Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).