Tifo Hellas da applausi e la micidiale H2 del Napoli

PREMIO BUONA LA NONA – Quasi imbarazzante il predominio della Juventus che ha conquistato nella Marassi blucerchiata la nona vittoria consecutiva, striscia cominciata in modo rocambolesco nel derby contro i granata. Tutto molto bello, avrebbe esclamato Bruno Pizzul riferendosi ai gol di Pogba e Khedira che hanno aperto e chiuso la tenzone. Tutto molto (troppo) facile per l’orchestra di Allegri che dopo l’imbarazzante avvio di stagione non stecca più e suona divinamente. Giusto qualche brivido sulla schiena dei tifosi bianconeri negli ultimi venti minuti a causa del mancato 0-3 di Morata (testa in tuffo fuori: non segna, lo spagnolo, da più di tre mesi), del gol dell’1-2 di Cassano (l’ottavo segnato da Fantantonio alla Vecchia Signora) e del salvataggio di Chiellini all’ultimo secondo. 

PREMIO SUPERBOMBE H – Erano mitiche quelle di mercato targate Maurizio Mosca. Sono micidiali – e scusateci magari per l’accostamento agli ultimi avvenimenti nucleari nella Corea del Nord – le bombe H del Napoli. H come Higuain alias il Pipita, doppietta a Frosinone per un totale di 18-gol-18 alla fine del girone d’andata. Una cifra stratosferica se pensiamo che nella scorsa stagione vinsero la classifica cannonieri a pari merito Icardi e Toni con 22 reti. E poi H come Hamsik alias Marekiaro, il capitano che dopo i due anni in ombra con Benitez è tornato quello vero grazie alla cura Sarri.

PREMIO SMILE, PLEASE – La sconfitta contro il Sassuolo (quarta in campionato e terza casalinga dopo quelle contro Fiorentina e Lazio) non deve far abbattere più di tanto chi ha l’Inter nel cuore. Perchè è dai tempi di Mourinho che i nerazzurri non hanno al giro di boa così tanti punti. Lo scorso anno – dopo 19 giornate – l’Inter di Mazzarri/Mancini di punti ne aveva raccolto soltanto 26; due stagioni fa, con Mazzarri in panchina, erano 32; nel 2013-14 sotto la gestione Stramaccioni 35 (con la Juve capolista però distante 9 punti…). Insomma, -2 dallo scudetto invernale del Napoli è comunque tanta roba. A patto che il Meazza torni “Fortino” e non continui a essere terra di conquista.

PREMIO FEDELTA’ – Continuando a ritenere la Tessera del Tifoso – per dirla con Fantozzi – una boiata pazzesca che ha contribuito a svuotare e a ingrigire gli stadi, a proposito di tifoserie non ci stanchiamo di ripeterlo: i fans dell’Hellas Verona sono da scudetto. Probabilmente la loro squadra (zero vittorie in 19 partite) scivolerà in B nonostante l’ottimo lavoro di Gigi Delneri e del suo staff. Ma l’attaccamento ai colori degli eredi delle mitiche Brigate Gialloblù è degno di un premio speciale. Anche dopo la sconfitta (immeritata) contro il Palermo, dalla curva Sud sono arrivati copiosi applausi e cori di incoraggiamento da pelle d’oca. Che fanno della tifoseria gialloblù forse l’ultimo baluardo ultrà “old style” del calcio italiano.

PREMIO LIBRO CUORE – Davvero incredibile la parabola di Lorenzo Pasciuti, centrocampista del Carpi classe ’89 che a 26 anni suonati ha avuto la soddisfazione di esordire in A. E che con il gol segnato sabato contro l’Udinese ha stabilito un (bel) record: ha cioè fatto gol con la stessa maglia biancorossa del Carpi in tutte le categorie dalla D alla A passando per Seconda e Prima Divisione della LegaPro e per la Serie B. Applausi.

