Allegri, meglio di Conte e Capello

PREMIO SETTEBELLO – Sette volte Juventus. Una dittatura che dura dalla primavera 2012: tre titoli firmati Conte, quattro firmati Allegri. Nel calcio moderno mai nessun allenatore era riuscito a infilare un poker consecutivo. Il Capello milanista si era fermato a tre, come appunto Antonio Conte e Roberto Mancini (che il primo, però, non lo vinse sul campo). Altri top trainer – da Trapattoni a Mourinho (rimasto da noi però solo due anni) passando per Lippi – si sono fermati a due scudetti di fila. Motivo in più per festeggiare per l’allenatore livornese. Che con la Juve ha calato il doppio poker campionato-coppa Italia. Entrando così meritatamente nella storia. Così come la Juventus, sempre più leader in fatto di scudetti (34; il Milan insegue a quota 18) e di coppe Italia (13; seconda la Roma, con 9)

PREMIO RECORD DI PUNTI – E’ stato a lungo in testa, si è illuso dopo il colpaccio a Torino. Chiude a 88 punti, suo record storico di punti. Merita comunque applausi il Napoli di Maurizio Sarri. Bello, a tratti bellissimo. Ma arrivato a fine stagione un po’ sulle ginocchia.

PREMIO PANCA CHE SCOTTA – Ancora poche ore e Roberto Mancini sarà ufficialmente il nuovo ct della Nazionale. Scelta personalmente condivisibile: perché il Mancio è un bravo allenatore, ha grande occhio nel “battezzare” i giocatori (cosa fondamentale per un commissario tecnico) e perché la sua è stata una scelta, per così dire, “economicamente sostenibile”. Aspettiamo la sua prima “lista”, con la quasi scontata riapertura a Mario Balotelli quattro anni  dopo il flop brasiliano, e poi tutti pronti a valutare quella che sarà la “nuova Italia”.

PREMIO EREDITA’ – Le due clamorose topiche nella finale di Coppa e il gol incassato a Bergamo aprono il dibattito: siamo proprio sicuri che Gigio Donnarumma debba essere – nell’immediato – il successore di Gigi Buffon? Certo, l’età è dalla sua ma se si giudica in base al rendimento di questa ultima stagione a nostro avviso la maglia da titolare spetterebbe a Mattia Perin. Che già da tempo è nel giro azzurro e che – dopo una incredibile serie di infortuni – è tornato al top. Sarebbe brutto che Perin pagasse il fatto di non giocare in una “grande” (o presunta tale, nel caso del Milan attuale). Le valutazioni infatti andrebbero fatte con la massima serenità e al di là del club di appartenenza. E Mancini – spesso osteggiato da giocatore dalla grande stampa solo perché, giocando nella Samp, poco “protetto” – dovrebbe saperlo bene…

PREMIO BRASIL – E’ tornato Giaccherinho: il gol al volo segnato a Bologna ha ricordato quello di Van Basten all’Unione Sovietica nell’Europeo 1988 o quello di Totti a Marassi contro la Sampdoria. Una prodezza da gustarsi con tutti i replay del caso e da mostrare nelle scuole calcio. Un numero di un calciatore “operaio” ma dai piedi buoni valorizzato da Antonio Conte sia nei suoi anni juventini che nella breve parentesi azzurra. E per il quale Conte coniò il felicissimo soprannome “brasileiro”.

 

 

Pepito, una data nel destino; Napoli, i perché del crollo

PREMIO FRENO A MANO – La sera di domenica 22 aprile, dopo la capocciata di Koulibaly, tutti a dire, scrivere e pensare: Napoli, per lo scudetto è fatta… Poi succede che la Juve vince (con l’aiutino) a San Siro e il Napoli perde secco a Firenze; poi succede che la Juve vince pur soffrendo (e anche qui con l’aiutino) contro il Bologna e il Napoli pareggia in casa contro un Torino in disarmo. Sei punti su sei per i bianconeri dopo lo schiaffo dello Stadium, un solo punto su sei per il Napoli dopo la Grande Illusione torinese. Scudetto numero 34 ormai virtualmente assegnato, settimo di fila per la Signora e quarto consecutivo per Allegri: prima di lui mai nessun allenatore nell’era moderna è riuscito a calare il poker. Giova però ricordare che il Napoli – prima della lezione di calcio impartita ai bianconeri a domicilio – aveva stentato assai anche in partite sulla carta “morbide”. Il marzo azzurro aveva regalato la sconfitta casalinga contro la Roma, lo 0-0 di San Siro con l’Inter, uno scialbo 1-0 contro il Genoa e il pareggio di Reggio Emilia contro il Sassuolo; aprile si era aperto con la rocambolesca vittoria in rimonta sul Chievo, poi lo 0-0 del Meazza contro il Milan e la sofferta vittoria 4-2 contro l’Udinese dopo essere andato due volte sotto prima del successo nello scontro diretto. Insomma, un Napoli un po’ sulle gambe: con una rosa troppo ristretta e ricambi di non eccelsa qualità. L’opposto della Juventus, insomma. Non tutto dunque è spiegabile con gli “aiutini”. E il piagnisteo non porta lontano.

