Cairo e la vittoria dei tifosi granata

PREMIO ASSISTMAN – Segna Icardi e vince l’Inter. Fin qui niente di strano. Anche se in realtà stavolta il tocco del capitano (con Handanovic l’unico vero top player nerazzurro) si è visto – più che in occasione dell’esecuzione dal dischetto che è valsa il 2-0 o della rete del 3-0 – nella splendida apertura-assist per il gol di Perisic che a una manciata di minuti dalla fine ha messo in discesa una partita difficilissima. L’asse Icardi-Perisic funziona che è una meraviglia: ricordare, per credere, la splendida assistenza del capitano nerazzurro per la testa del croato nella vittoriosa sfida contro la Juventus del 18 settembre scorso. Una cinquantina di giorni fa, sembra un secolo…

PREMIO COW BOY – Urbano Cairo che cavalca il gigantesco Toro di cartapesta sotto la curva Maratona nel pre della sfida contro il Cagliari è la foto del momento positivo dei granata. Il presidente negli anni scorsi ha subito durissime contestazioni e adesso può prendersi le sue rivincite. Senza dimenticare però che proprio l’affetto dei tifosi lo ha spinto a costruire finalmente un Toro Vero. Quei tifosi che lo invitavano a non prendere più vecchi tromboni magari a parametro zero (un esempio per tutti: Recoba) ma a dare fiducia sul mercato a giovani di prospettiva (tre esempi per tutti, la B4: Baselli, Benassi, Belotti e Boyè). Quei tifosi che invitavano la società a puntare sui giovani del vivaio (un esempio per tutti: Barreca). Quei tifosi che hanno “costretto” Cairo a puntare sulla ricostruzione del caro vecchio Filadelfia (grazie anche ai contributi di Comune, Provincia e Regione). Poi, per carità, il pres ci ha messo anche del suo: scegliendo per esempio, dopo Ventura, un allenatore come Mihajlovic, una sorta di Giagnoni 2.0. Per i più giovani: Gustavo Giagnoni era il tecnico del Torino 1971-72 vincitore dello scudetto “morale” di quella stagione, colui che cominciò a plasmare il tremendismo granata anni Settanta sublimato poi con lo scudetto della squadra di Gigi Radice nel torneo 1975-76.

PREMIO FANTASTICO TRIS – Miralem Pjanic risponde da campione proprio nel suo momento più delicato. Un gol da applausi, un’esecuzione perfetta su calcio da fermo. Prima rete fuori casa in campionato con la Juve e primo gol decisivo per il bosniaco che finora aveva giocato senza convincere troppo davanti alla difesa, dietro le punte o da interno. Se il gol del Bentegodi vale tre punti (in realtà al netto del “peso” due, perché senza la sua prodezza Chievo-Juve sarebbe finita 1-1), quelli segnati nel 4-1 alla Samp e nel 3-1 al Sassuolo erano stati solo “di contorno”.

PREMIO MAGICO TACCO – Con Carlos Bacca in piena crisi, ci pensa Gianluca Lapadula a firmare con un gran colpo di tacco la vittoria del Milan a Palermo che consolida i rossoneri in zona Champions. In verità Lapadula non aveva troppo convinto le volte che era stato chiamato a giocare, dall’inizio o a partita in corso. Chissà che questo supergol non dia la spinta giusta a questo 26enne che – grazie alla mamma peruviana – potrebbe decidere di vestire un giorno la maglia con la banda rossa del Perù. E che – pochi lo ricordano – faceva coppia con Gregoire Defrel nella Primavera del Parma 2009-10 allenata da Tiziano De Patre.

PREMIO GIOVANE DEA – Non finisce più di stupire l’Atalanta targata Gasperini: 22 punti, uno in più del Napoli e 5 in più dell’Inter, tanto per gradire. E tanti giovani (anche italiani) in rampa di lancio. In casa del Sassuolo dopo il gol (in fuorigioco) di Papu Gomez ecco la testata di giustezza del difensore centrale Mattia Caldara, classe ’94, già a segno a Pescara, e il gol da bomber vero del laterale di centrocampo Andrea Conti, anche lui classe ’94, al primo centro stagionale ma al terzo in Serie A: lo scorso campionato ne segnò due, ma al Bentegodi contro il Verona e in casa contro la Fiorentina arrivarono due sconfitte…

 

