Cairo e la vittoria dei tifosi granata

PREMIO ASSISTMAN – Segna Icardi e vince l’Inter. Fin qui niente di strano. Anche se in realtà stavolta il tocco del capitano (con Handanovic l’unico vero top player nerazzurro) si è visto – più che in occasione dell’esecuzione dal dischetto che è valsa il 2-0 o della rete del 3-0 – nella splendida apertura-assist per il gol di Perisic che a una manciata di minuti dalla fine ha messo in discesa una partita difficilissima. L’asse Icardi-Perisic funziona che è una meraviglia: ricordare, per credere, la splendida assistenza del capitano nerazzurro per la testa del croato nella vittoriosa sfida contro la Juventus del 18 settembre scorso. Una cinquantina di giorni fa, sembra un secolo…

PREMIO COW BOY – Urbano Cairo che cavalca il gigantesco Toro di cartapesta sotto la curva Maratona nel pre della sfida contro il Cagliari è la foto del momento positivo dei granata. Il presidente negli anni scorsi ha subito durissime contestazioni e adesso può prendersi le sue rivincite. Senza dimenticare però che proprio l’affetto dei tifosi lo ha spinto a costruire finalmente un Toro Vero. Quei tifosi che lo invitavano a non prendere più vecchi tromboni magari a parametro zero (un esempio per tutti: Recoba) ma a dare fiducia sul mercato a giovani di prospettiva (tre esempi per tutti, la B4: Baselli, Benassi, Belotti e Boyè). Quei tifosi che invitavano la società a puntare sui giovani del vivaio (un esempio per tutti: Barreca). Quei tifosi che hanno “costretto” Cairo a puntare sulla ricostruzione del caro vecchio Filadelfia (grazie anche ai contributi di Comune, Provincia e Regione). Poi, per carità, il pres ci ha messo anche del suo: scegliendo per esempio, dopo Ventura, un allenatore come Mihajlovic, una sorta di Giagnoni 2.0. Per i più giovani: Gustavo Giagnoni era il tecnico del Torino 1971-72 vincitore dello scudetto “morale” di quella stagione, colui che cominciò a plasmare il tremendismo granata anni Settanta sublimato poi con lo scudetto della squadra di Gigi Radice nel torneo 1975-76.

PREMIO FANTASTICO TRIS – Miralem Pjanic risponde da campione proprio nel suo momento più delicato. Un gol da applausi, un’esecuzione perfetta su calcio da fermo. Prima rete fuori casa in campionato con la Juve e primo gol decisivo per il bosniaco che finora aveva giocato senza convincere troppo davanti alla difesa, dietro le punte o da interno. Se il gol del Bentegodi vale tre punti (in realtà al netto del “peso” due, perché senza la sua prodezza Chievo-Juve sarebbe finita 1-1), quelli segnati nel 4-1 alla Samp e nel 3-1 al Sassuolo erano stati solo “di contorno”.

PREMIO MAGICO TACCO – Con Carlos Bacca in piena crisi, ci pensa Gianluca Lapadula a firmare con un gran colpo di tacco la vittoria del Milan a Palermo che consolida i rossoneri in zona Champions. In verità Lapadula non aveva troppo convinto le volte che era stato chiamato a giocare, dall’inizio o a partita in corso. Chissà che questo supergol non dia la spinta giusta a questo 26enne che – grazie alla mamma peruviana – potrebbe decidere di vestire un giorno la maglia con la banda rossa del Perù. E che – pochi lo ricordano – faceva coppia con Gregoire Defrel nella Primavera del Parma 2009-10 allenata da Tiziano De Patre.

PREMIO GIOVANE DEA – Non finisce più di stupire l’Atalanta targata Gasperini: 22 punti, uno in più del Napoli e 5 in più dell’Inter, tanto per gradire. E tanti giovani (anche italiani) in rampa di lancio. In casa del Sassuolo dopo il gol (in fuorigioco) di Papu Gomez ecco la testata di giustezza del difensore centrale Mattia Caldara, classe ’94, già a segno a Pescara, e il gol da bomber vero del laterale di centrocampo Andrea Conti, anche lui classe ’94, al primo centro stagionale ma al terzo in Serie A: lo scorso campionato ne segnò due, ma al Bentegodi contro il Verona e in casa contro la Fiorentina arrivarono due sconfitte…

 

Roma & Toro, tridenti atomici

PREMIO ATTACCO ATOMICO – In nove giornate è andata in bianco solo a Firenze. La Roma si rimette sulla scia della Juve in attesa dello scontro diretto e tocca/supera quota 20. Non male, 23 centri in 9 giornate. Esprime il capocannoniere – Dzeko salito a quota 8 – e una bella varietà di altri cannonieri: Salah è a quota 5, Perotti – infallibile dal dischetto – a 3, Totti  a 2 (entrambi su rigore), El Shaarawy a 2. Unica nota stonata l’assenza dal tabellino dei marcatori di Radja Nainggolan, uno che di gol in A ne ha già segnati 20 ma che quest’anno non si è ancora sbloccato.

