Le corsie vincenti bianconere e il polacco d’assalto

PREMIO KALIDOU PENSACI TU – Per nulla scosso dai cori beceri a lui rivolti mercoledì sera all’Olimpico, accolto al San Paolo da migliaia di mascherine che ritraevano come omaggio il suo faccione, Kalidou Koulibaly è stato decisivo quasi quanto Higuain nella risicata vittoria di rigore contro il Carpi. Negli almanacchi, a futura memoria, si leggerà: Napoli-Carpi 1-0, Higuain su rigore al 24′ (per il sigillo numero 24 in 24 partite del Pipita). Ma sarebbe bene ricordare che a procurarsi il penalty è stato proprio il difensore, trattenuto e gettato a terra da Daprelà. Come dire, onore ai big ma giusto merito anche agli operai di Sarri.

 OK LA COPPIA E’ GIUSTA –  Sabato 31 ottobre – vincendo in rimonta il derby – la Juve inaugurò l’incredibile serie di 14 vittorie consecutive risalendo così da un imbarazzante 11esimo posto a -11 dalla vetta all’attuale seconda posizione a -2 dal Napoli. Non sappiamo se sabato prossimo Allegri darà ancora fiducia dall’inizio a Juan Cuadrado. Ci limitiamo a considerare che è stata sua la firma nel gol che ha messo in discesa la partita dei bianconeri al Matusa e che anche nel turno scorso da un suo tiro era nata la deviazione di De Maio per l’1-0 sul Genoa. E a proposito della rete nel derby e di quella a Frosinone, molto simile la dinamica: discesa perentoria sulla sinistra di Alex Sandro, cross rasoterra e zampata del colombiano. Come dire, ok la coppia (di esterni) è giusta. Funziona e segna.

PREMIO REGINA DEL MERCATO – Il tris di vittorie della Roma è figlio (oltrechè dell’incredibile traversa nel finale di Cassani) del mercato di gennaio. Con Spalletti in panca, anzitutto. E le firme di El Shaarawy contro il Frosinone e in casa del Sassuolo e di Perotti contro la Sampdoria. Insomma, se i numeri di Dzeko continuano a essere imbarazzanti (solo tre gol in campionato, uno solo su azione: il 30 agosto contro la Juventus…), l’apporto della sessione mercatara invernale è di prim’ordine. E consente alla Roma di accorciare in 270 minuti da 6 a 2 i punti di distacco dal terzo posto che vale la Champions.

PREMIO POLACCO D’ATTACCO – Gigi Delneri è un maestro di calcio. E lo sta dimostrando anche a Verona. Non è dato sapere se l’Hellas riuscirà nell’impresa (anzi, nel miracolo) di salvarsi. Sicuramente però vedere i gialloblù all’opera è un piacere per chi ama il bel gioco. Nei suoi schemi vengono sempre esaltate le qualità degli esterni che pompano e attaccano che è una meraviglia. Contro l’Inter ha fatto un partitone (l’ennesimo di questo inizio 2016) il polacco ricco di corsa, potenza e consonanti Pawel Wszolek. Uno che è arrivato in Italia da due anni e mezzo ma che prima di arrivare a Verona aveva giocato davvero pochino: complimenti nell’ordine a Delio Rossi, Mihajlovic e Zenga che alla Samp non hanno saputo valorizzare tale forza della natura.

PREMIO NERVI A FIOR DI PELLE – Non è sereno Roberto Mancini e lo si nota puntualmente nelle interviste del dopo-partita. Certo, al Bentegodi non è esploso come dopo Inter-Chievo. Ma le sue analisi, di solito lucide e oneste, continuano a essere poco convincenti. S’arrabbia giustamente per i gol incassati di testa da calci da fermo (due angoli e una punizione, tutti battuti da Marrone). Dimentica però che l’Inter non era andata in vantaggio grazie a un’azione manovrata ma per un colpo di testa di Murillo su corner di Brozovic. Recrimina per una vittoria sfumata. Ma dimentica che sul risultato di 3-2 Juanito Gomez si è mangiato un gol facile-facile che avrebbe potuto chiudere la partita. E sul capovolgimento di fronte è arrivato il 3-3 di Perisic. Insomma, se l’Inter cerca gol e gioco perduti, Mancio è ancora alla ricerca… di se stesso.

