Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

Insigne merita la 10 di Dieguito

PREMIO MARADONA – Un assist e due gol. La partita perfetta per Lorenzo Insigne. Peccato per quel numero 24 sulla schiena… Ora è chiaro ed evidente che di Diego Maradona ce n’è uno e (non ce ne voglia Messi) non ce ne saranno altri per chissà quanto tempo. Ma sarebbe bello che il Napoli liberasse la maglia numero 10 ritirata in onore di Dieguito. E la consegnasse allo scugnizzo di Grumo Nevano. La cui valorizzazione è uno dei tanti meriti di Sarri. Che dopo le critiche proprio di Maradona, che non lo riteneva all’altezza del Napoli, non ha più sbagliato un colpo. Continua a leggere

Luca la Pantera e Rafa bollito in salsa Real

PREMIO JAPANESE BOY – Fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Inzaghi. Per carità, Pippo è al suo primo anno in panchina nel calcio dei grandi ma frequenta l’ambiente da quasi 25 anni. E stupisce il suo stupore: che cioè non capisca (o faccia finta di non capire…) che il suo destino in rossonero è segnato. Insomma, assomiglia tanto Inzaghi ai “soldati fantasma” giapponesi, che combattevano nella giungla ignari che l’imperatore Hirohito si era arreso da mo’ agli americani…

PREMIO ANTICALCIO – Uno, piantato come un palo della luce, fa tristezza e viene difficile immaginarlo splendido bomber dieci e passa anni fa. L’altro, confusionario e pasticcione, non pare proprio essere quel progetto di “attaccante moderno” che era stato propagandato in estate. Insomma, per il brasiliano Amauri e il venezuelano Josef Martinez la passerella milanese contro il Milan ha chiaramente confermato la loro inadeguatezza. Buon per il Toro che per il resto della stagione Fabio Quagliarella e (da gennaio) Maxi Lopez hanno fatto il loro dovere. Segnando a raffica e dando un contributo di grande spessore, anche internazionale, alla causa granata.

PREMIO BOLLITO IN SALSA REAL – Se davvero andrà al Real Madrid al posto di Carletto Ancelotti, Rafa Benitez chiuderà dopo due anni in azzurro e pochi mesi nerazzurri (targati 2010) la sua avventura italiana. E il bilancio non può essere positivo: d’accordo, con l’Inter aveva alzato Supercoppa italiana e Mondiale per club e al Napoli ha regalato una Coppa Italia e una Supercoppa di Lega. Ma l’ultima stagione (Supercoppa a parte) è stata davvero deludente: cominciata in estate con l’eliminazione da parte dell’Athletic Bilbao nei preliminari Champions e proseguita con le incredibili eliminazioni in Coppa Italia (1-3 contro la Fiorentina) e in Europa League (fuori in semifinale per mano del modestissimo Dnipro, battuto peraltro due volte persino dall’imbarazzante Inter mazzariana). Solo una vittoria contro la Lazio e una qualificazione acciuffata in extremis ai Preliminari della Champions 2015-16 può salvargli (in parte) la reputazione.

PREMIO PANTERA GRIGIA – Il vecchietto dove lo metto, cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. Il vecchietto si è messo in cima alla classifica cannonieri. Toni Luca, anni 38, gol 21 in questo campionato. Sembrava da tempo fatto e bollito: lo si ricordava ciondolare senza arte nè parte con le maglie di Roma, Genoa, Juve e Fiorentina-2 dopo i fasti palermitani, viola e bavaresi. E invece a Verona – sotto la sapiente regia panchinara di Andrea Mandorlini – Luca è tornato ai livelli Mundial di Germania 2006, l’anno magico in cui vinse la classifica cannonieri in viola e la Coppa del mondo in azzurro. Toni rischia di bruciare allo sprint i re dei tango-gol Icardi e Tevez. Un bello scatto d’orgoglio per il calcio italiano. In attesa di ritrovare giovani virgulti (tipo Gabbiadini e Berardi) a lottare per il trono dei cannonieri.

