Le prime volte di Suso e Pioli

PREMIO PRIMA VOLTA 1 – Due prime volte per Suso: non aveva mai segnato a San Siro e non aveva mai realizzato una doppietta in maglia rossonera. Ieri si è tolto la doppia soddisfazione anche se allo spagnolo rimane l’amarezza per quel gol di Perisic che ha un po’ offuscato le sue prodezze. Insomma, meglio era andata all’andaluso nel derby genovese: una sua doppietta dopo l’iniziale gol di Pavoletti aveva fruttato il 3-0 al Genoa nella stracittadina dell’8 maggio scorso.

PREMIO PRIMA VOLTA 2 – Esordio assoluto sulla panchina nerazzurra di Pioli, primo gol interista di Candreva e primo gol di Perisic nel derby. Anche in casa, insomma, Inter ci sono prime volte da festeggiare. E un pareggio in “zona Cesarini” in un derby vale quasi quanto una vittoria…

PREMIO FIDUCIA RIPAGATA – Due mesi fa esatti, dopo lo 0-1 interno contro il Palermo, l’Atalanta (3 punti nelle prime 5 giornate) aveva dietro in classifica solo il Crotone. In altre piazze sarebbe sicuramente saltata la panchina e anche chi scrive – lo confessiamo – aveva fatto un paio di ragionamenti del tipo: Gasperini ogni volta che mette il naso fuori da Genova fa dei disastri, come successo a Milano sponda Inter e a Palermo… Ebbene: 7 vittorie e un pareggio, 22 punti nelle ultime 8 giornate hanno completamente cancellato i cattivi pensieri. Questa Atalanta è la vera rivelazione del campionato. Onore al merito al presidente Percassi per la fiducia (ampiamente ripagata) concessa a Gasperini in tempi non sospetti…

PREMIO COOPERATIVA DEL GOL – A secco Ciro Immobile e Keita Balde, nel 3-1 della Lazio contro il Genoa dopo la splendida rete di Felipe Anderson (seconda stagionale) hanno firmato i primi gol in questo torneo il capitano Biglia su rigore e il difensore Wallace. Così il totale dei marcatori laziali sale a 13: una vera e propria cooperativa che esalta ancor di più l’ottimo lavoro di Simone Inzaghi.

PREMIO CENTENARIO – Nell’incredibile rimonta della Samp da 0-2 a 3-2 contro il Sassuolo la prima pietra l’ha messa Fabio Quagliarella. Firmando la rete della riscossa che per lui è anche la 100esima in Serie A. Complimenti a Quaglia-gol e una curiosità: ai tempi del suo primo gol in A (21 dicembre 2005, Ascoli-Treviso 1-0) l’allenatore è sempre lo stesso: Marco Giampaolo. Che in verità ad Ascoli – non avendo ancora ottenuto il patentino di prima categoria – era affiancato da Massimo Silva.

PREMIO MISTER CONFUSIONE – Giovanni Galeone, maestro di calcio e nello specifico maestro di Allegri, ha rilasciato sabato una interessante intervista al bravissimo Emanuele Gamba di Repubblica. Forse tradito dai vari ritorni a Pescara (dove è stato ben quattro volte), il tecnico napoletano di nascita ma friulano di adozione fa un po’ di confusione quando afferma: “Vincemmo la B e poi centrammo l’unica salvezza nella storia di Pescara. Mai allenato gente così forte: Allegri, Pagano, Bivi, Massara e due difensori, Dicara e Righetti, migliori di chiunque giochi oggi.” In verità l’unica salvezza del Pescara in A è sì roba di Galeone ma risale al 1987-88, quando non c’erano Allegri, Bivi, Massara e neppure Dicara. C’erano – con Pagano e Righetti – campioni del calibro di Junior e Sliskovic. Nel 1992-93 invece, con Allegri, Bivi e Massara in attacco, Galeone fu esonerato alla 24esima giornata e il Pescara a fine campionato retrocesse classificandosi addirittura all’ultimo posto.

