Le prime volte di Suso e Pioli

PREMIO PRIMA VOLTA 1 – Due prime volte per Suso: non aveva mai segnato a San Siro e non aveva mai realizzato una doppietta in maglia rossonera. Ieri si è tolto la doppia soddisfazione anche se allo spagnolo rimane l’amarezza per quel gol di Perisic che ha un po’ offuscato le sue prodezze. Insomma, meglio era andata all’andaluso nel derby genovese: una sua doppietta dopo l’iniziale gol di Pavoletti aveva fruttato il 3-0 al Genoa nella stracittadina dell’8 maggio scorso.

PREMIO PRIMA VOLTA 2 – Esordio assoluto sulla panchina nerazzurra di Pioli, primo gol interista di Candreva e primo gol di Perisic nel derby. Anche in casa, insomma, Inter ci sono prime volte da festeggiare. E un pareggio in “zona Cesarini” in un derby vale quasi quanto una vittoria…

PREMIO FIDUCIA RIPAGATA – Due mesi fa esatti, dopo lo 0-1 interno contro il Palermo, l’Atalanta (3 punti nelle prime 5 giornate) aveva dietro in classifica solo il Crotone. In altre piazze sarebbe sicuramente saltata la panchina e anche chi scrive – lo confessiamo – aveva fatto un paio di ragionamenti del tipo: Gasperini ogni volta che mette il naso fuori da Genova fa dei disastri, come successo a Milano sponda Inter e a Palermo… Ebbene: 7 vittorie e un pareggio, 22 punti nelle ultime 8 giornate hanno completamente cancellato i cattivi pensieri. Questa Atalanta è la vera rivelazione del campionato. Onore al merito al presidente Percassi per la fiducia (ampiamente ripagata) concessa a Gasperini in tempi non sospetti…

PREMIO COOPERATIVA DEL GOL – A secco Ciro Immobile e Keita Balde, nel 3-1 della Lazio contro il Genoa dopo la splendida rete di Felipe Anderson (seconda stagionale) hanno firmato i primi gol in questo torneo il capitano Biglia su rigore e il difensore Wallace. Così il totale dei marcatori laziali sale a 13: una vera e propria cooperativa che esalta ancor di più l’ottimo lavoro di Simone Inzaghi.

PREMIO CENTENARIO – Nell’incredibile rimonta della Samp da 0-2 a 3-2 contro il Sassuolo la prima pietra l’ha messa Fabio Quagliarella. Firmando la rete della riscossa che per lui è anche la 100esima in Serie A. Complimenti a Quaglia-gol e una curiosità: ai tempi del suo primo gol in A (21 dicembre 2005, Ascoli-Treviso 1-0) l’allenatore è sempre lo stesso: Marco Giampaolo. Che in verità ad Ascoli – non avendo ancora ottenuto il patentino di prima categoria – era affiancato da Massimo Silva.

PREMIO MISTER CONFUSIONE – Giovanni Galeone, maestro di calcio e nello specifico maestro di Allegri, ha rilasciato sabato una interessante intervista al bravissimo Emanuele Gamba di Repubblica. Forse tradito dai vari ritorni a Pescara (dove è stato ben quattro volte), il tecnico napoletano di nascita ma friulano di adozione fa un po’ di confusione quando afferma: “Vincemmo la B e poi centrammo l’unica salvezza nella storia di Pescara. Mai allenato gente così forte: Allegri, Pagano, Bivi, Massara e due difensori, Dicara e Righetti, migliori di chiunque giochi oggi.” In verità l’unica salvezza del Pescara in A è sì roba di Galeone ma risale al 1987-88, quando non c’erano Allegri, Bivi, Massara e neppure Dicara. C’erano – con Pagano e Righetti – campioni del calibro di Junior e Sliskovic. Nel 1992-93 invece, con Allegri, Bivi e Massara in attacco, Galeone fu esonerato alla 24esima giornata e il Pescara a fine campionato retrocesse classificandosi addirittura all’ultimo posto.

PREMIO ATTACCO ATOMICO – D’accordo, Higuain fin qui non ha incantato, gli infortuni di Dybala e Pjaça stanno penalizzando l’attacco della Juve, Roma e Torino hanno segnato di più (rispettivamente 30 e 29 reti). Ma i numeri offensivi bianconeri, almeno in campionato, sono lusinghieri soprattutto se paragonati a quelli della scorsa stagione. Con quella famosa partenza ad handicap, la Juve dopo 13 giornate aveva realizzato l’anno scorso solo 17 gol. Adesso – con i tre rifilati al malcapitato Pescara – siamo già a quota 28.

