Juve dei record, tanti top e qualche flop

PREMIO GUANTONI D’ORO – Come una buona bottiglia di Barolo, invecchiando… migliora. Gigi Buffon a 38 anni mette la sua griffe sul suo settimo scudetto personale (e sarebbero 9 senza Calciopoli…). Lo fa, nel week-end decisivo, parando domenica sera il rigore a Kalinic. Lo fa nella stagione dei 974 minuti di imbattibilità. Lo fa dopo il discorso da Capitano Vero nel post sconfitta in casa del Sassuolo. Sempre più Leader maximo…

PREMIO APACHE 2.0 – Ha quattro partite, Coppa Italia compresa, il Gioiello (la Joya) per far meglio di Carlitos Tevez al suo primo anno in bianconero  quando segnò 21 reti. Paulo Dybala di gol ne ha firmati finora 20, a Firenze è rimasto all’asciutto ma di sicuro è stato il miglior acquisto della stagione, chiamato a prendere il posto di quell’Apache che molti consideravano insostituibile. Invece la versione modernista di Tevez, meno “cattivo” ma più “bello” (calcisticamente, si capisce…), ha convinto tutti.

PREMIO TRIS D’ASSI – Terzo scudetto personale per Max Allegri. Che fin dal suo primo arrivo a Vinovo non ha fatto rimpiangere Antonio Conte. E che anzi ha fatto molto meglio del suo predecessore in campo internazionale. Una finale Champions e un’incredibile e sfortunata eliminazione contro il grande Bayern Monaco sono medaglie al valor europeo che Conte non è mai riuscito ad appuntarsi sul petto.

PREMIO TRIPLA CIFRA – Magari un po’ a corrente alternata, ma la sua quarta stagione alla Juventus certifica il valore in tripla cifra sul mercato di Paul Pogba. Costato quanto un monolocale nella centralissima Via Roma (neppure 300mila euro) nell’estate 2012 e valutato oggi almeno 100 milioni. Allegri spera di averlo anche per la prossima annata, lui ha fatto capire che resterebbe volentieri. Insomma, una storia destinata al lieto fine.

PREMIO MINISTRO DELLA DIFESA – Difficile valutare il valore di mercato di Andrea Barzagli, classe ’81. Di sicuro è più facile considerare la sua straordinaria importanza, nel cuore della difesa, come sul centrodestra o addirittura nel ruolo di terzino puro. Una garanzia per rendimento, un leader per personalità, un campione per correttezza.

PREMIO MUSCOLI DI SETA – Solo nel suo primo anno alla Juve (quando peraltro non era titolarissimo) ha giocato così poco. Più che il peso degli anni (deve ancora compierne 32), i guai muscolari hanno perseguitato in questa stagione Giorgio Chiellini, tra stiramenti e ricadute. Diciamo comunque che visto il rendimento della Juve e soprattutto della difesa bianconera nessuno se ne è accorto…

PREMIO IN BOCCA AL LUPO – Salterà Euro2016 e ha chiuso a quota zero gol in stagione per la prima volta da quando è alla Juve in A. Mancherà terribilmente in Francia, Claudio Marchisio, che comunque il suo scudetto se lo è ampiamente guadagnato con prestazioni all’insegna della personalità e del grande senso tattico. Ma siamo sicuri che nel prossimo autunno il brutto infortunio al ginocchio sarà solo un brutto ricordo.

PREMIO FLOP – Per il Tucu parlano i numeri: 6 gol e 52 gettoni di presenza tra campionato e coppe nella scorsa stagione contro le zero reti e le 14 partite (perlopiù spezzoni) giocate quest’anno. Qualche acciacco di troppo, ma soprattutto un calo di rendimento che non gli assicura di rimanere in bianconero nel 2016-17. E’ proprio quella dell’argentino Roberto Pereyra la nota più stonata dello scudetto juventino 2016.