PREMIO TRIDENTE – A proposito di gol, solo la Roma ha segnato più del Torino (23 a 19): un Toro che può vantare un tridente (peraltro a forti tinte giallorosse) di primissima qualità: ben 13 delle 19 reti realizzate dai granata arrivano dal trio meraviglia Ljajic-Belotti-Iago Falque. Da destra a sinistra, 3 il serbo, 5 il Gallo e 5 lo spagnolo. A conferma che con il 4-3-3 in fase offensiva Sinisa Mihajlovic è un maestro.

PREMIO ULTIMA SPIAGGIA – Il disastroso primo tempo di Bergamo, le tre sconfitte consecutive in campionato, il misero punticino raccolto sugli ultimi 12 a disposizione: insomma, l’Inter che dopo la vittoria di Empoli era terza a -2 dalla Juve (battuta con merito appena la settimana precedente a San Siro) adesso si ritrova con sole cinque squadre alle spalle, a -10 dai bianconeri e a -8 dalla zona Champions. De Boer fa tenerezza con quell’itagnol che regala ai microfoni e meriterebbe migliori fortune. Intanto gli tocca giocarsi la panchina mercoledì sera contro il Torino. Un Toro peraltro che ha fatto bottino pieno nelle ultime due sfide con i nerazzurri a San Siro.

PREMIO FORZA CALABRIA – Ispira simpatia il Crotone, terza squadra calabrese ad affacciarsi in Serie A, ancora a secco di vittorie a quasi un quarto di cammino. I paragoni con le “prime volte” di Reggina e Catanzaro sono dolceamari: la Reggina nella stagione 1999-2000 riuscì a salvarsi agevolmente vincendo la prima in A alla terza giornata (Bologna-Reggina 0-1 a firma Possanzini); il Catanzaro nel 1971-72 retrocesse e dovette aspettare la 16esima giornata (prima di ritorno) per festeggiare la prima vittoria nella massima divisione. Ma fu un successo storico: 1-0 alla Juventus con gol di Mammì.

 

 

Montella e De Boer, le due facce di Milano…

PREMIO ILLUSIONE ROSSONERA – Il Milan secondo a pari merito con la Roma alle spalle della Juventus è forse la grande sorpresa di questo avvio di campionato: 16 punti in 8 giornate, alla media perfetta di 2 a partita. E sabato sera andrà in scena a San Siro un Milan-Juventus che – incredibile a dirsi – profuma di scudetto con i rossoneri a -5 e potenzialmente (ma solo potenzialmente…) a -2 in caso di vittoria. Le perle di Kucka e Niang (stendiamo un velo sul gollonzo Bacca/Dainelli…) autorizzano a sognare. In attesa del famoso closing cinese e dell’avvio ufficiale della nuova società, il Milan di Montella ha già fatto meglio delle ultime 5 versioni rossonere. Andando a ritroso, in tempi recenti solo nel 2010-11 con Allegri il Milan aveva fatto meglio con 17 punti, andando poi a conquistare quello che sarebbe stato il suo finora ultimo scudetto.

PREMIO MONTAGNE RUSSE – Frank De Boer, tecnico serio e apprezzabile fuori campo anche per il suo tentativo di parlare italiano dopo poche settimane, sembra perennemente sulle montagne russe. La falsa partenza prima (ko in casa del Chievo e pareggio casalingo contro il Palermo), poi le tre vittorie consecutive con il pregiato scalpo juventino, quindi il misero punto nelle ultime tre partite, in mezzo i disastri in Europa League. Insomma, passa in fretta da bluff a genio della panchina. La verità probabilmente sta nel mezzo. I mancio-nostalgici ci ricordano che a quest’altezza di campionato lo scorso anno l’Inter aveva 6 punti in più, con la vetta a 1 punto di distanza (adesso la Juve capolista è a +10…). Impossibile però dimenticare il crollo nella seconda parte di stagione, che risucchiò l’Inter al quarto posto a -13 dal piazzamento preliminari-Champions e addirittura a -24 dalla Juve scudettata…

PREMIO VENTI E LODE – Mercoledì 23 settembre 2015, turno infrasettimanale: Juventus-Frosinone 1-1, con Blanchard che pareggia il gol di Zaza. Dalla successiva sfida allo Juventus Stadium (4 ottobre, 3-1 al Bologna), i bianconeri in campionato le hanno vinte tutte e 20: ben 46 le reti segnate, solo 6 i gol incassati. Ok, sabato c’è stato il brivido dell’iniziale svantaggio di Jankto (gentile omaggio di Gigi Buffon) ma con la doppietta di Dybala e il 2-1 finale stiamo parlando di numeri davvero pazzeschi.

