Conte l’invasato, curva Hellas da applausi

PREMIO IMBECCILITTA’ – I soliti cori razzisti anti-napoletani si sono uditi forti e chiari durante Verona-Napoli e sul finire di Inter-Frosinone. Per stigmatizzarli non bastnao più parole nè aggettivi.

PREMIO FEDELTA’ – I cori (pro) e la sciarpata gialloblù nei minuti finali di Verona-Napoli sono stati da pelle d’oca. L’Hellas aveva appena perso la settima partita su 13, è in coda alla classifica ed è l’unica squadra della A a non aver ancora vinto. Eppure i suoi sostenitori hanno dato l’ennesima lezione di tifo. Gli eredi delle Brigate Gialloblù in passato e nel presente avranno pure avuto derive fascistoidi e pseudorazziste (vedi sopra), ma in quanto ad attaccamento ai colori oggi come oggi non temono confronti nel mondo ultrà (o in quello che ne rimane).

PREMIO SHOW DA DIMENTICARE – S’impone un piccolo passo indietro, alla sera di martedì 17 novembre, quella della cancellazione per rischio terrorismo di Germania-Olanda. Stadio Dallara di Bologna, amichevole (rip. amichevole) Italia-Romania a Bologna. Cominciata nel ricordo dei morti della strage di Parigi: Marsigliese, lutto al braccio e pensieri alti (più alti di una partitina con poco senso anche in condizioni “normali”). Ebbene, lo spettacolo offerto in mondovisione dal nostro ct Antonio Conte è stato davvero imbarazzante: saltava, imprecava e sobbalzava in panchina come un invasato a ogni errore (o presunto tale) dei suoi giocatori o dell’arbitro. Esultava manco avesse vinto il Mondiale al gol di Gabbiadini del momentaneo 2-1. Livido in volto teneva una conferenza stampa dai contenuti quanto meno discutibili. Non c’è bisogno di scomodare la flemma dei maestri svedesi Liedholm ed Eriksson. Siamo certi che un comportamento così non lo avrebbero tenuto neppure i più grandi allenatori del calcio italiano moderno (da Sacchi ad Ancelotti passando attraverso Capello e Lippi). L’Italia avrà pure pareggiato 2-2 ma il nostro ct è riuscito a fare una figura se possibile peggiore.

PREMIO PIANGINA – Ok, il terreno di gioco del Dallara sabato pomeriggio era al limite della praticabilità (e forse oltre). Ma alla fine si è giocato, chi ha visto la partita si è pure divertito e il Bologna avrebbe pure darecriminare per un gol regolare annullato e una mancata espulsione a Torosidis. Al 91esimo le lamentele del sempre misurato Donadoni sono nel limite dell’accettabile. Francamente fuori luogo invece l’intemerata di Rudi Garcia nei confronti dell’arbitro Rocchi: “non è stata una partita, ma una parodia di calcio”. Magari, la prossima volta, Mister Piangina provi a insegnare meglio la fase difensiva ai suoi centrali Torosidis & Rudiger…

PREMIO PROFETA DI SVENTURA – Non sappiamo se Hernanes sarà recuperabile per la sfida contro il Manchester City. Di sicuro sappiamo che, senza di lui, la Juve contro il Milan ha giocato meglio e meritato di vincere. E che l’ultima volta che il Profeta aveva giocato da titolare (a Moenchengladbach in Champions) aveva rischiato di far perdere la Juve per la sciagurata espulsione a inizio ripresa. Insomma, non c’è da stupirsi che Hernanes abbia fatto parte della rosa dei magnifici (si fa per dire…) 23 della Seleçao per i Mondiali del 2014. In quello che è stato il peggior Brasile della storia.

