Fabio il Grande, alla faccia di Mazzarri e Conte

PREMIO MRMS – L’acronimo sta per Massimo Risultato con il Minimo Sforzo. E’ lo slogan applicato al campo dell’Inter manciniana. Che non entusiasma per qualità di gioco ma vola in classifica. Che ha vinto tutte le prime 4 partite di campionato con lo scarto di un gol (1-0 alla Fiorentina, 2-1 a Carpi, 1-0 al Milan e 1-0 a Verona in casa Chievo). Che al Bentegodi ha ritrovato i gol del suo capitano e capocannoniere della scorsa stagione, Maurito Icardi. Il Mancio sorride sornione alle domande che lo incalzano sul tema scudetto. Sa benissimo, per esempio, che la Grande Inter di Mourinho non era mai partita così forte: 10 punti su 12 sia nel 2008-09 che nella magica stagione successiva, quella del Triplete. E ricorda altrettanto bene che la sua Inter dal gioco migliore (quella della sua prima annata in nerazzurro, nel 2004-05) nelle prime 4 giornate di punti ne raccolse soltanto 6.

PREMIO LENTI A CONTATTO – Nella Roma fine anni Ottanta, che aveva celebrato l’ennesimo ritorno sulla panchina giallorossa di Nils Liedholm, c’era una coppia centrale difensiva sulla carta fortissima ma sul campo un po’ meno: Fulvio Collovati, eroe del Mundial di Spagna, e l’emergente Luca Signorini. I due furono ribattezzati “lenti a contatto”, quella Roma targata 1987-88 in difesa era un colabrodo ma riuscì comunque ad arrivare al terzo posto alle spalle del Milan sacchiano e del Napoli maradoniano. Manolas e Rudiger, strepitosi appena mercoledì nell’arginare il tridente delle meraviglie Messi-Suarez-Neymar, è stata infilata più volte in velocità subendo i gol di Defrel e Politano. E la premiata ditta di Garcia ha ricordato tanto quella di quasi trent’anni fa che faceva disperare il Barone.

PREMIO MATURITA’ – Fabio Quagliarella è l’autentico leader e trascinatore del Toro dei miracoli, secondo da solo sulla scia dell’Inter e secondo in quanto a gol segnati: 9 (contro i 5 dei nerazzurri, tanto per dire…). Il bomber di Castellammare di Stabia – unico dei 23 azzurri a salvarsi dal disastroso Mondiale 2010, ricordiamolo sempre – si gode a 32 anni il suo ennesimo magic moment. Di una carriera che avrebbe potuto regalargli qualche soddisfazione in più se solo Fabio fosse stato compreso meglio da due suoi illustri allenatori che lo hanno avuto alle dipendenze utilizzandolo poco  e male: Walter Mazzarri prima, nel Napoli e Antonio Conte, poi, nella Juventus. Con Ventura il feeling è scattato immediato: e così Quagliarella, capitano senza fascia (è di Glik), è diventato il faro granata. E magari Conte – che già lo ha convocato una volta in azzurro – potrebbe restituirgli con gli interessi ciò che gli aveva tolto ai tempi della Juve: quando, nonostante Quaglia avesse la miglior media gol e segnasse gol pesanti anche in Europa, era sempre o quasi l’ultima scelta dell’attacco bianconero.

PREMIO BRUTTA STATUINA – Per carità, niente da dire. Gran gol quello di Higuain che ha aperto le marcature in Napoli-Lazio. Bello il movimento, forte e precisa la conclusione a rete del Pipita. Da censurare, con un voto pari al numero di maglia (2), l’opposizione (si fa per dire…) dell’olandese Hoedt. Che la Lazio ha pescato in Olanda nell’ultimo mercato estivo. E che forse si sta rendendo conto che giocare nell’Az Alkmaar in Eredivisie non è la stessa cosa che farlo nella Lazio in Serie A…

 

Luca la Pantera e Rafa bollito in salsa Real

PREMIO JAPANESE BOY – Fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Inzaghi. Per carità, Pippo è al suo primo anno in panchina nel calcio dei grandi ma frequenta l’ambiente da quasi 25 anni. E stupisce il suo stupore: che cioè non capisca (o faccia finta di non capire…) che il suo destino in rossonero è segnato. Insomma, assomiglia tanto Inzaghi ai “soldati fantasma” giapponesi, che combattevano nella giungla ignari che l’imperatore Hirohito si era arreso da mo’ agli americani…

