Derby, solito Toro; Napoli, record… dimesso

PREMIO CAPOLISTA – Il Napoli che mantiene la testa della classifica e stabilisce un ennesimo record (mai nella sua storia aveva vinto 9 partite consecutive in Serie A) contro la Spal non ha brillato. Positivo l’avvio di partita, da applausi l’azione che ha portato al gol di Allan. Poi dopo il raddoppio giustamente annullato ad Hamsik per una ventina di minuti la squadra di Sarri è scomparsa. Senza rischiare troppo, d’accordo. Ma in casa contro la Spal si poteva e si doveva fare di più di uno striminzito 1-0…

PREMIO CONCRETEZZA – In piena emergenza attacco (fuori Mandzukic, ko dopo pochi minuti Higuain e ancora alla ricerca della miglior condizione Dybala), la Juve ha fatto suo il derby ottenendo – come si diceva una volta – il massimo risultato con il minimo sforzo. Allegri avrà una settimana piena, senza impegni extra campionato, per preparare la impegno casalingo contro l’Atalanta. E magari recuperare al meglio qualche pedina dello scacchiere bianconero.

PREMIO RIMONTA – Il Milan di Gattuso continua a vincere e a stupire. L’1-0 alla Samp proietta Jack Bonaventura a quota 5, tutti gol segnati nell’era Ringhio. Oltre ai meriti del numero 5 rossonero, contro un Doria un po’ appannato vogliamo segnalare due prestazioni da 7 pieno: la partita di Calabria (autore dell’assist vincente, come un paio di settimane fa in occasione dell’assist ancora a Bonaventura per il 2-1 sulla Lazio) e lo scampolo di Andrè Silva. Che è ancora alla ricerca del primo gol in campionato ma che – a nostro modesto avviso – è il miglior centravanti a disposizione di Gattuso. Meglio anche del tarantolato Cutrone, sicuramente più goleador ma meno completo e molto meno tecnico del portoghese.

PREMIO NULLITA’ – Sull’altra sponda del Po cambiano gli allenatori ma rimane una costante: il derby per il Toro nell’era Cairo è proprio stregato. Numeri da rabbrividire per l’imprenditore milanese da quando è diventato presidente del Torino: 18 sfide totali tra campionato e Coppa Italia, 15 sconfitte, 2 pareggi e una sola vittoria. Ottenuta con Ventura in panchina nella gara di ritorno del torneo 2014-15, un 2-1 rifilato a una Juve che peraltro aveva già saldamente in mano il campionato. “Ottima impressione, grande partita”, il virgolettato di Walter Mazzarri a fine partita. Forse dimentica, il tecnico granata, che il Torello visto domenica all’ora di pranzo non ha praticamente mai tirato in porta. E che lasciare per tutta la partita in panchina il giocatore con il maggior tasso tecnico (Lijaic) non è stata forse una mossa da… Seminatore d’oro.

PREMIO MISTERO – L’allenatore è rimasto lo stesso, la rosa dei giocatori praticamente invariata (anzi, con un paio di ritocchi più che discreti come Lisandro Lopez e Rafinha): rinunciamo però a capire l’Inter dei due volti. Quella che dopo 15 partite era in testa alla classifica con 39 punti (media 2,6) e quella che nelle ultime 10 giornate ha raccolto solo 9 punti (media 0,9) rischiando (in attesa di Lazio-Verona) di rimanere ai margini della Champions che verrà. Misteri (più dolorosi che gaudiosi…) del calcio…

 

Pipita l’antipatico e un Ciuccio che vola

PREMIO LA GRANDE BELLEZZA – Avrà pure una rosa risicata, sarà pure tormentato dagli infortuni, avrà un allenatore decisamente migliore in panchina che davanti ai microfoni (sotto questo aspetto è un “lamentoso” insopportabile, alla pari dei Conte e dei Mazzarri) ma non ci sono dubbi che in quanto a gioco il Napoli sia la realtà più bella del nostro calcio. E che finora questo Ciuccio che vola meriti in pieno il primo posto con vista scudetto. A proposito, rispetto alle uniche due stagioni scudettate (1989-90 e 1986-87) il paragone per quanto riguarda punti e gol (fatti e subiti) è imbarazzante. Dopo 24 giornate, questo Napoli ha raccolto 63 punti (sui 72 disponibili…), alla stessa altezza e trasformando la vittoria d’antan in tre punti sono ben 13 i punti in più. Ancora più incredibile la differenza in quanto a reti segnate: in questa stagione sono 54, nelle due annate scudettate (con in campo un certo Maradona e, nel secondo titolo, anche un certo Careca…) dopo le prime 24 partite i gol erano stati soli 36…

