Pepito, una data nel destino; Napoli, i perché del crollo

PREMIO FRENO A MANO – La sera di domenica 22 aprile, dopo la capocciata di Koulibaly, tutti a dire, scrivere e pensare: Napoli, per lo scudetto è fatta… Poi succede che la Juve vince (con l’aiutino) a San Siro e il Napoli perde secco a Firenze; poi succede che la Juve vince pur soffrendo (e anche qui con l’aiutino) contro il Bologna e il Napoli pareggia in casa contro un Torino in disarmo. Sei punti su sei per i bianconeri dopo lo schiaffo dello Stadium, un solo punto su sei per il Napoli dopo la Grande Illusione torinese. Scudetto numero 34 ormai virtualmente assegnato, settimo di fila per la Signora e quarto consecutivo per Allegri: prima di lui mai nessun allenatore nell’era moderna è riuscito a calare il poker. Giova però ricordare che il Napoli – prima della lezione di calcio impartita ai bianconeri a domicilio – aveva stentato assai anche in partite sulla carta “morbide”. Il marzo azzurro aveva regalato la sconfitta casalinga contro la Roma, lo 0-0 di San Siro con l’Inter, uno scialbo 1-0 contro il Genoa e il pareggio di Reggio Emilia contro il Sassuolo; aprile si era aperto con la rocambolesca vittoria in rimonta sul Chievo, poi lo 0-0 del Meazza contro il Milan e la sofferta vittoria 4-2 contro l’Udinese dopo essere andato due volte sotto prima del successo nello scontro diretto. Insomma, un Napoli un po’ sulle gambe: con una rosa troppo ristretta e ricambi di non eccelsa qualità. L’opposto della Juventus, insomma. Non tutto dunque è spiegabile con gli “aiutini”. E il piagnisteo non porta lontano.

PREMIO GEMELLI HD – Sabato contro il Bologna Higuain si è visto pochissimo e Dybala appena un po’ di più, giusto in tempo per firmare il 3-1 per quello che è il suo 22esimo centro in questo campionato. Rassicurati nei giorni scorsi dal ct argentino Jorge Sampaoli, i due frombolieri della Juventus sono pronti a scaldare i motori per l’avventura di Russia. Il Pipita contende la maglia di centravanti titolare (anche se con caratteristiche diverse) al Kun Aguero, convalescente dopo un’operazione in artroscopia al ginocchio. La Joya strapperà il suo biglietto mondiale in quanto unica possibile alternativa a Leo Messi: sai mai che un raffreddore o un colpo della strega… Più impervia la corsa di Maurito Icardi a un posto nei magnifici 23: può sembrare un paradosso nella stagione dei suoi 28 gol. Ma Sampaoli, più che una nomination nel listone grezzo dei 35, non è riuscito a promettere al capitano interista.

PREMIO PEPITO D’ORO – Il 6 maggio di quattro anni fa Pepito Rossi segnava l’ultimo gol “italiano” su azione: come ieri contro la “sua” Fiorentina non aveva portato punti, con la Viola battuta a domicilio 3-4 dal Sassuolo. E’ comunque suggestiva la coincidenza, da pochi notata visto che tutti si sono concentrati nel sottolineare la data del suo ultimo gol italiano realizzato – però su rigore – il 18 maggio 2014 in Fiorentina-Torino 2-2. La speranza è che Pepito possa finalmente preparare per bene una stagione a partire dal ritiro precampionato. Del suo talento, non più verde ma neanche troppo grigio (31 anni compiuti il 1° febbraio), il nostro calcio e la nostra Nazionale hanno ancora bisogno.

PREMIO IL VOLO DEL GABBIANO – Di anni Musa Barrow, nuova perla nera dell’Atalanta, ne ha 19. Gambiano (e anche un po’ Gabbiano, come da involontario soprannome affibbiatogli qualche settimana fa dagli amici della Premium Arena in un esilarante siparietto con protagonista il bravo inviato Claudio Raimondi), attaccante in possesso di grande velocità e ottime doti tecniche, Barrow è l’ultimo prodotto sfornato dall’inesauribile vivaio nerazzurro. Gasperini lo utilizza con attento dosaggio delle forze (spesso lo tiene negli spogliatoi, un po’ a sorpresa, nell’intervallo) e per ora sta avendo ragione. Tre gol e un assist per lui. Che in un sol colpo ha bruciato la concorrenza di Petagna e Cornelius e si è guadagnato la patente di nuovo Eto’o. Con tutte le cautele del caso…

 

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