PREMIO ANTICALCIO – Uno, piantato come un palo della luce, fa tristezza e viene difficile immaginarlo splendido bomber dieci e passa anni fa. L’altro, confusionario e pasticcione, non pare proprio essere quel progetto di “attaccante moderno” che era stato propagandato in estate. Insomma, per il brasiliano Amauri e il venezuelano Josef Martinez la passerella milanese contro il Milan ha chiaramente confermato la loro inadeguatezza. Buon per il Toro che per il resto della stagione Fabio Quagliarella e (da gennaio) Maxi Lopez hanno fatto il loro dovere. Segnando a raffica e dando un contributo di grande spessore, anche internazionale, alla causa granata.

PREMIO BOLLITO IN SALSA REAL – Se davvero andrà al Real Madrid al posto di Carletto Ancelotti, Rafa Benitez chiuderà dopo due anni in azzurro e pochi mesi nerazzurri (targati 2010) la sua avventura italiana. E il bilancio non può essere positivo: d’accordo, con l’Inter aveva alzato Supercoppa italiana e Mondiale per club e al Napoli ha regalato una Coppa Italia e una Supercoppa di Lega. Ma l’ultima stagione (Supercoppa a parte) è stata davvero deludente: cominciata in estate con l’eliminazione da parte dell’Athletic Bilbao nei preliminari Champions e proseguita con le incredibili eliminazioni in Coppa Italia (1-3 contro la Fiorentina) e in Europa League (fuori in semifinale per mano del modestissimo Dnipro, battuto peraltro due volte persino dall’imbarazzante Inter mazzariana). Solo una vittoria contro la Lazio e una qualificazione acciuffata in extremis ai Preliminari della Champions 2015-16 può salvargli (in parte) la reputazione.

PREMIO PANTERA GRIGIA – Il vecchietto dove lo metto, cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. Il vecchietto si è messo in cima alla classifica cannonieri. Toni Luca, anni 38, gol 21 in questo campionato. Sembrava da tempo fatto e bollito: lo si ricordava ciondolare senza arte nè parte con le maglie di Roma, Genoa, Juve e Fiorentina-2 dopo i fasti palermitani, viola e bavaresi. E invece a Verona – sotto la sapiente regia panchinara di Andrea Mandorlini – Luca è tornato ai livelli Mundial di Germania 2006, l’anno magico in cui vinse la classifica cannonieri in viola e la Coppa del mondo in azzurro. Toni rischia di bruciare allo sprint i re dei tango-gol Icardi e Tevez. Un bello scatto d’orgoglio per il calcio italiano. In attesa di ritrovare giovani virgulti (tipo Gabbiadini e Berardi) a lottare per il trono dei cannonieri.

Il 7bello di Pogba, SuperMiro e MiniPippo

PREMIO SETTEBELLO – Non segnava da 7 partite di campionato, ha segnato il suo gol numero 7 in questo torneo. Paul Pogba, sempre lui, ancora lui. Il gioiello prelevato a costo zero dallo United che – alla sua terza stagione in bianconero – si sta confermando come uno dei talenti più puri del calcio mondiale. Un’annata con tanti alti e qualche basso per il francesone che però quando più la Juve lo necessitava si è fatto trovare pronto. Firmando il siluro da tre punti contro il Sassuolo, mettendo forse la firma allo scudetto numero 31. In attesa della consacrazione in Champions a Dortmund tra una decina di giorni…