PREMIO SOLDATI (& BOMBER) DI VENTURA – In una classifica cannonieri che vede in testa il bosniaco Dzeko con 7 gol seguito a 6 dagli argentini Higuain e Icardi e dal colombiano Bacca, spiccano a quota 5 – a pari merito con lo spagnolo Callejon – i nuovi gemelli del gol azzurri Immobile & Belotti. Il Gallo granata giocherà stasera in posticipo nella “sua” Palermo d’adozione, il Ciro laziale ha segnato su rigore dopo aver ingaggiato un incredibile duello con il portiere bolognese Da Costa che lo ha sempre murato anche con l’aiuto dei legni. Ecco, se in Nazionale Ventura – che in granata ha rigenerato due volte Immobile e lanciato in grande Belotti – avrà ancora dei ripensamenti e si affiderà ancora alla coppia Eder-Pellè, siamo pronti… a togliergli il saluto.

 

 

Cholito meglio di papà Cholo

PREMIO COCCO DI PAPA’ – Nel segno della famiglia Simeone. Il babbo Diego Pablo ci aveva impiegato 141 minuti a segnare il primo gol in Serie A: seconda di campionato, dopo i 90′ di Bologna-Pisa 0-1, ecco (al minuto 51′) la rete del momentaneo 2-0 in Pisa-Lecce 4-0. Era il 16 settembre 1990. Poco più di ventisei anni dopo Giovanni Paolo – dopo i 78′ giocati in precedenza con la maglia rossoblù – timbra al minuto 47 di Genoa-Pescara la sua prima rete nel campionato italiano. Il Cholito insomma (a segno dopo 125′) meglio del Cholo. Anche se in realtà il babbo non era un attaccante e più che pensare alla porta altrui aveva la missione di sradicare palloni in mezzo al campo.

PREMIO SCELTA CERVELLOTICA – Sia chiaro: il Palermo – che contro la Juve ha giocato una dignitosissima partita – sabato sera non ha perso per questo. Ma la scelta di De Zerbi (un ottimo allenatore) che tiene fuori per 70 e passa minuti l’attaccante macedone Nestorovski reduce da due gol nelle ultime due partite risulta davvero poco comprensibile.

PREMIO CROCE ROSSA – Un week end che lascia invariata la situazione nelle zone alte della classifica (Juve in testa, Napoli lì ad inseguire) ma che ci lascia anche la pesante eredità di almeno tre gravi infortuni: gli juventini Rugani e Asamoah staranno fuori un paio di mesi per i loro problemi al ginocchio destro figli della sfida della Favorita. Ricaduta muscolare per Lucas Biglia e anche nel caso del capitano della Lazio l’assenza dai campi da gioco sarà intorno ai due mesi. Meno gravi, ma di sicuro con incidenza sull’1-1 di San Siro gli acciacchi che hanno fermato Joao Mario e Murillo alla vigilia di Inter-Bologna. Insomma, una giornata da dimenticare per l’infermeria…

PREMIO ZERO GOL MA TANTI APPLAUSI – Il gol per un attaccante è tutto. O quasi. Eppure c’è un attaccante, l’argentino Lucas Boyè del Torino, che è ancora a secco ma che si sta guadagnando voti altissimi in pagella e grande considerazione da parte degli addetti ai lavori. Classe ’96, cresciuto nelle giovanili del River Plate e poi maturato nel Newell’s Old Boys, Boyè ha tante qualità: bravo tecnicamente, forte fisicamente, ha grande personalità e un roseo avvenire davanti. Certo, gli manca il gol. Ma per ora ci basta e avanza averlo visto in queste prime giornate per sentenziare che Boyè, come si suol  dire, è giocatore. Anzi, è un grande giocatore.

