Roma & Toro, tridenti atomici

PREMIO ATTACCO ATOMICO – In nove giornate è andata in bianco solo a Firenze. La Roma si rimette sulla scia della Juve in attesa dello scontro diretto e tocca/supera quota 20. Non male, 23 centri in 9 giornate. Esprime il capocannoniere – Dzeko salito a quota 8 – e una bella varietà di altri cannonieri: Salah è a quota 5, Perotti – infallibile dal dischetto – a 3, Totti  a 2 (entrambi su rigore), El Shaarawy a 2. Unica nota stonata l’assenza dal tabellino dei marcatori di Radja Nainggolan, uno che di gol in A ne ha già segnati 20 ma che quest’anno non si è ancora sbloccato.

PREMIO TRIDENTE – A proposito di gol, solo la Roma ha segnato più del Torino (23 a 19): un Toro che può vantare un tridente (peraltro a forti tinte giallorosse) di primissima qualità: ben 13 delle 19 reti realizzate dai granata arrivano dal trio meraviglia Ljajic-Belotti-Iago Falque. Da destra a sinistra, 3 il serbo, 5 il Gallo e 5 lo spagnolo. A conferma che con il 4-3-3 in fase offensiva Sinisa Mihajlovic è un maestro.

PREMIO ULTIMA SPIAGGIA – Il disastroso primo tempo di Bergamo, le tre sconfitte consecutive in campionato, il misero punticino raccolto sugli ultimi 12 a disposizione: insomma, l’Inter che dopo la vittoria di Empoli era terza a -2 dalla Juve (battuta con merito appena la settimana precedente a San Siro) adesso si ritrova con sole cinque squadre alle spalle, a -10 dai bianconeri e a -8 dalla zona Champions. De Boer fa tenerezza con quell’itagnol che regala ai microfoni e meriterebbe migliori fortune. Intanto gli tocca giocarsi la panchina mercoledì sera contro il Torino. Un Toro peraltro che ha fatto bottino pieno nelle ultime due sfide con i nerazzurri a San Siro.

PREMIO FORZA CALABRIA – Ispira simpatia il Crotone, terza squadra calabrese ad affacciarsi in Serie A, ancora a secco di vittorie a quasi un quarto di cammino. I paragoni con le “prime volte” di Reggina e Catanzaro sono dolceamari: la Reggina nella stagione 1999-2000 riuscì a salvarsi agevolmente vincendo la prima in A alla terza giornata (Bologna-Reggina 0-1 a firma Possanzini); il Catanzaro nel 1971-72 retrocesse e dovette aspettare la 16esima giornata (prima di ritorno) per festeggiare la prima vittoria nella massima divisione. Ma fu un successo storico: 1-0 alla Juventus con gol di Mammì.

 

 

Quei bravi ragazzi del ’76…

PREMIO IN BOCCA AL LUPO – Un grande abbraccio a Claudio Marchisio, centrocampista completo, professionista di valore e uomo di grandi principi. Mancherà alla Juve in questo rush finale e soprattutto mancherà alla Nazionale che a Euro2016 perde uno dei suoi giocatori di maggior personalità. Un sincero in bocca al lupo, con la speranza di rivederlo presto – più forte di prima – nella prossima stagione. 

PREMIO BRAVI RAGAZZI – Qualche decennio fa Miguel Bosè cantava “bravi ragazzi noi del ’56”. Il tema si potrebbe aggiornare in “bravi ragazzi (e bravi allenatori) noi del ’76”. Simone Inzaghi (40 anni compiuti lo scorso 5 aprile) colleziona con la Lazio (2-0 all’Empoli) la sua seconda vittoria consecutiva; Cristian Brocchi (40 anni compiuti il 31 gennaio) comincia con il piede giusto la sua avventura alla guida del Milan. Insomma, largo ai quarantenni. Almeno in panchina.

