Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

Fabio il Grande, alla faccia di Mazzarri e Conte

PREMIO MRMS – L’acronimo sta per Massimo Risultato con il Minimo Sforzo. E’ lo slogan applicato al campo dell’Inter manciniana. Che non entusiasma per qualità di gioco ma vola in classifica. Che ha vinto tutte le prime 4 partite di campionato con lo scarto di un gol (1-0 alla Fiorentina, 2-1 a Carpi, 1-0 al Milan e 1-0 a Verona in casa Chievo). Che al Bentegodi ha ritrovato i gol del suo capitano e capocannoniere della scorsa stagione, Maurito Icardi. Il Mancio sorride sornione alle domande che lo incalzano sul tema scudetto. Sa benissimo, per esempio, che la Grande Inter di Mourinho non era mai partita così forte: 10 punti su 12 sia nel 2008-09 che nella magica stagione successiva, quella del Triplete. E ricorda altrettanto bene che la sua Inter dal gioco migliore (quella della sua prima annata in nerazzurro, nel 2004-05) nelle prime 4 giornate di punti ne raccolse soltanto 6.

PREMIO LENTI A CONTATTO – Nella Roma fine anni Ottanta, che aveva celebrato l’ennesimo ritorno sulla panchina giallorossa di Nils Liedholm, c’era una coppia centrale difensiva sulla carta fortissima ma sul campo un po’ meno: Fulvio Collovati, eroe del Mundial di Spagna, e l’emergente Luca Signorini. I due furono ribattezzati “lenti a contatto”, quella Roma targata 1987-88 in difesa era un colabrodo ma riuscì comunque ad arrivare al terzo posto alle spalle del Milan sacchiano e del Napoli maradoniano. Manolas e Rudiger, strepitosi appena mercoledì nell’arginare il tridente delle meraviglie Messi-Suarez-Neymar, è stata infilata più volte in velocità subendo i gol di Defrel e Politano. E la premiata ditta di Garcia ha ricordato tanto quella di quasi trent’anni fa che faceva disperare il Barone.

PREMIO MATURITA’ – Fabio Quagliarella è l’autentico leader e trascinatore del Toro dei miracoli, secondo da solo sulla scia dell’Inter e secondo in quanto a gol segnati: 9 (contro i 5 dei nerazzurri, tanto per dire…). Il bomber di Castellammare di Stabia – unico dei 23 azzurri a salvarsi dal disastroso Mondiale 2010, ricordiamolo sempre – si gode a 32 anni il suo ennesimo magic moment. Di una carriera che avrebbe potuto regalargli qualche soddisfazione in più se solo Fabio fosse stato compreso meglio da due suoi illustri allenatori che lo hanno avuto alle dipendenze utilizzandolo poco  e male: Walter Mazzarri prima, nel Napoli e Antonio Conte, poi, nella Juventus. Con Ventura il feeling è scattato immediato: e così Quagliarella, capitano senza fascia (è di Glik), è diventato il faro granata. E magari Conte – che già lo ha convocato una volta in azzurro – potrebbe restituirgli con gli interessi ciò che gli aveva tolto ai tempi della Juve: quando, nonostante Quaglia avesse la miglior media gol e segnasse gol pesanti anche in Europa, era sempre o quasi l’ultima scelta dell’attacco bianconero.

PREMIO BRUTTA STATUINA – Per carità, niente da dire. Gran gol quello di Higuain che ha aperto le marcature in Napoli-Lazio. Bello il movimento, forte e precisa la conclusione a rete del Pipita. Da censurare, con un voto pari al numero di maglia (2), l’opposizione (si fa per dire…) dell’olandese Hoedt. Che la Lazio ha pescato in Olanda nell’ultimo mercato estivo. E che forse si sta rendendo conto che giocare nell’Az Alkmaar in Eredivisie non è la stessa cosa che farlo nella Lazio in Serie A…

 

