Il record del Milan e il muro di Juve e Roma

PREMIO FATAL VERONA PARTE 3 – D’accordo, il tracollo del Milan al Bentegodi questa volta non è costato lo scudetto come ai tempi di Rocco-Rivera e Sacchi-Van Basten. Di sicuro però il 3-0 del Verona ha fatto perdere la faccia a un Milan piccolo piccolo, dove Gattuso sembra essere il meno colpevole. Mai nella sua storia, pur in uno stadio così “maledetto”, il Diavolo aveva perso con tre gol di scarto a Verona. Un piccolo record da aggiungere a una stagione fin qui men che modesta…

PREMIO PICCOLA MILANO – Una volta Milàn (nel senso di città…) l’era gràn Milan. In questa 17esima giornata si è consumata, sabato, la prima sconfitta dell’Inter e domenica all’ora di pranzo il crollo del Milan. Fatale il Triveneto per i rossonerazzurri. Per la Lega Lombarda del pallone ci pensa l’Atalanta a salvare l’onore con lo scoppiettante 3-3 in posticipo contro la Lazio.

PREMIO DOPPIO BUNKER – Sabato sera sotto l’albero scarteremo la sempre fascinosa sfida tra Juventus e Roma. C’è qualcosa che accomuna il momento delle due squadre: la loro grande solidità difensiva. I bianconeri, dopo il 3-2 rimediato a Marassi contro la Sampdoria, hanno inanellato 6 partite consecutive tra campionato e Champions con la porta inviolata (clean sheet, come oggi dicono quelli bravi…) e in pochi si sono accorti che nelle ultime tre in porta ha giocato Szczesny e non Buffon. I giallorossi – che hanno tre punti in meno della Juve con però la sfida di Marassi con la Samp da recuperare – hanno chiuso 9 delle 16 gare di questo campionato senza prendere gol.

PREMIO PUNTE SPUNTATE – Non è un gran momento per i grandi bomber della Serie A: a parte Icardi, si registrano in ordine sparso il black out di Dzeko che non segna dalla settima giornata, la crisi esistenziale di Dybala e lo stop di Immobile, espulso lunedì scorso e assente a Bergamo. Ma preoccupante è anche il digiuno di Dries Mertens, arrivato a 576 minuti: contro il Chievo aveva sparato su Sorrentino la più facile delle palle gol, sabato a Torino ha gettato alle stelle un’altra clamorosa occasione. Il Napoli di Sarri è riuscito nel controsorpasso sull’Inter anche senza i gol delle punte di ruolo. Ma se si vuol dar corpo al sogno scudetto urge l’apporto di Mertens, Callejon (a secco da 564 minuti) e di Insigne, appena rientrato dopo l’infortunio.

 

L’azzurro per Sorrentino e le amnesie di Moggi

PREMIO RINGHIO ROSSONERO – Per Rino Gattuso, buona la terza. Dopo il rocambolesco pareggio di Benevento e l’umiliante (anche se ininfluente) sconfitta di Fiume ecco tre punti al freddo e al gelo contro il Bologna. Esordio a San Siro da allenatore e prima vittoria: bingo, per Ringhio. Tutto nel segno di Jack Bonaventura, una costante del Milan gattusiano visto che ha messo la firma su tutti i 4 gol della nuova era rossonera. A Benevento gol e assist per il colpo di testa di Kalinic, contro il Bologna gol nel primo tempo e raddoppio nel secondo, di testa, da centravanti vero. E visto il rendimento dei tre centravanti di ruolo Kalinic, Cutrone e Andrè Silva le prodezze del marchigiano sono oro, l’unico che luccica in questa deludente stagione milanista.

PREMIO SARACINESCA – Stefano Sorrentino è un classe ’79. Figlio d’arte (papà Roberto fu buon portiere negli anni Settanta e Ottanta anche in A con il Catania), in carriera ha avuto meno di quanto avrebbe meritato. Cresciuto nella Juve e ripudiato dalle giovanili bianconere, trovò poi nel Toro l’approdo naturale debuttando in B con Mondonico e in A con Camolese. Solo a 24 anni è diventato titolare e da allora la sua è stata una traiettoria in ascensore con due importanti esperienze all’estero (due anni all’Aek Atene dal 2005 al 2007 e una stagione nella Liga con il Recreativo Huelva nel 2007-08) e dieci anni da protagonista tra Verona (Chievo) e Palermo. Contro la Roma è stato il migliore in campo. Stride che nel suo palmares non figuri neppure lo straccio di una presenza in azzurro. Dodici i portieri che si sono avvicendati tra i pali della Nazionale da quando Stefano si è affacciato nel calcio dei prof: dal mito Buffon ad altri (De Sanctis, Roma e Viviano per fare qualche nome…) di sicuro non superiori a lui. Un premio alla carriera con una presenza “ad honorem” Sorrentino lo meriterebbe tutto. Giriamo la proposta a chi (Gigi Di Biagio?) in primavera siederà ad interim sulla panchina della Nazionale.