Montella e De Boer, le due facce di Milano…

PREMIO ILLUSIONE ROSSONERA – Il Milan secondo a pari merito con la Roma alle spalle della Juventus è forse la grande sorpresa di questo avvio di campionato: 16 punti in 8 giornate, alla media perfetta di 2 a partita. E sabato sera andrà in scena a San Siro un Milan-Juventus che – incredibile a dirsi – profuma di scudetto con i rossoneri a -5 e potenzialmente (ma solo potenzialmente…) a -2 in caso di vittoria. Le perle di Kucka e Niang (stendiamo un velo sul gollonzo Bacca/Dainelli…) autorizzano a sognare. In attesa del famoso closing cinese e dell’avvio ufficiale della nuova società, il Milan di Montella ha già fatto meglio delle ultime 5 versioni rossonere. Andando a ritroso, in tempi recenti solo nel 2010-11 con Allegri il Milan aveva fatto meglio con 17 punti, andando poi a conquistare quello che sarebbe stato il suo finora ultimo scudetto.

PREMIO MONTAGNE RUSSE – Frank De Boer, tecnico serio e apprezzabile fuori campo anche per il suo tentativo di parlare italiano dopo poche settimane, sembra perennemente sulle montagne russe. La falsa partenza prima (ko in casa del Chievo e pareggio casalingo contro il Palermo), poi le tre vittorie consecutive con il pregiato scalpo juventino, quindi il misero punto nelle ultime tre partite, in mezzo i disastri in Europa League. Insomma, passa in fretta da bluff a genio della panchina. La verità probabilmente sta nel mezzo. I mancio-nostalgici ci ricordano che a quest’altezza di campionato lo scorso anno l’Inter aveva 6 punti in più, con la vetta a 1 punto di distanza (adesso la Juve capolista è a +10…). Impossibile però dimenticare il crollo nella seconda parte di stagione, che risucchiò l’Inter al quarto posto a -13 dal piazzamento preliminari-Champions e addirittura a -24 dalla Juve scudettata…

PREMIO VENTI E LODE – Mercoledì 23 settembre 2015, turno infrasettimanale: Juventus-Frosinone 1-1, con Blanchard che pareggia il gol di Zaza. Dalla successiva sfida allo Juventus Stadium (4 ottobre, 3-1 al Bologna), i bianconeri in campionato le hanno vinte tutte e 20: ben 46 le reti segnate, solo 6 i gol incassati. Ok, sabato c’è stato il brivido dell’iniziale svantaggio di Jankto (gentile omaggio di Gigi Buffon) ma con la doppietta di Dybala e il 2-1 finale stiamo parlando di numeri davvero pazzeschi.

PREMIO SOLDATI (& BOMBER) DI VENTURA – In una classifica cannonieri che vede in testa il bosniaco Dzeko con 7 gol seguito a 6 dagli argentini Higuain e Icardi e dal colombiano Bacca, spiccano a quota 5 – a pari merito con lo spagnolo Callejon – i nuovi gemelli del gol azzurri Immobile & Belotti. Il Gallo granata giocherà stasera in posticipo nella “sua” Palermo d’adozione, il Ciro laziale ha segnato su rigore dopo aver ingaggiato un incredibile duello con il portiere bolognese Da Costa che lo ha sempre murato anche con l’aiuto dei legni. Ecco, se in Nazionale Ventura – che in granata ha rigenerato due volte Immobile e lanciato in grande Belotti – avrà ancora dei ripensamenti e si affiderà ancora alla coppia Eder-Pellè, siamo pronti… a togliergli il saluto.

 

 

Le scelte di Allegri e i numeri di Milik

PREMIO MAGLIE HORROR – Giovedì in Europa League si è forse toccato il fondo con l’inguardabile divisa verdolin-celeste dell’Inter. Ieri sera al Franchi l’altra bruttura arancione della Roma in casa della Fiorentina. Capiamo le esigenze del marketing, ma i tifosi e la storia meritano rispetto: ok sfornare terze maglie un po’ alternative ma un limite alla decenza deve esserci sempre.  

