L’immenso Barzagli e i nuovi gemelli del gol

PREMIO CAMPIONE DEL MONDO – Andrea Barzagli – quasi un abbonato a questa rubrica in chiave positiva – è un campione del mondo, un campione d’umiltà, un campione a tutto tondo. A 34 anni, dopo aver giocato alla grande da centrale destro in difese a tre o a quattro, si è reinventato terzino destro. Epiche le sue prove in Champions, praticamente perfetta la sua prestazione in Inter-Juve che lo eleva a migliore in campo (con Jovetic) del derby d’Italia. Della triade difensiva bianconera in azzurro è il più completo e il più affidabile. Gentile eredità lasciata alla Juventus da Gigi Delneri e dal suo fido aiutante Francesco Conti: che lo hanno fatto debuttare in A con il Chievo dodici stagioni fa, che lo hanno ritrovato a Palermo e che nel gennaio 2011 lo hanno voluto alla Juve dopo la Bundes-parentesi al Wolsfburg.

PREMIO DIEGO & CARECA – Due settimane fa avevamo lanciato da queste colonne la provocazione: togliete la numero 10 del Napoli dalla naftalina e affidatela a Lorenzo Insigne, degno erede dell’inarrivabile Dieguito Maradona. Adesso, approfittando dei gol in tandem con cui la coppia Insigne-Higuain ha abbattuto la capolista Fiorentina ci spingiamo oltre con i paragoni. Ma El Pipita & Lorenzinho non vi ricordano un po’ proprio Careca & Maradona?

PREMIO CHI L’HA VISTO – Alessio Cerci non ha colto a Torino l’opportunità del rilancio, il Milan continua a non vincere e il gioco di Mihajlovic continua a non convincere. Tornando all’Henry di Valmontone (o alla risposta italiana a Robben, l’amico e collega Pistocchi dixit) inutile girarci intorno: la sua carriera è costellata di tante promesse e altrettante delusioni. Conti (di gol, assist e media voto) alla mano, solo tre stagioni sono state all’altezza del suo talento: 2007-08 in B con il Pisa, 2012-13 e 2013-14 in A con il Torino. Tutte e tre le volte sotto la direzione tecnica di Gian Piero Ventura. Un caso? No.

PREMIO BENTORNATO CAMPIONATO – Dopo anni di dominio assoluto bianconero o nerazzurro o al massimo di lotta a due (Juve-Roma o Inter-Roma) riecco il campionato magari non più bello del mondo come nei mitici anni Ottanta ma di sicuro più combattuto. Sei squadre nel giro di tre punti, otto squadre da quota 18 della Fiorentina a quota 14 di Torino e Atalanta. Insomma, come direbbe Bruno Pizzul tutto molto bello…

PREMIO ESPERIENZA E QUALITA’ – Edoardo detto Edy Reja ha compiuto 70 anni lo scorso 10 ottobre. L’Atalanta ha compiuto 108 anni lo scorso 17 ottobre. La doppia festa è andata in scena nel 3-0 rifilato dai nerazzurri di Bergamo al Carpi. Che lancia l’Atalanta in zona Europa e certifica l’esattezza della scelta dell’ex direttore generale atalantino Pier Paolo Marino che dopo averlo avuto con profitto a Napoli lo aveva richiamato alla fine della scorsa stagione per sostituire Colantuono. Reja è il più vecchio dei 20 allenatori della Serie A, dopo di lui Ventura. Un altro che sta facendo grandi cose con il suo Torino (che ha gli stessi punti dell’Atalanta…)

 

Pradè lo scopri-Kalinic e le bufale Hernanes & Romagnoli

PREMIO TALENT SCOUT – Alzi la mano chi – in estate – pensava che l’acquisto di Nikola Kalinic (costato 5,5 milioni di euro versati nelle casse del Dnipro) potesse fare grande la Fiorentina. E allora applausi sinceri a Daniele Pradè, che ha avuto l’intuzione (geniale) di ricorrere al croato per dare sostanza all’attacco viola, affiancando Kalinic a Pepito Rossi e a Babacar. Il tanto celebrato connazionale Mario Mandzukic, per dire, ha due anni in più della punta viola che ha fatto nera l’Inter ed è costato, tra cartellino e ingaggio, quattro volte tanto. Rendendo, finora, molto ma molto meno…

