Le prime volte di Suso e Pioli

PREMIO PRIMA VOLTA 1 – Due prime volte per Suso: non aveva mai segnato a San Siro e non aveva mai realizzato una doppietta in maglia rossonera. Ieri si è tolto la doppia soddisfazione anche se allo spagnolo rimane l’amarezza per quel gol di Perisic che ha un po’ offuscato le sue prodezze. Insomma, meglio era andata all’andaluso nel derby genovese: una sua doppietta dopo l’iniziale gol di Pavoletti aveva fruttato il 3-0 al Genoa nella stracittadina dell’8 maggio scorso.

PREMIO PRIMA VOLTA 2 – Esordio assoluto sulla panchina nerazzurra di Pioli, primo gol interista di Candreva e primo gol di Perisic nel derby. Anche in casa, insomma, Inter ci sono prime volte da festeggiare. E un pareggio in “zona Cesarini” in un derby vale quasi quanto una vittoria…

PREMIO FIDUCIA RIPAGATA – Due mesi fa esatti, dopo lo 0-1 interno contro il Palermo, l’Atalanta (3 punti nelle prime 5 giornate) aveva dietro in classifica solo il Crotone. In altre piazze sarebbe sicuramente saltata la panchina e anche chi scrive – lo confessiamo – aveva fatto un paio di ragionamenti del tipo: Gasperini ogni volta che mette il naso fuori da Genova fa dei disastri, come successo a Milano sponda Inter e a Palermo… Ebbene: 7 vittorie e un pareggio, 22 punti nelle ultime 8 giornate hanno completamente cancellato i cattivi pensieri. Questa Atalanta è la vera rivelazione del campionato. Onore al merito al presidente Percassi per la fiducia (ampiamente ripagata) concessa a Gasperini in tempi non sospetti…

PREMIO COOPERATIVA DEL GOL – A secco Ciro Immobile e Keita Balde, nel 3-1 della Lazio contro il Genoa dopo la splendida rete di Felipe Anderson (seconda stagionale) hanno firmato i primi gol in questo torneo il capitano Biglia su rigore e il difensore Wallace. Così il totale dei marcatori laziali sale a 13: una vera e propria cooperativa che esalta ancor di più l’ottimo lavoro di Simone Inzaghi.

PREMIO CENTENARIO – Nell’incredibile rimonta della Samp da 0-2 a 3-2 contro il Sassuolo la prima pietra l’ha messa Fabio Quagliarella. Firmando la rete della riscossa che per lui è anche la 100esima in Serie A. Complimenti a Quaglia-gol e una curiosità: ai tempi del suo primo gol in A (21 dicembre 2005, Ascoli-Treviso 1-0) l’allenatore è sempre lo stesso: Marco Giampaolo. Che in verità ad Ascoli – non avendo ancora ottenuto il patentino di prima categoria – era affiancato da Massimo Silva.

PREMIO MISTER CONFUSIONE – Giovanni Galeone, maestro di calcio e nello specifico maestro di Allegri, ha rilasciato sabato una interessante intervista al bravissimo Emanuele Gamba di Repubblica. Forse tradito dai vari ritorni a Pescara (dove è stato ben quattro volte), il tecnico napoletano di nascita ma friulano di adozione fa un po’ di confusione quando afferma: “Vincemmo la B e poi centrammo l’unica salvezza nella storia di Pescara. Mai allenato gente così forte: Allegri, Pagano, Bivi, Massara e due difensori, Dicara e Righetti, migliori di chiunque giochi oggi.” In verità l’unica salvezza del Pescara in A è sì roba di Galeone ma risale al 1987-88, quando non c’erano Allegri, Bivi, Massara e neppure Dicara. C’erano – con Pagano e Righetti – campioni del calibro di Junior e Sliskovic. Nel 1992-93 invece, con Allegri, Bivi e Massara in attacco, Galeone fu esonerato alla 24esima giornata e il Pescara a fine campionato retrocesse classificandosi addirittura all’ultimo posto.

PREMIO ATTACCO ATOMICO – D’accordo, Higuain fin qui non ha incantato, gli infortuni di Dybala e Pjaça stanno penalizzando l’attacco della Juve, Roma e Torino hanno segnato di più (rispettivamente 30 e 29 reti). Ma i numeri offensivi bianconeri, almeno in campionato, sono lusinghieri soprattutto se paragonati a quelli della scorsa stagione. Con quella famosa partenza ad handicap, la Juve dopo 13 giornate aveva realizzato l’anno scorso solo 17 gol. Adesso – con i tre rifilati al malcapitato Pescara – siamo già a quota 28.

