Sarrimpianto rossonero e Pipita megl’e Careca

PREMIO RIMPIANTO – Lo sportivissimo presidente rossonero Silvio Berlusconi ha ormai istituzionalizzato le visite nello spogliatoio della squadra ospite. Dopo il 2-1 (immeritato) del Milan contro il Sassuolo aveva riempito di elogi il tecnico Eusebio Di Francesco. Sabato sera, dopo lo 0-0 (immeritato) tra Milan e Atalanta, ha detto a Reja che la sua squadra sembrava il Milan “di Sacchi”. Grandi complimenti agli avversari da perfetto padrone di casa, ma anche da tifoso deluso per un gioco che il suo Milan dopo quasi 4 mesi di gestione Mihajlovic ancora non riesce a esprimere. Il presidente ha sempre apprezzato il bel gioco (anzi, “giuoco”) e di sicuro si starà domandando il perchè – dopo il lungo corteggiamento primaverile ad opera di Galliani – a guidare il Milan non sia arrivato Maurizio Sarri, maestro di calcio, anzichè il sergente di ferro serbo Sinisa Mihajlovic. Peccato, perchè la scelta di Sarri poteva essere – quasi trent’anni dopo – la riproposizione della geniale idea Sacchi dell’estate ’87. Un Milan-lab(oratorio) che a suo tempo ha fatto storia con l’Arrigo da Fusignano e che con Sarri avrebbe potuto, anche se più in piccolo, scrivere pagine importanti nonostante gli interpreti non siano esattamente all’altezza di quelli del Grande Milan.

PREMIO SUPERBOMBER – Gonzalo Higuain alias El Pipita (il Nasone, soprannome ereditato da papà Jorge, difensore di Boca e River negli anni ’80 e ’90, detto “Pipa”) guida con 9 gol la classifica cannonieri. Il suo Napoli viaggia che è una meraviglia anche se al momento è solo quarto, alle spalle del duo-capolista Inter e Fiorentina e della Roma. Ma in casa azzurra il dibattito è aperto: Higuain è il miglior centravanti della storia del Napoli? Un superdomandone per un superbomber. Anzi, per tanti superbomber. Perchè negli ultimi 40 anni la numero 9 azzurra è stata indossata da straordinari cannonieri. Josè Altafini arriva sotto il Vesuvio nell’estate ’65 insieme con Omar Sivori: tanti gol ma zero tituli, per dirla con Mourinho. Beppe Savoldi, mister 2 miliardi, infiamma la piazza nell’estate del ’75, al momento del suo arrivo da Bologna, ma quello era un “piccolo” Napoli con limitate ambizioni. Poi, nell’estate ’87, con il Napoli fresco di scudetto, ecco arrivare Careca dal Brasile per far coppia con Maradona: bis scudetto nel ’90 e coppe per l’estasi partenopea. Più in tempi recenti, cinque anni fa, dal Palermo approda a Napoli (con la maglia però numero 7) l’uruguagio Edison Cavani: 104 gol in tre stagioni, grande intesa con il Pocho Lavezzi e poi una Coppa Italia prima di un doloroso divorzio. Dei quattro illustri predecessori, numeri a parte, Careca a nostro avviso si fa preferire. Ma il Pipita sta, se possibile, incidendo di più sulle fortune del Napoli.

PREMIO PRATICITA’ – L’Inter capolista ha segnato la metà dei gol della Fiorentina capolista. Incredibile: 24 a 12 il confronto a favore dei viola in quanto a reti realizzate. Ma la sicura marcia della squadra di Mancini si basa su una difesa solidissima che ha incassato gol soltanto in 4 delle 12 giornate di campionato disputate. E se si esclude il raptus-harakiri proprio del confronto diretto a San Siro (1-4), risulta che in 11 partite la retroguardia nerazzurra ha subìto solo 3 gol. Merito delle parate del ritrovato Handanovic, della nuova coppia centrale Miranda-Murillo e della copertura di un centrocampo bello roccioso con Medel e Felipe Melo. E poi, diciamolo, anche di un Roberto Mancini che da giocatore era – con Roby Baggio – l’emblema del calcio elegante e fantasioso. E che da tecnico ha saputo coniugare al meglio gioco e risultati.

 

Marchetti assistman, il tacco del Papa e un Medel da 4 in pagella

PREMIO MAGICA ROMA – La vittoria che rilancia le ambizioni europee del Milan arriva attraverso i gol di due ex romanisti. Andrea Bertolacci, prodotto del vivaio giallorosso, quella maglia l’ha sognata a lungo senza mai riuscire a indossarla se non a livello giovanile. Philippe Mexes nella Roma ha invece giocato sette stagioni per un totale di 267 partite e 15 gol. L’aria del derby insomma ha fatto bene ai due rossoneri, peccato per l’infortunio del centrocampista che stava proprio cominciando a uscire dal tunnel di un pessimo inizio di stagione.

