Gigi guanto d’oro e sciagura-Romagnoli

PREMIO GUANTONE D’ORO – Ok, se proprio qualcuno ha deciso non essere – Gigi Buffon – degno del Pallone d’oro targato Fifa & France Football, almeno fate recapitare al domicilio del portierone bianconero un bel guantone d’oro massiccio, magari incastonato di diamanti. Qualcuno nutre ancora dubbi sul vero numero 1 dei numeri 1 d’Europa e del Mondo? C’erano i tifosi di Iker Casillas, che con SuperGigi ha molti punti in comune: il debutto in giovanissima età, un certo stile anche fuori dal campo e una compagna giornalista sportiva (Sara Carbonero, l’Ilaria D’Amico spagnola). Ma alla fine lui, con tre anni di meno, sverna adesso con più infamia che lode in un calcio “minore” (tra i pali del Porto) dopo essere stato malamente scaricato dal Real Madrid. C’erano i tifosi di Dino Zoff: per ora Gigi ha vinto un Mondiale “prima” (a 28 anni contro i 40 di Zoff), a Buffon però manca un Europeo (vinto da Zoff a 26 anni), a entrambi manca la Coppa dei Campioni: due tentativi a vuoto per uno (2003 e 2015 per Buffon, ’73 e ’83 per Zoff). Ma Gigi ci vuole provare. Su entrambi i fronti. In bocca al lupo.

PREMIO CIAK SI GIRA – Nasce trequartista (e lo fa esordire in A con la maglia del Boca l’ex pupillo di Silvio Berlusconi, Claudio Borghi), in Italia si reinventa mezzala e spesso e volentieri gioca davanti alla difesa. Leandro Paredes, classe ’94, di proprietà della Roma ma in prestito all’Empoli, è uno dei migliori giovani espressi da questo campionato. L’argentino ha tecnica, personalità, visione di gioco. E’ pronto insomma per provare a prendersi sulle spalle il gioco della Roma che verrà, con Spalletti che già pensa per lui una evoluzione “alla Pizarro”. In una Roma che a centrocampo, in quel ruolo, ha un De Rossi dal futuro incerto, il vecchio Keita dal futuro segnato (lontano dall’Italia), uno Strootman che deve ancora dimostrare di poter tornare fisicamente quello di un tempo, un Pjanic che rende meglio vicino alle punte e un Nainggolan che fa esplodere i suoi muscoli in maniera piuttosto anarchica.

PREMIO NOZZE D’ORO – A quota 49, Miro Klose cercava a Palermo il gol che sancisse le sue nozze d’oro in A con la Lazio. Fatto 50, il bomberone tedesco (ma polacco di nascita ed estrazione) ha pure fatto 51. Confermandosi un professionista con fiocchi e controfiocchi. Pronto all’addio al calcio italiano, lui che è l’attaccante che più di tutti ha segnato nelle fasi finali dei Mondiali (16 gol).

PREMIO SCIAGURA – Alessio Romagnoli ha solo 21 anni e un grande futuro davanti. Purtroppo però il presente (come anche il passato prossimo…) è quello che è. Se il Milan non ha fatto punti contro la Juve quasi certamente è colpa della sua sciagurata non-marcatura su Mandzukic in occasione del gol del momentaneo pareggio. Pagato dal Milan 25 milioni alla Roma (dopo un ottimo torneo in prestito con la Sampdoria), Romagnoli fin qui ha convinto poco e fatto parecchi disastri. A volerlo a tutti i costi in rossonero il suo mentore Mihajlovic, decisivo a Genova nel suo processo di maturazione. In attesa che il romano Alessio dimostri davvero di meritare quella maglietta numero 13 appartenuta per tanti anni a un campionissimo come Sandro Nesta.

