L’immenso Barzagli e i nuovi gemelli del gol

PREMIO CAMPIONE DEL MONDO – Andrea Barzagli – quasi un abbonato a questa rubrica in chiave positiva – è un campione del mondo, un campione d’umiltà, un campione a tutto tondo. A 34 anni, dopo aver giocato alla grande da centrale destro in difese a tre o a quattro, si è reinventato terzino destro. Epiche le sue prove in Champions, praticamente perfetta la sua prestazione in Inter-Juve che lo eleva a migliore in campo (con Jovetic) del derby d’Italia. Della triade difensiva bianconera in azzurro è il più completo e il più affidabile. Gentile eredità lasciata alla Juventus da Gigi Delneri e dal suo fido aiutante Francesco Conti: che lo hanno fatto debuttare in A con il Chievo dodici stagioni fa, che lo hanno ritrovato a Palermo e che nel gennaio 2011 lo hanno voluto alla Juve dopo la Bundes-parentesi al Wolsfburg.

PREMIO DIEGO & CARECA – Due settimane fa avevamo lanciato da queste colonne la provocazione: togliete la numero 10 del Napoli dalla naftalina e affidatela a Lorenzo Insigne, degno erede dell’inarrivabile Dieguito Maradona. Adesso, approfittando dei gol in tandem con cui la coppia Insigne-Higuain ha abbattuto la capolista Fiorentina ci spingiamo oltre con i paragoni. Ma El Pipita & Lorenzinho non vi ricordano un po’ proprio Careca & Maradona?

PREMIO CHI L’HA VISTO – Alessio Cerci non ha colto a Torino l’opportunità del rilancio, il Milan continua a non vincere e il gioco di Mihajlovic continua a non convincere. Tornando all’Henry di Valmontone (o alla risposta italiana a Robben, l’amico e collega Pistocchi dixit) inutile girarci intorno: la sua carriera è costellata di tante promesse e altrettante delusioni. Conti (di gol, assist e media voto) alla mano, solo tre stagioni sono state all’altezza del suo talento: 2007-08 in B con il Pisa, 2012-13 e 2013-14 in A con il Torino. Tutte e tre le volte sotto la direzione tecnica di Gian Piero Ventura. Un caso? No.

PREMIO BENTORNATO CAMPIONATO – Dopo anni di dominio assoluto bianconero o nerazzurro o al massimo di lotta a due (Juve-Roma o Inter-Roma) riecco il campionato magari non più bello del mondo come nei mitici anni Ottanta ma di sicuro più combattuto. Sei squadre nel giro di tre punti, otto squadre da quota 18 della Fiorentina a quota 14 di Torino e Atalanta. Insomma, come direbbe Bruno Pizzul tutto molto bello…

PREMIO ESPERIENZA E QUALITA’ – Edoardo detto Edy Reja ha compiuto 70 anni lo scorso 10 ottobre. L’Atalanta ha compiuto 108 anni lo scorso 17 ottobre. La doppia festa è andata in scena nel 3-0 rifilato dai nerazzurri di Bergamo al Carpi. Che lancia l’Atalanta in zona Europa e certifica l’esattezza della scelta dell’ex direttore generale atalantino Pier Paolo Marino che dopo averlo avuto con profitto a Napoli lo aveva richiamato alla fine della scorsa stagione per sostituire Colantuono. Reja è il più vecchio dei 20 allenatori della Serie A, dopo di lui Ventura. Un altro che sta facendo grandi cose con il suo Torino (che ha gli stessi punti dell’Atalanta…)

 