 

Marchetti assistman, il tacco del Papa e un Medel da 4 in pagella

PREMIO MAGICA ROMA – La vittoria che rilancia le ambizioni europee del Milan arriva attraverso i gol di due ex romanisti. Andrea Bertolacci, prodotto del vivaio giallorosso, quella maglia l’ha sognata a lungo senza mai riuscire a indossarla se non a livello giovanile. Philippe Mexes nella Roma ha invece giocato sette stagioni per un totale di 267 partite e 15 gol. L’aria del derby insomma ha fatto bene ai due rossoneri, peccato per l’infortunio del centrocampista che stava proprio cominciando a uscire dal tunnel di un pessimo inizio di stagione.

PREMIO TREQUARTISTA – D’accordo, l’assist di Bonaventura per il 3-0 di Bacca è stato una delizia. Ma vuoi mettere le magie di Federico Marchetti? Il pallone che regala a Bertolacci è un cioccolatino, la sventurata uscita sul raddoppio milanista un invito a nozze per Mexes. Insomma, quasi quasi… aridatece Berisha, il portiere di coppa della Lazio.

PREMIO TACCO… DEL PAPA – Tra gli argentini d’Italia, Gonzalo Rodriguez è quello che meglio conosce Papa Francesco. Baluardo difensivo del San Lorenzo de Almagro prima di emigrare in Europa (Villarreal e poi dal 2012 Fiorentina), Gonzalo aveva incontrato più volte l’allora cardinal Bergoglio, che del club rossoblù è come si sa tifosissimo (carnet di socio vitalizio numero 88235). E così dopo Madjer (il tacco di Allah) e Socrates (il tacco di Dio), ecco Gonzalo Rodriguez, alias il tacco… del Papa. Una prodezza, quella rifilata al Frosinone, che non sarà passata inosservata dalle parti di Santa Marta…

PREMIO BENTORNATO – In 10 giornate il Bologna con Delio Rossi in panchina aveva vinto solo due partite (peraltro senza troppi meriti) con le due neofite in Serie A: al Dallara contro il Frosinone e in casa del Carpi. Pronti, via: Roberto Donadoni – fior di allenatore e grande persona – ha regalato una vittoria chiara e convincente contro la “sua” Atalanta a un Bologna che dopo aver segnato la miseria di 6 reti in 10 gare improvvisamente ne segna 3 in 90 minuti. E per di più nel pomeriggio che vede anche sbloccarsi l’acquisto top dell’estate rossoblù, Mattia Destro.

PREMIO 4 IN PAGELLA – Gary Medel, match winner della capolista Inter contro la Roma, è arrivato in Italia da quasi 15 mesi. Eppure davanti ai microfoni il cileno non fa la stessa figura che fa in campo davanti alla difesa o nel cuore del reparto arretrato. Insomma, non spiaccica (almeno in pubblico) mezza parola d’italiano. Strano per uno comunque di madre lingua spagnola, incredibile se paragonato per esempio a gente come Boniek che dopo qualche settimana parlava già la lingua di Dante meglio di tanti italiani. Insomma, oltre agli allenamenti ad Appiano, serve per il Pitbull un bel corso accelerato con tanto di Devoto Oli e di grammatica.

 

Pradè lo scopri-Kalinic e le bufale Hernanes & Romagnoli

PREMIO TALENT SCOUT – Alzi la mano chi – in estate – pensava che l’acquisto di Nikola Kalinic (costato 5,5 milioni di euro versati nelle casse del Dnipro) potesse fare grande la Fiorentina. E allora applausi sinceri a Daniele Pradè, che ha avuto l’intuzione (geniale) di ricorrere al croato per dare sostanza all’attacco viola, affiancando Kalinic a Pepito Rossi e a Babacar. Il tanto celebrato connazionale Mario Mandzukic, per dire, ha due anni in più della punta viola che ha fatto nera l’Inter ed è costato, tra cartellino e ingaggio, quattro volte tanto. Rendendo, finora, molto ma molto meno…

PREMIO BUFALA – La penosa prestazione di Hernanes in quel del San Paolo ha fatto tornare d’attualità un po’ di quesiti che circolano da anni sul conto del brasiliano. Ma cos’è veramente Hernanes? Da trequartista non ha mai convinto, da regista davanti alla difesa men che meno (e la prova di sabato scorso è lì a ricordarcelo), da mezzala non è nè carne nè pesce. Insomma, Hernanes sembra incarnare la generazione dei brasiliani del futebol di oggi. Quella, tanto per intenderci, che ha subito l’umiliante 1-7 dai tedeschi appena una quindicina di mesi fa al Mundial.