PREMIO GOL AZZURRI – Gian Piero Ventura gongola. Dalla Costa Azzurra (nonostante il forfait dell’ultima in Ligue1) arrivano ottime notizie sul conto di Mario Balotelli. Dal campionato le indicazioni portano i nomi e i gol di Andrea Belotti, Mattia Destro e Manolo Gabbiadini. Un ’93 e due ’91 che possono lottare per le prime posizioni della classifica cannonieri e sgomitare per conquistarsi un posto al sole in azzurro.

 

Le balle di Moggi e le ragioni di Seedorf

PREMIO BROMURO – Ok la grinta e la rabbia agonistica, ok la giustificazione che in quel pomeriggio friulano praticamente vedi sfumare il sogno scudetto. Ma non è accettabile la sceneggiata di Higuain. Il Pipita per la sua reazione scomposta nei confronti dell’arbitro Irrati rischia almeno un paio di giornate di stop, inguaiando ulteriormente un Napoli scivolato a -6 dalla Juventus. E complicando così la sua rincorsa al record storico di gol in serie A, detenuto dallo svedese Gunnar Nordahl (Milan) con 34 segnature nella stagione 1949-50. Invece del solito tè caldo, la prossima volta ci sarà da somministrare a Higuain una bella tazza di latte tagliato… con bromuro.

PREMIO SPQR – Con il capitano (non giocatore) e “capitan futuro” seduti in panchina, Alessandro Florenzi ha tenuto alta la bandiera dei romani-romanisti di giallorosso vestiti. Segnando il suo primo gol (e che gol) nella stracittadina, in una stagione che per lui era cominciata con il gioiello balistico rifilato al Barcellona. Dal cambio Garcia-Spalletti sembrava inizialmente penalizzato, invece a forza di corsa e sacrificio Florenzi si è conquistato anche la stima di Mastro Luciano.

PREMIO VADO AL MAXIMO – Prima la smargiassata del mancato saluto a Icardi (da villano, diciamolo…). Poi un primo tempo apatico. Quindi una ripresa monstre, al… Maximo: Maxi Lopez serve a Molinaro la gran palla dell’1-1 e a Belotti l’assist che provoca il rigore del sorpasso e l’espulsione di Nagatomo. La sua testa platinata è decisiva nella seconda vittoria consecutiva del Torino in casa Inter. Ricordando che l’anno scorso contro i nerazzurri a San Siro il suo ingresso fu determinante, così come la sua spizzata per il gol vincente di Moretti.

PREMIO VEGGENTE – L’indegna prestazione di Bergamo (dove peraltro c’era da onorare anche la memoria di Cesare Maldini) non solo provoca il ritiro punitivo giustamente deciso da Mihajlovic e scioglie gli ultimi eventuali dubbi sulla (non) permanenza del serbo sulla panchina del Milan 2016-17. Ma riabilita clamorosamente Clarence Seedorf. Un paio di anni fa, di questi tempi, erano emerse le sue esternazioni ad alcuni tifosi della Curva Sud: “per avere ambizioni di vertice, c’è da cambiare tre quarti di squadra”, questo il concetto dell’olandese. Se in società gli avessero dato retta, il Milan avrebbe guadagnato due anni e risparmiato i contratti di Inzaghi, Mihajlovic e del futuro prossimo tecnico rossonero.

PREMIO PINOCCHIO – Da sempre attenti lettori della rubrica di Luciano Moggi su Libero, non ci siamo persi nella scorsa settimana l’ennesima panzana scritta dal Moggi-giornalista (decisamente peggiore del Moggi dirigente). Don Luciano si scaglia contro Gigi Simoni, definito “malalingua” quando la Juve incontra l’Inter (evidentemente perchè non dimentica il crash Iuliano-Ronaldo…). Ebbene, Moggi riesumando un articolo della Gazzetta che ricordava come Recoba esordiente in A contro il Brescia fosse stato decisivo con la sua doppietta per la vittoria nerazzurra nella prima giornata del torneo 1997-98 (sì, proprio quello di Iuliano-Ronaldo…) non trova di meglio che scrivere: “In quel preciso momento l’allenatore nerazzurro sapeva di fare cosa irregolare facendo giocare un atleta il cui passaporto era stato falsificato.” Urge per Moggi una bella cura a base di fosforo per fargli ritornare la memoria. Recoba, infatti, nella stagione 1997-98 era un calciatore extracomunitario a tutti gli effetti e dunque il suo impiego in quella partita assolutamente legittimo. Il passaporto taroccato, infatti, lo ottenne soltanto due anni dopo, il 12 settembre 1999. Quando Gigi Simoni allenava il Piacenza.