PREMIO MISTER ANTIPATIA – Tutta la nostra solidarietà ai colleghi chiamati a intervistare, nei vari dopo-partita, Gonzalo Higuain. Grande goleador il Pipita, per carità. Ma non esattamente un mostro di simpatia. Anche venerdì sera a Firenze è stato scostante e piuttosto antipatico nei confronti, per esempio, del nostro Gianni Balzarini, giornalista appassionato e competente, sempre corretto, che segue la Juve sui campi da più di 25 anni. Se gli dici “finalmente ti sei sbloccato” ti guarda con aria da sufficienza. Se sottolinei “continua il tuo momento positivo”, ti squadra come se gli avessi appena insultato mamma e papà. Anche in campo, nei confronti dei compagni spesso “sfanculati” per errori negli appoggi o per averlo ignorato, lo spettacolo non è esattamente edificante. Diciamo, per rimanere in tema di Juve e di grandi attaccanti argentini, che Dybala ha per esempio tutto un altro atteggiamento in campo come davanti ai microfoni. Così come Tevez – pure nato e cresciuto in realtà molto più dure e complicate di quelle dell’agiata famiglia Higuain – è sempre stato molto più disponibile e professionale del Pipita nei confronti della stampa e, soprattutto, ha sempre saputo “fare gruppo” senza bisogno di mandare platealmente a stendere lo sventurato compagno di turno…

PREMIO BRIVIDO – Vittoria con il brivido quella della Roma nel posticipo. In quella che teoricamente è la partita più semplice del campionato (contro un Benevento reduce da 11 sconfitte su 11 trasferte) la squadra di Di Francesco si è un po’ complicata la vita. Il gol di Guilherme alla fine è stato solo un grande spavento. E adesso la lotta a tre per due posti in Champions, con Inter a 48, Roma a 47 e Lazio a 46, è appassionante tanto quanto quella per lo scudetto.

PREMIO DOPPIA SORPRESA – Nell’Inter che soffre e vince contro il Bologna primo gol italiano per l’ex Caen classe ’98 Yann Karamoh alla sua prima da titolare in campionato. Molto positiva anche la prova di Rafinha, innesto invernale passato forse un po’ troppo sotto silenzio per un’Inter che sognava il grande colpo Pastore. Di sicuro l’ex Barcellona può assicurare un contributo alla causa decisamente superiore di quello offerto in questo anno e mezzo in nerazzurro dal campione d’Europa (?!?) Joao Mario…

PREMIO MEDIA INGLESE – Cinque partite, 11 punti. Tre vittorie su tre in casa (con zero gol al passivo) e due pareggi in trasferta. Inperfetta media inglese, dunque, Walter Mazzarri adesso è atteso alla prova… del derby. Fatale (il derby di Coppa Italia) al suo predecessore Sinisa Mihajlovic come fatale era stato al tecnico serbo la stracittadina d’andata, persa 4-0 alla sesta giornata. Dopo che quel Toro nelle prime cinque di campionato aveva curiosamente collezionato lo stesso numero di punti (11) raccolto nel ritorno da Mazzarri affrontando gli stessi identici avversari.

Juve che orrore, Inter versione gambero, una Samp da applausi

PREMIO LANTERNA MAGICA – Un primo tempo da manuale del calcio, quello della Samp all’Olimpico. Con la possibile beffa sventata dalla prodezza di Viviano sul rigore di Florenzi. Poi, nella ripresa, il Doria è stato meno bello ma più pratico. E il gol di Zapata regala un altro scalpo pesante in questa stagione. Che ha fin qui visto la squadra di Giampaolo battere 3-2 la Juventus e 2-0 il Milan a Marassi e perdere a testa altissima al San Paolo dopo essere stata due volte in vantaggio sul Napoli. Adesso, finalmente, ecco la grande impresa fuori casa. Nel mercato estivo la Samp aveva perso in un sol colpo il pilastro della difesa (Skriniar), il trequartista titolare (Bruno Fernandes), un bomber come Muriel (11 gol per lui nello scorso campionato) e il gioiellino dell’attacco (Schick). Risultato: dopo 22 giornate, la Samp edizione 2017-18 ha ben 10 punti in più di quella del 2016-17. E gran parte del merito sta lì, in panchina…

PREMIO TRASH – Per carità, il marketing ha le sue esigenze. Ma la maglia sfoggiata dalla Juventus al Bentegodi sabato sera è proprio da… zona retrocessione. Un verdone militare orribile, per certi versi simile a quell’altro scempio “camuflage” del Napoli di un paio di anni fa. Lo diciamo forte e chiaro: siamo per la tradizione. Ma ci sono anche alternative esteticamente belle: per rimanere alla Juve, la seconda gialla con inserti blu è splendida, quelle del passato di colore nero e finanche rosa avevano un loro perché e anche un richiamo alla storia. Quella di sabato, proprio no. Bocciata senza attenuanti.