PREMIO GEMELLI HD – Sabato contro il Bologna Higuain si è visto pochissimo e Dybala appena un po’ di più, giusto in tempo per firmare il 3-1 per quello che è il suo 22esimo centro in questo campionato. Rassicurati nei giorni scorsi dal ct argentino Jorge Sampaoli, i due frombolieri della Juventus sono pronti a scaldare i motori per l’avventura di Russia. Il Pipita contende la maglia di centravanti titolare (anche se con caratteristiche diverse) al Kun Aguero, convalescente dopo un’operazione in artroscopia al ginocchio. La Joya strapperà il suo biglietto mondiale in quanto unica possibile alternativa a Leo Messi: sai mai che un raffreddore o un colpo della strega… Più impervia la corsa di Maurito Icardi a un posto nei magnifici 23: può sembrare un paradosso nella stagione dei suoi 28 gol. Ma Sampaoli, più che una nomination nel listone grezzo dei 35, non è riuscito a promettere al capitano interista.

PREMIO PEPITO D’ORO – Il 6 maggio di quattro anni fa Pepito Rossi segnava l’ultimo gol “italiano” su azione: come ieri contro la “sua” Fiorentina non aveva portato punti, con la Viola battuta a domicilio 3-4 dal Sassuolo. E’ comunque suggestiva la coincidenza, da pochi notata visto che tutti si sono concentrati nel sottolineare la data del suo ultimo gol italiano realizzato – però su rigore – il 18 maggio 2014 in Fiorentina-Torino 2-2. La speranza è che Pepito possa finalmente preparare per bene una stagione a partire dal ritiro precampionato. Del suo talento, non più verde ma neanche troppo grigio (31 anni compiuti il 1° febbraio), il nostro calcio e la nostra Nazionale hanno ancora bisogno.

PREMIO IL VOLO DEL GABBIANO – Di anni Musa Barrow, nuova perla nera dell’Atalanta, ne ha 19. Gambiano (e anche un po’ Gabbiano, come da involontario soprannome affibbiatogli qualche settimana fa dagli amici della Premium Arena in un esilarante siparietto con protagonista il bravo inviato Claudio Raimondi), attaccante in possesso di grande velocità e ottime doti tecniche, Barrow è l’ultimo prodotto sfornato dall’inesauribile vivaio nerazzurro. Gasperini lo utilizza con attento dosaggio delle forze (spesso lo tiene negli spogliatoi, un po’ a sorpresa, nell’intervallo) e per ora sta avendo ragione. Tre gol e un assist per lui. Che in un sol colpo ha bruciato la concorrenza di Petagna e Cornelius e si è guadagnato la patente di nuovo Eto’o. Con tutte le cautele del caso…

 

Juve, scudetto col profumo di Viola…

PREMIO TRICOTA – Usiamo un termine argentino al cento per cento per festeggiare la prima tripletta (“tricota”, per l’appunto) di Giovanni Paolo Simeone nel calcio italiano. Un tris che mette quasi certamente fine alle speranze tricolori di un Napoli che ha comunque il merito di aver tenuto vivo fino alle battute finali un campionato che negli anni scorsi a questa altezza era già morto e sepolto. Curioso che a cucire sulla maglia della Juventus il settimo titolo tricolore consecutivo (numero 34 per chi avesse problemi a far di conto…) siano stati una squadra e un giocatore (nel senso di “figlio di”) fieri rivali dei bianconeri. Quella Fiorentina che ha proprio nella sfida con la Juve il top adrenalinico stagionale e quel Simeone figlio di un Diego che rivaleggiò con i bianconeri nella stagione 1997-98 (quella del mancato rigore a Ronaldo, tanto per esser chiari) e che nella Lazio firmò – su assist al bacio di Veron – il gol vittoria al Delle Alpi che indirizzò verso i biancocelesti lo scudetto 2000. Vero poi che il Cholo il 5 maggio 2002 fece il suo dovere (firmando anche un gol) nel clamoroso 4-2 della Lazio sull’Inter che consegnò lo scudetto alla Juventus di Lippi. Ieri il Cholito è riuscito a far meglio…

PREMIO SETTEBELLO BIANCONERO – Sempre più vicino, dunque, il settimo scudetto consecutivo della Juventus. E mentre nei bar e sui social continua a impazzare il domandone (chi il maggior colpevole della sconfitta dell’Inter? Orsato e i suoi collaboratori o Spalletti con i suoi incomprensibili cambi?), il calcio italiano rende comunque merito a una squadra mai doma, che ha saputo trasformare in oro nella notte di San Siro le amarezze degli ultimi minuti del Bernabeu e contro il Napoli. Fino alla fine, evidentemente, non è solo l’hashtag felicemente coniato qualche tempo fa da Massimiliano Allegri ma un vero e proprio “stile di gioco”. Anche se quel mancato secondo giallo a Pjanic resta davvero un mistero dell’arbitraggio…

