I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere

I BUONI
TEVEZ – Il siluro sotto la traversa che chiude definitivamente la sfida di San Siro è l’ennesima perla (la 15esima) di un campionato stratosferico. Beato il ct della Seleccion, Sabella, che vive di certezze e decide di non portarlo in Brasile… D’accordo, il tridente titolare Messi-Higuain-Aguero non è malaccio, ma l’Apache primo cambio non sarebbe male se l’Argentina ambisce a conquistare il terzo Mundial.
VENTURA – Qualcun altro (Antonio Conte e Walter Mazzarri, tanto per fare due nomi) si sarebbe presentato in sala stampa facendo fuoco e fiamme per il gol che apre la partita segnato in palese fuorigioco, appena sette giorni dopo gli scippi nel derby. Invece Giampiero Ventura è un signore. E fa mea culpa per l’approccio sbagliato alla partita che costa la sconfitta del Torino contro la Sampdoria.
CURVA MARATONA – Dopo gli infamanti striscioni su Superga e la ridicola sanzione della (in)giustizia sportiva, nell’anello alto della Curva Maratona compare un megastriscione che senza offendere riporta alla realtà i poveri idioti pseudotifosi juventini. Striscione che ecita: Infanghi la memoria di una squadra che ha fatto storia dimenticando i tuoi morti con una vittoria.” Chapeau e applausi.
GABBIADINI – Punizione mancina da applausi che chiude sullo 0-2 Torino-Sampdoria. Ennesima prodezza balistica di un Manolo in costante crescita.

I CATTIVI
HAMSIK – Il Napoli frena ancora contro un’altra “piccola” e per Marek Hamsik la partita del rilancio diventa quella della conferma che questa è forse la sua peggior stagione nel Napoli. Lo slovacco marcia a cresta bassa e la squadra di Benitez soffre.
BERARDI – Gomitata da espulsione e cartellino rosso anche in Under 21. Dal poker al Milan che aveva prodotto la cacciata di Allegri il talentuoso attaccante calabrese del Sassuolo non ne ha azzeccate tante…
BIANCHI – Dagli undici metri aveva l’occasione di far fare al Bologna il colpo grosso. Invece Rolando si è avvicinato al dischetto tremebondo, ha fallito la trasformazione e Ballardini rimpiange quei due punti buttati alle stelle, anzi, sui guanti di Rafael.

I BUONI

TEVEZ – D’accordo, la linea difensiva granata gli ha lasciato troppa libertà nell’occasione, ma il gol che decide il derby (al netto delle topiche arbitrali) è da incorniciare. L’ennesima perla dell’attaccante argentino che meriterebbe il suo terzo Mondiale consecutivo ma che certamente si perderà per volere del ct Sabella e del presidente della Federcalcio argentina Grondona.
RADU – Nella serata della feroce contestazione a Lotito (perfettamente condivisibile se veicolata in termini civili e non violenti), la perla nel deserto dell’orribile primo tempo di Lazio-Sassuolo è il magico sinistro del romeno. Non nuovo peraltro a prodezze del genere.
GARCIA – Con il gol di Nainggolan salgono a 14 i marcatori giallorossi. Insomma, la Roma targata Garcia non avrà il supercannoniere in grado di arrivare a quota 20 reti ma la cooperativa del gol funziona alla perfezione e il dato accresce i meriti dell’allenatore francese. Quando si dice il collettivo.
TAARABT – Confesso: la notizia del suo arrivo l’avevo archiviata alla voce “acquisto folkloristico”, l’ennesimo di un calcio italiano ormai periferico in Europa. Invece il marocchino ha grandi numeri. Certo, il gol di Marassi è stato facile facile (mentre quello del debutto al San Paolo era stato una prodezza). Ma da quando è arrivato in rossonero, Adil ha trasmesso una scossa adrenalinica all’attacco del Milan (che non è solo Balotelli&Kakà).