PREMIO RIECCOLO – E a proposito di 40 anni, li compirà il 27 settembre Francesco Totti, capitano di una Roma sempre legata a lui nel bene e nel male. Contro il Bologna suo l’assist per il pareggio di Salah, a Bergamo sua la firma sul 3-3. Con coda polemica su una lite nel tunnel tra Totti e Spalletti: toni accesi ma pronte smentite. Di sicuro il feeling tra il numero 10 e il tecnico è ai minimi termini.  

PREMIO RE DEL DRIBBLING – Che Jack Bonaventura sia un elemento dotatissimo sotto il profilo tecnico (e, aggiungiamo, uno dei pochi della rosa milanista ad avere spessore internazionale) non è una sorpresa. Di sicuro è una magia da applaudire e da gustarsi più e più volte al replay il dribbling secco con il quale fa fuori in un colpo solo Fernando e Barreto per poi servire l’assist-cioccolatino per il gol vincente di Bacca.  

PREMIO AUTOGOL – La cazziata, questa volta, va a chi scrive, al titolare di questa blog-rubrica. Nel censurare la pessima partita di Romagnoli contro la Juventus, abbiamo reso colpevole il giovane e promettente difensore centrale rossonero di un’espulsione “fantasma” nel corso di Fiorentina-Milan. Confondendo quel doppio giallo in realtà ascritto a Rodrigo Ely con quello rimediato – parecchie settimane più tardi – dall’ex doriano a Marassi contro il Genoa. Chiediamo venia al medesimo Romagnoli, ai lettori e in special modo ai colleghi Mauro Suma (direttore di Milanchannel) e Stefano Melegari (caporedattore di Forza Milan), attenti e solerti nel sottolineare, giustamente, la nostra topica.

PREMIO PAPERISSIMA – L’aria di primavera gioca brutti scherzi ai portieri. L’anno scorso (6 maggio) una clamorosa svirgolata mancina di Daniele Padelli costò al Torino la sconfitta casalinga contro l’Empoli; domenica pomeriggio (17 aprile) a Firenze la paperona (mal)destra di Andrea Consigli è costata al Sassuolo il terzo gol che ha chiuso la sfida sul 3-1 pro Fiorentina. Curioso che due clamorosi incidenti del genere siano capitati a portieri di grande esperienza (Padelli è un classe ’85, Consigli un ’87)

Le balle di Moggi e le ragioni di Seedorf

PREMIO BROMURO – Ok la grinta e la rabbia agonistica, ok la giustificazione che in quel pomeriggio friulano praticamente vedi sfumare il sogno scudetto. Ma non è accettabile la sceneggiata di Higuain. Il Pipita per la sua reazione scomposta nei confronti dell’arbitro Irrati rischia almeno un paio di giornate di stop, inguaiando ulteriormente un Napoli scivolato a -6 dalla Juventus. E complicando così la sua rincorsa al record storico di gol in serie A, detenuto dallo svedese Gunnar Nordahl (Milan) con 34 segnature nella stagione 1949-50. Invece del solito tè caldo, la prossima volta ci sarà da somministrare a Higuain una bella tazza di latte tagliato… con bromuro.

PREMIO SPQR – Con il capitano (non giocatore) e “capitan futuro” seduti in panchina, Alessandro Florenzi ha tenuto alta la bandiera dei romani-romanisti di giallorosso vestiti. Segnando il suo primo gol (e che gol) nella stracittadina, in una stagione che per lui era cominciata con il gioiello balistico rifilato al Barcellona. Dal cambio Garcia-Spalletti sembrava inizialmente penalizzato, invece a forza di corsa e sacrificio Florenzi si è conquistato anche la stima di Mastro Luciano.

PREMIO VADO AL MAXIMO – Prima la smargiassata del mancato saluto a Icardi (da villano, diciamolo…). Poi un primo tempo apatico. Quindi una ripresa monstre, al… Maximo: Maxi Lopez serve a Molinaro la gran palla dell’1-1 e a Belotti l’assist che provoca il rigore del sorpasso e l’espulsione di Nagatomo. La sua testa platinata è decisiva nella seconda vittoria consecutiva del Torino in casa Inter. Ricordando che l’anno scorso contro i nerazzurri a San Siro il suo ingresso fu determinante, così come la sua spizzata per il gol vincente di Moretti.

