Il tocco di Delneri nel poker juventino

PREMIO POKER BIANCONERO – Tevez? Troppo facile. Pogba? Troppo scontato. Buffon o Pirlo? Troppo classico. La palma del miglior bianconero per lo scudetto numero 31 (quarto consecutivo, primo dell’era Allegri) vogliamo darla – andando assolutamente e volutamente controcorrente – ad Andrea Barzagli. Pur in una stagione tormentata sotto l’aspetto fisico che lo ha visto rimanere ai margini parecchi mesi, quando è stato chiamato all’opera (7 volte in campionato e 3 in Champions) Barzagli si è dimostrato ancora una volta il miglior difensore della Juve. E per estensione del calcio italiano. Anticipo, senso della posizione, personalità. E grande correttezza. Insomma, il campione silenzioso che fa la fortuna di tutti gli allenatori. E a proposito di allenatori, rendiam qui merito a Gigi Delneri, colui che nel gennaio 2011 lo volle fortissimamente in bianconero. Perchè ne conosceva alla perfezione il valore, avendolo fatto esordire in A con il Chievo a 22 anni e ritrovato poi a Palermo nella stagione che sarebbe sfociata nel Mondiale a forti tinte rosanero (con lui, ricordiamo, Grosso, Zaccardo e Barone). Chiellini e Bonucci sono molto più “mediatici” e segnano più di lui. Ma quando sta bene e c’è da presidiare la porta di Buffon, nella Juve e in azzurro, nessuno fa meglio di Barzagli.

PREMIO  MATERASSO – Solo sette squadre hanno fatto difensivamente peggio del Milan, che in 34 giornate ha incassato la bellezza di 45 gol. La cosa curiosa e paradossale è che Diego Lopez è stato tra i pochi rossoneri a salvarsi in questa disgraziatissima stagione. Risultando spesso e volentieri il migliore in campo.

PREMIO CORE DE ROMA – Di Alessandro Florenzi non ci era piaciuto, qualche settimana fa, quel tono intriso di vittimismo e complottismo dopo la sfida al Comunale-Olimpico contro il Torino. Di Alessandro Florenzi ci piacciono invece tantissimo certi suoi gol d’autore (tra poco li potremo tramandare come gol “alla Florenzi”), l’ardore e la grinta che ci mette sudando la maglietta giallorossa fino all’ultima goccia. Terzino, centrocampista, attaccante: Florenzi nella squadra di Garcia sa far tutto e lo fa bene. Forse a Prandelli continuano a fischiare le orecchie per averlo tagliato dai magnifici (si fa per dire…) 23 della fallimentare spedizione al Mondiale brasiliano.

PREMIO FISCHI ALLA SCALA – Forse, probabilmente, l’Inter andrà in Europa League, visto il cammino “operazione ciapanò” delle dirette concorrenti per l’Europa che conta poco. Di sicuro lo 0-0 contro il Chievo è stato un povero spettacolo. Ha voglia, Mancini, di contare le occasioni da rete dei nerazzurri. Verità verità, per dirla con il suo vecchio maestro Boskov, la squadra di Maran meritava di vincere e alla fine ha avuto le migliori opportunità per riuscire nell’impresa.   

 

I BUONI

ASAMOAH – Un gol che è un gioiello di tecnica e di balistica. Il ghanese è tra i giocatori meno pubblicizzati ma più efficaci della rosa di Conte. Spinge, difende e fa gol. Cosa chiedergli di più?
DONADONI – Il 15esimo risultato utile consecutivo riproietta il Parma in zona Europa dopo gli anni bui del post crac-Parmalat. E gran parte del merito va al tecnico di Cisano Bergamasco. Un tipo silenzioso che alle parole preferisce, da buon bergamasco, i fatti. La mossa a sorpresa (Palladino per Amauri) disorienta la difesa del Verona che non ha punti di riferimento essendo i tre attaccanti (Palladino, Cassano e Biabiany) tutti di movimento. Bene, bravo, otto più.
DI NATALE – Raggiunge quota 184 gol, cioè raggiunge un certo Gabriel Batistuta nella classifica dei marcatori della nostra Serie A. E, cosa ancor più incredibile, è a sole quattro lunghezze dal celebratissimo Del Piero. Totò sembra non avere mai fine. Onore a Donadoni, Lippi e Prandelli che gli hanno dato fiducia anche in azzurro pur giocando in una provinciale (di lusso) come l’Udinese.
CURVA NORD LAZIO – In passato la si era descritta come un coacervo di nazi-razzisti. Invece per come sta portando avanti la contestazione al presidente Lotito il covo degli ultrà biancocelesti merita applausi. Dopo la civilissima protesta di Lazio-Sassuolo l’altrettanto civile sciopero silenzioso di Lazio-Atalanta.