PREMIO CHI LA DURA LA VINCE – Il granata Benassi ha cominciato questa stagione 2015-16 con due pesanti fardelli addosso. Da un suo errore scaturì la sconfitta nel derby d’andata dello scorso campionato e un altro suo errore ha in pratica decretato l’eliminazione del Toro in Europa League da parte dello Zenit nella scorsa primavera. Eppure il livornese scuola Inter non si è abbattuto: ha lavorato sodo e grazie ai consigli di Mastro Ventura è riuscito a mettersi alle spalle topiche che avrebbero intaccato le certezze di chiunque. E così ecco l’eurogol “alla Van Basten” che abbatte il Palermo e riporta i granata in zona Champions League.

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Il Bologna di Delio Rossi è di gran lunga la squadra che ha espresso fin qui il peggior gioco delle 20 di Serie A. La sconfitta interna con l’Udinese è lì a certificarlo. Alle loro spalle i rossoblù hanno le matricole Carpi e Frosinone. Ma in realtà questo Bologna per il gioco che (non) esprime meriterebbe l’ultimo posto in classifica. Nonostante l’arrivo per esempio di Destro, la squadra stenta e non trova sbocchi in avanti. E la vittoria con il Frosinone sarebbe potuta benissimo essere un pareggio. Che vedrebbe oggi proprio il Bologna a chiudere la graduatoria.

PREMIO PRESUNZIONE – Chissà che l’oneroso investimento effettuato dal Milan per Romagnoli (fortissimamente voluto da quel Mihajlovic che lo aveva valorizzato alla Sampdoria) possa un domani rivelarsi azzeccato. Per ora – in assenza di prestazioni da urlo che giustifichino i 25 e passa milioni sborsati dai rossoneri – Romagnoli si è messo in luce per l’ingenuo rigore procurato a Firenze alla prima di campionato e per l’espulsione rimediata domenica all’ora di pranzo a Marassi. Hai voglia a smoviolare e analizzare la giustezza dei due gialli: Romagnoli si faccia un bel bagno di umiltà se davvero vuole onorare la numero 13 che è stata a lungo sulle spalle di Alessandro Nesta. Lui, sì, un fuori serie.

 

I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.

Berardi e Florenzi, giovani da sballo

I BUONI

BERARDI – Ci permettiamo di eccepire con i (tanti) colleghi della carta stampata che gli hanno negato il 10 in pagella (unica eccezione, Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport). Ma come? Uno segna 4 gol, la sua squadra vince 4-3 e non merita il massimo dei voti? Onore e lode a Domenico Berardi, classe ’94, futuro attaccante della Juve e (se continua così) della Nazionale.
MIHAJLOVIC – Con Delio Rossi la Sampdoria aveva un piede e mezzo in Serie B, l’arrivo di Sinisa sulla panchina doriana ha risollevato le quotazioni dei blucerchiati che adesso hanno solo un punto in meno del Milan…
MAROTTA – Nella Juventus dei record i meriti di Conte e di tanti singoli rischiano di oscurare quelli di Beppe Marotta. Capace di portare a costo zero in bianconero prima Pirlo, poi Pogba e infine Llorente. E di pescare in Bundesliga un Vidal che adesso vale almeno quattro volte la cifra (11 milioni) versata al Bayer Leverkusen nell’estate 2011.
FLORENZILa Roma ai romanisti è un vecchio mantra sempre di gran moda a Trigoria e dintorni. Dopo Totti, De Rossi e Aquilani (poi approdato ad altri lidi) ecco Florenzi. La sua rovesciata che sblocca la sfida contro il Genoa è una perla che rimarrà al top per tutto il 2014.

I CATTIVI

MOURINHO – Per interposta persona… Solo un grande provocatore può pensare, al Real Madrid, di far fuori Casillas per far spazio ad Adan. Le cappelle del portiere del Cagliari contro la Juve sono da galleria degli orrori.
BALLARDINI & REJASperiamo di non assistere più a squallidi spettacoli come Bologna-Lazio di sabato scorso. Zero a zero nel tabellino, sotto zero in quanto a spettacolo.
BONERA & ZAPATA – La banda del buco rossonero a Reggio Emilia la combina grossa. I due centrali del Milan hanno sulla coscienza la cacciata di Massimiliano Allegri. Scusate se è poco.
MAZZARRI – Verissimo, l’Inter è in forte credito con gli arbitri. Ma la partita contro il Chievo rimane comunque di una notevole pochezza. E, se vogliamo, il gol ingiustamente annullato a Nagatomo era nato non da una pregevole trama offensiva ma da un tiraccio sbilenco di Jonathan. Visto che Mazzarri parla spesso di episodi, beh, quel gol sarebbe stato un Episodio con la maiuscola. Anzi, per dirla chiaramente, una bella botta di culo…

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.