PREMIO CAPITANO VERO – Segna e fa segnare. A 23 anni non sente il peso della fascia da capitano. Maurito Icardi sarà pure un po’ “monello” per le sue frequentazioni social (a dire il vero sempre meno della moglie-procuratrice Wanda Nara), ma quando posa lo smathphone e si dedica al suo lavoro, giù il cappello. Suoi i due gol della vittoria in rimonta a Pescara, sua la firma sul prestigioso successo in rimonta contro la Juve che rilancia le azioni di un’Inter depressa dopo il giovedì nero di Europa League. Dopo aver scheggiato il palo nel primo tempo, nella ripresa le due perle: un gran gol da centravanti vero, in ascensore su due che di testa non sono mica male (Bonucci e Mandzukic); un assist da applausi, di esterno destro, per la zuccata vincente di Perisic.

PREMIO ORONZO CANA’ – Non possono essere due scelte più o meno cannate a mettere in discussione la bravura e il pedigree di Massimiliano Allegri. Che però in questi giorni avrà avuto modo di ripensare all’inserimento a sorpresa di Asamoah in Champions al posto di Pjanic e a quello di Mandzukic scelto a San Siro come “gemello” di Dybala. Certo, il pignolo di turno può eccepire: guardi il tabellino e ti accorgi, comunque, che il Pipita entra in campo al posto del croato quando ancora il risultato è di 1-1. Ma alla fine è stato più pericoloso Higuain nello scampolo di partita giocato che Mandzukic nei suoi 74 minuti in campo.  

PREMIO SUPERBOMBER – Arkadiusz Milik, diciamolo, era arrivato da Amsterdam a Napoli tra lo scetticismo generale. All’Ajax aveva fatto bene, verissimo. Ma sostituire in campo e nel cuore dei tifosi il Pipita da record fresco di 36 gol solo in campionato appariva impresa pressochè proibitiva. I 6-gol-6 nelle prime 5-partite-5 ufficiali della squadra di Sarri ne certificano l’affidabilità e confermano la bontà dell’impianto di gioco del tecnico toscano. Siamo andati a spulciare in archivio e abbiamo scoperto che… Milik batte Higuain 6-4 e Milik batte Cavani 6-3. Le sei reti del bomber polacco sono un primato parziale: Higuain nella stagione 2013-14 con Benitez dopo le prime 4 di campionato e la prima di Champions ne aveva realizzate appunto quattro, il Matador uruguagio nel 2010-11 con Mazzarri si era fermato a tre (tutte in A, a secco invece nel debutto in Europa League). Insomma, come antipasto niente male…

PREMIO BRUTTO MA BRAVO – Dopo la grandine di gol delle prime tre partite (7, difesa peggiore del campionato), il Milan vince a Marassi in casa Samp con gol di Bacca (non è una notizia…) e per la prima volta non incassa reti. Un paio di belle parate di Gigio Donnarumma (neanche questa è una gran notizia…) ma soprattutto una prova impeccabile di Gabriel Paletta. Uno poco mediatico che ai tweet preferisce il lavoro sul campo. Uno, forse, penalizzato dal look un po’ dimesso: spelacchiato, senza il “sex appeal” di un Mexes (tanto per rimanere a Milanello e dintorni), l’italoargentino è il centrale più affidabile a disposizione di Montella. Della serie, magari brutto ma di sicuro bravo.

PREMIO LEICESTER D’ITALIA – E’ un Sassuolo che non finisce mai di stupire quello targato 2016-17: terza vittoria in quattro gare di campionato (questo il verdetto del campo, non considerando dunque lo 0-3 a tavolino), ancor più positivo il bilancio in Europa con tre vittorie e due pareggi, 11 gol fatti e solo 2 subiti. Numeri sbalorditivi che fanno sognare patron Squinzi (c’è già chi chiama il Sassuolo il Leicester d’Italia) e che certificano la definitiva maturità di Eusebio Di Francesco, prontissimo per dirigere una grande. Ma siamo proprio sicuri che questo Sassuolo non sia già una grande del tanto bistrattato calcio italiano?