PREMIO TOH CHI SI RIVEDE – Più di 7 mesi, 223 giorni in totale, 17 giornate: i numeri del digiuno di Lorenzo Insigne sono stati spazzati via dalla sua doppietta a Udine in versione “falso nueve”: adesso il talentuoso fantasista napoletano deve ritrovare la via del gol anche in Europa. In Champions ha segnato solo due gol in 12 presenze ma l’ultimo è vecchio di tre anni: lo segnò a Dortmund nella sconfitta per 3-1 contro il Borussia che in pratica decise la clamorosa e ingiusta eliminazione di un Napoli capace di fare 12 punti nelle sei sfide della fase a gironi in un “gruppo della morte” con Borussia appunto, Arsenal e Olympique Marsiglia.

 

 

Montella, cambi d’oro. All’Atalanta il premio vivaio

PREMIO CALCIOSPETTACOLO – Al di là del risultato finale, il posticipo dell’Olimpico è stato un vero spettacolo. Magari i puristi della tattica potranno rabbrividire, ma chi si è goduto lo spettacolo in tv si è davvero divertito. Tre gol e potevano essere molti di più con almeno una dozzina di chiarissime occasioni da una parte e dall’altra, con continui ribaltamenti ed emozioni in serie. Poteva vincere la Roma, poteva vincere l’Inter, poteva finire 4-4. In ogni caso ha vinto il calcio-spettacolo.

PREMIO POTERE BIANCONERO – Primo posto in classifica con 4 punti di vantaggio sul Napoli, secondo miglior attacco (dopo la Roma) con 15 gol segnati e miglior difesa con 4 reti incassate. A quasi un quinto del campionato, la musica è sempre la stessa, la Juventus è sempre davanti a tutti. “The same old scene”, cantavano i Roxy Music a inizio anni Ottanta. C’è semmai un dato numerico a dare ulteriore forza all’avvio sprint dei bianconeri (7 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta tra Serie A e Champions): mai, in passato, una squadra allenata da Massimiliano Allegri aveva cominciato il campionato segnando così tanto dopo 7 giornate: il primato precedente (14 centri) risaliva alla Juve del 2014-15, con il Milan il top erano stati i 13 gol segnati nel 2013-14, curiosamente la stagione dell’esonero e del suo avvicendamento con Clarence Seedorf. Continua a leggere

Le scelte di Allegri e i numeri di Milik

PREMIO MAGLIE HORROR – Giovedì in Europa League si è forse toccato il fondo con l’inguardabile divisa verdolin-celeste dell’Inter. Ieri sera al Franchi l’altra bruttura arancione della Roma in casa della Fiorentina. Capiamo le esigenze del marketing, ma i tifosi e la storia meritano rispetto: ok sfornare terze maglie un po’ alternative ma un limite alla decenza deve esserci sempre.  

PREMIO CAPITANO VERO – Segna e fa segnare. A 23 anni non sente il peso della fascia da capitano. Maurito Icardi sarà pure un po’ “monello” per le sue frequentazioni social (a dire il vero sempre meno della moglie-procuratrice Wanda Nara), ma quando posa lo smathphone e si dedica al suo lavoro, giù il cappello. Suoi i due gol della vittoria in rimonta a Pescara, sua la firma sul prestigioso successo in rimonta contro la Juve che rilancia le azioni di un’Inter depressa dopo il giovedì nero di Europa League. Dopo aver scheggiato il palo nel primo tempo, nella ripresa le due perle: un gran gol da centravanti vero, in ascensore su due che di testa non sono mica male (Bonucci e Mandzukic); un assist da applausi, di esterno destro, per la zuccata vincente di Perisic.

PREMIO ORONZO CANA’ – Non possono essere due scelte più o meno cannate a mettere in discussione la bravura e il pedigree di Massimiliano Allegri. Che però in questi giorni avrà avuto modo di ripensare all’inserimento a sorpresa di Asamoah in Champions al posto di Pjanic e a quello di Mandzukic scelto a San Siro come “gemello” di Dybala. Certo, il pignolo di turno può eccepire: guardi il tabellino e ti accorgi, comunque, che il Pipita entra in campo al posto del croato quando ancora il risultato è di 1-1. Ma alla fine è stato più pericoloso Higuain nello scampolo di partita giocato che Mandzukic nei suoi 74 minuti in campo.  

PREMIO SUPERBOMBER – Arkadiusz Milik, diciamolo, era arrivato da Amsterdam a Napoli tra lo scetticismo generale. All’Ajax aveva fatto bene, verissimo. Ma sostituire in campo e nel cuore dei tifosi il Pipita da record fresco di 36 gol solo in campionato appariva impresa pressochè proibitiva. I 6-gol-6 nelle prime 5-partite-5 ufficiali della squadra di Sarri ne certificano l’affidabilità e confermano la bontà dell’impianto di gioco del tecnico toscano. Siamo andati a spulciare in archivio e abbiamo scoperto che… Milik batte Higuain 6-4 e Milik batte Cavani 6-3. Le sei reti del bomber polacco sono un primato parziale: Higuain nella stagione 2013-14 con Benitez dopo le prime 4 di campionato e la prima di Champions ne aveva realizzate appunto quattro, il Matador uruguagio nel 2010-11 con Mazzarri si era fermato a tre (tutte in A, a secco invece nel debutto in Europa League). Insomma, come antipasto niente male…

