I BUONI
PALACIO – Un gol da 10 e lode per il gol numero 10 in questo campionato di Rodrigo Palacio. Una magia, una perla nella stessa porta – sotto la Curva Nord – dove Roberto Bettega castigò Cudicini in un Milan-Juve in bianco e nero (1-4, stagione 1971-72).
TOTTI – Non segna contro il Catania, ma il dato relativo all’importanza del capitano giallorosso è esaustivo e spiega più di tante parole: in questa stagione, 8 partite dall’inizio per Totti e 8 vittorie. Titolo: Tottovolante…
VENTURA – L’allenatore più anziano del nostro campionato insegna calcio da una vita e di solito fa giocare benissimo le sue squadre. Quest’anno il cambio modulo (dal 4-2-4 al 3-5-2) gli è costato tante critiche soprattutto sull’utilizzo di Cerci non più attaccante esterno ma seconda punta. Risultato: il Toro vola, a quota 25 è la settima forza del campionato. E i due là davanti sono la coppia meglio assortita della Serie A: Cerci 9 gol, Immobile 8.
TONI – Il vecchio guerriero non si arrende. Anzi, con la doppietta rifilata alla Lazio, Luca Toni trascina il Verona ai confini della zona Europa e sale a quota nella classifica cannonieri.

I CATTIVI
MAZZOLENI – Nel derby milanese ne azzecca poche, sia a livello tecnico che disciplinare. Non vede due rigori: clamoroso e solare quello di Zapata su Palacio nel primo tempo, più difficile forse scorgere il tocco di mano di Nagatomo. Non punisce neppure con un giallo una gomitata volontaria (da rosso) di Guarin su Bonera e nella ripresa non espelle Muntari per una bruttissima entrata su Jonathan. Il risultato, con la meritata vittoria interista, ne depotenzia i clamorosi abbagli.
KAKA & BALOTELLI – Dovevano essere le carte vincenti del Milan, forse dal loro rendimento si capisce perchè i rossoneri hanno perso il derby…
DAINELLI – Da un suo clamoroso svarione nasce il gol del pareggio del Toro a fine primo tempo. Regala un pallone a Cerci che lo trasforma in assist vincente per Immobile. Forse, se il Chievo fosse andato al riposo in vantaggio, la sfida del Comunale-Olimpico avrebbe potuto avere un altro esito…
DE CANIO – Cinque punti in 8 giornate per Rolando Maran, cinque punti in 9 giornate per De Canio: il cambio, numeri alla mano, non ha giovato al Catania. Quello che preoccupa di più è il modo con cui gli etnei sono crollati all’Olimpico sotto i colpi di una Roma che ha rischiato di bissare un 7-0 dei tempi di Spalletti (e di Pasquale Marino sulla panchina dei siciliani).

Buoni e cattivi, sesta giornata

I BUONI
GARCIA – Poche parole, per la Roma di mister Rudi parlano i numeri: 6 per 3 uguale 18 (punti). Miglior attacco con 17 gol e miglior difesa d’Europa (1 solo gol al passivo).

PANDEV – Benitez gli regala un sabato da protagonista e il macedone torna in versione triplete-interista. A Marassi gli basta e avanza un doblete per uscire dal cono d’ombra… real dove lo avevano ficcato gli arrivi in attacco di Higuain e Callejon.
ITURBE – Una punizione da applausi, una magia che rende meno blasfemi gli accostamenti che lo perseguitano da un po’ di anni. Il “nuovo Messi” paraguaiano con passaporto argentino fa godere il Bentegodi e lancia il Verona ai confini della zona Europa. Ha 20 anni, grandissime doti tecniche e buoni margini di miglioramento. Intanto si gode il suo primo gol europeo dopo la non brillantissima esperienza nel Porto (proprietario del suo cartellino).
DENIS – Nonostante 31 reti in due campionati, a Bergamo qualcuno cominciava a dubitare del Tanque. Esempio di professionalità e di rara continuità sottoporta, German inverte la tendenza con una doppietta da tre punti all’Udinese dopo l’andamento lento di inizio stagione (un gol nelle prime cinque giornate). E si conferma bomber di razza.
DI FRANCESCO – Lo 0-7 contro l’Inter aveva fatto tremare la panchina di Eusebio. E il calendario successivo al tracollo (Napoli-Sassuolo e Sassuolo-Lazio) faceva tremare i polsi. Invece il tecnico ha saputo dare la scossa giusta alla squadra: pareggio con rimonta al San Paolo e pareggio con doppia rimonta a Reggio Emilia contro i capitolini. Con il rimpianto di aver potuto addirittura vincere una delle due partite terribili.

I CATTIVI
GUARDALINEE – Quelli che un tempo erano chiamati “segnalinee” e oggi più prosaicamente sono stati ribattezzati “assistenti” si confermano tra i meno in palla di questo inizio di stagione. Il mantovano Fabiano Preti a Verona ha annullato appena qualche giorno fa un gol clamorosamente regolare di Paloschi quando Chievo e Juve erano sull’1-1. Il napoletano (di Ercolano) Claudio La Rocca nel derby torinese non ha colto l’evidente posizione di offside di Tevez al momento del colpo di testa di Bonucci. Errori pesantissimi. E sul gol (irregolare) di Pogba complimenti anche a Orsato, arbitro aggiunto di porta, pure lui bello addormentato nell’occasione…
PREZIOSI – Come nel Monopoli, il presidente rossoblù becca la carta (lo 0-2 contro il Napoli) che lo riporta alla casella di partenza. A quando, quasi tre anni fa, licenziò Gasperini dopo una sconfitta a Palermo. Da allora sulla panchina del Genoa è stata un’ecatombe: otto allenatori esonerati (Ballardini, Malesani, Marino, ancora Malesani, De Canio, Delneri, ancora Ballardini e Liverani; in realtà Ballardini non è mai stato esonerato ma nelle sue due esperienze genovesi il suo contratto non è stato prolungato) e un Genoa sempre lontano anni luce dal miglior piazzamento dei tempi recenti, il quinto posto ottenuto con il Gasp nella stagione 2008-09.
DA COSTA – Piange anche la parte blucerchiata di Genova. Quello del portiere continua a essere un nervo scoperto. Partito l’argentino Romero, non esattamente una saracinesca nonostante sia titolare nella Seleccion, delude anche Da Costa. Il gol milanista di Birsa non è parso imparabile, tante altre reti al passivo doriano sono arrivate per errori marchiani del portiere brasiliano.
MATRI – Nei due anni precedenti aveva fatto la fortuna della Juve targata Conte. Tornato alla base rossonera, sta diventando la disperazione di Allegri. Ancora a secco, fa indigestione di gol sbagliati. I puristi della tattica lo difendono: fa salire la squadra e fa i movimenti giusti. I tifosi, invece, si mordono le mani dalla rabbia. E a quelli più attempati fa tornare in mente lo sciagurato Egidio Calloni…