La dieta di Pippo e… aridatece Clarence!

PREMIO DIETA A (POCHI) PUNTI – Leggenda narra (e chi lo conosce bene sostiene essere la pura verità) che Pippo Inzaghi si nutra da sempre di pasta in bianco e bresaola. Una dieta ferrea che ha contraddistinto la sua strepitosa carriera da goleador e che sta caratterizzando anche la sua deficitaria esperienza da allenatore. Peccato che i rigori della tavola siano trasferiti anche… sul campo. Il Milan nel 2015 ha raccolto solo 5 punti sui 21 disponibili, soltanto il Parma ha fatto peggio con 4 (con tutte le traversie che sta vivendo e senza ovviamente i 6-innesti-6 del prestigioso mercato invernale rossonero). Adesso s’impone una riflessione. Ma perchè non richiamare alla base il tanto bistrattato Clarence Seedorf (che lo scorso anno fece 35 punti in 19 partite, alla media di 1,84; Inzaghi di punti ne ha fatti finora soltanto 30 in 23 giornate!)? L’olandese è ancora sotto (ricco) contratto e avrebbe una gran voglia di togliersi sassolini (anzi, macigni) dalle scarpe. Anche per ringraziare gli artefici della “macchina del fango” di Milanello, quelli cioè che spifferavano strane bizzarrie del tipo: “ordina uova strapazzate al tegamino in camera fuori dall’orario dei pasti”. A questo punto meglio eggs&bacon che la dieta a (pochi) punti del suo successore…
PREMIO MISTER VISTALUNGA – Anche Roberto Mancini era stato catapultato a Firenze sulla panchina della Viola senza gavetta (a dire il vero senza neppure fare due anni di settore giovanile come Inzaghi). Però non ha mai steccato una stagione, neppure la sua prima (quando, di lunedì, con la sua Fiorentina battè la Roma capelliana futura campione d’Italia). Il Mancio di calcio ne ha sempre masticato parecchio fin da quando “allenava” in campo la Samp. E proprio a lui si deve la trasformazione di Fredy Guarin da anatroccolo a cigno nel giro di poche settimane. A Bergamo il colombiano ha nell’ordine: procurato il rigore dello 0-1, segnato due (grandi) gol e regalato a Palacio l’assist dell’1-4 finale. Complimenti all’ex centrocampista di Boca e Porto finalmente riportato nel ruolo prediletto. Ma soprattutto complimenti a un tecnico che ha creduto in lui dal momento del suo ritorno nella Milano nerazzurra.
PREMIO MUTO CHE CANTA – In Argentina lo chiamavano El Mudo, Il Muto. Parlava poco fuori campo, lasciava che a parlare fosse il suo piedino bene educato. Franco Vazquez continua a non essere un fenomeno mediatico ma si sta rivelando sempre più un fenomeno calcistico in quella pizzeria di paese che è ormai il nostro campionato un tempo ristorante megastellato. Vazquez assomiglia molto a Javier Pastore, un altro gioiello scovato, comprato e stravenduto da Zamparini. Vazquez sabato sera in compagnia dell’amico e sodale Dybala ha dato una bella botta alle ambizioni del Napoli e a differenza del connazionale si è da tempo detto disponibile a vestire l’azzurro. Speriamo che per El Mudo non ci sia un… sordo. E cioè che il ct Antonio Conte apra bene le orecchie e gli regali almeno una chance.
PREMIO BANDA DEL BUCO – Il Napoli deve gestire di qui alla fine del campionato i suoi 4 punti di vantaggio sulla Fiorentina che gli garantirebbero lo spareggio per la prossima Champions. Fa specie vedere come la squadra di Benitez – grazie a Higuain, Callejon, Gabbiadini e compagnia segnante – abbia il secondo miglior attacco del torneo inferiore nei numeri solo a quello della Juve. Ma impressiona di più in negativo il dato dei gol incassati: ben 30 in 23 partite, per quella che è solo la 12esima difesa della nostra Serie A. L’Empoli di Sarri, per dire, ne ha subiti tre in meno. Certo, chi ha suggerito e avallato gli acquisti della premiata ditta Albiol & Britos, la novella banda del buco, si prenda le sue belle responsabilità. E reciti a voce alta il mea culpa, se possibile in ginocchio sui ceci…

