Chiamate Mancio 3-0 3-0 e le 50 sfumature d’azzurro

PREMIO ASCENSORE PER L’EUROPA – A Milanello, nella conferenza stampa della vigilia, Sinisa Mihajlovic aveva parlato del derby come di un ascensore che poteva portare alla gloria o bruscamente a un pian terreno fatto di stenti e lacrime sportive. Il 3-0 riporta il Milan in zona Europa (League) e fa tornare un po’ di sereno a Milanello e dintorni dopo settimane di critiche e tensioni. Senza dimenticare, comunque, che la squadra è a -6 dal terzo posto, ultimo valido per la Champions. Che, giova ricordarlo, alla vigilia della stagione era l’obiettivo minimo. Come è bene sottolineare che i tifosi rossoneri non godevano così in un derby (vincendolo cioè con tre gol di scarto) da quasi 5 anni. Da quel 3-0 (doppio Pato e Cassano su rigore) del 3 aprile 2011, stagione dell’ultimo scudetto milanista.

PREMIO CHIAMATE MANCIO 3-0 3-0 – L’Inter e Mancini sembrano ancora sotto choc da quella notte di insulti (più o meno omofobi) scambiati al San Paolo con Maurizio Sarri. Il polverone successivo non ha decisamente portato bene in casa nerazzurra: nell’ordine l’Inter ha raccolto un misero pareggio contro il Carpi e due pesanti sconfitte – tra Coppa Italia e campionato – contro le rivali più tradizionali, Juventus e Milan. Con lo stesso pesante punteggio. Tanto che adesso – parafrasando la celebre trasmissione radiofonica degli anni Settanta di Gianni Boncompagni “Chiamate Roma 3131” – i tifosi biancorossoneri hanno coniato un nuovo slogan: chiamate Mancio 3-0 3-0.

PREMIO FILOTTO BIANCONERO – Sono 15 le vittorie consecutive della Juventus tra campionato e Coppa Italia, 12 quelle in fila solo in Serie A, record (di Conte 2013-14) eguagliato. Come già a Udine, anche a Verona la squadra di Allegri ha mostrato una ferocia e una determinazione pazzesche. Si fa male Mandzukic e si ferma Dybala ma esplode Morata. Si rivedono le magie di Pogba. Alex Sandro si rivela un acquisto azzeccato sulla corsia sinistra. Insomma, si avvicina sabato 13 febbraio, il gran giorno (anzi, la gran notte) di Juventus-Napoli. Uno scudetto per due. 

PREMIO 50 SFUMATURE DI AZZURRO – La manita di Sarri al suo ex Empoli porta a quota 50 il bottino di reti in campionato del Napoli, di gran lunga il miglior attacco della Serie A in queste prime 22 giornate. Il Pipita – a quota 22 – continua la sua rincorsa ai record di Angelillo e Nordahl e prosegue nella sua media perfetta di un gol a partita. L’attacco azzurro, nella sua globalità, si porta così a +8 su quello della Juventus che è seconda anche nella classifica dei gol fatti.

PREMIO TACCO DI ALLAH – El Shaarawy ha un nome cristiano (Stephan) e un padre egiziano di religione musulmana. La sua famiglia, in realtà, non è troppo praticante e a quanto ci consta lui lo è ancor meno. In ogni caso non potevamo esimerci – nel ricordo dell’algerino Madjer, meteora interista a fine anni Ottanta (non giocò neppure una partita ufficiale) – dall’affibbiargli dopo la splendida prodezza dell’Olimpico il soprannome di Tacco di Allah. Per la gioia dei tifosi giallorossi.