PREMIO 10 E LODE – Al Bentegodi ecco il gol numero 10 in campionato del capocannoniere in solitario Gonzalo Higuain. El Pipita – a un terzo o poco più del campionato – potrebbe addirittura arrivare a quota 30 se dovesse mantenere questa straordinaria media. Facendo così meglio anche di Edinson Cavani, autore nella stagione 2012-13 di 29 reti, massimo bottino stagionale per un giocatore del Napoli.

PREMIO MANUALE DEL GOL – Da applausi il triangolo Icardi-Ljajic-Icardi che ha portato al raddoppio dell’Inter contro il Frosinone. Un gol davvero da manuale, che – se ancora ce ne fosse stato bisogno – legittima la leadership in campionato della squadra di Mancini.

 

 

Luca la Pantera e Rafa bollito in salsa Real

PREMIO JAPANESE BOY – Fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Inzaghi. Per carità, Pippo è al suo primo anno in panchina nel calcio dei grandi ma frequenta l’ambiente da quasi 25 anni. E stupisce il suo stupore: che cioè non capisca (o faccia finta di non capire…) che il suo destino in rossonero è segnato. Insomma, assomiglia tanto Inzaghi ai “soldati fantasma” giapponesi, che combattevano nella giungla ignari che l’imperatore Hirohito si era arreso da mo’ agli americani…

PREMIO ANTICALCIO – Uno, piantato come un palo della luce, fa tristezza e viene difficile immaginarlo splendido bomber dieci e passa anni fa. L’altro, confusionario e pasticcione, non pare proprio essere quel progetto di “attaccante moderno” che era stato propagandato in estate. Insomma, per il brasiliano Amauri e il venezuelano Josef Martinez la passerella milanese contro il Milan ha chiaramente confermato la loro inadeguatezza. Buon per il Toro che per il resto della stagione Fabio Quagliarella e (da gennaio) Maxi Lopez hanno fatto il loro dovere. Segnando a raffica e dando un contributo di grande spessore, anche internazionale, alla causa granata.

PREMIO BOLLITO IN SALSA REAL – Se davvero andrà al Real Madrid al posto di Carletto Ancelotti, Rafa Benitez chiuderà dopo due anni in azzurro e pochi mesi nerazzurri (targati 2010) la sua avventura italiana. E il bilancio non può essere positivo: d’accordo, con l’Inter aveva alzato Supercoppa italiana e Mondiale per club e al Napoli ha regalato una Coppa Italia e una Supercoppa di Lega. Ma l’ultima stagione (Supercoppa a parte) è stata davvero deludente: cominciata in estate con l’eliminazione da parte dell’Athletic Bilbao nei preliminari Champions e proseguita con le incredibili eliminazioni in Coppa Italia (1-3 contro la Fiorentina) e in Europa League (fuori in semifinale per mano del modestissimo Dnipro, battuto peraltro due volte persino dall’imbarazzante Inter mazzariana). Solo una vittoria contro la Lazio e una qualificazione acciuffata in extremis ai Preliminari della Champions 2015-16 può salvargli (in parte) la reputazione.

PREMIO PANTERA GRIGIA – Il vecchietto dove lo metto, cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. Il vecchietto si è messo in cima alla classifica cannonieri. Toni Luca, anni 38, gol 21 in questo campionato. Sembrava da tempo fatto e bollito: lo si ricordava ciondolare senza arte nè parte con le maglie di Roma, Genoa, Juve e Fiorentina-2 dopo i fasti palermitani, viola e bavaresi. E invece a Verona – sotto la sapiente regia panchinara di Andrea Mandorlini – Luca è tornato ai livelli Mundial di Germania 2006, l’anno magico in cui vinse la classifica cannonieri in viola e la Coppa del mondo in azzurro. Toni rischia di bruciare allo sprint i re dei tango-gol Icardi e Tevez. Un bello scatto d’orgoglio per il calcio italiano. In attesa di ritrovare giovani virgulti (tipo Gabbiadini e Berardi) a lottare per il trono dei cannonieri.

