Conte l’invasato, curva Hellas da applausi

PREMIO IMBECCILITTA’ – I soliti cori razzisti anti-napoletani si sono uditi forti e chiari durante Verona-Napoli e sul finire di Inter-Frosinone. Per stigmatizzarli non bastnao più parole nè aggettivi.

PREMIO FEDELTA’ – I cori (pro) e la sciarpata gialloblù nei minuti finali di Verona-Napoli sono stati da pelle d’oca. L’Hellas aveva appena perso la settima partita su 13, è in coda alla classifica ed è l’unica squadra della A a non aver ancora vinto. Eppure i suoi sostenitori hanno dato l’ennesima lezione di tifo. Gli eredi delle Brigate Gialloblù in passato e nel presente avranno pure avuto derive fascistoidi e pseudorazziste (vedi sopra), ma in quanto ad attaccamento ai colori oggi come oggi non temono confronti nel mondo ultrà (o in quello che ne rimane).

PREMIO SHOW DA DIMENTICARE – S’impone un piccolo passo indietro, alla sera di martedì 17 novembre, quella della cancellazione per rischio terrorismo di Germania-Olanda. Stadio Dallara di Bologna, amichevole (rip. amichevole) Italia-Romania a Bologna. Cominciata nel ricordo dei morti della strage di Parigi: Marsigliese, lutto al braccio e pensieri alti (più alti di una partitina con poco senso anche in condizioni “normali”). Ebbene, lo spettacolo offerto in mondovisione dal nostro ct Antonio Conte è stato davvero imbarazzante: saltava, imprecava e sobbalzava in panchina come un invasato a ogni errore (o presunto tale) dei suoi giocatori o dell’arbitro. Esultava manco avesse vinto il Mondiale al gol di Gabbiadini del momentaneo 2-1. Livido in volto teneva una conferenza stampa dai contenuti quanto meno discutibili. Non c’è bisogno di scomodare la flemma dei maestri svedesi Liedholm ed Eriksson. Siamo certi che un comportamento così non lo avrebbero tenuto neppure i più grandi allenatori del calcio italiano moderno (da Sacchi ad Ancelotti passando attraverso Capello e Lippi). L’Italia avrà pure pareggiato 2-2 ma il nostro ct è riuscito a fare una figura se possibile peggiore.

PREMIO PIANGINA – Ok, il terreno di gioco del Dallara sabato pomeriggio era al limite della praticabilità (e forse oltre). Ma alla fine si è giocato, chi ha visto la partita si è pure divertito e il Bologna avrebbe pure darecriminare per un gol regolare annullato e una mancata espulsione a Torosidis. Al 91esimo le lamentele del sempre misurato Donadoni sono nel limite dell’accettabile. Francamente fuori luogo invece l’intemerata di Rudi Garcia nei confronti dell’arbitro Rocchi: “non è stata una partita, ma una parodia di calcio”. Magari, la prossima volta, Mister Piangina provi a insegnare meglio la fase difensiva ai suoi centrali Torosidis & Rudiger…

PREMIO PROFETA DI SVENTURA – Non sappiamo se Hernanes sarà recuperabile per la sfida contro il Manchester City. Di sicuro sappiamo che, senza di lui, la Juve contro il Milan ha giocato meglio e meritato di vincere. E che l’ultima volta che il Profeta aveva giocato da titolare (a Moenchengladbach in Champions) aveva rischiato di far perdere la Juve per la sciagurata espulsione a inizio ripresa. Insomma, non c’è da stupirsi che Hernanes abbia fatto parte della rosa dei magnifici (si fa per dire…) 23 della Seleçao per i Mondiali del 2014. In quello che è stato il peggior Brasile della storia.

PREMIO 10 E LODE – Al Bentegodi ecco il gol numero 10 in campionato del capocannoniere in solitario Gonzalo Higuain. El Pipita – a un terzo o poco più del campionato – potrebbe addirittura arrivare a quota 30 se dovesse mantenere questa straordinaria media. Facendo così meglio anche di Edinson Cavani, autore nella stagione 2012-13 di 29 reti, massimo bottino stagionale per un giocatore del Napoli.