PREMIO IL GAMBERO – Cosa sia successo in casa Inter dal 4 dicembre in avanti è difficile da spiegare. La sera di domenica 3, dopo il perentorio 5-0 al Chievo, la squadra di Spalletti si godeva il primato solitario in classifica con un +7 sulla quinta posizione (di una Lazio che aveva però una partita da recuperare). Poi, il passo del gambero. Tra campionato e coppa Italia nelle ultime nove zero vittorie con l’eliminazione in coppa nel derby e uno score in campionato povero assai: 7 giornate, 5 punti conquistati sui 21 disponibili. Napoli e Juve sugli ultimi 21 punti ne hanno perso per strada soltanto due. Solo 4 i gol segnati dai nerazzurri in questa striscia negativa di 9 gare, due con Icardi, uno con Vecino e uno, a Ferrara, su autogol. Sono arrivati due rinforzi (Lisandro Lopez e Rafinha) e Spalletti spera di abbracciarne un terzo, il più importante (Pastore). La situazione è ad alto rischio Champions. E per fortuna gli odiati cugini hanno battuto la Lazio…

PREMIO MALEDIZIONE SAN SIRO – Ancora una volta San Siro milanista è stregato per la Lazio. E quell’autogol di Paolo Maldini del settembre 1989 (ultima vittoria biancoceleste in campionato al Meazza) lo rivedremo più e più volte al prossimo giro… Per la prima volta in stagione il Milan batte una big. Dopo il gol di schiena di Bonucci contro il Crotone, ecco quello più malandrino di Cutrone, sfuggito anche all’occhio tecnologico (ma in questa domenica un po’ troppo assopito…) del Var. Insomma, alla maledizione di San Siro si somma quello del Var, strumento poco gradito dalle parti di Formello…

PREMIO MARA… MERTENS – Al netto degli errori arbitrali umani e tecnologici (poteva starci il rigore pro Bologna per il mani di Koulibaly, è parso eccessivo quello fischiato per la leggera trattenuta di Masina su Callejon), il Napoli del controsorpasso in vetta alla classifica si gode di nuovo un Mertens in versione Dieguito. Con la sua doppietta al Bologna il belga ha fatto… 13 e il destro a giro che ha fissato il risultato sul 3-1 è un gioiello da far vedere e rivedere nelle scuole-calcio.

 

 

La “garra” di Vecino e il portafortuna Mertens

PREMIO GARRA – Garra vuol dire grinta. E’ il marchio distintivo del calcio uruguayo. Matias Vecino, uruguaiano in Italia ormai da cinque anni, ne è stato splendido interprete nella serata di San Siro. Senza giocare una partita indimenticabile, Vecino ha messo la sua firma sul pareggio evitando all’Inter una sconfitta che avrebbe avuto contraccolpi psicologici letali sul futuro della stagione nerazzurra. Matias, peraltro, sembra avere un conto aperto con la Roma: secondo gol interista e secondo gol ai giallorossi, castigati anche nella sfida d’andata all’Olimpico vinta 3-1.

PREMIO FARAONE – In quello che è stato il suo stadio, in quello che è un po’ il suo derby personale, torna a brillare a San Siro la stella del Faraone. El Shaarawy segna un gol di pregevole fattura e nel primo tempo fa impazzire Santon. Poi finisce la benzina, ma il calcio italiano può esultare: a 25 anni non è troppo tardi per provare a ritornare protagonista anche in azzurro.

PREMIO OCCHIO DI LINCE – In piena dittatura Var, applausi a Davide Massa che senza esitazioni e aiuti tecnologici pesca in castagna la simulazione di Cancelo punendo il portoghese con il cartellino giallo. Davvero maldestro il tentativo di procurarsi il rigore cercando l’aggancio con il piede di Fazio.

PREMIO TALISMANO – Non segnava da una vita, Dries Mertens: 910 minuti di astinenza, ultimo gol quasi tre mesi fa il 29 ottobre 2017 in Napoli-Sassuolo 3-1. Sale a quota 11 il bomber belga d’azzurro vestito che decide la sfida di Bergamo con l’Atalanta. E la curiosità è che quando segna lui il Napoli vince sempre: 11 gol per un totale di 8 vittorie. Anche la scaramanzia vuole la sua parte…