PREMIO TOH CHI SI RIVEDE – Più di 7 mesi, 223 giorni in totale, 17 giornate: i numeri del digiuno di Lorenzo Insigne sono stati spazzati via dalla sua doppietta a Udine in versione “falso nueve”: adesso il talentuoso fantasista napoletano deve ritrovare la via del gol anche in Europa. In Champions ha segnato solo due gol in 12 presenze ma l’ultimo è vecchio di tre anni: lo segnò a Dortmund nella sconfitta per 3-1 contro il Borussia che in pratica decise la clamorosa e ingiusta eliminazione di un Napoli capace di fare 12 punti nelle sei sfide della fase a gironi in un “gruppo della morte” con Borussia appunto, Arsenal e Olympique Marsiglia.

 

 

Cairo e la vittoria dei tifosi granata

PREMIO ASSISTMAN – Segna Icardi e vince l’Inter. Fin qui niente di strano. Anche se in realtà stavolta il tocco del capitano (con Handanovic l’unico vero top player nerazzurro) si è visto – più che in occasione dell’esecuzione dal dischetto che è valsa il 2-0 o della rete del 3-0 – nella splendida apertura-assist per il gol di Perisic che a una manciata di minuti dalla fine ha messo in discesa una partita difficilissima. L’asse Icardi-Perisic funziona che è una meraviglia: ricordare, per credere, la splendida assistenza del capitano nerazzurro per la testa del croato nella vittoriosa sfida contro la Juventus del 18 settembre scorso. Una cinquantina di giorni fa, sembra un secolo…

PREMIO COW BOY – Urbano Cairo che cavalca il gigantesco Toro di cartapesta sotto la curva Maratona nel pre della sfida contro il Cagliari è la foto del momento positivo dei granata. Il presidente negli anni scorsi ha subito durissime contestazioni e adesso può prendersi le sue rivincite. Senza dimenticare però che proprio l’affetto dei tifosi lo ha spinto a costruire finalmente un Toro Vero. Quei tifosi che lo invitavano a non prendere più vecchi tromboni magari a parametro zero (un esempio per tutti: Recoba) ma a dare fiducia sul mercato a giovani di prospettiva (tre esempi per tutti, la B4: Baselli, Benassi, Belotti e Boyè). Quei tifosi che invitavano la società a puntare sui giovani del vivaio (un esempio per tutti: Barreca). Quei tifosi che hanno “costretto” Cairo a puntare sulla ricostruzione del caro vecchio Filadelfia (grazie anche ai contributi di Comune, Provincia e Regione). Poi, per carità, il pres ci ha messo anche del suo: scegliendo per esempio, dopo Ventura, un allenatore come Mihajlovic, una sorta di Giagnoni 2.0. Per i più giovani: Gustavo Giagnoni era il tecnico del Torino 1971-72 vincitore dello scudetto “morale” di quella stagione, colui che cominciò a plasmare il tremendismo granata anni Settanta sublimato poi con lo scudetto della squadra di Gigi Radice nel torneo 1975-76.

PREMIO FANTASTICO TRIS – Miralem Pjanic risponde da campione proprio nel suo momento più delicato. Un gol da applausi, un’esecuzione perfetta su calcio da fermo. Prima rete fuori casa in campionato con la Juve e primo gol decisivo per il bosniaco che finora aveva giocato senza convincere troppo davanti alla difesa, dietro le punte o da interno. Se il gol del Bentegodi vale tre punti (in realtà al netto del “peso” due, perché senza la sua prodezza Chievo-Juve sarebbe finita 1-1), quelli segnati nel 4-1 alla Samp e nel 3-1 al Sassuolo erano stati solo “di contorno”.

PREMIO MAGICO TACCO – Con Carlos Bacca in piena crisi, ci pensa Gianluca Lapadula a firmare con un gran colpo di tacco la vittoria del Milan a Palermo che consolida i rossoneri in zona Champions. In verità Lapadula non aveva troppo convinto le volte che era stato chiamato a giocare, dall’inizio o a partita in corso. Chissà che questo supergol non dia la spinta giusta a questo 26enne che – grazie alla mamma peruviana – potrebbe decidere di vestire un giorno la maglia con la banda rossa del Perù. E che – pochi lo ricordano – faceva coppia con Gregoire Defrel nella Primavera del Parma 2009-10 allenata da Tiziano De Patre.

