Milano piange con Harakiri Nagatomo e Saponetta Abbiati

PREMIO HARAKIRI – Yuto Nagatomo, capitano contro il Cagliari, ha sulla coscienza una bella fetta del tracollo nerazzurro a San Siro. Suo il goffo assist di testa per il vantaggio sardo di Sau, sua la scriteriata entrata da dietro su Cossu che gli vale il secondo giallo, ergo l’espulsione.
PREMIO GIGI RIVA – Albin Ekdal, aitante 25enne centrocampista svedese del Cagliari importato dalla Juve sei stagioni orsono dal Brommapojkarna (avversaria del Toro nei preliminari di Europa League) aveva segnato fin qui 5 reti nelle sue precedenti 138 esibizioni in Serie A. Contro l’Inter ha fatto tris, riuscendo laddove la massima gloria del calcio rossoblù, Gigi Riva, non era mai riuscito neppure ai tempi d’oro dello scudetto 1970: segnare una tripletta a San Siro. E dire che Ekdal non è una punta e neppure un centrocampista particolarmente offensivo. Miracoli di Zemanlandia…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Piloni negli anni Settanta è stato uno dei tanti “secondi” di Dino Zoff alla Juve. Poche partite, ma la sua carriera – proseguita poi in altre squadre, Pescara in primis – rimane legata al soprannome di Saponetta, non proprio un complimento per un portiere. E Saponetta si è dimostrato anche Abbiati servendo a Succi con i suoi guantoni a presa zero la palla del momentaneo vantaggio del Cesena. Per il Milan, dopo le cappelle in serie dei difensori centrali, ecco il megaerroraccio di un portiere in chiara parabola discendente.
PREMIO BELLA STATUINA – Il serbo Maksimovic, 23 anni tra due mesi, è un buon difensore: gioca dietro nella linea a tre o anche da esterno nei cinque di centrocampo. Ha pure assaggiato la Nazionale serba. Ma le immagini della domenica del pallone ce lo consegnano piantato come un palo della luce di fronte allo scatto felino di Babacar. Una mossa da bella statuina costata al Toro due punti contro la Fiorentina.
PREMIO DOVE STA ZAZA’ – 31 agosto, Mapei Stadium di Reggio Emilia: un gol da urlo; 9 settembre, Oslo: il primo gol azzurro nel debutto ufficiale per punti della nuova Italia targata Conte. Simone Zaza, bomber lucano classe ’91 con futuro probabile in bianconero Juve dev’essere rimasto in Norvegia. Di lui si sono perse le tracce da almeno una ventina di giorni. Dopo la sbornia di elogi l’eclissi totale.
PREMIO MARADESTRO – Una prodezza come quella firmata da Mattia Destro contro il Verona non si vedeva da quasi vent’anni: a subirla sabato all’Olimpico è stato Gollini, il 20 ottobre ’95 -ovviamente con il suo piede sinistro- Diego Maradona aveva uccellato un altro portiere del Verona, Giuliani, al San Paolo. Gol da autore, gol da applausi.
PREMIO COCHISE – Da Fuerte Apache – il barrio umile di Baires dove è nato e cresciuto – il condottiero della Juve ha preso  proprio il coraggio e la personalità di un Capo Indiano. Quattro gol in campionato e due in Champions, il tutto in sole cinque gare complessive. Carlitos Tevez è l’anima della Juve. Di quella di Conte ieri e di questa di Allegri oggi.
PREMIO BOMBONERA – Non proprio una partitissima, il derby genovese. Ma almeno il pubblico è stato all’altezza delle attese e della tradizione. Grazie alla gradinata Nord e Sud Genoa-Samp si conferma appuntamento comunque spettacolare, con Marassi degno della Bombonera del Boca. Sarà perchè lì emigrarono centinaia di migliaia di liguri, o forse perchè il Boca è chiamato equipo xeneize, in quanto fondato dalla comunità genovese…

 

I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.