PREMIO USATO SICURO – A 37 anni ancora da suonare, Miro Klose è tanta roba. Non ci voleva la doppietta alla Fiorentina per scoprirlo. Ma in un momento così buio per il calcio italiano avere in Serie A il bomber mundialista di tutti i tempi (con 16 gol, meglio di Ronaldo il Fenomeno e Gerd Mueller) è un orgoglio. E per i tifosi della Lazio una libidine. Che per ora si trasfigura in un terzo posto a pari merito con il Napoli. Vuoi vedere che dopo anni di vana rincorsa, la Lazio era Lotito può centrare il Grande Obiettivo della Champions? Di sicuro con Pioli in panchina e Klose là davanti ha centrato l’allenatore e il bomber giusti…
PREMIO FISCHIETTO MAGICO – Diciamo la verità: al minimo errore siamo sempre pronti a bacchettarli, a vivisezionare ogni decisione con l’aiuto delle tante telecamere a disposizione e la prosopopea di chi la sa lunga. Ebbene, da moviolista (pentito) non capisco perchè quando un arbitro – come nello specifico Gianluca Rocchi domenica sera in Napoli-Inter – fa una partita perfetta non gli si appioppi in pagella un bell’8 pieno pieno. La Gazzetta e Repubblica lo gratificano con un 7, il Corriere dello Sport gli dà un positivo 6,5 mentre Corriere della Sera e Stampa considerano la sua direzione sufficiente (6). Controcorrente va Tuttosport con un ingeneroso 5,5. Per noi Rocchi nella serata del San Paolo è stato meglio (perchè più continuo) di Icardi e Higuain. E si merita un bene, bravo, 8+. Adesso lo aspetta la Champions League, AtleticoMadrid-Bayer Leverkusen potrebbe essere la “sua” partita. In bocca al lupo.
PREMIO CATENACCIO 2015 – Ben gli sta, avrà sussurrato sabato sera qualche amante del bel calcio: il cambio Bocchetti per Pazzini ha certificato la inadeguatezza di Pippo Inzaghi ad allenare una squadra dal blasone del Milan. Che in casa contro il Verona, senza emergenze particolari, non può difendere gli ultimi minuti con tre difensori centrali e due laterali. Per poi prendere un gol come quello di Nico Lopez. A rendere davvero imbarazzante il bilancio in panchina del fu Superpippo Gran Predatore delle aree di rigore un dato che non è solo numerico (10 punti su 30 disponibili nel 2015): nell’anno nuovo delle 10 sfide di campionato il suo Milan ne ha giocato ben 7 contro squadre che lo seguono in classifica e di queste ben sei casalinghe. Ebbene, a San Siro contro Sassuolo, Atalanta, Parma, Empoli, Cesena e Verona il bottino rossonero è stato povero in quanto a punti (8 sui 18 disponibili) e disarmante in quanto a qualità di gioco.
PREMIO FAIR PLAY – Il pubblico di Udine è notoriamente di palato fine. Una prova in più l’ha data applaudendo per quasi due minuti di fila la strepitosa giocata dell’ex (che aveva appena segnato senza peraltro esultare…) Fabio Quagliarella: gran numero e destro a incrociare sul palo. Difficile ricevere un attestato di stima del genere per un calciatore, per di più fuori casa. E così gli applausi li rigiriamo allo sportivissimo pubblico (una volta si diceva così…) del Friuli.

Juve-Inter è il derby… d’Argentina

PREMIO DERBY… DEL TANGO – Maurito Icardi risponde a Carlitos Tevez. Juve-Inter finisce 1-1 e per una volta i protagonisti sono quelli attesi alla vigilia. Tevez non aveva mai segnato contro l’Inter e, dopo aver promesso di sfatare il maleficio nell’intervista prepartita a Gianni Balzarini di Premium Calcio, mantiene la parola sul campo. Icardi aveva già segnato 4 gol in tre gare contro l’Inter e firma il pokerissimo. Poi rischia di prendersi gli schiaffi da un altro argentino caliente, Pablo Daniel Osvaldo, imbestialito perchè ignorato dal compagno in un contropiede che poteva portare al raddoppio interista. Insomma, un derby d’Italia più che mai all’insegna… dell’Argentina.