 

Icardi capitano vero, Stellone supermister

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Un bravo-bravissimo a Maurito Icardi. Gol da centravanti vero, rapace dell’area di rigore in anticipo su Gonzalez, e strepitoso assist per il gol-sicurezza firmato di testa in tuffo da Perisic. Di sicuro Mancini ha apprezzato. Paradossalmente più l’assistenza che la rete. Perchè denota, quel passaggio anticipato da gran movimento sull’ala destra, una partecipazione al gioco propria dell’attaccante moderno. Che Icardi, al di là delle sue doti di fromboliere, deve dimostrare di essere.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Roberto Stellone un miracolo lo aveva già compiuto lo scorso anno portando per la prima volta in A il Frosinone. Adesso, dopo il 2-0 all’Udinese, i gialloblù frusinati hanno il Palermo nel mirino (a un punto) e neppure Atalanta e Udinese (a più 4) possono stare troppo tranquille. La squadra di Stellone gioca un calcio pratico e spesso piacevole, non ha grandi nomi in rosa ma con l’umiltà dei forti si è tenuta agganciata al treno-salvezza. Ricordavamo Stellone come attaccante di talento, al gol nel suo debutto in A con la maglia del Napoli (nientemeno che contro la Juve) e autore di una rete spettacolare in B in un Torino-Modena di giusto dieci anni fa. Lo ritroviamo maturo, nonostante i 38 anni che fanno di lui il tecnico più giovane della Serie A, e pronto al salto per una panchina più prestigiosa.

PREMIO SCHERZI DEL DIAVOLO -Le statistiche sono impietose: in 6 partite giocate in A tra San Siro e il Mapei Stadium, il Milan ha perso quattro volte contro il Sassuolo. La striscia di partite utili consecutive del Milan si ferma così a quota 9 e a Reggio Emilia si fermano anche le speranze di rimonta Champions e (quasi certamente) le chances di conferma di Mihajlovic per la prossima stagione. E meno male che il patron dei neroverdi, il presidente (uscente) di Confindustria Giorgio Squinzi, è un dichiarato tifoso rossonero…

PREMIO BUNKER BIANCONERO – I numeri di Gigi Buffon (quegli 836 minuti di imbattibilità) sono da gigante. Ma ci sono anche numeri più piccoli che esaltano la terza linea bianconera. Barzagli sblocca la sfida di Bergamo e torna al gol dopo quasi 4 anni (ultima rete in campionato sempre contro l’Atalanta nel 3-1 del maggio 2012), Bonucci è stato il protagonista dal dischetto della qualificazione alla finale di Coppa Italia e pochi giorni prima aveva messo in discesa anche la vittoria (2-0) contro l’Inter in campionato. Insomma, all’appello del gol manca solo (dei tre magnifici difensori centrali juventini) Giorgio Chiellini, ancora convalescente dall’ennesimo acciacco muscolare.

PREMIO SETTEBELLO GIALLOROSSO – In attesa della grande sfida di martedì sera al Bernabeu, a Roma ci si frega le mani facendo di conto. La gestione Spalletti ha portato la settima vittoria consecutiva, i nuovi acquisti del mercato invernale (El Shaarawy e Perotti) hanno portato in dote 7 gol e 7 assist. Insomma, peccato solo che a Madrid si giochi martedì 8 marzo, anzichè lunedì 7…

 

Dai Zaza, sorridi di più. Federico merita Euro2016

PREMIO IL GAMBERO – La sera del 6 gennaio nella calza della Befana un’Inter già in fase calante (aveva perso a San Siro con la Lazio nell’ultima del 2015) vince a Empoli con gol di Icardi. Da quella sera, in poco più di un mese, la squadra di Mancini in 7 partite (21 punti a disposizione) ha fatto solo 6 punti. Nello stesso lasso di tempo la Juve ne ha fatti 21, il Napoli 18, la Roma 14 e la Fiorentina 11. Una crisi, quella nerazzurra, certificata dai numeri.

PREMIO FEDERICO IL GRANDE – Si può eccellere, in una partita, anche senza entrare nel tabellino dei marcatori. Talento e corsa, fantasia e velocità. Federico Bernardeschi, classe ’94 (compirà 22 anni martedì 16: auguri!), è la rivelazione italiana del campionato. La maglia viola numero 10 pesa come poche altre nella storia del nostro calcio. L’hanno indossata negli ultimi 50 anni De Sisti, Antognoni, Roby Baggio e Rui Costa. E la sta vestendo con grande disinvoltura questo fantasista moderno. Che merita un posto nella lista dei 23 azzurri per Euro 2016.