PREMIO BUFALA – La penosa prestazione di Hernanes in quel del San Paolo ha fatto tornare d’attualità un po’ di quesiti che circolano da anni sul conto del brasiliano. Ma cos’è veramente Hernanes? Da trequartista non ha mai convinto, da regista davanti alla difesa men che meno (e la prova di sabato scorso è lì a ricordarcelo), da mezzala non è nè carne nè pesce. Insomma, Hernanes sembra incarnare la generazione dei brasiliani del futebol di oggi. Quella, tanto per intenderci, che ha subito l’umiliante 1-7 dai tedeschi appena una quindicina di mesi fa al Mundial.

PREMIO CHI LA DURA LA VINCE – Il granata Benassi ha cominciato questa stagione 2015-16 con due pesanti fardelli addosso. Da un suo errore scaturì la sconfitta nel derby d’andata dello scorso campionato e un altro suo errore ha in pratica decretato l’eliminazione del Toro in Europa League da parte dello Zenit nella scorsa primavera. Eppure il livornese scuola Inter non si è abbattuto: ha lavorato sodo e grazie ai consigli di Mastro Ventura è riuscito a mettersi alle spalle topiche che avrebbero intaccato le certezze di chiunque. E così ecco l’eurogol “alla Van Basten” che abbatte il Palermo e riporta i granata in zona Champions League.

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Il Bologna di Delio Rossi è di gran lunga la squadra che ha espresso fin qui il peggior gioco delle 20 di Serie A. La sconfitta interna con l’Udinese è lì a certificarlo. Alle loro spalle i rossoblù hanno le matricole Carpi e Frosinone. Ma in realtà questo Bologna per il gioco che (non) esprime meriterebbe l’ultimo posto in classifica. Nonostante l’arrivo per esempio di Destro, la squadra stenta e non trova sbocchi in avanti. E la vittoria con il Frosinone sarebbe potuta benissimo essere un pareggio. Che vedrebbe oggi proprio il Bologna a chiudere la graduatoria.

PREMIO PRESUNZIONE – Chissà che l’oneroso investimento effettuato dal Milan per Romagnoli (fortissimamente voluto da quel Mihajlovic che lo aveva valorizzato alla Sampdoria) possa un domani rivelarsi azzeccato. Per ora – in assenza di prestazioni da urlo che giustifichino i 25 e passa milioni sborsati dai rossoneri – Romagnoli si è messo in luce per l’ingenuo rigore procurato a Firenze alla prima di campionato e per l’espulsione rimediata domenica all’ora di pranzo a Marassi. Hai voglia a smoviolare e analizzare la giustezza dei due gialli: Romagnoli si faccia un bel bagno di umiltà se davvero vuole onorare la numero 13 che è stata a lungo sulle spalle di Alessandro Nesta. Lui, sì, un fuori serie.

 

Fabio il Grande, alla faccia di Mazzarri e Conte

PREMIO MRMS – L’acronimo sta per Massimo Risultato con il Minimo Sforzo. E’ lo slogan applicato al campo dell’Inter manciniana. Che non entusiasma per qualità di gioco ma vola in classifica. Che ha vinto tutte le prime 4 partite di campionato con lo scarto di un gol (1-0 alla Fiorentina, 2-1 a Carpi, 1-0 al Milan e 1-0 a Verona in casa Chievo). Che al Bentegodi ha ritrovato i gol del suo capitano e capocannoniere della scorsa stagione, Maurito Icardi. Il Mancio sorride sornione alle domande che lo incalzano sul tema scudetto. Sa benissimo, per esempio, che la Grande Inter di Mourinho non era mai partita così forte: 10 punti su 12 sia nel 2008-09 che nella magica stagione successiva, quella del Triplete. E ricorda altrettanto bene che la sua Inter dal gioco migliore (quella della sua prima annata in nerazzurro, nel 2004-05) nelle prime 4 giornate di punti ne raccolse soltanto 6.