Pioli mr Qualità e le… uova di Tevez

PREMIO NUMERO 10 – La tradizione dei grandi numeri 10 bianconeri (da Sivori a Roby Baggio, da Zidane, che in realtà indossava il 21, a Del Piero) continua. Tevez ha caratteristiche certo diverse e tecnica forse un briciolo inferiore a quella di Sivori, Baggio e Zidane ma, per dirla in argentino, ha due “huevos” (uova, ovvero palle) così. Il gol che Carlitos segna entra nella top five della sue perle juventine quattro giorni dopo la sassata di Dortmund che aveva ipotecato il passaggio ai quarti di Champions.
PREMIO CAPITAN PRESENTE – Una zampata mancina da centravanti vero, un’esultanza rabbiosa con al braccio la fascia di capitano per l’assenza di Totti. Dopo un periodo buio, Daniele De Rossi torna protagonista. E, forse non è un caso, la Roma torna a vincere.
PREMIO FIASCHI DEI FISCHI – Sabato Tagliavento (rigore negato al Cagliari per fallo su Sau e rigore inventato omaggiato al Milan per intervento di Ceppitelli su Cerci ben lontano dall’area), domenica Calvarese: che non vede lo sgambetto di Pinilla su Henrique che porta al gol del momentaneo vantaggio atalantino al San Paolo.
PREMIO LACRIME NAPULITANE – Ok, c’era il fallo su Henrique e dunque non il gol di Pinilla. Ma le giuste recriminazioni della dirigenza del Napoli non devono far dimenticare una prestazione davvero sotto tono: contro l’Atalanta infatti la squadra di Benitez ha fatto troppo poco e male prima della rabbiosa carica nel finale. E neppure in superiorità numerica ha dato l’impressione di poter portare a casa i tre punti anche prima del gol contestato (e irregolare).
PREMIO QUALITA’ – Una Lazio da Champions, una Lazio da applausi. Due gol e tre legni contro il Verona per la sublimazione della stagione di Stefano Pioli: fortemente voluto e difeso dal presidente Lotito, il tecnico emiliano sta proponendo un calcio high quality. Con interpreti certamente di grande spessore (a proposito, Felipe Anderson ha sfoderato un gran gol di testa non certamente in linea con il suo più classico repertorio) ma con un gioco arioso e armonioso che poche squadre in questa Serie A sanno proporre.

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Pipita, Maurito e i gemellini…

I BUONI

GEMELLI – Al principio pareva un’eresia, dopo una domenica con due gol strepitosi, uno a testa (anzi, a piede…), tiene l’accostamento della premiata ditta del gol Cerci & Immobile agli originali Gemelli di scudettata memoria granata Pulici &  Graziani.  Il destro di Ciro e il sinistro di Alessio sono prodezze da cineteca, da mostrare a rullo nelle scuole calcio di tutta Italia.

ICARDI – Sempre più padrone del posto che fu di Diego Milito, uno degli eroi del Triplete. In coppia con Palacio fa cose favolose (come si favoleggia faccia sotto le lenzuola in coppia con la fidanzata Wanda Nara). Nella sfida del gossip con Maxi Lopez stravince a partire dal mancato saluto iniziale dell’ex amico.

HIGUAIN – Un altro bomber argentino ispiratissimo. Il triplete del Pipita dopo qualche battuta a vuoto e qualche sostituzione di troppo rilancia il Napoli. E adesso la classifica cannonieri diventa uno spettacolo: con Immobile, Tevez, Toni e Higuain a giocarsela gol su gol.

CORINI – Da giocatore per tutti era Genio (da Eugenio ma anche per le sue doti di regista lucido e creativo). Da allenatore sta provando a portare in salvo il Chievo e la vittoria in casa del Livorno rischia di essere decisiva nella lotta per non retrocedere.

 

I CATTIVI

LOPEZ – Un pomeriggio da dimenticare. Cominciato male (con il mancato saluto a Icardi), proseguito peggio (con il rigore fallito) e finito con la disfatta dello 0-4. Non è bastato a Maxi l’appoggio incondizionato di Marassi e della Gradinata Sud.

BERARDI – Non ripaga il suo mentore Di Francesco per la fiducia e nemmeno onora la convocazione per lo stage azzurro premondiale. Sembra lontano parente del bomber che aveva “matato” il Milan di Allegri in una fredda serata invernale.

STENDARDO – Questa volta l’avvocato stecca l’arringa difensiva. Ok, la Roma è fortissima e l’attacco giallorosso è una macchina da gol ma il regalo che confeziona a Taddei è davvero imperdonabile.