PREMIO VAN BASTEN – In quel San Siro che per quasi sei stagioni è stata la sua casa, Marco Van Basten ha rivisto… un gol dei suoi proprio contro il “suo” Milan. La prodezza la firma Simone Zaza, uno nato nel ’91 che non ha mai avuto l’opportunità di ammirare il Cigno nè dal vivo nè in diretta tv. Eppure il gol al volo su assist dall’angolo di Berardi ricorda da vicino le prodezze dell’attaccante olandese. Forse il centravanti più completo nella storia del calcio.
PREMIO BAGNO D’UMILTA’ – A forza di pensare al terzo posto e di ascoltare il presidente Berlusconi dire che “l’organico del Milan non è inferiore a quello di Juve e Roma” succede che… il Sassuolo passi con merito e faccia cominciare l’anno rossonero nel peggiore dei modi. L’amichevole vittoria contro il Real Madrid aveva illuso tanti, Pippo Inzaghi in primis. Ma la coppia Zaza & Berardi è riuscita dove avevano fallito Bale e CR7.
PREMIO PREMIATA DITTA – L’EuroPalermo costruito da Beppe Iachini ha sangue sudamericano: quattro dei cinque gol rifilati al Cagliari del povero Zola arrivano da Argentina (la doppietta di Dybala e la rete di Munoz) e Paraguay (il gol di capitan Barreto). Ma è proprio sull’asse tutto “cordobes” Vazquez-Dybala che corre il meglio della squadra rosanero. Il primo sembra il degnissimo erede di Pastore, l’attaccante la fotocopia del miglior Montella. Entrambi arrivano da squadre di seconda schiera del calcio argentino, entrambe della città di Cordoba: dal Belgrano arriva Vazquez e dall’Instituto proviene Dybala. Due investimenti che a breve-medio termine frutteranno al saggio Zamparini varie decine di milioni…
PREMIO MADE IN ITALY – La Fiorentina tutta straniera che perde a Parma (gol di Costa e rigore parato da Mirante); il Sassuolo tutto italiano di Di Francesco che vince e incanta San Siro; l’Empoli tricolore di Sarri che – finisse oggi il campionato – sarebbe salvo in carrozza. Insomma, la Serie A targata 2015 è cominciata all’insegna del made in Italy. Per la gioia dell’incontentabile Antonio Conte.
PREMIO PALLA DI PIOMBO – Riletti sull’Almanacco Panini quei 75 gol in 4 tornei di Bundesliga con la maglia nientepopodimeno del Bayern Monaco fanno davvero specie. Se paragonati ai 4 miseri golletti segnati in un anno e mezzo in maglia viola. Ok, Mario Gomez ha l’alibi del grave infortunio sofferto la scorsa stagione, ma quello visto in queste ultime settimane non è neppure lontano parente del bomber acclamato nell’estate 2013 da più di 20mila tifosi viola in festa. Da campione a bidone il passo, ahilui, è stato breve…

Infinito Totò, Inter che delusione

I BUONI

COMAN – Stai a vedere che la premiata ditta Marotta & Paratici ci ha azzeccato un’altra volta… Dopo il colpaccio Pogba, strappato quasi a costo zero al Manchester United di Ferguson nell’estate 2011, ecco Kingsley Coman, la sorpresa di Chievo-Juve. Un 18enne pieno di talento e personalità che Allegri ha avuto il coraggio di buttare dentro da titolare pur non mancandogli un’alternativa pesante come Pereyra.
DIEGO LOPEZ – Mentre in serata Casillas si becca quattro pappine dalla Real Sociedad, nel pomeriggio Diego Lopez nel suo esordio a San Siro s’allunga alla grande sul tentativo di trasformazione dal dischetto di Candreva. Uno dei rari casi di rigore più parato che sbagliato.
DE SANCTIS – Quando ha cominciato da prof nel Pescara, 20 anni fa, c’era ancora la numerazione vecchia maniera dall’1 all’11. Adesso a 37 anni si conferma come uno dei migliori portieri della Serie A. Un bel po’ di merito della vittoria della Roma sulla Fiorentina è suo.
DI NATALE – Un altro vecchietto classe 1977 che continua a fare faville. Già in vetta alla classifica cannonieri con la doppietta rifilata all’Empoli, la sua prima squadra. Ha segnato 195 gol in Serie A, quota 200 è ormai a portata di piede per Totò.

I CATTIVI

MAZZARRI – Nella giornata in cui vincono Juve, Roma, Napoli e Milan, la sua Inter è l’unica delle grandi a partire con il freno a mano tirato. Un’Inter che in casa del Toro gioca con eccessiva timidezza, con un modulo più difensivo rispetto a quello granata. Cinque difensori, due centrocampisti difensivi come Medel e M’Vila e solo tre giocatori portati ad offendere (Kovacic, Hernanes e Icardi). Troppo poco per vincere.
ANTONELLI – Un errore senza palla che costa la sconfitta al Genoa: il suo posizionamento in occasione del gol dell’1-2 di De Guzman consente al centrocampista olandese vestito d’azzurro di inserirsi in piena libertà e di battere Perin.
LARRONDO – C’è modo e modo di fallire un calcio di rigore. Quello scelto dall’argentino (che molti nella Torino granata hanno ribattezzato Orrendo Larrondo) è tra i peggiori: tiro debole e centrale a esaltare un pararigori come Handanovic che non metterà certo questa sua parata tra le migliori prodezze della sua carriera.

