IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

Le Roi Menez e i lenti a contatto

Serie A : Parma - MilanPREMIO MICHEL PLATINI – Jeremy Menez è nato il 7 maggio 1987, aveva 10 giorni quando Michel Platini lasciava il calcio in una piovosa domenica torinese al termine di un’anonima Juventus-Brescia ma dopo una dozzina di anni strepitosi. La magia e il talento di Roi Michel (che pure ha avuto un erede altrettanto geniale come Zidane) si è rivisto al Tardini impersonificato nelle straordinarie giocate dell’ex romanista: due gol (uno, di tacco, pazzesco), il merito per aver cominciato la giocata del secondo centro rossonero e una prestazione a tutto tondo. Con velocità e corsa peraltro sconosciute al suo più illustre collega. Ma Platini era Platini…
PREMIO DINO ZOFF – Maxi Lopez rimarrà stampato con il suo gol nel tabellino storico di Napoli-Chievo 0-1. Ma le parate di Francesco Bardi, 22enne portiere livornese, e non solo quella sul rigore di Higuain, sono state altrettanto decisive. E confermano la qualità di questo numero uno controllato dall’Inter.
PREMIO ZVONE BOBAN – Numero 10, croato. Piedi buoni, cervello fine. Finalmente Mazzarri sta dando fiducia a Mateo Kovacic e il 20enne talento ex Dinamo Zagabria la sta ripagando con gli interessi. Nella vendemmia contro il Sassuolo è devastante. E la San Siro nerazzurra è innamorata di lui quanto quella rossonera, una quindicina d’anni fa, stravedeva per Boban.
PREMIO FRANCO BARESI – Nella vittoria dell’Atalanta a casa Zeman, Boakye è il gran protagonista, ma il gol salvato da Giuseppe Biava – bergamasco di Seriate, 37 primavere, al suo primo anno in nerazzurro – è una chicca: a Sportiello battuto arpiona il pallone di Sau, già pronto a esultare. Una prodezza da grande difensore, una prodezza alla Franco Baresi dei bei tempi.
PREMIO TUTTI COLLINA – Due giornate di campionato, poche e insignificanti le polemiche arbitrali. Il lavoro di Domenico Messina – uno che rifugge telecamere e taccuini a differenza del suo predecessore Braschi – sta dando già ottimi frutti.
PREMIO OSCARSONE DERTYCIA – I tifosi viola over 35 ricorderanno senz’altro l’argentino Dertycia: centravanti, una vera disgrazia sportivamente parlando. Arrivato due anni prima di Batistuta doveva infiammare la Fiesole, si limitò a far imprecare pesantemente i tifosi viola. Proprio come di questi tempi sta facendo Mario Gomez. Visto all’opera contro il Genoa si capisce il perchè Loew non l’abbia portato in Brasile negandogli la gioia di essere campione del mondo. E dire che una volta lo chiamavano Supermario…
PREMIO FANTOZZI – Ai portieri del Milan del XXI secolo ne succedono di ogni. Dida riuscì a infortunarsi stando seduto in panchina, Diego Lopez ha fantozzianamente incassato l’autogol di De Sciglio facendo ridere il mondo intero (escluso i tifosi rossoneri). Unica attenuante: giocare con davanti i “lenti a contatto” Alex e Bonera può procurare a chiunque un overdose di stress.

Immobile, Pjanic, Cuadrado: un tris mundial

I BUONI

IMMOBILE – Fa 21, come Ciccio Graziani nel ’77 e Paolino Pulici nel ’76. Numeri importanti, nomi scritti con la maiuscola nella storia del Torino. Ciro Immobile tiene aperta la porta granata verso l’Europa e si presenta al check in per Rio de Janeiro. Una grande stagione per lui, una grande stagione griffata Gian Piero Ventura: va infatti al tecnico genovese di Cornigliano gran parte del merito per la sua resurrezione dopo i 5 golletti nel Genoa e le incomprensioni con il pubblico rossoblù.

PJANIC – Pennella un gol da applausi in una stagione romanista da record. Per Miralem, poi, la ciliegina sulla torta di questo 2014 indimenticabile sarà il Mondiale. Il primo nella breve storia della Bosnia, la manifestazione che può aggiungere lustro a uno dei migliori centrocampisti offensivi del calcio europeo.

CUADRADO – A 25 anni il colombiano ha raggiunto la piena maturazione. E battuto il suo record personale di marcature, raggiungendo quota 9 e a un passo dalla doppia cifra. Sembrava un’esagerazione quando si parlava di Cuadrado novello Asprilla. Ebbene, rispetto al mitico Tino magari il viola è un po’ meno estroso ma di sicuro è più professionale. E anche per lui il Mondiale può significare la definitiva consacrazione.

SILVESTRI – Debutta in A a 23 anni in una squadra, il Cagliari, che in stagione ha cambiato spesso padrone della porta. L’esordio porta vittoria e imbattibilità, Marco Silvestri (da Castelnuovo ne’ Monti, provincia di Reggio Emilia, paese natale di Paolino Monelli ex bomber tra gli altri di Monza e Fiorentina) sfodera alcuni interventi da campione e non fa rimpiangere gli Avramov, Agazzi e Adan che lo avevano preceduto in stagione.

 

I CATTIVI

KAKA’ – Troppo facile il tiro al Balotelli. Ok, SuperMario è disperso ma anche Kakà non è più lui. Lento, svuotato di idee e di energie, fotocopia sbiadita non solo del Ricardino dei tempi felici milanisti ma anche di quelli più anonimi nel Real. Gli va bene che tutte le critiche portano a… Mario.

BARDI – Nel Livorno che sembra destinato a ritornare in B non sta brillando ultimamente Francesco Bardi. Difficile essere profeta in patria (Cristiano Lucarelli, con i suoi 100 e passa gol in amaranto ne sa qualcosa…), ma il 22enne portiere di proprietà dell’Inter ha le sue belle responsabilità in questa striscia negativa del Livorno. Compreso il gollonzo subito da Mauri.

D’AMBROSIO – Nel Torino viaggiava sulle fasce che era un piacere. Nell’Inter gioca con il freno a mano tirato. Che la maglia nerazzurra pesi effettivamente troppo? Di sicuro, meglio di lui contro il Napoli fa l’over 40 Javier Zanetti. Che con competitors del genere può tranquillamente decidere di prolungare la sua attività agonistica…

GUARALDI – Lo sportivissimo pubblico bolognese (come si diceva una volta…) applaude a fine partita giocatori e allenatore (Ballardini) nonostante lo 0-3 subito dalla Fiorentina. Ma per il presidente sono insulti dal primo all’ultimo minuto. Insulti che non giustifichiamo, per carità. Ma le colpe di questa disgraziatissima stagione di chi possono mai essere se non di una dirigenza che ha allestito una squadra imbarazzante e licenziato un tecnico (Pioli) che lo scorso anno aveva ottenuto una lusinghiera salvezza? 

 

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).