PREMIO PROVVIDENZA – Con una tripletta ha disintegrato la Fiorentina stabilendo così il suo nuovo record personale di gol in Serie A: 15, e mancano ancora 18 partite a partire dal recupero di mercoledì a Marassi contro la Roma. Fabio Quagliarella insomma è come il buon vino: invecchiando migliora. Il suo primato precedente era di 13 reti e lo aveva stabilito con tre maglie diverse: Torino 2014-15, Udinese 2008-09 e Sampdoria 2006-07. Non poniamo limiti alla Provvidenza: quota 20 è più che a portata di piede. E alzi la mano chi non pensa che il buon Fabio un golletto nel doppio confronto contro la Svezia l’avrebbe messo dentro…

PREMIO SUPERFRANCK – Tre anni fa di questi tempi l’Atalanta lo tesserava per la sua squadra Primavera. L’anno scorso, di questi tempi, il suo strapotere fisico e i suoi gol in maglia nerazzurra avevano aperto un’asta tra Roma e Chelsea. Nel giugno scorso, poi, il passaggio un po’ a sorpresa al Milan. La sua doppietta a Cagliari lo porta a raggiungere quota 10 gol in Serie A con due “prime volte” in maglia rossonera: la prima doppietta e il primo gol su azione. Per trovare la precedente doppietta in A bisogna risalire all’agosto 2016, giorno del suo esordio nel nostro massimo campionato. Quel giorno però la prodezza non portò punti: l’Atalanta infatti perse 2-3 in casa contro la Lazio.

PREMIO FANTOZZI – Il tuffo di Gigio Donnarumma sul tiro di Barella non appartiene al manuale del perfetto portiere. Uno quotato addirittura in tripla cifra (da una stampa nostrana forse un po’ troppo benevola…) non dovrebbe macchiarsi di simili errori. E se di errori quest’anno il numero 99 rossonero ne ha commessi parecchi, non ricordiamo prodezze tali da regalare punti alla sua squadra come dovrebbe essere nelle corde di un super portiere. Insomma, aridatece il vero Donnarumma. O, in alternativa, quell’Antonio splendido protagonista nel derby di Coppa Italia.

PREMIO TRIS DA RECORD – La vittoria di Verona è la quinta in trasferta per il Crotone in Serie A: due in questo campionato e tre in quello scorso. Mai però la squadra calabrese aveva vinto fuori casa con tre gol di scarto. Insomma, il 3-0 del Bentegodi è un piccolo record della gestione Zenga per un Crotone che – finisse oggi il campionato – sarebbe ancora una volta in salvo.

 

Paulo piedi d’oro e un applauso a Caceres

PREMIO PIEDI D’ORO – Quando sembrava in difficoltà, raggiunta dal Verona sul punteggio e in affanno contro un’Hellas che pareva addirittura cercare il colpaccio, ecco i colpi del campione. Doppietta con il suo piede “sbagliato”, il destro, e con scarpette d’oro nuove di zecca, marca “tre strisce”, al posto di quegli anonimi scarpini neri no logo per beghe (evidentemente adesso risolte) con lo sponsor. La Joya, il Gioiello della Juve in giallo, chiude l’andata a quota 14 gol: tre in più che in tutto il campionato scorso, appena cinque in meno del torneo 2015-16, quello del suo record (19 reti). A proposito della sfida del Bentegodi: applausi all’uruguagio Martin Cáceres, che da ex segna e festeggia come si deve, con un’esultanza sfrenata ma non offensiva. Da applausi, in un calcio sempre più preda di buonismi stucchevoli.

PREMIO MALE MA NON MALISSIMO – Era cominciato bene dicembre per l’Inter, con quel 5-0 di domenica 3 al Chievo. Poi lo stop and go di Coppa con il Pordenone e la successiva eliminazione nel derby dei quarti di finale e, in campionato, appena 2 punti sui 12 disponibili nelle ultime 4 giornate. Inter in frenata, dunque, ma i 41 punti la blindano al quarto posto anche in caso di successo della Lazio sull’Udinese nel recupero che si giocherà il 24 gennaio. Passato dicembre, appunto, gennaio è alle porte. E gennaio è il mese del mercato, non solo della Befana e dei Re Magi che dispensano doni e anche un po’ di carbone. Spalletti ha bisogno di puntellare la sua creatura per evitare il bis del crollo dell’Inter manciniana di due anni fa. Che nell’ultima dell’anno (2015) contro la Lazio a San Siro perse testa (espulsione di Felipe Melo) e partita. Stavolta il punticino, con Var-brivido finale, ci sta eccome…

PREMIO CECCHINO – Torna a vincere la Samp dopo la “crisetta” che – nel post sbornia del 3-2 alla Juve – aveva portato solo un punto in 5 partite. Vince ancora una volta grazie ai gol del suo capitano e goleador, Fabio Quagliarella. L’infallibile cecchino doriano sale così a quota 120 in Serie A (a sole due lunghezze da un certo Ibrahimovic…), è il 40esimo centro nella massima divisione con la maglia blucerchiata e in questo mezzo campionato l’attaccante campano è già a quota 12, lo stesso numero di reti realizzate nell’intero torneo scorso. Quaglia è a un solo gol dal suo primato personale stabilito in tre occasioni: 13 reti nel 2006-07 con la Samp, nel 2008-09con l’Udinese e nel 2014-15 con il Toro. Insomma, il record è dietro l’angolo…

