Milano: Expo, Champions e zero assoluto

PREMIO EXPO 2015 – Nel senso di Exp… ulsi dall’Europa. Lo 0-0 nel derby (punteggio che non si verificava dall’ottobre 2004, dal debutto in panchina nella stracittadina milanese di Mancini) allontana ancor di più Milan e Inter dall’Europa League. Insomma, il gran battage pubblicitario per Expo 2015 sta portando una iella incredibile alle due milanesi. Con i tifosi rossonerazzurri cornuti e mazziati, che nel maggio dell’anno prossimo avranno la possibilità di vedere addirittura la finale di Champions a San Siro. Ripensando agli anni belli del triplete interista 2010 o dei trionfi milanisti del 2007 ad Atene e del 2003 a Manchester. Sono passati cinque e otto anni dalle ultime vittorie europee di Inter e Milan. Sembra un secolo…
PREMIO MALINCONIA – Qualche barlume di Zemanlandia si era visto (soprattutto nel successo a San Siro sull’Inter e nel pareggio in casa del Napoli), ma la discesa malinconica del Cagliari verso la Serie B chiude forse la parabola panchinara di mister Zdenek. Uno che ha fatto sognare e divertire a inizio anni Novanta con quel suo Foggia dei miracoli. Ma che a quasi 68 anni (li compirà il 12 maggio, auguri!) sembra pronto per il carrello dei bolliti.
PREMIO FATTI FURBO – Farsi espellere quando la tua squadra vince 3-0 in trasferta è condotta davvero suicida. Nell’impresa – con doppia ammonizione – è riuscito Christian Maggio, che pure aveva da una decina di minuti la fascia di capitano ereditata da Hamsik. E dire che Maggio non è un pivellino, ha 33 anni e grande esperienza internazionale visto che da tempo è nel giro azzurro.
PREMIO SCUSATE IL RITARDO – Due anni fa, di questi tempi, era un pregiatissimo pezzo di mercato. Lo volevano tutti i grandi squadroni, sembrava destinato alla Juve ma invece prese poi la strada della Milano nerazzurra. Ishak Belfodil nella scorsa stagione non l’ha mai presa e non ha mai segnato: male all’Inter, malissimo al Livorno. Tornato a Parma, nella disastrata situazione societaria, sembrava allungare il suo digiuno: contro l’Empoli, entrato al 24′ della ripresa, impiega quattro minuti a battere Sepe e interrompere così il maleficio. Durato un anno e 11 mesi, il che tradotto in minuti giocati fa la bella cifra quadrupla di 2231 minuti senza fare gol. Non male, per un attaccante… Belfodil ha comunque 23 anni e straordinari mezzi atletici. E tutto il tempo davanti per tornare quello che la Juve del pre-Tevez/Llorente voleva a tutti i costi.

STORIE DI 10, UN KOVACIC DA MANUALE E UN PUPONE IMBOLSITO

PREMIO MANUALE DEL CALCIO – Il destro al volo, potente e preciso, che ha dato il via alla riscossa interista è una prodezza da incorniciare: del resto Mateo Kovacic ha nelle corde queste giocate e sotto la guida di un tecnico talentuoso come Mancini il numero 10 croato ha ancora ampi margini di miglioramento. Al di là dell’eterno tormentone su quale possa essere la posizione in campo ideale del campioncino che tanto piace (anche) a Moratti.
PREMIO SARACINESCA – Molti hanno ancora impresso quell’autogol fantozziano incassato a Parma sul retropassaggio di De Sciglio che gli provocò pure un guaio muscolare e un’assenza forzata di parecchie settimane. Da quando però Diego Lopez è tornato a difendere la porta del Milan le cose per i rossoneri hanno preso una buona piega. E nello 0-0 di sabato all’Olimpico il portiere che lo scorso anno fregò il posto a Casillas nel Real di Liga è stato il migliore in campo.
PREMIO CAPITANO CORAGGIOSO – Kamil Glik non aveva mai segnato una doppietta in vita sua, probabilmente neppure nelle infuocate partitelle che da ragazzino giocava a Jastrzebie-Zdroj, l’impronunciabile città di 90mila abitanto nel Sud della Polonia dove è nato 26 anni fa. Il capitano granata è stato però un gigante ben più del suo 1e 90 d’altezza. Perchè è riuscito a ribaltare una partita che per il Toro si era messa male proprio a causa di un suo errore di posizionamento che aveva provocato lo 0-1 genoano a firma Iago Falque. Quando si dice un capitano… con le palle.
PREMIO PIPPO INZAGHI – E’ proprio vero, Alberto Paloschi è l’Inzaghi 2.0. Un fardello, questo dell’accostamento con Superpippo, che l’attaccante del Chievo si porta dietro da sette anni, da quando appena 17enne, aveva debuttato nella prima squadra rossonera proprio con al fianco Inzaghi. E come Pippo spesso Paloschi segna sul filo del fuorigioco. E anche oltre, come capitato nel derby veronese vinto dal Chievo in casa dell’Hellas.
PREMIO NEYMAR – Felipe Anderson è un ’93 che è alla sua seconda stagione alla Lazio. Prima di sbarcare in Italia giocava nel mitico Santos, la squadra di Pelè e di Neymar. E proprio la stella del Barça aveva “adottato” Felipe mettendolo sotto la sua ala protettiva. E pronosticando per lui una luminosa carriera. Se il 7 della Lazio si esprimerà con continuità sui livelli di San Siro, Neymar ha un futuro anche come talent scout…
PREMIO E IL VECCHIETTO DOVE LO METTO? – Certo, quando si parla (male) di Totti si è sempre a rischio eresia. Però come è giusto elogiare il capitano giallorosso per le sue straordinarie prodezze, sarebbe anche cosa buona e giusta sottolinearne i difetti. Diciamolo: di Totti in questo avvio di campionato 2014-15 si è visto poco o niente. Non ha ancora segnato su azione (due rigori all’attivo) e alcune delle sue ultime prestazioni (in casa contro il Milan come nella decisiva sfida di Champions contro il City) sono state davvero imbarazzanti. Due soli squilli in questa stagione, entrambi in Champions: lo spettacolare pallonetto all’Etihad Stadium e il siluro su punizione a Mosca contro il Cska. Un po’ pochino per un genio come il Pupone. Che rischia di diventare ingombrante per le scelte future di Rudi Garcia.