PREMIO SPORTIVITA’ LOTITO – Dopo l’anatema lotitiano in B sabato hanno rallentato la marcia il Carpi (pareggio) e il Frosinone (sconfitta). La Serie A invece vede le Piccole (maiuscola, please) protagoniste delle due imprese di giornata. Il Parma, disperato in classifica e con le casse vuote, ferma sul pari la Roma all’Olimpico. Il Cesena spaventa la Juve e alla fine la raggiunge. E così grazie a queste due “squadrette” (come le definirebbe il presidente laziale Lotito) la nostra Serie A perlomeno regala emozioni non scontate…

 

Juve-Inter è il derby… d’Argentina

PREMIO DERBY… DEL TANGO – Maurito Icardi risponde a Carlitos Tevez. Juve-Inter finisce 1-1 e per una volta i protagonisti sono quelli attesi alla vigilia. Tevez non aveva mai segnato contro l’Inter e, dopo aver promesso di sfatare il maleficio nell’intervista prepartita a Gianni Balzarini di Premium Calcio, mantiene la parola sul campo. Icardi aveva già segnato 4 gol in tre gare contro l’Inter e firma il pokerissimo. Poi rischia di prendersi gli schiaffi da un altro argentino caliente, Pablo Daniel Osvaldo, imbestialito perchè ignorato dal compagno in un contropiede che poteva portare al raddoppio interista. Insomma, un derby d’Italia più che mai all’insegna… dell’Argentina.

PREMIO VAN BASTEN – In quel San Siro che per quasi sei stagioni è stata la sua casa, Marco Van Basten ha rivisto… un gol dei suoi proprio contro il “suo” Milan. La prodezza la firma Simone Zaza, uno nato nel ’91 che non ha mai avuto l’opportunità di ammirare il Cigno nè dal vivo nè in diretta tv. Eppure il gol al volo su assist dall’angolo di Berardi ricorda da vicino le prodezze dell’attaccante olandese. Forse il centravanti più completo nella storia del calcio.
PREMIO BAGNO D’UMILTA’ – A forza di pensare al terzo posto e di ascoltare il presidente Berlusconi dire che “l’organico del Milan non è inferiore a quello di Juve e Roma” succede che… il Sassuolo passi con merito e faccia cominciare l’anno rossonero nel peggiore dei modi. L’amichevole vittoria contro il Real Madrid aveva illuso tanti, Pippo Inzaghi in primis. Ma la coppia Zaza & Berardi è riuscita dove avevano fallito Bale e CR7.
PREMIO PREMIATA DITTA – L’EuroPalermo costruito da Beppe Iachini ha sangue sudamericano: quattro dei cinque gol rifilati al Cagliari del povero Zola arrivano da Argentina (la doppietta di Dybala e la rete di Munoz) e Paraguay (il gol di capitan Barreto). Ma è proprio sull’asse tutto “cordobes” Vazquez-Dybala che corre il meglio della squadra rosanero. Il primo sembra il degnissimo erede di Pastore, l’attaccante la fotocopia del miglior Montella. Entrambi arrivano da squadre di seconda schiera del calcio argentino, entrambe della città di Cordoba: dal Belgrano arriva Vazquez e dall’Instituto proviene Dybala. Due investimenti che a breve-medio termine frutteranno al saggio Zamparini varie decine di milioni…
PREMIO MADE IN ITALY – La Fiorentina tutta straniera che perde a Parma (gol di Costa e rigore parato da Mirante); il Sassuolo tutto italiano di Di Francesco che vince e incanta San Siro; l’Empoli tricolore di Sarri che – finisse oggi il campionato – sarebbe salvo in carrozza. Insomma, la Serie A targata 2015 è cominciata all’insegna del made in Italy. Per la gioia dell’incontentabile Antonio Conte.
PREMIO PALLA DI PIOMBO – Riletti sull’Almanacco Panini quei 75 gol in 4 tornei di Bundesliga con la maglia nientepopodimeno del Bayern Monaco fanno davvero specie. Se paragonati ai 4 miseri golletti segnati in un anno e mezzo in maglia viola. Ok, Mario Gomez ha l’alibi del grave infortunio sofferto la scorsa stagione, ma quello visto in queste ultime settimane non è neppure lontano parente del bomber acclamato nell’estate 2013 da più di 20mila tifosi viola in festa. Da campione a bidone il passo, ahilui, è stato breve…