I CATTIVI

MEXES – Qualche anno fa, pur con i suoi errori di presunzione, era uno dei difensori più forti ed eleganti d’Europa. Da qualche tempo è una sciagura. E il Milan ne ha avuto l’ennesima conferma sabato scorso al Friuli.
VENTURA – Insegna calcio, verissimo. Non sfrutta quasi mai l’alibi arbitrale per giustificare le sconfitte, ed è uno dei pochi. Ma dovrebbe spiegare perchè, dopo un campionato da applausi il Toro si sia improvvisamente liquefatto. Tre punti sugli ultimi 15 a disposizione suonano come una condanna.
RAFAEL – Non è particolarmente reattivo in occasione del primo gol del Parma, è incredibilmente pasticcione quando serve il raddoppio a Cassano con una libera uscita coi piedi che non fa onore al suo Paese di provenienza (il Brasile).

Buoni e cattivi, settima giornata

I BUONI

FLORENZI – Garcia, Totti e Gervinho si prendono giustamente i titoloni per l’impresa romanista a San Siro. Ma il giovin Alessandro si merita applausi a scena aperta. Un gol segnato con la freddezza glaciale del bomber di razza, chilometri e chilometri macinati alla Scala del calcio con una stupefacente lucidità. Ha già segnato finora 4 gol, più di quanti (3) ne mise a segno nello scorso torneo. Un centrocampista, come dicono in Spagna, “todoterreno” che può essere una risorsa importante in chiave azzurra ai prossimi Mondiali brasiliani.

CASSANO – Il talento di Bari è stato giudicato dai ct azzurri un po’ come si fa con le targhe alterne in era di battaglia allo smog: Mondiali 2002 out (by Trap); Euro2004 ok (by Trap); Mondiali 2006 out (by Lippi); Euro2008 ok (by Donadoni); Mondiali 2010 out (by Lippi); Euro2012 ok (by Prandelli). Per provare a giocare almeno un Mondiale ha lasciato Milano per rifiorire in provincia. E a Parma sta facendo di tutto per salire sull’aereo mundialista. Contro il Sassuolo gol e due assist. Fare meglio è impossibile.

MANDORLINI– Per lui la Serie A era una sorta di tabù. L’aveva assaggiata due volte (con l’Atalanta nel 2004 e il Siena nel 2007) con risultati complessivamente disastrosi: 1 sola vittoria in 26 partite per un totale di 16 punti conquistati su un totale di 78 disponibili. Con il suo Verona (portato in tre stagioni dalla C alla A) sta facendo mirabilie e ha già raccolto la bellezza di 13 punti che per ora gli valgono un solitario quinto posto da Europa League.

I CATTIVI

ACERBI-ANTONINI-RANOCCHIA – In rigoroso ordine alfabetico, un trio di centrali (quello del Genoa, in verità, adattato causa emergenza) che hanno fatto la felicità rispettivamente degli attacchi di Parma, Catania e Roma. Un trio sciagurato, almeno in questo turno di campionato. E dire che Ranocchia e, in passato, Acerbi hanno fatto pure parte del giro azzurro…

GERVASONI – I recuperi non fanno per lui. Nel tempo addizionale della prima frazione di gioco, annulla il 2-0 doriano a Marassi per un sofismo regolamentare davvero assurdo. E replica nel recupero della ripresa assegnando al Doria il classico rigore… compensativo. Cioè, sbaglia due volte.

ALLEGRI – Il suo Milan dopo sette giornate ha gli stessi punti del Livorno di mister Nicola e ben sei in meno rispetto a un’altra neopromossa, il Verona. E’ vero che con le sue partenze con il freno a mano tirato è riuscito a fare peggio (lo scorso anno i rossoneri erano fermi a quota 7) ma certi numeri e certi confronti sono davvero poco dignitosi.