PREMIO FOSFORO – Una bella cura di pesce aiuterebbe don Luciano Moggi a ricordare meglio certi episodi. Libero, il quotidiano per cui cura una interessante rubrica, ha dedicato un’intervista su due pagine all’ex dg bianconero. Che a un certo punto afferma che “Juve e Inter non avrebbero neanche dovuto giocare” la famosa partita della primavera ’98, quella arbitrata da Ceccarini, perché “l’Inter doveva essere stata retrocessa per il passaporto falso di Recoba”. Facciamo un po’ d’ordine: la vicenda del passaporto falso di Recoba esplode nella primavera del 2001, nel campionato 1997-98 Recoba giocava regolarmente da extra-comunitario.

PREMIO FISCHIETTO D’ORO – Nel brutto 0-0 dell’Allianz Stadium tra Juventus e Inter il migliore è stato… l’arbitro. Un bell’8 pieno per Paolo Valeri che non ha praticamente sbagliato nulla. E che ha avuto finalmente il coraggio di ammonire per proteste Higuain. Il quale – ogniqualvolta gli viene fischiato un fuorigioco – manda platealmente a stendere (eufemismo) arbitro e guardalinee anche quando l’offside è evidentissimo. Un atteggiamento indisponente perdonato però dalla stragrande maggioranza degli arbitri fors’anche perché il cognome e la maglietta pesano parecchio.

PREMIO FACCIA DI BRONZO – Tornando a Juve-Inter, hanno una bella faccia di bronzo i nostri presidenti quando pretendono cifre iperboliche per i diritti tv, soprattutto per vendere il prodotto all’estero. Immedesimandoci nel telespettatore che da Bratislava o da Tallinn possa aver assistito all’obbrobrio in onda sabato sera, una domanda sorge spontanea: ma se questo è lo spettacolo offerto dalle prime due della classe della Serie A, per la partita tra ultima e penultima come la mettiamo?…

PREMIO VACANZE OBBLIGATE – Chissà se al povero Emiliano Viviano piacciono le spiagge della Sardegna. Di sicuro devono piacergli più dei due stadi di Cagliari: la Sardegna Arena oggi e il vecchio Sant’Elia ieri. Sabato la topica che ha propiziato il gollonzo di Farias, utile al recupero dei rossoblù che erano sotto di due gol e che hanno poi agguantato il pari con Pavoletti. Nello scorso campionato la sciagurata e fantozziana uscita che provocò il gol vittoria di Melchiorri a due minuti dalla fine e due minuti dopo il momentaneo pareggio di Bruno Fernandes. Molti tifosi della Samp invocano il ritorno tra i pali del “secondo”, Puggioni, per un Viviano evidentemente non ancora in palla dopo l’ultimo grave infortunio. Intanto la Samp ha cambiato il preparatore dei portieri: via Andrea Sardini (passato alla storia per avere incassato quando era alla Reggiana il primo gol in A di Alessandro Del Piero), al suo posto Gigi Turci, per tre stagioni a difesa della porta doriana.

 

Il digiuno di Hamsik e il tabù di Dzeko

PREMIO REGINA DI MARASSI – Porta bene Marassi alla Lazio: contro il Genoa vittoria 3-2 a vanificare la doppietta del giovane Pellegri, contro la Sampdoria un 2-1 in rimonta per le reti di Milinkovic-Savic e Caicedo, al primo centro in Serie A. La striscia blucerchiata si ferma così a quota 9 vittorie al Ferraris tra campionato (7, compreso il derby nominalmente giocato in casa Genoa) e Coppa Italia (2).