PREMIO ATTACCO ATOMICO – D’accordo, Higuain fin qui non ha incantato, gli infortuni di Dybala e Pjaça stanno penalizzando l’attacco della Juve, Roma e Torino hanno segnato di più (rispettivamente 30 e 29 reti). Ma i numeri offensivi bianconeri, almeno in campionato, sono lusinghieri soprattutto se paragonati a quelli della scorsa stagione. Con quella famosa partenza ad handicap, la Juve dopo 13 giornate aveva realizzato l’anno scorso solo 17 gol. Adesso – con i tre rifilati al malcapitato Pescara – siamo già a quota 28.

PREMIO TOH CHI SI RIVEDE – Più di 7 mesi, 223 giorni in totale, 17 giornate: i numeri del digiuno di Lorenzo Insigne sono stati spazzati via dalla sua doppietta a Udine in versione “falso nueve”: adesso il talentuoso fantasista napoletano deve ritrovare la via del gol anche in Europa. In Champions ha segnato solo due gol in 12 presenze ma l’ultimo è vecchio di tre anni: lo segnò a Dortmund nella sconfitta per 3-1 contro il Borussia che in pratica decise la clamorosa e ingiusta eliminazione di un Napoli capace di fare 12 punti nelle sei sfide della fase a gironi in un “gruppo della morte” con Borussia appunto, Arsenal e Olympique Marsiglia.

 

 

Cavanda piede caldo e ultrà… da applausi

PREMIO OTTOVOLANTE – Non c’è partita: Stefano Pioli, che da queste colonne avevamo elogiato spesso ai tempi del Bologna, incarta l’ottava vittoria consecutiva in campionato (più quella al San Paolo di Coppa), supera la Roma, si issa al secondo posto e sfida la Juve sognando di accorciare a 9 con l’eventuale nono successo i punti di distacco dalla vetta. Applausi.
PREMIO PIEDE CALDO – Nel poker grandi firme dell’Olimpico (Mauri, Klose, Candreva e Felipe Anderson) manca il nome di Luis Pedro Cavanda. Il treccioluto esterno di destro d’origini angolane non entrerà nel tabellino Panini della vittoria contro l’Empoli ma dal suo educatissimo piede partono i morbidi cross per le due testate che mettono in discesa la partita della Lazio. Mauri e Klose ringraziano, la Curva Nord va in delirio.
PREMIO ORATORIA… DA TRE PUNTI – C’è stata molta ipocrisia in tanti mezzi d’informazione a proposito del “concione” tenuto da Claudio Galimberti alias Il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, alla vigilia della sfida contro il Sassuolo. Visto su youtube, il discorso che ha scandalizzato tanti colleghi benpensanti non aveva nulla di così devastante. Toni coloriti, certo, ma figli della passione. I calciatori di Reja erano in (doveroso) ascolto davanti alla tribuna del vecchio Brumana dove il Bocia e un migliaio di suoi seguaci erano piazzati per assistere all’allenamento e strigliare una squadra che ultimamente aveva deluso assai. Senza violenza, senza eccessi, anche peraltro con la presenza di bambini e ragazzi insieme agli ultrà. Certo, se l’Atalanta avesse perso, tutti a dire e scrivere che la squadra era stata terrorizzata alla vigilia. Invece con il 2-1 tutti muti. Forse che magari quel discorsetto non abbia davvero scosso un po’, nel senso buono, Denis e compagni? Insomma, è sempre facile demonizzare l’ultrà. Un po’ meno a volte comprenderne fino in fondo quell’amore un po’ sopra le righe ma quasi sempre sincero che lo caratterizza.
PREMIO ORGOGLIO & DIGNITA’ – Antonio Cassano lo aveva definito in modo sprezzante Crisantemo quando salutò la compagnia (e la barca parmigiana che stava affondando). Roberto Donadoni ha risposto sul campo: il suo Parma senza soldi ha orgoglio e dignità da vendere. E chissà che prima delle partite (a proposito, 7 punti sui 9 disponibili nelle ultime tre gare) non riecheggino nelle orecchie dei suoi giocatori le note e le parole targate Lucio Battisti…
PREMIO BOMBER SORPRESA – In trenta e passa partite in A con il Milan non aveva mai segnato lo straccio di un gol. Di lui si ricordava quel palo al Camp Nou che poteva riaprire Barcellona-Milan di Champions 2013 e una traversa (spezzata) in allenamento a Milanello che fece a suo tempo il giro del web. La focaccia e la maccaia genovese evidentemente hanno fatto bene a Niang, che adesso nel Genoa segna a raffica. E si fa rimpiangere da un Milan che – Menez a parte – non ha attaccanti dai grandi numeri.