PREMIO BRUTTO MA BRAVO – Dopo la grandine di gol delle prime tre partite (7, difesa peggiore del campionato), il Milan vince a Marassi in casa Samp con gol di Bacca (non è una notizia…) e per la prima volta non incassa reti. Un paio di belle parate di Gigio Donnarumma (neanche questa è una gran notizia…) ma soprattutto una prova impeccabile di Gabriel Paletta. Uno poco mediatico che ai tweet preferisce il lavoro sul campo. Uno, forse, penalizzato dal look un po’ dimesso: spelacchiato, senza il “sex appeal” di un Mexes (tanto per rimanere a Milanello e dintorni), l’italoargentino è il centrale più affidabile a disposizione di Montella. Della serie, magari brutto ma di sicuro bravo.

PREMIO LEICESTER D’ITALIA – E’ un Sassuolo che non finisce mai di stupire quello targato 2016-17: terza vittoria in quattro gare di campionato (questo il verdetto del campo, non considerando dunque lo 0-3 a tavolino), ancor più positivo il bilancio in Europa con tre vittorie e due pareggi, 11 gol fatti e solo 2 subiti. Numeri sbalorditivi che fanno sognare patron Squinzi (c’è già chi chiama il Sassuolo il Leicester d’Italia) e che certificano la definitiva maturità di Eusebio Di Francesco, prontissimo per dirigere una grande. Ma siamo proprio sicuri che questo Sassuolo non sia già una grande del tanto bistrattato calcio italiano?

 

Juve dei record, tanti top e qualche flop

PREMIO GUANTONI D’ORO – Come una buona bottiglia di Barolo, invecchiando… migliora. Gigi Buffon a 38 anni mette la sua griffe sul suo settimo scudetto personale (e sarebbero 9 senza Calciopoli…). Lo fa, nel week-end decisivo, parando domenica sera il rigore a Kalinic. Lo fa nella stagione dei 974 minuti di imbattibilità. Lo fa dopo il discorso da Capitano Vero nel post sconfitta in casa del Sassuolo. Sempre più Leader maximo…

PREMIO APACHE 2.0 – Ha quattro partite, Coppa Italia compresa, il Gioiello (la Joya) per far meglio di Carlitos Tevez al suo primo anno in bianconero  quando segnò 21 reti. Paulo Dybala di gol ne ha firmati finora 20, a Firenze è rimasto all’asciutto ma di sicuro è stato il miglior acquisto della stagione, chiamato a prendere il posto di quell’Apache che molti consideravano insostituibile. Invece la versione modernista di Tevez, meno “cattivo” ma più “bello” (calcisticamente, si capisce…), ha convinto tutti.

PREMIO TRIS D’ASSI – Terzo scudetto personale per Max Allegri. Che fin dal suo primo arrivo a Vinovo non ha fatto rimpiangere Antonio Conte. E che anzi ha fatto molto meglio del suo predecessore in campo internazionale. Una finale Champions e un’incredibile e sfortunata eliminazione contro il grande Bayern Monaco sono medaglie al valor europeo che Conte non è mai riuscito ad appuntarsi sul petto.

PREMIO TRIPLA CIFRA – Magari un po’ a corrente alternata, ma la sua quarta stagione alla Juventus certifica il valore in tripla cifra sul mercato di Paul Pogba. Costato quanto un monolocale nella centralissima Via Roma (neppure 300mila euro) nell’estate 2012 e valutato oggi almeno 100 milioni. Allegri spera di averlo anche per la prossima annata, lui ha fatto capire che resterebbe volentieri. Insomma, una storia destinata al lieto fine.

PREMIO MINISTRO DELLA DIFESA – Difficile valutare il valore di mercato di Andrea Barzagli, classe ’81. Di sicuro è più facile considerare la sua straordinaria importanza, nel cuore della difesa, come sul centrodestra o addirittura nel ruolo di terzino puro. Una garanzia per rendimento, un leader per personalità, un campione per correttezza.

PREMIO MUSCOLI DI SETA – Solo nel suo primo anno alla Juve (quando peraltro non era titolarissimo) ha giocato così poco. Più che il peso degli anni (deve ancora compierne 32), i guai muscolari hanno perseguitato in questa stagione Giorgio Chiellini, tra stiramenti e ricadute. Diciamo comunque che visto il rendimento della Juve e soprattutto della difesa bianconera nessuno se ne è accorto…

PREMIO IN BOCCA AL LUPO – Salterà Euro2016 e ha chiuso a quota zero gol in stagione per la prima volta da quando è alla Juve in A. Mancherà terribilmente in Francia, Claudio Marchisio, che comunque il suo scudetto se lo è ampiamente guadagnato con prestazioni all’insegna della personalità e del grande senso tattico. Ma siamo sicuri che nel prossimo autunno il brutto infortunio al ginocchio sarà solo un brutto ricordo.

