Palacio & Torres: tristi, solitari e…confusi

PREMIO CONFUSION – La Electric Light Orchestra imperava ancora quando nel 1982 nasceva a Bahia Blanca (Argentina) Rodrigo Palacio. L’ellepi top della band britannica, Discovery, è targato 1979. Ma il singolo Confusion potrebbe fare da colonna sonora al momento davvero pasticciato che sta vivendo il bomber argentino dell’Inter. Che non ha ancora segnato ma che – in preda appunto alla più totale confusione – ha regalato un incredibile assist per il gol di Thereau, il secondo dell’Udinese corsara a San Siro.
PREMIO MONTELLA DELLA PAMPA – Paulo Dybala settebellezze. Il settimo sigillo firmato al Comunale-Olimpico di Torino è da applausi, con quel tacco a seguire e la fredda esecuzione davanti a Gillet. Il vulcanico (si dice così) presidente Zamparini lo aveva valutato 42 milioni qualche settimana fa, adesso la quotazione avrà di sicuro sfondato quota 50. Al di là del dato meramente economico, bisogna ancora una volta sottolineare le qualità tecniche e caratteriali di questo attaccante mancino che ricorda – per fisico, movenze e cifra tecnica – il Vincenzino Montella dei tempi d’oro. Ha da poco compiuto 21 anni ma può già recitare da protagonista nel calcio dei grandi.
PREMIO TRISTE, SOLITARIO Y FINAL – Il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano sembra tagliato su misura per la parabola di Fernando Torres, il Nino biondo che fu campione d’Europa e del mondo con la Spagna e grande protagonista per le praterie continentali con le prestigiose maglie di Atletico Madrid, Liverpool e Chelsea. La sfida di Marassi, con il Milan sotto contro il Genoa, ha certificato che nelle gerarchie di Inzaghi adesso Torres è (forse) la sesta punta visto che dopo i titolari Honda, Menez ed El Shaarawy hanno trovato spazio anche prima Pazzini e poi Niang. E i maligni adesso sospettano che presto lo supererà anche Hachim Mastour, il 16enne di origine marocchine. Comunque tutti tranquilli: mister Pippo e tutto il Milan sostengono che “Torres non è un caso”. E noi ovviamente non ci crediamo neanche un po’…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Morgan De Sanctis, anni 37 e contratto prolungato con la Roma da pochi giorni fino al 2016, è un buon portiere che ha spruzzato anche d’azzurro la sua onoratissima carriera cominciata a Pescara e proseguita difendendo i pali di Juventus, Udinese, Siviglia, Galatasaray, Napoli e dall’estate 2013 Roma. Ma la cappella che ha provocato il primo dei due gol di Zaza sabato sera grida ancora vendetta. Quando nasceva – anno domini 1977 – dalle sue parti (nel “suo” Pescara) si esibiva uno dei tanti numeri 12 cresciuti all’ombra di Zoff, Massimo Piloni detto Saponetta. Lui le cappelle le faceva con le mani (non propriamente dalla presa ferrea…), il buon Morgan invece preferisce farle con i piedi…
PREMIO VECCHIE QUERCE – Viva i giovani, certo. Ma facciamo un bel applauso anche ai “matusa” dell’Empoli. Perchè nel sempre più sorprendente cammino della squadra allenata dal bravissimo Sarri, reduce dal bel pareggio del San Paolo, c’è anche lo zampino della premiata ditta Mac&Tav. Zero riferimenti a McDonald o alle proteste per il treno ad alta velocità Torino-Lione. Stiamo parlando degli immarcescibili (classe 1979 entrambi) Massimo Maccarone e Ciccio Tavano. E’ vero che la firma sul 2-2 l’hanno apposta i giovani Verdi (’92) e Rugani (’94) ma l’anima dei toscani sono quei due vecchietti terribili che alla pensione non ci pensano proprio.
PREMIO BAGNOLI – I caratteri sono diversi (umile, introverso e musone l’uno; presuntuosetto, sorridente e disponibile l’altro) ma capacità e risultati applicati alla maglia rossoblù del Genoa sono speculari. E così mentre Gian Piero Gasperini si gode il terzo posto solitario, tutti sotto la Lanterna ricordano che il Genoa più forte della storia recente (dal Dopoguerra) è stato quello arrivato quarto nella stagione 1990-91. Quello allenato da Osvaldo Bagnoli (il mister umile, introverso e musone di cui sopra).