PREMIO POKERISSIMO SCUDETTO – Ok, il cammino è ancora lungo. Ma l’Inter prima in classifica a parità di partite giocate (la Roma vincendo a Marassi contro la Samp nel recupero sarebbe sempre a -2) fa una certa impressione. Soprattutto se si ripensa agli umori estivi che vedevano Juventus, Napoli e Milan (?!?) partire con i favori del pronostico. Ieri, nel 5-0 rifilato al malcapitato Chievo, un piccolo record: mai quest’anno la squadra di Spalletti aveva segnato più di tre gol. Nella scorsa stagione l’impresa, alla Roma spallettiana, era riuscita ben 13 volte tra campionato e coppe però con un’unica cinquina: il 5-3 ottenuto al Bentegodi sempre sul Chievo di Maran. Continua a leggere

Le punte dormono (tranne Icardi) – Juve, difesa d’assalto

PREMIO DIFESA D’ASSALTO – Higuain in panchina, Dybala in campo ma ancora senza brillare. Riportato al suo ruolo originario di centravanti, Mario Mandzukic la sblocca nella ripresa su cross al bacio dell’immarcescibile Barzagli. Difensori bianconeri alla riscossa: perché dopo l’assist del numero 15 arriva il primo gol da professionista di Mattia De Sciglio (ironia della sorte, proprio a poche ore dal fischiatissimo 0-0 del Milan contro il Torino…) e il primo stagionale di Benatia. Il vecchio assioma “la miglior difesa è l’attacco” potrebbe per una volta essere ribaltato in “il miglior attacco… è la difesa”.

PREMIO OPPORTUNISMO – Per una volta il Napoli è “brutto” ma vincere le partite “sporche”, come si dice in questi ultimi tempi, è buon segno. A Udine si inceppa il tridente d’attacco: è la terza volta che succede in questo campionato, in precedenza era successo due giornate fa (Chievo-Napoli 0-0) e alla nona giornata (Napoli-Inter 0-0). Per la prima volta, dunque, il Napoli vince senza che i suoi attaccanti vadano a segno. Una squadra, quella vista alla Dacia Arena, più opportunista che spettacolare. E per una volta a Sarri può andar bene così…

PREMIO AUTOLESIONISMO – Niente di eccezionalmente violento, d’accordo. Ma lo schiaffone di De Rossi a Lapadula costa un rigore (via Var) e probabilmente due punti alla Roma in quel di Marassi. Nel tardo pomeriggio arrivano le scuse del capitano giallorosso. Che a 34 anni suonati sembra sempre quel “regazzino” che in Germania diede di gomito contro McBride in Italia-Usa mettendo a rischio il mondiale suo e degli azzurri. Dopo le 4 giornate di squalifica, De Rossi tornò in campo. In tempo per farsi perdonare segnando uno dei rigori nella vittoriosa finale contro la Francia. Allora però Daniele di anni ne aveva solo 23 senza la responsabilità della fascia da capitano.

PREMIO PUNTE SPUNTATE – Dzeko che allunga a 7 la striscia negativa di partite senza gol, Belotti che porta a 613 i minuti di digiuno, gli attaccanti del Milan (Kalinic, Andrè Silva e Cutrone) che in campionato non ne azzeccano una. Immobile e Dybala ancora a secco (con Higuain a riposare in panchina), Pazzini che continua a protestare con Pecchia mentre dovrebbe essere il contrario (zero gol su azione in un Verona che vince grazie alle reti dei centrocampisti Zuculini e Verde), Napoli vittorioso grazie a Jorginho. Punte spuntate insomma. In una domenica che – prima di Juve-Crotone 3-0 – ci aveva regalato solo 5 gol in 4 partite.

PREMIO (QUASI) TRIPLA CIFRA – Anche le punte piangono, ride sempre di gusto il 9 dell’Inter. Maurito Icardi con la doppietta di Cagliari sale a quota 86 reti in campionato con la maglia nerazzurra. Sommate alle 10 segnate nella sua prima stagione in A con la Sampdoria (2012-13) fanno 96. Insomma, la tripla cifra è dietro l’angolo. Per avere solo 24 anni mica male…

PREMIO NO LOOK – No, non c’entra il passaggio di prima senza guardare il destinatario. No look nel senso di… pessimo look. Quell’orribile maglia verde indossata dalla Fiorentina all’Olimpico contro la Lazio. Non c’era nessun problema cromatico se la squadra di Pioli fosse scesa in campo con la consueta divisa viola. Peraltro splendida, una delle più belle maglie della Serie A. La Fiorentina ha pure pareggiato con un rigore in extremis decretato dal Var. A questo punto dopo l’1-1 invitiamo la Lega a… penalizzare di almeno un paio di punti la Fiorentina per la scelta del dress code. Davvero pessima.