Pioli mr Qualità e le… uova di Tevez

PREMIO NUMERO 10 – La tradizione dei grandi numeri 10 bianconeri (da Sivori a Roby Baggio, da Zidane, che in realtà indossava il 21, a Del Piero) continua. Tevez ha caratteristiche certo diverse e tecnica forse un briciolo inferiore a quella di Sivori, Baggio e Zidane ma, per dirla in argentino, ha due “huevos” (uova, ovvero palle) così. Il gol che Carlitos segna entra nella top five della sue perle juventine quattro giorni dopo la sassata di Dortmund che aveva ipotecato il passaggio ai quarti di Champions.
PREMIO CAPITAN PRESENTE – Una zampata mancina da centravanti vero, un’esultanza rabbiosa con al braccio la fascia di capitano per l’assenza di Totti. Dopo un periodo buio, Daniele De Rossi torna protagonista. E, forse non è un caso, la Roma torna a vincere.
PREMIO FIASCHI DEI FISCHI – Sabato Tagliavento (rigore negato al Cagliari per fallo su Sau e rigore inventato omaggiato al Milan per intervento di Ceppitelli su Cerci ben lontano dall’area), domenica Calvarese: che non vede lo sgambetto di Pinilla su Henrique che porta al gol del momentaneo vantaggio atalantino al San Paolo.
PREMIO LACRIME NAPULITANE – Ok, c’era il fallo su Henrique e dunque non il gol di Pinilla. Ma le giuste recriminazioni della dirigenza del Napoli non devono far dimenticare una prestazione davvero sotto tono: contro l’Atalanta infatti la squadra di Benitez ha fatto troppo poco e male prima della rabbiosa carica nel finale. E neppure in superiorità numerica ha dato l’impressione di poter portare a casa i tre punti anche prima del gol contestato (e irregolare).
PREMIO QUALITA’ – Una Lazio da Champions, una Lazio da applausi. Due gol e tre legni contro il Verona per la sublimazione della stagione di Stefano Pioli: fortemente voluto e difeso dal presidente Lotito, il tecnico emiliano sta proponendo un calcio high quality. Con interpreti certamente di grande spessore (a proposito, Felipe Anderson ha sfoderato un gran gol di testa non certamente in linea con il suo più classico repertorio) ma con un gioco arioso e armonioso che poche squadre in questa Serie A sanno proporre.

Ok Pippo, il calcio… è giusto. E W la triade

PREMIO ARRIVEDERCI ROMA – Rudi Garcia esce con la sua Roma tra i fischi dell’Olimpico. Dopo la pareggite, ecco la prima sconfitta casalinga in campionato. A -14 dalla Juventus, ha soltanto un punticino di vantaggio sulla Lazio a presidio del secondo posto e quattro lunghezze di scarto sul Napoli quarto in classifica. Vero, l’Europa League è un obiettivo alla portata. Ma una squadra così scombiccherata come quella della ripresa contro la SuperSamp di Mihajlovic non dà l’impressione di poter fare grandi cose. Nè in Italia nè tantomeno in Europa.

