Berardi eurogol 2016, per Spalletti numeri da record

PREMIO POKERISSIMO – Cinque, numero magico della Roma spallettiana: 5-0 al Palermo e quinta vittoria consecutiva. Il caso Totti farà ancora parlare a lungo a Trigoria e dintorni. Ma, come dicono nella Capitale, le chiacchiere stanno a zero. Per Spalletti in 7 partite di campionato sono arrivati 16 punti, alla media di 2,28; per Rudi Garcia il bilancio era stato di 34 punti in 19 gare per una media di 1,79. Senza contare che nell’unica sfida di Champions, il fresco 0-2 casalingo contro il Real Madrid, la squadra di Mastro Luciano è uscita tra gli applausi dell’Olimpico mentre dopo lo 0-0 contro il Bate Borisov che qualificava la Roma agli ottavi di Champions la squadra di Garcia era uscita tra i fischi.

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Abbiamo una speranza nel cuore: vedere Francesco Totti sbucare dal tunnel del Santiago Bernabeu con la fascia di capitano e la maglia numero 10 sulle spalle. Di qui all’8 marzoc’è tempo per sanare le ferite. Bravo comunque il Capitano a metterci la faccia all’Olimpico, a fare un tifo sincero per i suoi compagni e a emozionarsi un po’ di fronte ai cori del popolo giallorosso.

PREMIO CHAMPIONS SPEED – Se è avvincente il duello al vertice tra Juve e Napoli, la sfida allargata per l’ultimo posto Champions tra Fiorentina, Roma, Inter e (forse) Milan sta dando quel tocco in più al nostro campionato. E il menù della prossima giornata è di altissima qualità, con Juventus-Inter domenica 28 e Fiorentina-Napoli lunedì 29.

PREMIO EURO(2016)GOL – Vi ricordate gli eurogol della storica trasmissione Rai anni Settanta griffata Gianfranco De Laurentis e Giorgio Martino? Roba per over 40, diciamo… Ebbene, la fantastica esecuzione di Domenico Berardi contro l’Empoli sarebbe stata colonna portante della sigla. E a proposito di eurogol, si avvicina Euro2016. Ed è sperabile che Berardi si avvicini alla lista dei magnifici 23 di Antonio Conte. Perchè un talento così merita una vetrina importante anche in azzurro. Prima di spiccare il volo per lidi calcisticamente più importanti (con tutto il rispetto) del Sassuolo.

PREMIO ORGOGLIO E DIGNITA’ – Fantastico il gol di Berardi, da applausi anche quello firmato sabato dal veronese Ionita. Che certifica – se ancora ce ne fosse stato bisogno – che se davvero l’Hellas dovrà retrocedere lo farà tra gli applausi della sua gente e degli appassionati di calcio. E’ quasi commovente la squadra di Delneri, messa in campo sempre magistralmente e con la voglia di dimostrare che nelle prossime 12 giornate potrebbe davvero succedere di tutto…

PREMIO PIPPERO – Evocavamo prima Eurogol, adesso giochiamo in casa con Mai Dire Gol, storica trasmissione anni Novanta targata ItaliaUno. Una volta erano gli errori di Pancev e Raducioiu a fare sorridere e a regalare frizzi e lazzi targati Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto. Di sicuro il Pippero 2015-16 sarebbe andato d’ufficio a Edin Dzeko: raramente si è visto sbagliare un gol come quello che il bomber (?) bosniaco si è mangiato sullo 0-0 di Roma-Palermo… Poi, certo, si è rifatto con un gran bel gol ma l’errore rimane come una macchia indelebile.

 

Vazquez e la miopia di Juve, Milan e Inter…

PREMIO TREQUARTISTA – La Juve un trequartista l’ha cercato tutta l’estate: Draxler, Mkhitaryan, Isco, Oscar e via mercatando citando solo alcuni degli obiettivi sensibili di Marotta. Che poi ha dovuto ripiegare su Hernanes (non esattamente un trequartista, non esattamente un campione). Mihajlovic ha dovuto cambiare il modulo del suo Milan per la mancanza di un valido trequartista: disastrosi Honda e Suso, fuori ruolo Bonaventura. Insomma, nessuno che potesse assolvere il compito al meglio; obbligato dunque il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3. L’Inter di Mancini non ha un giocatore con quelle caratteristiche in rosa e, magari, Icardi ne risente. Insomma, stupisce la miopia delle tre tradizionali grandi del nostro calcio: Franco Vazquez, migliore in campo sabato sera in Palermo-Inter 1-1 e nel giro della nazionale azzurra di Conte, ha talento e personalità per fare il trequartista in una grande squadra. Detto in soldoni, farebbe al caso di Allegri, Mihajlovic e Mancini…

PREMIO CORAGGIO – Magari avrà qualche responsabilità sulla punizione-gol di Berardi per il momentaneo pareggio del Sassuolo. In ogni caso salutiamo positivamente l’esordio in A di Gigi Donnarumma, classe 1999, tradotto 16 anni e rotti. Pochi in assoluto, pochissimi per un portiere. Che comunque ha grandi mezzi tecnici e fisici e personalità da vendere. Un bravo infine a mister Sinisa: il suo Milan gioca quasi sempre in modo orribile, ma almeno il tecnico serbo ha avuto il coraggio di gettare nella mischia il portierino-gigante rossonero. Un po’ come fece a suo tempo, novembre ’95 in occasione di un Parma-Milan, Nevio Scala con un altro giovanissimo Gigi: Buffon.

PREMIO MONTELLA – Gol, assist, rigore procurato. Contro l’Atalanta si è rivisto il miglior Dybala. Uno che somiglia tremendamente al Montella esploso una ventina di anni fa. Un sinistro che incanta in un fisico non propriamente da corazziere. E poi un ruolo – centravanti – che i tecnici stentano a riconoscergli pienamente. Come Montella nella Roma, con Capello che gli preferiva Batistuta obbligandolo a girare intorno all’argentino. Più o meno come fa Allegri, che si affida a Morata o a Mandzukic in mezzo all’area costringendo Dybala a partire da dietro. Ma la qualità è eccelsa e la disponibilità anche. Per questo Dybala diventerà a breve un valore aggiunto di questa Juve non (ancora) irresistibile.

PREMIO PICHICHI- Un gol con un sinistro devastante; prima, due pali tanto per gradire. Gonzalo Higuain – che non segnava fuori casa in campionato da più di nove mesi – trascina il Napoli sulla scia della Roma capolista e riconquista la camiseta della Seleccion. Il ct argentino Tata Martino lo aveva segato dalle convocazioni per le prime sfide di qualificazione a Russia 2018 dopo aver rifiutato – per un’influenza più o meno diplomatica – una chiamata per due amichevoli negli Usa nell’estate scorsa. Ma – senza Messi e con Aguero fuori uso dopo nemmeno mezzora – l’attacco dell’Argentina ha fatto flop nello 0-2 casalingo contro l’Ecuador e poi nello 0-0 di Asuncion contro il Paraguay. E così il Pichichi della nostra Serie A tornerà a vestire la camiseta albiceleste a furor di popolo. Provando a regalare – contro il Brasile il prossimo 12 novembre – la prima vittoria all’Argentina nella lunga maratona di qualificazione mondiale.

 

 

Luca la Pantera e Rafa bollito in salsa Real

PREMIO JAPANESE BOY – Fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Inzaghi. Per carità, Pippo è al suo primo anno in panchina nel calcio dei grandi ma frequenta l’ambiente da quasi 25 anni. E stupisce il suo stupore: che cioè non capisca (o faccia finta di non capire…) che il suo destino in rossonero è segnato. Insomma, assomiglia tanto Inzaghi ai “soldati fantasma” giapponesi, che combattevano nella giungla ignari che l’imperatore Hirohito si era arreso da mo’ agli americani…

PREMIO ANTICALCIO – Uno, piantato come un palo della luce, fa tristezza e viene difficile immaginarlo splendido bomber dieci e passa anni fa. L’altro, confusionario e pasticcione, non pare proprio essere quel progetto di “attaccante moderno” che era stato propagandato in estate. Insomma, per il brasiliano Amauri e il venezuelano Josef Martinez la passerella milanese contro il Milan ha chiaramente confermato la loro inadeguatezza. Buon per il Toro che per il resto della stagione Fabio Quagliarella e (da gennaio) Maxi Lopez hanno fatto il loro dovere. Segnando a raffica e dando un contributo di grande spessore, anche internazionale, alla causa granata.

PREMIO BOLLITO IN SALSA REAL – Se davvero andrà al Real Madrid al posto di Carletto Ancelotti, Rafa Benitez chiuderà dopo due anni in azzurro e pochi mesi nerazzurri (targati 2010) la sua avventura italiana. E il bilancio non può essere positivo: d’accordo, con l’Inter aveva alzato Supercoppa italiana e Mondiale per club e al Napoli ha regalato una Coppa Italia e una Supercoppa di Lega. Ma l’ultima stagione (Supercoppa a parte) è stata davvero deludente: cominciata in estate con l’eliminazione da parte dell’Athletic Bilbao nei preliminari Champions e proseguita con le incredibili eliminazioni in Coppa Italia (1-3 contro la Fiorentina) e in Europa League (fuori in semifinale per mano del modestissimo Dnipro, battuto peraltro due volte persino dall’imbarazzante Inter mazzariana). Solo una vittoria contro la Lazio e una qualificazione acciuffata in extremis ai Preliminari della Champions 2015-16 può salvargli (in parte) la reputazione.

PREMIO PANTERA GRIGIA – Il vecchietto dove lo metto, cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. Il vecchietto si è messo in cima alla classifica cannonieri. Toni Luca, anni 38, gol 21 in questo campionato. Sembrava da tempo fatto e bollito: lo si ricordava ciondolare senza arte nè parte con le maglie di Roma, Genoa, Juve e Fiorentina-2 dopo i fasti palermitani, viola e bavaresi. E invece a Verona – sotto la sapiente regia panchinara di Andrea Mandorlini – Luca è tornato ai livelli Mundial di Germania 2006, l’anno magico in cui vinse la classifica cannonieri in viola e la Coppa del mondo in azzurro. Toni rischia di bruciare allo sprint i re dei tango-gol Icardi e Tevez. Un bello scatto d’orgoglio per il calcio italiano. In attesa di ritrovare giovani virgulti (tipo Gabbiadini e Berardi) a lottare per il trono dei cannonieri.

Alla Quaglia-collection manca solo la Juve…

PREMIO MIRACOLO ITALIANO – Zaza-Sansone-Berardi. Alla faccia del tridente. Il tris italiano asfalta l’Internazionale. In totale fanno 8 Zaza, 6 Berardi e 3 Sansone, uno che quando vede nerazzurro si esalta. In totale fanno 28 punti, due in più della multimilionaria Inter. Con ben 25 gol su 27 made in Italy (unica eccezione, l’intruso Taider autore di due reti). Il nuovo miracolo italiano di una squadra con pochi stranieri low cost porta la firma soprattutto di Eusebio Di Francesco. Che questo Sassuolo ha trascinato in A due anni fa e portato poi alla salvezza l’anno scorso (dopo la negativa parentesi di Malesani). Quest’anno mister Eusebio ha deciso di stupire: il suo Sassuolo diverte e segna ed è più vicino all’Europa che alla zona calda della classifica.
PREMIO ROVESCIATA D’ORO – Il gesto è di quelli che fanno parte della storia del calcio. Dalla rovesciata di paroliana memoria immortalata nei pacchetti delle figurine Panini a quelle “a colori” dei tempi moderni: quella di Pinilla (che ha dato due punti aggiuntivi all’Atalanta quando ormai la sfida con il Cagliari sembrava destinata all’1-1 finale) entra di buon diritto nella galleria delle più belle. Essendo poi l’attaccante cileno un maestro nel gioco acrobatico, tutto si può dire fuorchè sia stata una prodezza casuale…
PREMIO TRIS SOFFOCATO – Fabio Quagliarella è tra i più strenui difensori della “non esultanza” nei dopo-gol alle ex. Ebbene, delle 8 reti segnate in questo torneo ben 6 le ha riservate a sue vecchie squadre: una a Fiorentina, Napoli e Udinese, il fresco tris alla Samp. Sembra destino, povero Fabio. Adesso all’appello della Quaglia-collection manca giusto la Juventus: segnare la data del 26 aprile sul calendario, please…
PREMIO GEMELLI DEL NON GOL – Fernando, un colpo di testa a botta sicura nel primo tempo; Carlitos, un’occasione incredibilmente sprecata nel finale. Gli eroi dei 102 punti dello scorso campionato, il capocannoniere di questo torneo e il suo degno compare hanno visto annebbiato al Friuli il loro killer instinct. E lo 0-0 in casa Udinese (oltre che con l’ottima prova della squadra di Stramaccioni) si spiega proprio con la mira sbagliata dei due bomber di Madama.
PREMIO PRESUNZIONE – Aver parlato di Champions League e di Lazio terza potenziale forza del campionato ha portato evidentemente male in casa Lotito. C’è modo e modo di perdere: nella sconfitta all’Olimpico contro il Napoli, per esempio, la Lazio aveva giocato benissimo soprattutto nel primo tempo. Nello scivolone del Manuzzi la squadra dell’Aquila praticamente non è entrata in campo. Errore gravissimo di presunzione che addebitiamo, per competenza, al tecnico Pioli e a capitan Mauri. Tante altre volte stralodati su queste colonne.

Juve-Inter è il derby… d’Argentina

PREMIO DERBY… DEL TANGO – Maurito Icardi risponde a Carlitos Tevez. Juve-Inter finisce 1-1 e per una volta i protagonisti sono quelli attesi alla vigilia. Tevez non aveva mai segnato contro l’Inter e, dopo aver promesso di sfatare il maleficio nell’intervista prepartita a Gianni Balzarini di Premium Calcio, mantiene la parola sul campo. Icardi aveva già segnato 4 gol in tre gare contro l’Inter e firma il pokerissimo. Poi rischia di prendersi gli schiaffi da un altro argentino caliente, Pablo Daniel Osvaldo, imbestialito perchè ignorato dal compagno in un contropiede che poteva portare al raddoppio interista. Insomma, un derby d’Italia più che mai all’insegna… dell’Argentina.

PREMIO VAN BASTEN – In quel San Siro che per quasi sei stagioni è stata la sua casa, Marco Van Basten ha rivisto… un gol dei suoi proprio contro il “suo” Milan. La prodezza la firma Simone Zaza, uno nato nel ’91 che non ha mai avuto l’opportunità di ammirare il Cigno nè dal vivo nè in diretta tv. Eppure il gol al volo su assist dall’angolo di Berardi ricorda da vicino le prodezze dell’attaccante olandese. Forse il centravanti più completo nella storia del calcio.
PREMIO BAGNO D’UMILTA’ – A forza di pensare al terzo posto e di ascoltare il presidente Berlusconi dire che “l’organico del Milan non è inferiore a quello di Juve e Roma” succede che… il Sassuolo passi con merito e faccia cominciare l’anno rossonero nel peggiore dei modi. L’amichevole vittoria contro il Real Madrid aveva illuso tanti, Pippo Inzaghi in primis. Ma la coppia Zaza & Berardi è riuscita dove avevano fallito Bale e CR7.
PREMIO PREMIATA DITTA – L’EuroPalermo costruito da Beppe Iachini ha sangue sudamericano: quattro dei cinque gol rifilati al Cagliari del povero Zola arrivano da Argentina (la doppietta di Dybala e la rete di Munoz) e Paraguay (il gol di capitan Barreto). Ma è proprio sull’asse tutto “cordobes” Vazquez-Dybala che corre il meglio della squadra rosanero. Il primo sembra il degnissimo erede di Pastore, l’attaccante la fotocopia del miglior Montella. Entrambi arrivano da squadre di seconda schiera del calcio argentino, entrambe della città di Cordoba: dal Belgrano arriva Vazquez e dall’Instituto proviene Dybala. Due investimenti che a breve-medio termine frutteranno al saggio Zamparini varie decine di milioni…
PREMIO MADE IN ITALY – La Fiorentina tutta straniera che perde a Parma (gol di Costa e rigore parato da Mirante); il Sassuolo tutto italiano di Di Francesco che vince e incanta San Siro; l’Empoli tricolore di Sarri che – finisse oggi il campionato – sarebbe salvo in carrozza. Insomma, la Serie A targata 2015 è cominciata all’insegna del made in Italy. Per la gioia dell’incontentabile Antonio Conte.
PREMIO PALLA DI PIOMBO – Riletti sull’Almanacco Panini quei 75 gol in 4 tornei di Bundesliga con la maglia nientepopodimeno del Bayern Monaco fanno davvero specie. Se paragonati ai 4 miseri golletti segnati in un anno e mezzo in maglia viola. Ok, Mario Gomez ha l’alibi del grave infortunio sofferto la scorsa stagione, ma quello visto in queste ultime settimane non è neppure lontano parente del bomber acclamato nell’estate 2013 da più di 20mila tifosi viola in festa. Da campione a bidone il passo, ahilui, è stato breve…