PREMIO CENTRAVANTI SPUNTATI – Il Milan che torna a vincere ringrazia i suoi centrocampisti offensivi. Calhanoglu firma il suo quarto centro in campionato, Bonaventura sale a quota 7 ed eguaglia il suo primato personale (stabilito nel 2014-15, la sua prima stagione rossonera, e nel 2012-13 con l’Atalanta). Per coltivare il sogno qualificazione in Europa League (in realtà l’obiettivo era la Champions…) Gattuso ha però bisogno dei gol dei suoi centravanti. Sono in tre e sommando i loro gol si arriva solo a quota 14 (uno in più dei 13 centri firmati da Simeone, per dire). Cutrone – pompato colpevolmente da certa stampa che aveva scomodato paragoni blasfemi – è inchiodato a quota 7 dal 18 marzo; Kalinic di gol ne ha segnati 5 anche se negli ultimi cinque mesi ha fatto festa solo una volta (a San Siro contro il Sassuolo); Andrè Silva, il più completo dei tre (e anche quello che ha giocato meno), aveva dato segni di risveglio a marzo con due reti decisive in casa del Genoa (1-0) e a San Siro contro il Chievo (3-2) ma poi è ripiombato nel suo torpore. Pensare che la maglia numero 9 del Milan in passato è stata indossata – tra gli altri – da Nordahl, Altafini, Virdis, Van Basten, Papin, Weah e Inzaghi (e mettiamoci pure dentro anche Shevchenko, che in realtà aveva il 7…) fa una certa malinconia.

 

Douglas Costa, gigante “gaucho” all’ala

PREMIO ZERO A ZERO – Nella giornata degli 0-0 (cinque tra gli anticipi di sabato e le sei sfide domenicali), quello del derby ha regalato le emozioni maggiori. Contassero i legni, la Roma avrebbe vinto 2-0 (palo di Bruno Peres nel primo tempo, traversa di Dzeko nel finale), per l’impegno profuso sul campo entrambe le contendenti avrebbero meritato la vittoria. Invece un punto per uno forse non fa male a nessuno, di sicuro fa benissimo all’Inter che mantiene a un punto, e dalle due squadre capitoline, il distacco per la qualificazione Champions.

PREMIO ALA D’ORO – Douglas Costa non ha messo il nome nel tabellino marcatori di Juventus-Sampdoria e tra qualche anno magari nessuno si ricorderà che di quella sfida giocata a Torino il 15 aprile 2018 è stato l’assoluto mattatore, il match winner anche senza segnare. Perché dal suo piedino fatato da brasiliano “vero” sono partiti i tre assist per Mandzukic, Howedes e Khedira. Douglas Costa è “gaucho”, nato cioè nello stato di Rio Grande do Sul, ed è cresciuto nel Gremio, la stessa squadra dove esplose una ventina d’anni Ronaldinho. A 19 anni è emigrato in Europa, Ucraina prima e Bundesliga poi prima di passare, nell’estate scorsa, dal Bayern alla Juventus. Fino al momento del suo ingresso in campo, a due minuti dalla fine del primo tempo, Juve e Samp pareggiavano 0-0. Poi… tre gol targati DC e tre punti per uno scudetto bianconero che si fa sempre più vicino…

PREMIO PARATISSIMA – Non una partita indimenticabile, quella di San Siro. Uno 0-0 che probabilmente segna la fine del sogno Champions per i rossoneri e del sogno scudetto per gli azzurri. Il pareggio del Meazza passerà agli archivi solo per la strepitosa parata di Gigio Donnarumma su Milik sul silo della sirena. Una prodezza per il 99 milanista proprio nel giorno della sua 100 recita in Serie A che lo ha consacrato a baby prodigio assoluto del nostro calcio visto che nessuno, prima di lui, era arrivato così giovane alla tripla cifra. Gigio ha nel mirino ancora qualche piccolo record in stagione. Per esempio, quello delle partite con la porta inviolata (clean sheet usando un orribile e anche un po’ “pericoloso” inglesismo visto che c’è il rischio di confondere “sheet” con “shit”…): per ora ha eguagliato il precedente primato delle partite (12) con la porta chiusa stabilito nella scorsa stagione. Considerato che ci sono ancora 6 partite in programma, insomma, il record è a portata di… guantoni.

PREMIO GRANDE INCOMPRESO – Simone Verdi è un ex ragazzo. Il 12 luglio compirà 26 anni. Ieri ha firmato con una splendida punizione il suo ottavo gol stagionale (4 di destro e 4 di sinistro: lui è un vero ambidestro e lo dimostrò qualche mese fa con quella doppietta su punizione rifilata al Crotone usando i due piedi). E un bell’8 merita anche la sua stagione, la migliore da quando è professionista che lo ha visto a un passo dal trasferirsi al Napoli in gennaio con clamoroso gran rifiuto finale. Di sicuro meritano un voto inferiore i dirigenti del Milan e Gian Piero Ventura. Perché in rossonero – dove Verdi è cresciuto militando nelle giovanili dagli 11 ai 19 anni) – non è stato valorizzato: mai una presenza in A, solo due gettoni saltuari in Coppa Italia e soprattutto la colpevole perdita del controllo del suo cartellino. Ventura ha avuto Verdi in granata per un anno e mezzo, tra Serie B (con promozione) e Serie A: ebbene, l’ex ct gli ha regalato solo una partita intera in una stagione e mezza. Davvero pochino, considerando che nel frattempo l’eterna promessa di Broni di anni ne aveva 19 e 20…