CONSTANT  – Ok, il pubblico di San Siro non gli perdona nulla, a cominciare dalle voci su condotte extrasportive non esattamente da professionista. Ma pur in presenza di una stagione così disgraziata per i rossoneri considerare che Constant possa fare il titolare nel Milan è un bel colpo al cuore visto che in quella corsia, per anni e anni, galoppava un certo Paolo Maldini…

 

I BUONI

GERVINHO – Il gol del Bentegodi, a nostro avviso il più bello della giornata, è quello della svolta. Avvicina la Roma alla capolista Juventus e incorona questo ivoriano dalla corsa dinoccolata, i capelli rasta e il nome brasileiro: la storia dell’Ottavo Re di Roma (da Falcao a Totti…) è stra-abusata, diciamo però che i gol e i dribbling di Gervinho stanno incidendo tantissimo nella positiva stagione giallorossa.
AQUILANI – Fa tripletta contro il Genoa (cui ha rifilato 5 dei suoi 23 gol in A) e conferma di essere tornato ai livelli di sei anni fa. Quando seppe guadagnarsi un posto nella Nazionale di Donadoni impegnata a Euro 2008 mettendosi in mostra come uno dei centrocampisti più promettenti e completi del calcio italiano.
SEEDORF – Premesso che la ripresa della sfida di Coppa Italia Milan-Udinese è stato forse il punto più basso (a livello di qualità) del Milan berlusconiano, bisogna ammettere che mister Clarence sembra baciato dalla buona sorte: in campionato fa 6 su 6, all’esordio piega il Verona grazie a una follia di Gonzalez che al 90esimo commette un assurdo fallo da rigore, a Cagliari ribalta il risultato negli ultimi minuti. Se son rose (anzi: tulipani) fioriranno…
MASSA – L’imperiese è uno dei migliori fischietti del nostro campionato. E lo dimostra nella sfida dell’Olimpico dove non sbaglia praticamente nulla. A cominciare da quel contatto Buffon-Klose che costa alla Juve il giusto rigore e la sacrosanta espulsione del capitano bianconero.

I CATTIVI

BUFFON – Forse distratto e infastidito dal gossip settimanale su un possibile divorzio da Alena Seredova, il SuperGigi dell’Olimpico è in versione da dimenticare. Gioca male con i piedi e sceglie peggio il tempo dell’uscita su Klose che gli costa rigore e rosso. E gli farà saltare la sfida contro l’Inter.
AMELIA – Un altro portiere mundialista non propriamente sugli scudi. Soprattutto con i piedi. Un primo errore in disimpegno rischia di regalare subito il gol al Cagliari, poi ci riprova e questa volta da un suo destro tagliato (e controvento) sconclusionato e presuntuoso arriva il gol di Sau.
INTER – Un votaccio per tutti: giocatori, allenatore, dirigenti vecchi e nuovi. L’Inter è ancora a zero vittorie in questo 2014 horribilis. E la casella dei gol segnati si fa sempre più imbarazzante: la miseria di una rete in 4 partite tra campionato e Coppa Italia. E contro il Catania, nonostante la presenza contemporanea in campo di Milito e Palacio, le migliori occasioni sono state degli ospiti.
TAGLIAVENTO – Il rigore concesso al Torino per l’uscita di Consigli su Cerci è da prova tv. Nel senso che più lo guardi e più hai la prova che a volte il “figaro” di Terni vive su un’altra dimensione. La decisione infatti è davvero assurda. Poteva essere fallo a favore dell’Atalanta (è Cerci infatti che al limite travolge Consigli e non viceversa) o un contatto fortuito e non punibile figlio di una dinamica di gioco. Nel dubbio ha scelto la terza via. Quella più sbagliata. Risarcendo così in parte un Toro che nel girone d’andata era stato tartassato non male dagli arbitri.

I BUONI

KLOSE – Un gol da applausi, un gol strepitoso, un gol da tre punti, un gol da 10 e lode. Il vecchio gladiatore tedesco ritrova Reja e regala al suo primo allenatore “italiano” una magia da urlo. 
CRISTANTE – Applausi a Kakà, certo, per le sue prodezze e i 101 gol rossoneri. Ma la via per provare a tornare grandi in casa Milan è quella dei giovani. Cristante – il baby che debuttò un paio d’anni fa in Champions battendo il record di precocità in casa Milan – prima timbra una traversa, poi firma un gol. Meglio dar fiducia a giovani del genere che insistere su pipponi sesquipedali come Constant.
CONTE – Il terzo scudetto consecutivo e la terza stella sono ormai ipotecate. La Juve di Conte dà l’ennesima prova di forza e di prepotenza. In Italia, da quando il tecnico salentino siede sulla panchina bianconera, non ce n’è per nessuno. Adesso il nuovo obiettivo si chiama tripla cifra: uno scudetto con 100 e passa punti sarebbe davvero la ciliegina su una torta ben tornita, la chicca a un ciclo che è deficitario solo in campo europeo. E la finale di Europa League allo Juventus Stadium il prossimo 14 maggio è lì per smentire questo luogo comune… 