PREMIO TREQUARTISTA – D’accordo, l’assist di Bonaventura per il 3-0 di Bacca è stato una delizia. Ma vuoi mettere le magie di Federico Marchetti? Il pallone che regala a Bertolacci è un cioccolatino, la sventurata uscita sul raddoppio milanista un invito a nozze per Mexes. Insomma, quasi quasi… aridatece Berisha, il portiere di coppa della Lazio.

PREMIO TACCO… DEL PAPA – Tra gli argentini d’Italia, Gonzalo Rodriguez è quello che meglio conosce Papa Francesco. Baluardo difensivo del San Lorenzo de Almagro prima di emigrare in Europa (Villarreal e poi dal 2012 Fiorentina), Gonzalo aveva incontrato più volte l’allora cardinal Bergoglio, che del club rossoblù è come si sa tifosissimo (carnet di socio vitalizio numero 88235). E così dopo Madjer (il tacco di Allah) e Socrates (il tacco di Dio), ecco Gonzalo Rodriguez, alias il tacco… del Papa. Una prodezza, quella rifilata al Frosinone, che non sarà passata inosservata dalle parti di Santa Marta…

PREMIO BENTORNATO – In 10 giornate il Bologna con Delio Rossi in panchina aveva vinto solo due partite (peraltro senza troppi meriti) con le due neofite in Serie A: al Dallara contro il Frosinone e in casa del Carpi. Pronti, via: Roberto Donadoni – fior di allenatore e grande persona – ha regalato una vittoria chiara e convincente contro la “sua” Atalanta a un Bologna che dopo aver segnato la miseria di 6 reti in 10 gare improvvisamente ne segna 3 in 90 minuti. E per di più nel pomeriggio che vede anche sbloccarsi l’acquisto top dell’estate rossoblù, Mattia Destro.

PREMIO 4 IN PAGELLA – Gary Medel, match winner della capolista Inter contro la Roma, è arrivato in Italia da quasi 15 mesi. Eppure davanti ai microfoni il cileno non fa la stessa figura che fa in campo davanti alla difesa o nel cuore del reparto arretrato. Insomma, non spiaccica (almeno in pubblico) mezza parola d’italiano. Strano per uno comunque di madre lingua spagnola, incredibile se paragonato per esempio a gente come Boniek che dopo qualche settimana parlava già la lingua di Dante meglio di tanti italiani. Insomma, oltre agli allenamenti ad Appiano, serve per il Pitbull un bel corso accelerato con tanto di Devoto Oli e di grammatica.

 

Infinito Totò, Inter che delusione

I BUONI

COMAN – Stai a vedere che la premiata ditta Marotta & Paratici ci ha azzeccato un’altra volta… Dopo il colpaccio Pogba, strappato quasi a costo zero al Manchester United di Ferguson nell’estate 2011, ecco Kingsley Coman, la sorpresa di Chievo-Juve. Un 18enne pieno di talento e personalità che Allegri ha avuto il coraggio di buttare dentro da titolare pur non mancandogli un’alternativa pesante come Pereyra.
DIEGO LOPEZ – Mentre in serata Casillas si becca quattro pappine dalla Real Sociedad, nel pomeriggio Diego Lopez nel suo esordio a San Siro s’allunga alla grande sul tentativo di trasformazione dal dischetto di Candreva. Uno dei rari casi di rigore più parato che sbagliato.
DE SANCTIS – Quando ha cominciato da prof nel Pescara, 20 anni fa, c’era ancora la numerazione vecchia maniera dall’1 all’11. Adesso a 37 anni si conferma come uno dei migliori portieri della Serie A. Un bel po’ di merito della vittoria della Roma sulla Fiorentina è suo.
DI NATALE – Un altro vecchietto classe 1977 che continua a fare faville. Già in vetta alla classifica cannonieri con la doppietta rifilata all’Empoli, la sua prima squadra. Ha segnato 195 gol in Serie A, quota 200 è ormai a portata di piede per Totò.

I CATTIVI

MAZZARRI – Nella giornata in cui vincono Juve, Roma, Napoli e Milan, la sua Inter è l’unica delle grandi a partire con il freno a mano tirato. Un’Inter che in casa del Toro gioca con eccessiva timidezza, con un modulo più difensivo rispetto a quello granata. Cinque difensori, due centrocampisti difensivi come Medel e M’Vila e solo tre giocatori portati ad offendere (Kovacic, Hernanes e Icardi). Troppo poco per vincere.
ANTONELLI – Un errore senza palla che costa la sconfitta al Genoa: il suo posizionamento in occasione del gol dell’1-2 di De Guzman consente al centrocampista olandese vestito d’azzurro di inserirsi in piena libertà e di battere Perin.
LARRONDO – C’è modo e modo di fallire un calcio di rigore. Quello scelto dall’argentino (che molti nella Torino granata hanno ribattezzato Orrendo Larrondo) è tra i peggiori: tiro debole e centrale a esaltare un pararigori come Handanovic che non metterà certo questa sua parata tra le migliori prodezze della sua carriera.