L’operaio Moretti e il malinconico crepuscolo di Palacio

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sarà decisiva la sfida di Coppa Italia di martedì sera a San Siro contro la Lazio (in palio, con partita secca, l’accesso alla semifinale) ma è un dato di fatto che l’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sia ormai al capolinea. Idee poche e confuse. Ciuffo che da sbarazzino si è trasformato in malinconico. Non basta essere stati un grande goleador per diventare un grande allenatore. O almeno non nella modalità Superpippo: due stagioni nelle giovanili (Allievi prima e Primavera poi) prima del grande (troppo grande…) salto. Ancelotti, per fare un nome caro ai tifosi rossoneri, aveva prima fatto gavetta come secondo di Sacchi a Usa ’94, poi ottenuto una storica promozione in A con la Reggiana e quindi allenato con buoni risultati il Parma due anni e (tra mille contestazioni) la Juve per due stagioni e mezza. Prima di sostituire Terim e dare il via al ciclo magico culminato in rossonero con la vittoria di due Chasmpions League (2003 e 2007).
PREMIO MONSIEUR FOOTBALL – Non ci sono più parole nè aggettivi per descrivere le prodezze di Paul Pogba. Autore contro il Chievo di un gol strepitoso prima di provocare il raddoppio di Lichsteiner grazie a un suo tiro non trattenuto da Bizzarri. Semplicemente fenomenale.
PREMIO MALINCONIA – Rodrigo Palacio ha – già da prima del Mondiale – problemi fisici di difficile soluzione. Stringe i denti e lotta, l’argentino, ma l’apporto alla causa interista è davvero poca cosa. San Siro mugugna, i gol scarseggiano e la sensazione ormai è quella di un grande giocatore al capolinea della carriera.
PREMIO CLASSE OPERAIA IN PARADISO – Emiliano Moretti, 34 anni, professione difensore, è il classico giocatore che fa la gioia di ogni allenatore. Professionista scrupoloso, dove lo metti sta senza creare problemi o sollevare polemiche. Nella sua carriera fatta di quasi 250 presenze in Serie A il gol a San Siro, che 26 anni dopo ha restituito un Toro vittorioso in casa Inter, è decisamente il top. E ci regala una curiosità: quando vede nerazzurro Moretti si scatena, Ha segnato infatti solo 4 reti in A: uno al Catania nello scorso campionato, due all’Inter e uno all’Atalanta.
PREMIO MISTER SOTTOVALUTATO – Sarà perchè dimostra di più dei suoi 48 anni. Sarà perchè, come da calciatore, ama il basso profilo. Fatto sta che Stefano Pioli non sembra godere di buona stampa. Eppure questo è il 12esimo anno che allena tra A e B e tolto il suo debutto nella massima serie (Parma 2006-07) e la scorsa stagione a Bologna ha sempre fatto più che bene. Dimostrando in questa annata laziale di non soffrire neppure la piazza importante con grande pressione mediatica.

PREMIO PAZIENZA DI GIOBBE – Una quindicina di anni fa Javier Saviola detto El Conejo (il Coniglio) era considerato in Argentina l’erede di Maradona. Patente affibbiata ad almeno una decina di attaccanti prima dell’esplosione di Messi a metà della prima decade del Duemila. Dal River Plate al Barcellona per finire adesso all’Hellas Verona, Saviolita ha battuto tanti campi dei più quotati campionati europei. Segnando caterve di gol e imponendosi come professionista serio e affidabile. Mandorlini gli aveva finora dato pochissimo spazio fino, lui non ha mai alzato la voce facendosi sempre trovare pronto negli scampoli di gara concessigli dal tecnico. Contro l’Atalanta invece l’allenatore gialloblù ha deciso di andare contro le sue convinzioni schierandolo come seconda punta al fianco di Toni. E il paziente Saviola lo ha ripagato con un gol (da tre punti) e una prestazione coi fiocchi.