PREMIO FLOP – Per il Tucu parlano i numeri: 6 gol e 52 gettoni di presenza tra campionato e coppe nella scorsa stagione contro le zero reti e le 14 partite (perlopiù spezzoni) giocate quest’anno. Qualche acciacco di troppo, ma soprattutto un calo di rendimento che non gli assicura di rimanere in bianconero nel 2016-17. E’ proprio quella dell’argentino Roberto Pereyra la nota più stonata dello scudetto juventino 2016.

 

Pipita, record in vista e quel precedente del ’50…

PREMIO PIPITA: DICA 36 – Edison Cavani è agganciato (e sistemato): a quota 29 El Pipita raggiunge El Matador, nessun attaccante azzurro ha fatto meglio di loro in Serie A. Ma il record di Gonzalo Higuain – al di là della solita solfa che “l’importante è la squadra” e “ci mancano otto finali per dar corpo al nostro sogno” – è soggetto a migliorie. E il numero 9 argentino ha nel mirino – nelle prossime e ultime 8 giornate – non solo i 33 gol del connazionale Antonio Valentin Angelillo (Inter 1958-59, torneo a 18 squadre) ma il primato assoluto di 35 reti nel 1949-50 stabilito dal centravanti svedese Gunnar Nordahl: il numero 9 del Milan firmò i suoi 35 gol in un campionato vinto però… dalla Juventus. Una curiosa analogia con l’attualità che dice: Juventus a più 3. Anche se in ballo ci sono ancora 24 punti.

PREMIO SARACINESCA – Scontato e quasi banale assegnarlo a Gigi Buffon. Il suo numero magico non è più l’1 ma il 973, come i minuti della sua imbattibilità. Difficile che – nonostante le bizzarrie del calcio moderno – possa un giorno indossarlo (la tripla cifra non è ancora prevista…). Di sicuro SuperGigi diventa un Mito a vent’anni, quattro mesi e un giorno dal suo esordio: quel 19 novembre ’95 si oppose alle conclusioni di Savicevic, Roby Baggio e compagni. Questo 20 marzo 2016 è capitolato solo su rigore ma è entrato nella storia.

PREMIO CAPOLINEA – Bilancio rossonero a 8 giornate dalla fine: 49 punti in 29 giornate, -11 dal terzo posto Champions che era l’obiettivo (proclamato ai quattro venti) di stagione. A questo punto il Milan è a +8 rispetto al campionato scorso targato Inzaghi e addirittura a +13 rispetto al 2013-14 del duo Allegri-Seedorf. L’impressione comunque, anzi ormai è una certezza, è che Mihajlovic non allenerà il Milan nel 2016-17. Anche in caso di vittoria il 21 maggio della Coppa Italia. Legittimo, per carità. Basta capire che nella rosa di questo Milan ci sono pochi giocatori all’altezza delle ambizioni Champions.

PREMIO MAGARA – Ci manca, e tanto, Carletto Mazzone. Che lo scorso 19 marzo, festa del papà, ha compiuto 79 anni. Er Magara non allena in A da dieci anni: ultima panchina (alzi la mano chi se lo ricordava…) quella del Livorno, ultima partita il 14 maggio 2006 (Siena-Livorno 0-0). Ebbene, per il suo essere “uomo da campo” (tuta da ginnastica anzichè elegante completo giacca & cravatta), per saper trasmettere tanta grinta ai suoi, per predicare un calcio “pane e salame” ma di sicuro efficace, ebbene, chi secondo noi più si avvicina al sor Carletto è Fabrizio Castori. Peraltro marchigiano doc, quanto Mazzone (comunque, romano di nascita) lo era di adozione.

PREMIO ASSISTONZO – C’era una volta il gollonzo “made in Gialappa”. Magari suona peggio, ma proponiamo per “l’assistonzo 2016” il passaggio (?!) gol di Edin Dzeko a Radja Nainggolan in occasione dell’1-1 tra Roma e Inter. Difficile, sinceramente, fare di meglio (o di peggio?).

 

 

Le corsie vincenti bianconere e il polacco d’assalto

PREMIO KALIDOU PENSACI TU – Per nulla scosso dai cori beceri a lui rivolti mercoledì sera all’Olimpico, accolto al San Paolo da migliaia di mascherine che ritraevano come omaggio il suo faccione, Kalidou Koulibaly è stato decisivo quasi quanto Higuain nella risicata vittoria di rigore contro il Carpi. Negli almanacchi, a futura memoria, si leggerà: Napoli-Carpi 1-0, Higuain su rigore al 24′ (per il sigillo numero 24 in 24 partite del Pipita). Ma sarebbe bene ricordare che a procurarsi il penalty è stato proprio il difensore, trattenuto e gettato a terra da Daprelà. Come dire, onore ai big ma giusto merito anche agli operai di Sarri.