 PREMIO GIUSTIZIA E’ FATTA – La vita è spesso ingiusta e il calcio è una metafora della vita. Ebbene, sarebbe stato ingiusto assai che il Milan vincesse al Franchi. Dopo la clamorosa traversa interna di Basanta nel primo tempo, ecco nella ripresa il “gollonzo” di Destro: tiro sballatissimo di Bonaventura che si trasforma in assist involontario per il secondo centro rossonero dell’ex romanista. Poi però c’è una Giustizia dei prati verdi: Joaquin disegna il cross perfettodi destro per la zuccata di Gonzalo Rodriguez, poi dalla parte opposta il cross mancino al bacio è di Pasqual e la testata giusta è di Joaquin. Partito in panchina, lo spagnolo, e buttato nella mischia a inizio del secondo tempo al posto di Richards. Il confermatissimo Pippo Inzaghi si ritrova così con 35 punti raccolti in 27 giornate (sugli 81 disponibili). Tristezza per la squadra che ancor oggi è – con il Boca – quella più titolata del mondo.
PREMIO FELIPAO MERAVIGLIAO – In una Serie A dove dominano i gol argentini, la bandiera del Brasile è tenuta alta dal numero 7 biancoceleste. Arrivato a quota 8 in campionato con le due perle del Comunale-Olimpico torinese. A 22 anni ancora da compiere, Felipe Anderson – ex compagno nel Santos e amico di Neymar – è l’arma in più di Stefano Pioli. Che ha il merito di aver dato fiducia totale a un talento che lo scorso anno riuscì a mettere insieme solo 13 spezzoni di presenze, mai una partita intera con Petkovic prima e Reja poi. Otto gol, come si diceva, la stessa cifra del doriano Eder. Uno che però ha barattato la verde-oro del Brasile con il tricolore italiano.
PREMIO PAZIENZA ESAURITA – Il confronto tra le due medie è imbarazzante: la (quasi sempre) brutta Inter di Mazzarri aveva collezionato 16 punti in 11 partite (media 1,45) mentre la (sempre più spesso) brutta Inter di Mancini ne ha conquistati 21 in 16 gare (media 1,31). San Siro fischia, al duo Thohir-Moratti girano tremendamente i cabasisi (per dirla con Montalbano). E ora all’Inter 2015 non resta che provare a vincere l’Europa League per tornare nelle Coppe. Prima (sperando che non sia l’ultima…) fermata giovedì sera per Inter-Wolsfburg.
PREMIO TRIADE – C’entrano niente Giraudo-Moggi-Bettega. La triade di cui al titolo è quella dello staff tecnico dell’Hellas. Mandorlini capo allenatore, Roberto Bordin vice ed Enrico Nicolini (per tutti, a Genova, il Netzer di Quezzi dal quartiere natio attaccato allo stadio di Marassi) collaboratore. Tre che in campo non tiravano indietro la gamba e azzannavano spesso i garretti dei grandi campioni che dovevano marcare/controllare. Ci voleva coraggio dopo il doppio salto dalla C alla A e la splendida salvezza ottenuta lo scorso anno a rimanere ancora al timone del Verona. La triade questo coraggio ce lo ha messo tutto. Applausi. Perchè ci voleva davvero una bella dose d’incoscienza a ripartire senza i gol, le accelerazioni e le geometrie della coppia Iturbe&Romulo e con un Toni con un anno in più sulle larghe spalle.

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Pogba & Vidal, palloni d’oro della Serie A

PREMIO PALLONI D’ORO – Due prodezze stratosferiche, due prodezze da applausi quelle firmate al San Paolo dalla premiata ditta Pogba&Vidal che spiegano il titolo d’inverno della Juventus e la prepotenza bianconera delle ultime stagioni. Un bravo a Conte, certo. Applausi anche ad Allegri, sicuro. Ma alla fine forse più che ai maghi della panchina i complimenti andrebbero girati alla dirigenza, al direttore generale Beppe Marotta in primis che ha avuto il merito di scommettere sul cileno (comprato dal Bayer Leverkusen per una dozzina di milioni) e di scoprire il francese (scippato al Manchester United a parametro zero, al costo-indennizzo di 300mila euro). Sono loro i veri palloni d’oro della Juve e di un calcio italiano trasformatosi purtroppo negli ultimi anni da ristorante di lusso a pizzeria di periferia. Costati meno di 12,5 milioni adesso il loro valore complessivo si è come minimo decuplicato. 

 PREMIO BUONA LA PRIMA – Felipe Anderson nella scorsa stagione aveva vissuto dalla panchina i due derby. Del resto aveva avuto poco spazio sia con Petkovic che con Reja: 13 presenze, neppure una partita completata. Al suo esordio nella stracittadina conferma il suo straordinario momento di forma regalando a Mauri il fantastico assist per l’1-0 e firmando il raddoppio con un preciso sinistro da fuori. Cala lui e cala la Lazio. Non è un caso come non è un caso che la stagione dei sogni Champions biancocelesti coincida con la sua esplosione.
PREMIO CAPITAN ETERNO – Alzi la mano chi, alla fine del primo tempo di Roma-Lazio, non ha detto o pensato: “Garcia deve tirar via Totti, è stato nullo, ha passeggiato in campo, ormai i 38 anni si vedono e si sentono. E poi in questo campionato non ha ancora segnato su azione e in panchina ammuffisce un Destro con una media-gol lusinghiera.” Poi la ripresa fa ricredere tutti: il Pupone regala due perle e fa pareggiare la Roma bagnando così la sua 40esima prersenza nel derby con il gol numero 11 rifilato ai biancocelesti. E la leggenda continua… Immortalata da un selfie che passerà alla storia come tante altre sue fantasiose esultanze.
PREMIO POVERO DIAVOLO – Non lo si ricordava da tempo un Milan così male in arnese come quello visto a Torino, dove contro i granata avrebbe meritato di perdere per goleada. Paradossale la dichiarazione postpartita di un Pippo Inzaghi sempre più in confusione. “Peccato, abbiamo perso subendo l’ennesimo gol su palla inattiva”, dimenticando che l’unico tiro in porta dei rossoneri (il gol di Menez) era arrivato su calcio di rigore (la palla inattiva per eccellenza…). E poi è vero che quello di Glik è stato l’ottavo gol incassato su calcio d’angolo, ma è anche un fatto che nessuna squadra di A ha segnato più reti dal dischetto (5) dei rossoneri.
PREMIO FIGLIO D’ARTE – Il babbo Aladino (classe ’66) è stato un buon giocatore a cavallo. Centrocampista cresciuto nell’Atalanta, per vent’anni (dal 1984 al 2004) ha battuto i campi di A, B e C raggiungendo l’apice della carriera nelle due stagioni da titolare in A con il Piacenza (dal 1996 al ’98) con all’attivo un gol (al Milan). Proprio nel Milan – dopo il precoce debutto nell’Albinoleffe in B – è cresciuto il figlio Mattia, classe ’93, che in Verona-Parma ha vissuto una domenica da assoluto protagonista, da migliore in campo. Mandorlini lo butta dentro al 67′ al posto di Sala sul risultato di 1-1, lui confeziona l’assist per il 2-1 di Toni e proprio allo scadere firma il suo primo gol in Serie A. Prodezze dedicate a papà Aladino e magari a un Milan che farebbe bene a riprenderselo a fine stagione.
PREMIO PROVACI ANCORA ZAP – Lo scorso anno con l’Avellino era stato uno dei migliori esterni destri della Serie B. In questa stagione, quella del suo debutto in A, Davide Zappacosta si è guadagnato un posto da titolare e in questo 2015 sta scoprendo insospettabili doti di bomber. A Marassi la Befana gli aveva fatto trovare nella calza il primo gol in Serie A, contro il Chievo nel giro di meno di trenta secondi si mangia un gol (tiro su Bizzarri da buona posizione) e sugli sviluppi del corner susseguente segna quello più difficile con un gran destro da 18 metri. Peccato che le sue prodezze finora non abbiano portato in dote all’Atalanta la vittoria ma solo due pareggi (2-2 in casa del Genoa e 1-1 nella sfida di ieri a Bergamo).