Palacio & Torres: tristi, solitari e…confusi

PREMIO CONFUSION – La Electric Light Orchestra imperava ancora quando nel 1982 nasceva a Bahia Blanca (Argentina) Rodrigo Palacio. L’ellepi top della band britannica, Discovery, è targato 1979. Ma il singolo Confusion potrebbe fare da colonna sonora al momento davvero pasticciato che sta vivendo il bomber argentino dell’Inter. Che non ha ancora segnato ma che – in preda appunto alla più totale confusione – ha regalato un incredibile assist per il gol di Thereau, il secondo dell’Udinese corsara a San Siro.
PREMIO MONTELLA DELLA PAMPA – Paulo Dybala settebellezze. Il settimo sigillo firmato al Comunale-Olimpico di Torino è da applausi, con quel tacco a seguire e la fredda esecuzione davanti a Gillet. Il vulcanico (si dice così) presidente Zamparini lo aveva valutato 42 milioni qualche settimana fa, adesso la quotazione avrà di sicuro sfondato quota 50. Al di là del dato meramente economico, bisogna ancora una volta sottolineare le qualità tecniche e caratteriali di questo attaccante mancino che ricorda – per fisico, movenze e cifra tecnica – il Vincenzino Montella dei tempi d’oro. Ha da poco compiuto 21 anni ma può già recitare da protagonista nel calcio dei grandi.
PREMIO TRISTE, SOLITARIO Y FINAL – Il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano sembra tagliato su misura per la parabola di Fernando Torres, il Nino biondo che fu campione d’Europa e del mondo con la Spagna e grande protagonista per le praterie continentali con le prestigiose maglie di Atletico Madrid, Liverpool e Chelsea. La sfida di Marassi, con il Milan sotto contro il Genoa, ha certificato che nelle gerarchie di Inzaghi adesso Torres è (forse) la sesta punta visto che dopo i titolari Honda, Menez ed El Shaarawy hanno trovato spazio anche prima Pazzini e poi Niang. E i maligni adesso sospettano che presto lo supererà anche Hachim Mastour, il 16enne di origine marocchine. Comunque tutti tranquilli: mister Pippo e tutto il Milan sostengono che “Torres non è un caso”. E noi ovviamente non ci crediamo neanche un po’…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Morgan De Sanctis, anni 37 e contratto prolungato con la Roma da pochi giorni fino al 2016, è un buon portiere che ha spruzzato anche d’azzurro la sua onoratissima carriera cominciata a Pescara e proseguita difendendo i pali di Juventus, Udinese, Siviglia, Galatasaray, Napoli e dall’estate 2013 Roma. Ma la cappella che ha provocato il primo dei due gol di Zaza sabato sera grida ancora vendetta. Quando nasceva – anno domini 1977 – dalle sue parti (nel “suo” Pescara) si esibiva uno dei tanti numeri 12 cresciuti all’ombra di Zoff, Massimo Piloni detto Saponetta. Lui le cappelle le faceva con le mani (non propriamente dalla presa ferrea…), il buon Morgan invece preferisce farle con i piedi…
PREMIO VECCHIE QUERCE – Viva i giovani, certo. Ma facciamo un bel applauso anche ai “matusa” dell’Empoli. Perchè nel sempre più sorprendente cammino della squadra allenata dal bravissimo Sarri, reduce dal bel pareggio del San Paolo, c’è anche lo zampino della premiata ditta Mac&Tav. Zero riferimenti a McDonald o alle proteste per il treno ad alta velocità Torino-Lione. Stiamo parlando degli immarcescibili (classe 1979 entrambi) Massimo Maccarone e Ciccio Tavano. E’ vero che la firma sul 2-2 l’hanno apposta i giovani Verdi (’92) e Rugani (’94) ma l’anima dei toscani sono quei due vecchietti terribili che alla pensione non ci pensano proprio.
PREMIO BAGNOLI – I caratteri sono diversi (umile, introverso e musone l’uno; presuntuosetto, sorridente e disponibile l’altro) ma capacità e risultati applicati alla maglia rossoblù del Genoa sono speculari. E così mentre Gian Piero Gasperini si gode il terzo posto solitario, tutti sotto la Lanterna ricordano che il Genoa più forte della storia recente (dal Dopoguerra) è stato quello arrivato quarto nella stagione 1990-91. Quello allenato da Osvaldo Bagnoli (il mister umile, introverso e musone di cui sopra).