PREMIO VEGGENTE – L’indegna prestazione di Bergamo (dove peraltro c’era da onorare anche la memoria di Cesare Maldini) non solo provoca il ritiro punitivo giustamente deciso da Mihajlovic e scioglie gli ultimi eventuali dubbi sulla (non) permanenza del serbo sulla panchina del Milan 2016-17. Ma riabilita clamorosamente Clarence Seedorf. Un paio di anni fa, di questi tempi, erano emerse le sue esternazioni ad alcuni tifosi della Curva Sud: “per avere ambizioni di vertice, c’è da cambiare tre quarti di squadra”, questo il concetto dell’olandese. Se in società gli avessero dato retta, il Milan avrebbe guadagnato due anni e risparmiato i contratti di Inzaghi, Mihajlovic e del futuro prossimo tecnico rossonero.

PREMIO PINOCCHIO – Da sempre attenti lettori della rubrica di Luciano Moggi su Libero, non ci siamo persi nella scorsa settimana l’ennesima panzana scritta dal Moggi-giornalista (decisamente peggiore del Moggi dirigente). Don Luciano si scaglia contro Gigi Simoni, definito “malalingua” quando la Juve incontra l’Inter (evidentemente perchè non dimentica il crash Iuliano-Ronaldo…). Ebbene, Moggi riesumando un articolo della Gazzetta che ricordava come Recoba esordiente in A contro il Brescia fosse stato decisivo con la sua doppietta per la vittoria nerazzurra nella prima giornata del torneo 1997-98 (sì, proprio quello di Iuliano-Ronaldo…) non trova di meglio che scrivere: “In quel preciso momento l’allenatore nerazzurro sapeva di fare cosa irregolare facendo giocare un atleta il cui passaporto era stato falsificato.” Urge per Moggi una bella cura a base di fosforo per fargli ritornare la memoria. Recoba, infatti, nella stagione 1997-98 era un calciatore extracomunitario a tutti gli effetti e dunque il suo impiego in quella partita assolutamente legittimo. Il passaporto taroccato, infatti, lo ottenne soltanto due anni dopo, il 12 settembre 1999. Quando Gigi Simoni allenava il Piacenza.

PREMIO FIGURINE PANINI – Le spettacolari prodezze di Mauricio Pinilla (segnalato da Zamorano a Moratti e comprato dall’Inter una dozzina di anni fa) sono ormai un must. E a questo punto sarebbe il caso che le Edizioni Panini Modena procedessero a cambiare l’immagine delle mitiche “figu” sostituendo l’ormai datata rovesciata di Carletto Parola con una di quelle del cileno. Un vero esperto in “chilena”, come in Sudamerica chiamano le rovesciate volanti.

 

Bonucci leader maximo e il portafortuna Rocchi

PREMIO LEADER MAXIMO – Leo Bonucci e quella volee nell’area piccola da attaccante vero che sblocca Juve-Inter e apre la strada a tre punti di platino per i bianconeri. Gol da 10 e lode per il difensore centrale juventino, perlappunto il decimo in Serie A. Tipo tosto, il 19 bianconero: ormai da tempo si è caricato sulle spalle la leadership della difesa ma non disdegna di apporre la sua firma su sfide importanti. Quella di domenica sera come quella, con botta dalla distanza, del 5 ottobre 2014, la sera di Juve-Roma 3-2 e della “suonata di violino” di Rudi Garcia. Anche quella volta l’arbitro era Rocchi, evidentemente un portafortuna. E a proposito di corsi e ricorsi, Bonucci in maglia Inter e con Mancini allenatore non ha giocato solo la partita del suo esordio in A (subentrando a risultato acquisito a Solari in Cagliari-Inter 2-2 del campionato 2005-06); nella stagione successiva mise insieme altre tre presenze in Coppa Italia contro Messina, Empoli e Sampdoria e anche in quelle occasioni la porta interista rimase inviolata. Evidentemente un predestinato…