 OK LA COPPIA E’ GIUSTA –  Sabato 31 ottobre – vincendo in rimonta il derby – la Juve inaugurò l’incredibile serie di 14 vittorie consecutive risalendo così da un imbarazzante 11esimo posto a -11 dalla vetta all’attuale seconda posizione a -2 dal Napoli. Non sappiamo se sabato prossimo Allegri darà ancora fiducia dall’inizio a Juan Cuadrado. Ci limitiamo a considerare che è stata sua la firma nel gol che ha messo in discesa la partita dei bianconeri al Matusa e che anche nel turno scorso da un suo tiro era nata la deviazione di De Maio per l’1-0 sul Genoa. E a proposito della rete nel derby e di quella a Frosinone, molto simile la dinamica: discesa perentoria sulla sinistra di Alex Sandro, cross rasoterra e zampata del colombiano. Come dire, ok la coppia (di esterni) è giusta. Funziona e segna.

PREMIO REGINA DEL MERCATO – Il tris di vittorie della Roma è figlio (oltrechè dell’incredibile traversa nel finale di Cassani) del mercato di gennaio. Con Spalletti in panca, anzitutto. E le firme di El Shaarawy contro il Frosinone e in casa del Sassuolo e di Perotti contro la Sampdoria. Insomma, se i numeri di Dzeko continuano a essere imbarazzanti (solo tre gol in campionato, uno solo su azione: il 30 agosto contro la Juventus…), l’apporto della sessione mercatara invernale è di prim’ordine. E consente alla Roma di accorciare in 270 minuti da 6 a 2 i punti di distacco dal terzo posto che vale la Champions.

PREMIO POLACCO D’ATTACCO – Gigi Delneri è un maestro di calcio. E lo sta dimostrando anche a Verona. Non è dato sapere se l’Hellas riuscirà nell’impresa (anzi, nel miracolo) di salvarsi. Sicuramente però vedere i gialloblù all’opera è un piacere per chi ama il bel gioco. Nei suoi schemi vengono sempre esaltate le qualità degli esterni che pompano e attaccano che è una meraviglia. Contro l’Inter ha fatto un partitone (l’ennesimo di questo inizio 2016) il polacco ricco di corsa, potenza e consonanti Pawel Wszolek. Uno che è arrivato in Italia da due anni e mezzo ma che prima di arrivare a Verona aveva giocato davvero pochino: complimenti nell’ordine a Delio Rossi, Mihajlovic e Zenga che alla Samp non hanno saputo valorizzare tale forza della natura.

PREMIO NERVI A FIOR DI PELLE – Non è sereno Roberto Mancini e lo si nota puntualmente nelle interviste del dopo-partita. Certo, al Bentegodi non è esploso come dopo Inter-Chievo. Ma le sue analisi, di solito lucide e oneste, continuano a essere poco convincenti. S’arrabbia giustamente per i gol incassati di testa da calci da fermo (due angoli e una punizione, tutti battuti da Marrone). Dimentica però che l’Inter non era andata in vantaggio grazie a un’azione manovrata ma per un colpo di testa di Murillo su corner di Brozovic. Recrimina per una vittoria sfumata. Ma dimentica che sul risultato di 3-2 Juanito Gomez si è mangiato un gol facile-facile che avrebbe potuto chiudere la partita. E sul capovolgimento di fronte è arrivato il 3-3 di Perisic. Insomma, se l’Inter cerca gol e gioco perduti, Mancio è ancora alla ricerca… di se stesso.

 

Chiamate Mancio 3-0 3-0 e le 50 sfumature d’azzurro

PREMIO ASCENSORE PER L’EUROPA – A Milanello, nella conferenza stampa della vigilia, Sinisa Mihajlovic aveva parlato del derby come di un ascensore che poteva portare alla gloria o bruscamente a un pian terreno fatto di stenti e lacrime sportive. Il 3-0 riporta il Milan in zona Europa (League) e fa tornare un po’ di sereno a Milanello e dintorni dopo settimane di critiche e tensioni. Senza dimenticare, comunque, che la squadra è a -6 dal terzo posto, ultimo valido per la Champions. Che, giova ricordarlo, alla vigilia della stagione era l’obiettivo minimo. Come è bene sottolineare che i tifosi rossoneri non godevano così in un derby (vincendolo cioè con tre gol di scarto) da quasi 5 anni. Da quel 3-0 (doppio Pato e Cassano su rigore) del 3 aprile 2011, stagione dell’ultimo scudetto milanista.