Il 7brutto di Mazzarri e un tris di fischi e fiaschi

PREMIO A TUTTOGAS – Siam sinceri: per come si era espresso nei cinque mesi della scorsa stagione Honda pareva poco più di un Miura qualsiasi. Abulico, avulso dal gioco, in certi momenti quasi ridicolo. Forse l’aver fatto la preparazione dall’inizio, fors’anche l’orgoglio-samurai, fatto sta che adesso Honda non è più l’oggetto misterioso di inizio 2014 ma è tornato il nippocampioncino bandiera del Giappone calcistico. Quattro gol in sei partite, niente male.

PREMIO GOLAZO – L’espressione è sudamericana, ma rende l’idea. Bomba da applausi, bomba da tre punti quella del greco del Verona contro il Cagliari. E così Panagiotis Tachtsidis fa parlar di sè non solo in quanto cocco di Zeman, che a Roma lo preferiva nel cuore del gioco giallorosso al (quasi) intoccabile De Rossi. E proprio nei confronti del boemo il buon Panagiotis non è stato granchè riconoscente…

PREMIO BOMBA DA TRE – Un gol da tre punti, un gol per il 3-2 finale: Leo Bonucci, laziale di Viterbo, decide con una girata spettacolare la sfida dello Juventus Stadium. Di mestiere Bonucci i gol dovrebbe evitarli, spesso però gli capita di tirare fuori il jolly.

PREMIO LANTERNA MAGICA – Ok, Torino e Roma hanno raccolto più punti di Genova, ma dopo i veleni del derby i rossoblucerchiati possono esultare per una domenica in contemporanea. La Samp di Ferrero e Mihajlovic si gode la zona Champions, il Genoa di Preziosi e Gasperini si rilancia lasciando i bassifondi della classifica. E la Lanterna irradia luce e sorrisi.

PREMIO MAGO – A 55 anni suonati Maurizio Sarri si gode la ribalta della Serie A. Ha mangiato pane duro per tante stagioni, nei campacci e nei campetti di C2, C1 e B. Facendo quasi sempre bene e spesso benissimo. Adesso si scopre tecnico di vaglia anche nel calcio dei ricchi e famosi. Il suo Empoli gli regala la prima vittoria in A e dopo sei giornate aver subito solo due sconfitte è già un bel biglietto da visita. Soprattutto se si considera anche la crescita esponenziale di tre giovani toscani doc: il difensore in odore d’azzurro Rugani (classe ’94), bomber Pucciarelli (’91) e il difensore goleador Tonelli (’90).

PREMIO BANDA DEL BUCO – Errore da matita blu scura quello di Alessandro Lucarelli che negli ultimi sospiri di Parma-Genoa regala un assist pazzesco a Matri che costa ai ducali la sconfitta e un poco onorevole ultimo posto per una squadra che a maggio si era dimostrata la sesta forza del campionato.

PREMIO SUPERMARIO BALOTELLI – Il gol di Babacar che mette in discesa la partita della Fiorentina contro l’Inter è una chicca balistica. Un gol… “alla Balotelli”, specialità della casa del Supermario dei tempi migliori, quello della sua prepotente apparizione nell’Inter manciniana. Babacar è un classe ’93, con le sue prodezze Montella si sta dimenticando di avere ai box gente come Pepito Rossi e Mario Gomez…

PREMIO ORONZO CANA’ – Dieci punti in meno della Juve, sette gol subiti in 120 minuti da due squadre che prima di affrontare l’Inter non avevano certo incantato. Per Walter Mazzarri è un periodaccio, la sua Inter gioca malissimo e perde. E se la squadra perde terreno, il popolo nerazzurro comincia a perdere la pazienza.

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 1 – C’è pestone e pestone. Se il pestone è di Alex sul piede di Maxi Lopez, panta rei, tutto scorre, il gioco prosegue. Se fosse stato – poniamo – di Zukanovic su Torres fischio immediato, rigore e magari pure giallo per il difensore. Così va il calcio in Italia (ma non solo): Mazzoleni a San Siro dimostra chiaramente cos’è la sudditanza psicologica (per non parlare del contropiede forse letale interrotto al Chievo per ammonire De Jong): d’altronde vestire una maglia a strisce (che sia rossonera, nerazzurra o bianconera) mette sempre, agli arbitri di poca personalità, una certa soggezione…

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 2 – Rigori, rossi e polemiche. Nel 3-2 tra Juve e Roma l’arbitro Rocchi non imbrocca la sua miglior serata (eufemismo…)

PREMIO ARBITRO OCCHIALI 3 – Pali e traverse, legittimo in quanto a gioco il successo in rimonta del Napoli sul Torino. Ma l’arbitro Massa di Imperia (a nostro avviso il migliore tra le nuove leve) nega due rigori ai granata: uno per un doppio fallo di Albiol su Quagliarella e uno per un mani malandrino e poco involontario di Zuniga nelle battute finali.