PREMIO 100 E LODE – Centesima partita in rossonero per Gigio Donnarumma, gettone numero 87 in Serie A. Anche a Firenze il portierino-portierone milanista ha incassato gol (in 19 partite di questo girone d’andata solo in cinque occasioni – di cui tre a San Siro – il numero 99 ha mantenuto la porta inviolata: a Crotone, contro la Spal, il Genoa, in casa del Sassuolo e contro il Torino) ma due strepitosi interventi nel primo tempo certificano forse l’uscita dal tunnel della crisi: a fine primo tempo quando, prima con un’uscita coraggiosa e tempestiva su Simeone e poi su tiro di Gil Dias, ha compiuto due prodezze degne della sua fama e del suo lauto stipendio.

PREMIO ALLELUJA – Natale è passato da poco, Pasqua è lontana. Ma la Resurrrezione del Benevento, alla sua prima vittoria in Serie A al 19esimo tentativo, merita applausi e spazio. Massimo Coda, 29 anni, attaccante, al suo primo centro stagionale di gol in A ne aveva già segnati due quando – nella stagione 2014-15 – vestiva la maglia del Parma: uno, inutile, ai fini del risultato in Parma-Genoa 1-2 e uno, alla fine decisivo, proprio contro il Chievo: al Bentegodi, vittoria 3-2 degli emiliani con doppietta di Antonio Cassano. In quella drammatica stagione peraltro il Parma fallì e retrocesse per poi ripartire addirittura dalla Serie D.

 

Il record del Milan e il muro di Juve e Roma

PREMIO FATAL VERONA PARTE 3 – D’accordo, il tracollo del Milan al Bentegodi questa volta non è costato lo scudetto come ai tempi di Rocco-Rivera e Sacchi-Van Basten. Di sicuro però il 3-0 del Verona ha fatto perdere la faccia a un Milan piccolo piccolo, dove Gattuso sembra essere il meno colpevole. Mai nella sua storia, pur in uno stadio così “maledetto”, il Diavolo aveva perso con tre gol di scarto a Verona. Un piccolo record da aggiungere a una stagione fin qui men che modesta…

PREMIO PICCOLA MILANO – Una volta Milàn (nel senso di città…) l’era gràn Milan. In questa 17esima giornata si è consumata, sabato, la prima sconfitta dell’Inter e domenica all’ora di pranzo il crollo del Milan. Fatale il Triveneto per i rossonerazzurri. Per la Lega Lombarda del pallone ci pensa l’Atalanta a salvare l’onore con lo scoppiettante 3-3 in posticipo contro la Lazio.

PREMIO DOPPIO BUNKER – Sabato sera sotto l’albero scarteremo la sempre fascinosa sfida tra Juventus e Roma. C’è qualcosa che accomuna il momento delle due squadre: la loro grande solidità difensiva. I bianconeri, dopo il 3-2 rimediato a Marassi contro la Sampdoria, hanno inanellato 6 partite consecutive tra campionato e Champions con la porta inviolata (clean sheet, come oggi dicono quelli bravi…) e in pochi si sono accorti che nelle ultime tre in porta ha giocato Szczesny e non Buffon. I giallorossi – che hanno tre punti in meno della Juve con però la sfida di Marassi con la Samp da recuperare – hanno chiuso 9 delle 16 gare di questo campionato senza prendere gol.

PREMIO PUNTE SPUNTATE – Non è un gran momento per i grandi bomber della Serie A: a parte Icardi, si registrano in ordine sparso il black out di Dzeko che non segna dalla settima giornata, la crisi esistenziale di Dybala e lo stop di Immobile, espulso lunedì scorso e assente a Bergamo. Ma preoccupante è anche il digiuno di Dries Mertens, arrivato a 576 minuti: contro il Chievo aveva sparato su Sorrentino la più facile delle palle gol, sabato a Torino ha gettato alle stelle un’altra clamorosa occasione. Il Napoli di Sarri è riuscito nel controsorpasso sull’Inter anche senza i gol delle punte di ruolo. Ma se si vuol dar corpo al sogno scudetto urge l’apporto di Mertens, Callejon (a secco da 564 minuti) e di Insigne, appena rientrato dopo l’infortunio.

