Marchetti assistman, il tacco del Papa e un Medel da 4 in pagella

PREMIO MAGICA ROMA – La vittoria che rilancia le ambizioni europee del Milan arriva attraverso i gol di due ex romanisti. Andrea Bertolacci, prodotto del vivaio giallorosso, quella maglia l’ha sognata a lungo senza mai riuscire a indossarla se non a livello giovanile. Philippe Mexes nella Roma ha invece giocato sette stagioni per un totale di 267 partite e 15 gol. L’aria del derby insomma ha fatto bene ai due rossoneri, peccato per l’infortunio del centrocampista che stava proprio cominciando a uscire dal tunnel di un pessimo inizio di stagione.

PREMIO TREQUARTISTA – D’accordo, l’assist di Bonaventura per il 3-0 di Bacca è stato una delizia. Ma vuoi mettere le magie di Federico Marchetti? Il pallone che regala a Bertolacci è un cioccolatino, la sventurata uscita sul raddoppio milanista un invito a nozze per Mexes. Insomma, quasi quasi… aridatece Berisha, il portiere di coppa della Lazio.

PREMIO TACCO… DEL PAPA – Tra gli argentini d’Italia, Gonzalo Rodriguez è quello che meglio conosce Papa Francesco. Baluardo difensivo del San Lorenzo de Almagro prima di emigrare in Europa (Villarreal e poi dal 2012 Fiorentina), Gonzalo aveva incontrato più volte l’allora cardinal Bergoglio, che del club rossoblù è come si sa tifosissimo (carnet di socio vitalizio numero 88235). E così dopo Madjer (il tacco di Allah) e Socrates (il tacco di Dio), ecco Gonzalo Rodriguez, alias il tacco… del Papa. Una prodezza, quella rifilata al Frosinone, che non sarà passata inosservata dalle parti di Santa Marta…

PREMIO BENTORNATO – In 10 giornate il Bologna con Delio Rossi in panchina aveva vinto solo due partite (peraltro senza troppi meriti) con le due neofite in Serie A: al Dallara contro il Frosinone e in casa del Carpi. Pronti, via: Roberto Donadoni – fior di allenatore e grande persona – ha regalato una vittoria chiara e convincente contro la “sua” Atalanta a un Bologna che dopo aver segnato la miseria di 6 reti in 10 gare improvvisamente ne segna 3 in 90 minuti. E per di più nel pomeriggio che vede anche sbloccarsi l’acquisto top dell’estate rossoblù, Mattia Destro.

PREMIO 4 IN PAGELLA – Gary Medel, match winner della capolista Inter contro la Roma, è arrivato in Italia da quasi 15 mesi. Eppure davanti ai microfoni il cileno non fa la stessa figura che fa in campo davanti alla difesa o nel cuore del reparto arretrato. Insomma, non spiaccica (almeno in pubblico) mezza parola d’italiano. Strano per uno comunque di madre lingua spagnola, incredibile se paragonato per esempio a gente come Boniek che dopo qualche settimana parlava già la lingua di Dante meglio di tanti italiani. Insomma, oltre agli allenamenti ad Appiano, serve per il Pitbull un bel corso accelerato con tanto di Devoto Oli e di grammatica.

 

SuperTevez, l’inadeguato Pippo e l’antisportivo Chiellini

PREMIO POVERO DIAVOLO – La notizia in testa: la squadra è (era) con Inzaghi. Commento alla notizia: meno male, perchè se i giocatori gli tirassero (avessero tirato) contro a quest’ora il Milan sarebbe a far compagnia al Parma… Da Superpippo Inzaghi predatore delle aree di rigore di tutto il globo calcistico a Povero Diavolo della panchina. Di sicuro il peggior allenatore dell’era Berlusconi, quella dei 28 titoli in Italia, in Europa e nel mondo. Roba che al confronto Terim e Tabarez erano Mourinho, roba che con Seedorf di sicuro questo Milan andava dritto in Europa League.
PREMIO BATITEVEZ – Infinito Carlitos. Capocannoniere a quota 20, ancora con 5 partite da giocare. Impossibile raggiungere Angelillo (ne fece 33 nel torneo 1958-59 con l’Inter), ma l’Apache è a portata… di Bati, che nel 1994-95 ne segnò 26 con la Viola, la stessa quota toccata da Crespo con la Lazio 2000-01. Ancora più vicini nel mirino di Tevez sono – tra i grandi bomber argentini – Balbo (22 nel 1994-95 con la Roma) e Milito (24 con il Genoa 2008-09 e Inter 201112).
PREMIO FACCIA DI BRONZO – Come si faccia a gesticolare in modo così veemente e ad avere la faccia tosta di giurare che non è rigore quell’intervento maldestro e in ritardo su Joaquin solo Giorgio Chiellini – campione in campo ma purtroppo anche campione di antisportività – lo sa.
PREMIO AGGIUSTA LA MIRA – Non è da tutti guadagnarsi due rigori in casa Juve. La Fiorentina ci è riuscita. Gonzalo Rodriguez ha trasformato il primo ma calciato a lato il secondo, che poteva portare al 2-2. In tutto fanno 6 penalties pro Viola in questa stagione, di cui 5 sbagliati: due dallo stesso difensore centrale argentino, uno a testa da Mario Gomez, Babacar e Diamanti.
PREMIO STORICO TRIS – Il 3-1 del Genoa a San Siro interrompe un maleficio che durava dal 25 maggio 1958. Allora i rossoblù vinsero addirittura 5-1 grazie a una tripletta di Paolone Barison e a una doppietta di Abbadie. Onore e meriti a Gasperini e alla sua band che alla Scala le ha suonate per bene al Grande Milan che fu.
PREMIO VOLA TEDESCO – E’ finalmente decollato il tedesco Lukas Podolski. Che pareva sbarcato nella Milano interista giusto per giocare a bocce. Tra l’assist per il gol di Icardi nel 2-1 contro la Roma e il gol di martedì a Udine che ha sigillato il 2-1 l’ex bomber di Colonia, Bayern Monaco e Arsenal è tornato a esultare e a volare. Per accompagnare l’Inter in Europa League.
PREMIO ALLINIP – Siamo criptici? Basta leggere la parola misteriosa al contrario, in rovesciata insomma. Come si addice a Pinilla, il mago di quella che in Sudamerica chiamano “chilena”. E che su di lui, nato a San Bernardo, sobborgo di Santiago del Cile, calza proprio a pennello… Oltre a Cagliari e Torino, punite in modo spettacolare al vecchio Brumana di Bergamo, adesso ha pagato pegno il Cesena. Applausi. Anzi, isualppa.

Ok Pippo, il calcio… è giusto. E W la triade

PREMIO ARRIVEDERCI ROMA – Rudi Garcia esce con la sua Roma tra i fischi dell’Olimpico. Dopo la pareggite, ecco la prima sconfitta casalinga in campionato. A -14 dalla Juventus, ha soltanto un punticino di vantaggio sulla Lazio a presidio del secondo posto e quattro lunghezze di scarto sul Napoli quarto in classifica. Vero, l’Europa League è un obiettivo alla portata. Ma una squadra così scombiccherata come quella della ripresa contro la SuperSamp di Mihajlovic non dà l’impressione di poter fare grandi cose. Nè in Italia nè tantomeno in Europa.

 PREMIO GIUSTIZIA E’ FATTA – La vita è spesso ingiusta e il calcio è una metafora della vita. Ebbene, sarebbe stato ingiusto assai che il Milan vincesse al Franchi. Dopo la clamorosa traversa interna di Basanta nel primo tempo, ecco nella ripresa il “gollonzo” di Destro: tiro sballatissimo di Bonaventura che si trasforma in assist involontario per il secondo centro rossonero dell’ex romanista. Poi però c’è una Giustizia dei prati verdi: Joaquin disegna il cross perfettodi destro per la zuccata di Gonzalo Rodriguez, poi dalla parte opposta il cross mancino al bacio è di Pasqual e la testata giusta è di Joaquin. Partito in panchina, lo spagnolo, e buttato nella mischia a inizio del secondo tempo al posto di Richards. Il confermatissimo Pippo Inzaghi si ritrova così con 35 punti raccolti in 27 giornate (sugli 81 disponibili). Tristezza per la squadra che ancor oggi è – con il Boca – quella più titolata del mondo.
PREMIO FELIPAO MERAVIGLIAO – In una Serie A dove dominano i gol argentini, la bandiera del Brasile è tenuta alta dal numero 7 biancoceleste. Arrivato a quota 8 in campionato con le due perle del Comunale-Olimpico torinese. A 22 anni ancora da compiere, Felipe Anderson – ex compagno nel Santos e amico di Neymar – è l’arma in più di Stefano Pioli. Che ha il merito di aver dato fiducia totale a un talento che lo scorso anno riuscì a mettere insieme solo 13 spezzoni di presenze, mai una partita intera con Petkovic prima e Reja poi. Otto gol, come si diceva, la stessa cifra del doriano Eder. Uno che però ha barattato la verde-oro del Brasile con il tricolore italiano.
PREMIO PAZIENZA ESAURITA – Il confronto tra le due medie è imbarazzante: la (quasi sempre) brutta Inter di Mazzarri aveva collezionato 16 punti in 11 partite (media 1,45) mentre la (sempre più spesso) brutta Inter di Mancini ne ha conquistati 21 in 16 gare (media 1,31). San Siro fischia, al duo Thohir-Moratti girano tremendamente i cabasisi (per dirla con Montalbano). E ora all’Inter 2015 non resta che provare a vincere l’Europa League per tornare nelle Coppe. Prima (sperando che non sia l’ultima…) fermata giovedì sera per Inter-Wolsfburg.
PREMIO TRIADE – C’entrano niente Giraudo-Moggi-Bettega. La triade di cui al titolo è quella dello staff tecnico dell’Hellas. Mandorlini capo allenatore, Roberto Bordin vice ed Enrico Nicolini (per tutti, a Genova, il Netzer di Quezzi dal quartiere natio attaccato allo stadio di Marassi) collaboratore. Tre che in campo non tiravano indietro la gamba e azzannavano spesso i garretti dei grandi campioni che dovevano marcare/controllare. Ci voleva coraggio dopo il doppio salto dalla C alla A e la splendida salvezza ottenuta lo scorso anno a rimanere ancora al timone del Verona. La triade questo coraggio ce lo ha messo tutto. Applausi. Perchè ci voleva davvero una bella dose d’incoscienza a ripartire senza i gol, le accelerazioni e le geometrie della coppia Iturbe&Romulo e con un Toni con un anno in più sulle larghe spalle.