 

Icardi, Giampaolo e Difra: ccco l’oro della Serie A

PREMIO TESTINA D’ORO – Lui il piccolo fastidio al tendine rotuleo del ginocchio lo ha risolto così: segnando due gol di testa… Lui ovviamente è Maurito Icardi, bomber, capitano e bandiera dell’Inter. Un’Inter che corre sulla scia del Napoli capolista, un’Inter mai così Icardi-dipendente: dei 25 gol segnati dai nerazzurri di Spalletti, 13 (più della metà, dunque) portano la firma del 9 argentino.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Eusebio Di Francesco era partito tra lo scetticismo di parte della critica in questa sua avventura sulla panchina della Roma. Come se non fossero sufficienti le cinque stagioni alla guida del Sassuolo contraddistinte da una storica promozione e da quattro tranquille salvezze con l’appendice di una strepitosa qualificazione in Europa League. La vittoria nel derby di sabato avrà forse conquistato definitivamente gli ultimi scettici. Di sicuro impressiona che la sua Roma abbia appena un punto (e una partita…) in meno della Juventus campione in carica. Comparando la prima stagione sulla panchina giallorossa, poi, abbiamo scoperto un paio di dati interessanti: dopo 12 partite la Roma targata Di Francesco ha 12 punti in più della prima Roma di Spalletti (e 4 in più di quella dello Spalletti-2 della scorsa stagione), 5 punti in più della prima Roma capelliana e 8 in più della prima Roma griffata Zeman. Solo Rudi Garcia – grazie allo scoppiettante avvio del campionato 2013-14 – aveva dopo 12 partite collezionato più punti: 32 contro 30.

PREMIO MAGHI D’ABRUZZO – Di Francesco è nato a Pescara e proprio a Pescara nel 2010-11 ha allenato per la prima volta nel calcio dei grandi, in Serie B. Sempre in Abruzzo, a pochi chilometri di distanza, è cresciuto l’altro allenatore-rivelazione della stagione, Marco Giampaolo. Nato a Bellinzona, in Svizzera, ma vissuto fin da bambino a Giulianova. Insomma, oltre alla scuola toscana – che esprime il primo della classe Sarri, il plurititolato Allegri e Spalletti – si sta facendo strada nel calcio italiano la scuola abruzzese della panchina. Che aspetta il rilancio di un altro pescarese doc, il campione del mondo Massimo Oddo.

PREMIO GRUVIERA – Anno solare poco fortunato il 2017 per la difesa della Juventus. Per la terza volta in stagione la squadra di Allegri incassa tre gol (prima del 3-2 di Marassi c’erano stati il 3-0 in Champions al Camp Nou e il 3-2 all’Olimpico nella Supercoppa italiana), ma nella seconda parte di quella scorsa – e sempre dunque nel 2017 – altre tre volte la Juve aveva subito tre o più gol: 4-1 dal Real Madrid nell’infausta serata di Cardiff, 3-1 in campionato dalla Roma e 3-2 in Coppa Italia dal Napoli. Sei volte in totale. Troppe per quella che fino a qualche tempo fa era la Difesa – con la d maiuscola – del calcio italiano.

PREMIO DISCHETTI FATALI – Andrea Belotti si procura un calcio di rigore – assegnato grazie all’intervento dal Var dell’arbitro Massa – ma il tiro, debole e centrale, è respinto da Sorrentino. Un momentaccio per il Gallo granata, fresco reduce dall’eliminazione Mondiale e da due mesi a secco di gol. L’ultimo lo aveva segnato il 20 settembre nel successo per 3-2 del Toro a Udine. Poi l’infortunio e una forma ancora lontana da quella che lo aveva visto lo scorso anno grande protagonista con 28 reti tra campionato e coppa

 

Il “gol” di Bonucci e la vendetta di Iago

PREMIO PANCHINA BLINDATA – La fatal Sassuolo con Vincenzo Montella non funziona. Da quando è al Milan, contro la squadra che provocò il licenziamento di Allegri quattro anni fa Montella ha vinto tre partite su tre. Due su due al Mapei Stadium. Ieri sera non una prestazione da urlo quella dei rossoneri ma una prova quadrata contro un Sassuolo che sembra comunque la brutta copia di quello targato Di Francesco. Tra l’1-0 di Romagnoli e il raddoppio di Suso uno strepitoso salvataggio di Bonucci “old style”, un intervento in scivolata su Missiroli che vale quanto un gol. Insomma, il Milan che torna a vincere lo fa nel segno dei due difensori più criticati in questi ultimi mesi. Il goleador Romagnoli e il “goleador” Bonucci.