 

 

 

Luca la Pantera e Rafa bollito in salsa Real

PREMIO JAPANESE BOY – Fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Inzaghi. Per carità, Pippo è al suo primo anno in panchina nel calcio dei grandi ma frequenta l’ambiente da quasi 25 anni. E stupisce il suo stupore: che cioè non capisca (o faccia finta di non capire…) che il suo destino in rossonero è segnato. Insomma, assomiglia tanto Inzaghi ai “soldati fantasma” giapponesi, che combattevano nella giungla ignari che l’imperatore Hirohito si era arreso da mo’ agli americani…

PREMIO ANTICALCIO – Uno, piantato come un palo della luce, fa tristezza e viene difficile immaginarlo splendido bomber dieci e passa anni fa. L’altro, confusionario e pasticcione, non pare proprio essere quel progetto di “attaccante moderno” che era stato propagandato in estate. Insomma, per il brasiliano Amauri e il venezuelano Josef Martinez la passerella milanese contro il Milan ha chiaramente confermato la loro inadeguatezza. Buon per il Toro che per il resto della stagione Fabio Quagliarella e (da gennaio) Maxi Lopez hanno fatto il loro dovere. Segnando a raffica e dando un contributo di grande spessore, anche internazionale, alla causa granata.

PREMIO BOLLITO IN SALSA REAL – Se davvero andrà al Real Madrid al posto di Carletto Ancelotti, Rafa Benitez chiuderà dopo due anni in azzurro e pochi mesi nerazzurri (targati 2010) la sua avventura italiana. E il bilancio non può essere positivo: d’accordo, con l’Inter aveva alzato Supercoppa italiana e Mondiale per club e al Napoli ha regalato una Coppa Italia e una Supercoppa di Lega. Ma l’ultima stagione (Supercoppa a parte) è stata davvero deludente: cominciata in estate con l’eliminazione da parte dell’Athletic Bilbao nei preliminari Champions e proseguita con le incredibili eliminazioni in Coppa Italia (1-3 contro la Fiorentina) e in Europa League (fuori in semifinale per mano del modestissimo Dnipro, battuto peraltro due volte persino dall’imbarazzante Inter mazzariana). Solo una vittoria contro la Lazio e una qualificazione acciuffata in extremis ai Preliminari della Champions 2015-16 può salvargli (in parte) la reputazione.

PREMIO PANTERA GRIGIA – Il vecchietto dove lo metto, cantava tanti e tanti anni fa Domenico Modugno. Il vecchietto si è messo in cima alla classifica cannonieri. Toni Luca, anni 38, gol 21 in questo campionato. Sembrava da tempo fatto e bollito: lo si ricordava ciondolare senza arte nè parte con le maglie di Roma, Genoa, Juve e Fiorentina-2 dopo i fasti palermitani, viola e bavaresi. E invece a Verona – sotto la sapiente regia panchinara di Andrea Mandorlini – Luca è tornato ai livelli Mundial di Germania 2006, l’anno magico in cui vinse la classifica cannonieri in viola e la Coppa del mondo in azzurro. Toni rischia di bruciare allo sprint i re dei tango-gol Icardi e Tevez. Un bello scatto d’orgoglio per il calcio italiano. In attesa di ritrovare giovani virgulti (tipo Gabbiadini e Berardi) a lottare per il trono dei cannonieri.