PREMIO CODINO D’ORO – A 34 anni Rodrigo Palacio – come del resto già domenica scorsa a Verona – è stato il top dell’Inter al Franchi. Serve l’assist a Brozovic, corre e si sacrifica come un terzino di vent’anni. E dire che era il più vecchio dei 28 giocatori scesi in campo in Fiorentina-Inter…

PREMIO TIRA LA BOMBA – Nella conferenza stampa della vigilia Sinisa Mihajlovic, scherzando ma non troppo, si era detto disposto a… prestare a Honda il suo magico e mitico sinistro. Contro il Genoa il giapponese ha firmato il suo primo gol in campionato con una bomba mancina dalla distanza. E il suo tecnico ha ringraziato citando il suo vecchio maestro Boskov. Che diceva: chi tira mai sbaglia.

PREMIO MONUMENTALE – Di Andrea Barzagli questa rubrica tesse elogi sperticati da tempi non sospetti. Diciamo da più di due anni. Considerandolo il miglior difensore del calcio italiano. Siamo contenti che – un po’ in ritardo – adesso tanti altri la pensico così.

PREMIO SORRISO FORZATO – Domanda: perchè un giocatore non abituato alle grandi ribalte (prima di quest’anno non aveva mai giocato in Champions e finora non ha preso parte nè a un Mondiale nè a un Europeo) segnà il gol decisivo nella partita più importante della stagione ed esulta con un mezzo sorriso forzato? Perchè lo stesso giocatore, dopo aver firmato contro il Siviglia la sua prima rete in Champions, non esulta e mette su il muso bello incazzuso? Già, perchè Simone Zaza non esulti come Dio (del calcio) comanda? Su, dai, forza: sorridi di più. Segnare è bello, salvo che non si voglia per forza passare per “strani” e vestire i panni del Balotelli bianco.

 

Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

Milan zero assoluto, Destro rimpianto giallorosso

PREMIO RIMPIANTO – Mattia Destro sembra essersi messo alle spalle il suo “campionatus horribilis”, quello scorso. Mezza stagione alla Roma e mezza al Milan, un disastro dietro l’altro. Adesso, grazie alla cura Donadoni, è tornato il bomber che tanto prometteva qualche annetto fa. E dalle parti di Trigoria il rimpianto si fa forte, anche per via dei numeri: Destro finora ha segnato 4 gol (con l’aiuto di un rigore), Edin Dzeko nella Roma in campionato ne ha firmato tre (di cui però due dal dischetto, ergo uno solo su azione, quello di testa rifilato alla Juventus).

PREMIO CALCIO SPETTACOLO – E’ quello che predica Paulo Sousa, è quello che interpretano i suoi allievi, è quello che ha riportato la Fiorentina al secondo posto sulla scia dell’Inter. Quindici partite di campionato, 30 centri all’attivo; cinque in Europa League, 10 reti segnate. Totale, 20 gare ufficiali e 40 gol. Chapeau.

PREMIO ZERO ASSOLUTO – Giocatori scarsi, allenatore con poche idee, dirigenza in stand by (arriva il closing? quando?). Risultato, Milan punti 24. Come l’Atalanta. Due in meno del Sassuolo.

PREMIO TRIO MERAVIGLIA – All’Olimpico di Roma era stato il Papu Gomez a fare da mattatore: un gol e un rigore procurato (trasformato da Denis). Contro il Palermo il Papu ha servito sulla testa di Cherubin l’angolo del raddoppio che chiude la sfida. Prima ci aveva pensato il ritrovato capitan Denis, suo compagno di prima linea nonchè connazionale, a mettere la partita in discesa. Per Maxi Moralez niente gol ma la solita prova ricca di sostanza e inventiva. E per l’Atalanta ecco la settima vittoria in 15 giornate. E un posto con vista Europa.

PREMIO SACRIFICIO – Finora ha giocato poco ed è ancora a zero in classifica marcatori. Epperò il Rodrigo Palacio che sostituisce Icardi contro il Genoa regala due bombom che Felipe Melo nel primo tempo e Jovetic nella ripresa sprecano malamente. E soprattutto fa movimento e aiuta la squadra in fase di non possesso. E a Icardi fischiano le orecchie…

 

La versione del Mancio, bello ma perdente

PREMIO MISTER SCUDETTO – Un secondo tempo fantastico, con l’uomo in meno. Una sconfitta che fa molto meno male di quella a San Siro contro la Fiorentina. Insomma, complimenti vivissimi a Roberto Mancini: che ha offerto una lezione di gioco, ha azzeccato tutti i cambi (in primis la sostituzione di un abulico Icardi) e ha messo in bella vista al San Paolo un’Inter tutta grinta, qualità e corsa. Ecco, forse magari qualcuno la smetterà di sfottere l’Inter brutta ma vincente. Anche se di sicuro il Mancio la preferisce a quella di Napoli, bella ma (immeritatamente) perdente. Con i pali di Jovetic e Miranda nelle battute finali che avrebbero meritato miglior sorte.  