PREMIO STECCA D’ORO – Lo sport italiano è ancora lontano anni luce dal professionalismo di quello Usa. Là, negli States, è impensabile – per obblighi contrattuali ma anche per così dire “morali” – che un allenatore non si presenti ai microfoni nel dopopartita. Che si vinca o che si perda. Ecco, dopo Juve-Inter forse Mancini ha perso, oltrechè la voce, anche un po’ la faccia…

PREMIO PIPPERI – L’errore di D’Ambrosio con quello sciagurato colpo di testa trasformatosi in assist per Bonucci è la topica difensiva della domenica. Un erroraccio da matita blu che fa il paio – in fase offensiva – con il gol clamoroso che Pazzini sul risultato di Udinese-Verona 1-0 si è mangiato al Friuli. Chissà, sull’1-1 poteva nascere una partita diversa e per l’Hellas pote- vano aprirsi prospettive di salvezza più concrete…

PREMIO SPOGLIARELLO – Primo gol a Marassi per Fabio Quagliarella nella sua nuova avventura blucerchiata. Gol festeggiato con uno spogliarello e successivo cartellino giallo. Finalmente, è il caso di dire, dopo quei dopo-gol con il freno a mano tirato che gli hanno in pratica fatto chiudere anzitempo la sua stagione al Torino.

PREMIO QUANTO 6 BELLA ROMA – Sesta vittoria consecutiva per la Roma targata Spalletti, 18 punti raccolti in tre trasferte e tre partite casalinghe. La rinascita di El Shaarawy, il rilancio di Salah, il buon inserimento di Perotti. Tanti meriti al tecnico di Certaldo. E la polemica Totti che resta sullo sfondo e non disturba più di tanto. Adesso, l’8 marzo, serve il miracolo di Champions. Che non vuol dire vincere 3-0 al Bernabeu ma far bella figura e, nel caso, uscire a testa alta dall’Europa che conta. Per rientrarvi il prossimo agosto nei Preliminari.

Berardi eurogol 2016, per Spalletti numeri da record

PREMIO POKERISSIMO – Cinque, numero magico della Roma spallettiana: 5-0 al Palermo e quinta vittoria consecutiva. Il caso Totti farà ancora parlare a lungo a Trigoria e dintorni. Ma, come dicono nella Capitale, le chiacchiere stanno a zero. Per Spalletti in 7 partite di campionato sono arrivati 16 punti, alla media di 2,28; per Rudi Garcia il bilancio era stato di 34 punti in 19 gare per una media di 1,79. Senza contare che nell’unica sfida di Champions, il fresco 0-2 casalingo contro il Real Madrid, la squadra di Mastro Luciano è uscita tra gli applausi dell’Olimpico mentre dopo lo 0-0 contro il Bate Borisov che qualificava la Roma agli ottavi di Champions la squadra di Garcia era uscita tra i fischi.

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Abbiamo una speranza nel cuore: vedere Francesco Totti sbucare dal tunnel del Santiago Bernabeu con la fascia di capitano e la maglia numero 10 sulle spalle. Di qui all’8 marzoc’è tempo per sanare le ferite. Bravo comunque il Capitano a metterci la faccia all’Olimpico, a fare un tifo sincero per i suoi compagni e a emozionarsi un po’ di fronte ai cori del popolo giallorosso.

PREMIO CHAMPIONS SPEED – Se è avvincente il duello al vertice tra Juve e Napoli, la sfida allargata per l’ultimo posto Champions tra Fiorentina, Roma, Inter e (forse) Milan sta dando quel tocco in più al nostro campionato. E il menù della prossima giornata è di altissima qualità, con Juventus-Inter domenica 28 e Fiorentina-Napoli lunedì 29.

PREMIO EURO(2016)GOL – Vi ricordate gli eurogol della storica trasmissione Rai anni Settanta griffata Gianfranco De Laurentis e Giorgio Martino? Roba per over 40, diciamo… Ebbene, la fantastica esecuzione di Domenico Berardi contro l’Empoli sarebbe stata colonna portante della sigla. E a proposito di eurogol, si avvicina Euro2016. Ed è sperabile che Berardi si avvicini alla lista dei magnifici 23 di Antonio Conte. Perchè un talento così merita una vetrina importante anche in azzurro. Prima di spiccare il volo per lidi calcisticamente più importanti (con tutto il rispetto) del Sassuolo.

PREMIO ORGOGLIO E DIGNITA’ – Fantastico il gol di Berardi, da applausi anche quello firmato sabato dal veronese Ionita. Che certifica – se ancora ce ne fosse stato bisogno – che se davvero l’Hellas dovrà retrocedere lo farà tra gli applausi della sua gente e degli appassionati di calcio. E’ quasi commovente la squadra di Delneri, messa in campo sempre magistralmente e con la voglia di dimostrare che nelle prossime 12 giornate potrebbe davvero succedere di tutto…

PREMIO PIPPERO – Evocavamo prima Eurogol, adesso giochiamo in casa con Mai Dire Gol, storica trasmissione anni Novanta targata ItaliaUno. Una volta erano gli errori di Pancev e Raducioiu a fare sorridere e a regalare frizzi e lazzi targati Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto. Di sicuro il Pippero 2015-16 sarebbe andato d’ufficio a Edin Dzeko: raramente si è visto sbagliare un gol come quello che il bomber (?) bosniaco si è mangiato sullo 0-0 di Roma-Palermo… Poi, certo, si è rifatto con un gran bel gol ma l’errore rimane come una macchia indelebile.

 

Insigne merita la 10 di Dieguito

PREMIO MARADONA – Un assist e due gol. La partita perfetta per Lorenzo Insigne. Peccato per quel numero 24 sulla schiena… Ora è chiaro ed evidente che di Diego Maradona ce n’è uno e (non ce ne voglia Messi) non ce ne saranno altri per chissà quanto tempo. Ma sarebbe bello che il Napoli liberasse la maglia numero 10 ritirata in onore di Dieguito. E la consegnasse allo scugnizzo di Grumo Nevano. La cui valorizzazione è uno dei tanti meriti di Sarri. Che dopo le critiche proprio di Maradona, che non lo riteneva all’altezza del Napoli, non ha più sbagliato un colpo. Continua a leggere

Pioli mr Qualità e le… uova di Tevez

PREMIO NUMERO 10 – La tradizione dei grandi numeri 10 bianconeri (da Sivori a Roby Baggio, da Zidane, che in realtà indossava il 21, a Del Piero) continua. Tevez ha caratteristiche certo diverse e tecnica forse un briciolo inferiore a quella di Sivori, Baggio e Zidane ma, per dirla in argentino, ha due “huevos” (uova, ovvero palle) così. Il gol che Carlitos segna entra nella top five della sue perle juventine quattro giorni dopo la sassata di Dortmund che aveva ipotecato il passaggio ai quarti di Champions.
PREMIO CAPITAN PRESENTE – Una zampata mancina da centravanti vero, un’esultanza rabbiosa con al braccio la fascia di capitano per l’assenza di Totti. Dopo un periodo buio, Daniele De Rossi torna protagonista. E, forse non è un caso, la Roma torna a vincere.
PREMIO FIASCHI DEI FISCHI – Sabato Tagliavento (rigore negato al Cagliari per fallo su Sau e rigore inventato omaggiato al Milan per intervento di Ceppitelli su Cerci ben lontano dall’area), domenica Calvarese: che non vede lo sgambetto di Pinilla su Henrique che porta al gol del momentaneo vantaggio atalantino al San Paolo.
PREMIO LACRIME NAPULITANE – Ok, c’era il fallo su Henrique e dunque non il gol di Pinilla. Ma le giuste recriminazioni della dirigenza del Napoli non devono far dimenticare una prestazione davvero sotto tono: contro l’Atalanta infatti la squadra di Benitez ha fatto troppo poco e male prima della rabbiosa carica nel finale. E neppure in superiorità numerica ha dato l’impressione di poter portare a casa i tre punti anche prima del gol contestato (e irregolare).
PREMIO QUALITA’ – Una Lazio da Champions, una Lazio da applausi. Due gol e tre legni contro il Verona per la sublimazione della stagione di Stefano Pioli: fortemente voluto e difeso dal presidente Lotito, il tecnico emiliano sta proponendo un calcio high quality. Con interpreti certamente di grande spessore (a proposito, Felipe Anderson ha sfoderato un gran gol di testa non certamente in linea con il suo più classico repertorio) ma con un gioco arioso e armonioso che poche squadre in questa Serie A sanno proporre.