 

 

Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

La Jo-perla e gli strafalcioni di Moggi

Foto IPP/Paolo Bona Milano 23/08/2015 Campionato di Calcio di Serie A 2015/2016 Inter-Atalanta nella foto stefan jovetic esulta dopo il gol del 1-0 Italy Photo Press - World CopyrightPREMIO MOTIVATORE – Si è accomodato in panchina con la sua bella bonza. In attesa di smaltire la pancetta e tornare a regalare magie al pubblico di Marassi, Antonio Cassano funziona come amuleto e motivatore. La sua Samp travolge il Carpi, quei due là davanti (Eder e Muriel) fanno doppietta. E adesso sono tutti cavoli di Walter Zenga. Che non può prescindere dall’italobrasiliano e dal colombiano e che deve trovare il modo di inserire Fantantonio senza sbilanciare troppo la squadra. Un’impresa da Seminatore d’oro (per i più giovani, il premio che una volta si assegnava al miglior allenatore della stagione). Continua a leggere

Cavanda piede caldo e ultrà… da applausi

PREMIO OTTOVOLANTE – Non c’è partita: Stefano Pioli, che da queste colonne avevamo elogiato spesso ai tempi del Bologna, incarta l’ottava vittoria consecutiva in campionato (più quella al San Paolo di Coppa), supera la Roma, si issa al secondo posto e sfida la Juve sognando di accorciare a 9 con l’eventuale nono successo i punti di distacco dalla vetta. Applausi.
PREMIO PIEDE CALDO – Nel poker grandi firme dell’Olimpico (Mauri, Klose, Candreva e Felipe Anderson) manca il nome di Luis Pedro Cavanda. Il treccioluto esterno di destro d’origini angolane non entrerà nel tabellino Panini della vittoria contro l’Empoli ma dal suo educatissimo piede partono i morbidi cross per le due testate che mettono in discesa la partita della Lazio. Mauri e Klose ringraziano, la Curva Nord va in delirio.
PREMIO ORATORIA… DA TRE PUNTI – C’è stata molta ipocrisia in tanti mezzi d’informazione a proposito del “concione” tenuto da Claudio Galimberti alias Il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, alla vigilia della sfida contro il Sassuolo. Visto su youtube, il discorso che ha scandalizzato tanti colleghi benpensanti non aveva nulla di così devastante. Toni coloriti, certo, ma figli della passione. I calciatori di Reja erano in (doveroso) ascolto davanti alla tribuna del vecchio Brumana dove il Bocia e un migliaio di suoi seguaci erano piazzati per assistere all’allenamento e strigliare una squadra che ultimamente aveva deluso assai. Senza violenza, senza eccessi, anche peraltro con la presenza di bambini e ragazzi insieme agli ultrà. Certo, se l’Atalanta avesse perso, tutti a dire e scrivere che la squadra era stata terrorizzata alla vigilia. Invece con il 2-1 tutti muti. Forse che magari quel discorsetto non abbia davvero scosso un po’, nel senso buono, Denis e compagni? Insomma, è sempre facile demonizzare l’ultrà. Un po’ meno a volte comprenderne fino in fondo quell’amore un po’ sopra le righe ma quasi sempre sincero che lo caratterizza.
PREMIO ORGOGLIO & DIGNITA’ – Antonio Cassano lo aveva definito in modo sprezzante Crisantemo quando salutò la compagnia (e la barca parmigiana che stava affondando). Roberto Donadoni ha risposto sul campo: il suo Parma senza soldi ha orgoglio e dignità da vendere. E chissà che prima delle partite (a proposito, 7 punti sui 9 disponibili nelle ultime tre gare) non riecheggino nelle orecchie dei suoi giocatori le note e le parole targate Lucio Battisti…
PREMIO BOMBER SORPRESA – In trenta e passa partite in A con il Milan non aveva mai segnato lo straccio di un gol. Di lui si ricordava quel palo al Camp Nou che poteva riaprire Barcellona-Milan di Champions 2013 e una traversa (spezzata) in allenamento a Milanello che fece a suo tempo il giro del web. La focaccia e la maccaia genovese evidentemente hanno fatto bene a Niang, che adesso nel Genoa segna a raffica. E si fa rimpiangere da un Milan che – Menez a parte – non ha attaccanti dai grandi numeri.