LODI – Torna a vestire il rossoazzurro dopo la negativa parentesi in rossoblù. Dal Catania al Genoa e ritorno. Così il Cibali può godersi una vittoria fondamentale per tornare a credere nella salvezza e il suo regista firma con un assist e un gol dal dischetto il suo ritorno da figliol prodigo.

 

I CATTIVI

VENTURA – Dando per buona (?!?) la “lieve contrattura” di Immobile, risulta comunque difficile pensare che due sostituzioni migliorative possano vedere restare fuori il centravanti granata e il suo socio-del-gol Cerci. Anche nelle giornate peggiori, anche con una “lieve contrattura” Immobile e Cerci son meglio di Barreto & Meggiorini. E i due cambi del Tardini sanno così tanto di capriccio…
TOTTI & DE ROSSI – Capitan presente e Capitan futuro hanno subito nella Torino bianconera una lezione indimenticabile. Gli artefici della grande stagione giallorossa allo Juventus Stadium non si sono proprio visti (anzi, De Rossi si è visto in occasione del fallaccio su Chiellini…). Ma adesso devono rimboccarsi le maniche e trascinare la Roma a quella zona Champions che ad agosto – non dimentichiamolo mai – non era neanche nei sogni del più ottimista tifoso della Curva Sud. 
DI NATALE – Annuncia l’addio al calcio e senza i gol di Totò il calcio italiano perderà classe e fascino. Ma il Di Natale visto nel derby del Triveneto contro il Verona sembra già un pensionato del pallone.
CORINI & LOPEZ – Lo 0-0 del Bentegodi tra Chievo e Cagliari in quella che è stata la prima partita del 2014 è stato lo spot dell’anti-calcio. Hai voglia a parlare di diritti tv e campionato spezzatino. Con spettacoli del genere le squadre dovrebbero risarcire gli spettatori paganti e le televisioni…

 

I BUONI
PALACIO – Un gol da 10 e lode per il gol numero 10 in questo campionato di Rodrigo Palacio. Una magia, una perla nella stessa porta – sotto la Curva Nord – dove Roberto Bettega castigò Cudicini in un Milan-Juve in bianco e nero (1-4, stagione 1971-72).
TOTTI – Non segna contro il Catania, ma il dato relativo all’importanza del capitano giallorosso è esaustivo e spiega più di tante parole: in questa stagione, 8 partite dall’inizio per Totti e 8 vittorie. Titolo: Tottovolante…
VENTURA – L’allenatore più anziano del nostro campionato insegna calcio da una vita e di solito fa giocare benissimo le sue squadre. Quest’anno il cambio modulo (dal 4-2-4 al 3-5-2) gli è costato tante critiche soprattutto sull’utilizzo di Cerci non più attaccante esterno ma seconda punta. Risultato: il Toro vola, a quota 25 è la settima forza del campionato. E i due là davanti sono la coppia meglio assortita della Serie A: Cerci 9 gol, Immobile 8.
TONI – Il vecchio guerriero non si arrende. Anzi, con la doppietta rifilata alla Lazio, Luca Toni trascina il Verona ai confini della zona Europa e sale a quota nella classifica cannonieri.

I CATTIVI
MAZZOLENI – Nel derby milanese ne azzecca poche, sia a livello tecnico che disciplinare. Non vede due rigori: clamoroso e solare quello di Zapata su Palacio nel primo tempo, più difficile forse scorgere il tocco di mano di Nagatomo. Non punisce neppure con un giallo una gomitata volontaria (da rosso) di Guarin su Bonera e nella ripresa non espelle Muntari per una bruttissima entrata su Jonathan. Il risultato, con la meritata vittoria interista, ne depotenzia i clamorosi abbagli.
KAKA & BALOTELLI – Dovevano essere le carte vincenti del Milan, forse dal loro rendimento si capisce perchè i rossoneri hanno perso il derby…
DAINELLI – Da un suo clamoroso svarione nasce il gol del pareggio del Toro a fine primo tempo. Regala un pallone a Cerci che lo trasforma in assist vincente per Immobile. Forse, se il Chievo fosse andato al riposo in vantaggio, la sfida del Comunale-Olimpico avrebbe potuto avere un altro esito…
DE CANIO – Cinque punti in 8 giornate per Rolando Maran, cinque punti in 9 giornate per De Canio: il cambio, numeri alla mano, non ha giovato al Catania. Quello che preoccupa di più è il modo con cui gli etnei sono crollati all’Olimpico sotto i colpi di una Roma che ha rischiato di bissare un 7-0 dei tempi di Spalletti (e di Pasquale Marino sulla panchina dei siciliani).