Ok Pippo, il calcio… è giusto. E W la triade

PREMIO ARRIVEDERCI ROMA – Rudi Garcia esce con la sua Roma tra i fischi dell’Olimpico. Dopo la pareggite, ecco la prima sconfitta casalinga in campionato. A -14 dalla Juventus, ha soltanto un punticino di vantaggio sulla Lazio a presidio del secondo posto e quattro lunghezze di scarto sul Napoli quarto in classifica. Vero, l’Europa League è un obiettivo alla portata. Ma una squadra così scombiccherata come quella della ripresa contro la SuperSamp di Mihajlovic non dà l’impressione di poter fare grandi cose. Nè in Italia nè tantomeno in Europa.

 PREMIO GIUSTIZIA E’ FATTA – La vita è spesso ingiusta e il calcio è una metafora della vita. Ebbene, sarebbe stato ingiusto assai che il Milan vincesse al Franchi. Dopo la clamorosa traversa interna di Basanta nel primo tempo, ecco nella ripresa il “gollonzo” di Destro: tiro sballatissimo di Bonaventura che si trasforma in assist involontario per il secondo centro rossonero dell’ex romanista. Poi però c’è una Giustizia dei prati verdi: Joaquin disegna il cross perfettodi destro per la zuccata di Gonzalo Rodriguez, poi dalla parte opposta il cross mancino al bacio è di Pasqual e la testata giusta è di Joaquin. Partito in panchina, lo spagnolo, e buttato nella mischia a inizio del secondo tempo al posto di Richards. Il confermatissimo Pippo Inzaghi si ritrova così con 35 punti raccolti in 27 giornate (sugli 81 disponibili). Tristezza per la squadra che ancor oggi è – con il Boca – quella più titolata del mondo.
PREMIO FELIPAO MERAVIGLIAO – In una Serie A dove dominano i gol argentini, la bandiera del Brasile è tenuta alta dal numero 7 biancoceleste. Arrivato a quota 8 in campionato con le due perle del Comunale-Olimpico torinese. A 22 anni ancora da compiere, Felipe Anderson – ex compagno nel Santos e amico di Neymar – è l’arma in più di Stefano Pioli. Che ha il merito di aver dato fiducia totale a un talento che lo scorso anno riuscì a mettere insieme solo 13 spezzoni di presenze, mai una partita intera con Petkovic prima e Reja poi. Otto gol, come si diceva, la stessa cifra del doriano Eder. Uno che però ha barattato la verde-oro del Brasile con il tricolore italiano.
PREMIO PAZIENZA ESAURITA – Il confronto tra le due medie è imbarazzante: la (quasi sempre) brutta Inter di Mazzarri aveva collezionato 16 punti in 11 partite (media 1,45) mentre la (sempre più spesso) brutta Inter di Mancini ne ha conquistati 21 in 16 gare (media 1,31). San Siro fischia, al duo Thohir-Moratti girano tremendamente i cabasisi (per dirla con Montalbano). E ora all’Inter 2015 non resta che provare a vincere l’Europa League per tornare nelle Coppe. Prima (sperando che non sia l’ultima…) fermata giovedì sera per Inter-Wolsfburg.
PREMIO TRIADE – C’entrano niente Giraudo-Moggi-Bettega. La triade di cui al titolo è quella dello staff tecnico dell’Hellas. Mandorlini capo allenatore, Roberto Bordin vice ed Enrico Nicolini (per tutti, a Genova, il Netzer di Quezzi dal quartiere natio attaccato allo stadio di Marassi) collaboratore. Tre che in campo non tiravano indietro la gamba e azzannavano spesso i garretti dei grandi campioni che dovevano marcare/controllare. Ci voleva coraggio dopo il doppio salto dalla C alla A e la splendida salvezza ottenuta lo scorso anno a rimanere ancora al timone del Verona. La triade questo coraggio ce lo ha messo tutto. Applausi. Perchè ci voleva davvero una bella dose d’incoscienza a ripartire senza i gol, le accelerazioni e le geometrie della coppia Iturbe&Romulo e con un Toni con un anno in più sulle larghe spalle.