I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere

Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

I BUONI

ASAMOAH – Un gol che è un gioiello di tecnica e di balistica. Il ghanese è tra i giocatori meno pubblicizzati ma più efficaci della rosa di Conte. Spinge, difende e fa gol. Cosa chiedergli di più?
DONADONI – Il 15esimo risultato utile consecutivo riproietta il Parma in zona Europa dopo gli anni bui del post crac-Parmalat. E gran parte del merito va al tecnico di Cisano Bergamasco. Un tipo silenzioso che alle parole preferisce, da buon bergamasco, i fatti. La mossa a sorpresa (Palladino per Amauri) disorienta la difesa del Verona che non ha punti di riferimento essendo i tre attaccanti (Palladino, Cassano e Biabiany) tutti di movimento. Bene, bravo, otto più.
DI NATALE – Raggiunge quota 184 gol, cioè raggiunge un certo Gabriel Batistuta nella classifica dei marcatori della nostra Serie A. E, cosa ancor più incredibile, è a sole quattro lunghezze dal celebratissimo Del Piero. Totò sembra non avere mai fine. Onore a Donadoni, Lippi e Prandelli che gli hanno dato fiducia anche in azzurro pur giocando in una provinciale (di lusso) come l’Udinese.
CURVA NORD LAZIO – In passato la si era descritta come un coacervo di nazi-razzisti. Invece per come sta portando avanti la contestazione al presidente Lotito il covo degli ultrà biancocelesti merita applausi. Dopo la civilissima protesta di Lazio-Sassuolo l’altrettanto civile sciopero silenzioso di Lazio-Atalanta.

I CATTIVI

MEXES – Qualche anno fa, pur con i suoi errori di presunzione, era uno dei difensori più forti ed eleganti d’Europa. Da qualche tempo è una sciagura. E il Milan ne ha avuto l’ennesima conferma sabato scorso al Friuli.
VENTURA – Insegna calcio, verissimo. Non sfrutta quasi mai l’alibi arbitrale per giustificare le sconfitte, ed è uno dei pochi. Ma dovrebbe spiegare perchè, dopo un campionato da applausi il Toro si sia improvvisamente liquefatto. Tre punti sugli ultimi 15 a disposizione suonano come una condanna.
RAFAEL – Non è particolarmente reattivo in occasione del primo gol del Parma, è incredibilmente pasticcione quando serve il raddoppio a Cassano con una libera uscita coi piedi che non fa onore al suo Paese di provenienza (il Brasile).

Buffon torna SuperGigi, Mazzarri stecca

I BUONI

BUFFON – Ammettiamolo, ci piace andare controcorrente. E così, mentre tutti lodano (giustamente, peraltro) Re Leone Fernando Llorente, noi strizziamo l’occhio a un Buffon capace, a 35 anni suonati, di riscattare un grigio avvio di stagione. Se dopo le quattro sberle di Firenze la Juventus si è rimessa in carreggiata tanto in campionato quanto in Champions non possiamo non dare meriti al suo capitano-portierone. Da quel 20 ottobre, sette vittorie, un pareggio onorevole contro il Real Madrid e una sconfitta (ingiusta) al Bernabeu. E in campionato sei partite senza gol al passivo, evento che alla Juve non capitava dal 2002. E dire che c’era chi dava SuperGigi per finito…
GUIDOLIN – Ha un duplice merito: 1) Nessuna squadra allo Juventus Stadium ha messo così in difficoltà i campioni d’Italia e quei due gol che si è mangiato Di Natale gridano ancora vendetta; 2) Perdere immeritatamente una partita al 90esimo fa sempre male, ma se con la sconfitta ancora bollente l’allenatore battuto va a cercare l’allenatore vincente (Conte) per stringergli la mano, beh, come minimo ha diritto al Premio Fair Play.
CASSANO – La carica dei 101 gol (anche se per alcune statistiche sarebbero 100) dà ulteriore slancio alla pazza rincorsa di Cassano a un posto nei magnifici 23 azzurri per il Mundial brasiliano. Per ora Fantantonio è a quota 6 e ha nel mirino il suo record personale di 14 centri (Roma, 2003-04) che gli valse la partecipazione a Euro2004 in Portogallo.