PREMIO CHIAMATE MANCIO 3-0 3-0 – L’Inter e Mancini sembrano ancora sotto choc da quella notte di insulti (più o meno omofobi) scambiati al San Paolo con Maurizio Sarri. Il polverone successivo non ha decisamente portato bene in casa nerazzurra: nell’ordine l’Inter ha raccolto un misero pareggio contro il Carpi e due pesanti sconfitte – tra Coppa Italia e campionato – contro le rivali più tradizionali, Juventus e Milan. Con lo stesso pesante punteggio. Tanto che adesso – parafrasando la celebre trasmissione radiofonica degli anni Settanta di Gianni Boncompagni “Chiamate Roma 3131” – i tifosi biancorossoneri hanno coniato un nuovo slogan: chiamate Mancio 3-0 3-0.

PREMIO FILOTTO BIANCONERO – Sono 15 le vittorie consecutive della Juventus tra campionato e Coppa Italia, 12 quelle in fila solo in Serie A, record (di Conte 2013-14) eguagliato. Come già a Udine, anche a Verona la squadra di Allegri ha mostrato una ferocia e una determinazione pazzesche. Si fa male Mandzukic e si ferma Dybala ma esplode Morata. Si rivedono le magie di Pogba. Alex Sandro si rivela un acquisto azzeccato sulla corsia sinistra. Insomma, si avvicina sabato 13 febbraio, il gran giorno (anzi, la gran notte) di Juventus-Napoli. Uno scudetto per due. 

PREMIO 50 SFUMATURE DI AZZURRO – La manita di Sarri al suo ex Empoli porta a quota 50 il bottino di reti in campionato del Napoli, di gran lunga il miglior attacco della Serie A in queste prime 22 giornate. Il Pipita – a quota 22 – continua la sua rincorsa ai record di Angelillo e Nordahl e prosegue nella sua media perfetta di un gol a partita. L’attacco azzurro, nella sua globalità, si porta così a +8 su quello della Juventus che è seconda anche nella classifica dei gol fatti.

PREMIO TACCO DI ALLAH – El Shaarawy ha un nome cristiano (Stephan) e un padre egiziano di religione musulmana. La sua famiglia, in realtà, non è troppo praticante e a quanto ci consta lui lo è ancor meno. In ogni caso non potevamo esimerci – nel ricordo dell’algerino Madjer, meteora interista a fine anni Ottanta (non giocò neppure una partita ufficiale) – dall’affibbiargli dopo la splendida prodezza dell’Olimpico il soprannome di Tacco di Allah. Per la gioia dei tifosi giallorossi.

 

 

Higuain, il cruccio Seleccion e il fattore H-Inter

PREMIO TUTTOFARE – Nel Milan che vince con i gol di Bacca e Boateng e che ritrova Balotelli, è Jack Bonaventura a prendersi la copertina della nostra rubrica. Perchè non sarà granchè mediatico, ma fa la fortuna di ogni allenatore. Ispira con piedino fatato da trequartista la prodezza dell’1-0 firmata dal colombiano. Poi fa tutto quel che serve: il terzino, l’ala, il median0. Insomma, la timida ripresa del Milan di Mihajlovic passa soprattutto dalle invenzioni e dal sacrificio di questo bergamasco d’adozione di poche parole e di tanta sostanza. Che assomiglia – giusto per provenienza calcistica e umiltà personale – al grande Roberto Donadoni di fine anni Ottanta.

PREMIO 10 E LODE – Con una semplicità disarmante la Juventus ottiene a Udine la decima vittoria consecutiva. Grande merito a Massimiliano Allegri ma anche e soprattutto a chi lo ha scelto, cioè Beppe Marotta. Le tante “vedove” inconsolabili di Conte hanno già perso la sfida in campo internazionale (con la finale di Champions del 6 giugno scorso) e adesso è a rischio anche il filotto di 12 successi di fila conquistati dalla Juventus della stagione 2013-14.

PREMIO TRIPLA ESSE – S come Sarri ma anche S come Schemi (da manuale e in fotocopia quelli che hanno fruttato i primi due gol contro il Sassuolo), S come Spettacolo (con 41 reti è la squadra più prolifica) e – bando alla cabala – S come Scudetto. Il Napoli campione d’inverno che ha cominciato con il piede giusto anche il girone di ritorno sogna (S come Sogni…). E lo deve soprattutto all’uomo che siede in panchina. Se è vero come è vero che Higuain, Hamsik e Insigne c’erano anche gli anni scorsi. Insomma, il fattore S come Sarri è assolutamente determinante. Vada come vada domenica 15 maggio, giorno di Napoli-Frosinone.

