Sinisa il demagogo, meno proclami più lavoro

PREMIO FISCAL REFEREE – Il signor Giacomelli – fischietto di Juve-Toro – ha applicato alla lettera il regolamento sui due cartellini sventolati in poco meno di 25 minuti a Baselli. I falli in breve successione su Dybala e su Pjanic a stretto rigor di regolamento erano entrambi meritevoli del giallo. Ecco, magari in altre situazioni entra in ballo la famosA “regola 18”, quella del buonsenso che l’arbitro applica magari per una gestione “più ragionata” di una partita di un certo peso. Leggasi – in alternativa al secondo giallo – un pesante cazziatone all’autore di un fallo borderline già gravato di un’ammonizione nei primi minuti. In ogni caso per il Toro quella dell’espulsione in un derby sembra una maledizione: negli ultimi anni le polemiche espulsioni di Glik e Acquah hanno alzato i toni del derby. Ma il 4-0 della Juve non può e non deve spiegarsi solo o soprattutto con l’espulsione di Baselli.

PREMIO MISTER DEMAGOGIA – Sinisa Mihajlovic si è guadagnato appena arrivato in granata l’etichetta di Cuore Toro. Eppure qualcosa non ci convince. Non possono essere roboanti proclami nelle conferenze stampa a dare la misura della bontà di un tecnico. Il Toro-popolo e la Juve-padrona, se letti in un certo modo, appartengono al “luogocomunismo” spicciolo, alla demagogia da quattro soldi. Forse sarebbe meglio pensare a parlar di meno e a lavorare di più, sul campo e alla lavagna. Perché alla fine, negli sciagurati 90 minuti granata, il Toro non ha praticamente mai tirato una volta in porta. Ha subito il terzo gol su corner dove la fase difensiva non ha esattamente funzionato al meglio (eufemismo) e ha rischiato un’imbarcata storica, superiore al 4-0 finale. In tutto questo – stando alla testimonianza del bordocampista Premium Claudio Raimondi – il tecnico serbo non ha dato un’indicazione-una dalla panchina. Limitandosi a battibeccare in continuazione con il quarto uomo. Per una volta, a fine partita, Mihajlovic ci ha risparmiato sceneggiate come quella di mercoledì sera a Udine quando è entrato in campo per insultare e aggredire i suoi giocatori, colpevoli di aver lasciato campo e occasioni agli attaccanti friulani nelle ultime battute della partita. Un po’ sulla falsariga di quel derby genovese del febbraio 2014 quando espose al pubblico ludibrio il povero Regini, autore di un errore che avrebbe potuto compromettere una vittoria ormai archiviata. Ecco, diciamo che al Sinisa muscolare delle conferenze stampa e dei cazziatoni pubblici ai suoi giocatori preferiamo il mitico Gustavo Giagnoni, sciarpa & colbacco, che nei mitici anni Settanta al limite i calci nel sedere li dava agli avversari. Vero, Franco Causio?

 

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