I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere

Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

Pipita, Maurito e i gemellini…

I BUONI

GEMELLI – Al principio pareva un’eresia, dopo una domenica con due gol strepitosi, uno a testa (anzi, a piede…), tiene l’accostamento della premiata ditta del gol Cerci & Immobile agli originali Gemelli di scudettata memoria granata Pulici &  Graziani.  Il destro di Ciro e il sinistro di Alessio sono prodezze da cineteca, da mostrare a rullo nelle scuole calcio di tutta Italia.

ICARDI – Sempre più padrone del posto che fu di Diego Milito, uno degli eroi del Triplete. In coppia con Palacio fa cose favolose (come si favoleggia faccia sotto le lenzuola in coppia con la fidanzata Wanda Nara). Nella sfida del gossip con Maxi Lopez stravince a partire dal mancato saluto iniziale dell’ex amico.

HIGUAIN – Un altro bomber argentino ispiratissimo. Il triplete del Pipita dopo qualche battuta a vuoto e qualche sostituzione di troppo rilancia il Napoli. E adesso la classifica cannonieri diventa uno spettacolo: con Immobile, Tevez, Toni e Higuain a giocarsela gol su gol.

CORINI – Da giocatore per tutti era Genio (da Eugenio ma anche per le sue doti di regista lucido e creativo). Da allenatore sta provando a portare in salvo il Chievo e la vittoria in casa del Livorno rischia di essere decisiva nella lotta per non retrocedere.

 

I CATTIVI

LOPEZ – Un pomeriggio da dimenticare. Cominciato male (con il mancato saluto a Icardi), proseguito peggio (con il rigore fallito) e finito con la disfatta dello 0-4. Non è bastato a Maxi l’appoggio incondizionato di Marassi e della Gradinata Sud.

BERARDI – Non ripaga il suo mentore Di Francesco per la fiducia e nemmeno onora la convocazione per lo stage azzurro premondiale. Sembra lontano parente del bomber che aveva “matato” il Milan di Allegri in una fredda serata invernale.

STENDARDO – Questa volta l’avvocato stecca l’arringa difensiva. Ok, la Roma è fortissima e l’attacco giallorosso è una macchina da gol ma il regalo che confeziona a Taddei è davvero imperdonabile.

CONSTANT  – Ok, il pubblico di San Siro non gli perdona nulla, a cominciare dalle voci su condotte extrasportive non esattamente da professionista. Ma pur in presenza di una stagione così disgraziata per i rossoneri considerare che Constant possa fare il titolare nel Milan è un bel colpo al cuore visto che in quella corsia, per anni e anni, galoppava un certo Paolo Maldini…

 

Destro-Icardi, che giornata

I BUONI

 

DESTRO – E’ anche un po’ cattivello (quella manata galeotta ad Astori avrebbe potuto negargli una domenica da protagonista e potrebbe costargli tre turni di squalifica) ma davanti alla porta non perdona. Un tris con sapore carioca, quello del Sant’Elia che ne rilancia le quotazioni azzurre in chiave Mundial. Per ora a godersi i gol di Mattia è Rudi Garcia che prova a dar corpo alla mission impossible di rimontare la Juventus.

ICARDI – Il secondo gol di sabato è un gioiello di balistica e precisione, il primo gol è da mostrare agli aspiranti calciatori sotto la voce “come deve muoversi in area un centravanti”. I guai fisici che lo avevano tormentato a inizio stagione e la tempesta ormonale della sua love story con Wanda Nara vanno definitivamente in archivio, soppiantati da un rendimento lusinghiero che salva la panchina di un Mazzarri che non è che lo vedesse così bene…

REJA – La serietà e il lavoro pagano, sempre. Mister Edy ne è la più lampante testimonianza. Con una squadra non eccelsa e in una situazione ambientale delicatissima, sta tenendo la Lazio in zona Europa League. Che questa Lazio, sfiancata nei mesi scorsi anche dal doppio fronte europeo, abbia solo due punti in meno dell’Inter è già un mezzo miracolo.

PAROLO – Con il gol da tre punti rifilato a Reina raggiunge quota 8 reti. E 8 è anche il voto che merita la stagione di questo centrocampista completo che merita la ribalta azzurra in chiave Mondiale e in futuro una big: tifosissimo del Milan, farebbe comodo ai rossoneri come anche all’Inter che lo segue da un po’ di tempo.