Pioli mr Qualità e le… uova di Tevez

PREMIO NUMERO 10 – La tradizione dei grandi numeri 10 bianconeri (da Sivori a Roby Baggio, da Zidane, che in realtà indossava il 21, a Del Piero) continua. Tevez ha caratteristiche certo diverse e tecnica forse un briciolo inferiore a quella di Sivori, Baggio e Zidane ma, per dirla in argentino, ha due “huevos” (uova, ovvero palle) così. Il gol che Carlitos segna entra nella top five della sue perle juventine quattro giorni dopo la sassata di Dortmund che aveva ipotecato il passaggio ai quarti di Champions.
PREMIO CAPITAN PRESENTE – Una zampata mancina da centravanti vero, un’esultanza rabbiosa con al braccio la fascia di capitano per l’assenza di Totti. Dopo un periodo buio, Daniele De Rossi torna protagonista. E, forse non è un caso, la Roma torna a vincere.
PREMIO FIASCHI DEI FISCHI – Sabato Tagliavento (rigore negato al Cagliari per fallo su Sau e rigore inventato omaggiato al Milan per intervento di Ceppitelli su Cerci ben lontano dall’area), domenica Calvarese: che non vede lo sgambetto di Pinilla su Henrique che porta al gol del momentaneo vantaggio atalantino al San Paolo.
PREMIO LACRIME NAPULITANE – Ok, c’era il fallo su Henrique e dunque non il gol di Pinilla. Ma le giuste recriminazioni della dirigenza del Napoli non devono far dimenticare una prestazione davvero sotto tono: contro l’Atalanta infatti la squadra di Benitez ha fatto troppo poco e male prima della rabbiosa carica nel finale. E neppure in superiorità numerica ha dato l’impressione di poter portare a casa i tre punti anche prima del gol contestato (e irregolare).
PREMIO QUALITA’ – Una Lazio da Champions, una Lazio da applausi. Due gol e tre legni contro il Verona per la sublimazione della stagione di Stefano Pioli: fortemente voluto e difeso dal presidente Lotito, il tecnico emiliano sta proponendo un calcio high quality. Con interpreti certamente di grande spessore (a proposito, Felipe Anderson ha sfoderato un gran gol di testa non certamente in linea con il suo più classico repertorio) ma con un gioco arioso e armonioso che poche squadre in questa Serie A sanno proporre.

La dieta di Pippo e… aridatece Clarence!

PREMIO DIETA A (POCHI) PUNTI – Leggenda narra (e chi lo conosce bene sostiene essere la pura verità) che Pippo Inzaghi si nutra da sempre di pasta in bianco e bresaola. Una dieta ferrea che ha contraddistinto la sua strepitosa carriera da goleador e che sta caratterizzando anche la sua deficitaria esperienza da allenatore. Peccato che i rigori della tavola siano trasferiti anche… sul campo. Il Milan nel 2015 ha raccolto solo 5 punti sui 21 disponibili, soltanto il Parma ha fatto peggio con 4 (con tutte le traversie che sta vivendo e senza ovviamente i 6-innesti-6 del prestigioso mercato invernale rossonero). Adesso s’impone una riflessione. Ma perchè non richiamare alla base il tanto bistrattato Clarence Seedorf (che lo scorso anno fece 35 punti in 19 partite, alla media di 1,84; Inzaghi di punti ne ha fatti finora soltanto 30 in 23 giornate!)? L’olandese è ancora sotto (ricco) contratto e avrebbe una gran voglia di togliersi sassolini (anzi, macigni) dalle scarpe. Anche per ringraziare gli artefici della “macchina del fango” di Milanello, quelli cioè che spifferavano strane bizzarrie del tipo: “ordina uova strapazzate al tegamino in camera fuori dall’orario dei pasti”. A questo punto meglio eggs&bacon che la dieta a (pochi) punti del suo successore…
PREMIO MISTER VISTALUNGA – Anche Roberto Mancini era stato catapultato a Firenze sulla panchina della Viola senza gavetta (a dire il vero senza neppure fare due anni di settore giovanile come Inzaghi). Però non ha mai steccato una stagione, neppure la sua prima (quando, di lunedì, con la sua Fiorentina battè la Roma capelliana futura campione d’Italia). Il Mancio di calcio ne ha sempre masticato parecchio fin da quando “allenava” in campo la Samp. E proprio a lui si deve la trasformazione di Fredy Guarin da anatroccolo a cigno nel giro di poche settimane. A Bergamo il colombiano ha nell’ordine: procurato il rigore dello 0-1, segnato due (grandi) gol e regalato a Palacio l’assist dell’1-4 finale. Complimenti all’ex centrocampista di Boca e Porto finalmente riportato nel ruolo prediletto. Ma soprattutto complimenti a un tecnico che ha creduto in lui dal momento del suo ritorno nella Milano nerazzurra.
PREMIO MUTO CHE CANTA – In Argentina lo chiamavano El Mudo, Il Muto. Parlava poco fuori campo, lasciava che a parlare fosse il suo piedino bene educato. Franco Vazquez continua a non essere un fenomeno mediatico ma si sta rivelando sempre più un fenomeno calcistico in quella pizzeria di paese che è ormai il nostro campionato un tempo ristorante megastellato. Vazquez assomiglia molto a Javier Pastore, un altro gioiello scovato, comprato e stravenduto da Zamparini. Vazquez sabato sera in compagnia dell’amico e sodale Dybala ha dato una bella botta alle ambizioni del Napoli e a differenza del connazionale si è da tempo detto disponibile a vestire l’azzurro. Speriamo che per El Mudo non ci sia un… sordo. E cioè che il ct Antonio Conte apra bene le orecchie e gli regali almeno una chance.
PREMIO BANDA DEL BUCO – Il Napoli deve gestire di qui alla fine del campionato i suoi 4 punti di vantaggio sulla Fiorentina che gli garantirebbero lo spareggio per la prossima Champions. Fa specie vedere come la squadra di Benitez – grazie a Higuain, Callejon, Gabbiadini e compagnia segnante – abbia il secondo miglior attacco del torneo inferiore nei numeri solo a quello della Juve. Ma impressiona di più in negativo il dato dei gol incassati: ben 30 in 23 partite, per quella che è solo la 12esima difesa della nostra Serie A. L’Empoli di Sarri, per dire, ne ha subiti tre in meno. Certo, chi ha suggerito e avallato gli acquisti della premiata ditta Albiol & Britos, la novella banda del buco, si prenda le sue belle responsabilità. E reciti a voce alta il mea culpa, se possibile in ginocchio sui ceci…