PREMIO MANUALE DEL GOL – Da applausi il triangolo Icardi-Ljajic-Icardi che ha portato al raddoppio dell’Inter contro il Frosinone. Un gol davvero da manuale, che – se ancora ce ne fosse stato bisogno – legittima la leadership in campionato della squadra di Mancini.

 

 

Sarrimpianto rossonero e Pipita megl’e Careca

PREMIO RIMPIANTO – Lo sportivissimo presidente rossonero Silvio Berlusconi ha ormai istituzionalizzato le visite nello spogliatoio della squadra ospite. Dopo il 2-1 (immeritato) del Milan contro il Sassuolo aveva riempito di elogi il tecnico Eusebio Di Francesco. Sabato sera, dopo lo 0-0 (immeritato) tra Milan e Atalanta, ha detto a Reja che la sua squadra sembrava il Milan “di Sacchi”. Grandi complimenti agli avversari da perfetto padrone di casa, ma anche da tifoso deluso per un gioco che il suo Milan dopo quasi 4 mesi di gestione Mihajlovic ancora non riesce a esprimere. Il presidente ha sempre apprezzato il bel gioco (anzi, “giuoco”) e di sicuro si starà domandando il perchè – dopo il lungo corteggiamento primaverile ad opera di Galliani – a guidare il Milan non sia arrivato Maurizio Sarri, maestro di calcio, anzichè il sergente di ferro serbo Sinisa Mihajlovic. Peccato, perchè la scelta di Sarri poteva essere – quasi trent’anni dopo – la riproposizione della geniale idea Sacchi dell’estate ’87. Un Milan-lab(oratorio) che a suo tempo ha fatto storia con l’Arrigo da Fusignano e che con Sarri avrebbe potuto, anche se più in piccolo, scrivere pagine importanti nonostante gli interpreti non siano esattamente all’altezza di quelli del Grande Milan.

PREMIO SUPERBOMBER – Gonzalo Higuain alias El Pipita (il Nasone, soprannome ereditato da papà Jorge, difensore di Boca e River negli anni ’80 e ’90, detto “Pipa”) guida con 9 gol la classifica cannonieri. Il suo Napoli viaggia che è una meraviglia anche se al momento è solo quarto, alle spalle del duo-capolista Inter e Fiorentina e della Roma. Ma in casa azzurra il dibattito è aperto: Higuain è il miglior centravanti della storia del Napoli? Un superdomandone per un superbomber. Anzi, per tanti superbomber. Perchè negli ultimi 40 anni la numero 9 azzurra è stata indossata da straordinari cannonieri. Josè Altafini arriva sotto il Vesuvio nell’estate ’65 insieme con Omar Sivori: tanti gol ma zero tituli, per dirla con Mourinho. Beppe Savoldi, mister 2 miliardi, infiamma la piazza nell’estate del ’75, al momento del suo arrivo da Bologna, ma quello era un “piccolo” Napoli con limitate ambizioni. Poi, nell’estate ’87, con il Napoli fresco di scudetto, ecco arrivare Careca dal Brasile per far coppia con Maradona: bis scudetto nel ’90 e coppe per l’estasi partenopea. Più in tempi recenti, cinque anni fa, dal Palermo approda a Napoli (con la maglia però numero 7) l’uruguagio Edison Cavani: 104 gol in tre stagioni, grande intesa con il Pocho Lavezzi e poi una Coppa Italia prima di un doloroso divorzio. Dei quattro illustri predecessori, numeri a parte, Careca a nostro avviso si fa preferire. Ma il Pipita sta, se possibile, incidendo di più sulle fortune del Napoli.