L’operaio Moretti e il malinconico crepuscolo di Palacio

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sarà decisiva la sfida di Coppa Italia di martedì sera a San Siro contro la Lazio (in palio, con partita secca, l’accesso alla semifinale) ma è un dato di fatto che l’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sia ormai al capolinea. Idee poche e confuse. Ciuffo che da sbarazzino si è trasformato in malinconico. Non basta essere stati un grande goleador per diventare un grande allenatore. O almeno non nella modalità Superpippo: due stagioni nelle giovanili (Allievi prima e Primavera poi) prima del grande (troppo grande…) salto. Ancelotti, per fare un nome caro ai tifosi rossoneri, aveva prima fatto gavetta come secondo di Sacchi a Usa ’94, poi ottenuto una storica promozione in A con la Reggiana e quindi allenato con buoni risultati il Parma due anni e (tra mille contestazioni) la Juve per due stagioni e mezza. Prima di sostituire Terim e dare il via al ciclo magico culminato in rossonero con la vittoria di due Chasmpions League (2003 e 2007).
PREMIO MONSIEUR FOOTBALL – Non ci sono più parole nè aggettivi per descrivere le prodezze di Paul Pogba. Autore contro il Chievo di un gol strepitoso prima di provocare il raddoppio di Lichsteiner grazie a un suo tiro non trattenuto da Bizzarri. Semplicemente fenomenale.
PREMIO MALINCONIA – Rodrigo Palacio ha – già da prima del Mondiale – problemi fisici di difficile soluzione. Stringe i denti e lotta, l’argentino, ma l’apporto alla causa interista è davvero poca cosa. San Siro mugugna, i gol scarseggiano e la sensazione ormai è quella di un grande giocatore al capolinea della carriera.
PREMIO CLASSE OPERAIA IN PARADISO – Emiliano Moretti, 34 anni, professione difensore, è il classico giocatore che fa la gioia di ogni allenatore. Professionista scrupoloso, dove lo metti sta senza creare problemi o sollevare polemiche. Nella sua carriera fatta di quasi 250 presenze in Serie A il gol a San Siro, che 26 anni dopo ha restituito un Toro vittorioso in casa Inter, è decisamente il top. E ci regala una curiosità: quando vede nerazzurro Moretti si scatena, Ha segnato infatti solo 4 reti in A: uno al Catania nello scorso campionato, due all’Inter e uno all’Atalanta.
PREMIO MISTER SOTTOVALUTATO – Sarà perchè dimostra di più dei suoi 48 anni. Sarà perchè, come da calciatore, ama il basso profilo. Fatto sta che Stefano Pioli non sembra godere di buona stampa. Eppure questo è il 12esimo anno che allena tra A e B e tolto il suo debutto nella massima serie (Parma 2006-07) e la scorsa stagione a Bologna ha sempre fatto più che bene. Dimostrando in questa annata laziale di non soffrire neppure la piazza importante con grande pressione mediatica.

PREMIO PAZIENZA DI GIOBBE – Una quindicina di anni fa Javier Saviola detto El Conejo (il Coniglio) era considerato in Argentina l’erede di Maradona. Patente affibbiata ad almeno una decina di attaccanti prima dell’esplosione di Messi a metà della prima decade del Duemila. Dal River Plate al Barcellona per finire adesso all’Hellas Verona, Saviolita ha battuto tanti campi dei più quotati campionati europei. Segnando caterve di gol e imponendosi come professionista serio e affidabile. Mandorlini gli aveva finora dato pochissimo spazio fino, lui non ha mai alzato la voce facendosi sempre trovare pronto negli scampoli di gara concessigli dal tecnico. Contro l’Atalanta invece l’allenatore gialloblù ha deciso di andare contro le sue convinzioni schierandolo come seconda punta al fianco di Toni. E il paziente Saviola lo ha ripagato con un gol (da tre punti) e una prestazione coi fiocchi.