PREMIO SPORTIVITA’ LOTITO – Dopo l’anatema lotitiano in B sabato hanno rallentato la marcia il Carpi (pareggio) e il Frosinone (sconfitta). La Serie A invece vede le Piccole (maiuscola, please) protagoniste delle due imprese di giornata. Il Parma, disperato in classifica e con le casse vuote, ferma sul pari la Roma all’Olimpico. Il Cesena spaventa la Juve e alla fine la raggiunge. E così grazie a queste due “squadrette” (come le definirebbe il presidente laziale Lotito) la nostra Serie A perlomeno regala emozioni non scontate…

 

Oronzo Benitez nel pallone contro Jack lo squarta-Napoli

PREMIO ORONZO CANA’ – Finisse oggi il campionato, il Napoli sarebbe fuori dall’Europa, anche quella periferica dell’Europa League. Rafa Benitez è un buon tecnico ma evidentemente in questa sua avventura italiana ci si aspettava di più. Dopo il terzo posto e la Coppa Italia della scorsa stagione, il suo Napoli sta facendo come i gamberi: adesso è sesto e la difesa (20 gol incassati in 15 partite) fa acqua. Koulibaly l’ha richiesto espressamente lui, tanto per dire. Se ci aggiungiamo l’eliminazione ai preliminari di Champions ad opera dell’Athletic Bilbao (avessi detto il Real o il Barcellona…) il quadro è completo. E il pacioso Rafa sembra sempre più il Lino Banfi alias Oronzo Canà. Un allenatore… nel pallone.

PREMIO JACK LO SQUARTATORE (DI DIFESE) – Tecnico, umile, tenace: un assist per il gol di Menez e la firma sul 2-0. Giacomo detto Jack Bonaventura ha cervello fino, piedi educati e “gamba”: il Milan di Pippo Inzaghi ormai non può prescindere da questo centrocampista offensivo nato nelle Marche e cresciuto calcisticamente nell’Atalanta. 