PREMIO SUPERBOMBER – I due gol, l’occasione del possibile 3-1 nel finale sventata da Handanovic, una partita da leader. Insomma non ci sono più aggettivi per il Pipita Higuain, capocannoniere con 12 pipite in 14 giornate. Eppure in Argentina c’è chi ancora lo discute e lo contesta, additando al numero 9 azzurro le responsabilità per le sconfitte al Mondiale 2014 (gol clamoroso sbagliato solo davanti a Neuer in finale) e in Coppa America 2015 (gol sbagliato sullo 0-0 e rigore gettato alle ortiche).   

PREMIO O’ DIRETTORE – Pier Paolo Marino, uno dei dirigenti più preparati del nostro calcio, è a spasso. Qualche mese fa ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttore generale dell’Atalanta dopo che la proprietà gli aveva affiancato Giovanni Sartori, l’artefice del “miracolo Chievo” di inizio anni Duemila. Del “miracolo Atalanta” odierno, però, i meriti continuano a essere in toto o quasi di Marino alias O’ Direttore. A cominciare dalla scelta a campionato in corso (nella scorsa stagione) di Edy Reja in panchina al posto di Colantuono. Senza considerare che 11 dei 14 protagonisti della bella e storica vittoria in casa della Roma sono stati portati in nerazzurro proprio da Marino. Tutti, a cominciare dai goleador Papu Gomez e Tanque Denis. In sostanza, tutta la squadra con l’eccezione di Paletta, Kurtic e De Roon.

PREMIO GOMITO DI PIOMBO – La domenica mattina Leonardo Pavoletti, il Pavoloso secondo un bel due aste della Gradinata Nord, aveva letto compiaciuto le righe dedicategli dal mitico Gianni Mura sull’autorevole Repubblica nella prestigiosa rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”. Il bomber genoano era stato gratificato del titolo (“L’esempio di Pavoletti tra libri e maiali”) e di due 7,5 e di un 8 nonchè di tante belle parole da parte del giornalista che giusto la settimana prima lo aveva segnalato a Conte per la Nazionale. Tanti elogi hanno evidentemente fatto perdere la testa a Pavoletti, che con una sconsiderata gomitata al volto di Gagliolo dopo appena 6′ ha in pratica compromesso la partita del Grifone. In attesa della stangata (non si quotano le tre giornate di squalifica) che penalizzerà ulteriormente il Genoa di Gasperini che di qui a fine 2015 dovra giocare a San Siro con l’Inter, in casa contro il Bologna e all’Olimpico con la Roma. 

PREMIO CRESTA D’ORO – Sabato contro il Bologna Andrea Belotti alias il Gallo ha festeggiato il suo primo gol con la maglia del Toro, settimo in Serie A, trascinando nella sua esultanza, lui 21enne (compirà 22 anni il prossimo 20 dicembre), il tecnico Giampiero Ventura. Uno spettacolo vedere il 67enne allenatore granata portarsi la mano sulla testa e rotearla a mo’ di cresta. Messa in discesa con quella prodezza la sfida contro i rossoblù di Donadoni, ci ha poi pensato Vives a chiudere il conto tornando a regalare un successo al Comunale-Olimpico dopo due mesi con in mezzo la sconfitta con l’Inter e i pareggi contro Genoa e Milan.

Conte l’invasato, curva Hellas da applausi

PREMIO IMBECCILITTA’ – I soliti cori razzisti anti-napoletani si sono uditi forti e chiari durante Verona-Napoli e sul finire di Inter-Frosinone. Per stigmatizzarli non bastnao più parole nè aggettivi.

PREMIO FEDELTA’ – I cori (pro) e la sciarpata gialloblù nei minuti finali di Verona-Napoli sono stati da pelle d’oca. L’Hellas aveva appena perso la settima partita su 13, è in coda alla classifica ed è l’unica squadra della A a non aver ancora vinto. Eppure i suoi sostenitori hanno dato l’ennesima lezione di tifo. Gli eredi delle Brigate Gialloblù in passato e nel presente avranno pure avuto derive fascistoidi e pseudorazziste (vedi sopra), ma in quanto ad attaccamento ai colori oggi come oggi non temono confronti nel mondo ultrà (o in quello che ne rimane).