 

Icardi capitano vero, Stellone supermister

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Un bravo-bravissimo a Maurito Icardi. Gol da centravanti vero, rapace dell’area di rigore in anticipo su Gonzalez, e strepitoso assist per il gol-sicurezza firmato di testa in tuffo da Perisic. Di sicuro Mancini ha apprezzato. Paradossalmente più l’assistenza che la rete. Perchè denota, quel passaggio anticipato da gran movimento sull’ala destra, una partecipazione al gioco propria dell’attaccante moderno. Che Icardi, al di là delle sue doti di fromboliere, deve dimostrare di essere.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Roberto Stellone un miracolo lo aveva già compiuto lo scorso anno portando per la prima volta in A il Frosinone. Adesso, dopo il 2-0 all’Udinese, i gialloblù frusinati hanno il Palermo nel mirino (a un punto) e neppure Atalanta e Udinese (a più 4) possono stare troppo tranquille. La squadra di Stellone gioca un calcio pratico e spesso piacevole, non ha grandi nomi in rosa ma con l’umiltà dei forti si è tenuta agganciata al treno-salvezza. Ricordavamo Stellone come attaccante di talento, al gol nel suo debutto in A con la maglia del Napoli (nientemeno che contro la Juve) e autore di una rete spettacolare in B in un Torino-Modena di giusto dieci anni fa. Lo ritroviamo maturo, nonostante i 38 anni che fanno di lui il tecnico più giovane della Serie A, e pronto al salto per una panchina più prestigiosa.

PREMIO SCHERZI DEL DIAVOLO -Le statistiche sono impietose: in 6 partite giocate in A tra San Siro e il Mapei Stadium, il Milan ha perso quattro volte contro il Sassuolo. La striscia di partite utili consecutive del Milan si ferma così a quota 9 e a Reggio Emilia si fermano anche le speranze di rimonta Champions e (quasi certamente) le chances di conferma di Mihajlovic per la prossima stagione. E meno male che il patron dei neroverdi, il presidente (uscente) di Confindustria Giorgio Squinzi, è un dichiarato tifoso rossonero…

PREMIO BUNKER BIANCONERO – I numeri di Gigi Buffon (quegli 836 minuti di imbattibilità) sono da gigante. Ma ci sono anche numeri più piccoli che esaltano la terza linea bianconera. Barzagli sblocca la sfida di Bergamo e torna al gol dopo quasi 4 anni (ultima rete in campionato sempre contro l’Atalanta nel 3-1 del maggio 2012), Bonucci è stato il protagonista dal dischetto della qualificazione alla finale di Coppa Italia e pochi giorni prima aveva messo in discesa anche la vittoria (2-0) contro l’Inter in campionato. Insomma, all’appello del gol manca solo (dei tre magnifici difensori centrali juventini) Giorgio Chiellini, ancora convalescente dall’ennesimo acciacco muscolare.

PREMIO SETTEBELLO GIALLOROSSO – In attesa della grande sfida di martedì sera al Bernabeu, a Roma ci si frega le mani facendo di conto. La gestione Spalletti ha portato la settima vittoria consecutiva, i nuovi acquisti del mercato invernale (El Shaarawy e Perotti) hanno portato in dote 7 gol e 7 assist. Insomma, peccato solo che a Madrid si giochi martedì 8 marzo, anzichè lunedì 7…

 

Dai Zaza, sorridi di più. Federico merita Euro2016

PREMIO IL GAMBERO – La sera del 6 gennaio nella calza della Befana un’Inter già in fase calante (aveva perso a San Siro con la Lazio nell’ultima del 2015) vince a Empoli con gol di Icardi. Da quella sera, in poco più di un mese, la squadra di Mancini in 7 partite (21 punti a disposizione) ha fatto solo 6 punti. Nello stesso lasso di tempo la Juve ne ha fatti 21, il Napoli 18, la Roma 14 e la Fiorentina 11. Una crisi, quella nerazzurra, certificata dai numeri.

PREMIO FEDERICO IL GRANDE – Si può eccellere, in una partita, anche senza entrare nel tabellino dei marcatori. Talento e corsa, fantasia e velocità. Federico Bernardeschi, classe ’94 (compirà 22 anni martedì 16: auguri!), è la rivelazione italiana del campionato. La maglia viola numero 10 pesa come poche altre nella storia del nostro calcio. L’hanno indossata negli ultimi 50 anni De Sisti, Antognoni, Roby Baggio e Rui Costa. E la sta vestendo con grande disinvoltura questo fantasista moderno. Che merita un posto nella lista dei 23 azzurri per Euro 2016.