PREMIO LENTI A CONTATTO – Nella Roma fine anni Ottanta, che aveva celebrato l’ennesimo ritorno sulla panchina giallorossa di Nils Liedholm, c’era una coppia centrale difensiva sulla carta fortissima ma sul campo un po’ meno: Fulvio Collovati, eroe del Mundial di Spagna, e l’emergente Luca Signorini. I due furono ribattezzati “lenti a contatto”, quella Roma targata 1987-88 in difesa era un colabrodo ma riuscì comunque ad arrivare al terzo posto alle spalle del Milan sacchiano e del Napoli maradoniano. Manolas e Rudiger, strepitosi appena mercoledì nell’arginare il tridente delle meraviglie Messi-Suarez-Neymar, è stata infilata più volte in velocità subendo i gol di Defrel e Politano. E la premiata ditta di Garcia ha ricordato tanto quella di quasi trent’anni fa che faceva disperare il Barone.

PREMIO MATURITA’ – Fabio Quagliarella è l’autentico leader e trascinatore del Toro dei miracoli, secondo da solo sulla scia dell’Inter e secondo in quanto a gol segnati: 9 (contro i 5 dei nerazzurri, tanto per dire…). Il bomber di Castellammare di Stabia – unico dei 23 azzurri a salvarsi dal disastroso Mondiale 2010, ricordiamolo sempre – si gode a 32 anni il suo ennesimo magic moment. Di una carriera che avrebbe potuto regalargli qualche soddisfazione in più se solo Fabio fosse stato compreso meglio da due suoi illustri allenatori che lo hanno avuto alle dipendenze utilizzandolo poco  e male: Walter Mazzarri prima, nel Napoli e Antonio Conte, poi, nella Juventus. Con Ventura il feeling è scattato immediato: e così Quagliarella, capitano senza fascia (è di Glik), è diventato il faro granata. E magari Conte – che già lo ha convocato una volta in azzurro – potrebbe restituirgli con gli interessi ciò che gli aveva tolto ai tempi della Juve: quando, nonostante Quaglia avesse la miglior media gol e segnasse gol pesanti anche in Europa, era sempre o quasi l’ultima scelta dell’attacco bianconero.

PREMIO BRUTTA STATUINA – Per carità, niente da dire. Gran gol quello di Higuain che ha aperto le marcature in Napoli-Lazio. Bello il movimento, forte e precisa la conclusione a rete del Pipita. Da censurare, con un voto pari al numero di maglia (2), l’opposizione (si fa per dire…) dell’olandese Hoedt. Che la Lazio ha pescato in Olanda nell’ultimo mercato estivo. E che forse si sta rendendo conto che giocare nell’Az Alkmaar in Eredivisie non è la stessa cosa che farlo nella Lazio in Serie A…

 

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

I BUONI

ASAMOAH – Un gol che è un gioiello di tecnica e di balistica. Il ghanese è tra i giocatori meno pubblicizzati ma più efficaci della rosa di Conte. Spinge, difende e fa gol. Cosa chiedergli di più?
DONADONI – Il 15esimo risultato utile consecutivo riproietta il Parma in zona Europa dopo gli anni bui del post crac-Parmalat. E gran parte del merito va al tecnico di Cisano Bergamasco. Un tipo silenzioso che alle parole preferisce, da buon bergamasco, i fatti. La mossa a sorpresa (Palladino per Amauri) disorienta la difesa del Verona che non ha punti di riferimento essendo i tre attaccanti (Palladino, Cassano e Biabiany) tutti di movimento. Bene, bravo, otto più.
DI NATALE – Raggiunge quota 184 gol, cioè raggiunge un certo Gabriel Batistuta nella classifica dei marcatori della nostra Serie A. E, cosa ancor più incredibile, è a sole quattro lunghezze dal celebratissimo Del Piero. Totò sembra non avere mai fine. Onore a Donadoni, Lippi e Prandelli che gli hanno dato fiducia anche in azzurro pur giocando in una provinciale (di lusso) come l’Udinese.
CURVA NORD LAZIO – In passato la si era descritta come un coacervo di nazi-razzisti. Invece per come sta portando avanti la contestazione al presidente Lotito il covo degli ultrà biancocelesti merita applausi. Dopo la civilissima protesta di Lazio-Sassuolo l’altrettanto civile sciopero silenzioso di Lazio-Atalanta.