PREMIO PRATICITA’ – L’Inter capolista ha segnato la metà dei gol della Fiorentina capolista. Incredibile: 24 a 12 il confronto a favore dei viola in quanto a reti realizzate. Ma la sicura marcia della squadra di Mancini si basa su una difesa solidissima che ha incassato gol soltanto in 4 delle 12 giornate di campionato disputate. E se si esclude il raptus-harakiri proprio del confronto diretto a San Siro (1-4), risulta che in 11 partite la retroguardia nerazzurra ha subìto solo 3 gol. Merito delle parate del ritrovato Handanovic, della nuova coppia centrale Miranda-Murillo e della copertura di un centrocampo bello roccioso con Medel e Felipe Melo. E poi, diciamolo, anche di un Roberto Mancini che da giocatore era – con Roby Baggio – l’emblema del calcio elegante e fantasioso. E che da tecnico ha saputo coniugare al meglio gioco e risultati.

 

Vazquez e la miopia di Juve, Milan e Inter…

PREMIO TREQUARTISTA – La Juve un trequartista l’ha cercato tutta l’estate: Draxler, Mkhitaryan, Isco, Oscar e via mercatando citando solo alcuni degli obiettivi sensibili di Marotta. Che poi ha dovuto ripiegare su Hernanes (non esattamente un trequartista, non esattamente un campione). Mihajlovic ha dovuto cambiare il modulo del suo Milan per la mancanza di un valido trequartista: disastrosi Honda e Suso, fuori ruolo Bonaventura. Insomma, nessuno che potesse assolvere il compito al meglio; obbligato dunque il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3. L’Inter di Mancini non ha un giocatore con quelle caratteristiche in rosa e, magari, Icardi ne risente. Insomma, stupisce la miopia delle tre tradizionali grandi del nostro calcio: Franco Vazquez, migliore in campo sabato sera in Palermo-Inter 1-1 e nel giro della nazionale azzurra di Conte, ha talento e personalità per fare il trequartista in una grande squadra. Detto in soldoni, farebbe al caso di Allegri, Mihajlovic e Mancini…

PREMIO CORAGGIO – Magari avrà qualche responsabilità sulla punizione-gol di Berardi per il momentaneo pareggio del Sassuolo. In ogni caso salutiamo positivamente l’esordio in A di Gigi Donnarumma, classe 1999, tradotto 16 anni e rotti. Pochi in assoluto, pochissimi per un portiere. Che comunque ha grandi mezzi tecnici e fisici e personalità da vendere. Un bravo infine a mister Sinisa: il suo Milan gioca quasi sempre in modo orribile, ma almeno il tecnico serbo ha avuto il coraggio di gettare nella mischia il portierino-gigante rossonero. Un po’ come fece a suo tempo, novembre ’95 in occasione di un Parma-Milan, Nevio Scala con un altro giovanissimo Gigi: Buffon.

PREMIO MONTELLA – Gol, assist, rigore procurato. Contro l’Atalanta si è rivisto il miglior Dybala. Uno che somiglia tremendamente al Montella esploso una ventina di anni fa. Un sinistro che incanta in un fisico non propriamente da corazziere. E poi un ruolo – centravanti – che i tecnici stentano a riconoscergli pienamente. Come Montella nella Roma, con Capello che gli preferiva Batistuta obbligandolo a girare intorno all’argentino. Più o meno come fa Allegri, che si affida a Morata o a Mandzukic in mezzo all’area costringendo Dybala a partire da dietro. Ma la qualità è eccelsa e la disponibilità anche. Per questo Dybala diventerà a breve un valore aggiunto di questa Juve non (ancora) irresistibile.

PREMIO PICHICHI- Un gol con un sinistro devastante; prima, due pali tanto per gradire. Gonzalo Higuain – che non segnava fuori casa in campionato da più di nove mesi – trascina il Napoli sulla scia della Roma capolista e riconquista la camiseta della Seleccion. Il ct argentino Tata Martino lo aveva segato dalle convocazioni per le prime sfide di qualificazione a Russia 2018 dopo aver rifiutato – per un’influenza più o meno diplomatica – una chiamata per due amichevoli negli Usa nell’estate scorsa. Ma – senza Messi e con Aguero fuori uso dopo nemmeno mezzora – l’attacco dell’Argentina ha fatto flop nello 0-2 casalingo contro l’Ecuador e poi nello 0-0 di Asuncion contro il Paraguay. E così il Pichichi della nostra Serie A tornerà a vestire la camiseta albiceleste a furor di popolo. Provando a regalare – contro il Brasile il prossimo 12 novembre – la prima vittoria all’Argentina nella lunga maratona di qualificazione mondiale.