PREMIO LA CARICA DEI 300 – Al Friuli ha firmato il gol che ha puntellato il ritorno alla vittoria del Verona. Al Comunale di Fiorenzuola segnava il 14 maggio 1995 al portiere italoargentino Hugo Rubini il suo primo gol da professionista. Da quel pomeriggio ai giorni nostri sono passati 300 gol da professionista, con in mezzo tanti trionfi (soprattutto nel Bayern Monaco) e il titolo mondiale di Berlino 2006. In quattro parole: onore a Luca Toni.
PREMIO CORE ‘NGRATO – C’era una volta l’ingratitudine dell’ex sublimata da un gol di Josè Altafini in maglia Juve al “suo” Napoli. E’ curioso come quest’anno due dei tre pareggi “subiti” dalla Juve (oltre allo 0-0 contro la Fiorentina) siano stati firmati da due attaccanti in orbita bianconera: Simone Zaza per l’1-1 del Mapei Stadium contro il Sassuolo e Manolo Gabbiadini per l’1-1 Samp allo Juventus Stadium. Due… juventini futuri, in realtà, visto che il loro cartellino è controllato dalla Juve ma che nessuno dei due ha finora indossato la maglia bianconera. Due futuri juventini (mercato permettendo) che sono costati alla Signora la bellezza di 4 punti.
PREMIO IMMUNITA’ – La Juve protesta a giusta ragione perchè l’arbitro Doveri ha concesso solo tre minuti di recupero senza peraltro neppure portandoli a termine ma fischiando dieci secondi prima. Ma nelle battute finali di Samp-Juve l’errore da matita blu il fischietto romano lo ha commesso dimenticandosi di estrarre il secondo giallo a Vidal per una brutta entrata sul doriano Duncan. Un intervento da cartellino “arancione” neppure troppo difficile da scorgere con un briciolo di attenzione in più (e di sudditanza psicologica in meno…).
PREMIO O SCARRAFONE DELLA PANCHINA – Diciamolo: Brad Pitt ma anche Josè Mourinho sono un’altra cosa… Ma per essere un bravo allenatore non necessariamente bisogna essere degli adoni, assomigliare agli attori più gettonati di Hollywood o ingrifare le tifose come il Mou portoghese. Beppe Iachini è bruttino e tracagnotto, oggi in giacca e cravatta come ieri in maglietta e calzoncini. Ma estremamente efficace. Ieri nel mordere le caviglie ai Platini e ai Maradona di turno e oggi a pilotare squadre dalla panchina. Il suo Palermo viaggia nella colonna di sinistra della classifica, ha più punti dell’Inter e presenta giovani davvero interessanti (Dybala, Belotti ma non solo). E Iachini – dopo il poker di promozioni in A con Chievo, Brescia, Sampdoria e Palermo – sta dimostrando che beltade a parte la Serie A la merita a piene lettere.
PREMIO ZERO IN CONDOTTA (TATTICA) – Uno 0-0 di una squadra zemaniana fa sempre notizia. L’insulso pareggio senza reti tra Parma e Cagliari è il primo stagionale per i sardi. E una vera rarità per il tecnico boemo, che nella sua ultima esperienza alla guida della Roma non aveva mai fatto uno 0-0 e che non collezionava questo punteggio in Serie A da più di dieci anni: Bologna-Lecce 0-0 del 28 novembre 2004.
PREMIO MAGICO NINJA – Il gol vincente a Marassi, il rigore più espulsione di Perin che ha messo in discesa la partita della Roma in casa del Genoa. Ottimo e abbondante per Radja, detto Il Ninja, Nainggolan, centrocampista di lotta e di governo, di corsa e di sostanza. Belga di nascita e passaporto, d’origine (paterna) indonesiana. Uno dei pilastri della squadra di Garcia, al terzo gol in campionato, record personale in Serie A.