PREMIO SUBENTRO – Ha preso il Genoa ultimo in classifica con la miseria di 6 punti in 12 partite. In 20 giornate ha trascinato il Grifone a quota 38 punti (cioè ne ha collezionati 32 in 20 gare…) regalandogli una salvezza cui manca solo l’aritmetica certezza. I tifosi lo adorano e sabato sera, dopo l’1-0 al Crotone, dalla Gradinata Nord (seguita poi da tutto lo stadio) è partito un coro che ha fatto emozionare Davide Ballardini. Eppure la sua conferma al Genoa non è del tutto scontata. E’ la terza volta che il tecnico romagnolo subentra in corsa in soccorso al Vecchio Grifone: nel 2018come nel 2013 e come nel 2011, tre salvezze. Ma al presidente Preziosi il Balla non piace fino in fondo. Sarebbe bello però che questa volta venisse data a Ballardini l’opportunità di lavorare a un progetto vero: con una squadra “disegnata” di concerto con la dirigenza e allenata sul campo e alla lavagna fin dal precampionato. Lo merita il tecnico e lo meritano i tifosi rossoblù.

 

Ringhio meglio di… Conte & Mazzarri

PREMIO FOLLETTO D’ORO – Matteo Politano, classe ’93, cresciuto nelle giovanili della Roma, è – come dicono i “gggiovani” – on fire. Nel giro di pochi giorni a segno contro il Napoli (con il Sassuolo raggiunto poi da Callejon) e a segno a San Siro contro il Milan (emiliani raggiunti poi dalla prodezza di Kalinic). Per la sgusciante aletta neroverde è il gol numero 5 in stagione, record eguagliato dei due campionati precedenti. L’oggetto del desiderio del mercato invernale del Napoli si sta imponendo come una delle migliori realtà offensive del nostro calcio. Sarri, insomma, ci aveva visto lungo nel volerlo in azzurro. E chissà che l’azzurro, quello della Nazionale, Politano non se lo vada a conquistare. Giriamo la nomination al prossimo ct (Roberto Mancini, tanto per fare un nome e un cognome)

PREMIO SINCERITA’ – Al di là dei meriti che sta acquisendo in panchina con il suo “nuovo” Milan, Rino Gattuso è da applausi perché è sempre schietto e sincero, anche davanti ai microfoni. Un salto all’indietro di qualche giorno: quando, dopo il derby, ha dichiarato in pratica che l’Inter avrebbe meritato di vincere ha fatto una cosa per nulla scontata. Riconoscere i meriti degli avversari, senza retropensieri e dinamiche pseudo-complottistiche, è atteggiamento da grande uomo di sport. Tanto per fare due nomi a caso, non abbiamo mai sentito pensieri e parole del genere da un Antonio Conte o da un Walter Mazzarri, per citare due allenatori non a caso. Loro, quando perdono, sono sempre alla caccia di un colpevole: l’arbitro, la sfiga cosmica, i propri giocatori, la pioggia (vedasi Inter-Verona, l’ultima recita nerazzurra di Mazzarri). E quando pareggiano la loro squadra meritava sempre di vincere…

PREMIO MUNDIAL – I grandi esclusi dell’Argentina, Paulo Dybala e Mauro Icardi, hanno vissuto un week end di campionato agli antipodi. Lo juventino con la sua tripletta a Benevento consolida i sogni scudetto dei bianconeri, l’ìnterista non trova il gol in casa del Torino e i nerazzurri frenano la loro corsa Champions. Il bilancio stagionale nel piccolo orticello del campionato italiano è lusinghiero per entrambi: Icardi, finora 24 gol, ha eguagliato il suo primato; Dybala, finora 21 reti, non aveva mai segnato tanto in Serie A. In realtà le loro esclusioni dalla Seleccion non devono scandalizzare più di tanto. Il ct argentino Jorge Sampaoli ha nel suo 3-4-2-1 un tridente offensivo titolare niente male, con Messi e Di Maria alle spalle di Sergio Aguero che, ricordiamolo, è almeno sulla carta il centravanti titolare, con Higuain sua prima alternativa. Del resto le gerarchie le fanno i numeri, non però dei campionati locali ma dei grandi tornei internazionali. Ricordiamo che l’ex genero di Maradona ha all’attivo nel suo palmares 52 gol nelle coppe europee. Dybala in Champions ne ha segnati solo 6 in tre edizioni e Icardi non ha mai giocato nel più importante trofeo continentale. Qualcosa vorrà pur dire…

PREMIO CONTINUITA’ – Da quando Mazzarri ha deciso di affidarsi in avanti alla creatività di Adem Lijajc sono arrivati lusinghieri risultati per il Toro. Che domenica nel lunch match ha battuto per la prima volta nell’era Cairo l’Inter inanellando la terza vittoria consecutiva. Farà pure arrabbiare i suoi allenatori il talento serbo. Rinunciarci a priori, però, è pratica autolesionistica. E per fortuna granata finalmente anche Mazzarri se ne è reso conto…

PREMIO BLACK OUT – Davvero povero di contenuti il derby genovese di sabato sera, bello solo sugli spalti per merito delle due gradinate. In campo viceversa si è visto davvero poco. Un peccato perché Giampaolo e Ballardini sono due grandi maestri di calcio. Per una volta però hanno fatto sciopero.