 

Pogba & Vidal, palloni d’oro della Serie A

PREMIO PALLONI D’ORO – Due prodezze stratosferiche, due prodezze da applausi quelle firmate al San Paolo dalla premiata ditta Pogba&Vidal che spiegano il titolo d’inverno della Juventus e la prepotenza bianconera delle ultime stagioni. Un bravo a Conte, certo. Applausi anche ad Allegri, sicuro. Ma alla fine forse più che ai maghi della panchina i complimenti andrebbero girati alla dirigenza, al direttore generale Beppe Marotta in primis che ha avuto il merito di scommettere sul cileno (comprato dal Bayer Leverkusen per una dozzina di milioni) e di scoprire il francese (scippato al Manchester United a parametro zero, al costo-indennizzo di 300mila euro). Sono loro i veri palloni d’oro della Juve e di un calcio italiano trasformatosi purtroppo negli ultimi anni da ristorante di lusso a pizzeria di periferia. Costati meno di 12,5 milioni adesso il loro valore complessivo si è come minimo decuplicato. 

 PREMIO BUONA LA PRIMA – Felipe Anderson nella scorsa stagione aveva vissuto dalla panchina i due derby. Del resto aveva avuto poco spazio sia con Petkovic che con Reja: 13 presenze, neppure una partita completata. Al suo esordio nella stracittadina conferma il suo straordinario momento di forma regalando a Mauri il fantastico assist per l’1-0 e firmando il raddoppio con un preciso sinistro da fuori. Cala lui e cala la Lazio. Non è un caso come non è un caso che la stagione dei sogni Champions biancocelesti coincida con la sua esplosione.
PREMIO CAPITAN ETERNO – Alzi la mano chi, alla fine del primo tempo di Roma-Lazio, non ha detto o pensato: “Garcia deve tirar via Totti, è stato nullo, ha passeggiato in campo, ormai i 38 anni si vedono e si sentono. E poi in questo campionato non ha ancora segnato su azione e in panchina ammuffisce un Destro con una media-gol lusinghiera.” Poi la ripresa fa ricredere tutti: il Pupone regala due perle e fa pareggiare la Roma bagnando così la sua 40esima prersenza nel derby con il gol numero 11 rifilato ai biancocelesti. E la leggenda continua… Immortalata da un selfie che passerà alla storia come tante altre sue fantasiose esultanze.
PREMIO POVERO DIAVOLO – Non lo si ricordava da tempo un Milan così male in arnese come quello visto a Torino, dove contro i granata avrebbe meritato di perdere per goleada. Paradossale la dichiarazione postpartita di un Pippo Inzaghi sempre più in confusione. “Peccato, abbiamo perso subendo l’ennesimo gol su palla inattiva”, dimenticando che l’unico tiro in porta dei rossoneri (il gol di Menez) era arrivato su calcio di rigore (la palla inattiva per eccellenza…). E poi è vero che quello di Glik è stato l’ottavo gol incassato su calcio d’angolo, ma è anche un fatto che nessuna squadra di A ha segnato più reti dal dischetto (5) dei rossoneri.
PREMIO FIGLIO D’ARTE – Il babbo Aladino (classe ’66) è stato un buon giocatore a cavallo. Centrocampista cresciuto nell’Atalanta, per vent’anni (dal 1984 al 2004) ha battuto i campi di A, B e C raggiungendo l’apice della carriera nelle due stagioni da titolare in A con il Piacenza (dal 1996 al ’98) con all’attivo un gol (al Milan). Proprio nel Milan – dopo il precoce debutto nell’Albinoleffe in B – è cresciuto il figlio Mattia, classe ’93, che in Verona-Parma ha vissuto una domenica da assoluto protagonista, da migliore in campo. Mandorlini lo butta dentro al 67′ al posto di Sala sul risultato di 1-1, lui confeziona l’assist per il 2-1 di Toni e proprio allo scadere firma il suo primo gol in Serie A. Prodezze dedicate a papà Aladino e magari a un Milan che farebbe bene a riprenderselo a fine stagione.
PREMIO PROVACI ANCORA ZAP – Lo scorso anno con l’Avellino era stato uno dei migliori esterni destri della Serie B. In questa stagione, quella del suo debutto in A, Davide Zappacosta si è guadagnato un posto da titolare e in questo 2015 sta scoprendo insospettabili doti di bomber. A Marassi la Befana gli aveva fatto trovare nella calza il primo gol in Serie A, contro il Chievo nel giro di meno di trenta secondi si mangia un gol (tiro su Bizzarri da buona posizione) e sugli sviluppi del corner susseguente segna quello più difficile con un gran destro da 18 metri. Peccato che le sue prodezze finora non abbiano portato in dote all’Atalanta la vittoria ma solo due pareggi (2-2 in casa del Genoa e 1-1 nella sfida di ieri a Bergamo).

