Il brodino di Pippo e cinque arzilli vecchietti

PREMIO MATUSALEMME – Nel disastrato calcio nostrano, dove il Parma agonizza tra l’indifferenza di Lega e Federcalcio e dove un derby non si gioca per mancanza (!?!) di teloni protettivi dalla pioggia, i Vecchi Leoni continuano a impartire lezioni. In questo lungo week end sulla ruota del campionato escono i numeri 76, 77, 78 e 79. Che corrispondono alle annate di nascita di Francesco Totti, Christian Abbiati, Gigi Buffon e Andrea Pirlo. Le loro figurine, sotto forma di gol (fatti: Totti e Pirlo; non subiti: Abbiati e Buffon) sono le chicche di questa 24esima giornata. Visto da destra: un successone. Visto da sinistra: un bel problema a breve scadenza. Quando campioni del genere diranno stop.
PREMIO BIG MAC – A proposito di vecchietti, ecco un altro classe ’79 che continua a fare mirabilie. Massimo Maccarone trascina in alto l’Empoli delle meraviglie e mette nel mirino il suo record di segnature in Serie A. Adesso è a quota 7, se segnerà altre 7 reti nelle prossime 14 partite avrà superato il muro dei 13 gol stabilito con il Siena nella stagione 2007-08.
PREMIO BRODINO – Nella dieta a (pochi) punti di Pippo Inzaghi allenatore del Milan, ecco il brodino della vittoria contro il Cesena. Un 2-0 per nulla entusiasmante, costruito dal miglior acquisto dei due mercati stagionali rossoneri (Jack Bonaventura), salvato da una paratona di Abbiati su De Feudis e corroborato dal rigore (dubbio) conquistato da Antonelli e trasformato (in modo peraltro orribile) da Pazzini.
PREMIO QUALITA’ – Fabio Quagliarella a Firenze non ha segnato e anzi è stato sostituito dopo una ventina di minuti nella ripresa da Martinez. Ma nel primo tempo Quaglia ha regalato tre magie che lo confermano giocatore di valore assoluto e di qualità eccelse. L’assist di tacco per Maxi Lopez (murato da Tatarusanu), un appoggio rapido e preciso per un tiro sconclusionato di Bruno Peres e una grande apertura per un contropiede sprecato poi da Benassi. Della serie: non di soli gol vivono i grandi attaccanti.
PREMIO GOLAZO – Nella sfrenata esultanza sotto la Curva Nord ha rischiato di rimetterci il ginocchio. Epperò la prodezza firmata Candreva che è valsa alla Lazio la vittoria sul Palermo meritava in effetti un festeggiamento particolare. Dribbling e controdribbling sull’esterrefatto Barreto, destro a giro all’incrocio dei pali. Chapeau. E Lazio di nuovo da sola al quarto posto.

Milano piange con Harakiri Nagatomo e Saponetta Abbiati

PREMIO HARAKIRI – Yuto Nagatomo, capitano contro il Cagliari, ha sulla coscienza una bella fetta del tracollo nerazzurro a San Siro. Suo il goffo assist di testa per il vantaggio sardo di Sau, sua la scriteriata entrata da dietro su Cossu che gli vale il secondo giallo, ergo l’espulsione.
PREMIO GIGI RIVA – Albin Ekdal, aitante 25enne centrocampista svedese del Cagliari importato dalla Juve sei stagioni orsono dal Brommapojkarna (avversaria del Toro nei preliminari di Europa League) aveva segnato fin qui 5 reti nelle sue precedenti 138 esibizioni in Serie A. Contro l’Inter ha fatto tris, riuscendo laddove la massima gloria del calcio rossoblù, Gigi Riva, non era mai riuscito neppure ai tempi d’oro dello scudetto 1970: segnare una tripletta a San Siro. E dire che Ekdal non è una punta e neppure un centrocampista particolarmente offensivo. Miracoli di Zemanlandia…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Piloni negli anni Settanta è stato uno dei tanti “secondi” di Dino Zoff alla Juve. Poche partite, ma la sua carriera – proseguita poi in altre squadre, Pescara in primis – rimane legata al soprannome di Saponetta, non proprio un complimento per un portiere. E Saponetta si è dimostrato anche Abbiati servendo a Succi con i suoi guantoni a presa zero la palla del momentaneo vantaggio del Cesena. Per il Milan, dopo le cappelle in serie dei difensori centrali, ecco il megaerroraccio di un portiere in chiara parabola discendente.
PREMIO BELLA STATUINA – Il serbo Maksimovic, 23 anni tra due mesi, è un buon difensore: gioca dietro nella linea a tre o anche da esterno nei cinque di centrocampo. Ha pure assaggiato la Nazionale serba. Ma le immagini della domenica del pallone ce lo consegnano piantato come un palo della luce di fronte allo scatto felino di Babacar. Una mossa da bella statuina costata al Toro due punti contro la Fiorentina.
PREMIO DOVE STA ZAZA’ – 31 agosto, Mapei Stadium di Reggio Emilia: un gol da urlo; 9 settembre, Oslo: il primo gol azzurro nel debutto ufficiale per punti della nuova Italia targata Conte. Simone Zaza, bomber lucano classe ’91 con futuro probabile in bianconero Juve dev’essere rimasto in Norvegia. Di lui si sono perse le tracce da almeno una ventina di giorni. Dopo la sbornia di elogi l’eclissi totale.
PREMIO MARADESTRO – Una prodezza come quella firmata da Mattia Destro contro il Verona non si vedeva da quasi vent’anni: a subirla sabato all’Olimpico è stato Gollini, il 20 ottobre ’95 -ovviamente con il suo piede sinistro- Diego Maradona aveva uccellato un altro portiere del Verona, Giuliani, al San Paolo. Gol da autore, gol da applausi.
PREMIO COCHISE – Da Fuerte Apache – il barrio umile di Baires dove è nato e cresciuto – il condottiero della Juve ha preso  proprio il coraggio e la personalità di un Capo Indiano. Quattro gol in campionato e due in Champions, il tutto in sole cinque gare complessive. Carlitos Tevez è l’anima della Juve. Di quella di Conte ieri e di questa di Allegri oggi.
PREMIO BOMBONERA – Non proprio una partitissima, il derby genovese. Ma almeno il pubblico è stato all’altezza delle attese e della tradizione. Grazie alla gradinata Nord e Sud Genoa-Samp si conferma appuntamento comunque spettacolare, con Marassi degno della Bombonera del Boca. Sarà perchè lì emigrarono centinaia di migliaia di liguri, o forse perchè il Boca è chiamato equipo xeneize, in quanto fondato dalla comunità genovese…

 

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.