PREMIO CODINO D’ORO – A 34 anni Rodrigo Palacio – come del resto già domenica scorsa a Verona – è stato il top dell’Inter al Franchi. Serve l’assist a Brozovic, corre e si sacrifica come un terzino di vent’anni. E dire che era il più vecchio dei 28 giocatori scesi in campo in Fiorentina-Inter…

PREMIO TIRA LA BOMBA – Nella conferenza stampa della vigilia Sinisa Mihajlovic, scherzando ma non troppo, si era detto disposto a… prestare a Honda il suo magico e mitico sinistro. Contro il Genoa il giapponese ha firmato il suo primo gol in campionato con una bomba mancina dalla distanza. E il suo tecnico ha ringraziato citando il suo vecchio maestro Boskov. Che diceva: chi tira mai sbaglia.

PREMIO MONUMENTALE – Di Andrea Barzagli questa rubrica tesse elogi sperticati da tempi non sospetti. Diciamo da più di due anni. Considerandolo il miglior difensore del calcio italiano. Siamo contenti che – un po’ in ritardo – adesso tanti altri la pensico così.

PREMIO SORRISO FORZATO – Domanda: perchè un giocatore non abituato alle grandi ribalte (prima di quest’anno non aveva mai giocato in Champions e finora non ha preso parte nè a un Mondiale nè a un Europeo) segnà il gol decisivo nella partita più importante della stagione ed esulta con un mezzo sorriso forzato? Perchè lo stesso giocatore, dopo aver firmato contro il Siviglia la sua prima rete in Champions, non esulta e mette su il muso bello incazzuso? Già, perchè Simone Zaza non esulti come Dio (del calcio) comanda? Su, dai, forza: sorridi di più. Segnare è bello, salvo che non si voglia per forza passare per “strani” e vestire i panni del Balotelli bianco.

 

L’immenso Barzagli e i nuovi gemelli del gol

PREMIO CAMPIONE DEL MONDO – Andrea Barzagli – quasi un abbonato a questa rubrica in chiave positiva – è un campione del mondo, un campione d’umiltà, un campione a tutto tondo. A 34 anni, dopo aver giocato alla grande da centrale destro in difese a tre o a quattro, si è reinventato terzino destro. Epiche le sue prove in Champions, praticamente perfetta la sua prestazione in Inter-Juve che lo eleva a migliore in campo (con Jovetic) del derby d’Italia. Della triade difensiva bianconera in azzurro è il più completo e il più affidabile. Gentile eredità lasciata alla Juventus da Gigi Delneri e dal suo fido aiutante Francesco Conti: che lo hanno fatto debuttare in A con il Chievo dodici stagioni fa, che lo hanno ritrovato a Palermo e che nel gennaio 2011 lo hanno voluto alla Juve dopo la Bundes-parentesi al Wolsfburg.

PREMIO DIEGO & CARECA – Due settimane fa avevamo lanciato da queste colonne la provocazione: togliete la numero 10 del Napoli dalla naftalina e affidatela a Lorenzo Insigne, degno erede dell’inarrivabile Dieguito Maradona. Adesso, approfittando dei gol in tandem con cui la coppia Insigne-Higuain ha abbattuto la capolista Fiorentina ci spingiamo oltre con i paragoni. Ma El Pipita & Lorenzinho non vi ricordano un po’ proprio Careca & Maradona?

PREMIO CHI L’HA VISTO – Alessio Cerci non ha colto a Torino l’opportunità del rilancio, il Milan continua a non vincere e il gioco di Mihajlovic continua a non convincere. Tornando all’Henry di Valmontone (o alla risposta italiana a Robben, l’amico e collega Pistocchi dixit) inutile girarci intorno: la sua carriera è costellata di tante promesse e altrettante delusioni. Conti (di gol, assist e media voto) alla mano, solo tre stagioni sono state all’altezza del suo talento: 2007-08 in B con il Pisa, 2012-13 e 2013-14 in A con il Torino. Tutte e tre le volte sotto la direzione tecnica di Gian Piero Ventura. Un caso? No.