I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere

Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

Pipita, Maurito e i gemellini…

I BUONI

GEMELLI – Al principio pareva un’eresia, dopo una domenica con due gol strepitosi, uno a testa (anzi, a piede…), tiene l’accostamento della premiata ditta del gol Cerci & Immobile agli originali Gemelli di scudettata memoria granata Pulici &  Graziani.  Il destro di Ciro e il sinistro di Alessio sono prodezze da cineteca, da mostrare a rullo nelle scuole calcio di tutta Italia.

ICARDI – Sempre più padrone del posto che fu di Diego Milito, uno degli eroi del Triplete. In coppia con Palacio fa cose favolose (come si favoleggia faccia sotto le lenzuola in coppia con la fidanzata Wanda Nara). Nella sfida del gossip con Maxi Lopez stravince a partire dal mancato saluto iniziale dell’ex amico.

HIGUAIN – Un altro bomber argentino ispiratissimo. Il triplete del Pipita dopo qualche battuta a vuoto e qualche sostituzione di troppo rilancia il Napoli. E adesso la classifica cannonieri diventa uno spettacolo: con Immobile, Tevez, Toni e Higuain a giocarsela gol su gol.

CORINI – Da giocatore per tutti era Genio (da Eugenio ma anche per le sue doti di regista lucido e creativo). Da allenatore sta provando a portare in salvo il Chievo e la vittoria in casa del Livorno rischia di essere decisiva nella lotta per non retrocedere.

 

I CATTIVI

LOPEZ – Un pomeriggio da dimenticare. Cominciato male (con il mancato saluto a Icardi), proseguito peggio (con il rigore fallito) e finito con la disfatta dello 0-4. Non è bastato a Maxi l’appoggio incondizionato di Marassi e della Gradinata Sud.

BERARDI – Non ripaga il suo mentore Di Francesco per la fiducia e nemmeno onora la convocazione per lo stage azzurro premondiale. Sembra lontano parente del bomber che aveva “matato” il Milan di Allegri in una fredda serata invernale.

STENDARDO – Questa volta l’avvocato stecca l’arringa difensiva. Ok, la Roma è fortissima e l’attacco giallorosso è una macchina da gol ma il regalo che confeziona a Taddei è davvero imperdonabile.

CONSTANT  – Ok, il pubblico di San Siro non gli perdona nulla, a cominciare dalle voci su condotte extrasportive non esattamente da professionista. Ma pur in presenza di una stagione così disgraziata per i rossoneri considerare che Constant possa fare il titolare nel Milan è un bel colpo al cuore visto che in quella corsia, per anni e anni, galoppava un certo Paolo Maldini…

 

I BUONI
TEVEZ – Il siluro sotto la traversa che chiude definitivamente la sfida di San Siro è l’ennesima perla (la 15esima) di un campionato stratosferico. Beato il ct della Seleccion, Sabella, che vive di certezze e decide di non portarlo in Brasile… D’accordo, il tridente titolare Messi-Higuain-Aguero non è malaccio, ma l’Apache primo cambio non sarebbe male se l’Argentina ambisce a conquistare il terzo Mundial.
VENTURA – Qualcun altro (Antonio Conte e Walter Mazzarri, tanto per fare due nomi) si sarebbe presentato in sala stampa facendo fuoco e fiamme per il gol che apre la partita segnato in palese fuorigioco, appena sette giorni dopo gli scippi nel derby. Invece Giampiero Ventura è un signore. E fa mea culpa per l’approccio sbagliato alla partita che costa la sconfitta del Torino contro la Sampdoria.
CURVA MARATONA – Dopo gli infamanti striscioni su Superga e la ridicola sanzione della (in)giustizia sportiva, nell’anello alto della Curva Maratona compare un megastriscione che senza offendere riporta alla realtà i poveri idioti pseudotifosi juventini. Striscione che ecita: Infanghi la memoria di una squadra che ha fatto storia dimenticando i tuoi morti con una vittoria.” Chapeau e applausi.
GABBIADINI – Punizione mancina da applausi che chiude sullo 0-2 Torino-Sampdoria. Ennesima prodezza balistica di un Manolo in costante crescita.

