Montella e De Boer, le due facce di Milano…

PREMIO ILLUSIONE ROSSONERA – Il Milan secondo a pari merito con la Roma alle spalle della Juventus è forse la grande sorpresa di questo avvio di campionato: 16 punti in 8 giornate, alla media perfetta di 2 a partita. E sabato sera andrà in scena a San Siro un Milan-Juventus che – incredibile a dirsi – profuma di scudetto con i rossoneri a -5 e potenzialmente (ma solo potenzialmente…) a -2 in caso di vittoria. Le perle di Kucka e Niang (stendiamo un velo sul gollonzo Bacca/Dainelli…) autorizzano a sognare. In attesa del famoso closing cinese e dell’avvio ufficiale della nuova società, il Milan di Montella ha già fatto meglio delle ultime 5 versioni rossonere. Andando a ritroso, in tempi recenti solo nel 2010-11 con Allegri il Milan aveva fatto meglio con 17 punti, andando poi a conquistare quello che sarebbe stato il suo finora ultimo scudetto.

PREMIO MONTAGNE RUSSE – Frank De Boer, tecnico serio e apprezzabile fuori campo anche per il suo tentativo di parlare italiano dopo poche settimane, sembra perennemente sulle montagne russe. La falsa partenza prima (ko in casa del Chievo e pareggio casalingo contro il Palermo), poi le tre vittorie consecutive con il pregiato scalpo juventino, quindi il misero punto nelle ultime tre partite, in mezzo i disastri in Europa League. Insomma, passa in fretta da bluff a genio della panchina. La verità probabilmente sta nel mezzo. I mancio-nostalgici ci ricordano che a quest’altezza di campionato lo scorso anno l’Inter aveva 6 punti in più, con la vetta a 1 punto di distanza (adesso la Juve capolista è a +10…). Impossibile però dimenticare il crollo nella seconda parte di stagione, che risucchiò l’Inter al quarto posto a -13 dal piazzamento preliminari-Champions e addirittura a -24 dalla Juve scudettata…

PREMIO VENTI E LODE – Mercoledì 23 settembre 2015, turno infrasettimanale: Juventus-Frosinone 1-1, con Blanchard che pareggia il gol di Zaza. Dalla successiva sfida allo Juventus Stadium (4 ottobre, 3-1 al Bologna), i bianconeri in campionato le hanno vinte tutte e 20: ben 46 le reti segnate, solo 6 i gol incassati. Ok, sabato c’è stato il brivido dell’iniziale svantaggio di Jankto (gentile omaggio di Gigi Buffon) ma con la doppietta di Dybala e il 2-1 finale stiamo parlando di numeri davvero pazzeschi.

PREMIO SOLDATI (& BOMBER) DI VENTURA – In una classifica cannonieri che vede in testa il bosniaco Dzeko con 7 gol seguito a 6 dagli argentini Higuain e Icardi e dal colombiano Bacca, spiccano a quota 5 – a pari merito con lo spagnolo Callejon – i nuovi gemelli del gol azzurri Immobile & Belotti. Il Gallo granata giocherà stasera in posticipo nella “sua” Palermo d’adozione, il Ciro laziale ha segnato su rigore dopo aver ingaggiato un incredibile duello con il portiere bolognese Da Costa che lo ha sempre murato anche con l’aiuto dei legni. Ecco, se in Nazionale Ventura – che in granata ha rigenerato due volte Immobile e lanciato in grande Belotti – avrà ancora dei ripensamenti e si affiderà ancora alla coppia Eder-Pellè, siamo pronti… a togliergli il saluto.

 

 

IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

Quel Llorente versione Ian Rush…

PREMIO IAN RUSH – Lo scorso anno aveva stupito tutti, Conte per primo: dopo un inizio difficile, Fernando Llorente si era conquistato spazio a suon di gol risultando determinante per lo scudetto numero 30, quello record dei 102 punti. Adesso il Navarro è ancora a quota zero e ai tifosi bianconeri over 40 ricorda sempre più, per movenze e lucidità in zona gol, Ian Rush. Un gigante nel Liverpool, un pippone nella Juve.
PREMIO HIGUAIN – Il Pipita trasformato in Pippone ha trovato un degno sostituto: Josè Maria Callejon. Lo spagnolo in un anno e mezzo ha segnato più gol in A di quanti ne aveva firmato in cinque stagioni nella Liga (21 contro 18). Insomma, ci pensa lui a fare… l’Higuain, con l’argentino ancora a secco in campionato. Per ora la sfida dei bomber azzurri in A recita: Callejon batte Higuain 6 a 0. Insomma il primo set è di Josè Maria.
PREMIO ZAMPARINI – Il presidente Luca Campedelli è un gran signore, ma ultimamente si sta… zamparinizzando. Corini per Di Carlo, Corini per Sannino, Maran per Corini. Un tris incredibile nelle ultime tre stagioni. L’augurio è che al sostituto di Corini le cose vadano come… a Corini nei tornei 2012-13 e 2013-14. Salvezza al quadrato. E così Campedelli più che un mangiatore di panettoni & pandolci sta diventando sempre più un mangia-allenatori.
PREMIO NICCOLAI – Impazzano sul web le ironie sull’autogol di Rafa Marques che ha spianato la strada alla vittoria del Milan nella (fu) fatal Verona. Agli over 50 la prodezza al contrario del messicano ha ricordato le autoreti d’autore del difensore del Cagliari e della Nazionale, Comunardo Niccolai. Anche se a dire il vero il record in materia appartiene a due big azzurri e rossonerazzurri: Franco Baresi e Riccardo Ferri in tempi però dove era molto più facile vedersi affibbiato un gol al contrario (bastava un piccolo tocco, oggi l’autorete dev’essere proprio plateale).

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.