 

 

Fabio il Grande, alla faccia di Mazzarri e Conte

PREMIO MRMS – L’acronimo sta per Massimo Risultato con il Minimo Sforzo. E’ lo slogan applicato al campo dell’Inter manciniana. Che non entusiasma per qualità di gioco ma vola in classifica. Che ha vinto tutte le prime 4 partite di campionato con lo scarto di un gol (1-0 alla Fiorentina, 2-1 a Carpi, 1-0 al Milan e 1-0 a Verona in casa Chievo). Che al Bentegodi ha ritrovato i gol del suo capitano e capocannoniere della scorsa stagione, Maurito Icardi. Il Mancio sorride sornione alle domande che lo incalzano sul tema scudetto. Sa benissimo, per esempio, che la Grande Inter di Mourinho non era mai partita così forte: 10 punti su 12 sia nel 2008-09 che nella magica stagione successiva, quella del Triplete. E ricorda altrettanto bene che la sua Inter dal gioco migliore (quella della sua prima annata in nerazzurro, nel 2004-05) nelle prime 4 giornate di punti ne raccolse soltanto 6.

PREMIO LENTI A CONTATTO – Nella Roma fine anni Ottanta, che aveva celebrato l’ennesimo ritorno sulla panchina giallorossa di Nils Liedholm, c’era una coppia centrale difensiva sulla carta fortissima ma sul campo un po’ meno: Fulvio Collovati, eroe del Mundial di Spagna, e l’emergente Luca Signorini. I due furono ribattezzati “lenti a contatto”, quella Roma targata 1987-88 in difesa era un colabrodo ma riuscì comunque ad arrivare al terzo posto alle spalle del Milan sacchiano e del Napoli maradoniano. Manolas e Rudiger, strepitosi appena mercoledì nell’arginare il tridente delle meraviglie Messi-Suarez-Neymar, è stata infilata più volte in velocità subendo i gol di Defrel e Politano. E la premiata ditta di Garcia ha ricordato tanto quella di quasi trent’anni fa che faceva disperare il Barone.

PREMIO MATURITA’ – Fabio Quagliarella è l’autentico leader e trascinatore del Toro dei miracoli, secondo da solo sulla scia dell’Inter e secondo in quanto a gol segnati: 9 (contro i 5 dei nerazzurri, tanto per dire…). Il bomber di Castellammare di Stabia – unico dei 23 azzurri a salvarsi dal disastroso Mondiale 2010, ricordiamolo sempre – si gode a 32 anni il suo ennesimo magic moment. Di una carriera che avrebbe potuto regalargli qualche soddisfazione in più se solo Fabio fosse stato compreso meglio da due suoi illustri allenatori che lo hanno avuto alle dipendenze utilizzandolo poco  e male: Walter Mazzarri prima, nel Napoli e Antonio Conte, poi, nella Juventus. Con Ventura il feeling è scattato immediato: e così Quagliarella, capitano senza fascia (è di Glik), è diventato il faro granata. E magari Conte – che già lo ha convocato una volta in azzurro – potrebbe restituirgli con gli interessi ciò che gli aveva tolto ai tempi della Juve: quando, nonostante Quaglia avesse la miglior media gol e segnasse gol pesanti anche in Europa, era sempre o quasi l’ultima scelta dell’attacco bianconero.