PREMIO GIOVANE DEA – Non finisce più di stupire l’Atalanta targata Gasperini: 22 punti, uno in più del Napoli e 5 in più dell’Inter, tanto per gradire. E tanti giovani (anche italiani) in rampa di lancio. In casa del Sassuolo dopo il gol (in fuorigioco) di Papu Gomez ecco la testata di giustezza del difensore centrale Mattia Caldara, classe ’94, già a segno a Pescara, e il gol da bomber vero del laterale di centrocampo Andrea Conti, anche lui classe ’94, al primo centro stagionale ma al terzo in Serie A: lo scorso campionato ne segnò due, ma al Bentegodi contro il Verona e in casa contro la Fiorentina arrivarono due sconfitte…

 

La versione del Mancio, bello ma perdente

PREMIO MISTER SCUDETTO – Un secondo tempo fantastico, con l’uomo in meno. Una sconfitta che fa molto meno male di quella a San Siro contro la Fiorentina. Insomma, complimenti vivissimi a Roberto Mancini: che ha offerto una lezione di gioco, ha azzeccato tutti i cambi (in primis la sostituzione di un abulico Icardi) e ha messo in bella vista al San Paolo un’Inter tutta grinta, qualità e corsa. Ecco, forse magari qualcuno la smetterà di sfottere l’Inter brutta ma vincente. Anche se di sicuro il Mancio la preferisce a quella di Napoli, bella ma (immeritatamente) perdente. Con i pali di Jovetic e Miranda nelle battute finali che avrebbero meritato miglior sorte.  

PREMIO SUPERBOMBER – I due gol, l’occasione del possibile 3-1 nel finale sventata da Handanovic, una partita da leader. Insomma non ci sono più aggettivi per il Pipita Higuain, capocannoniere con 12 pipite in 14 giornate. Eppure in Argentina c’è chi ancora lo discute e lo contesta, additando al numero 9 azzurro le responsabilità per le sconfitte al Mondiale 2014 (gol clamoroso sbagliato solo davanti a Neuer in finale) e in Coppa America 2015 (gol sbagliato sullo 0-0 e rigore gettato alle ortiche).   

PREMIO O’ DIRETTORE – Pier Paolo Marino, uno dei dirigenti più preparati del nostro calcio, è a spasso. Qualche mese fa ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttore generale dell’Atalanta dopo che la proprietà gli aveva affiancato Giovanni Sartori, l’artefice del “miracolo Chievo” di inizio anni Duemila. Del “miracolo Atalanta” odierno, però, i meriti continuano a essere in toto o quasi di Marino alias O’ Direttore. A cominciare dalla scelta a campionato in corso (nella scorsa stagione) di Edy Reja in panchina al posto di Colantuono. Senza considerare che 11 dei 14 protagonisti della bella e storica vittoria in casa della Roma sono stati portati in nerazzurro proprio da Marino. Tutti, a cominciare dai goleador Papu Gomez e Tanque Denis. In sostanza, tutta la squadra con l’eccezione di Paletta, Kurtic e De Roon.

PREMIO GOMITO DI PIOMBO – La domenica mattina Leonardo Pavoletti, il Pavoloso secondo un bel due aste della Gradinata Nord, aveva letto compiaciuto le righe dedicategli dal mitico Gianni Mura sull’autorevole Repubblica nella prestigiosa rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”. Il bomber genoano era stato gratificato del titolo (“L’esempio di Pavoletti tra libri e maiali”) e di due 7,5 e di un 8 nonchè di tante belle parole da parte del giornalista che giusto la settimana prima lo aveva segnalato a Conte per la Nazionale. Tanti elogi hanno evidentemente fatto perdere la testa a Pavoletti, che con una sconsiderata gomitata al volto di Gagliolo dopo appena 6′ ha in pratica compromesso la partita del Grifone. In attesa della stangata (non si quotano le tre giornate di squalifica) che penalizzerà ulteriormente il Genoa di Gasperini che di qui a fine 2015 dovra giocare a San Siro con l’Inter, in casa contro il Bologna e all’Olimpico con la Roma. 