PREMIO SCALATA BIANCONERA – E’ incredibile come la Juve sia riuscita – in una delle sue esibizioni più pallide contro l’avversario sulla carta più malleabile del campionato – a rosicchiare due punti su Napoli e Inter fermati rispettivamente dal Chievo a Verona e dal Torino a San Siro. In attesa del bel gioco Allegri, passato lo spavento per un primo tempo chiuso sullo 0-1, si coccola i gol del ritrovato Higuain e di un Cuadrado ispirato sottoporta come non mai. Il Pipita fa poker andando a segno per la quarta partita consecutiva dopo una rete in Juve-Spal 4-1, la doppietta in Milan-Juve 0-2 e il gol pesantissimo dell’1-1 bianconero a Lisbona contro lo Sporting. Il colombiano ha già segnato 3 gol in questo primo scorcio di stagione, tanti quanti ne aveva realizzati nell’intera annata 2016-17. Sono così 11 in totale i suoi gol “juventini”: di cui 5 decisivi. A partire dalla famosa zampata nel derby d’andata del 2015-16 vinto 2-1 sul Toro, passando – nella scorsa stagione – per Lione-Juve 0-1, Juve-Inter 1-0 e Samp-Juve 0-1. Fino a quello di testa in tuffo segnato al Benevento.

PREMIO VENGANZA – “Venganza” in spagnolo vuol dire “vendetta”. Luogo comune dice essere “un piatto che si gusta freddo”. In realtà Iago Falque la vendetta sportiva “contro” quel Luciano Spalletti che lo aveva “tagliato” a Roma nella primavera 2016 se l’era già goduta tiepida… Nello scorso campionato, 3-1 allo stadio Grande Torino dei granata sulla Roma spallettiana con doppietta firmata IF. A San Siro 1-1 tra Inter e Torino con la Grande Paura nerazzurra per il gol dell’iniziale vantaggio torinista. Siglato, guarda un po’, dall’esterno offensivo spagnolo che ancora evidentemente non ha ancora perdonato Spalletti per averlo fatto fuori dal progetto Roma 2016-17…

PREMIO ROMA DA TRASFERTA – Un anno in trasferta alla stragrande. Dodici vittorie in fila lontano dall’Olimpico, sette sotto la precedente gestione Spallet ti e cinque con Di Francesco in panchina. Era il 29 gennaio quando la Roma cadeva a Marassi in una partita rocambolesca condita da polemiche arbitrali: due volte in vantaggio e due volte raggiunta dalla Sampdoria, capace poi di chiudere e vincere la partita 3-2 grazie a un gol di Muriel. Da quel pomeriggio marassino, 12 trasferte e 12 vittorie. Con la curiosità di quella “partita in meno” che contraddistingue con un asterisco la classifica giallorossa. Una partita in meno, proprio quella di Genova e proprio contro la Sampdoria.

PREMIO NUOVO SARRI – Il calcio è proprio strano: tre anni fa di questi tempi Marco Giampaolo era un disoccupato, neanche tanto di lusso. Si era dimesso nel settembre del 2013 dalla panchina del Brescia rimanendo per un anno fermo. Fino a quando nel novembre 2014 la Cremonese del cavalier Arvedi lo chiamava in Lega Pro al capezzale della squadra grigiorossa in sostituzione di Mario Montorfano. E alla fine di quella stagione 2014-15 il tecnico abruzzese rescindeva il contratto. Per essere poi ingaggiato dall’Empoli tornando in A quattro anni dopo l’ultima negativa esperienza a Cesena (2011-12: 9 partite, zero vittorie, 6 sconfitte). Di lì l’escalation: brillante salvezza a Empoli, tranquillo campionato di centro classifica nella prima stagione alla Samp e, adesso, un torneo in zona Europa. Con la chicca di tre vittorie consecutive nel derby. Tanta roba. Applausi allo staff dirigenziale blucerchiato e allo staff tecnico-tattico che collabora con Giampaolo, in primis a Francesco Conti, storico “secondo” di Gigi Delneri e a nostro avviso il miglior “vice” del calcio italiano. Applausi e un’investitura – quella a erede di Maurizio Sarri – che non pare proprio un’esagerazione…

 

Napoli e Juve attacchi bum bum, Andrè Silva è mobbing

PREMIO ATTACCHI BUM BUM – Se è avvincente la lotta in testa alla classifica – in attesa del risultato dell’Inter in posticipo a Verona – non lo è da meno quella per il primato di gol segnati. Alla doppietta della Juve a San Siro ha replicato il Napoli con il tris del San Paolo rifilato al Sassuolo. E così sono i due attacchi migliori del campionato: 33 per la squadra di Allegri, con 17 della premiata coppia in HD (11 Dybala e 6 Higuain), 32 per la squadra di Sarri, con 18 a firma del trio magico (10 Mertens, 5 Callejon, 3 Insigne).