SuperTevez, l’inadeguato Pippo e l’antisportivo Chiellini

PREMIO POVERO DIAVOLO – La notizia in testa: la squadra è (era) con Inzaghi. Commento alla notizia: meno male, perchè se i giocatori gli tirassero (avessero tirato) contro a quest’ora il Milan sarebbe a far compagnia al Parma… Da Superpippo Inzaghi predatore delle aree di rigore di tutto il globo calcistico a Povero Diavolo della panchina. Di sicuro il peggior allenatore dell’era Berlusconi, quella dei 28 titoli in Italia, in Europa e nel mondo. Roba che al confronto Terim e Tabarez erano Mourinho, roba che con Seedorf di sicuro questo Milan andava dritto in Europa League.
PREMIO BATITEVEZ – Infinito Carlitos. Capocannoniere a quota 20, ancora con 5 partite da giocare. Impossibile raggiungere Angelillo (ne fece 33 nel torneo 1958-59 con l’Inter), ma l’Apache è a portata… di Bati, che nel 1994-95 ne segnò 26 con la Viola, la stessa quota toccata da Crespo con la Lazio 2000-01. Ancora più vicini nel mirino di Tevez sono – tra i grandi bomber argentini – Balbo (22 nel 1994-95 con la Roma) e Milito (24 con il Genoa 2008-09 e Inter 201112).
PREMIO FACCIA DI BRONZO – Come si faccia a gesticolare in modo così veemente e ad avere la faccia tosta di giurare che non è rigore quell’intervento maldestro e in ritardo su Joaquin solo Giorgio Chiellini – campione in campo ma purtroppo anche campione di antisportività – lo sa.
PREMIO AGGIUSTA LA MIRA – Non è da tutti guadagnarsi due rigori in casa Juve. La Fiorentina ci è riuscita. Gonzalo Rodriguez ha trasformato il primo ma calciato a lato il secondo, che poteva portare al 2-2. In tutto fanno 6 penalties pro Viola in questa stagione, di cui 5 sbagliati: due dallo stesso difensore centrale argentino, uno a testa da Mario Gomez, Babacar e Diamanti.
PREMIO STORICO TRIS – Il 3-1 del Genoa a San Siro interrompe un maleficio che durava dal 25 maggio 1958. Allora i rossoblù vinsero addirittura 5-1 grazie a una tripletta di Paolone Barison e a una doppietta di Abbadie. Onore e meriti a Gasperini e alla sua band che alla Scala le ha suonate per bene al Grande Milan che fu.
PREMIO VOLA TEDESCO – E’ finalmente decollato il tedesco Lukas Podolski. Che pareva sbarcato nella Milano interista giusto per giocare a bocce. Tra l’assist per il gol di Icardi nel 2-1 contro la Roma e il gol di martedì a Udine che ha sigillato il 2-1 l’ex bomber di Colonia, Bayern Monaco e Arsenal è tornato a esultare e a volare. Per accompagnare l’Inter in Europa League.
PREMIO ALLINIP – Siamo criptici? Basta leggere la parola misteriosa al contrario, in rovesciata insomma. Come si addice a Pinilla, il mago di quella che in Sudamerica chiamano “chilena”. E che su di lui, nato a San Bernardo, sobborgo di Santiago del Cile, calza proprio a pennello… Oltre a Cagliari e Torino, punite in modo spettacolare al vecchio Brumana di Bergamo, adesso ha pagato pegno il Cesena. Applausi. Anzi, isualppa.

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Berardi e Florenzi, giovani da sballo

I BUONI

BERARDI – Ci permettiamo di eccepire con i (tanti) colleghi della carta stampata che gli hanno negato il 10 in pagella (unica eccezione, Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport). Ma come? Uno segna 4 gol, la sua squadra vince 4-3 e non merita il massimo dei voti? Onore e lode a Domenico Berardi, classe ’94, futuro attaccante della Juve e (se continua così) della Nazionale.
MIHAJLOVIC – Con Delio Rossi la Sampdoria aveva un piede e mezzo in Serie B, l’arrivo di Sinisa sulla panchina doriana ha risollevato le quotazioni dei blucerchiati che adesso hanno solo un punto in meno del Milan…
MAROTTA – Nella Juventus dei record i meriti di Conte e di tanti singoli rischiano di oscurare quelli di Beppe Marotta. Capace di portare a costo zero in bianconero prima Pirlo, poi Pogba e infine Llorente. E di pescare in Bundesliga un Vidal che adesso vale almeno quattro volte la cifra (11 milioni) versata al Bayer Leverkusen nell’estate 2011.
FLORENZILa Roma ai romanisti è un vecchio mantra sempre di gran moda a Trigoria e dintorni. Dopo Totti, De Rossi e Aquilani (poi approdato ad altri lidi) ecco Florenzi. La sua rovesciata che sblocca la sfida contro il Genoa è una perla che rimarrà al top per tutto il 2014.

I CATTIVI

MOURINHO – Per interposta persona… Solo un grande provocatore può pensare, al Real Madrid, di far fuori Casillas per far spazio ad Adan. Le cappelle del portiere del Cagliari contro la Juve sono da galleria degli orrori.
BALLARDINI & REJASperiamo di non assistere più a squallidi spettacoli come Bologna-Lazio di sabato scorso. Zero a zero nel tabellino, sotto zero in quanto a spettacolo.
BONERA & ZAPATA – La banda del buco rossonero a Reggio Emilia la combina grossa. I due centrali del Milan hanno sulla coscienza la cacciata di Massimiliano Allegri. Scusate se è poco.
MAZZARRI – Verissimo, l’Inter è in forte credito con gli arbitri. Ma la partita contro il Chievo rimane comunque di una notevole pochezza. E, se vogliamo, il gol ingiustamente annullato a Nagatomo era nato non da una pregevole trama offensiva ma da un tiraccio sbilenco di Jonathan. Visto che Mazzarri parla spesso di episodi, beh, quel gol sarebbe stato un Episodio con la maiuscola. Anzi, per dirla chiaramente, una bella botta di culo…