PREMIO CRESTA D’ORO – Sabato contro il Bologna Andrea Belotti alias il Gallo ha festeggiato il suo primo gol con la maglia del Toro, settimo in Serie A, trascinando nella sua esultanza, lui 21enne (compirà 22 anni il prossimo 20 dicembre), il tecnico Giampiero Ventura. Uno spettacolo vedere il 67enne allenatore granata portarsi la mano sulla testa e rotearla a mo’ di cresta. Messa in discesa con quella prodezza la sfida contro i rossoblù di Donadoni, ci ha poi pensato Vives a chiudere il conto tornando a regalare un successo al Comunale-Olimpico dopo due mesi con in mezzo la sconfitta con l’Inter e i pareggi contro Genoa e Milan.

Conte rosicone e Samir il presuntuoso

PREMIO PIPPERO – Ha ragione Sinisa Mihajlovic a lamentarsi più degli errori dei suoi che della svista arbitrale in occasione del gol laziale (evidente fallo di Klose che trattiene per la maglia Viviano in uscita e lo strattona). Errori gravi quelli di Eto’o e Soriano, topica colossale quella di Pedro Obiang che sullo 0-0 con la porta spalancata e con Berisha fuori causa è riuscito a sbagliare un gol fatto davvero clamoroso. E il centrocampista spagnolo, se ci fosse ancora Mai dire gol della Gialappa’s, vincerebbe per distacco il Pippero 2015.

PREMIO ROSICONE – Non lo ammetterà mai, anzi, si sta prodigando in sms di complimenti e dichiarazioni mielose nei confronti della sua (ex) Juve. Ma dietro l’ufficialità in Antonio Conte sale a mille il rosicamento. Perchè lui, il tecnico dei tre scudetti consecutivi e dei 102 punti, in Europa ha sempre fallito. Doppio flop, poi, quello della scorsa stagione: scivolato dalla Champions all’Europa League non era neppure riuscito a onorare una finale in programma allo Juventus Stadium privilegiando (in modo piuttosto ottuso) la tripla cifra in campionato alla possibilità di vincere l’Europa League. Con grande scorno del presidente Andrea Agnelli, costretto la sera prima di Siviglia-Benfica a fare il padrone di casa senza potersi sedere al tavolo bello imbandito della finalissima. E poi le ragioni del divorzio: quel letterale “quando ti siedi in un ristorante dove si pagano 100 euro non puoi pensare di mangiare con 10 euro” condito da ghignetto sarcastico. Invece adesso la Juve a quel ristorante è seduta con le posate d’argento e grazie ad Allegri, di euro, dalla Champions ne ha ricevuto circa 100 (milioni).

PREMIO PRESUNZIONE – Samir Handanovic probabilmente non rimarrà all’Inter. Vuole giocare in Champions League. Legittima ambizione, per carità, per uno che la magica musichetta l’ha solo sentita in tv (visto che con l’Udinese nel 2011-12 si fermò ai preliminari). Certo però sarebbe cosa buona e giusta che lo sloveno prima di salutare la compagnia desse una mano (magari due) all’Inter ancora in corsa per l’Europa League. La cappella su Morata che è costata la sconfitta contro la Juve non è la prima in stagione. Forse la peggiore annata di Handanovic in nerazzurro. Lui, abituato a far guadagnare punti alla sua squadra, quest’anno ne ha invece tolti qualcuno.

PREMIO CALCIOSPETTACOLO – Nove gol (e 6 punti) in sette giorni, mica male per il Genoa di Gasperini sempre in attesa (neppure troppo fiduciosa…) della licenza Uefa per poter giocare in Europa. Dopo il 5-1 al Toro, il 4-1 in casa Atalanta. Un vero miracolo targato Gasperini se è vero come è vero che a Bergamo mancavano Perotti (il miglior rossoblù di questa stagione), Niang (la rivelazione di gennaio) e Borriello. Del resto il potenziale offensivo del Grifone (con Iago Falque salito a quota 13 in classifica cannonieri) è notevole e con 54 reti la squadra di Gasp ha fatto meglio (tra le altre) di Roma, Inter e Milan.