 

L’azzurro per Sorrentino e le amnesie di Moggi

PREMIO RINGHIO ROSSONERO – Per Rino Gattuso, buona la terza. Dopo il rocambolesco pareggio di Benevento e l’umiliante (anche se ininfluente) sconfitta di Fiume ecco tre punti al freddo e al gelo contro il Bologna. Esordio a San Siro da allenatore e prima vittoria: bingo, per Ringhio. Tutto nel segno di Jack Bonaventura, una costante del Milan gattusiano visto che ha messo la firma su tutti i 4 gol della nuova era rossonera. A Benevento gol e assist per il colpo di testa di Kalinic, contro il Bologna gol nel primo tempo e raddoppio nel secondo, di testa, da centravanti vero. E visto il rendimento dei tre centravanti di ruolo Kalinic, Cutrone e Andrè Silva le prodezze del marchigiano sono oro, l’unico che luccica in questa deludente stagione milanista.

PREMIO SARACINESCA – Stefano Sorrentino è un classe ’79. Figlio d’arte (papà Roberto fu buon portiere negli anni Settanta e Ottanta anche in A con il Catania), in carriera ha avuto meno di quanto avrebbe meritato. Cresciuto nella Juve e ripudiato dalle giovanili bianconere, trovò poi nel Toro l’approdo naturale debuttando in B con Mondonico e in A con Camolese. Solo a 24 anni è diventato titolare e da allora la sua è stata una traiettoria in ascensore con due importanti esperienze all’estero (due anni all’Aek Atene dal 2005 al 2007 e una stagione nella Liga con il Recreativo Huelva nel 2007-08) e dieci anni da protagonista tra Verona (Chievo) e Palermo. Contro la Roma è stato il migliore in campo. Stride che nel suo palmares non figuri neppure lo straccio di una presenza in azzurro. Dodici i portieri che si sono avvicendati tra i pali della Nazionale da quando Stefano si è affacciato nel calcio dei prof: dal mito Buffon ad altri (De Sanctis, Roma e Viviano per fare qualche nome…) di sicuro non superiori a lui. Un premio alla carriera con una presenza “ad honorem” Sorrentino lo meriterebbe tutto. Giriamo la proposta a chi (Gigi Di Biagio?) in primavera siederà ad interim sulla panchina della Nazionale.

PREMIO FOSFORO – Una bella cura di pesce aiuterebbe don Luciano Moggi a ricordare meglio certi episodi. Libero, il quotidiano per cui cura una interessante rubrica, ha dedicato un’intervista su due pagine all’ex dg bianconero. Che a un certo punto afferma che “Juve e Inter non avrebbero neanche dovuto giocare” la famosa partita della primavera ’98, quella arbitrata da Ceccarini, perché “l’Inter doveva essere stata retrocessa per il passaporto falso di Recoba”. Facciamo un po’ d’ordine: la vicenda del passaporto falso di Recoba esplode nella primavera del 2001, nel campionato 1997-98 Recoba giocava regolarmente da extra-comunitario.

PREMIO FISCHIETTO D’ORO – Nel brutto 0-0 dell’Allianz Stadium tra Juventus e Inter il migliore è stato… l’arbitro. Un bell’8 pieno per Paolo Valeri che non ha praticamente sbagliato nulla. E che ha avuto finalmente il coraggio di ammonire per proteste Higuain. Il quale – ogniqualvolta gli viene fischiato un fuorigioco – manda platealmente a stendere (eufemismo) arbitro e guardalinee anche quando l’offside è evidentissimo. Un atteggiamento indisponente perdonato però dalla stragrande maggioranza degli arbitri fors’anche perché il cognome e la maglietta pesano parecchio.

PREMIO FACCIA DI BRONZO – Tornando a Juve-Inter, hanno una bella faccia di bronzo i nostri presidenti quando pretendono cifre iperboliche per i diritti tv, soprattutto per vendere il prodotto all’estero. Immedesimandoci nel telespettatore che da Bratislava o da Tallinn possa aver assistito all’obbrobrio in onda sabato sera, una domanda sorge spontanea: ma se questo è lo spettacolo offerto dalle prime due della classe della Serie A, per la partita tra ultima e penultima come la mettiamo?…

PREMIO VACANZE OBBLIGATE – Chissà se al povero Emiliano Viviano piacciono le spiagge della Sardegna. Di sicuro devono piacergli più dei due stadi di Cagliari: la Sardegna Arena oggi e il vecchio Sant’Elia ieri. Sabato la topica che ha propiziato il gollonzo di Farias, utile al recupero dei rossoblù che erano sotto di due gol e che hanno poi agguantato il pari con Pavoletti. Nello scorso campionato la sciagurata e fantozziana uscita che provocò il gol vittoria di Melchiorri a due minuti dalla fine e due minuti dopo il momentaneo pareggio di Bruno Fernandes. Molti tifosi della Samp invocano il ritorno tra i pali del “secondo”, Puggioni, per un Viviano evidentemente non ancora in palla dopo l’ultimo grave infortunio. Intanto la Samp ha cambiato il preparatore dei portieri: via Andrea Sardini (passato alla storia per avere incassato quando era alla Reggiana il primo gol in A di Alessandro Del Piero), al suo posto Gigi Turci, per tre stagioni a difesa della porta doriana.