 

Albiol, bomber invernale / Icardi goleador 103 per 100

PREMIO BOMBER PER CASO – Raul Albiol è alla sua quinta stagione al Napoli. Difensore centrale affidabile ma non esattamente con il vizio del gol. Quello pesantissimo segnato di testa al Genoa è appena il terzo in Serie A su un totale di 152 gettoni di presenza, primo a portare in dote una vittoria. L’ultimo lo aveva segnato il 10 gennaio 2016 a Frosinone: aveva aperto le marcature in una sfida finita 5-1 per gli azzurri. Il primo lo aveva realizzato il 25 gennaio 2014 al San Paolo e aveva permesso al Napoli di pareggiare l’iniziale gol di Sardo in un Napoli-Chievo 1-1. Tutti gol “invernali”, come si evince dalle date. Nelle sue precedenti stagioni nella Liga, il roccioso difensore spagnolo aveva segnato 1 gol con il Real Madrid, 5 con il Valencia e 1 con il Getafe. In totale fanno 10, più 2 in Copa del Rey e 2 in Champions (entrambi nella fase a gironi: uno con il Valencia a casa dell’Olympiacos nel 2006-07, uno con il Real Madrid a Marsiglia nel 2009-10). Insomma, Sarri dopo i pali di Insigne nel primo tempo e di Mertens nella ripresa pensava forse a una partita stregata. Invece si porta a casa il sesto 1-0 stagionale e ringrazia, per l’occasione, il suo “bomber per caso”.

PREMIO BLACK OUT – L’attacco della Juve che si inceppa a Ferrara regala un inedito: mai infatti nella gestione Allegri la Juventus era rimasta a secco in casa di una neopromossa. Un pareggio che rischia di complicare la corsa al settimo scudetto consecutivo, 34esimo nella storia bianconera. Un’ennesima curiosità ci arriva dallo studio analitico della Juve del ciclo Allegri: soltanto undici volte su 143 partite i bianconeri in campionato sono rimasti a secco di reti, in quattro occasioni il black out è successo in Emilia. Prima dello 0-0 in casa Spal, nella stagione 2015-16 uno 0-0 a Bologna e una sconfitta 1-0 al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo; sconfitta 1-0 al Tardini nel 2014-15 contro il Parma.

PREMIO RABBIA ALBICELESTE – Un poker storico rifilato alla Samp di Viviano (il suo primo fuori casa; l’altro lo aveva segnato ai tempi della Samp al Pescara di Perin) prima di una settimana di… forzato riposo. E già, perché Maurito Icardi festeggerà a casa i suoi 103 gol in Serie A nonché il gol numero 100 in maglia nerazzurra mentre la “sua” Argentina sarà impegnata nelle due prestigiose amichevoli premondiali contro Italia e Spagna. Nella Seleccion ci saranno i suoi tre rivali: Sergio Aguero, il centravanti titolare nei pensieri del ct Sampaoli, Gonzalo Higuain e Lautaro Martinez, suo prossimo compagno in nerazzurro salvo una clamorosa cessione. Per ora il capitano interista parte svantaggiato nella corsa a un posto nei magnifici 23 che andranno in Russia. Ma a suon di gol non è detto che il “miracolo” non avvenga…

PREMIO CR7 – Dicono sia il “cocco” di Cristiano Ronaldo, appena arrivato al Milan qualcuno ha fatto accostamenti “blasfemi” a Marco Van Basten. Nel nostro piccolo, in questa rubrica, abbiamo sempre preso le difese di Andrè Silva, a nostro avviso il più completo dei tre centravanti a disposizione di Gattuso (e, prima, di Montella). Siamo quindi contenti per la sua esplosione. Due gol in campionato per AS9, due gol in zona Cesarini, due gol pesanti da 4 punti: splendido quello di testa nel Marassi rossoblù, da grande opportunista quello rifilato ieri al Chievo. Incombono le due partite più attese dalla tifoseria rossonera, quelle contro la Juventus e l’Inter. Ora l’attaccante portoghese lascia Milanello per le due amichevoli del suo Portogallo al fianco del suo amico CR7. Poi sarà pronto a mettere in difficoltà Gattuso per provare a partire finalmente titolare…

 

Milan, che Cantera! Inter grandi numeri

PREMIO CANTERA – C come Cutrone, Roma-Milan 0-1. C come Calabria: Roma-Milan 0-2. In definitiva, C come Cantera, il vivaio rossonero che è tornato a sfornare campioncini come a inizio anni Ottanta. Bomber Patrick, classe ’98, nativo di Como, tocca quota 14 (6 in campionato, 6 in Europa League, 2 in Coppa Italia con la chicca della rete decisiva nel derby da cui è partita la striscia positiva gattusiana) con quel mezzo colpo di tacco sull’assist di Suso. Davide, improvvisato cannoniere, classe ’96, nativo di Brescia, firma il suo primo centro in A su deliziosa imbeccata di Kalinic. Contro una Roma che si è presentata al kick off con un solo italiano (Pellegrini) che è rimasto l’unico dei 14 giocatori impiegati ieri da Di Francesco, ha dunque la meglio l’italianissimo Milan (sei potenziali azzurri tra gli 11 iniziali). Per i gol dei giovani e anche per le prove positive di Bonucci e Romagnoli. E domenica è già derby, con l’Inter a +7 sui rossoneri.

