Juve dei record, tanti top e qualche flop

PREMIO GUANTONI D’ORO – Come una buona bottiglia di Barolo, invecchiando… migliora. Gigi Buffon a 38 anni mette la sua griffe sul suo settimo scudetto personale (e sarebbero 9 senza Calciopoli…). Lo fa, nel week-end decisivo, parando domenica sera il rigore a Kalinic. Lo fa nella stagione dei 974 minuti di imbattibilità. Lo fa dopo il discorso da Capitano Vero nel post sconfitta in casa del Sassuolo. Sempre più Leader maximo…

PREMIO APACHE 2.0 – Ha quattro partite, Coppa Italia compresa, il Gioiello (la Joya) per far meglio di Carlitos Tevez al suo primo anno in bianconero  quando segnò 21 reti. Paulo Dybala di gol ne ha firmati finora 20, a Firenze è rimasto all’asciutto ma di sicuro è stato il miglior acquisto della stagione, chiamato a prendere il posto di quell’Apache che molti consideravano insostituibile. Invece la versione modernista di Tevez, meno “cattivo” ma più “bello” (calcisticamente, si capisce…), ha convinto tutti.

PREMIO TRIS D’ASSI – Terzo scudetto personale per Max Allegri. Che fin dal suo primo arrivo a Vinovo non ha fatto rimpiangere Antonio Conte. E che anzi ha fatto molto meglio del suo predecessore in campo internazionale. Una finale Champions e un’incredibile e sfortunata eliminazione contro il grande Bayern Monaco sono medaglie al valor europeo che Conte non è mai riuscito ad appuntarsi sul petto.

PREMIO TRIPLA CIFRA – Magari un po’ a corrente alternata, ma la sua quarta stagione alla Juventus certifica il valore in tripla cifra sul mercato di Paul Pogba. Costato quanto un monolocale nella centralissima Via Roma (neppure 300mila euro) nell’estate 2012 e valutato oggi almeno 100 milioni. Allegri spera di averlo anche per la prossima annata, lui ha fatto capire che resterebbe volentieri. Insomma, una storia destinata al lieto fine.

PREMIO MINISTRO DELLA DIFESA – Difficile valutare il valore di mercato di Andrea Barzagli, classe ’81. Di sicuro è più facile considerare la sua straordinaria importanza, nel cuore della difesa, come sul centrodestra o addirittura nel ruolo di terzino puro. Una garanzia per rendimento, un leader per personalità, un campione per correttezza.

PREMIO MUSCOLI DI SETA – Solo nel suo primo anno alla Juve (quando peraltro non era titolarissimo) ha giocato così poco. Più che il peso degli anni (deve ancora compierne 32), i guai muscolari hanno perseguitato in questa stagione Giorgio Chiellini, tra stiramenti e ricadute. Diciamo comunque che visto il rendimento della Juve e soprattutto della difesa bianconera nessuno se ne è accorto…

PREMIO IN BOCCA AL LUPO – Salterà Euro2016 e ha chiuso a quota zero gol in stagione per la prima volta da quando è alla Juve in A. Mancherà terribilmente in Francia, Claudio Marchisio, che comunque il suo scudetto se lo è ampiamente guadagnato con prestazioni all’insegna della personalità e del grande senso tattico. Ma siamo sicuri che nel prossimo autunno il brutto infortunio al ginocchio sarà solo un brutto ricordo.

PREMIO FLOP – Per il Tucu parlano i numeri: 6 gol e 52 gettoni di presenza tra campionato e coppe nella scorsa stagione contro le zero reti e le 14 partite (perlopiù spezzoni) giocate quest’anno. Qualche acciacco di troppo, ma soprattutto un calo di rendimento che non gli assicura di rimanere in bianconero nel 2016-17. E’ proprio quella dell’argentino Roberto Pereyra la nota più stonata dello scudetto juventino 2016.