 

Il digiuno di Hamsik e il tabù di Dzeko

PREMIO REGINA DI MARASSI – Porta bene Marassi alla Lazio: contro il Genoa vittoria 3-2 a vanificare la doppietta del giovane Pellegri, contro la Sampdoria un 2-1 in rimonta per le reti di Milinkovic-Savic e Caicedo, al primo centro in Serie A. La striscia blucerchiata si ferma così a quota 9 vittorie al Ferraris tra campionato (7, compreso il derby nominalmente giocato in casa Genoa) e Coppa Italia (2).

PREMIO POKERISSIMO SCUDETTO – Ok, il cammino è ancora lungo. Ma l’Inter prima in classifica a parità di partite giocate (la Roma vincendo a Marassi contro la Samp nel recupero sarebbe sempre a -2) fa una certa impressione. Soprattutto se si ripensa agli umori estivi che vedevano Juventus, Napoli e Milan (?!?) partire con i favori del pronostico. Ieri, nel 5-0 rifilato al malcapitato Chievo, un piccolo record: mai quest’anno la squadra di Spalletti aveva segnato più di tre gol. Nella scorsa stagione l’impresa, alla Roma spallettiana, era riuscita ben 13 volte tra campionato e coppe però con un’unica cinquina: il 5-3 ottenuto al Bentegodi sempre sul Chievo di Maran. Continua a leggere

Le punte dormono (tranne Icardi) – Juve, difesa d’assalto

PREMIO DIFESA D’ASSALTO – Higuain in panchina, Dybala in campo ma ancora senza brillare. Riportato al suo ruolo originario di centravanti, Mario Mandzukic la sblocca nella ripresa su cross al bacio dell’immarcescibile Barzagli. Difensori bianconeri alla riscossa: perché dopo l’assist del numero 15 arriva il primo gol da professionista di Mattia De Sciglio (ironia della sorte, proprio a poche ore dal fischiatissimo 0-0 del Milan contro il Torino…) e il primo stagionale di Benatia. Il vecchio assioma “la miglior difesa è l’attacco” potrebbe per una volta essere ribaltato in “il miglior attacco… è la difesa”.

PREMIO OPPORTUNISMO – Per una volta il Napoli è “brutto” ma vincere le partite “sporche”, come si dice in questi ultimi tempi, è buon segno. A Udine si inceppa il tridente d’attacco: è la terza volta che succede in questo campionato, in precedenza era successo due giornate fa (Chievo-Napoli 0-0) e alla nona giornata (Napoli-Inter 0-0). Per la prima volta, dunque, il Napoli vince senza che i suoi attaccanti vadano a segno. Una squadra, quella vista alla Dacia Arena, più opportunista che spettacolare. E per una volta a Sarri può andar bene così…

PREMIO AUTOLESIONISMO – Niente di eccezionalmente violento, d’accordo. Ma lo schiaffone di De Rossi a Lapadula costa un rigore (via Var) e probabilmente due punti alla Roma in quel di Marassi. Nel tardo pomeriggio arrivano le scuse del capitano giallorosso. Che a 34 anni suonati sembra sempre quel “regazzino” che in Germania diede di gomito contro McBride in Italia-Usa mettendo a rischio il mondiale suo e degli azzurri. Dopo le 4 giornate di squalifica, De Rossi tornò in campo. In tempo per farsi perdonare segnando uno dei rigori nella vittoriosa finale contro la Francia. Allora però Daniele di anni ne aveva solo 23 senza la responsabilità della fascia da capitano.

PREMIO PUNTE SPUNTATE – Dzeko che allunga a 7 la striscia negativa di partite senza gol, Belotti che porta a 613 i minuti di digiuno, gli attaccanti del Milan (Kalinic, Andrè Silva e Cutrone) che in campionato non ne azzeccano una. Immobile e Dybala ancora a secco (con Higuain a riposare in panchina), Pazzini che continua a protestare con Pecchia mentre dovrebbe essere il contrario (zero gol su azione in un Verona che vince grazie alle reti dei centrocampisti Zuculini e Verde), Napoli vittorioso grazie a Jorginho. Punte spuntate insomma. In una domenica che – prima di Juve-Crotone 3-0 – ci aveva regalato solo 5 gol in 4 partite.