PREMIO FIGURINE PANINI – Le spettacolari prodezze di Mauricio Pinilla (segnalato da Zamorano a Moratti e comprato dall’Inter una dozzina di anni fa) sono ormai un must. E a questo punto sarebbe il caso che le Edizioni Panini Modena procedessero a cambiare l’immagine delle mitiche “figu” sostituendo l’ormai datata rovesciata di Carletto Parola con una di quelle del cileno. Un vero esperto in “chilena”, come in Sudamerica chiamano le rovesciate volanti.

 

La versione del Mancio, bello ma perdente

PREMIO MISTER SCUDETTO – Un secondo tempo fantastico, con l’uomo in meno. Una sconfitta che fa molto meno male di quella a San Siro contro la Fiorentina. Insomma, complimenti vivissimi a Roberto Mancini: che ha offerto una lezione di gioco, ha azzeccato tutti i cambi (in primis la sostituzione di un abulico Icardi) e ha messo in bella vista al San Paolo un’Inter tutta grinta, qualità e corsa. Ecco, forse magari qualcuno la smetterà di sfottere l’Inter brutta ma vincente. Anche se di sicuro il Mancio la preferisce a quella di Napoli, bella ma (immeritatamente) perdente. Con i pali di Jovetic e Miranda nelle battute finali che avrebbero meritato miglior sorte.  

PREMIO SUPERBOMBER – I due gol, l’occasione del possibile 3-1 nel finale sventata da Handanovic, una partita da leader. Insomma non ci sono più aggettivi per il Pipita Higuain, capocannoniere con 12 pipite in 14 giornate. Eppure in Argentina c’è chi ancora lo discute e lo contesta, additando al numero 9 azzurro le responsabilità per le sconfitte al Mondiale 2014 (gol clamoroso sbagliato solo davanti a Neuer in finale) e in Coppa America 2015 (gol sbagliato sullo 0-0 e rigore gettato alle ortiche).   

PREMIO O’ DIRETTORE – Pier Paolo Marino, uno dei dirigenti più preparati del nostro calcio, è a spasso. Qualche mese fa ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttore generale dell’Atalanta dopo che la proprietà gli aveva affiancato Giovanni Sartori, l’artefice del “miracolo Chievo” di inizio anni Duemila. Del “miracolo Atalanta” odierno, però, i meriti continuano a essere in toto o quasi di Marino alias O’ Direttore. A cominciare dalla scelta a campionato in corso (nella scorsa stagione) di Edy Reja in panchina al posto di Colantuono. Senza considerare che 11 dei 14 protagonisti della bella e storica vittoria in casa della Roma sono stati portati in nerazzurro proprio da Marino. Tutti, a cominciare dai goleador Papu Gomez e Tanque Denis. In sostanza, tutta la squadra con l’eccezione di Paletta, Kurtic e De Roon.

PREMIO GOMITO DI PIOMBO – La domenica mattina Leonardo Pavoletti, il Pavoloso secondo un bel due aste della Gradinata Nord, aveva letto compiaciuto le righe dedicategli dal mitico Gianni Mura sull’autorevole Repubblica nella prestigiosa rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”. Il bomber genoano era stato gratificato del titolo (“L’esempio di Pavoletti tra libri e maiali”) e di due 7,5 e di un 8 nonchè di tante belle parole da parte del giornalista che giusto la settimana prima lo aveva segnalato a Conte per la Nazionale. Tanti elogi hanno evidentemente fatto perdere la testa a Pavoletti, che con una sconsiderata gomitata al volto di Gagliolo dopo appena 6′ ha in pratica compromesso la partita del Grifone. In attesa della stangata (non si quotano le tre giornate di squalifica) che penalizzerà ulteriormente il Genoa di Gasperini che di qui a fine 2015 dovra giocare a San Siro con l’Inter, in casa contro il Bologna e all’Olimpico con la Roma. 

PREMIO CRESTA D’ORO – Sabato contro il Bologna Andrea Belotti alias il Gallo ha festeggiato il suo primo gol con la maglia del Toro, settimo in Serie A, trascinando nella sua esultanza, lui 21enne (compirà 22 anni il prossimo 20 dicembre), il tecnico Giampiero Ventura. Uno spettacolo vedere il 67enne allenatore granata portarsi la mano sulla testa e rotearla a mo’ di cresta. Messa in discesa con quella prodezza la sfida contro i rossoblù di Donadoni, ci ha poi pensato Vives a chiudere il conto tornando a regalare un successo al Comunale-Olimpico dopo due mesi con in mezzo la sconfitta con l’Inter e i pareggi contro Genoa e Milan.