STORIE DI 10, UN KOVACIC DA MANUALE E UN PUPONE IMBOLSITO

PREMIO MANUALE DEL CALCIO – Il destro al volo, potente e preciso, che ha dato il via alla riscossa interista è una prodezza da incorniciare: del resto Mateo Kovacic ha nelle corde queste giocate e sotto la guida di un tecnico talentuoso come Mancini il numero 10 croato ha ancora ampi margini di miglioramento. Al di là dell’eterno tormentone su quale possa essere la posizione in campo ideale del campioncino che tanto piace (anche) a Moratti.
PREMIO SARACINESCA – Molti hanno ancora impresso quell’autogol fantozziano incassato a Parma sul retropassaggio di De Sciglio che gli provocò pure un guaio muscolare e un’assenza forzata di parecchie settimane. Da quando però Diego Lopez è tornato a difendere la porta del Milan le cose per i rossoneri hanno preso una buona piega. E nello 0-0 di sabato all’Olimpico il portiere che lo scorso anno fregò il posto a Casillas nel Real di Liga è stato il migliore in campo.
PREMIO CAPITANO CORAGGIOSO – Kamil Glik non aveva mai segnato una doppietta in vita sua, probabilmente neppure nelle infuocate partitelle che da ragazzino giocava a Jastrzebie-Zdroj, l’impronunciabile città di 90mila abitanto nel Sud della Polonia dove è nato 26 anni fa. Il capitano granata è stato però un gigante ben più del suo 1e 90 d’altezza. Perchè è riuscito a ribaltare una partita che per il Toro si era messa male proprio a causa di un suo errore di posizionamento che aveva provocato lo 0-1 genoano a firma Iago Falque. Quando si dice un capitano… con le palle.
PREMIO PIPPO INZAGHI – E’ proprio vero, Alberto Paloschi è l’Inzaghi 2.0. Un fardello, questo dell’accostamento con Superpippo, che l’attaccante del Chievo si porta dietro da sette anni, da quando appena 17enne, aveva debuttato nella prima squadra rossonera proprio con al fianco Inzaghi. E come Pippo spesso Paloschi segna sul filo del fuorigioco. E anche oltre, come capitato nel derby veronese vinto dal Chievo in casa dell’Hellas.
PREMIO NEYMAR – Felipe Anderson è un ’93 che è alla sua seconda stagione alla Lazio. Prima di sbarcare in Italia giocava nel mitico Santos, la squadra di Pelè e di Neymar. E proprio la stella del Barça aveva “adottato” Felipe mettendolo sotto la sua ala protettiva. E pronosticando per lui una luminosa carriera. Se il 7 della Lazio si esprimerà con continuità sui livelli di San Siro, Neymar ha un futuro anche come talent scout…
PREMIO E IL VECCHIETTO DOVE LO METTO? – Certo, quando si parla (male) di Totti si è sempre a rischio eresia. Però come è giusto elogiare il capitano giallorosso per le sue straordinarie prodezze, sarebbe anche cosa buona e giusta sottolinearne i difetti. Diciamolo: di Totti in questo avvio di campionato 2014-15 si è visto poco o niente. Non ha ancora segnato su azione (due rigori all’attivo) e alcune delle sue ultime prestazioni (in casa contro il Milan come nella decisiva sfida di Champions contro il City) sono state davvero imbarazzanti. Due soli squilli in questa stagione, entrambi in Champions: lo spettacolare pallonetto all’Etihad Stadium e il siluro su punizione a Mosca contro il Cska. Un po’ pochino per un genio come il Pupone. Che rischia di diventare ingombrante per le scelte future di Rudi Garcia.