PREMIO ASSISTMAN – Può il capocannoniere del campionato essere anche uno dei migliori assistman dela Serie A? Può, se si chiama Ciro Immobile. Al Vigorito di Benevento entra in 4 dei 5 gol della sempre più sorprendente Lazio. Regala di testa il pallone per lo 0-1 di Bastos, si mette in proprio per lo 0-2, dà a Marusic la palla dello 0-3 e offre a Nani la palla del definitivo 1-4. Tre assist, un gol. Ciro Immobile infinito. Sperando che si tenga da parte qualche magia anche per il doppio confronto azzurro-mondiale contro la Svezia…

PREMIO PIPITA TRIPLA CIFRA – 101 in Serie A, 107 nella Liga. Juventus, Napoli, Real Madrid: gol come se piovesse, 208 in tutto nei due campionati, una carriera da bomber vero. Micidiale per il “torneo local”, un po’ meno quando gli orizzonti si allargano e le frontiere cadono: eh già, perché la media gol scende quando dai campionati si passa alle coppe europee. Dallo 0,66 della Serie A e dallo 0,56 della Liga spagnola si precipita allo 0,27 della Champions League in virtù di 19 gol in 70 partite. Nel dettaglio: 8 reti in 48 gettoni di presenza con la maglia del Real, 5 in 7 con il Napoli (numeri piccoli che alzano però la media), 6 gol in 15 partite con la Juventus. Linea… allo stadio Alvalade di Lisbona.

PREMIO MOBBING – Nelle settimane scorse avevamo sentito Montella accostare spesso Andrè Silva a Van Basten. Ok, quelle del tecnico erano risposte a domande che contenevano quel paragone magari un po’ troppo ardito. Ma la realtà dei fatti consegna un Andrè Silva molto ai margini del Milan montelliano, almeno per quel che riguarda la Serie A: in 11 giornate di campionato solo tre presenze da titolare (tutte a San Siro: contro Spal, Roma e nel derby). Ok l’esplosione in estate di Cutrone, ok l’arrivo da Firenze di Kalinic, fortemente voluto dall’allenatore. Ma il portoghese (6 centri in Europa League) meriterebbe a nostro avviso più considerazione. Ha fisico, tecnica ed esperienza giusti per diventare padrone “effettivo” di quella maglia numero 9 che pure veste. Non ha ancora lasciato il segno in campionato, verissimo. Ma il palo colpito nel derby, per esempio, rimane un numero di alta classe, da campione vero. Vorremmo sommessamente ricordare che AS9 è titolarissimo del Portogallo campione d’Europa in carica dove fa coppia con Cristiano Ronaldo e dove ha numeri importanti (11 reti in 17 partite). E che nella scorsa stagione è stato protagonista con il Porto: 16 gol in campionato e 5 in Champions League. Ecco, che il portoghese non possa trovare spazio e continuità in questo Milan fin qui men che modesto è un quesito che giriamo volentieri allo staff tecnico rossonero…

I brutti numeri del Gambero Milan

PREMIO SET… SPUNTATO – Fa impressione vedere una Juve che vince 6-2 (giocando tre quarti di gara peraltro con l’uomo in meno) senza l’apporto nel tabellino marcatori degli attaccanti. Un clamoroso autogol, la rete del ritrovato Rugani, la firma allo scadere di Pjanic e soprattutto la tripletta di Sami Khedira. Che in carriera non aveva mai fatto un tris. E che in bianconero neppure aveva mai segnato una doppietta. Primi centri stagionali per il centrocampista tedesco, spesso bloccato da guai fisici assortiti, che con la Juventus è arrivato a quota 13 (tutti in campionato) e che in carriera aveva firmato solo due marcature multiple, entrambe in Bundesliga, sempre con la maglia dello Stoccarda: nell’ottobre 2006 contro lo Schalke 04 (3-0) e nel dicembre 2008 contro il Bayern Monaco (2-2).

