Juve-Inter è il derby… d’Argentina

PREMIO DERBY… DEL TANGO – Maurito Icardi risponde a Carlitos Tevez. Juve-Inter finisce 1-1 e per una volta i protagonisti sono quelli attesi alla vigilia. Tevez non aveva mai segnato contro l’Inter e, dopo aver promesso di sfatare il maleficio nell’intervista prepartita a Gianni Balzarini di Premium Calcio, mantiene la parola sul campo. Icardi aveva già segnato 4 gol in tre gare contro l’Inter e firma il pokerissimo. Poi rischia di prendersi gli schiaffi da un altro argentino caliente, Pablo Daniel Osvaldo, imbestialito perchè ignorato dal compagno in un contropiede che poteva portare al raddoppio interista. Insomma, un derby d’Italia più che mai all’insegna… dell’Argentina.

PREMIO VAN BASTEN – In quel San Siro che per quasi sei stagioni è stata la sua casa, Marco Van Basten ha rivisto… un gol dei suoi proprio contro il “suo” Milan. La prodezza la firma Simone Zaza, uno nato nel ’91 che non ha mai avuto l’opportunità di ammirare il Cigno nè dal vivo nè in diretta tv. Eppure il gol al volo su assist dall’angolo di Berardi ricorda da vicino le prodezze dell’attaccante olandese. Forse il centravanti più completo nella storia del calcio.
PREMIO BAGNO D’UMILTA’ – A forza di pensare al terzo posto e di ascoltare il presidente Berlusconi dire che “l’organico del Milan non è inferiore a quello di Juve e Roma” succede che… il Sassuolo passi con merito e faccia cominciare l’anno rossonero nel peggiore dei modi. L’amichevole vittoria contro il Real Madrid aveva illuso tanti, Pippo Inzaghi in primis. Ma la coppia Zaza & Berardi è riuscita dove avevano fallito Bale e CR7.
PREMIO PREMIATA DITTA – L’EuroPalermo costruito da Beppe Iachini ha sangue sudamericano: quattro dei cinque gol rifilati al Cagliari del povero Zola arrivano da Argentina (la doppietta di Dybala e la rete di Munoz) e Paraguay (il gol di capitan Barreto). Ma è proprio sull’asse tutto “cordobes” Vazquez-Dybala che corre il meglio della squadra rosanero. Il primo sembra il degnissimo erede di Pastore, l’attaccante la fotocopia del miglior Montella. Entrambi arrivano da squadre di seconda schiera del calcio argentino, entrambe della città di Cordoba: dal Belgrano arriva Vazquez e dall’Instituto proviene Dybala. Due investimenti che a breve-medio termine frutteranno al saggio Zamparini varie decine di milioni…
PREMIO MADE IN ITALY – La Fiorentina tutta straniera che perde a Parma (gol di Costa e rigore parato da Mirante); il Sassuolo tutto italiano di Di Francesco che vince e incanta San Siro; l’Empoli tricolore di Sarri che – finisse oggi il campionato – sarebbe salvo in carrozza. Insomma, la Serie A targata 2015 è cominciata all’insegna del made in Italy. Per la gioia dell’incontentabile Antonio Conte.
PREMIO PALLA DI PIOMBO – Riletti sull’Almanacco Panini quei 75 gol in 4 tornei di Bundesliga con la maglia nientepopodimeno del Bayern Monaco fanno davvero specie. Se paragonati ai 4 miseri golletti segnati in un anno e mezzo in maglia viola. Ok, Mario Gomez ha l’alibi del grave infortunio sofferto la scorsa stagione, ma quello visto in queste ultime settimane non è neppure lontano parente del bomber acclamato nell’estate 2013 da più di 20mila tifosi viola in festa. Da campione a bidone il passo, ahilui, è stato breve…