Cariolato occhio di lince e gambero Mazzarri

PREMIO NON PERVENUTO – E’ trasversale e nazionalpopolare l’amore per Francesco Totti. La sua classe immensa e la sua storia di campione che si rinnova a 38 anni hanno fatto giustamente versare fiumi di inchiostro e assemblare ore e ore di belle immagini. Però, per dirla in romanesco, cuanno ce vo’ ce vo’… In questa stagione sta vivendo di rendita per il fantastico pallonetto a domicilio del Manchester City. Per il resto, zero gol su azione in campionato (dove Destro, quando gioca al suo posto, fa sempre centro) e le imbarazzanti ultime prestazioni in casa contro il Bayern e al San Paolo. Certo, il capitano è stato in buona (si fa per dire) compagnia e quei tracolli non possono essere addebitati solo a lui. Però in quanto leader della squadra di Garcia è giusto che si accolli tutte le responsabilità del caso. E magari anche qualcuna in più.
PREMIO OCCHIO DI LINCE – Il signor Cariolato Gianluca da Legnago batte i campi della Serie A da una decina di stagioni. Sabato pomeriggio è stato – con Benitez e Higuain – il protagonista assoluto di Napoli-Roma. Con la sua pelata e la sua bandierina gialla ha dato spettacolo e assistito alla stragrandissima il collega arbitro Tagliavento. Nella prima mezzora, ad esempio, è stato impegnato in almeno cinque-sei chiamate sul filo del fuorigioco. Le ha azzeccate tutte. Sempre facile, per noi soloni dell’arbitraggio alla moviola, trovare il pelo nell’uovo nelle prestazioni di fischietti e guardalinee. Queste volta Cariolato ci ha disarmati con la giustezza delle sue decisioni. Bisogna dargliene atto e gridarlo a voce alta. Non sappiamo se l’età glielo permetterà, ma dopo le Olimpiadi del 2012 a Londra il signor Cariolato della sezione di Legnago si meriterebbe di chiudere la carriera con Europei e Mondiali. E se va avanti a sventolare così nessuno potrà impedirglielo…
PREMIO IL GAMBERO – Già la scorsa stagione – a nostro avviso – Mazzarri aveva fatto flop. Senza le coppe europee, aveva il dovere di portare l’Inter almeno al terzo posto e invece è riuscito ad arrivare tra mille stenti in zona Europa League. Ebbene, l’Inter di oggi ha 4 punti in meno di quella di ieri. Gioca tremendamente peggio e mister Walter questa volta sembra non avere più alibi. E, forse, neanche la voglia di lottare.
PREMIO SUPERGOL – Quel rigore di Bergamo il Pipita Higuain è riuscito a metabolizzarlo in fretta. Segnando al San Paolo un gol da cineteca che ha aperto la strada al trionfo napoletano contro la Roma. L’ex bomber del Real è uno dei pochi top player della nostra Serie A. E adesso che si è svegliato, archiviando magari anche il clamoroso gol mangiato nella finale mondiale contro la Germania, per la squadra di Benitez nessun traguardo sembra più proibito.
PREMIO SUPERBA -La Genova alluvionata sorride con il pallone tra i piedi. Sampdoria e Genoa brillano in zona Europa. Mihajlovic e Gasperini sono tra i migliori tecnici su piazza e le loro squadre giocano obiettivamente bene. Tanto che sommando i punti la città della Lanterna ne ha più della Milano rossonerazzurra. Meritatamente.
PREMIO ZONA SPORTIELLO – C’era una volta Renato Cesarini, l’italoargentino della Juve anni Trenta specializzato nel segnare gol pesanti negli ultimi minuti di gioco. Oggi c’è Marco Sportiello, brianzolo nato a Desio ma di chiare origini campane, portiere dell’Atalanta specializzato nello strozzare in gola agli attaccanti avversari l’urlo del gol. Mercoledì scorso la sua prodezza in pieno recupero sul rigore di Higuain. Domenica pomeriggio la paratissima in pieno recupero sulla punizione mancina potente e precisa di Farnerud. E così l’Atalanta di Colantuono ha strappato due punti in zona… Sportiello.