PREMIO BENTORNATO CAMPIONATO – Dopo anni di dominio assoluto bianconero o nerazzurro o al massimo di lotta a due (Juve-Roma o Inter-Roma) riecco il campionato magari non più bello del mondo come nei mitici anni Ottanta ma di sicuro più combattuto. Sei squadre nel giro di tre punti, otto squadre da quota 18 della Fiorentina a quota 14 di Torino e Atalanta. Insomma, come direbbe Bruno Pizzul tutto molto bello…

PREMIO ESPERIENZA E QUALITA’ – Edoardo detto Edy Reja ha compiuto 70 anni lo scorso 10 ottobre. L’Atalanta ha compiuto 108 anni lo scorso 17 ottobre. La doppia festa è andata in scena nel 3-0 rifilato dai nerazzurri di Bergamo al Carpi. Che lancia l’Atalanta in zona Europa e certifica l’esattezza della scelta dell’ex direttore generale atalantino Pier Paolo Marino che dopo averlo avuto con profitto a Napoli lo aveva richiamato alla fine della scorsa stagione per sostituire Colantuono. Reja è il più vecchio dei 20 allenatori della Serie A, dopo di lui Ventura. Un altro che sta facendo grandi cose con il suo Torino (che ha gli stessi punti dell’Atalanta…)

 

Il tocco di Delneri nel poker juventino

PREMIO POKER BIANCONERO – Tevez? Troppo facile. Pogba? Troppo scontato. Buffon o Pirlo? Troppo classico. La palma del miglior bianconero per lo scudetto numero 31 (quarto consecutivo, primo dell’era Allegri) vogliamo darla – andando assolutamente e volutamente controcorrente – ad Andrea Barzagli. Pur in una stagione tormentata sotto l’aspetto fisico che lo ha visto rimanere ai margini parecchi mesi, quando è stato chiamato all’opera (7 volte in campionato e 3 in Champions) Barzagli si è dimostrato ancora una volta il miglior difensore della Juve. E per estensione del calcio italiano. Anticipo, senso della posizione, personalità. E grande correttezza. Insomma, il campione silenzioso che fa la fortuna di tutti gli allenatori. E a proposito di allenatori, rendiam qui merito a Gigi Delneri, colui che nel gennaio 2011 lo volle fortissimamente in bianconero. Perchè ne conosceva alla perfezione il valore, avendolo fatto esordire in A con il Chievo a 22 anni e ritrovato poi a Palermo nella stagione che sarebbe sfociata nel Mondiale a forti tinte rosanero (con lui, ricordiamo, Grosso, Zaccardo e Barone). Chiellini e Bonucci sono molto più “mediatici” e segnano più di lui. Ma quando sta bene e c’è da presidiare la porta di Buffon, nella Juve e in azzurro, nessuno fa meglio di Barzagli.

PREMIO  MATERASSO – Solo sette squadre hanno fatto difensivamente peggio del Milan, che in 34 giornate ha incassato la bellezza di 45 gol. La cosa curiosa e paradossale è che Diego Lopez è stato tra i pochi rossoneri a salvarsi in questa disgraziatissima stagione. Risultando spesso e volentieri il migliore in campo.

PREMIO CORE DE ROMA – Di Alessandro Florenzi non ci era piaciuto, qualche settimana fa, quel tono intriso di vittimismo e complottismo dopo la sfida al Comunale-Olimpico contro il Torino. Di Alessandro Florenzi ci piacciono invece tantissimo certi suoi gol d’autore (tra poco li potremo tramandare come gol “alla Florenzi”), l’ardore e la grinta che ci mette sudando la maglietta giallorossa fino all’ultima goccia. Terzino, centrocampista, attaccante: Florenzi nella squadra di Garcia sa far tutto e lo fa bene. Forse a Prandelli continuano a fischiare le orecchie per averlo tagliato dai magnifici (si fa per dire…) 23 della fallimentare spedizione al Mondiale brasiliano.

PREMIO FISCHI ALLA SCALA – Forse, probabilmente, l’Inter andrà in Europa League, visto il cammino “operazione ciapanò” delle dirette concorrenti per l’Europa che conta poco. Di sicuro lo 0-0 contro il Chievo è stato un povero spettacolo. Ha voglia, Mancini, di contare le occasioni da rete dei nerazzurri. Verità verità, per dirla con il suo vecchio maestro Boskov, la squadra di Maran meritava di vincere e alla fine ha avuto le migliori opportunità per riuscire nell’impresa.