BUONI E CATTIVI, SEDICESIMA GIORNATA

I BUONI

BENITEZ – Se è vero che la vendetta è un piatto che si gusta freddo, il buon Rafa lascia decantare… Dopo più di tre anni ritrova sulla sua strada l’Inter e la polverizza con un poker che poteva anche essere un pokerissimo. Ma nel dopopartita si comporta da quel gran signore che è. Senza infierire.
VENTURA – Il Toro al settimo posto con 22 punti (e ne meritava senza esagerare 6 in più) è un miracolo fino ad ora sottovalutato dai media. Il mago di Cornigliano ha assemblato una squadra che è un piccolo gioiello e che dimostra di non essere Cerci-dipendente. Il Robben di Valmontone è a secco da cinque partite, ma il Torino vola che è un piacere. E l’Alessio – anche senza segnare – dispensa assist da applausi come quellodi tacco al volo per l’erroraccio da matita blu di Ciro Immobile novello sciagurato Egidio Calloni.
KLOSE – La Lazio veniva da un periodaccio: una sola vittoria nelle precedenti 10 partite. Il ritorno a tempo pieno del bomber tedesco disbriga senza affanni la pratica Livorno e salva la panchina a Petkovic. Vecchio e ammaccato, Miro è comunque imprescindibile per le fortune della Lazio.
TEVEZ – In alto i calici per la prima tripletta italiana di Carlitos l’Apache. Che schianta il Sassuolo e tiene alta la bandiera della Juve nel nostro campionato. In tutto adesso i gol dell’argentino sono 10 in A (più uno in Supercoppa). Diciamo che manca la lode…

I CATTIVI

TEVEZ – …Eccola la lode che manca, ecco l’altra faccia dell’Apache è quella persa e abulica in Europa. Dove Tevez non segna da quattro anni e mezzo, addirittura dai tempi del Manchester United. E dove lo score, tra Champions ed Europa League, piange: 39 presenze, 6 gol.
CONTE – “Mica dovevamo vincere la Champions”, ha alzato la voce il sabato pre-Sassuolo il tecnico bianconero. Magari, però, passare il turno in un girone con Copenhagen e Galatasaray sì… Si può dire? E si può dire che vincere una partita su sei equivale a un passo indietro rispetto alla scorsa stagione?
MAZZARRI – Ridurre una partita dove subisci 4 gol (e gli avversari sbagliano il quinto su rigore) a una sconfitta per demeriti “arbitrali” è l’ennesimo paradosso del nostro calcio. Diciamo – anche se questo tipo di paragoni non piace al tecnico nerazzurro – che lo scorso anno di questi tempi l’Inter aveva 6 punti in più. E che, restando nell’attualità, da quando Thohir è presidente la “sua” Inter non ha ancora vinto una partita in campionato (raccogliendo solo 3 punti sui 12 a disposizione). E che la difesa nerazzurra nelle ultime cinque gare (coppa Italia compresa) ha incassato la bellezza di 11 gol.
ZERO A ZERO – Gianni Brera diceva che era il risultato perfetto, gli spettatori di Catania-Verona e Parma-Cagliari forse hanno qualcosa da eccepire. Pensiamo per un attimo alla commercializzazione televisiva del calcio italiano all’estero: un appassionato, diciamo cinese, si siede in poltrona a Pechino per seguire un ricco sabato di calcio. La Premier gli regala uno scoppiettante Manchester City-Arsenal 6-3; la Liga gli offre le emozioni di un Real che pareggia 2-2 in doppia rimonta sul campo dell’Osasuna e le magie di Neymar. La Serie A? Il risultato… perfetto.

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.