PREMIO PICCOLA-GRANDE INTER – Ok, il gioco ancora latita e i tre punti di sabato contro il Benevento sono forse l’unica buona notizia del sabato del villaggio nerazzurro. Ma c’è un dato che fa riflettere: questa “piccola” Inter (almeno relativamente agli ultimi tre mesi) ha comunque grandi numeri, merito evidentemente dell’avvio sprint della banda Spalletti. Perché dopo 26 giornate in tempi recenti solo nella stagione del Triplete l’Inter aveva raccolto più punti: 58 allora, 51 adesso. Un punto in più della stagione 2010-11, quella con Benitez e Leonardo in panchina, che vide alla fine i nerazzurri secondi alle spalle del Milan campione d’Italia.

PREMIO CECCHINO D’ORO – Ha ancora 12 partite di campionato a disposizione per… migliorarsi. Ciro Immobile ha per ora già eguagliato – con 23 gol – il suo primato di reti in Serie A stabilito proprio con la maglia della Lazio nello scorso campionato. Per Super-Ciro 6 gol in 7 giorni: due nel posticipo di lunedì scorso contro il Verona, tre nella sfida di Europa League di giovedì contro la Steaua e uno, su rigore, ieri in casa del Sassuolo. In totale per Immobile sono 33 i centri stagionali (23 in A, 5 in Europa League, 2 in Coppa Italia e 2 in Supercoppa di Lega più uno in Nazionale nell’1-0 contro Israele). Il 28enne attaccante di Torre Annuziata è, come si dice, “on fire”. Peccato che a giugno l’Italia del pallone non sia protagonista ai Mondiali in Russia…

PREMIO COAST TO COAST – Otto pieno per Duvan Zapata, 8 come il voto per il gol contro l’Udinese (e siamo anche stati stretti…), 8 come il numero delle reti segnate in questo campionato dal colombiano, ormai a un passo (anzi, due…) dalla doppia cifra e da quel record di 10 gol appena nello scorso torneo con la maglia dell’Udinese, proprio l’avversaria di ieri a Marassi. Un gol epico, come tanti se ne sono visti nel nostro campionato in tempi recenti: Weah contro il Verona (1996-97), Adriano contro l’Udinese (2004-05), Tevez a Parma (2014-15) solo per ricordare i più famosi…

PREMIO PRIMA VOLTA – Prima doppietta in Serie A per Mattia Valoti, il centrocampista offensivo del Verona che ha matato il Toro di Mazzarri, ancora sotto choc per la sconfitta nel derby e sempre più distante da quella zona Europa League che era il conclamato obiettivo di inizio stagione. Mattia, 25 anni a settembre, è figlio d’arte di Aladino, lui pure centrocampista offensivo. I Valoti sono di Bergamo, Mattia è cresciuto nell’Albinoleffe prima di approdare alla Primavera del Milan, Aladino era cresciuto nel vivaio dell’Atalanta. La cosa curiosa è che Mattia – oggi idolo dei tifosi del Verona – è nato nella città rivale per eccellenza, Vicenza. Solo per una… contingenza calcistica: il passaggio di papà Aladino nell’estate ’91 dal Brescia al Vicenza, dove rimase tre stagioni. E dove, il 6 settembre 1993, è appunto nato Mattia.

 

 

 

Derby, solito Toro; Napoli, record… dimesso

PREMIO CAPOLISTA – Il Napoli che mantiene la testa della classifica e stabilisce un ennesimo record (mai nella sua storia aveva vinto 9 partite consecutive in Serie A) contro la Spal non ha brillato. Positivo l’avvio di partita, da applausi l’azione che ha portato al gol di Allan. Poi dopo il raddoppio giustamente annullato ad Hamsik per una ventina di minuti la squadra di Sarri è scomparsa. Senza rischiare troppo, d’accordo. Ma in casa contro la Spal si poteva e si doveva fare di più di uno striminzito 1-0…

PREMIO CONCRETEZZA – In piena emergenza attacco (fuori Mandzukic, ko dopo pochi minuti Higuain e ancora alla ricerca della miglior condizione Dybala), la Juve ha fatto suo il derby ottenendo – come si diceva una volta – il massimo risultato con il minimo sforzo. Allegri avrà una settimana piena, senza impegni extra campionato, per preparare la impegno casalingo contro l’Atalanta. E magari recuperare al meglio qualche pedina dello scacchiere bianconero.