I CATTIVI
MILITO – Il Principe del Triplete sembra proprio arrivato al capolinea. Classe ’79, classe cristallina, serietà esemplare in campo e fuori, l’istinto del killer: Un grandissimo del calcio, insomma, Diego Milito. Che non a caso ha già deciso che a giugno lascerà l’Inter e l’Italia. Con grande dignità e (per le prove attuali) con il rimpianto per il Campione che fu.

DOVERI & TOMMASI – Arbitro titolare e arbitro d’area ignorano il netto fallo di Pazzini sul portiere doriano Da Costa e convalidano il (palesemente irregolare) gol del raddoppio milanista di Rami. Una volta si diceva: arbitro, occhiali!
RIZZOLI & CALVARESE – Rizzoli ha sulla coscienza la mancata espulsione di Vidal (meritevole del secondo giallo in almeno tre occasioni) e (in parte) il mancato e sacrosanto rigore pro Toro per sgambetto di Pirlo su El Kaddouri. Ma l’arbitro addizionale (de che?) Calvarese nell’occasione ha le sue belle responsabilità. Una volta si diceva: arbitro, occhiali! (parte-2).

DA COSTA – Ok, nel gol del raddoppio milanista non ha colpe (quelle sono tutte – vedi sopra – degli arbitri). Ma in occasione della rete apripartita di Taarabt commette un errore madornale che spiana la strada alla vittoria rossonera.

 

BUONI E CATTIVI, SEDICESIMA GIORNATA

I BUONI

BENITEZ – Se è vero che la vendetta è un piatto che si gusta freddo, il buon Rafa lascia decantare… Dopo più di tre anni ritrova sulla sua strada l’Inter e la polverizza con un poker che poteva anche essere un pokerissimo. Ma nel dopopartita si comporta da quel gran signore che è. Senza infierire.
VENTURA – Il Toro al settimo posto con 22 punti (e ne meritava senza esagerare 6 in più) è un miracolo fino ad ora sottovalutato dai media. Il mago di Cornigliano ha assemblato una squadra che è un piccolo gioiello e che dimostra di non essere Cerci-dipendente. Il Robben di Valmontone è a secco da cinque partite, ma il Torino vola che è un piacere. E l’Alessio – anche senza segnare – dispensa assist da applausi come quellodi tacco al volo per l’erroraccio da matita blu di Ciro Immobile novello sciagurato Egidio Calloni.
KLOSE – La Lazio veniva da un periodaccio: una sola vittoria nelle precedenti 10 partite. Il ritorno a tempo pieno del bomber tedesco disbriga senza affanni la pratica Livorno e salva la panchina a Petkovic. Vecchio e ammaccato, Miro è comunque imprescindibile per le fortune della Lazio.
TEVEZ – In alto i calici per la prima tripletta italiana di Carlitos l’Apache. Che schianta il Sassuolo e tiene alta la bandiera della Juve nel nostro campionato. In tutto adesso i gol dell’argentino sono 10 in A (più uno in Supercoppa). Diciamo che manca la lode…

I CATTIVI

TEVEZ – …Eccola la lode che manca, ecco l’altra faccia dell’Apache è quella persa e abulica in Europa. Dove Tevez non segna da quattro anni e mezzo, addirittura dai tempi del Manchester United. E dove lo score, tra Champions ed Europa League, piange: 39 presenze, 6 gol.
CONTE – “Mica dovevamo vincere la Champions”, ha alzato la voce il sabato pre-Sassuolo il tecnico bianconero. Magari, però, passare il turno in un girone con Copenhagen e Galatasaray sì… Si può dire? E si può dire che vincere una partita su sei equivale a un passo indietro rispetto alla scorsa stagione?
MAZZARRI – Ridurre una partita dove subisci 4 gol (e gli avversari sbagliano il quinto su rigore) a una sconfitta per demeriti “arbitrali” è l’ennesimo paradosso del nostro calcio. Diciamo – anche se questo tipo di paragoni non piace al tecnico nerazzurro – che lo scorso anno di questi tempi l’Inter aveva 6 punti in più. E che, restando nell’attualità, da quando Thohir è presidente la “sua” Inter non ha ancora vinto una partita in campionato (raccogliendo solo 3 punti sui 12 a disposizione). E che la difesa nerazzurra nelle ultime cinque gare (coppa Italia compresa) ha incassato la bellezza di 11 gol.
ZERO A ZERO – Gianni Brera diceva che era il risultato perfetto, gli spettatori di Catania-Verona e Parma-Cagliari forse hanno qualcosa da eccepire. Pensiamo per un attimo alla commercializzazione televisiva del calcio italiano all’estero: un appassionato, diciamo cinese, si siede in poltrona a Pechino per seguire un ricco sabato di calcio. La Premier gli regala uno scoppiettante Manchester City-Arsenal 6-3; la Liga gli offre le emozioni di un Real che pareggia 2-2 in doppia rimonta sul campo dell’Osasuna e le magie di Neymar. La Serie A? Il risultato… perfetto.

