Pellegri, favola da libro Cuore per il nuovo Pruzzo

DYBALA, UN 10 ALLA TERZA – Dieci, anzi, 10: come numero di maglia, come voto in pagella per la tripletta del Mapei Stadium, come il numero delle sue marcature multiple da quando veste la maglia della Juventus. Tre (tutte doppiette) nella sua prima stagione in bianconero (2015-16); quattro (tutte doppiette) nell’annata scorsa con su tutte la doppietta allo Juventus Stadium contro il Barcellona nei quarti di Champions; tre in questo avvio di 2017-18, con la doppietta alla Lazio in Supercoppa e le due triplette in campionato di Marassi (Genoa-Juve 2-4) e in casa del Sassuolo (1-3). I numeri in casi come quello di Paulito Dybala detto la Joya valgono più di tante parole. I numeri dicono che da quando è alla Juventus il bomber cordobes (nel senso della provincia di Cordoba, Argentina) ha esultato 52 volte in 100 partite. Spesso deliziando la platea. E confermando la giustezza della decisione di assegnarli, per questa stagione, la maglia numero 10 che tra l’altro è stata di altri due grandi argentini: Carlitos Tevez in tempi recenti e il mancino Omar Sivori a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

MONTELLA E IL GIOCO DELLE TRE… PUNTE – Il fixing del centravanti è il gioco più di moda in casa Milan. Se non contiamo la domenica del rovinoso crollo dell’Olimpico laziale, nel giro di una ventina di giorni o poco più si sono segnalati: Patrick Cutrone con le reti a Crotone e contro il Cagliari delle prime due di campionato; Andrè Silva con la letale tripletta del Prater; Nikola Kalinic con la sua doppietta nella sua “prima” da milanista a San Siro (nella sua “prima” assoluta, due anni esatti fa, aveva servito di viola vestito una tripletta all’imbattuta Inter).

SARRI E L’ORCHESTRA DEI TRE TENORI – In attesa del risveglio di capitan Hamsik, l’ombra del Marekiaro delle sue precedenti stagioni napoletane, Maurizio Sarri si gode i concerti dei suoi tre tenori. Tornato – dopo le discutibili scelte ucraine di Champions – al tridente tradizionale, ne è stato ripagato alla grande. Nel 6-0 al Benevento c’è la tripla firma di Mertens e gli autografi di Insigne e Callejon. E’ solo la terza volta che Dries, Lorenzo e Josè Maria vanno a segno insieme in serie A. Era successo in passato sempre lontano dal San Paolo: nella scorsa stagione a Marassi (Samp-Napoli 2-4) e al Grande Torino (vittoria azzurra per 5-0). Il 6-0 del Napoli ci consegna invece un piccolo record personale di Sarri: il suo Napoli in queste prima quattro giornate ha sempre segnato almeno tre gol. In 18 occasioni il 3+ era uscito sulla ruota di Napoli nel torneo scorso e in altre 12 nel campionato 2015-16. Riassumendo e… sommando: in 80 partite di campionato alla guida del Napoli, la squadra di Sarri ha segnato 3 o più reti in ben 34 occasioni. Numeri stratosferici per certificare la grandezza dello stratega toscano (nato, per caso, a Napoli).

INTER E LE PARTENZE SPRINT – Da quando, stagione 1994-95, la vittoria vale tre punti solo in altre tre occasioni all’Inter era capitato di partire a razzo con 4 vittorie nelle prime 4 di campionato. Due stagioni fa con Roberto Mancini in panchina, nel campionato 2002-03 ai tempi di Hector Cuper e nel 1997-98 con Gigi Simoni allenatore. Curiosamente in nessuno dei tre precedenti l’Inter ha poi vinto lo scudetto. A proposito di scudetti, nelle due stagioni con Josè Mourinho in panchina l’Inter aveva sempre raccolto 10 punti nelle prime 4 giornate per “colpa” dei pareggi per 1-1 alla prima di campionato a Marassi contro la Samp di Marassi (1-1) e a San Siro contro il Bari di Ventura (1-1).

LAZIO, PROFUMO TRICOLORE – Dieci punti in 4 partite, quarto posto subito a ridosso delle tre fuggitive. Vittoria sofferta quella di Marassi per la Lazio di Simone Inzaghi. Corsi e ricorsi: anche nella stagione 1999-2000, con Simone Inzaghi in campo e Sven Goran Eriksson in panchina, la Lazio era a quota 10 dopo le prime 4 giornate e sarebbe andata poi a vincere il 14 maggio 2000 il suo storico secondo scudetto.

IL TRIS DI PELLEGRI – La favola da libro Cuore: i gol di Pietro Pellegri (classe 2001) e le lacrime di papà Marco (team manager del Genoa, classe ’64: di qui il numero di maglia del figlio…). Quando il giovanissimo attaccante genovese aveva esordito in A aveva eguagliato il record del romanista anni Quaranta Amedeo Amadei. Poi, all’ultima giornata dello scorso campionato, il primo gol tra i grandi, all’Olimpico contro la Roma. Sconfitta 3-2. Come 3-2 per la Lazio è finita la sfida della sua prima doppietta. Insomma, il giovin Pietro segna ma non porta (per ora) punti. Epperò per il calcio italiano l’esplosione di chi a Genova è considerato l’erede di O Rei Roberto Pruzzo è una gran bella notizia…

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *