Delneri, maestro! Montolivo e Chiellini, sciagure

PREMIO SETTEBELLO – Spigoloso, generoso ma non esattamente un raffinato. Comunque pratico. Eccolo Mandzukic, il Mario bianconero che non sarà SuperMario ma che il suo lo fa sempre. E che contro la Fiorentina ci mette la zampa per una vittoria che lancia la Juve sulla scia dell’Inter. La squadra di Allegri (anche) grazie a lui festeggia la sesta vittoria consecutiva in campionato, sublimata poi dal tris di Dybala. Più nello specifico, è il settimo Mandzu-sigillo (4 in campionato, 2 in Champions e uno in Supercoppa). Tanto per capirci, finora ha segnato più di Morata e Zaza messi assieme.

PREMIO BENTORNATO MISTER – La sua sapienza tattica mancava al campionato italiano. Il maestro di calcio Gigi Delneri è tornato a impartire lezioni sui green della Serie A. Difesa alta, esterni sempre pronti ad offendere, gran movimento delle due punte. Certo, il materiale nell’Hellas non è dei migliori. Ma, tra infortunati e recidivi, dal suo arrivo il Verona dei miracoli (mai dimenticare quanto di buono fatto negli anni scorsi da Mandorlini) ha ricominciato a sciorinare gioco di prim’ordine. Dopo il positivo esordio in Coppa Italia, il debutto in campionato era stato sfortunatissimo: sconfitta in casa contro l’Empoli ma squadra uscita tra gli applausi e vincitrice morale del match. A San Siro un pareggio strameritato (e fanno davvero sorridere le bizzarre recriminazioni arbitrali di Mihajlovic…). Insomma, Delneri e il suo staff (dove spicca un Francesco Conti che è di gran lunga il miglior “secondo” del calcio italiano) ci provano: salvare il Verona sarà un miracolo ma entusiasmo e competenza ci sono. Eccome.

PREMIO POVERO DIAVOLO – La fascia al braccio di Riccardo Montolivo (erede dunque di Rivera, Baresi, Paolo Maldini e Nesta tra gli altri) spiega molto più di tanti discorsi la decadenza del Milan di oggi, di ieri e dell’altroieri.

PREMIO POVERA SIGNORA – Per fortuna sua e di Allegri ci ha subito pensato Cuadrado (con Mandzukic e Dybala a ruota…) a rimettere le cose a posto dopo l’ennesima castroneria (il rigore su Bernardeschi) targata Giorgio Chiellini. Il difensore più sopravvalutato del calcio italiano moderno. La Juve e Buffon non si meritano simili scempi…

PREMIO FATTI NON PAROLE – Tredici punti in sei partite. Certo, il Bologna a Marassi contro il Genoa non meritava di vincere e forse gli stava già largo un pareggio. Ma se la fortuna aiuta gli audaci, questa volta è giusto che premi chi lavora in silenzio, senza grancasse e adulatori: come per esempio Roberto Donadoni.

PREMIO PROVINCIA BELLA – I 24 punti dell’Empoli (uno in meno del Milan…) si spiegano in tanti modi. Per esempio con il felice rilancio in panchina di Giampaolo. E con quello, altrettanto azzeccato, in campo di Saponara. Che di nome fa Riccardo (come il capitano del Milan) e che deve aver lasciato tanti rimpianti a Milanello e dintorni. Quando per esempio a inizio stagione Mihajlovic ha provato senza risultati apprezzabili a giocare con un trequartista dietro le due punte. Facendo parlare i numeri, Saponara finora ha segnato 5 gol. Il Riccardo milanista, considerato uno in possesso di un grande tiro, ne ha firmati solo 7 in più di 100 partite in rossonero. Ok, uno fa il regista (o pseudo tale), l’altro gioca a ridosso degli attaccanti. In ogni caso: dov’è l’errore?

PREMIO TIKITAKA – Nell’Inter più spumeggiante della stagione, quella del 4-0 al Friuli, si è visto per la prima volta Martin Montoya, ex del Barcellona. Che prima di sabato era andato 15 volte su 15 in panchina senza neppure un secondo di assaggio di campo. Intendiamoci: del Barça tikitakato targato Guardiola-Villanova-Luis Enrique il laterale destro non è mai stato titolare indiscusso. Ma neppure poteva essere il brocco “desaparecido” di questi primi tre mesi e mezzo in Italia. Ebbene, sulla sua corsia Montoya si è guadagnato la stima di Mancini e dei bei voti in pagella.

 

Quel Llorente versione Ian Rush…

PREMIO IAN RUSH – Lo scorso anno aveva stupito tutti, Conte per primo: dopo un inizio difficile, Fernando Llorente si era conquistato spazio a suon di gol risultando determinante per lo scudetto numero 30, quello record dei 102 punti. Adesso il Navarro è ancora a quota zero e ai tifosi bianconeri over 40 ricorda sempre più, per movenze e lucidità in zona gol, Ian Rush. Un gigante nel Liverpool, un pippone nella Juve.
PREMIO HIGUAIN – Il Pipita trasformato in Pippone ha trovato un degno sostituto: Josè Maria Callejon. Lo spagnolo in un anno e mezzo ha segnato più gol in A di quanti ne aveva firmato in cinque stagioni nella Liga (21 contro 18). Insomma, ci pensa lui a fare… l’Higuain, con l’argentino ancora a secco in campionato. Per ora la sfida dei bomber azzurri in A recita: Callejon batte Higuain 6 a 0. Insomma il primo set è di Josè Maria.
PREMIO ZAMPARINI – Il presidente Luca Campedelli è un gran signore, ma ultimamente si sta… zamparinizzando. Corini per Di Carlo, Corini per Sannino, Maran per Corini. Un tris incredibile nelle ultime tre stagioni. L’augurio è che al sostituto di Corini le cose vadano come… a Corini nei tornei 2012-13 e 2013-14. Salvezza al quadrato. E così Campedelli più che un mangiatore di panettoni & pandolci sta diventando sempre più un mangia-allenatori.
PREMIO NICCOLAI – Impazzano sul web le ironie sull’autogol di Rafa Marques che ha spianato la strada alla vittoria del Milan nella (fu) fatal Verona. Agli over 50 la prodezza al contrario del messicano ha ricordato le autoreti d’autore del difensore del Cagliari e della Nazionale, Comunardo Niccolai. Anche se a dire il vero il record in materia appartiene a due big azzurri e rossonerazzurri: Franco Baresi e Riccardo Ferri in tempi però dove era molto più facile vedersi affibbiato un gol al contrario (bastava un piccolo tocco, oggi l’autorete dev’essere proprio plateale).