 

I CATTIVI

MAZZARRI – Ridurre tutto allo slogan “è un momento così, passerà” non fa onore a un allenatore che in carriera non aveva mai sbagliato un colpo. Dopo imprese storiche (promozione in A con il Livorno, salvezza con la pluripenalizzata Reggina, finale di coppa Italia con la Sampdoria, secondo posto con il Napoli) Walterone è di fronte al primo flop in panchina. Al di là dei punti e della posizione in classifica la sua Inter gioca male. E Mazzarri a volte, nei commenti post, dà l’impressione di aver visto partite diverse da quelle svoltesi effettivamente sul campo.

MURIEL – Dov’è finito l’attaccante che tanto ricordava nelle movenze Ronaldo il Fenomeno? Se lo chiedono in tanti a Udine e dintorni. Anche a Firenze il colombiano ha esibito la sbiadita copia di se stesso. Sbagliando pure un gol facile facile (peraltro in fuorigioco, come giustamente segnalato dal guardalinee). Nell’anonimo campionato dell’Udinese il flop di Muriel è chiaro ed evidente quanto l’esplosione tra i pali di Scuffet.

MILITO – Il canto del cigno del Principe si materializza dal dischetto: dopo 33 partite l’Inter si vede fischiare (bontà sua) un rigore a favore. Ma Diego, l’eroe del Triplete, arriva mollaccione sul dischetto e spara a salve tra le manone di Curci. In Argentina ne aspettano il ritorno i tifosi del Racing di Avellaneda (che con lui festeggiarono uno storico scudetto nel 2001); a San Siro ci si domanda il perchè non abbia tirato quel maledetto rigore Icardi o Hernanes. Comunque la si veda, banalità da “senno del poi”.

BENITEZ – A questo punto solo la conquista della Coppa Italia può salvare una stagione che rischia di essere se non proprio fallimentare sicuramente deludente. La sconfitta di Parma chiude ogni chance di lotta per il secondo posto (la Roma è infatti a +12), come pure quella dell’andata (gol di Cassano al San Paolo) aveva dato l’idea che questa squadra non poteva lottare concretamente per lo scudetto. E don Rafaè deve lavorare sodo, sul mercato ma non solo.

 

DESTRO NON FA RIMPIANGERE TOTTI

I BUONI

DESTRO – Non fa rimpiangere Totti, apre e chiude la sfida contro la Samp con un colpo di testa piazzato e con un guizzo in area da centravanti vero. Se davvero tutti i guai dei mesi scorsi sono archiviati, il calcio italiano e la Nazionale ritrovano una grandissima punta in chiave Brasil 2014.
MARAN – Lezione di calcio alla Lazio, tre punti e una salvezza che non appare più come una chimera. Già dall’autorevole pareggio di San Siro contro l’Inter si era capito che il Catania versione Maran-2 (dopo l’esonero di De Canio) ha da giocarsi molte chances per rimanere in Serie A.
ICARDI – Al netto della sua (netta) posizione di offside, la zampata del 2-1 a Firenze che regala all’Inter una vittoria fuori casa dopo più di tre mesi è gol da vero “puntero”. E archivia finalmente mesi e mesi di sexy-tweet di cui francamente non ne potevamo proprio più…
EMERSON – Venerdì sera il missile all’incrocio di SuperMario Balotelli contro il Bologna aveva strappato applausi e rubato la scena. Beh, il mancino di Emerson a Cagliari è stato, se possibile, ancor più bello. Incredibile davvero la storia di questo 33enne centrocampista brasiliano alla sua prima stagione in A, sconosciuto al suo Paese e che fino a tre anni fa giocava nel Lumezzane, in Lega Pro.

I CATTIVI

PERIN & SCUFFET – I due più promettenti portieri del nostro calcio non consegnano alla storia errori particolari. Ma sicuramente sono i più arrabbiati tra i protagonisti di Genoa-Udinese 3-3. Tre gol sul groppone a testa per una domenica che non è l’ideale per chi gioca in porta…
HONDA – Da quando è arrivato al Milan, mai una magia, mai un tocco di quelli che pure lo caratterizzavano nei suoi trascorsi nel Cska Mosca e nella nazionale del Giappone. Anche contro il Bologna il nippo è parso un ectoplasma.
KLOSE – Clamoroso al Cibali: il vecchio guerriero tedesco non la vede mai. Gli anni passano anche per Miroslav, che ne ha 35 e ultimamente li dimostra tutti.