Il brodino di Pippo e cinque arzilli vecchietti

PREMIO MATUSALEMME – Nel disastrato calcio nostrano, dove il Parma agonizza tra l’indifferenza di Lega e Federcalcio e dove un derby non si gioca per mancanza (!?!) di teloni protettivi dalla pioggia, i Vecchi Leoni continuano a impartire lezioni. In questo lungo week end sulla ruota del campionato escono i numeri 76, 77, 78 e 79. Che corrispondono alle annate di nascita di Francesco Totti, Christian Abbiati, Gigi Buffon e Andrea Pirlo. Le loro figurine, sotto forma di gol (fatti: Totti e Pirlo; non subiti: Abbiati e Buffon) sono le chicche di questa 24esima giornata. Visto da destra: un successone. Visto da sinistra: un bel problema a breve scadenza. Quando campioni del genere diranno stop.
PREMIO BIG MAC – A proposito di vecchietti, ecco un altro classe ’79 che continua a fare mirabilie. Massimo Maccarone trascina in alto l’Empoli delle meraviglie e mette nel mirino il suo record di segnature in Serie A. Adesso è a quota 7, se segnerà altre 7 reti nelle prossime 14 partite avrà superato il muro dei 13 gol stabilito con il Siena nella stagione 2007-08.
PREMIO BRODINO – Nella dieta a (pochi) punti di Pippo Inzaghi allenatore del Milan, ecco il brodino della vittoria contro il Cesena. Un 2-0 per nulla entusiasmante, costruito dal miglior acquisto dei due mercati stagionali rossoneri (Jack Bonaventura), salvato da una paratona di Abbiati su De Feudis e corroborato dal rigore (dubbio) conquistato da Antonelli e trasformato (in modo peraltro orribile) da Pazzini.
PREMIO QUALITA’ – Fabio Quagliarella a Firenze non ha segnato e anzi è stato sostituito dopo una ventina di minuti nella ripresa da Martinez. Ma nel primo tempo Quaglia ha regalato tre magie che lo confermano giocatore di valore assoluto e di qualità eccelse. L’assist di tacco per Maxi Lopez (murato da Tatarusanu), un appoggio rapido e preciso per un tiro sconclusionato di Bruno Peres e una grande apertura per un contropiede sprecato poi da Benassi. Della serie: non di soli gol vivono i grandi attaccanti.
PREMIO GOLAZO – Nella sfrenata esultanza sotto la Curva Nord ha rischiato di rimetterci il ginocchio. Epperò la prodezza firmata Candreva che è valsa alla Lazio la vittoria sul Palermo meritava in effetti un festeggiamento particolare. Dribbling e controdribbling sull’esterrefatto Barreto, destro a giro all’incrocio dei pali. Chapeau. E Lazio di nuovo da sola al quarto posto.