Oronzo Benitez e Gufo Vidic

PREMIO ORONZO CANA’ – Rafa Benitez è tecnico di spessore internazionale, gran lavoratore e anche persona affabile e simpatica. Ma di questi tempi Benitez ci sembra molto un allenatore nel pallone, in stile Oronzo Canà. Esclusioni eccellenti e poco spiegabili, un rendimento stagionale fin qui deficitario: sei partite ufficiali con tre sconfitte. Brucia ancora quella di Bilbao, ancor peggio vanno le cose in campionato: contro Chievo in casa e Udinese fuori il “vero” Napoli doveva raccogliere almeno 4 punti. E invece ne ha fatti zero…

PREMIO MARADONA – Argentino, origini umili, maglia numero 10, idolo del Boca Juniors. Carlitos Tevez fa la differenza, a San Siro come, finalmente, in Champions League. Ha grandi doti tecniche e lo spirito del leader. Certo, accostare chiunque (anche Messi…) al grande Diego è sempre una bestemmia. Ma Carlitos qualcosa di Dieguito ce l’ha. E pazienza se non è mancino.

PREMIO GUFATA NERAZZURRA – Tutti a contare i minuti di imbattibilità di un’Inter che scendeva a Palermo senza mai aver incassato gol in questa stagione: cinque partite e porta blindata. Aleggiano e volteggiano i gufi sui nerazzurri al Barbera e dopo due minuti il gentile omaggio di Vidic a Franco Vazquez toglie la verginità a Samir Handanovic. Continua a leggere

Destro-Icardi, che giornata

I BUONI

 

DESTRO – E’ anche un po’ cattivello (quella manata galeotta ad Astori avrebbe potuto negargli una domenica da protagonista e potrebbe costargli tre turni di squalifica) ma davanti alla porta non perdona. Un tris con sapore carioca, quello del Sant’Elia che ne rilancia le quotazioni azzurre in chiave Mundial. Per ora a godersi i gol di Mattia è Rudi Garcia che prova a dar corpo alla mission impossible di rimontare la Juventus.

ICARDI – Il secondo gol di sabato è un gioiello di balistica e precisione, il primo gol è da mostrare agli aspiranti calciatori sotto la voce “come deve muoversi in area un centravanti”. I guai fisici che lo avevano tormentato a inizio stagione e la tempesta ormonale della sua love story con Wanda Nara vanno definitivamente in archivio, soppiantati da un rendimento lusinghiero che salva la panchina di un Mazzarri che non è che lo vedesse così bene…

REJA – La serietà e il lavoro pagano, sempre. Mister Edy ne è la più lampante testimonianza. Con una squadra non eccelsa e in una situazione ambientale delicatissima, sta tenendo la Lazio in zona Europa League. Che questa Lazio, sfiancata nei mesi scorsi anche dal doppio fronte europeo, abbia solo due punti in meno dell’Inter è già un mezzo miracolo.

PAROLO – Con il gol da tre punti rifilato a Reina raggiunge quota 8 reti. E 8 è anche il voto che merita la stagione di questo centrocampista completo che merita la ribalta azzurra in chiave Mondiale e in futuro una big: tifosissimo del Milan, farebbe comodo ai rossoneri come anche all’Inter che lo segue da un po’ di tempo.

 

I CATTIVI

MAZZARRI – Ridurre tutto allo slogan “è un momento così, passerà” non fa onore a un allenatore che in carriera non aveva mai sbagliato un colpo. Dopo imprese storiche (promozione in A con il Livorno, salvezza con la pluripenalizzata Reggina, finale di coppa Italia con la Sampdoria, secondo posto con il Napoli) Walterone è di fronte al primo flop in panchina. Al di là dei punti e della posizione in classifica la sua Inter gioca male. E Mazzarri a volte, nei commenti post, dà l’impressione di aver visto partite diverse da quelle svoltesi effettivamente sul campo.