PREMIO SHOW DA DIMENTICARE – S’impone un piccolo passo indietro, alla sera di martedì 17 novembre, quella della cancellazione per rischio terrorismo di Germania-Olanda. Stadio Dallara di Bologna, amichevole (rip. amichevole) Italia-Romania a Bologna. Cominciata nel ricordo dei morti della strage di Parigi: Marsigliese, lutto al braccio e pensieri alti (più alti di una partitina con poco senso anche in condizioni “normali”). Ebbene, lo spettacolo offerto in mondovisione dal nostro ct Antonio Conte è stato davvero imbarazzante: saltava, imprecava e sobbalzava in panchina come un invasato a ogni errore (o presunto tale) dei suoi giocatori o dell’arbitro. Esultava manco avesse vinto il Mondiale al gol di Gabbiadini del momentaneo 2-1. Livido in volto teneva una conferenza stampa dai contenuti quanto meno discutibili. Non c’è bisogno di scomodare la flemma dei maestri svedesi Liedholm ed Eriksson. Siamo certi che un comportamento così non lo avrebbero tenuto neppure i più grandi allenatori del calcio italiano moderno (da Sacchi ad Ancelotti passando attraverso Capello e Lippi). L’Italia avrà pure pareggiato 2-2 ma il nostro ct è riuscito a fare una figura se possibile peggiore.

PREMIO PIANGINA – Ok, il terreno di gioco del Dallara sabato pomeriggio era al limite della praticabilità (e forse oltre). Ma alla fine si è giocato, chi ha visto la partita si è pure divertito e il Bologna avrebbe pure darecriminare per un gol regolare annullato e una mancata espulsione a Torosidis. Al 91esimo le lamentele del sempre misurato Donadoni sono nel limite dell’accettabile. Francamente fuori luogo invece l’intemerata di Rudi Garcia nei confronti dell’arbitro Rocchi: “non è stata una partita, ma una parodia di calcio”. Magari, la prossima volta, Mister Piangina provi a insegnare meglio la fase difensiva ai suoi centrali Torosidis & Rudiger…

PREMIO PROFETA DI SVENTURA – Non sappiamo se Hernanes sarà recuperabile per la sfida contro il Manchester City. Di sicuro sappiamo che, senza di lui, la Juve contro il Milan ha giocato meglio e meritato di vincere. E che l’ultima volta che il Profeta aveva giocato da titolare (a Moenchengladbach in Champions) aveva rischiato di far perdere la Juve per la sciagurata espulsione a inizio ripresa. Insomma, non c’è da stupirsi che Hernanes abbia fatto parte della rosa dei magnifici (si fa per dire…) 23 della Seleçao per i Mondiali del 2014. In quello che è stato il peggior Brasile della storia.

PREMIO 10 E LODE – Al Bentegodi ecco il gol numero 10 in campionato del capocannoniere in solitario Gonzalo Higuain. El Pipita – a un terzo o poco più del campionato – potrebbe addirittura arrivare a quota 30 se dovesse mantenere questa straordinaria media. Facendo così meglio anche di Edinson Cavani, autore nella stagione 2012-13 di 29 reti, massimo bottino stagionale per un giocatore del Napoli.

PREMIO MANUALE DEL GOL – Da applausi il triangolo Icardi-Ljajic-Icardi che ha portato al raddoppio dell’Inter contro il Frosinone. Un gol davvero da manuale, che – se ancora ce ne fosse stato bisogno – legittima la leadership in campionato della squadra di Mancini.

 

 

Insigne merita la 10 di Dieguito

PREMIO MARADONA – Un assist e due gol. La partita perfetta per Lorenzo Insigne. Peccato per quel numero 24 sulla schiena… Ora è chiaro ed evidente che di Diego Maradona ce n’è uno e (non ce ne voglia Messi) non ce ne saranno altri per chissà quanto tempo. Ma sarebbe bello che il Napoli liberasse la maglia numero 10 ritirata in onore di Dieguito. E la consegnasse allo scugnizzo di Grumo Nevano. La cui valorizzazione è uno dei tanti meriti di Sarri. Che dopo le critiche proprio di Maradona, che non lo riteneva all’altezza del Napoli, non ha più sbagliato un colpo. Continua a leggere