Pogba & Vidal, palloni d’oro della Serie A

PREMIO PALLONI D’ORO – Due prodezze stratosferiche, due prodezze da applausi quelle firmate al San Paolo dalla premiata ditta Pogba&Vidal che spiegano il titolo d’inverno della Juventus e la prepotenza bianconera delle ultime stagioni. Un bravo a Conte, certo. Applausi anche ad Allegri, sicuro. Ma alla fine forse più che ai maghi della panchina i complimenti andrebbero girati alla dirigenza, al direttore generale Beppe Marotta in primis che ha avuto il merito di scommettere sul cileno (comprato dal Bayer Leverkusen per una dozzina di milioni) e di scoprire il francese (scippato al Manchester United a parametro zero, al costo-indennizzo di 300mila euro). Sono loro i veri palloni d’oro della Juve e di un calcio italiano trasformatosi purtroppo negli ultimi anni da ristorante di lusso a pizzeria di periferia. Costati meno di 12,5 milioni adesso il loro valore complessivo si è come minimo decuplicato. 

 PREMIO BUONA LA PRIMA – Felipe Anderson nella scorsa stagione aveva vissuto dalla panchina i due derby. Del resto aveva avuto poco spazio sia con Petkovic che con Reja: 13 presenze, neppure una partita completata. Al suo esordio nella stracittadina conferma il suo straordinario momento di forma regalando a Mauri il fantastico assist per l’1-0 e firmando il raddoppio con un preciso sinistro da fuori. Cala lui e cala la Lazio. Non è un caso come non è un caso che la stagione dei sogni Champions biancocelesti coincida con la sua esplosione.
PREMIO CAPITAN ETERNO – Alzi la mano chi, alla fine del primo tempo di Roma-Lazio, non ha detto o pensato: “Garcia deve tirar via Totti, è stato nullo, ha passeggiato in campo, ormai i 38 anni si vedono e si sentono. E poi in questo campionato non ha ancora segnato su azione e in panchina ammuffisce un Destro con una media-gol lusinghiera.” Poi la ripresa fa ricredere tutti: il Pupone regala due perle e fa pareggiare la Roma bagnando così la sua 40esima prersenza nel derby con il gol numero 11 rifilato ai biancocelesti. E la leggenda continua… Immortalata da un selfie che passerà alla storia come tante altre sue fantasiose esultanze.
PREMIO POVERO DIAVOLO – Non lo si ricordava da tempo un Milan così male in arnese come quello visto a Torino, dove contro i granata avrebbe meritato di perdere per goleada. Paradossale la dichiarazione postpartita di un Pippo Inzaghi sempre più in confusione. “Peccato, abbiamo perso subendo l’ennesimo gol su palla inattiva”, dimenticando che l’unico tiro in porta dei rossoneri (il gol di Menez) era arrivato su calcio di rigore (la palla inattiva per eccellenza…). E poi è vero che quello di Glik è stato l’ottavo gol incassato su calcio d’angolo, ma è anche un fatto che nessuna squadra di A ha segnato più reti dal dischetto (5) dei rossoneri.
PREMIO FIGLIO D’ARTE – Il babbo Aladino (classe ’66) è stato un buon giocatore a cavallo. Centrocampista cresciuto nell’Atalanta, per vent’anni (dal 1984 al 2004) ha battuto i campi di A, B e C raggiungendo l’apice della carriera nelle due stagioni da titolare in A con il Piacenza (dal 1996 al ’98) con all’attivo un gol (al Milan). Proprio nel Milan – dopo il precoce debutto nell’Albinoleffe in B – è cresciuto il figlio Mattia, classe ’93, che in Verona-Parma ha vissuto una domenica da assoluto protagonista, da migliore in campo. Mandorlini lo butta dentro al 67′ al posto di Sala sul risultato di 1-1, lui confeziona l’assist per il 2-1 di Toni e proprio allo scadere firma il suo primo gol in Serie A. Prodezze dedicate a papà Aladino e magari a un Milan che farebbe bene a riprenderselo a fine stagione.
PREMIO PROVACI ANCORA ZAP – Lo scorso anno con l’Avellino era stato uno dei migliori esterni destri della Serie B. In questa stagione, quella del suo debutto in A, Davide Zappacosta si è guadagnato un posto da titolare e in questo 2015 sta scoprendo insospettabili doti di bomber. A Marassi la Befana gli aveva fatto trovare nella calza il primo gol in Serie A, contro il Chievo nel giro di meno di trenta secondi si mangia un gol (tiro su Bizzarri da buona posizione) e sugli sviluppi del corner susseguente segna quello più difficile con un gran destro da 18 metri. Peccato che le sue prodezze finora non abbiano portato in dote all’Atalanta la vittoria ma solo due pareggi (2-2 in casa del Genoa e 1-1 nella sfida di ieri a Bergamo).