PREMIO IL GAMBERO – Chi ha passato gli anta (meglio, i cinquanta) ricorderà una fortunata trasmissione radiofonica, Il Gambero, condotta da tra gli altri da Enzo Tortora e Franco Nebbia. Il Gambero 2017-18 per ora veste il rossonero. Una campagna acquisti faraonica per avere in sole 9 giornate ben 6 punti in meno rispetto allo scorso campionato. Dal Montella-1 al Montella-2 insomma il bilancio è imbarazzante: oltre al deficit in fatto di punti, il paragone propone 4 gol segnati in meno e 2 incassati in più. E non è un dettaglio che l’anno scorso di questi tempi, alla nona giornata, i rossoneri battevano 1-0 la Juventus portandosi addirittura a due punti dalla vetta. Manuel Locatelli, eroe di quella vittoria targata 22 ottobre 2016, è adesso riserva delle riserve. E il futuro di questo Milan – al di là del “brodino” del pareggio contro il Genoa giocando in inferiorità numerica per più di un’ora – è tutt’altro che roseo…

PREMIO CIRO IL GRANDE – L’ambiziosa Aquila laziale vola sulle ali di Ciro il Grande. Per lui 17 gol stagionali (come il numero che porta sulle spalle: 13 in campionato, 2 in Europa League e 2 in Supercoppa di Lega). Per la cronaca l’anno scorso di questi tempi Dzeko, allora e a fine campionato capocannoniere, ne aveva segnati il 50 per cento in meno (8) e due anni fa Gonzalo Higuain, allora al Napoli, dopo 9 giornate era ancora a quota 7 (a pari merito con Eder) in quella stagione chiusa poi con il record delle 36 reti.

PREMIO TRICOLORE – Clamoroso al Mazza, per parafrasare il radiofonico “clamoroso al Cibali” di una cinquantina di anni fa. Nel nostro calcio così malato di esterofilia, al via di Spal-Sassuolo c’erano 19 italiani su 22: unici stranieri, il finlandese Vaisanen e il brasiliano Felipe tra i ferraresi e il ghanese Duncan tra i neroverdi. Poi i tecnici Semplici e Bucchi hanno provveduto a tre cambi a testa, tutti “nostrani”, e così su 28 calciatori impiegati 25 sono italiani (compreso Alfred Gomis, nato in realtà in Senegal ma con doppia cittadinanza e opzione calcistica per l’azzurro).

Tricardi, basta la parola! Chi ha visto Burdisso?

PREMIO PRINCIPE DEL GOL – Sotto gli occhi di Diego Milito, il Principe del Triplete, ecco il triplete da derby di Maurito Icardi, ribattezzato facilmente… Tricardi. Semplicemente stratosferico in una serata da incorniciare. Proprio Milito – nel 4-2 della stagione 2011-12 – era stato l’ultimo triplettista nerazzurro in una stracittadina. L’Inter che mette alle spalle la Juve e nel mirino il Napoli capolista (a proposito, che sabato sera, il prossimo…) deve molto al suo capitano e goleador. Paradossalmente “aiutato” dal forfait di Joao Mario che ha sviluppato ancor di più il gioco sulle fasce: cross dalla destra di Candreva, gol dell’1-0; cross dalla sinistra di Perisic, gol del 2-1. Glaciale dal dischetto.

PREMIO DIFESA GRUVIERA – La terza sconfitta consecutiva del Milan, la quarta in otto partite, con quella zona Champions già a 7 punti, deve far riflettere in casa rossonera. Nonostante il gran bel secondo tempo, la squadra di Montella continua a soffrire in difesa. Sono ben 13 i gol presi in queste prime 8 giornate. Due in più della scorsa stagione (quando non c’era Bonucci), tre in più del 2015-16 (quando non c’erano né Bonucci né Romagnoli). Gli 80 milioni spesi per Romagnoli (fortemente voluto all’epoca da Mihajlovic) e per Bonucci (espressamente richiesto l’estate scorsa da Montella) finora non sono stati un grande investimento…

PREMIO LA VENDETTA DELL’EX – A 34 anni suonati, Cyril Thereau si sta togliendo delle belle soddisfazioni. Liquidato troppo in fretta dall’Udinese, all’ora di pranzo ha consumato la sua vendetta (che, come si sa, è un piatto che si gusta freddo…). Doppietta rifilata a Gigi Delneri e un po’ di ossigeno per la classifica di una Fiorentina che vuole uscire dall’anonimato.

PREMIO CAMBI VINCENTI – Un applauso a Marco Giampaolo: la sua Sampdoria ha una partita in meno, tre punti in più del Milan e quattro rispetto proprio alla Fiorentina. Geniali le intuizioni dei cambi in corsa contro l’Atalanta, magari “concepiti” in coppia con quel Francesco Conti che è il miglior “secondo” del calcio italiano: dentro Caprari e Linetty per Ramirez e Verre. E il Doria, dopo il pari firmato da Zapata, trova le reti del 2-1 e del 3-1 proprio grazie ai nuovi entrati. Come si dice: colpi da maestro (della panchina).