PREMIO RIMONTA – Il Milan di Gattuso continua a vincere e a stupire. L’1-0 alla Samp proietta Jack Bonaventura a quota 5, tutti gol segnati nell’era Ringhio. Oltre ai meriti del numero 5 rossonero, contro un Doria un po’ appannato vogliamo segnalare due prestazioni da 7 pieno: la partita di Calabria (autore dell’assist vincente, come un paio di settimane fa in occasione dell’assist ancora a Bonaventura per il 2-1 sulla Lazio) e lo scampolo di Andrè Silva. Che è ancora alla ricerca del primo gol in campionato ma che – a nostro modesto avviso – è il miglior centravanti a disposizione di Gattuso. Meglio anche del tarantolato Cutrone, sicuramente più goleador ma meno completo e molto meno tecnico del portoghese.

PREMIO NULLITA’ – Sull’altra sponda del Po cambiano gli allenatori ma rimane una costante: il derby per il Toro nell’era Cairo è proprio stregato. Numeri da rabbrividire per l’imprenditore milanese da quando è diventato presidente del Torino: 18 sfide totali tra campionato e Coppa Italia, 15 sconfitte, 2 pareggi e una sola vittoria. Ottenuta con Ventura in panchina nella gara di ritorno del torneo 2014-15, un 2-1 rifilato a una Juve che peraltro aveva già saldamente in mano il campionato. “Ottima impressione, grande partita”, il virgolettato di Walter Mazzarri a fine partita. Forse dimentica, il tecnico granata, che il Torello visto domenica all’ora di pranzo non ha praticamente mai tirato in porta. E che lasciare per tutta la partita in panchina il giocatore con il maggior tasso tecnico (Lijaic) non è stata forse una mossa da… Seminatore d’oro.

PREMIO MISTERO – L’allenatore è rimasto lo stesso, la rosa dei giocatori praticamente invariata (anzi, con un paio di ritocchi più che discreti come Lisandro Lopez e Rafinha): rinunciamo però a capire l’Inter dei due volti. Quella che dopo 15 partite era in testa alla classifica con 39 punti (media 2,6) e quella che nelle ultime 10 giornate ha raccolto solo 9 punti (media 0,9) rischiando (in attesa di Lazio-Verona) di rimanere ai margini della Champions che verrà. Misteri (più dolorosi che gaudiosi…) del calcio…

 

Pipita l’antipatico e un Ciuccio che vola

PREMIO LA GRANDE BELLEZZA – Avrà pure una rosa risicata, sarà pure tormentato dagli infortuni, avrà un allenatore decisamente migliore in panchina che davanti ai microfoni (sotto questo aspetto è un “lamentoso” insopportabile, alla pari dei Conte e dei Mazzarri) ma non ci sono dubbi che in quanto a gioco il Napoli sia la realtà più bella del nostro calcio. E che finora questo Ciuccio che vola meriti in pieno il primo posto con vista scudetto. A proposito, rispetto alle uniche due stagioni scudettate (1989-90 e 1986-87) il paragone per quanto riguarda punti e gol (fatti e subiti) è imbarazzante. Dopo 24 giornate, questo Napoli ha raccolto 63 punti (sui 72 disponibili…), alla stessa altezza e trasformando la vittoria d’antan in tre punti sono ben 13 i punti in più. Ancora più incredibile la differenza in quanto a reti segnate: in questa stagione sono 54, nelle due annate scudettate (con in campo un certo Maradona e, nel secondo titolo, anche un certo Careca…) dopo le prime 24 partite i gol erano stati soli 36…

PREMIO MISTER ANTIPATIA – Tutta la nostra solidarietà ai colleghi chiamati a intervistare, nei vari dopo-partita, Gonzalo Higuain. Grande goleador il Pipita, per carità. Ma non esattamente un mostro di simpatia. Anche venerdì sera a Firenze è stato scostante e piuttosto antipatico nei confronti, per esempio, del nostro Gianni Balzarini, giornalista appassionato e competente, sempre corretto, che segue la Juve sui campi da più di 25 anni. Se gli dici “finalmente ti sei sbloccato” ti guarda con aria da sufficienza. Se sottolinei “continua il tuo momento positivo”, ti squadra come se gli avessi appena insultato mamma e papà. Anche in campo, nei confronti dei compagni spesso “sfanculati” per errori negli appoggi o per averlo ignorato, lo spettacolo non è esattamente edificante. Diciamo, per rimanere in tema di Juve e di grandi attaccanti argentini, che Dybala ha per esempio tutto un altro atteggiamento in campo come davanti ai microfoni. Così come Tevez – pure nato e cresciuto in realtà molto più dure e complicate di quelle dell’agiata famiglia Higuain – è sempre stato molto più disponibile e professionale del Pipita nei confronti della stampa e, soprattutto, ha sempre saputo “fare gruppo” senza bisogno di mandare platealmente a stendere lo sventurato compagno di turno…

PREMIO BRIVIDO – Vittoria con il brivido quella della Roma nel posticipo. In quella che teoricamente è la partita più semplice del campionato (contro un Benevento reduce da 11 sconfitte su 11 trasferte) la squadra di Di Francesco si è un po’ complicata la vita. Il gol di Guilherme alla fine è stato solo un grande spavento. E adesso la lotta a tre per due posti in Champions, con Inter a 48, Roma a 47 e Lazio a 46, è appassionante tanto quanto quella per lo scudetto.