PREMIO BRUTTA STATUINA – Per carità, niente da dire. Gran gol quello di Higuain che ha aperto le marcature in Napoli-Lazio. Bello il movimento, forte e precisa la conclusione a rete del Pipita. Da censurare, con un voto pari al numero di maglia (2), l’opposizione (si fa per dire…) dell’olandese Hoedt. Che la Lazio ha pescato in Olanda nell’ultimo mercato estivo. E che forse si sta rendendo conto che giocare nell’Az Alkmaar in Eredivisie non è la stessa cosa che farlo nella Lazio in Serie A…

 

Il 7bello di Pogba, SuperMiro e MiniPippo

PREMIO SETTEBELLO – Non segnava da 7 partite di campionato, ha segnato il suo gol numero 7 in questo torneo. Paul Pogba, sempre lui, ancora lui. Il gioiello prelevato a costo zero dallo United che – alla sua terza stagione in bianconero – si sta confermando come uno dei talenti più puri del calcio mondiale. Un’annata con tanti alti e qualche basso per il francesone che però quando più la Juve lo necessitava si è fatto trovare pronto. Firmando il siluro da tre punti contro il Sassuolo, mettendo forse la firma allo scudetto numero 31. In attesa della consacrazione in Champions a Dortmund tra una decina di giorni…

PREMIO USATO SICURO – A 37 anni ancora da suonare, Miro Klose è tanta roba. Non ci voleva la doppietta alla Fiorentina per scoprirlo. Ma in un momento così buio per il calcio italiano avere in Serie A il bomber mundialista di tutti i tempi (con 16 gol, meglio di Ronaldo il Fenomeno e Gerd Mueller) è un orgoglio. E per i tifosi della Lazio una libidine. Che per ora si trasfigura in un terzo posto a pari merito con il Napoli. Vuoi vedere che dopo anni di vana rincorsa, la Lazio era Lotito può centrare il Grande Obiettivo della Champions? Di sicuro con Pioli in panchina e Klose là davanti ha centrato l’allenatore e il bomber giusti…
PREMIO FISCHIETTO MAGICO – Diciamo la verità: al minimo errore siamo sempre pronti a bacchettarli, a vivisezionare ogni decisione con l’aiuto delle tante telecamere a disposizione e la prosopopea di chi la sa lunga. Ebbene, da moviolista (pentito) non capisco perchè quando un arbitro – come nello specifico Gianluca Rocchi domenica sera in Napoli-Inter – fa una partita perfetta non gli si appioppi in pagella un bell’8 pieno pieno. La Gazzetta e Repubblica lo gratificano con un 7, il Corriere dello Sport gli dà un positivo 6,5 mentre Corriere della Sera e Stampa considerano la sua direzione sufficiente (6). Controcorrente va Tuttosport con un ingeneroso 5,5. Per noi Rocchi nella serata del San Paolo è stato meglio (perchè più continuo) di Icardi e Higuain. E si merita un bene, bravo, 8+. Adesso lo aspetta la Champions League, AtleticoMadrid-Bayer Leverkusen potrebbe essere la “sua” partita. In bocca al lupo.
PREMIO CATENACCIO 2015 – Ben gli sta, avrà sussurrato sabato sera qualche amante del bel calcio: il cambio Bocchetti per Pazzini ha certificato la inadeguatezza di Pippo Inzaghi ad allenare una squadra dal blasone del Milan. Che in casa contro il Verona, senza emergenze particolari, non può difendere gli ultimi minuti con tre difensori centrali e due laterali. Per poi prendere un gol come quello di Nico Lopez. A rendere davvero imbarazzante il bilancio in panchina del fu Superpippo Gran Predatore delle aree di rigore un dato che non è solo numerico (10 punti su 30 disponibili nel 2015): nell’anno nuovo delle 10 sfide di campionato il suo Milan ne ha giocato ben 7 contro squadre che lo seguono in classifica e di queste ben sei casalinghe. Ebbene, a San Siro contro Sassuolo, Atalanta, Parma, Empoli, Cesena e Verona il bottino rossonero è stato povero in quanto a punti (8 sui 18 disponibili) e disarmante in quanto a qualità di gioco.
PREMIO FAIR PLAY – Il pubblico di Udine è notoriamente di palato fine. Una prova in più l’ha data applaudendo per quasi due minuti di fila la strepitosa giocata dell’ex (che aveva appena segnato senza peraltro esultare…) Fabio Quagliarella: gran numero e destro a incrociare sul palo. Difficile ricevere un attestato di stima del genere per un calciatore, per di più fuori casa. E così gli applausi li rigiriamo allo sportivissimo pubblico (una volta si diceva così…) del Friuli.

Pogba monsieur tripla cifra, Pippo mister confusione

PREMIO TRIPLA CIFRA – Non è dato sapere quando Paul Pogba vincerà il Pallone d’oro: dovrà probabilmente aspettare di conquistare un titolo internazionale con la sua squadra di club (la Juve o chissà quale altro top team europeo) o con la Francia. Di sicuro il 21enne centrocampista è destinato a valere presto 100 milioni sul mercato e così a battere il record stabilito nell’estate 2013 da Gareth Bale. Chiude l’andata con la prodezza rifilata al Verona e per lui sono già 5 gol. Proiettati a fine torneo possono diventare 10, nel segno di un miglioramento continuo: 5 nella prima stagione, 7 in quella scorsa. Insomma, un vero e proprio gioiello, un Monsieur Football a tutto tondo. Scovato dalla coppia Marotta&Paratici negli scatoloni degli avanzi del Manchester United e pagato nell’estate 2012 300 mila euro. Meno del costo di un monolocale nella centralissima via Roma.
PREMIO CONFUSION – Chissà se a Pippo Inzaghi piacciono le melodie fine anni Settanta dell’Eletric Light Orchestra, gruppo britannico di pop-rock che ebbe con l’LP Discovery il suo top nel 1979. Ebbene, in quello splendido ellepì un brano fantastico, Confusion, diventa la colonna sonora dell’attuale Milan. Una squadra (e un tecnico) in totale confusione. Un punto sui 9 disponibili nel 2015 (con l’aggravante di due partite casalinghe perse con pieno demerito contro Sassuolo e Atalanta). E dal fondo del cuore dei tifosi rossoneri sale un grido. Aridatece Clarence Seedorf!
PREMIO RICOMINCIO DA ZERO – In tema di miserie milanesi, stride dopo l’incoraggiante inizio d’anno (pareggio allo Juventus Stadium e comoda vittoria sul Genoa) lo 0-0 nerazzurro di Empoli. Mago Mancio sembra aver perso la bacchetta magica e si fa avanti una considerazione sacrosanta: cosa sarebbe successo a Mazzarri se la sua Inter avesse pareggiato al Castellani giocando così male?
PREMIO DIECI E LODE – L’eroe di Doha regala un gol (e che gol!) da tre punti al Napoli. Gonzalo Higuain firma così all’Olimpico contro la Lazio il suo gol numero 10 in questo campionato. Se mantiene questo ritmo, il 17 maggio toccherà quota 20. Migliorando così il numero (mai troppo simpatico a Napoli e dintorni…) delle reti segnate nello scorso torneo, 17.
PREMIO RESURREZIONE – D’accordo, è da poco passato il Natale e per Pasqua c’è tempo. Ma in casa granata si festeggia la resurrezione di Fabio Quagliarella, dopo quasi tre mesi a secco in campionato. La vittoria granata a Cesena porta la sua firma: è lui a comincuare l’azione dello 0-1 di Benassi, è lui a segnare il raddoppio, è lui a servire Maxi Lopez con un delizioso assist per il 2-3 definitivo. E dire che qualcuno, nella Torino granata, cominciava a dubitare del mitico Quaglia…

Cariolato occhio di lince e gambero Mazzarri

PREMIO NON PERVENUTO – E’ trasversale e nazionalpopolare l’amore per Francesco Totti. La sua classe immensa e la sua storia di campione che si rinnova a 38 anni hanno fatto giustamente versare fiumi di inchiostro e assemblare ore e ore di belle immagini. Però, per dirla in romanesco, cuanno ce vo’ ce vo’… In questa stagione sta vivendo di rendita per il fantastico pallonetto a domicilio del Manchester City. Per il resto, zero gol su azione in campionato (dove Destro, quando gioca al suo posto, fa sempre centro) e le imbarazzanti ultime prestazioni in casa contro il Bayern e al San Paolo. Certo, il capitano è stato in buona (si fa per dire) compagnia e quei tracolli non possono essere addebitati solo a lui. Però in quanto leader della squadra di Garcia è giusto che si accolli tutte le responsabilità del caso. E magari anche qualcuna in più.
PREMIO OCCHIO DI LINCE – Il signor Cariolato Gianluca da Legnago batte i campi della Serie A da una decina di stagioni. Sabato pomeriggio è stato – con Benitez e Higuain – il protagonista assoluto di Napoli-Roma. Con la sua pelata e la sua bandierina gialla ha dato spettacolo e assistito alla stragrandissima il collega arbitro Tagliavento. Nella prima mezzora, ad esempio, è stato impegnato in almeno cinque-sei chiamate sul filo del fuorigioco. Le ha azzeccate tutte. Sempre facile, per noi soloni dell’arbitraggio alla moviola, trovare il pelo nell’uovo nelle prestazioni di fischietti e guardalinee. Queste volta Cariolato ci ha disarmati con la giustezza delle sue decisioni. Bisogna dargliene atto e gridarlo a voce alta. Non sappiamo se l’età glielo permetterà, ma dopo le Olimpiadi del 2012 a Londra il signor Cariolato della sezione di Legnago si meriterebbe di chiudere la carriera con Europei e Mondiali. E se va avanti a sventolare così nessuno potrà impedirglielo…
PREMIO IL GAMBERO – Già la scorsa stagione – a nostro avviso – Mazzarri aveva fatto flop. Senza le coppe europee, aveva il dovere di portare l’Inter almeno al terzo posto e invece è riuscito ad arrivare tra mille stenti in zona Europa League. Ebbene, l’Inter di oggi ha 4 punti in meno di quella di ieri. Gioca tremendamente peggio e mister Walter questa volta sembra non avere più alibi. E, forse, neanche la voglia di lottare.
PREMIO SUPERGOL – Quel rigore di Bergamo il Pipita Higuain è riuscito a metabolizzarlo in fretta. Segnando al San Paolo un gol da cineteca che ha aperto la strada al trionfo napoletano contro la Roma. L’ex bomber del Real è uno dei pochi top player della nostra Serie A. E adesso che si è svegliato, archiviando magari anche il clamoroso gol mangiato nella finale mondiale contro la Germania, per la squadra di Benitez nessun traguardo sembra più proibito.
PREMIO SUPERBA -La Genova alluvionata sorride con il pallone tra i piedi. Sampdoria e Genoa brillano in zona Europa. Mihajlovic e Gasperini sono tra i migliori tecnici su piazza e le loro squadre giocano obiettivamente bene. Tanto che sommando i punti la città della Lanterna ne ha più della Milano rossonerazzurra. Meritatamente.
PREMIO ZONA SPORTIELLO – C’era una volta Renato Cesarini, l’italoargentino della Juve anni Trenta specializzato nel segnare gol pesanti negli ultimi minuti di gioco. Oggi c’è Marco Sportiello, brianzolo nato a Desio ma di chiare origini campane, portiere dell’Atalanta specializzato nello strozzare in gola agli attaccanti avversari l’urlo del gol. Mercoledì scorso la sua prodezza in pieno recupero sul rigore di Higuain. Domenica pomeriggio la paratissima in pieno recupero sulla punizione mancina potente e precisa di Farnerud. E così l’Atalanta di Colantuono ha strappato due punti in zona… Sportiello.

IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

Quel Llorente versione Ian Rush…

PREMIO IAN RUSH – Lo scorso anno aveva stupito tutti, Conte per primo: dopo un inizio difficile, Fernando Llorente si era conquistato spazio a suon di gol risultando determinante per lo scudetto numero 30, quello record dei 102 punti. Adesso il Navarro è ancora a quota zero e ai tifosi bianconeri over 40 ricorda sempre più, per movenze e lucidità in zona gol, Ian Rush. Un gigante nel Liverpool, un pippone nella Juve.
PREMIO HIGUAIN – Il Pipita trasformato in Pippone ha trovato un degno sostituto: Josè Maria Callejon. Lo spagnolo in un anno e mezzo ha segnato più gol in A di quanti ne aveva firmato in cinque stagioni nella Liga (21 contro 18). Insomma, ci pensa lui a fare… l’Higuain, con l’argentino ancora a secco in campionato. Per ora la sfida dei bomber azzurri in A recita: Callejon batte Higuain 6 a 0. Insomma il primo set è di Josè Maria.
PREMIO ZAMPARINI – Il presidente Luca Campedelli è un gran signore, ma ultimamente si sta… zamparinizzando. Corini per Di Carlo, Corini per Sannino, Maran per Corini. Un tris incredibile nelle ultime tre stagioni. L’augurio è che al sostituto di Corini le cose vadano come… a Corini nei tornei 2012-13 e 2013-14. Salvezza al quadrato. E così Campedelli più che un mangiatore di panettoni & pandolci sta diventando sempre più un mangia-allenatori.
PREMIO NICCOLAI – Impazzano sul web le ironie sull’autogol di Rafa Marques che ha spianato la strada alla vittoria del Milan nella (fu) fatal Verona. Agli over 50 la prodezza al contrario del messicano ha ricordato le autoreti d’autore del difensore del Cagliari e della Nazionale, Comunardo Niccolai. Anche se a dire il vero il record in materia appartiene a due big azzurri e rossonerazzurri: Franco Baresi e Riccardo Ferri in tempi però dove era molto più facile vedersi affibbiato un gol al contrario (bastava un piccolo tocco, oggi l’autorete dev’essere proprio plateale).

Pipita, Maurito e i gemellini…

I BUONI

GEMELLI – Al principio pareva un’eresia, dopo una domenica con due gol strepitosi, uno a testa (anzi, a piede…), tiene l’accostamento della premiata ditta del gol Cerci & Immobile agli originali Gemelli di scudettata memoria granata Pulici &  Graziani.  Il destro di Ciro e il sinistro di Alessio sono prodezze da cineteca, da mostrare a rullo nelle scuole calcio di tutta Italia.

ICARDI – Sempre più padrone del posto che fu di Diego Milito, uno degli eroi del Triplete. In coppia con Palacio fa cose favolose (come si favoleggia faccia sotto le lenzuola in coppia con la fidanzata Wanda Nara). Nella sfida del gossip con Maxi Lopez stravince a partire dal mancato saluto iniziale dell’ex amico.

HIGUAIN – Un altro bomber argentino ispiratissimo. Il triplete del Pipita dopo qualche battuta a vuoto e qualche sostituzione di troppo rilancia il Napoli. E adesso la classifica cannonieri diventa uno spettacolo: con Immobile, Tevez, Toni e Higuain a giocarsela gol su gol.

CORINI – Da giocatore per tutti era Genio (da Eugenio ma anche per le sue doti di regista lucido e creativo). Da allenatore sta provando a portare in salvo il Chievo e la vittoria in casa del Livorno rischia di essere decisiva nella lotta per non retrocedere.

 

I CATTIVI

LOPEZ – Un pomeriggio da dimenticare. Cominciato male (con il mancato saluto a Icardi), proseguito peggio (con il rigore fallito) e finito con la disfatta dello 0-4. Non è bastato a Maxi l’appoggio incondizionato di Marassi e della Gradinata Sud.

BERARDI – Non ripaga il suo mentore Di Francesco per la fiducia e nemmeno onora la convocazione per lo stage azzurro premondiale. Sembra lontano parente del bomber che aveva “matato” il Milan di Allegri in una fredda serata invernale.

STENDARDO – Questa volta l’avvocato stecca l’arringa difensiva. Ok, la Roma è fortissima e l’attacco giallorosso è una macchina da gol ma il regalo che confeziona a Taddei è davvero imperdonabile.

CONSTANT  – Ok, il pubblico di San Siro non gli perdona nulla, a cominciare dalle voci su condotte extrasportive non esattamente da professionista. Ma pur in presenza di una stagione così disgraziata per i rossoneri considerare che Constant possa fare il titolare nel Milan è un bel colpo al cuore visto che in quella corsia, per anni e anni, galoppava un certo Paolo Maldini…