PREMIO CHI L’HA VISTO? – Nico Burdisso ha 36 anni ma ancora un fisico bestiale, tanta esperienza e grandissima personalità. Che dopo 8 giornate, con 13 gol incassati dal Torino (due anche a Crotone), sia ancora a quota zero minuti giocati è davvero un mistero. Che giriamo volentieri a Sinisa Mihajlovic.

 

 

Juve, frenata che fa rumore. Napoli da applausi

PREMIO RIMONTA – Sembrava tutto scritto dopo una ventina di minuti, dapplausiopo i gol di Bernardeschi e Higuain che avevano messo in discesa la sfida di Bergamo. Poi succede che la Juve si addormenta, l’Atalanta si risveglia, Buffon fa… il Berisha (errore simile al gol dello 0-1 per il 2-1 a firma Caldara futuro juventino…) e Cristante con un’inzuccata degna di un gran centravanti fissa il 2-2. Al di là di errori (Dybala fallisce dal dischetto il possibile 2-3) e polemiche (la Juve protesta per l’attivazione del Var in occasione di un gol annullato a Mandzukic; l’Atalanta risponde che la sbracciata di Lichsteiner su Gomez era da rosso e non da giallo; il Var non giudica benissimo sul tocco di Petagna, spalla e non braccio), la frenata bianconera fa notizia. Ed è la terza volta che la Juve di Allegri subisce una rimonta di due o più gol. Era successo nella scorsa stagione nella semifinale di Coppa Italia contro il Napoli (al San Paolo, da 1-2 a 3-2; rimonta indolore visto che all’andata i bianconeri avevano vinto 3-1) ed era successo a Monaco di Baviera contro il Bayern negli ottavi della Champions 2015-16 (da 0-2 a 2-2 con gol in pieno recupero di Mueller, rimonta tedesca completata nei tempi supplementari per il 4-2 finale con eliminazione bianconera)

PREMIO CALCIOSPETTACOLO – Continuiamo ad aggiornare le incredibili statistiche sulla potenza di fuoco del Napoli di Sarri: 25 gol nelle prime 7 giornate. Sempre a segno almeno tre volte a partita. Un “must” che sulla ruota del Napoli sarriano in campionato si è ripetuto 37 volte su un totale di 83 partite. A dimostrazione che il Napoli di Sarri – da questa giornata capolista solitario – diverte anzitutto lo spettatore neutrale c’è un’altra statistica ineressante: delle 109 partite dirette dal tecnico toscano (napoletano casuale di nascita) tra campionato e coppe solo cinque volte è uscito lo 0-0, il risultato preferito da chi ama… l’anticalcio.

PREMIO CINISMO – Imbattuta e mai così “in quota” dopo 7 giornate come ai tempi di Hector Cuper (2002-03 seconda stagione del tecnico argentino, 19 punti allora come oggi; a fine campionato scudetto alla Juve e Inter seconda). La squadra di Spalletti non incanta ma vince a Benevento senza soffrir troppo. Vince e si scrolla di dosso anche l’Icardi-dipendenza: terza vittoria consecutiva senza la firma del capitano. Insomma, la strada che porta alla Champions è quella giusta. Domenica 15, dopo la sosta azzurra, una bella verifica: il derby.

PREMIO IL TRIS E’ SERVITO – Tre sconfitte in 7 partite. Non esattamente un bilancio trionfale per il nuovo Milan che ambisce a un posto in Champions oggi lontano già 4 punti (che potrebbero diventare 6 in caso di vittoria della Roma a Genova). Eppure tra il 4-1 rimediato all’Olimpico contro la Lazio e il 2-0 incassato a Marassi contro la Samp e lo 0-2 contro la Roma ci sono differenze che possono far sorridere (a denti stretti) i tifosi rossoneri. La squadra di Montella ha giocato per un’ora alla pari con la Roma, ha preso gol nel suo momento migliore e alla fine non ha sfigurato. Eppure, al di là del “gioco delle coppie” in avanti (contro i giallorossi meglio Andrè Silva di Kalinic) il dato che deve far riflettere riguarda la tenuta difensiva. Perché solo due volte in queste prime 7 giornate di campionato il Milan è riuscito a non prendere gol: nella prima a Crotone e a San Siro contro la Spal. E in Europa League – escludendo le improbabili e folcloristiche avversarie nei primi due preliminari – la retroguardia rossonere si è fatta “bucare” sia dall’Austria Vienna che dal Rijeka. Non esattamente il Real o il Barcellona…