STORIE DI 10, UN KOVACIC DA MANUALE E UN PUPONE IMBOLSITO

PREMIO MANUALE DEL CALCIO – Il destro al volo, potente e preciso, che ha dato il via alla riscossa interista è una prodezza da incorniciare: del resto Mateo Kovacic ha nelle corde queste giocate e sotto la guida di un tecnico talentuoso come Mancini il numero 10 croato ha ancora ampi margini di miglioramento. Al di là dell’eterno tormentone su quale possa essere la posizione in campo ideale del campioncino che tanto piace (anche) a Moratti.
PREMIO SARACINESCA – Molti hanno ancora impresso quell’autogol fantozziano incassato a Parma sul retropassaggio di De Sciglio che gli provocò pure un guaio muscolare e un’assenza forzata di parecchie settimane. Da quando però Diego Lopez è tornato a difendere la porta del Milan le cose per i rossoneri hanno preso una buona piega. E nello 0-0 di sabato all’Olimpico il portiere che lo scorso anno fregò il posto a Casillas nel Real di Liga è stato il migliore in campo.
PREMIO CAPITANO CORAGGIOSO – Kamil Glik non aveva mai segnato una doppietta in vita sua, probabilmente neppure nelle infuocate partitelle che da ragazzino giocava a Jastrzebie-Zdroj, l’impronunciabile città di 90mila abitanto nel Sud della Polonia dove è nato 26 anni fa. Il capitano granata è stato però un gigante ben più del suo 1e 90 d’altezza. Perchè è riuscito a ribaltare una partita che per il Toro si era messa male proprio a causa di un suo errore di posizionamento che aveva provocato lo 0-1 genoano a firma Iago Falque. Quando si dice un capitano… con le palle.
PREMIO PIPPO INZAGHI – E’ proprio vero, Alberto Paloschi è l’Inzaghi 2.0. Un fardello, questo dell’accostamento con Superpippo, che l’attaccante del Chievo si porta dietro da sette anni, da quando appena 17enne, aveva debuttato nella prima squadra rossonera proprio con al fianco Inzaghi. E come Pippo spesso Paloschi segna sul filo del fuorigioco. E anche oltre, come capitato nel derby veronese vinto dal Chievo in casa dell’Hellas.
PREMIO NEYMAR – Felipe Anderson è un ’93 che è alla sua seconda stagione alla Lazio. Prima di sbarcare in Italia giocava nel mitico Santos, la squadra di Pelè e di Neymar. E proprio la stella del Barça aveva “adottato” Felipe mettendolo sotto la sua ala protettiva. E pronosticando per lui una luminosa carriera. Se il 7 della Lazio si esprimerà con continuità sui livelli di San Siro, Neymar ha un futuro anche come talent scout…
PREMIO E IL VECCHIETTO DOVE LO METTO? – Certo, quando si parla (male) di Totti si è sempre a rischio eresia. Però come è giusto elogiare il capitano giallorosso per le sue straordinarie prodezze, sarebbe anche cosa buona e giusta sottolinearne i difetti. Diciamolo: di Totti in questo avvio di campionato 2014-15 si è visto poco o niente. Non ha ancora segnato su azione (due rigori all’attivo) e alcune delle sue ultime prestazioni (in casa contro il Milan come nella decisiva sfida di Champions contro il City) sono state davvero imbarazzanti. Due soli squilli in questa stagione, entrambi in Champions: lo spettacolare pallonetto all’Etihad Stadium e il siluro su punizione a Mosca contro il Cska. Un po’ pochino per un genio come il Pupone. Che rischia di diventare ingombrante per le scelte future di Rudi Garcia.