 

Delneri, maestro! Montolivo e Chiellini, sciagure

PREMIO SETTEBELLO – Spigoloso, generoso ma non esattamente un raffinato. Comunque pratico. Eccolo Mandzukic, il Mario bianconero che non sarà SuperMario ma che il suo lo fa sempre. E che contro la Fiorentina ci mette la zampa per una vittoria che lancia la Juve sulla scia dell’Inter. La squadra di Allegri (anche) grazie a lui festeggia la sesta vittoria consecutiva in campionato, sublimata poi dal tris di Dybala. Più nello specifico, è il settimo Mandzu-sigillo (4 in campionato, 2 in Champions e uno in Supercoppa). Tanto per capirci, finora ha segnato più di Morata e Zaza messi assieme.

PREMIO BENTORNATO MISTER – La sua sapienza tattica mancava al campionato italiano. Il maestro di calcio Gigi Delneri è tornato a impartire lezioni sui green della Serie A. Difesa alta, esterni sempre pronti ad offendere, gran movimento delle due punte. Certo, il materiale nell’Hellas non è dei migliori. Ma, tra infortunati e recidivi, dal suo arrivo il Verona dei miracoli (mai dimenticare quanto di buono fatto negli anni scorsi da Mandorlini) ha ricominciato a sciorinare gioco di prim’ordine. Dopo il positivo esordio in Coppa Italia, il debutto in campionato era stato sfortunatissimo: sconfitta in casa contro l’Empoli ma squadra uscita tra gli applausi e vincitrice morale del match. A San Siro un pareggio strameritato (e fanno davvero sorridere le bizzarre recriminazioni arbitrali di Mihajlovic…). Insomma, Delneri e il suo staff (dove spicca un Francesco Conti che è di gran lunga il miglior “secondo” del calcio italiano) ci provano: salvare il Verona sarà un miracolo ma entusiasmo e competenza ci sono. Eccome.

PREMIO POVERO DIAVOLO – La fascia al braccio di Riccardo Montolivo (erede dunque di Rivera, Baresi, Paolo Maldini e Nesta tra gli altri) spiega molto più di tanti discorsi la decadenza del Milan di oggi, di ieri e dell’altroieri.

PREMIO POVERA SIGNORA – Per fortuna sua e di Allegri ci ha subito pensato Cuadrado (con Mandzukic e Dybala a ruota…) a rimettere le cose a posto dopo l’ennesima castroneria (il rigore su Bernardeschi) targata Giorgio Chiellini. Il difensore più sopravvalutato del calcio italiano moderno. La Juve e Buffon non si meritano simili scempi…

PREMIO FATTI NON PAROLE – Tredici punti in sei partite. Certo, il Bologna a Marassi contro il Genoa non meritava di vincere e forse gli stava già largo un pareggio. Ma se la fortuna aiuta gli audaci, questa volta è giusto che premi chi lavora in silenzio, senza grancasse e adulatori: come per esempio Roberto Donadoni.

PREMIO PROVINCIA BELLA – I 24 punti dell’Empoli (uno in meno del Milan…) si spiegano in tanti modi. Per esempio con il felice rilancio in panchina di Giampaolo. E con quello, altrettanto azzeccato, in campo di Saponara. Che di nome fa Riccardo (come il capitano del Milan) e che deve aver lasciato tanti rimpianti a Milanello e dintorni. Quando per esempio a inizio stagione Mihajlovic ha provato senza risultati apprezzabili a giocare con un trequartista dietro le due punte. Facendo parlare i numeri, Saponara finora ha segnato 5 gol. Il Riccardo milanista, considerato uno in possesso di un grande tiro, ne ha firmati solo 7 in più di 100 partite in rossonero. Ok, uno fa il regista (o pseudo tale), l’altro gioca a ridosso degli attaccanti. In ogni caso: dov’è l’errore?