Buoni e cattivi, tredicesima giornata

I BUONI

PERIN – Protagonista assoluto a San Siro e non solo per il rigore parato a Balotelli. Il giovin Mattia – 21 anni – sta confermandosi portiere di livello assoluto. Grandi doti tecniche e personalità: dopo il pomeriggio nero di Genoa-Fiorentina 2-5 con clamorosa cappella assortita è riuscito a tenere i nervi saldi, a mantenere il posto tra i pali e a rilanciarsi.
LLORENTE – Un altro a cui non fa difetto la personalità. Nelle prime settimane in bianconero si sentivano, dagli assidui frequentatori di Vinovo, frasi del tipo “Conte proprio non lo vede, piuttosto al suo posto fa giocare un ragazzino della Primavera”. Il bel tenebroso navarro ha saputo aspettare il suo momento e adesso, grazie anche agli acciacchi vari e assortiti delle altre tre punte juventine Vucinic, Quagliarella e Giovinco si è imposto come la miglior spalla dell’intoccabile Tevez.
IMMOBILE – In silenzio ha già segnato 5 gol e se tirasse i rigori sarebbe vicino alla doppia cifra. Ventura, per il suo gusto calcistico, gli preferisce in teoria attaccanti come Meggiorini e Barreto, bravi “a fare i movimenti giusti”. Ciro di movimenti conosce a menadito il “palla in rete e via ad esultare”. E scusate se è poco…
LAZAREVIC – Segnare il primo gol in A nel recupero del derby contro l’Hellas Verona è battesimo quanto mai piacevole. Che finalmente l’attaccante sloveno stia maturando? Goleador non può esserlo per indole, visto che è un’ala vecchio stampo. Ma a 23 anni non è troppo tardi per imparare e crescere…

I CATTIVI

BALOTELLI – Il confine tra l’infamia e la lode, tra la gloria e gli inferi è davvero labile. Contro il Genoa ha provato il gol da applausi, quella splendida rovesciata creata dal nulla e finita centralmente tra le braccia di Perin. Poi ha calciato un rigore davvero pessimo e da lì il black out. Da Supermario a Minimario.
BENITEZ – Anche il tecnico spagnolo è sull’altalena: fino a un mese fa a Napoli era considerato il novello San Gennaro, gli ultimi inciampi in campionato ne hanno fatto precipitare le azioni. Tanto che adesso non si contano più i “vedovi” di Mazzarri.
PALACIO – Per una volta è decisivo in negativo, si mangia tre gol nel primo tempo e grazia così il Bologna- Ma per quanto fatto in questo anno e mezzo nerazzurro rimane largamente in credito.
MAXI LOPEZ – A Torino è sceso in campo ma la sua maglia numero 10 profumava ancora a fine partita di bucato. Non ha neppure sudato, forse frastornato dal suo supermediatico divorzio dalla moglie Wanda Nara, novella fidanzata dell’ex amico e collega Icardi.

Buoni e cattivi, sesta giornata

I BUONI
GARCIA – Poche parole, per la Roma di mister Rudi parlano i numeri: 6 per 3 uguale 18 (punti). Miglior attacco con 17 gol e miglior difesa d’Europa (1 solo gol al passivo).