Oronzo Benitez nel pallone contro Jack lo squarta-Napoli

PREMIO ORONZO CANA’ – Finisse oggi il campionato, il Napoli sarebbe fuori dall’Europa, anche quella periferica dell’Europa League. Rafa Benitez è un buon tecnico ma evidentemente in questa sua avventura italiana ci si aspettava di più. Dopo il terzo posto e la Coppa Italia della scorsa stagione, il suo Napoli sta facendo come i gamberi: adesso è sesto e la difesa (20 gol incassati in 15 partite) fa acqua. Koulibaly l’ha richiesto espressamente lui, tanto per dire. Se ci aggiungiamo l’eliminazione ai preliminari di Champions ad opera dell’Athletic Bilbao (avessi detto il Real o il Barcellona…) il quadro è completo. E il pacioso Rafa sembra sempre più il Lino Banfi alias Oronzo Canà. Un allenatore… nel pallone.

PREMIO JACK LO SQUARTATORE (DI DIFESE) – Tecnico, umile, tenace: un assist per il gol di Menez e la firma sul 2-0. Giacomo detto Jack Bonaventura ha cervello fino, piedi educati e “gamba”: il Milan di Pippo Inzaghi ormai non può prescindere da questo centrocampista offensivo nato nelle Marche e cresciuto calcisticamente nell’Atalanta. 

PREMIO LA CARICA DEI 300 – Al Friuli ha firmato il gol che ha puntellato il ritorno alla vittoria del Verona. Al Comunale di Fiorenzuola segnava il 14 maggio 1995 al portiere italoargentino Hugo Rubini il suo primo gol da professionista. Da quel pomeriggio ai giorni nostri sono passati 300 gol da professionista, con in mezzo tanti trionfi (soprattutto nel Bayern Monaco) e il titolo mondiale di Berlino 2006. In quattro parole: onore a Luca Toni.
PREMIO CORE ‘NGRATO – C’era una volta l’ingratitudine dell’ex sublimata da un gol di Josè Altafini in maglia Juve al “suo” Napoli. E’ curioso come quest’anno due dei tre pareggi “subiti” dalla Juve (oltre allo 0-0 contro la Fiorentina) siano stati firmati da due attaccanti in orbita bianconera: Simone Zaza per l’1-1 del Mapei Stadium contro il Sassuolo e Manolo Gabbiadini per l’1-1 Samp allo Juventus Stadium. Due… juventini futuri, in realtà, visto che il loro cartellino è controllato dalla Juve ma che nessuno dei due ha finora indossato la maglia bianconera. Due futuri juventini (mercato permettendo) che sono costati alla Signora la bellezza di 4 punti.
PREMIO IMMUNITA’ – La Juve protesta a giusta ragione perchè l’arbitro Doveri ha concesso solo tre minuti di recupero senza peraltro neppure portandoli a termine ma fischiando dieci secondi prima. Ma nelle battute finali di Samp-Juve l’errore da matita blu il fischietto romano lo ha commesso dimenticandosi di estrarre il secondo giallo a Vidal per una brutta entrata sul doriano Duncan. Un intervento da cartellino “arancione” neppure troppo difficile da scorgere con un briciolo di attenzione in più (e di sudditanza psicologica in meno…).
PREMIO O SCARRAFONE DELLA PANCHINA – Diciamolo: Brad Pitt ma anche Josè Mourinho sono un’altra cosa… Ma per essere un bravo allenatore non necessariamente bisogna essere degli adoni, assomigliare agli attori più gettonati di Hollywood o ingrifare le tifose come il Mou portoghese. Beppe Iachini è bruttino e tracagnotto, oggi in giacca e cravatta come ieri in maglietta e calzoncini. Ma estremamente efficace. Ieri nel mordere le caviglie ai Platini e ai Maradona di turno e oggi a pilotare squadre dalla panchina. Il suo Palermo viaggia nella colonna di sinistra della classifica, ha più punti dell’Inter e presenta giovani davvero interessanti (Dybala, Belotti ma non solo). E Iachini – dopo il poker di promozioni in A con Chievo, Brescia, Sampdoria e Palermo – sta dimostrando che beltade a parte la Serie A la merita a piene lettere.
PREMIO ZERO IN CONDOTTA (TATTICA) – Uno 0-0 di una squadra zemaniana fa sempre notizia. L’insulso pareggio senza reti tra Parma e Cagliari è il primo stagionale per i sardi. E una vera rarità per il tecnico boemo, che nella sua ultima esperienza alla guida della Roma non aveva mai fatto uno 0-0 e che non collezionava questo punteggio in Serie A da più di dieci anni: Bologna-Lecce 0-0 del 28 novembre 2004.
PREMIO MAGICO NINJA – Il gol vincente a Marassi, il rigore più espulsione di Perin che ha messo in discesa la partita della Roma in casa del Genoa. Ottimo e abbondante per Radja, detto Il Ninja, Nainggolan, centrocampista di lotta e di governo, di corsa e di sostanza. Belga di nascita e passaporto, d’origine (paterna) indonesiana. Uno dei pilastri della squadra di Garcia, al terzo gol in campionato, record personale in Serie A.