PREMIO RECORDMAN – Le proiezioni aiutano a sognare anche il Pipita Higuain: 20 gol in 20 giornate, se tiene questa media – elementare Watson – potrebbe chiudere a quota 38. E sarebbe il record dei record. Perchè in assoluto nessuno ha ancora ritoccato il primato dello svedese milanista Gunnar Nordahl che nel 1949-50 (sempre in un torneo a 20 squadre) realizzò 35 reti. A quota 29 invece c’è il primato azzurro-napoletano di Edinson Cavani, con 29 centri nel campionato 2012-13. Insomma, Higuain prova a consolarsi con la maglia del Napoli delle critiche che gli arrivano dalla stampa argentina ogniqualvolta indossa la camiseta albiceleste della Seleccion. Intendiamoci, il Pipita ha spalle larghe e numeri mica male. Due Mondiali da titolare. Nel 2010 in Sudafrica con Maradona ct chiuse con 4 reti in 4 partite. Nel 2014 in Brasile, sotto la guida tecnica di Sabella, il bottino fu più magro: 1 gol in 7 gare. Diciamo che il clamoroso errore davanti a Neuer nella finale del Maracanà e il rigore fallito l’anno dopo in Copa America nella finale contro il Cile sono macigni che pesano. E fanno sì che a fianco di Messi stampa, critica e (spesso) il ct Martino gli preferiscano Aguero e/o Tevez.

PREMIO FATTORE  H – I gol di Higuain stanno al Napoli come, ultimamente, le parate di Handanovic stanno all’Inter. Ancora negli occhi i prodigi di Bergamo contro l’Atalanta, con tre interventi da urlo. Dopo Una parata “normale” su Dramè, due eccezionali (su Monachello e Toloi) e il miracolo di piede sul tiro a botta sicura di Cigarini. Se l’Inter è rimasta sul podio dopo la prima di ritorno il merito è tutto del portierone sloveno.

 

Delneri, maestro! Montolivo e Chiellini, sciagure

PREMIO SETTEBELLO – Spigoloso, generoso ma non esattamente un raffinato. Comunque pratico. Eccolo Mandzukic, il Mario bianconero che non sarà SuperMario ma che il suo lo fa sempre. E che contro la Fiorentina ci mette la zampa per una vittoria che lancia la Juve sulla scia dell’Inter. La squadra di Allegri (anche) grazie a lui festeggia la sesta vittoria consecutiva in campionato, sublimata poi dal tris di Dybala. Più nello specifico, è il settimo Mandzu-sigillo (4 in campionato, 2 in Champions e uno in Supercoppa). Tanto per capirci, finora ha segnato più di Morata e Zaza messi assieme.

PREMIO BENTORNATO MISTER – La sua sapienza tattica mancava al campionato italiano. Il maestro di calcio Gigi Delneri è tornato a impartire lezioni sui green della Serie A. Difesa alta, esterni sempre pronti ad offendere, gran movimento delle due punte. Certo, il materiale nell’Hellas non è dei migliori. Ma, tra infortunati e recidivi, dal suo arrivo il Verona dei miracoli (mai dimenticare quanto di buono fatto negli anni scorsi da Mandorlini) ha ricominciato a sciorinare gioco di prim’ordine. Dopo il positivo esordio in Coppa Italia, il debutto in campionato era stato sfortunatissimo: sconfitta in casa contro l’Empoli ma squadra uscita tra gli applausi e vincitrice morale del match. A San Siro un pareggio strameritato (e fanno davvero sorridere le bizzarre recriminazioni arbitrali di Mihajlovic…). Insomma, Delneri e il suo staff (dove spicca un Francesco Conti che è di gran lunga il miglior “secondo” del calcio italiano) ci provano: salvare il Verona sarà un miracolo ma entusiasmo e competenza ci sono. Eccome.

PREMIO POVERO DIAVOLO – La fascia al braccio di Riccardo Montolivo (erede dunque di Rivera, Baresi, Paolo Maldini e Nesta tra gli altri) spiega molto più di tanti discorsi la decadenza del Milan di oggi, di ieri e dell’altroieri.

PREMIO POVERA SIGNORA – Per fortuna sua e di Allegri ci ha subito pensato Cuadrado (con Mandzukic e Dybala a ruota…) a rimettere le cose a posto dopo l’ennesima castroneria (il rigore su Bernardeschi) targata Giorgio Chiellini. Il difensore più sopravvalutato del calcio italiano moderno. La Juve e Buffon non si meritano simili scempi…

PREMIO FATTI NON PAROLE – Tredici punti in sei partite. Certo, il Bologna a Marassi contro il Genoa non meritava di vincere e forse gli stava già largo un pareggio. Ma se la fortuna aiuta gli audaci, questa volta è giusto che premi chi lavora in silenzio, senza grancasse e adulatori: come per esempio Roberto Donadoni.