 

Palacio & Torres: tristi, solitari e…confusi

PREMIO CONFUSION – La Electric Light Orchestra imperava ancora quando nel 1982 nasceva a Bahia Blanca (Argentina) Rodrigo Palacio. L’ellepi top della band britannica, Discovery, è targato 1979. Ma il singolo Confusion potrebbe fare da colonna sonora al momento davvero pasticciato che sta vivendo il bomber argentino dell’Inter. Che non ha ancora segnato ma che – in preda appunto alla più totale confusione – ha regalato un incredibile assist per il gol di Thereau, il secondo dell’Udinese corsara a San Siro.
PREMIO MONTELLA DELLA PAMPA – Paulo Dybala settebellezze. Il settimo sigillo firmato al Comunale-Olimpico di Torino è da applausi, con quel tacco a seguire e la fredda esecuzione davanti a Gillet. Il vulcanico (si dice così) presidente Zamparini lo aveva valutato 42 milioni qualche settimana fa, adesso la quotazione avrà di sicuro sfondato quota 50. Al di là del dato meramente economico, bisogna ancora una volta sottolineare le qualità tecniche e caratteriali di questo attaccante mancino che ricorda – per fisico, movenze e cifra tecnica – il Vincenzino Montella dei tempi d’oro. Ha da poco compiuto 21 anni ma può già recitare da protagonista nel calcio dei grandi.
PREMIO TRISTE, SOLITARIO Y FINAL – Il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano sembra tagliato su misura per la parabola di Fernando Torres, il Nino biondo che fu campione d’Europa e del mondo con la Spagna e grande protagonista per le praterie continentali con le prestigiose maglie di Atletico Madrid, Liverpool e Chelsea. La sfida di Marassi, con il Milan sotto contro il Genoa, ha certificato che nelle gerarchie di Inzaghi adesso Torres è (forse) la sesta punta visto che dopo i titolari Honda, Menez ed El Shaarawy hanno trovato spazio anche prima Pazzini e poi Niang. E i maligni adesso sospettano che presto lo supererà anche Hachim Mastour, il 16enne di origine marocchine. Comunque tutti tranquilli: mister Pippo e tutto il Milan sostengono che “Torres non è un caso”. E noi ovviamente non ci crediamo neanche un po’…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Morgan De Sanctis, anni 37 e contratto prolungato con la Roma da pochi giorni fino al 2016, è un buon portiere che ha spruzzato anche d’azzurro la sua onoratissima carriera cominciata a Pescara e proseguita difendendo i pali di Juventus, Udinese, Siviglia, Galatasaray, Napoli e dall’estate 2013 Roma. Ma la cappella che ha provocato il primo dei due gol di Zaza sabato sera grida ancora vendetta. Quando nasceva – anno domini 1977 – dalle sue parti (nel “suo” Pescara) si esibiva uno dei tanti numeri 12 cresciuti all’ombra di Zoff, Massimo Piloni detto Saponetta. Lui le cappelle le faceva con le mani (non propriamente dalla presa ferrea…), il buon Morgan invece preferisce farle con i piedi…
PREMIO VECCHIE QUERCE – Viva i giovani, certo. Ma facciamo un bel applauso anche ai “matusa” dell’Empoli. Perchè nel sempre più sorprendente cammino della squadra allenata dal bravissimo Sarri, reduce dal bel pareggio del San Paolo, c’è anche lo zampino della premiata ditta Mac&Tav. Zero riferimenti a McDonald o alle proteste per il treno ad alta velocità Torino-Lione. Stiamo parlando degli immarcescibili (classe 1979 entrambi) Massimo Maccarone e Ciccio Tavano. E’ vero che la firma sul 2-2 l’hanno apposta i giovani Verdi (’92) e Rugani (’94) ma l’anima dei toscani sono quei due vecchietti terribili che alla pensione non ci pensano proprio.
PREMIO BAGNOLI – I caratteri sono diversi (umile, introverso e musone l’uno; presuntuosetto, sorridente e disponibile l’altro) ma capacità e risultati applicati alla maglia rossoblù del Genoa sono speculari. E così mentre Gian Piero Gasperini si gode il terzo posto solitario, tutti sotto la Lanterna ricordano che il Genoa più forte della storia recente (dal Dopoguerra) è stato quello arrivato quarto nella stagione 1990-91. Quello allenato da Osvaldo Bagnoli (il mister umile, introverso e musone di cui sopra).

Cariolato occhio di lince e gambero Mazzarri

PREMIO NON PERVENUTO – E’ trasversale e nazionalpopolare l’amore per Francesco Totti. La sua classe immensa e la sua storia di campione che si rinnova a 38 anni hanno fatto giustamente versare fiumi di inchiostro e assemblare ore e ore di belle immagini. Però, per dirla in romanesco, cuanno ce vo’ ce vo’… In questa stagione sta vivendo di rendita per il fantastico pallonetto a domicilio del Manchester City. Per il resto, zero gol su azione in campionato (dove Destro, quando gioca al suo posto, fa sempre centro) e le imbarazzanti ultime prestazioni in casa contro il Bayern e al San Paolo. Certo, il capitano è stato in buona (si fa per dire) compagnia e quei tracolli non possono essere addebitati solo a lui. Però in quanto leader della squadra di Garcia è giusto che si accolli tutte le responsabilità del caso. E magari anche qualcuna in più.
PREMIO OCCHIO DI LINCE – Il signor Cariolato Gianluca da Legnago batte i campi della Serie A da una decina di stagioni. Sabato pomeriggio è stato – con Benitez e Higuain – il protagonista assoluto di Napoli-Roma. Con la sua pelata e la sua bandierina gialla ha dato spettacolo e assistito alla stragrandissima il collega arbitro Tagliavento. Nella prima mezzora, ad esempio, è stato impegnato in almeno cinque-sei chiamate sul filo del fuorigioco. Le ha azzeccate tutte. Sempre facile, per noi soloni dell’arbitraggio alla moviola, trovare il pelo nell’uovo nelle prestazioni di fischietti e guardalinee. Queste volta Cariolato ci ha disarmati con la giustezza delle sue decisioni. Bisogna dargliene atto e gridarlo a voce alta. Non sappiamo se l’età glielo permetterà, ma dopo le Olimpiadi del 2012 a Londra il signor Cariolato della sezione di Legnago si meriterebbe di chiudere la carriera con Europei e Mondiali. E se va avanti a sventolare così nessuno potrà impedirglielo…
PREMIO IL GAMBERO – Già la scorsa stagione – a nostro avviso – Mazzarri aveva fatto flop. Senza le coppe europee, aveva il dovere di portare l’Inter almeno al terzo posto e invece è riuscito ad arrivare tra mille stenti in zona Europa League. Ebbene, l’Inter di oggi ha 4 punti in meno di quella di ieri. Gioca tremendamente peggio e mister Walter questa volta sembra non avere più alibi. E, forse, neanche la voglia di lottare.
PREMIO SUPERGOL – Quel rigore di Bergamo il Pipita Higuain è riuscito a metabolizzarlo in fretta. Segnando al San Paolo un gol da cineteca che ha aperto la strada al trionfo napoletano contro la Roma. L’ex bomber del Real è uno dei pochi top player della nostra Serie A. E adesso che si è svegliato, archiviando magari anche il clamoroso gol mangiato nella finale mondiale contro la Germania, per la squadra di Benitez nessun traguardo sembra più proibito.
PREMIO SUPERBA -La Genova alluvionata sorride con il pallone tra i piedi. Sampdoria e Genoa brillano in zona Europa. Mihajlovic e Gasperini sono tra i migliori tecnici su piazza e le loro squadre giocano obiettivamente bene. Tanto che sommando i punti la città della Lanterna ne ha più della Milano rossonerazzurra. Meritatamente.
PREMIO ZONA SPORTIELLO – C’era una volta Renato Cesarini, l’italoargentino della Juve anni Trenta specializzato nel segnare gol pesanti negli ultimi minuti di gioco. Oggi c’è Marco Sportiello, brianzolo nato a Desio ma di chiare origini campane, portiere dell’Atalanta specializzato nello strozzare in gola agli attaccanti avversari l’urlo del gol. Mercoledì scorso la sua prodezza in pieno recupero sul rigore di Higuain. Domenica pomeriggio la paratissima in pieno recupero sulla punizione mancina potente e precisa di Farnerud. E così l’Atalanta di Colantuono ha strappato due punti in zona… Sportiello.

IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

Il 7brutto di Mazzarri e un tris di fischi e fiaschi

PREMIO A TUTTOGAS – Siam sinceri: per come si era espresso nei cinque mesi della scorsa stagione Honda pareva poco più di un Miura qualsiasi. Abulico, avulso dal gioco, in certi momenti quasi ridicolo. Forse l’aver fatto la preparazione dall’inizio, fors’anche l’orgoglio-samurai, fatto sta che adesso Honda non è più l’oggetto misterioso di inizio 2014 ma è tornato il nippocampioncino bandiera del Giappone calcistico. Quattro gol in sei partite, niente male.

PREMIO GOLAZO – L’espressione è sudamericana, ma rende l’idea. Bomba da applausi, bomba da tre punti quella del greco del Verona contro il Cagliari. E così Panagiotis Tachtsidis fa parlar di sè non solo in quanto cocco di Zeman, che a Roma lo preferiva nel cuore del gioco giallorosso al (quasi) intoccabile De Rossi. E proprio nei confronti del boemo il buon Panagiotis non è stato granchè riconoscente…

PREMIO BOMBA DA TRE – Un gol da tre punti, un gol per il 3-2 finale: Leo Bonucci, laziale di Viterbo, decide con una girata spettacolare la sfida dello Juventus Stadium. Di mestiere Bonucci i gol dovrebbe evitarli, spesso però gli capita di tirare fuori il jolly.

PREMIO LANTERNA MAGICA – Ok, Torino e Roma hanno raccolto più punti di Genova, ma dopo i veleni del derby i rossoblucerchiati possono esultare per una domenica in contemporanea. La Samp di Ferrero e Mihajlovic si gode la zona Champions, il Genoa di Preziosi e Gasperini si rilancia lasciando i bassifondi della classifica. E la Lanterna irradia luce e sorrisi.

PREMIO MAGO – A 55 anni suonati Maurizio Sarri si gode la ribalta della Serie A. Ha mangiato pane duro per tante stagioni, nei campacci e nei campetti di C2, C1 e B. Facendo quasi sempre bene e spesso benissimo. Adesso si scopre tecnico di vaglia anche nel calcio dei ricchi e famosi. Il suo Empoli gli regala la prima vittoria in A e dopo sei giornate aver subito solo due sconfitte è già un bel biglietto da visita. Soprattutto se si considera anche la crescita esponenziale di tre giovani toscani doc: il difensore in odore d’azzurro Rugani (classe ’94), bomber Pucciarelli (’91) e il difensore goleador Tonelli (’90).

PREMIO BANDA DEL BUCO – Errore da matita blu scura quello di Alessandro Lucarelli che negli ultimi sospiri di Parma-Genoa regala un assist pazzesco a Matri che costa ai ducali la sconfitta e un poco onorevole ultimo posto per una squadra che a maggio si era dimostrata la sesta forza del campionato.

PREMIO SUPERMARIO BALOTELLI – Il gol di Babacar che mette in discesa la partita della Fiorentina contro l’Inter è una chicca balistica. Un gol… “alla Balotelli”, specialità della casa del Supermario dei tempi migliori, quello della sua prepotente apparizione nell’Inter manciniana. Babacar è un classe ’93, con le sue prodezze Montella si sta dimenticando di avere ai box gente come Pepito Rossi e Mario Gomez…

PREMIO ORONZO CANA’ – Dieci punti in meno della Juve, sette gol subiti in 120 minuti da due squadre che prima di affrontare l’Inter non avevano certo incantato. Per Walter Mazzarri è un periodaccio, la sua Inter gioca malissimo e perde. E se la squadra perde terreno, il popolo nerazzurro comincia a perdere la pazienza.

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 1 – C’è pestone e pestone. Se il pestone è di Alex sul piede di Maxi Lopez, panta rei, tutto scorre, il gioco prosegue. Se fosse stato – poniamo – di Zukanovic su Torres fischio immediato, rigore e magari pure giallo per il difensore. Così va il calcio in Italia (ma non solo): Mazzoleni a San Siro dimostra chiaramente cos’è la sudditanza psicologica (per non parlare del contropiede forse letale interrotto al Chievo per ammonire De Jong): d’altronde vestire una maglia a strisce (che sia rossonera, nerazzurra o bianconera) mette sempre, agli arbitri di poca personalità, una certa soggezione…

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 2 – Rigori, rossi e polemiche. Nel 3-2 tra Juve e Roma l’arbitro Rocchi non imbrocca la sua miglior serata (eufemismo…)

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 3 – Pali e traverse, legittimo in quanto a gioco il successo in rimonta del Napoli sul Torino. Ma l’arbitro Massa di Imperia (a nostro avviso il migliore tra le nuove leve) nega due rigori ai granata: uno per un doppio fallo di Albiol su Quagliarella e uno per un mani malandrino e poco involontario di Zuniga nelle battute finali.

 

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).