I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.

I BUONI
PALACIO – Un gol da 10 e lode per il gol numero 10 in questo campionato di Rodrigo Palacio. Una magia, una perla nella stessa porta – sotto la Curva Nord – dove Roberto Bettega castigò Cudicini in un Milan-Juve in bianco e nero (1-4, stagione 1971-72).
TOTTI – Non segna contro il Catania, ma il dato relativo all’importanza del capitano giallorosso è esaustivo e spiega più di tante parole: in questa stagione, 8 partite dall’inizio per Totti e 8 vittorie. Titolo: Tottovolante…
VENTURA – L’allenatore più anziano del nostro campionato insegna calcio da una vita e di solito fa giocare benissimo le sue squadre. Quest’anno il cambio modulo (dal 4-2-4 al 3-5-2) gli è costato tante critiche soprattutto sull’utilizzo di Cerci non più attaccante esterno ma seconda punta. Risultato: il Toro vola, a quota 25 è la settima forza del campionato. E i due là davanti sono la coppia meglio assortita della Serie A: Cerci 9 gol, Immobile 8.
TONI – Il vecchio guerriero non si arrende. Anzi, con la doppietta rifilata alla Lazio, Luca Toni trascina il Verona ai confini della zona Europa e sale a quota nella classifica cannonieri.

I CATTIVI
MAZZOLENI – Nel derby milanese ne azzecca poche, sia a livello tecnico che disciplinare. Non vede due rigori: clamoroso e solare quello di Zapata su Palacio nel primo tempo, più difficile forse scorgere il tocco di mano di Nagatomo. Non punisce neppure con un giallo una gomitata volontaria (da rosso) di Guarin su Bonera e nella ripresa non espelle Muntari per una bruttissima entrata su Jonathan. Il risultato, con la meritata vittoria interista, ne depotenzia i clamorosi abbagli.
KAKA & BALOTELLI – Dovevano essere le carte vincenti del Milan, forse dal loro rendimento si capisce perchè i rossoneri hanno perso il derby…
DAINELLI – Da un suo clamoroso svarione nasce il gol del pareggio del Toro a fine primo tempo. Regala un pallone a Cerci che lo trasforma in assist vincente per Immobile. Forse, se il Chievo fosse andato al riposo in vantaggio, la sfida del Comunale-Olimpico avrebbe potuto avere un altro esito…
DE CANIO – Cinque punti in 8 giornate per Rolando Maran, cinque punti in 9 giornate per De Canio: il cambio, numeri alla mano, non ha giovato al Catania. Quello che preoccupa di più è il modo con cui gli etnei sono crollati all’Olimpico sotto i colpi di una Roma che ha rischiato di bissare un 7-0 dei tempi di Spalletti (e di Pasquale Marino sulla panchina dei siciliani).