I CATTIVI

MAZZARRI – Con Erick Thohir il feeling (e parliamo esclusivamente di risultati…) stenta a scattare. Il neopresidente stecca anche la prima “live” a San Siro: l’1-1 contro la Samp segue l’1-1 di Bologna, la prima partita del tycoon indonesiano sulla tolda di comando nerazzurra e segue l’amichevole 0-1 ad Appiano Gentile nella prima uscita alla Pinetina di ET. Per farla breve, da quando è presidente dell’Inter ancora zero vittorie.
DANILO – Bravo Llorente, certo, nell’occasione del gol vincente contro l’Udinese. Ma il centrale brasiliano non può concedere nel giro di pochi secondi due-colpi-di-testa-due al suo avversario diretto.
CENTURION – Il giovane attaccante esterno argentino nel Racing di Avellaneda sapeva essere devastante. Contro il Torino, per la prima volta lanciato titolare da Gasperini, ha sbagliato tutto. Non gli è riuscito un dribbling, faceva sempre la cosa sbagliata, non ha mai impensierito la difesa granata. Un serio candidato, insomma, al Premio Pippero 2013-14. Quando nell’intervallo Gasp lo ha lasciato sotto la doccia inserendo al suo posto Fetfatzidis, il Genoa è riuscito a cambiare (come si dice oggi) l’inerzia della partita. Conquistando un pareggio comunque immeritato.

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).

Buoni e cattivi, settima giornata

I BUONI

FLORENZI – Garcia, Totti e Gervinho si prendono giustamente i titoloni per l’impresa romanista a San Siro. Ma il giovin Alessandro si merita applausi a scena aperta. Un gol segnato con la freddezza glaciale del bomber di razza, chilometri e chilometri macinati alla Scala del calcio con una stupefacente lucidità. Ha già segnato finora 4 gol, più di quanti (3) ne mise a segno nello scorso torneo. Un centrocampista, come dicono in Spagna, “todoterreno” che può essere una risorsa importante in chiave azzurra ai prossimi Mondiali brasiliani.

CASSANO – Il talento di Bari è stato giudicato dai ct azzurri un po’ come si fa con le targhe alterne in era di battaglia allo smog: Mondiali 2002 out (by Trap); Euro2004 ok (by Trap); Mondiali 2006 out (by Lippi); Euro2008 ok (by Donadoni); Mondiali 2010 out (by Lippi); Euro2012 ok (by Prandelli). Per provare a giocare almeno un Mondiale ha lasciato Milano per rifiorire in provincia. E a Parma sta facendo di tutto per salire sull’aereo mundialista. Contro il Sassuolo gol e due assist. Fare meglio è impossibile.

MANDORLINI– Per lui la Serie A era una sorta di tabù. L’aveva assaggiata due volte (con l’Atalanta nel 2004 e il Siena nel 2007) con risultati complessivamente disastrosi: 1 sola vittoria in 26 partite per un totale di 16 punti conquistati su un totale di 78 disponibili. Con il suo Verona (portato in tre stagioni dalla C alla A) sta facendo mirabilie e ha già raccolto la bellezza di 13 punti che per ora gli valgono un solitario quinto posto da Europa League.

I CATTIVI

ACERBI-ANTONINI-RANOCCHIA – In rigoroso ordine alfabetico, un trio di centrali (quello del Genoa, in verità, adattato causa emergenza) che hanno fatto la felicità rispettivamente degli attacchi di Parma, Catania e Roma. Un trio sciagurato, almeno in questo turno di campionato. E dire che Ranocchia e, in passato, Acerbi hanno fatto pure parte del giro azzurro…

GERVASONI – I recuperi non fanno per lui. Nel tempo addizionale della prima frazione di gioco, annulla il 2-0 doriano a Marassi per un sofismo regolamentare davvero assurdo. E replica nel recupero della ripresa assegnando al Doria il classico rigore… compensativo. Cioè, sbaglia due volte.

ALLEGRI – Il suo Milan dopo sette giornate ha gli stessi punti del Livorno di mister Nicola e ben sei in meno rispetto a un’altra neopromossa, il Verona. E’ vero che con le sue partenze con il freno a mano tirato è riuscito a fare peggio (lo scorso anno i rossoneri erano fermi a quota 7) ma certi numeri e certi confronti sono davvero poco dignitosi.