 

Icardi capitano vero, Stellone supermister

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Un bravo-bravissimo a Maurito Icardi. Gol da centravanti vero, rapace dell’area di rigore in anticipo su Gonzalez, e strepitoso assist per il gol-sicurezza firmato di testa in tuffo da Perisic. Di sicuro Mancini ha apprezzato. Paradossalmente più l’assistenza che la rete. Perchè denota, quel passaggio anticipato da gran movimento sull’ala destra, una partecipazione al gioco propria dell’attaccante moderno. Che Icardi, al di là delle sue doti di fromboliere, deve dimostrare di essere.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Roberto Stellone un miracolo lo aveva già compiuto lo scorso anno portando per la prima volta in A il Frosinone. Adesso, dopo il 2-0 all’Udinese, i gialloblù frusinati hanno il Palermo nel mirino (a un punto) e neppure Atalanta e Udinese (a più 4) possono stare troppo tranquille. La squadra di Stellone gioca un calcio pratico e spesso piacevole, non ha grandi nomi in rosa ma con l’umiltà dei forti si è tenuta agganciata al treno-salvezza. Ricordavamo Stellone come attaccante di talento, al gol nel suo debutto in A con la maglia del Napoli (nientemeno che contro la Juve) e autore di una rete spettacolare in B in un Torino-Modena di giusto dieci anni fa. Lo ritroviamo maturo, nonostante i 38 anni che fanno di lui il tecnico più giovane della Serie A, e pronto al salto per una panchina più prestigiosa.

PREMIO SCHERZI DEL DIAVOLO -Le statistiche sono impietose: in 6 partite giocate in A tra San Siro e il Mapei Stadium, il Milan ha perso quattro volte contro il Sassuolo. La striscia di partite utili consecutive del Milan si ferma così a quota 9 e a Reggio Emilia si fermano anche le speranze di rimonta Champions e (quasi certamente) le chances di conferma di Mihajlovic per la prossima stagione. E meno male che il patron dei neroverdi, il presidente (uscente) di Confindustria Giorgio Squinzi, è un dichiarato tifoso rossonero…

PREMIO BUNKER BIANCONERO – I numeri di Gigi Buffon (quegli 836 minuti di imbattibilità) sono da gigante. Ma ci sono anche numeri più piccoli che esaltano la terza linea bianconera. Barzagli sblocca la sfida di Bergamo e torna al gol dopo quasi 4 anni (ultima rete in campionato sempre contro l’Atalanta nel 3-1 del maggio 2012), Bonucci è stato il protagonista dal dischetto della qualificazione alla finale di Coppa Italia e pochi giorni prima aveva messo in discesa anche la vittoria (2-0) contro l’Inter in campionato. Insomma, all’appello del gol manca solo (dei tre magnifici difensori centrali juventini) Giorgio Chiellini, ancora convalescente dall’ennesimo acciacco muscolare.

PREMIO SETTEBELLO GIALLOROSSO – In attesa della grande sfida di martedì sera al Bernabeu, a Roma ci si frega le mani facendo di conto. La gestione Spalletti ha portato la settima vittoria consecutiva, i nuovi acquisti del mercato invernale (El Shaarawy e Perotti) hanno portato in dote 7 gol e 7 assist. Insomma, peccato solo che a Madrid si giochi martedì 8 marzo, anzichè lunedì 7…

 

Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

L’amnesia di Conte e Jovetic nuovo… Ganz

Foto IPP/Sabattini - Modena 30/08/2015 Calcio Campionato serie A 2015 2016 - Carpi - Inter - Nella foto Jovetic esulta dopo il golPREMIO GANZ – “El segna semper lù” gridavano e scrivevano sugli striscioni i tifosi dell’Inter pre-Ronaldo per festeggiare i gol a raffica di Maurizio Ganz. Adesso nella nuova Inter 2015-16 “el segna semper (e solo) lù”, dove il “lu” ha il numero 10 e le sembianze di Stevan Jovetic. Jo-Jo 3 gol, Inter 6 punti. Elementare Watson, elementare Mancini…

PREMIO SMEMORATO (DI LECCE) – C’era una volta lo smemorato di Collegno, storia vera del Primo Dopoguerra ripresa in un famoso film di Totò. Ebbene, lo smemorato (di Lecce) è il nostro ct Antonio Conte che per il doppio impegno azzurro non trova spazio tra i 28 convocati (dicansi 28…) per Daniele Baselli, oggi come oggi il centrocampista italiano più in forma. Conte ha invece chiamato in mezzo al campo, tra gli altri, Bertolacci (da incubo il suo avvio milanista), Parolo (frastornato in questi giorni come la sua Lazio) e Pirlo (36 anni, in dorato prepensionamento a New York). A proposito di Milan: chi spiega perchè Baselli era già stato acquistato nel gennaio scorso (con tanto di visite mediche già fissate) e poi è stato lasciato a Bergamo e infine è approdato al Toro? Cairo e Ventura sentitamente ringraziano.