PREMIO (QUASI) TRIPLA CIFRA – Anche le punte piangono, ride sempre di gusto il 9 dell’Inter. Maurito Icardi con la doppietta di Cagliari sale a quota 86 reti in campionato con la maglia nerazzurra. Sommate alle 10 segnate nella sua prima stagione in A con la Sampdoria (2012-13) fanno 96. Insomma, la tripla cifra è dietro l’angolo. Per avere solo 24 anni mica male…

PREMIO NO LOOK – No, non c’entra il passaggio di prima senza guardare il destinatario. No look nel senso di… pessimo look. Quell’orribile maglia verde indossata dalla Fiorentina all’Olimpico contro la Lazio. Non c’era nessun problema cromatico se la squadra di Pioli fosse scesa in campo con la consueta divisa viola. Peraltro splendida, una delle più belle maglie della Serie A. La Fiorentina ha pure pareggiato con un rigore in extremis decretato dal Var. A questo punto dopo l’1-1 invitiamo la Lega a… penalizzare di almeno un paio di punti la Fiorentina per la scelta del dress code. Davvero pessima.

 

Icardi, Giampaolo e Difra: ccco l’oro della Serie A

PREMIO TESTINA D’ORO – Lui il piccolo fastidio al tendine rotuleo del ginocchio lo ha risolto così: segnando due gol di testa… Lui ovviamente è Maurito Icardi, bomber, capitano e bandiera dell’Inter. Un’Inter che corre sulla scia del Napoli capolista, un’Inter mai così Icardi-dipendente: dei 25 gol segnati dai nerazzurri di Spalletti, 13 (più della metà, dunque) portano la firma del 9 argentino.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Eusebio Di Francesco era partito tra lo scetticismo di parte della critica in questa sua avventura sulla panchina della Roma. Come se non fossero sufficienti le cinque stagioni alla guida del Sassuolo contraddistinte da una storica promozione e da quattro tranquille salvezze con l’appendice di una strepitosa qualificazione in Europa League. La vittoria nel derby di sabato avrà forse conquistato definitivamente gli ultimi scettici. Di sicuro impressiona che la sua Roma abbia appena un punto (e una partita…) in meno della Juventus campione in carica. Comparando la prima stagione sulla panchina giallorossa, poi, abbiamo scoperto un paio di dati interessanti: dopo 12 partite la Roma targata Di Francesco ha 12 punti in più della prima Roma di Spalletti (e 4 in più di quella dello Spalletti-2 della scorsa stagione), 5 punti in più della prima Roma capelliana e 8 in più della prima Roma griffata Zeman. Solo Rudi Garcia – grazie allo scoppiettante avvio del campionato 2013-14 – aveva dopo 12 partite collezionato più punti: 32 contro 30.

PREMIO MAGHI D’ABRUZZO – Di Francesco è nato a Pescara e proprio a Pescara nel 2010-11 ha allenato per la prima volta nel calcio dei grandi, in Serie B. Sempre in Abruzzo, a pochi chilometri di distanza, è cresciuto l’altro allenatore-rivelazione della stagione, Marco Giampaolo. Nato a Bellinzona, in Svizzera, ma vissuto fin da bambino a Giulianova. Insomma, oltre alla scuola toscana – che esprime il primo della classe Sarri, il plurititolato Allegri e Spalletti – si sta facendo strada nel calcio italiano la scuola abruzzese della panchina. Che aspetta il rilancio di un altro pescarese doc, il campione del mondo Massimo Oddo.

PREMIO GRUVIERA – Anno solare poco fortunato il 2017 per la difesa della Juventus. Per la terza volta in stagione la squadra di Allegri incassa tre gol (prima del 3-2 di Marassi c’erano stati il 3-0 in Champions al Camp Nou e il 3-2 all’Olimpico nella Supercoppa italiana), ma nella seconda parte di quella scorsa – e sempre dunque nel 2017 – altre tre volte la Juve aveva subito tre o più gol: 4-1 dal Real Madrid nell’infausta serata di Cardiff, 3-1 in campionato dalla Roma e 3-2 in Coppa Italia dal Napoli. Sei volte in totale. Troppe per quella che fino a qualche tempo fa era la Difesa – con la d maiuscola – del calcio italiano.

PREMIO DISCHETTI FATALI – Andrea Belotti si procura un calcio di rigore – assegnato grazie all’intervento dal Var dell’arbitro Massa – ma il tiro, debole e centrale, è respinto da Sorrentino. Un momentaccio per il Gallo granata, fresco reduce dall’eliminazione Mondiale e da due mesi a secco di gol. L’ultimo lo aveva segnato il 20 settembre nel successo per 3-2 del Toro a Udine. Poi l’infortunio e una forma ancora lontana da quella che lo aveva visto lo scorso anno grande protagonista con 28 reti tra campionato e coppa