PREMIO PROVINCIA BELLA – I 24 punti dell’Empoli (uno in meno del Milan…) si spiegano in tanti modi. Per esempio con il felice rilancio in panchina di Giampaolo. E con quello, altrettanto azzeccato, in campo di Saponara. Che di nome fa Riccardo (come il capitano del Milan) e che deve aver lasciato tanti rimpianti a Milanello e dintorni. Quando per esempio a inizio stagione Mihajlovic ha provato senza risultati apprezzabili a giocare con un trequartista dietro le due punte. Facendo parlare i numeri, Saponara finora ha segnato 5 gol. Il Riccardo milanista, considerato uno in possesso di un grande tiro, ne ha firmati solo 7 in più di 100 partite in rossonero. Ok, uno fa il regista (o pseudo tale), l’altro gioca a ridosso degli attaccanti. In ogni caso: dov’è l’errore?

PREMIO TIKITAKA – Nell’Inter più spumeggiante della stagione, quella del 4-0 al Friuli, si è visto per la prima volta Martin Montoya, ex del Barcellona. Che prima di sabato era andato 15 volte su 15 in panchina senza neppure un secondo di assaggio di campo. Intendiamoci: del Barça tikitakato targato Guardiola-Villanova-Luis Enrique il laterale destro non è mai stato titolare indiscusso. Ma neppure poteva essere il brocco “desaparecido” di questi primi tre mesi e mezzo in Italia. Ebbene, sulla sua corsia Montoya si è guadagnato la stima di Mancini e dei bei voti in pagella.

 

Vazquez e la miopia di Juve, Milan e Inter…

PREMIO TREQUARTISTA – La Juve un trequartista l’ha cercato tutta l’estate: Draxler, Mkhitaryan, Isco, Oscar e via mercatando citando solo alcuni degli obiettivi sensibili di Marotta. Che poi ha dovuto ripiegare su Hernanes (non esattamente un trequartista, non esattamente un campione). Mihajlovic ha dovuto cambiare il modulo del suo Milan per la mancanza di un valido trequartista: disastrosi Honda e Suso, fuori ruolo Bonaventura. Insomma, nessuno che potesse assolvere il compito al meglio; obbligato dunque il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3. L’Inter di Mancini non ha un giocatore con quelle caratteristiche in rosa e, magari, Icardi ne risente. Insomma, stupisce la miopia delle tre tradizionali grandi del nostro calcio: Franco Vazquez, migliore in campo sabato sera in Palermo-Inter 1-1 e nel giro della nazionale azzurra di Conte, ha talento e personalità per fare il trequartista in una grande squadra. Detto in soldoni, farebbe al caso di Allegri, Mihajlovic e Mancini…

PREMIO CORAGGIO – Magari avrà qualche responsabilità sulla punizione-gol di Berardi per il momentaneo pareggio del Sassuolo. In ogni caso salutiamo positivamente l’esordio in A di Gigi Donnarumma, classe 1999, tradotto 16 anni e rotti. Pochi in assoluto, pochissimi per un portiere. Che comunque ha grandi mezzi tecnici e fisici e personalità da vendere. Un bravo infine a mister Sinisa: il suo Milan gioca quasi sempre in modo orribile, ma almeno il tecnico serbo ha avuto il coraggio di gettare nella mischia il portierino-gigante rossonero. Un po’ come fece a suo tempo, novembre ’95 in occasione di un Parma-Milan, Nevio Scala con un altro giovanissimo Gigi: Buffon.

PREMIO MONTELLA – Gol, assist, rigore procurato. Contro l’Atalanta si è rivisto il miglior Dybala. Uno che somiglia tremendamente al Montella esploso una ventina di anni fa. Un sinistro che incanta in un fisico non propriamente da corazziere. E poi un ruolo – centravanti – che i tecnici stentano a riconoscergli pienamente. Come Montella nella Roma, con Capello che gli preferiva Batistuta obbligandolo a girare intorno all’argentino. Più o meno come fa Allegri, che si affida a Morata o a Mandzukic in mezzo all’area costringendo Dybala a partire da dietro. Ma la qualità è eccelsa e la disponibilità anche. Per questo Dybala diventerà a breve un valore aggiunto di questa Juve non (ancora) irresistibile.

PREMIO PICHICHI- Un gol con un sinistro devastante; prima, due pali tanto per gradire. Gonzalo Higuain – che non segnava fuori casa in campionato da più di nove mesi – trascina il Napoli sulla scia della Roma capolista e riconquista la camiseta della Seleccion. Il ct argentino Tata Martino lo aveva segato dalle convocazioni per le prime sfide di qualificazione a Russia 2018 dopo aver rifiutato – per un’influenza più o meno diplomatica – una chiamata per due amichevoli negli Usa nell’estate scorsa. Ma – senza Messi e con Aguero fuori uso dopo nemmeno mezzora – l’attacco dell’Argentina ha fatto flop nello 0-2 casalingo contro l’Ecuador e poi nello 0-0 di Asuncion contro il Paraguay. E così il Pichichi della nostra Serie A tornerà a vestire la camiseta albiceleste a furor di popolo. Provando a regalare – contro il Brasile il prossimo 12 novembre – la prima vittoria all’Argentina nella lunga maratona di qualificazione mondiale.