Benassi il pasticcione, Peres e Manolas super

PREMIO GOLAZOS – Bruno Peres e Josè Holebas non sono esattamente due goleador, di solito i gol devono pensare a evitarli. Ma le prodezze del brasiliano e del tedesco d’origine greco-uruguayana sono da applausi, hanno fatto il giro del mondo via web. Due gol eccezionali, due coast to coast che riconciliano con le brutture che spesso ci regala il calcio italiano. Il gioiello del granata (78 metri di corsa e destro violento sul palo interno) non è servito per il risultato, la perla di Holebas ha rotto l’equilibrio di Roma-Inter che erano sul 2-2. In ogni caso, come diceva Josè Altafini, trattasi di… golazo. Anzi, golazos (al plurale).
PREMIO NOTTE DA INCUBO – Quella passata da Marco Benassi, anni 20, nativo di Modena, cresciuto nell’Inter. A venti secondi dal fischio finale si mette a cincischiare, subisce il rude intervento di Bonucci (fallo? Non scherziamo…), perde palla e dopo una dozzina di secondi sente cadergli il mondo addosso. Il suo erroraccio è un pasticcio che entrerà nella storia del derby: perchè dopo più di dodici anni, dopo 933 minuti netti, il Toro era tornato a segnare un gol alla Juve e poteva sperare di spezzare una catena di sette sconfitte consecutive. Invece il destro di Pirlo ha rovinato la festa granata. E riempito (giustamente) di incubi la notte del giovin Benassi.
PREMIO ZEMANLANDIA – L’originale non ha vissuto esattamente una domenica splendida (0-4 contro la Fiorentina). Ma Eusebio Di Francesco – uno dei pochi degni allievi di Mastro Zeman – viaggia che è un piacere con il suo Sassuolo nella parte sinistra della classifica. Il tecnico abruzzese è uno dei pochi che utilizza un vero 4-3-3 con un tris di punte di ruolo. In un mondo di parolai e di venditori di fumo, vedere giocare il Sassuolo è un piacere per gli occhi.
PREMIO RIECCOLO – Infortuni a ripetizione e un bel po’ di gol mangiati. Diciamolo chiaro: Mario Gomez sembrava un bel bidone, di quelli dal nome altisonante ma dai piedi imbarazzanti. Non sarà un Van Basten ma forse neppure un Oscar(s)one Dertycia, bufala argentina fine anni Ottanta che a Firenze ricordano come un incubo. A Cagliari, finalmente, il tedesco dal cognome spagnolo si è sbloccato: meglio tardi che mai. Per Montella e i tifosi viola. In attesa di riabbracciare un altro infortunato illustre (ma dal pedigree certificato): Pepito Rossi.

IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

Buoni e cattivi, nona giornata

I BUONI
LEANDRO CASTAN – Nella Roma capolista del “nove su nove” spicca la personalità di questo difensore brasiliano ex Corinthians che in giallorosso c’era anche lo scorso anno ma nessuno o quasi se ne era accorto. La cura Rudi Garcia lo ha trasformato nel leader del reparto meno battuto d’Europa. Da applausi il salvataggio sul tiro a botta sicura di Gabriel Silva con il risultato ancora di 0-0: praticamente un gol, importante quanto quello successivo di Bradley che ha piegato l’Udinese e portato a quota 27 la Roma.
CAMBIASSO – Il Cuchu porta orgogliosamente al braccio la fascia di capitano in attesa di restituirla all’amico Pupi Zanetti. Nel frattempo, la seconda paternità (Dante tre anni dopo Victoria) sembra avergli restituito grande lucidità in zona gol: è già a quota 3, di questo passo può migliorare il primato personale (7 nel torneo 2010-11). Di sicuro merita di rinnovare il contratto con l’Inter che scade il 30 giugno 2014.
PAROLO – Il buon Marco, nato a Gallarate a due passi da Milanello, da ragazzo era tifoso rossonero. Da grande ha deciso di fare la festa al “suo” Milan: apre e chiude la sfida del Tardini, una doppietta che lo ripropone anche in chiave azzurra due anni dopo l’esordio con Prandelli.
PERIN – Prende due gol ma in casa della Juve ne evita almeno una mezza dozzina per un Genoa evanescente. E se ne va a fine partita abbracciato dal suo mito Gigi Buffon. Migliore in campo nonostante i due gol incassati, una prestazione da incorniciare a pochi giorni dal suo 21esimo compleanno (il prossimo 10 novembre).
I CATTIVI
CONSTANT – Qualche mese fa, nel nostro precedente blog “Colpi di testa”, ci fu un’insurrezione del tifosi rossoneri. Avevamo scritto: “Costant, Acerbi e Niang non sono degni di vestire la (un tempo) gloriosa maglia del Milan”. Ricapitolando: Niang (dei tre il calcisticamente più dotato) non ha ancora segnato un gol in Serie A; Acerbi fa la riserva nel Sassuolo; Constant continua a far danni nel Milan. Rivedere la partita del Tardini per ulteriori conferme.
BALOTELLI – Si toglie gli orecchini e si taglia la cresta. Ma la sostanza è quella delle ultime settimane: in campo si vede poco o niente. E addirittura Matri, che lo sostituisce nel secondo tempo, riesce a far meglio di lui.
GABBIADINI – Era stato dipinto come il nuovo Van Basten. Nella Genova doriana sta facendo rimpiangere non solo Maurito Icardi ma anche… Piovaccari. Il suo score in Serie A recita: 64 presenze e 9 gol (tra Atalanta, Bologna e Samp). Il Cigno di Utrecht (con i piedi e in quanto a numeri) era tutta un’altra cosa…
CHIELLINI – Le parole sono importanti. Giriamo la frase “morettiana” al buon Giorgio Chiellini che sarà pure laureato (in scienze economiche) ma che parlando dei prossimi impegni della Juventus bicampione d’Italia trova il modo di definire le partite contro Catania (in casa) e Parma “molto difficili”. Fulgido esempio di luogocomunismo per uno che ha da poco calcato (con esiti poco felici e non solo per colpa sua) il mitico Santiago Bernabeu…