PANDEV – Benitez gli regala un sabato da protagonista e il macedone torna in versione triplete-interista. A Marassi gli basta e avanza un doblete per uscire dal cono d’ombra… real dove lo avevano ficcato gli arrivi in attacco di Higuain e Callejon.
ITURBE – Una punizione da applausi, una magia che rende meno blasfemi gli accostamenti che lo perseguitano da un po’ di anni. Il “nuovo Messi” paraguaiano con passaporto argentino fa godere il Bentegodi e lancia il Verona ai confini della zona Europa. Ha 20 anni, grandissime doti tecniche e buoni margini di miglioramento. Intanto si gode il suo primo gol europeo dopo la non brillantissima esperienza nel Porto (proprietario del suo cartellino).
DENIS – Nonostante 31 reti in due campionati, a Bergamo qualcuno cominciava a dubitare del Tanque. Esempio di professionalità e di rara continuità sottoporta, German inverte la tendenza con una doppietta da tre punti all’Udinese dopo l’andamento lento di inizio stagione (un gol nelle prime cinque giornate). E si conferma bomber di razza.
DI FRANCESCO – Lo 0-7 contro l’Inter aveva fatto tremare la panchina di Eusebio. E il calendario successivo al tracollo (Napoli-Sassuolo e Sassuolo-Lazio) faceva tremare i polsi. Invece il tecnico ha saputo dare la scossa giusta alla squadra: pareggio con rimonta al San Paolo e pareggio con doppia rimonta a Reggio Emilia contro i capitolini. Con il rimpianto di aver potuto addirittura vincere una delle due partite terribili.

I CATTIVI
GUARDALINEE – Quelli che un tempo erano chiamati “segnalinee” e oggi più prosaicamente sono stati ribattezzati “assistenti” si confermano tra i meno in palla di questo inizio di stagione. Il mantovano Fabiano Preti a Verona ha annullato appena qualche giorno fa un gol clamorosamente regolare di Paloschi quando Chievo e Juve erano sull’1-1. Il napoletano (di Ercolano) Claudio La Rocca nel derby torinese non ha colto l’evidente posizione di offside di Tevez al momento del colpo di testa di Bonucci. Errori pesantissimi. E sul gol (irregolare) di Pogba complimenti anche a Orsato, arbitro aggiunto di porta, pure lui bello addormentato nell’occasione…
PREZIOSI – Come nel Monopoli, il presidente rossoblù becca la carta (lo 0-2 contro il Napoli) che lo riporta alla casella di partenza. A quando, quasi tre anni fa, licenziò Gasperini dopo una sconfitta a Palermo. Da allora sulla panchina del Genoa è stata un’ecatombe: otto allenatori esonerati (Ballardini, Malesani, Marino, ancora Malesani, De Canio, Delneri, ancora Ballardini e Liverani; in realtà Ballardini non è mai stato esonerato ma nelle sue due esperienze genovesi il suo contratto non è stato prolungato) e un Genoa sempre lontano anni luce dal miglior piazzamento dei tempi recenti, il quinto posto ottenuto con il Gasp nella stagione 2008-09.
DA COSTA – Piange anche la parte blucerchiata di Genova. Quello del portiere continua a essere un nervo scoperto. Partito l’argentino Romero, non esattamente una saracinesca nonostante sia titolare nella Seleccion, delude anche Da Costa. Il gol milanista di Birsa non è parso imparabile, tante altre reti al passivo doriano sono arrivate per errori marchiani del portiere brasiliano.
MATRI – Nei due anni precedenti aveva fatto la fortuna della Juve targata Conte. Tornato alla base rossonera, sta diventando la disperazione di Allegri. Ancora a secco, fa indigestione di gol sbagliati. I puristi della tattica lo difendono: fa salire la squadra e fa i movimenti giusti. I tifosi, invece, si mordono le mani dalla rabbia. E a quelli più attempati fa tornare in mente lo sciagurato Egidio Calloni…