PREMIO SOCRATES & MADJER – Tacco di Dio (il compianto Socrates) o Tacco di Allah (Madjer): Riccardo Meggiorini ha servito un assist all’altezza di cotanti prestigiosi “tacchisti” del calcio mondiale. Il suo colpo di tacco per il gol di Paloschi rimarrà una delle cose più belle di questo campionato.

PREMIO BOSNIA CAPUT MUNDI – Due specialità della casa: la punizione tagliata e il colpo di testa. Due interpreti di lusso, Miaralem Pjanic ed Edin Dzeko. I migliori giocatori del calcio bosniaco regalano tre punti importanti alla Roma e affossano la Juve quadricampione d’Italia. I due, 14 mesi fa, avevano messo insieme la firma sull’unica storica vittoria della Bosnia ai Mondiali, nel 3-1 (inutile ai fini della qualificazione agli ottavi) inflitto il 25 giugno 2014 all’Iran.

PREMIO GATTO DI MARMO – Giorgio Chiellini è forse il più sopravvalutato difensore italiano degli ultimi vent’anni. La sua reattività sulla zuccata (praticamente da fermo) di Dzeko per il raddoppio romanista contro la Juve ne è la fotografia lampante. Il Chiello lo marca (si fa per dire) davanti e non – come impone il manuale del perfetto stopper – da dietro. Purtroppo per la Juve e per la Nazionale di topiche del genere Chiellini negli ultimi anni (diciamo a partire da Euro 2012) ne ha regalato a bizzeffe.

PREMIO PANE AL PANE – Il Milan gioca male, non merita di battere l’Empoli. San Siro fischia a fine primo tempo (sull’1-1) ma applaude a fine partita. Sinisa Mihajlovic però vince il premio all’onestà: pane al pane, non si nasconde davanti a microfoni e taccuini. E ammette, in sostanza, che questo Milan fa proprio… schifo. In attesa di Witsel o chi per lui…

PREMIO RIMONTA – I gol di Quagliarella? I guizzi di Baselli? Le geometrie di Ventura? Le accelerate di Bruno Peres? Nossignori. I segreti del Torino primo in classifica e qualificato per gli ottavi di coppa Italia si chiamano paradossalmente Fornasier, Soddimo e Marcos Alonso. Sono i marcatori di Pescara (con la collaborazione del portiere granata Ichazo), Frosinone e Fiorentina che hanno svegliato il Toro assopito. Sempre sotto nei primi minuti (rispettivamente nelle tre gare al 17′, 6′ e 10′) e poi sempre vincente alla fine.

PREMIO SANA PROVINCIA – Chievo e Sassuolo lassù in cima alla classifica, in compagnia di Inter, Torino e Palermo a +6 sulla Juve vicecampione d’Europa. Complimenti a Maran e Di Francesco e alle rispettive società. Si aspettano viceversa i primi punti da Carpi e Frosinone, ancora al palo. Per la gioia, magari, di Lotito. Che in ogni caso ha altro a cui pensare. Per esempio,  a una Lazio fuori dall’Europa che conta e che nel giro di cinque giorni si prende sette pere senza segnare un gol.

 

Il tocco di Delneri nel poker juventino

PREMIO POKER BIANCONERO – Tevez? Troppo facile. Pogba? Troppo scontato. Buffon o Pirlo? Troppo classico. La palma del miglior bianconero per lo scudetto numero 31 (quarto consecutivo, primo dell’era Allegri) vogliamo darla – andando assolutamente e volutamente controcorrente – ad Andrea Barzagli. Pur in una stagione tormentata sotto l’aspetto fisico che lo ha visto rimanere ai margini parecchi mesi, quando è stato chiamato all’opera (7 volte in campionato e 3 in Champions) Barzagli si è dimostrato ancora una volta il miglior difensore della Juve. E per estensione del calcio italiano. Anticipo, senso della posizione, personalità. E grande correttezza. Insomma, il campione silenzioso che fa la fortuna di tutti gli allenatori. E a proposito di allenatori, rendiam qui merito a Gigi Delneri, colui che nel gennaio 2011 lo volle fortissimamente in bianconero. Perchè ne conosceva alla perfezione il valore, avendolo fatto esordire in A con il Chievo a 22 anni e ritrovato poi a Palermo nella stagione che sarebbe sfociata nel Mondiale a forti tinte rosanero (con lui, ricordiamo, Grosso, Zaccardo e Barone). Chiellini e Bonucci sono molto più “mediatici” e segnano più di lui. Ma quando sta bene e c’è da presidiare la porta di Buffon, nella Juve e in azzurro, nessuno fa meglio di Barzagli.