PREMIO TIKITAKA – Nell’Inter più spumeggiante della stagione, quella del 4-0 al Friuli, si è visto per la prima volta Martin Montoya, ex del Barcellona. Che prima di sabato era andato 15 volte su 15 in panchina senza neppure un secondo di assaggio di campo. Intendiamoci: del Barça tikitakato targato Guardiola-Villanova-Luis Enrique il laterale destro non è mai stato titolare indiscusso. Ma neppure poteva essere il brocco “desaparecido” di questi primi tre mesi e mezzo in Italia. Ebbene, sulla sua corsia Montoya si è guadagnato la stima di Mancini e dei bei voti in pagella.

 

Pradè lo scopri-Kalinic e le bufale Hernanes & Romagnoli

PREMIO TALENT SCOUT – Alzi la mano chi – in estate – pensava che l’acquisto di Nikola Kalinic (costato 5,5 milioni di euro versati nelle casse del Dnipro) potesse fare grande la Fiorentina. E allora applausi sinceri a Daniele Pradè, che ha avuto l’intuzione (geniale) di ricorrere al croato per dare sostanza all’attacco viola, affiancando Kalinic a Pepito Rossi e a Babacar. Il tanto celebrato connazionale Mario Mandzukic, per dire, ha due anni in più della punta viola che ha fatto nera l’Inter ed è costato, tra cartellino e ingaggio, quattro volte tanto. Rendendo, finora, molto ma molto meno…

PREMIO BUFALA – La penosa prestazione di Hernanes in quel del San Paolo ha fatto tornare d’attualità un po’ di quesiti che circolano da anni sul conto del brasiliano. Ma cos’è veramente Hernanes? Da trequartista non ha mai convinto, da regista davanti alla difesa men che meno (e la prova di sabato scorso è lì a ricordarcelo), da mezzala non è nè carne nè pesce. Insomma, Hernanes sembra incarnare la generazione dei brasiliani del futebol di oggi. Quella, tanto per intenderci, che ha subito l’umiliante 1-7 dai tedeschi appena una quindicina di mesi fa al Mundial.

PREMIO CHI LA DURA LA VINCE – Il granata Benassi ha cominciato questa stagione 2015-16 con due pesanti fardelli addosso. Da un suo errore scaturì la sconfitta nel derby d’andata dello scorso campionato e un altro suo errore ha in pratica decretato l’eliminazione del Toro in Europa League da parte dello Zenit nella scorsa primavera. Eppure il livornese scuola Inter non si è abbattuto: ha lavorato sodo e grazie ai consigli di Mastro Ventura è riuscito a mettersi alle spalle topiche che avrebbero intaccato le certezze di chiunque. E così ecco l’eurogol “alla Van Basten” che abbatte il Palermo e riporta i granata in zona Champions League.

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Il Bologna di Delio Rossi è di gran lunga la squadra che ha espresso fin qui il peggior gioco delle 20 di Serie A. La sconfitta interna con l’Udinese è lì a certificarlo. Alle loro spalle i rossoblù hanno le matricole Carpi e Frosinone. Ma in realtà questo Bologna per il gioco che (non) esprime meriterebbe l’ultimo posto in classifica. Nonostante l’arrivo per esempio di Destro, la squadra stenta e non trova sbocchi in avanti. E la vittoria con il Frosinone sarebbe potuta benissimo essere un pareggio. Che vedrebbe oggi proprio il Bologna a chiudere la graduatoria.

PREMIO PRESUNZIONE – Chissà che l’oneroso investimento effettuato dal Milan per Romagnoli (fortissimamente voluto da quel Mihajlovic che lo aveva valorizzato alla Sampdoria) possa un domani rivelarsi azzeccato. Per ora – in assenza di prestazioni da urlo che giustifichino i 25 e passa milioni sborsati dai rossoneri – Romagnoli si è messo in luce per l’ingenuo rigore procurato a Firenze alla prima di campionato e per l’espulsione rimediata domenica all’ora di pranzo a Marassi. Hai voglia a smoviolare e analizzare la giustezza dei due gialli: Romagnoli si faccia un bel bagno di umiltà se davvero vuole onorare la numero 13 che è stata a lungo sulle spalle di Alessandro Nesta. Lui, sì, un fuori serie.