PREMIO DOPPIA SORPRESA – Nell’Inter che soffre e vince contro il Bologna primo gol italiano per l’ex Caen classe ’98 Yann Karamoh alla sua prima da titolare in campionato. Molto positiva anche la prova di Rafinha, innesto invernale passato forse un po’ troppo sotto silenzio per un’Inter che sognava il grande colpo Pastore. Di sicuro l’ex Barcellona può assicurare un contributo alla causa decisamente superiore di quello offerto in questo anno e mezzo in nerazzurro dal campione d’Europa (?!?) Joao Mario…

PREMIO MEDIA INGLESE – Cinque partite, 11 punti. Tre vittorie su tre in casa (con zero gol al passivo) e due pareggi in trasferta. Inperfetta media inglese, dunque, Walter Mazzarri adesso è atteso alla prova… del derby. Fatale (il derby di Coppa Italia) al suo predecessore Sinisa Mihajlovic come fatale era stato al tecnico serbo la stracittadina d’andata, persa 4-0 alla sesta giornata. Dopo che quel Toro nelle prime cinque di campionato aveva curiosamente collezionato lo stesso numero di punti (11) raccolto nel ritorno da Mazzarri affrontando gli stessi identici avversari.

Juve che orrore, Inter versione gambero, una Samp da applausi

PREMIO LANTERNA MAGICA – Un primo tempo da manuale del calcio, quello della Samp all’Olimpico. Con la possibile beffa sventata dalla prodezza di Viviano sul rigore di Florenzi. Poi, nella ripresa, il Doria è stato meno bello ma più pratico. E il gol di Zapata regala un altro scalpo pesante in questa stagione. Che ha fin qui visto la squadra di Giampaolo battere 3-2 la Juventus e 2-0 il Milan a Marassi e perdere a testa altissima al San Paolo dopo essere stata due volte in vantaggio sul Napoli. Adesso, finalmente, ecco la grande impresa fuori casa. Nel mercato estivo la Samp aveva perso in un sol colpo il pilastro della difesa (Skriniar), il trequartista titolare (Bruno Fernandes), un bomber come Muriel (11 gol per lui nello scorso campionato) e il gioiellino dell’attacco (Schick). Risultato: dopo 22 giornate, la Samp edizione 2017-18 ha ben 10 punti in più di quella del 2016-17. E gran parte del merito sta lì, in panchina…

PREMIO TRASH – Per carità, il marketing ha le sue esigenze. Ma la maglia sfoggiata dalla Juventus al Bentegodi sabato sera è proprio da… zona retrocessione. Un verdone militare orribile, per certi versi simile a quell’altro scempio “camuflage” del Napoli di un paio di anni fa. Lo diciamo forte e chiaro: siamo per la tradizione. Ma ci sono anche alternative esteticamente belle: per rimanere alla Juve, la seconda gialla con inserti blu è splendida, quelle del passato di colore nero e finanche rosa avevano un loro perché e anche un richiamo alla storia. Quella di sabato, proprio no. Bocciata senza attenuanti.

PREMIO IL GAMBERO – Cosa sia successo in casa Inter dal 4 dicembre in avanti è difficile da spiegare. La sera di domenica 3, dopo il perentorio 5-0 al Chievo, la squadra di Spalletti si godeva il primato solitario in classifica con un +7 sulla quinta posizione (di una Lazio che aveva però una partita da recuperare). Poi, il passo del gambero. Tra campionato e coppa Italia nelle ultime nove zero vittorie con l’eliminazione in coppa nel derby e uno score in campionato povero assai: 7 giornate, 5 punti conquistati sui 21 disponibili. Napoli e Juve sugli ultimi 21 punti ne hanno perso per strada soltanto due. Solo 4 i gol segnati dai nerazzurri in questa striscia negativa di 9 gare, due con Icardi, uno con Vecino e uno, a Ferrara, su autogol. Sono arrivati due rinforzi (Lisandro Lopez e Rafinha) e Spalletti spera di abbracciarne un terzo, il più importante (Pastore). La situazione è ad alto rischio Champions. E per fortuna gli odiati cugini hanno battuto la Lazio…

PREMIO MALEDIZIONE SAN SIRO – Ancora una volta San Siro milanista è stregato per la Lazio. E quell’autogol di Paolo Maldini del settembre 1989 (ultima vittoria biancoceleste in campionato al Meazza) lo rivedremo più e più volte al prossimo giro… Per la prima volta in stagione il Milan batte una big. Dopo il gol di schiena di Bonucci contro il Crotone, ecco quello più malandrino di Cutrone, sfuggito anche all’occhio tecnologico (ma in questa domenica un po’ troppo assopito…) del Var. Insomma, alla maledizione di San Siro si somma quello del Var, strumento poco gradito dalle parti di Formello…

PREMIO MARA… MERTENS – Al netto degli errori arbitrali umani e tecnologici (poteva starci il rigore pro Bologna per il mani di Koulibaly, è parso eccessivo quello fischiato per la leggera trattenuta di Masina su Callejon), il Napoli del controsorpasso in vetta alla classifica si gode di nuovo un Mertens in versione Dieguito. Con la sua doppietta al Bologna il belga ha fatto… 13 e il destro a giro che ha fissato il risultato sul 3-1 è un gioiello da far vedere e rivedere nelle scuole-calcio.