PREMIO  MATERASSO – Solo sette squadre hanno fatto difensivamente peggio del Milan, che in 34 giornate ha incassato la bellezza di 45 gol. La cosa curiosa e paradossale è che Diego Lopez è stato tra i pochi rossoneri a salvarsi in questa disgraziatissima stagione. Risultando spesso e volentieri il migliore in campo.

PREMIO CORE DE ROMA – Di Alessandro Florenzi non ci era piaciuto, qualche settimana fa, quel tono intriso di vittimismo e complottismo dopo la sfida al Comunale-Olimpico contro il Torino. Di Alessandro Florenzi ci piacciono invece tantissimo certi suoi gol d’autore (tra poco li potremo tramandare come gol “alla Florenzi”), l’ardore e la grinta che ci mette sudando la maglietta giallorossa fino all’ultima goccia. Terzino, centrocampista, attaccante: Florenzi nella squadra di Garcia sa far tutto e lo fa bene. Forse a Prandelli continuano a fischiare le orecchie per averlo tagliato dai magnifici (si fa per dire…) 23 della fallimentare spedizione al Mondiale brasiliano.

PREMIO FISCHI ALLA SCALA – Forse, probabilmente, l’Inter andrà in Europa League, visto il cammino “operazione ciapanò” delle dirette concorrenti per l’Europa che conta poco. Di sicuro lo 0-0 contro il Chievo è stato un povero spettacolo. Ha voglia, Mancini, di contare le occasioni da rete dei nerazzurri. Verità verità, per dirla con il suo vecchio maestro Boskov, la squadra di Maran meritava di vincere e alla fine ha avuto le migliori opportunità per riuscire nell’impresa.   

 

SuperTevez, l’inadeguato Pippo e l’antisportivo Chiellini

PREMIO POVERO DIAVOLO – La notizia in testa: la squadra è (era) con Inzaghi. Commento alla notizia: meno male, perchè se i giocatori gli tirassero (avessero tirato) contro a quest’ora il Milan sarebbe a far compagnia al Parma… Da Superpippo Inzaghi predatore delle aree di rigore di tutto il globo calcistico a Povero Diavolo della panchina. Di sicuro il peggior allenatore dell’era Berlusconi, quella dei 28 titoli in Italia, in Europa e nel mondo. Roba che al confronto Terim e Tabarez erano Mourinho, roba che con Seedorf di sicuro questo Milan andava dritto in Europa League.
PREMIO BATITEVEZ – Infinito Carlitos. Capocannoniere a quota 20, ancora con 5 partite da giocare. Impossibile raggiungere Angelillo (ne fece 33 nel torneo 1958-59 con l’Inter), ma l’Apache è a portata… di Bati, che nel 1994-95 ne segnò 26 con la Viola, la stessa quota toccata da Crespo con la Lazio 2000-01. Ancora più vicini nel mirino di Tevez sono – tra i grandi bomber argentini – Balbo (22 nel 1994-95 con la Roma) e Milito (24 con il Genoa 2008-09 e Inter 201112).
PREMIO FACCIA DI BRONZO – Come si faccia a gesticolare in modo così veemente e ad avere la faccia tosta di giurare che non è rigore quell’intervento maldestro e in ritardo su Joaquin solo Giorgio Chiellini – campione in campo ma purtroppo anche campione di antisportività – lo sa.
PREMIO AGGIUSTA LA MIRA – Non è da tutti guadagnarsi due rigori in casa Juve. La Fiorentina ci è riuscita. Gonzalo Rodriguez ha trasformato il primo ma calciato a lato il secondo, che poteva portare al 2-2. In tutto fanno 6 penalties pro Viola in questa stagione, di cui 5 sbagliati: due dallo stesso difensore centrale argentino, uno a testa da Mario Gomez, Babacar e Diamanti.
PREMIO STORICO TRIS – Il 3-1 del Genoa a San Siro interrompe un maleficio che durava dal 25 maggio 1958. Allora i rossoblù vinsero addirittura 5-1 grazie a una tripletta di Paolone Barison e a una doppietta di Abbadie. Onore e meriti a Gasperini e alla sua band che alla Scala le ha suonate per bene al Grande Milan che fu.
PREMIO VOLA TEDESCO – E’ finalmente decollato il tedesco Lukas Podolski. Che pareva sbarcato nella Milano interista giusto per giocare a bocce. Tra l’assist per il gol di Icardi nel 2-1 contro la Roma e il gol di martedì a Udine che ha sigillato il 2-1 l’ex bomber di Colonia, Bayern Monaco e Arsenal è tornato a esultare e a volare. Per accompagnare l’Inter in Europa League.
PREMIO ALLINIP – Siamo criptici? Basta leggere la parola misteriosa al contrario, in rovesciata insomma. Come si addice a Pinilla, il mago di quella che in Sudamerica chiamano “chilena”. E che su di lui, nato a San Bernardo, sobborgo di Santiago del Cile, calza proprio a pennello… Oltre a Cagliari e Torino, punite in modo spettacolare al vecchio Brumana di Bergamo, adesso ha pagato pegno il Cesena. Applausi. Anzi, isualppa.

Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

Buoni e cattivi, nona giornata

I BUONI
LEANDRO CASTAN – Nella Roma capolista del “nove su nove” spicca la personalità di questo difensore brasiliano ex Corinthians che in giallorosso c’era anche lo scorso anno ma nessuno o quasi se ne era accorto. La cura Rudi Garcia lo ha trasformato nel leader del reparto meno battuto d’Europa. Da applausi il salvataggio sul tiro a botta sicura di Gabriel Silva con il risultato ancora di 0-0: praticamente un gol, importante quanto quello successivo di Bradley che ha piegato l’Udinese e portato a quota 27 la Roma.
CAMBIASSO – Il Cuchu porta orgogliosamente al braccio la fascia di capitano in attesa di restituirla all’amico Pupi Zanetti. Nel frattempo, la seconda paternità (Dante tre anni dopo Victoria) sembra avergli restituito grande lucidità in zona gol: è già a quota 3, di questo passo può migliorare il primato personale (7 nel torneo 2010-11). Di sicuro merita di rinnovare il contratto con l’Inter che scade il 30 giugno 2014.
PAROLO – Il buon Marco, nato a Gallarate a due passi da Milanello, da ragazzo era tifoso rossonero. Da grande ha deciso di fare la festa al “suo” Milan: apre e chiude la sfida del Tardini, una doppietta che lo ripropone anche in chiave azzurra due anni dopo l’esordio con Prandelli.
PERIN – Prende due gol ma in casa della Juve ne evita almeno una mezza dozzina per un Genoa evanescente. E se ne va a fine partita abbracciato dal suo mito Gigi Buffon. Migliore in campo nonostante i due gol incassati, una prestazione da incorniciare a pochi giorni dal suo 21esimo compleanno (il prossimo 10 novembre).
I CATTIVI
CONSTANT – Qualche mese fa, nel nostro precedente blog “Colpi di testa”, ci fu un’insurrezione del tifosi rossoneri. Avevamo scritto: “Costant, Acerbi e Niang non sono degni di vestire la (un tempo) gloriosa maglia del Milan”. Ricapitolando: Niang (dei tre il calcisticamente più dotato) non ha ancora segnato un gol in Serie A; Acerbi fa la riserva nel Sassuolo; Constant continua a far danni nel Milan. Rivedere la partita del Tardini per ulteriori conferme.
BALOTELLI – Si toglie gli orecchini e si taglia la cresta. Ma la sostanza è quella delle ultime settimane: in campo si vede poco o niente. E addirittura Matri, che lo sostituisce nel secondo tempo, riesce a far meglio di lui.
GABBIADINI – Era stato dipinto come il nuovo Van Basten. Nella Genova doriana sta facendo rimpiangere non solo Maurito Icardi ma anche… Piovaccari. Il suo score in Serie A recita: 64 presenze e 9 gol (tra Atalanta, Bologna e Samp). Il Cigno di Utrecht (con i piedi e in quanto a numeri) era tutta un’altra cosa…
CHIELLINI – Le parole sono importanti. Giriamo la frase “morettiana” al buon Giorgio Chiellini che sarà pure laureato (in scienze economiche) ma che parlando dei prossimi impegni della Juventus bicampione d’Italia trova il modo di definire le partite contro Catania (in casa) e Parma “molto difficili”. Fulgido esempio di luogocomunismo per uno che ha da poco calcato (con esiti poco felici e non solo per colpa sua) il mitico Santiago Bernabeu…