MURIEL – Dov’è finito l’attaccante che tanto ricordava nelle movenze Ronaldo il Fenomeno? Se lo chiedono in tanti a Udine e dintorni. Anche a Firenze il colombiano ha esibito la sbiadita copia di se stesso. Sbagliando pure un gol facile facile (peraltro in fuorigioco, come giustamente segnalato dal guardalinee). Nell’anonimo campionato dell’Udinese il flop di Muriel è chiaro ed evidente quanto l’esplosione tra i pali di Scuffet.

MILITO – Il canto del cigno del Principe si materializza dal dischetto: dopo 33 partite l’Inter si vede fischiare (bontà sua) un rigore a favore. Ma Diego, l’eroe del Triplete, arriva mollaccione sul dischetto e spara a salve tra le manone di Curci. In Argentina ne aspettano il ritorno i tifosi del Racing di Avellaneda (che con lui festeggiarono uno storico scudetto nel 2001); a San Siro ci si domanda il perchè non abbia tirato quel maledetto rigore Icardi o Hernanes. Comunque la si veda, banalità da “senno del poi”.

BENITEZ – A questo punto solo la conquista della Coppa Italia può salvare una stagione che rischia di essere se non proprio fallimentare sicuramente deludente. La sconfitta di Parma chiude ogni chance di lotta per il secondo posto (la Roma è infatti a +12), come pure quella dell’andata (gol di Cassano al San Paolo) aveva dato l’idea che questa squadra non poteva lottare concretamente per lo scudetto. E don Rafaè deve lavorare sodo, sul mercato ma non solo.

 

I BUONI
TEVEZ – Il siluro sotto la traversa che chiude definitivamente la sfida di San Siro è l’ennesima perla (la 15esima) di un campionato stratosferico. Beato il ct della Seleccion, Sabella, che vive di certezze e decide di non portarlo in Brasile… D’accordo, il tridente titolare Messi-Higuain-Aguero non è malaccio, ma l’Apache primo cambio non sarebbe male se l’Argentina ambisce a conquistare il terzo Mundial.
VENTURA – Qualcun altro (Antonio Conte e Walter Mazzarri, tanto per fare due nomi) si sarebbe presentato in sala stampa facendo fuoco e fiamme per il gol che apre la partita segnato in palese fuorigioco, appena sette giorni dopo gli scippi nel derby. Invece Giampiero Ventura è un signore. E fa mea culpa per l’approccio sbagliato alla partita che costa la sconfitta del Torino contro la Sampdoria.
CURVA MARATONA – Dopo gli infamanti striscioni su Superga e la ridicola sanzione della (in)giustizia sportiva, nell’anello alto della Curva Maratona compare un megastriscione che senza offendere riporta alla realtà i poveri idioti pseudotifosi juventini. Striscione che ecita: Infanghi la memoria di una squadra che ha fatto storia dimenticando i tuoi morti con una vittoria.” Chapeau e applausi.
GABBIADINI – Punizione mancina da applausi che chiude sullo 0-2 Torino-Sampdoria. Ennesima prodezza balistica di un Manolo in costante crescita.

I CATTIVI
HAMSIK – Il Napoli frena ancora contro un’altra “piccola” e per Marek Hamsik la partita del rilancio diventa quella della conferma che questa è forse la sua peggior stagione nel Napoli. Lo slovacco marcia a cresta bassa e la squadra di Benitez soffre.
BERARDI – Gomitata da espulsione e cartellino rosso anche in Under 21. Dal poker al Milan che aveva prodotto la cacciata di Allegri il talentuoso attaccante calabrese del Sassuolo non ne ha azzeccate tante…
BIANCHI – Dagli undici metri aveva l’occasione di far fare al Bologna il colpo grosso. Invece Rolando si è avvicinato al dischetto tremebondo, ha fallito la trasformazione e Ballardini rimpiange quei due punti buttati alle stelle, anzi, sui guanti di Rafael.

I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.