I CATTIVI

MEXES – Qualche anno fa, pur con i suoi errori di presunzione, era uno dei difensori più forti ed eleganti d’Europa. Da qualche tempo è una sciagura. E il Milan ne ha avuto l’ennesima conferma sabato scorso al Friuli.
VENTURA – Insegna calcio, verissimo. Non sfrutta quasi mai l’alibi arbitrale per giustificare le sconfitte, ed è uno dei pochi. Ma dovrebbe spiegare perchè, dopo un campionato da applausi il Toro si sia improvvisamente liquefatto. Tre punti sugli ultimi 15 a disposizione suonano come una condanna.
RAFAEL – Non è particolarmente reattivo in occasione del primo gol del Parma, è incredibilmente pasticcione quando serve il raddoppio a Cassano con una libera uscita coi piedi che non fa onore al suo Paese di provenienza (il Brasile).

I BUONI

KLOSE – Un gol da applausi, un gol strepitoso, un gol da tre punti, un gol da 10 e lode. Il vecchio gladiatore tedesco ritrova Reja e regala al suo primo allenatore “italiano” una magia da urlo. 
CRISTANTE – Applausi a Kakà, certo, per le sue prodezze e i 101 gol rossoneri. Ma la via per provare a tornare grandi in casa Milan è quella dei giovani. Cristante – il baby che debuttò un paio d’anni fa in Champions battendo il record di precocità in casa Milan – prima timbra una traversa, poi firma un gol. Meglio dar fiducia a giovani del genere che insistere su pipponi sesquipedali come Constant.
CONTE – Il terzo scudetto consecutivo e la terza stella sono ormai ipotecate. La Juve di Conte dà l’ennesima prova di forza e di prepotenza. In Italia, da quando il tecnico salentino siede sulla panchina bianconera, non ce n’è per nessuno. Adesso il nuovo obiettivo si chiama tripla cifra: uno scudetto con 100 e passa punti sarebbe davvero la ciliegina su una torta ben tornita, la chicca a un ciclo che è deficitario solo in campo europeo. E la finale di Europa League allo Juventus Stadium il prossimo 14 maggio è lì per smentire questo luogo comune… 

LODI – Torna a vestire il rossoazzurro dopo la negativa parentesi in rossoblù. Dal Catania al Genoa e ritorno. Così il Cibali può godersi una vittoria fondamentale per tornare a credere nella salvezza e il suo regista firma con un assist e un gol dal dischetto il suo ritorno da figliol prodigo.

 

I CATTIVI

VENTURA – Dando per buona (?!?) la “lieve contrattura” di Immobile, risulta comunque difficile pensare che due sostituzioni migliorative possano vedere restare fuori il centravanti granata e il suo socio-del-gol Cerci. Anche nelle giornate peggiori, anche con una “lieve contrattura” Immobile e Cerci son meglio di Barreto & Meggiorini. E i due cambi del Tardini sanno così tanto di capriccio…
TOTTI & DE ROSSI – Capitan presente e Capitan futuro hanno subito nella Torino bianconera una lezione indimenticabile. Gli artefici della grande stagione giallorossa allo Juventus Stadium non si sono proprio visti (anzi, De Rossi si è visto in occasione del fallaccio su Chiellini…). Ma adesso devono rimboccarsi le maniche e trascinare la Roma a quella zona Champions che ad agosto – non dimentichiamolo mai – non era neanche nei sogni del più ottimista tifoso della Curva Sud. 
DI NATALE – Annuncia l’addio al calcio e senza i gol di Totò il calcio italiano perderà classe e fascino. Ma il Di Natale visto nel derby del Triveneto contro il Verona sembra già un pensionato del pallone.
CORINI & LOPEZ – Lo 0-0 del Bentegodi tra Chievo e Cagliari in quella che è stata la prima partita del 2014 è stato lo spot dell’anti-calcio. Hai voglia a parlare di diritti tv e campionato spezzatino. Con spettacoli del genere le squadre dovrebbero risarcire gli spettatori paganti e le televisioni…