al di là del quarto posto e dei 64 punti in classifica – è data soprattutto dal numero davvero altissimo di giocatori a segno. Ben 16. L’ultimo, il centrocampista classe ’95 Luca Crecco, cresciuto nel vivaio laziale (pilastro nella Primavera di Inzaghi) e lanciato in A quattro anni fa da Petkovic. Gol giovani, a Crecco e non solo: con una rete ci sono anche Lombardi (’95) e Murgia (’96) nonché il più esperto Cataldi (’94) oggi al Genoa. Senza dimenticare la giovane età di tre gioielli consolidati del calibro di Felipe Anderson (’93), Milinkovic Savic e Keita (entrambi ’95).

PREMIO CONSOLAZIONE – La tripletta più amara della sua carriera lascia qualche interrogativo sul futuro di Maurito Icardi. Con il tris a Firenze, l’argentino batte il suo record di segnature e sale a quota 24 in classifica cannonieri, pronto a giocarsi fino all’ultimo il trono del gol. Sperando che a livello di squadra al capitano nerazzurro possa andar meglio di quando – stagione 2014-15 – vinse il titolo di capocannoniere a pari merito con Luca Toni con 22 gol all’attivo. Perché in quella stagione l’Inter chiuse all’ottavo posto, fuori anche dall’Europa League. Quello che, a inizio campionato, era considerato l’obiettivo

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *