Roma & Toro, tridenti atomici

PREMIO ATTACCO ATOMICO – In nove giornate è andata in bianco solo a Firenze. La Roma si rimette sulla scia della Juve in attesa dello scontro diretto e tocca/supera quota 20. Non male, 23 centri in 9 giornate. Esprime il capocannoniere – Dzeko salito a quota 8 – e una bella varietà di altri cannonieri: Salah è a quota 5, Perotti – infallibile dal dischetto – a 3, Totti  a 2 (entrambi su rigore), El Shaarawy a 2. Unica nota stonata l’assenza dal tabellino dei marcatori di Radja Nainggolan, uno che di gol in A ne ha già segnati 20 ma che quest’anno non si è ancora sbloccato.

PREMIO TRIDENTE – A proposito di gol, solo la Roma ha segnato più del Torino (23 a 19): un Toro che può vantare un tridente (peraltro a forti tinte giallorosse) di primissima qualità: ben 13 delle 19 reti realizzate dai granata arrivano dal trio meraviglia Ljajic-Belotti-Iago Falque. Da destra a sinistra, 3 il serbo, 5 il Gallo e 5 lo spagnolo. A conferma che con il 4-3-3 in fase offensiva Sinisa Mihajlovic è un maestro.

PREMIO ULTIMA SPIAGGIA – Il disastroso primo tempo di Bergamo, le tre sconfitte consecutive in campionato, il misero punticino raccolto sugli ultimi 12 a disposizione: insomma, l’Inter che dopo la vittoria di Empoli era terza a -2 dalla Juve (battuta con merito appena la settimana precedente a San Siro) adesso si ritrova con sole cinque squadre alle spalle, a -10 dai bianconeri e a -8 dalla zona Champions. De Boer fa tenerezza con quell’itagnol che regala ai microfoni e meriterebbe migliori fortune. Intanto gli tocca giocarsi la panchina mercoledì sera contro il Torino. Un Toro peraltro che ha fatto bottino pieno nelle ultime due sfide con i nerazzurri a San Siro.

PREMIO FORZA CALABRIA – Ispira simpatia il Crotone, terza squadra calabrese ad affacciarsi in Serie A, ancora a secco di vittorie a quasi un quarto di cammino. I paragoni con le “prime volte” di Reggina e Catanzaro sono dolceamari: la Reggina nella stagione 1999-2000 riuscì a salvarsi agevolmente vincendo la prima in A alla terza giornata (Bologna-Reggina 0-1 a firma Possanzini); il Catanzaro nel 1971-72 retrocesse e dovette aspettare la 16esima giornata (prima di ritorno) per festeggiare la prima vittoria nella massima divisione. Ma fu un successo storico: 1-0 alla Juventus con gol di Mammì.

 

 

STORIE DI 10, UN KOVACIC DA MANUALE E UN PUPONE IMBOLSITO

PREMIO MANUALE DEL CALCIO – Il destro al volo, potente e preciso, che ha dato il via alla riscossa interista è una prodezza da incorniciare: del resto Mateo Kovacic ha nelle corde queste giocate e sotto la guida di un tecnico talentuoso come Mancini il numero 10 croato ha ancora ampi margini di miglioramento. Al di là dell’eterno tormentone su quale possa essere la posizione in campo ideale del campioncino che tanto piace (anche) a Moratti.
PREMIO SARACINESCA – Molti hanno ancora impresso quell’autogol fantozziano incassato a Parma sul retropassaggio di De Sciglio che gli provocò pure un guaio muscolare e un’assenza forzata di parecchie settimane. Da quando però Diego Lopez è tornato a difendere la porta del Milan le cose per i rossoneri hanno preso una buona piega. E nello 0-0 di sabato all’Olimpico il portiere che lo scorso anno fregò il posto a Casillas nel Real di Liga è stato il migliore in campo.
PREMIO CAPITANO CORAGGIOSO – Kamil Glik non aveva mai segnato una doppietta in vita sua, probabilmente neppure nelle infuocate partitelle che da ragazzino giocava a Jastrzebie-Zdroj, l’impronunciabile città di 90mila abitanto nel Sud della Polonia dove è nato 26 anni fa. Il capitano granata è stato però un gigante ben più del suo 1e 90 d’altezza. Perchè è riuscito a ribaltare una partita che per il Toro si era messa male proprio a causa di un suo errore di posizionamento che aveva provocato lo 0-1 genoano a firma Iago Falque. Quando si dice un capitano… con le palle.
PREMIO PIPPO INZAGHI – E’ proprio vero, Alberto Paloschi è l’Inzaghi 2.0. Un fardello, questo dell’accostamento con Superpippo, che l’attaccante del Chievo si porta dietro da sette anni, da quando appena 17enne, aveva debuttato nella prima squadra rossonera proprio con al fianco Inzaghi. E come Pippo spesso Paloschi segna sul filo del fuorigioco. E anche oltre, come capitato nel derby veronese vinto dal Chievo in casa dell’Hellas.
PREMIO NEYMAR – Felipe Anderson è un ’93 che è alla sua seconda stagione alla Lazio. Prima di sbarcare in Italia giocava nel mitico Santos, la squadra di Pelè e di Neymar. E proprio la stella del Barça aveva “adottato” Felipe mettendolo sotto la sua ala protettiva. E pronosticando per lui una luminosa carriera. Se il 7 della Lazio si esprimerà con continuità sui livelli di San Siro, Neymar ha un futuro anche come talent scout…
PREMIO E IL VECCHIETTO DOVE LO METTO? – Certo, quando si parla (male) di Totti si è sempre a rischio eresia. Però come è giusto elogiare il capitano giallorosso per le sue straordinarie prodezze, sarebbe anche cosa buona e giusta sottolinearne i difetti. Diciamolo: di Totti in questo avvio di campionato 2014-15 si è visto poco o niente. Non ha ancora segnato su azione (due rigori all’attivo) e alcune delle sue ultime prestazioni (in casa contro il Milan come nella decisiva sfida di Champions contro il City) sono state davvero imbarazzanti. Due soli squilli in questa stagione, entrambi in Champions: lo spettacolare pallonetto all’Etihad Stadium e il siluro su punizione a Mosca contro il Cska. Un po’ pochino per un genio come il Pupone. Che rischia di diventare ingombrante per le scelte future di Rudi Garcia.