I CATTIVI
HAMSIK – Il Napoli frena ancora contro un’altra “piccola” e per Marek Hamsik la partita del rilancio diventa quella della conferma che questa è forse la sua peggior stagione nel Napoli. Lo slovacco marcia a cresta bassa e la squadra di Benitez soffre.
BERARDI – Gomitata da espulsione e cartellino rosso anche in Under 21. Dal poker al Milan che aveva prodotto la cacciata di Allegri il talentuoso attaccante calabrese del Sassuolo non ne ha azzeccate tante…
BIANCHI – Dagli undici metri aveva l’occasione di far fare al Bologna il colpo grosso. Invece Rolando si è avvicinato al dischetto tremebondo, ha fallito la trasformazione e Ballardini rimpiange quei due punti buttati alle stelle, anzi, sui guanti di Rafael.

Berardi e Florenzi, giovani da sballo

I BUONI

BERARDI – Ci permettiamo di eccepire con i (tanti) colleghi della carta stampata che gli hanno negato il 10 in pagella (unica eccezione, Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport). Ma come? Uno segna 4 gol, la sua squadra vince 4-3 e non merita il massimo dei voti? Onore e lode a Domenico Berardi, classe ’94, futuro attaccante della Juve e (se continua così) della Nazionale.
MIHAJLOVIC – Con Delio Rossi la Sampdoria aveva un piede e mezzo in Serie B, l’arrivo di Sinisa sulla panchina doriana ha risollevato le quotazioni dei blucerchiati che adesso hanno solo un punto in meno del Milan…
MAROTTA – Nella Juventus dei record i meriti di Conte e di tanti singoli rischiano di oscurare quelli di Beppe Marotta. Capace di portare a costo zero in bianconero prima Pirlo, poi Pogba e infine Llorente. E di pescare in Bundesliga un Vidal che adesso vale almeno quattro volte la cifra (11 milioni) versata al Bayer Leverkusen nell’estate 2011.
FLORENZILa Roma ai romanisti è un vecchio mantra sempre di gran moda a Trigoria e dintorni. Dopo Totti, De Rossi e Aquilani (poi approdato ad altri lidi) ecco Florenzi. La sua rovesciata che sblocca la sfida contro il Genoa è una perla che rimarrà al top per tutto il 2014.

I CATTIVI

MOURINHO – Per interposta persona… Solo un grande provocatore può pensare, al Real Madrid, di far fuori Casillas per far spazio ad Adan. Le cappelle del portiere del Cagliari contro la Juve sono da galleria degli orrori.
BALLARDINI & REJASperiamo di non assistere più a squallidi spettacoli come Bologna-Lazio di sabato scorso. Zero a zero nel tabellino, sotto zero in quanto a spettacolo.
BONERA & ZAPATA – La banda del buco rossonero a Reggio Emilia la combina grossa. I due centrali del Milan hanno sulla coscienza la cacciata di Massimiliano Allegri. Scusate se è poco.
MAZZARRI – Verissimo, l’Inter è in forte credito con gli arbitri. Ma la partita contro il Chievo rimane comunque di una notevole pochezza. E, se vogliamo, il gol ingiustamente annullato a Nagatomo era nato non da una pregevole trama offensiva ma da un tiraccio sbilenco di Jonathan. Visto che Mazzarri parla spesso di episodi, beh, quel gol sarebbe stato un Episodio con la maiuscola. Anzi, per dirla chiaramente, una bella botta di culo…